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COSA È
Lo Shindo Yoshin-ryu Jujutsu (新道楊心流 柔術), che si traduce in “Scuola del Salice del Nuovo Spirito”, non è semplicemente un’arte marziale, ma un koryu bujutsu (古流武術), ovvero un’arte marziale tradizionale giapponese le cui origini precedono la Restaurazione Meiji del 1868. Questo la colloca in una categoria di discipline marziali storiche, concepite e sviluppate in un’epoca in cui l’efficacia in un combattimento reale era una questione di vita o di morte per la classe dei samurai. A differenza delle arti marziali moderne (Gendai Budo), come il Judo o l’Aikido, che spesso pongono un’enfasi maggiore sullo sviluppo personale, la competizione sportiva o la filosofia, i koryu come lo Shindo Yoshin-ryu mantengono un curriculum marziale completo, finalizzato alla sopravvivenza in un contesto di combattimento totale.
Il termine Jujutsu (柔術), “l’arte della cedevolezza” o “arte della flessibilità”, descrive il suo nucleo tecnico, basato sul principio di non opporre forza alla forza, ma di utilizzare l’energia e lo slancio dell’avversario a proprio vantaggio. Tuttavia, definire lo Shindo Yoshin-ryu semplicemente come Jujutsu sarebbe riduttivo. Si tratta di un sistema di combattimento integrato e complesso, un vero e proprio Sogo Bujutsu (arte marziale composita). Il suo vasto curriculum tecnico comprende non solo le tecniche a mani nude tipiche del Jujutsu, come proiezioni, leve articolari, strangolamenti e immobilizzazioni, ma anche un arsenale completo di tecniche percussive (atemi waza) che includono pugni, calci, colpi di gomito e ginocchio, diretti ai punti vitali del corpo.
Inoltre, una caratteristica fondamentale che lo distingue da molte interpretazioni moderne del Jujutsu è l’integrazione organica tra il combattimento a mani nude e l’uso delle armi tradizionali del samurai. Le tecniche a mani nude sono studiate in stretta relazione con l’uso della spada lunga (Tachi/Katana), della spada corta (Kodachi/Wakizashi) e del coltello (Tanto). Questo approccio olistico implica che i movimenti del corpo, le posture e le strategie apprese nel combattimento disarmato sono direttamente trasferibili e applicabili quando si impugna un’arma, e viceversa. Lo studio dell’arma informa e migliora il combattimento a mani nude, insegnando concetti cruciali come la distanza (maai), la tempistica (hyoshi) e l’angolazione.
In sintesi, lo Shindo Yoshin-ryu Jujutsu è una finestra sul mondo marziale del Giappone feudale, un sistema di autodifesa e combattimento estremamente sofisticato che preserva principi, strategie e tecniche di un’era passata. La sua pratica oggi non è finalizzata alla ricerca di trofei sportivi, ma alla conservazione di un’eredità culturale e marziale, allo sviluppo di una profonda comprensione del corpo e del movimento, e all’acquisizione di abilità di autodifesa radicate in principi testati da secoli di storia.
CARATTERISTICHE, FILOSOFIA E ASPETTI CHIAVE
La profondità dello Shindo Yoshin-ryu risiede tanto nella sua filosofia quanto nella sua efficacia tecnica. I suoi principi fondanti non sono semplici concetti astratti, ma guide pratiche che informano ogni movimento, ogni tecnica e ogni interazione all’interno del dojo. Comprendere questi aspetti chiave è fondamentale per cogliere la vera essenza di questa disciplina.
Il nome stesso della scuola è una dichiarazione di intenti. “Yoshin” (楊心) significa “Cuore di Salice”. Questa è una metafora classica nelle arti marziali giapponesi, resa celebre dalla leggenda del medico Akiyama Shirobei Yoshitoki, fondatore di una delle scuole madri, lo Yoshin-ryu. La leggenda narra che Akiyama, osservando la natura durante una nevicata, notò come i rami robusti dei pini si spezzassero sotto il peso della neve, mentre i rami flessibili del salice si piegavano, scaricavano il peso e tornavano elasticamente alla loro posizione originale, illesi. Questo divenne il simbolo del principio cardine del Jujutsu: la non-resistenza. Invece di scontrarsi con la forza bruta dell’avversario, un praticante di Shindo Yoshin-ryu impara a cedere, a fondersi con il movimento dell’attaccante, a reindirizzarne l’energia e a sfruttarne gli squilibri per applicare una tecnica risolutiva con il minimo sforzo. Questo principio di “cedevolezza” (Ju) non è passività, ma un’azione intelligente e dinamica.
Il termine “Shindo” (新道), che si traduce come “Nuova Via” o “Nuovo Spirito”, fu aggiunto dal fondatore per indicare l’innovazione che egli apportò. Pur basandosi sulle solide fondamenta delle tradizioni precedenti (in particolare lo Yoshin-ryu e il Tenjin Shinyo-ryu), egli integrò e sistematizzò il curriculum in un modo nuovo, ponendo un’enfasi particolare sull’integrazione delle tecniche percussive e sull’efficacia marziale in un contesto più ampio. “Shindo” rappresenta quindi l’evoluzione, l’adattamento e la sintesi personale del fondatore, creando un sistema che era al tempo stesso tradizionale e innovativo per la sua epoca.
Aspetti Chiave del Sistema:
Integrazione tra Atemi e Grappling: A differenza di molte scuole che si specializzano o nel grappling o nello striking, lo Shindo Yoshin-ryu considera queste due componenti inseparabili. Un colpo (atemi) viene spesso utilizzato non per terminare il combattimento, ma per creare un’apertura, distrarre l’avversario o causare uno squilibrio (kuzushi), preparando il terreno per una proiezione (nage waza) o una leva articolare (kansetsu waza). Allo stesso modo, una presa può essere utilizzata per controllare l’avversario e renderlo un bersaglio statico per una serie di colpi precisi.
Movimento Naturale del Corpo (Shizentai): La scuola enfatizza l’uso di posture naturali (shizentai) e movimenti fluidi e rilassati. Si evita la contrazione muscolare non necessaria e la forza bruta. La potenza non deriva dalla massa muscolare, ma dall’uso coordinato di tutto il corpo, dalla corretta struttura scheletrica e dalla generazione di energia attraverso la rotazione delle anche e il collegamento con il suolo. Questo approccio non solo rende le tecniche più efficienti ed efficaci contro avversari più grandi e forti, ma promuove anche la salute e la longevità del praticante.
Kuzushi (Squilibrio): Il concetto di kuzushi è centrale in ogni tecnica. Prima di tentare qualsiasi proiezione o immobilizzazione, è imperativo rompere l’equilibrio dell’avversario, sia esso fisico (spingendo, tirando, colpendo) o mentale (attraverso finte o minacce). Un avversario in equilibrio è forte e stabile; un avversario squilibrato è debole e vulnerabile. Lo Shindo Yoshin-ryu insegna a percepire e a creare questi momenti di squilibrio per applicare le tecniche con la massima efficacia e il minimo sforzo.
Centralità del Kata: Il kata, praticato in coppia, è il cuore del metodo di trasmissione. Non è una danza coreografata, ma un libro di testo vivente. Ogni kata contiene una serie di scenari di combattimento che insegnano principi di distanza, tempismo, angolazione, strategia e un vasto repertorio di tecniche. Attraverso la pratica ripetuta del kata, il praticante interiorizza i movimenti e i principi fino a quando non diventano una reazione istintiva e spontanea.
LA STORIA
La storia dello Shindo Yoshin-ryu è intrinsecamente legata ai tumultuosi cambiamenti sociali e politici del Giappone del XIX secolo, in particolare il periodo Bakumatsu, gli ultimi anni dello shogunato Tokugawa. Fu un’epoca in cui la classe dei samurai vedeva il proprio ruolo e la propria esistenza messi in discussione, e le arti marziali tradizionali affrontavano la sfida dell’imminente modernizzazione.
La scuola fu fondata ufficialmente nel 1864 da un samurai del dominio di Kuroda di nome Matsuoka Katsunosuke. Tuttavia, le sue radici marziali sono molto più antiche e affondano in due delle più importanti e influenti tradizioni di Jujutsu del periodo Edo:
- Yoshin-ryu (“Scuola del Cuore di Salice”): Fondata nel XVII secolo dal medico Akiyama Shirobei Yoshitoki, questa scuola era rinomata per le sue tecniche basate sul principio della cedevolezza e per i suoi colpi precisi ai punti vitali.
- Tenjin Shinyo-ryu (“Scuola Divina del Vero Salice”): Fondata all’inizio del XIX secolo da Iso Mataemon Masatari, questa scuola era celebre per la sua enfasi sulle tecniche di atemi (percussioni) e shime waza (strangolamenti), oltre che per le sue metodologie di allenamento strutturate attraverso i kata. Il fondatore del Judo, Jigoro Kano, fu un allievo esperto di questa scuola, che influenzò pesantemente la creazione del suo metodo.
Matsuoka Katsunosuke, avendo studiato approfonditamente entrambe queste tradizioni (oltre ad altre arti marziali), operò una sintesi geniale. Prese la sofisticatezza del grappling e i principi di cedevolezza dello Yoshin-ryu e li fuse con l’arsenale percussivo e l’approccio sistematico del Tenjin Shinyo-ryu. A questo, aggiunse la sua profonda conoscenza delle armi, derivata dalla sua formazione in scuole di scherma come la Jikishinkage-ryu Kenjutsu e la Hokushin Itto-ryu. Il risultato fu un sistema di combattimento olistico e terribilmente efficace, che egli chiamò Shindo Yoshin-ryu, la “Nuova Via” dello Yoshin-ryu, per sottolineare l’innovazione che aveva introdotto.
Dopo la Restaurazione Meiji del 1868 e l’abolizione della classe dei samurai, molte scuole marziali tradizionali rischiarono l’estinzione. Lo Shindo Yoshin-ryu riuscì a sopravvivere grazie alla dedizione dei suoi capiscuola. Il lignaggio principale continuò attraverso il successore di Matsuoka, Inose Motokichi, e poi attraverso la famiglia Matsuoka stessa, che ancora oggi guida la scuola principale (Hombu Dojo) in Giappone.
Una svolta significativa nella storia della scuola avvenne nel XX secolo con Takamura Yukiyoshi (1903-1979). Takamura era un discendente di samurai e un praticante di arti marziali estremamente talentuoso. Dopo aver ricevuto l’insegnamento da suo nonno, un maestro di una linea minore della scuola, si trasferì in America. Successivamente, tornato in Giappone, formalizzò il suo lignaggio, che divenne noto come Takamura-ha Shindo Yoshin-ryu (la fazione/linea di Takamura). Questa linea, pur mantenendo intatto il curriculum tecnico e filosofico originale, sviluppò una propria identità e una struttura organizzativa indipendente.
Fu grazie agli sforzi di Takamura e del suo successore designato, Toby Threadgill (un cittadino americano), che lo Shindo Yoshin-ryu, in particolare nella sua forma Takamura-ha, ha ottenuto un significativo riconoscimento internazionale. Oggi, questa linea è una delle poche scuole di koryu bujutsu ad avere una presenza strutturata e autorevole al di fuori del Giappone, con dojo e gruppi di studio in Nord America, Europa e Australia, garantendo così la sopravvivenza e la diffusione di questa preziosa eredità marziale nel mondo moderno.
CHI È IL SUO FONDATORE, STORIA DEL FONDATORE
Il fondatore dello Shindo Yoshin-ryu, Matsuoka Katsunosuke Sukenori (松岡 葛之助 祐則), nacque il 14 gennaio 1836 in una famiglia di samurai di basso rango al servizio del clan Kuroda (福岡藩), nel dominio di Fukuoka, sull’isola di Kyushu. La sua vita si svolse in uno dei periodi più turbolenti della storia giapponese, assistendo alla fine dello shogunato Tokugawa e all’inizio della rapida modernizzazione dell’era Meiji. La sua biografia è quella di un guerriero, un burocrata e un innovatore marziale che ha saputo adattarsi ai tempi che cambiavano.
Fin dalla giovane età, Matsuoka fu immerso nel mondo del Bujutsu (arti marziali). Come era consuetudine per i giovani samurai, la sua educazione marziale fu rigorosa e completa. Iniziò studiando la scherma con la spada nella scuola di famiglia del clan Kuroda, la Jikishinkage-ryu Kenjutsu. La sua abilità e dedizione lo portarono a cercare insegnamenti anche al di fuori del suo dominio. Si recò a Edo (l’odierna Tokyo) per perfezionare la sua scherma, studiando sotto il famoso maestro Chiba Shusaku Narimasa, fondatore della Hokushin Itto-ryu, una delle scuole di kenjutsu più pragmatiche ed efficaci dell’epoca.
La sua formazione, tuttavia, non si limitò alla spada. Comprendendo l’importanza del combattimento a mani nude, si dedicò allo studio di due dei più importanti sistemi di Jujutsu. Studiò il Tenjin Shinyo-ryu sotto il maestro Iso Mataemon Masatari, assorbendone l’enfasi sulle tecniche percussive e sul combattimento ravvicinato. Successivamente, approfondì i principi della cedevolezza e le tecniche di proiezione studiando lo Yoshin-ryu con il maestro Totsuka Hikosuke. Questa vasta e diversificata formazione marziale, che spaziava dalla scherma d’élite al più brutale combattimento corpo a corpo, fornì a Matsuoka una prospettiva unica e una comprensione profonda dei principi del combattimento.
Oltre alle sue attività marziali, Matsuoka Katsunosuke era anche un funzionario del clan Kuroda. Grazie alle sue capacità, fu assegnato a posizioni di responsabilità, tra cui quella di assistente alla sicurezza presso la residenza del clan a Edo. Le sue mansioni lo esponevano alle tensioni politiche e ai pericoli reali del periodo Bakumatsu, dove gli assassinii e gli scontri erano all’ordine del giorno. Questa esperienza pratica rafforzò in lui la convinzione che un sistema marziale dovesse essere completo e applicabile in ogni situazione, con o senza armi.
Fu nel 1864 che, sulla base della sua vasta esperienza e dopo aver ricevuto il pieno grado di maestria (Menkyo Kaiden) nelle scuole che aveva studiato, Matsuoka decise di codificare il proprio sistema. Sintetizzò i principi e le tecniche che riteneva più efficaci, creando una nuova scuola che chiamò Shindo Yoshin-ryu Jujutsu. Il nome rifletteva sia il rispetto per la tradizione (Yoshin-ryu) sia la sua personale innovazione (Shindo – Nuova Via).
Con l’avvento dell’era Meiji nel 1868, la vita di Matsuoka, come quella di tutti i samurai, cambiò drasticamente. L’abolizione della classe guerriera e il divieto di portare le spade in pubblico (Editto Haitorei, 1876) resero obsolete molte delle arti marziali tradizionali. Matsuoka, tuttavia, si adattò. Continuò a insegnare la sua arte, non più solo a una ristretta cerchia di samurai, ma anche a membri della nuova forza di polizia di Tokyo.
Matsuoka Katsunosuke morì il 15 settembre 1898, lasciando in eredità un sistema marziale completo e sofisticato, una testimonianza vivente della transizione dal Giappone feudale a quello moderno. La sua figura è quella di un maestro che ha saputo preservare l’essenza del bujutsu tradizionale, adattandola al contempo a un nuovo contesto storico, garantendone così la sopravvivenza.
MAESTRI/E/ATLETI/E I FAMOSI/E DI QUEST'ARTE
Nel contesto di un koryu come lo Shindo Yoshin-ryu, il concetto di “atleta famoso” tipico degli sport da combattimento non esiste. La fama non deriva da vittorie in competizioni, ma dalla profondità della conoscenza, dalla capacità di preservare e trasmettere il lignaggio (den) della scuola e dal contributo dato alla sua sopravvivenza e diffusione. I personaggi più importanti sono i capiscuola (Soke o Kaicho) e i maestri che hanno ricevuto il più alto livello di trasmissione (Menkyo Kaiden).
Matsuoka Katsunosuke Sukenori (1836-1898): Il Shodai Soke (primo caposcuola) e fondatore. La sua figura è ovviamente la più importante. La sua genialità è consistita nel sintetizzare diverse arti marziali di altissimo livello (Tenjin Shinyo-ryu, Yoshin-ryu, Jikishinkage-ryu, Hokushin Itto-ryu) in un unico curriculum coeso ed efficace. La sua esperienza come samurai e funzionario durante il turbolento periodo Bakumatsu ha infuso nella scuola un realismo e una pragmaticità che ancora oggi la caratterizzano.
Inose Motokichi (date incerte): Il Nidai Soke (secondo caposcuola) della linea principale. Fu allievo diretto di Matsuoka e ricevette da lui il Menkyo Kaiden. Ebbe il compito fondamentale di traghettare la scuola nel XX secolo, un periodo difficile per le arti marziali tradizionali, mantenendo vivo l’insegnamento del fondatore dopo la sua morte.
Matsuoka Tatsuo (1904-1989): Il Sandai Soke (terzo caposcuola) della linea principale e nipote del fondatore. Ha avuto un ruolo cruciale nel preservare la scuola durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale e nell’immediato dopoguerra, quando la pratica delle arti marziali fu temporaneamente vietata dalle forze di occupazione alleate. Il suo Hombu Dojo (dojo centrale) a Tokyo divenne il punto di riferimento per la continuità della scuola.
Takamura Yukiyoshi (1903-1979): Una figura di importanza capitale per la diffusione internazionale dello Shindo Yoshin-ryu. Takamura non faceva parte della linea principale di successione, ma ereditò il lignaggio da suo nonno, Shintani Matakichi, che era stato un allievo di Inose Motokichi. Takamura, un uomo di notevole cultura e abilità marziale, emigrò negli Stati Uniti e successivamente tornò in Giappone. Formalizzò il suo lignaggio come Takamura-ha Shindo Yoshin-ryu (la fazione di Takamura). La sua apertura verso l’Occidente e la sua decisione di insegnare a studenti non giapponesi sono state fondamentali per la sopravvivenza e la prosperità della scuola al di fuori del Giappone.
Toby Threadgill (Menkyo Kaiden, Kaicho): L’attuale caposcuola (Kaicho) della Takamura-ha Shindo Yoshin-ryu. Threadgill Sensei è uno dei pochissimi occidentali ad aver raggiunto il grado di Menkyo Kaiden e la leadership di una scuola di koryu bujutsu. Allievo diretto di Takamura Yukiyoshi negli ultimi anni di vita di quest’ultimo, ha ricevuto l’incarico di guidare la scuola e di garantirne la diffusione internazionale. Grazie alla sua guida, la Takamura-ha è oggi una delle scuole koryu più accessibili e ben strutturate per i praticanti non giapponesi. La sua dedizione alla preservazione del curriculum tecnico, storico e filosofico della scuola è universalmente riconosciuta. È autore di numerosi articoli e un punto di riferimento mondiale per lo studio di questa disciplina.
Matsuoka Yoshitaka: L’attuale Yondai Soke (quarto caposcuola) della linea principale (Matsuoka-den) in Giappone, continuando la tradizione familiare e preservando l’insegnamento nel Hombu Dojo di Tokyo.
Questi maestri rappresentano i nodi cruciali nella rete di trasmissione dello Shindo Yoshin-ryu. La loro dedizione ha permesso a un’arte marziale creata da un samurai del XIX secolo di rimanere viva, autentica e rilevante nel XXI secolo.
LEGGENDE, CURIOSITÀ, STORIE E ANEDDOTI
Come ogni koryu con una storia ricca, anche lo Shindo Yoshin-ryu è circondato da storie e aneddoti che ne illuminano la filosofia e il contesto storico. Sebbene non vi siano miti fantastici, le storie reali e le curiosità legate alla scuola offrono uno spaccato affascinante del mondo marziale giapponese.
La Leggenda Fondante del Salice: Sebbene questa leggenda appartenga allo Yoshin-ryu originale e non sia esclusiva dello Shindo Yoshin-ryu, essa ne costituisce il fondamento filosofico. La storia, come già accennato, riguarda il medico Akiyama Shirobei Yoshitoki. Dopo un periodo di ritiro spirituale, si trovò a osservare una forte nevicata. Notò che i rami spessi e rigidi dei pini, nel tentativo di resistere al peso della neve, si spezzavano. Al contrario, i rami sottili e flessibili di un salice si piegavano sotto il carico, permettevano alla neve di scivolare via e poi tornavano alla loro posizione originale, intatti. Da questa osservazione, Akiyama ebbe un’illuminazione (satori) e comprese il principio fondamentale della cedevolezza (Ju): non opporre resistenza alla forza, ma adattarsi ad essa, reindirizzarla e usarla a proprio vantaggio. Questa parabola naturale divenne il “cuore” (shin) della sua scuola, lo “spirito del salice” (Yoshin), un principio che Matsuoka Katsunosuke pose al centro del suo “nuovo” sistema.
Un’Arte Nata dalla Necessità: Una “curiosità” storica importante è il contesto in cui nacque la scuola. Il periodo Bakumatsu (1853-1868) fu un’era di estrema violenza politica e sociale. L’arrivo delle “Navi Nere” del Commodoro Perry aveva umiliato lo shogunato e spaccato il paese tra fazioni pro-shogun e pro-imperatore. Gli assassinii politici erano comuni e i samurai, specialmente quelli in servizio a Edo come Matsuoka, dovevano essere pronti a difendersi in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo e contro qualsiasi tipo di attacco. Lo Shindo Yoshin-ryu non nacque in un dojo sterile, ma dalla necessità di sopravvivere in ambienti ristretti, contro più avversari, armati o disarmati. Questa origine spiega la sua enfasi sulla rapidità, sull’efficacia e sull’integrazione di colpi, proiezioni e armi in un unico flusso di combattimento. Le tecniche non erano pensate per un duello formale in un’arena, ma per un agguato in un vicolo buio o per sedare una rissa in una locanda.
Il Lignaggio “Nascosto” di Takamura: Un aneddoto interessante riguarda la linea di trasmissione della Takamura-ha. Il nonno di Takamura Yukiyoshi, il maestro Shintani Matakichi, era un samurai che mantenne un profilo molto basso dopo la Restaurazione Meiji. Molti samurai, vedendo il loro mondo crollare, si ritirarono dalla vita pubblica e continuarono a praticare e insegnare le loro arti in segreto, solo all’interno della famiglia o a una cerchia ristrettissima di allievi. La linea di Shintani era una di queste. Questo significa che per decenni, una branca autentica dello Shindo Yoshin-ryu si è evoluta quasi in isolamento, preservando l’arte in una forma pura, non influenzata dalle tendenze marziali del XX secolo. Quando Takamura Yukiyoshi decise di rendere pubblico il suo lignaggio, fu come scoprire un tesoro che si credeva perduto o sconosciuto.
Da Samurai a Poliziotto: La transizione di Matsuoka Katsunosuke da guardia del corpo di un signore feudale a istruttore per la neonata forza di polizia di Tokyo è una storia emblematica del cambiamento del Giappone. Mostra come le abilità sviluppate per il campo di battaglia o per la protezione di un daimyō potessero essere riadattate per il mantenimento dell’ordine pubblico in una società moderna. Le tecniche dello Shindo Yoshin-ryu, in particolare le leve articolari e le immobilizzazioni (osae waza), si dimostrarono estremamente efficaci per arrestare e controllare i sospetti senza necessariamente ricorrere alla forza letale. Questo adattamento fu cruciale per la sopravvivenza della scuola, dandole una nuova rilevanza sociale in un’epoca di pace.
Queste storie, più che leggende, sono frammenti di storia che ci ricordano che lo Shindo Yoshin-ryu non è una collezione astratta di tecniche, ma il prodotto di vite reali, di sfide concrete e di una profonda riflessione sulla natura del conflitto e della sopravvivenza.
TECNICHE DI QUEST'ARTE
Il repertorio tecnico dello Shindo Yoshin-ryu è vasto e profondamente integrato. Le tecniche non sono viste come elementi isolati, ma come parti di un flusso continuo di movimento e strategia, applicabili in risposta alle azioni dell’avversario. Il curriculum (mokuroku) è strutturato per guidare lo studente da principi fondamentali a concetti estremamente avanzati. Le tecniche possono essere classificate in macro-categorie, sebbene nella pratica esse siano quasi sempre combinate.
1. Daken Taijutsu (Tecniche di percussione a corpo a corpo): Questa categoria comprende tutte le forme di atemi waza (tecniche di colpo). A differenza di arti come il Karate, i colpi nello Shindo Yoshin-ryu raramente sono l’azione principale e finale. Più spesso, servono a scopi strategici:
- Creare Kuzushi (Squilibrio): Un colpo ben piazzato a un punto debole o a un nervo può causare una reazione involontaria nell’avversario (un sobbalzo, un arretramento, una contrazione), creando l’istante di squilibrio necessario per una proiezione o una leva.
- Creare un’Apertura: Un attacco percussivo può costringere l’avversario a parare, scoprendo un’altra parte del corpo o un arto, che può poi essere controllato.
- Distrarre e Interrompere: Un colpo al viso o a un’area sensibile può interrompere il flusso di pensiero e l’attacco dell’avversario, dando al praticante il tempo di migliorare la propria posizione. I colpi includono pugni (tsuki), colpi a mano aperta (shuto), colpi di gomito (hiji ate), colpi di ginocchio (hiza geri) e calci bassi (keri), tutti diretti a punti anatomici vulnerabili (kyusho).
2. Jutaijutsu (Tecniche di grappling a corpo a corpo): Questa è l’essenza del “Ju” (cedevolezza) nel Jujutsu e si suddivide ulteriormente:
- Nage Waza (Tecniche di Proiezione): Comprendono un’ampia gamma di proiezioni e atterramenti. Molte assomigliano a quelle del Judo o dell’Aikido, ma l’impostazione è differente. Vengono eseguite dopo aver stabilito un solido kuzushi, spesso facilitato da un atemi. Le proiezioni possono essere di anca (koshi nage), di braccio (te nage), di gamba (ashi nage) o di sacrificio (sutemi waza), dove il praticante sacrifica il proprio equilibrio per proiettare l’avversario. Esempi includono tecniche come Kote Gaeshi (torsione del polso all’esterno) o Shiho Nage (proiezione nelle quattro direzioni).
- Kansetsu Waza (Tecniche di Leva Articolare): Lo Shindo Yoshin-ryu possiede un arsenale sofisticato di leve e torsioni applicate a tutte le principali articolazioni del corpo: polsi, gomiti, spalle, ginocchia e caviglie. Queste tecniche sono utilizzate per controllare, immobilizzare o infliggere dolore fino alla sottomissione o alla disarticolazione. Possono essere applicate in piedi (tachi waza) o a terra (ne waza). Tecniche come Ude Hishigi Juji Gatame (leva al gomito a croce) o Nikyo (secondo principio di controllo del polso) sono esempi centrali.
- Shime Waza (Tecniche di Strangolamento e Soffocamento): Comprendono sia strangolamenti sanguigni (che bloccano il flusso di sangue al cervello agendo sulle arterie carotidi) sia soffocamenti respiratori (che comprimono la trachea). Sono considerate tecniche estremamente pericolose e vengono insegnate con la massima cautela. Esempi sono Juji Jime (strangolamento a croce) o Hadaka Jime (strangolamento a mani nude da dietro).
- Osae Waza (Tecniche di Immobilizzazione): Una volta che l’avversario è a terra, vengono utilizzate una serie di immobilizzazioni per controllarlo, spesso combinandole con leve articolari o strangolamenti per impedirgli di fuggire.
3. Buki Waza (Tecniche con le Armi): Lo studio delle armi non è separato dal combattimento a mani nude. Il curriculum include l’uso e la difesa contro:
- Tanto (Coltello): Tecniche di attacco, difesa e disarmo.
- Tachi/Katana (Spada Lunga): Il curriculum include kata specifici con la spada, che insegnano i fondamentali della scherma giapponese e come le strategie della spada si applichino al corpo a corpo.
- Kodachi (Spada Corta): Utilizzata come arma secondaria o in spazi ristretti.
L’integrazione è la chiave: un movimento appreso in un kata a mani nude potrebbe essere la risposta a un taglio di spada, e una tecnica di spada potrebbe essere eseguita, in assenza dell’arma, usando il braccio come una lama (tegatana). Questa profonda interconnessione è il marchio di un autentico koryu bujutsu.
KATA
Nel contesto dello Shindo Yoshin-ryu, come in tutti i koryu, il kata (形) è il veicolo primario e insostituibile per la trasmissione della conoscenza. È un errore concettuale paragonare questi kata a quelli delle arti marziali moderne (come il Karate), che sono spesso eseguiti in solitaria come una sequenza di movimenti preordinati. Nello Shindo Yoshin-ryu, i kata sono sempre praticati in coppia, con ruoli ben definiti: Uke (colui che “riceve” la tecnica, ovvero l’attaccante) e Tori (colui che “esegue” la tecnica, ovvero il difensore).
Questi kata non sono semplici esercizi di tecnica, ma complessi “libri di testo” in movimento. Ogni kata rappresenta uno scenario di combattimento specifico e codificato, progettato per insegnare a un livello profondo una vasta gamma di competenze e principi. Attraverso la pratica ripetitiva e meticolosa del kata, lo studente impara e interiorizza:
- Tecniche specifiche: Proiezioni, leve, colpi, strangolamenti.
- Principi fondamentali: Come creare e sfruttare lo squilibrio (kuzushi).
- Maai (Distanza): La gestione della distanza corretta per attaccare o difendersi.
- Hyoshi (Ritmo e Tempismo): Riconoscere e agire nell’istante esatto in cui l’avversario è vulnerabile.
- Zanshin (Consapevolezza residua): Mantenere uno stato di allerta e concentrazione anche dopo l’esecuzione della tecnica.
- Riai (Coerenza dei Principi): Come i principi di base della scuola si applicano in contesti diversi.
Il curriculum dello Shindo Yoshin-ryu è organizzato in una serie di livelli di insegnamento, ognuno rappresentato da un gruppo di kata di crescente complessità. Il progresso attraverso questi livelli è lento e richiede anni di pratica dedicata.
Il curriculum principale (Omote) è suddiviso in tre livelli:
Shoden (初伝 – Insegnamenti Iniziali): Questo è il livello fondamentale. I kata Shoden introducono lo studente ai principi di base del movimento del corpo, alle posture naturali (shizentai) e alle tecniche fondamentali di grappling e percussione. L’enfasi è posta sulla corretta esecuzione della forma, sull’apprendimento delle meccaniche corporee corrette e sulla comprensione dei concetti di base come il kuzushi. Questi kata costruiscono le fondamenta su cui si baserà tutto l’apprendimento futuro. Contengono le tecniche essenziali di difesa contro prese e attacchi comuni.
Chuden (中伝 – Insegnamenti Intermedi): Una volta che lo studente ha una solida comprensione del livello Shoden, può iniziare lo studio dei kata Chuden. Questi sono più complessi e dinamicci. Introducono variazioni più sottili, applicazioni più complesse e un maggiore focus sulla fluidità e sulla connessione tra le tecniche. Le situazioni di combattimento simulate sono più intense e richiedono un livello superiore di tempismo e adattabilità. In questa fase, lo studente inizia a comprendere più a fondo la strategia e la psicologia del combattimento.
Joden (上伝 – Insegnamenti Avanzati): Questo è il livello più alto del curriculum standard. I kata Joden contengono le tecniche e i principi più sofisticati della scuola. Spesso coinvolgono scenari più pericolosi, come la difesa contro più avversari o l’uso integrato di armi. L’esecuzione di questi kata richiede una maestria dei livelli precedenti e una profonda comprensione della filosofia della scuola. A questo livello, l’enfasi si sposta dalla mera esecuzione tecnica all’espressione spontanea dei principi della scuola.
Oltre a questi, esistono livelli di insegnamento ancora più elevati (Okuden – insegnamenti segreti/interiori), che vengono trasmessi solo agli studenti più devoti e avanzati, spesso includendo aspetti strategici e filosofici molto profondi. Il curriculum è un percorso di apprendimento che dura tutta la vita, dove ogni ripetizione del kata può rivelare un nuovo dettaglio o una comprensione più profonda.
UNA TIPICA SEDUTA DI ALLENAMENTO
Una sessione di allenamento (keiko) di Shindo Yoshin-ryu è un’esperienza strutturata e disciplinata, molto diversa da una tipica lezione in una palestra moderna. L’atmosfera è formale e permeata dal rispetto per la tradizione, per l’insegnante e per i compagni di pratica. L’obiettivo non è “sudare” o “bruciare calorie”, ma affinare la tecnica, approfondire la comprensione dei principi e preservare l’integrità della tradizione.
Una seduta di allenamento tipica può essere suddivisa nelle seguenti fasi:
1. Preparazione e Reiho (Etichetta Iniziale): L’allenamento inizia ancora prima di salire sul tatami. Gli studenti arrivano in anticipo, indossano il loro keikogi e si assicurano che il dojo sia pulito e in ordine. La sessione inizia formalmente con il reiho. Tutti si allineano in seiza (seduti sui talloni) di fronte allo shomen (la parte anteriore del dojo, dove spesso si trova un piccolo altare o una calligrafia). Viene eseguito un inchino formale (rei) verso lo shomen, seguito da un inchino verso il sensei (insegnante). Questo rituale serve a sgombrare la mente dalle preoccupazioni esterne e a focalizzare l’attenzione sull’allenamento che sta per iniziare.
2. Jumbi Undo (Esercizi di Riscaldamento): Il riscaldamento non è un cardio intenso, ma una serie di esercizi di stretching e condizionamento specifici per le arti marziali giapponesi. Questi movimenti sono progettati per aumentare la flessibilità, riscaldare le articolazioni e preparare il corpo ai movimenti specifici della scuola. Particolare attenzione viene data a polsi, gomiti, spalle e caviglie, che sono soggetti a stress durante la pratica delle leve. Vengono anche praticate le cadute (ukemi) per garantire che gli studenti possano ricevere le tecniche di proiezione in sicurezza.
3. Kihon (Fondamentali): Questa fase è dedicata alla pratica dei movimenti di base. Può includere la pratica di posture (kamae), spostamenti (tai sabaki), colpi di base (atemi) e metodi per squilibrare l’avversario (kuzushi). La ripetizione di questi elementi fondamentali è cruciale, poiché sono i mattoni con cui vengono costruite tutte le tecniche più complesse. Anche i maestri più esperti continuano a praticare il kihon per tutta la vita.
4. Kata Keiko (Pratica dei Kata): Questa è la parte centrale e più lunga dell’allenamento. Gli studenti si mettono in coppia per praticare i kata del loro livello di competenza. Il sensei dimostra il kata, e poi gli studenti lo replicano, alternandosi nei ruoli di Tori (colui che esegue la tecnica) e Uke (colui che attacca e riceve la tecnica). L’insegnante si muove tra le coppie, correggendo i dettagli: la postura, la distanza, il tempismo, l’angolazione di una leva, la corretta applicazione della forza. L’enfasi è sulla precisione e sulla corretta esecuzione, non sulla velocità o sulla potenza. La pratica del kata è un dialogo fisico attraverso il quale si trasmette la conoscenza.
5. Oyo Waza / Bunkai (Applicazioni e Analisi): A seconda del livello degli studenti e degli obiettivi della lezione, una parte del tempo può essere dedicata all’analisi (bunkai) dei movimenti contenuti nel kata o alla pratica di applicazioni più libere (oyo waza). In questa fase, si esplorano le variazioni delle tecniche e come i principi del kata possono essere applicati in situazioni leggermente diverse da quelle codificate. Questo aiuta lo studente a passare dalla semplice memorizzazione alla comprensione reale e all’adattabilità.
6. Cooling Down e Reiho Finale: La sessione termina come è iniziata. Si può fare un breve defaticamento. Successivamente, gli studenti si allineano di nuovo in seiza. Si esegue l’inchino finale al sensei e allo shomen, ringraziando per l’insegnamento ricevuto. Spesso, dopo il saluto formale, il sensei può condividere qualche riflessione sulla lezione, sulla storia della scuola o sulla filosofia marziale. Questo momento di condivisione verbale (kuden – trasmissione orale) è importante quanto la pratica fisica.
L’intero processo è caratterizzato da concentrazione, disciplina e mutuo rispetto. La sicurezza è sempre la priorità assoluta, e la cooperazione tra Tori e Uke è essenziale per un apprendimento efficace e privo di infortuni.
GLI STILI E LE SCUOLE
Quando si parla di koryu bujutsu, il termine “stile” può essere fuorviante. A differenza del Karate, ad esempio (con stili come Shotokan, Wado-ryu, Goju-ryu, ecc.), le differenze all’interno di una scuola tradizionale sono più spesso definite in termini di lignaggio di trasmissione (den o ha). Queste non sono interpretazioni stilistiche diverse, ma linee di successione dirette che, pur condividendo la stessa radice, possono aver avuto sviluppi storici separati.
Per lo Shindo Yoshin-ryu, oggi esistono principalmente due lignaggi autorevoli e riconosciuti, entrambi discendenti diretti dal fondatore Matsuoka Katsunosuke, ma con percorsi di trasmissione distinti. È fondamentale approcciare questa distinzione con imparzialità, riconoscendo la legittimità e l’autenticità di entrambe le linee.
1. La Linea Principale (Hombu / Matsuoka-den): Questa è la linea di successione diretta che parte dal fondatore Matsuoka Katsunosuke, passa attraverso il suo allievo designato Inose Motokichi (secondo Soke), e poi ritorna alla famiglia del fondatore con Matsuoka Tatsuo (terzo Soke).
- Guida attuale: L’attuale caposcuola, il Yondai Soke (quarto), è Matsuoka Yoshitaka, che continua a guidare la scuola.
- Sede: Il dojo principale (Hombu Dojo) si trova a Tokyo, in Giappone.
- Caratteristiche: Questa linea rappresenta la continuità diretta e ininterrotta dell’insegnamento all’interno del Giappone. La pratica è rimasta prevalentemente confinata in Giappone, con un approccio molto tradizionale alla trasmissione, spesso all’interno di una cerchia ristretta di studenti giapponesi. La sua presenza al di fuori del Giappone è estremamente limitata. La conservazione dell’arte nella sua forma più storicamente contestualizzata è una priorità assoluta.
2. Takamura-ha Shindo Yoshin-ryu (TSYR): Questo lignaggio, il cui nome significa “la fazione/linea di Takamura”, discende anch’esso da Matsuoka Katsunosuke, ma attraverso un percorso diverso. Il fondatore di questa linea, Takamura Yukiyoshi, ereditò la tradizione da suo nonno, Shintani Matakichi. Shintani era un samurai che aveva ricevuto l’insegnamento di livello superiore nello Shindo Yoshin-ryu, ma la sua linea si era sviluppata in modo più privato dopo la Restaurazione Meiji. Takamura, dopo aver formalizzato e sistematizzato gli insegnamenti ricevuti, diede vita a questa branca, che oggi è la più conosciuta e praticata a livello internazionale.
- Guida attuale: Dopo la morte di Takamura, la leadership (Kaicho) è passata al suo allievo designato, l’americano Toby Threadgill, che ha ricevuto il Menkyo Kaiden (licenza di trasmissione totale).
- Sede: L’organizzazione internazionale, la Takamura-ha Shindo Yoshin Kai, è guidata da Threadgill Sensei dagli Stati Uniti, ma ha dojo e gruppi di studio affiliati (shibu) in Nord America, Europa e Australia.
- Caratteristiche: La TSYR è nota per la sua struttura organizzativa chiara e per la sua apertura all’insegnamento a studenti non giapponesi seri e dedicati. Pur mantenendo una rigorosa aderenza al curriculum, alla metodologia e alla filosofia tradizionali, ha sviluppato un sistema per garantire una trasmissione autentica dell’arte su scala globale. La sua presenza online e la disponibilità di materiale informativo di alta qualità (sotto la supervisione di Threadgill Sensei) l’hanno resa il punto di riferimento per chiunque, al di fuori del Giappone, desideri studiare lo Shindo Yoshin-ryu.
È importante ribadire che non si tratta di “stili” rivali. Sono due rami dello stesso albero, due fiumi che nascono dalla stessa sorgente. Entrambi preservano l’eredità di Matsuoka Katsunosuke e sono considerati autentici e legittimi. La scelta tra i due, per un potenziale praticante, dipende principalmente dalla posizione geografica e dalla possibilità di accesso a un istruttore qualificato e autorizzato da una delle due linee. Per chi vive al di fuori del Giappone, la Takamura-ha Shindo Yoshin-ryu rappresenta, di fatto, l’unica via percorribile per studiare questa arte.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
La presenza di scuole di koryu bujutsu in Italia, e in Europa in generale, è un fenomeno relativamente recente e limitato a una cerchia ristretta di appassionati molto dedicati. A differenza delle arti marziali moderne come Judo, Karate o Aikido, che hanno federazioni nazionali capillari e migliaia di praticanti, le arti tradizionali come lo Shindo Yoshin-ryu sono praticate in piccoli gruppi di studio (keikokai) o dojo, spesso guidati da un singolo istruttore autorizzato che fa riferimento diretto al caposcuola del lignaggio.
Per quanto riguarda lo Shindo Yoshin-ryu, la presenza in Italia è legata esclusivamente alla linea Takamura-ha Shindo Yoshin-ryu (TSYR), l’unica ad avere una struttura internazionale organizzata per la diffusione dell’arte. La linea principale (Hombu) non ha, al momento, rappresentanze ufficiali in Italia.
Ente di Riferimento Internazionale: L’unico ente che rappresenta e governa la pratica dello Shindo Yoshin-ryu a livello internazionale (e di conseguenza per l’Italia) è la Takamura-ha Shindo Yoshin Kai (TSYK). Questa organizzazione è presieduta dal caposcuola (Kaicho), Toby Threadgill. Qualsiasi dojo o gruppo di studio legittimo in Italia deve essere ufficialmente riconosciuto e autorizzato da questa organizzazione. L’autorizzazione a insegnare viene concessa solo dopo anni di studio diretto e rigoroso sotto la supervisione del Kaicho o di suoi istruttori di alto livello.
Sito Web Ufficiale: Il punto di riferimento principale e imprescindibile per chiunque in Italia sia interessato a questa arte è il sito web ufficiale dell’organizzazione internazionale. Qui è possibile trovare informazioni accurate sulla storia, il curriculum, e soprattutto l’elenco dei dojo e dei gruppi di studio ufficialmente riconosciuti nel mondo.
- Indirizzo: http://www.shindoyoshinryu.com
Contatti:
- Per informazioni generali, è possibile fare riferimento ai contatti presenti sul sito ufficiale. Generalmente, le richieste vengono gestite a livello centrale per garantire che solo le informazioni corrette vengano divulgate.
- E-mail (Generica dell’organizzazione): Le informazioni di contatto sono solitamente disponibili nella sezione “Contact” del sito ufficiale. Un indirizzo e-mail di riferimento è: info@shindoyoshinryu.com
Presenza Specifica in Italia: Allo stato attuale delle ricerche (Giugno 2025), la presenza di un dojo ufficiale (Shibu) o di un gruppo di studio riconosciuto (Keikokai) in Italia può variare. È possibile che esistano piccoli gruppi privati o singoli praticanti che si recano regolarmente all’estero per allenarsi.
Per verificare la presenza di un gruppo ufficiale in Italia, la procedura corretta e più sicura è consultare la sezione “Dojo” del sito ufficiale della TSYK. Se un gruppo italiano è stato autorizzato, sarà elencato lì. In assenza di un elenco specifico per l’Italia, significa che non esiste un centro di insegnamento formalmente riconosciuto nel paese. In questo caso, gli aspiranti praticanti italiani dovrebbero considerare la possibilità di partecipare a seminari internazionali tenuti da Toby Threadgill o da altri istruttori senior in Europa, o di viaggiare per allenarsi presso i dojo ufficiali più vicini (ad esempio, in altri paesi europei dove la TSYR ha una presenza consolidata).
È fondamentale essere estremamente cauti nei confronti di chiunque affermi di insegnare Shindo Yoshin-ryu senza essere esplicitamente elencato e autorizzato sul sito ufficiale della Takamura-ha Shindo Yoshin Kai. La pratica di un koryu richiede un lignaggio diretto e verificabile; l’insegnamento non autorizzato è considerato una rottura della tradizione e non garantisce un’istruzione autentica e sicura.
TERMINOLOGIA TIPICA
La pratica dello Shindo Yoshin-ryu, come quella di tutte le arti marziali giapponesi tradizionali, è intrisa di una terminologia specifica che è essenziale conoscere per comprendere gli insegnamenti e per orientarsi nel dojo. Ecco un glossario dei termini più comuni e importanti.
- Atemi (当て身): Colpo al corpo, tecnica percussiva.
- Budo (武道): Via marziale. Termine moderno per le arti marziali giapponesi.
- Bujutsu (武術): Arte della guerra, tecnica marziale. Termine più antico che indica le arti marziali del campo di battaglia.
- Bunkai (分解): “Analisi” o “smontaggio”. Lo studio delle applicazioni pratiche delle tecniche contenute in un kata.
- Chuden (中伝): Insegnamenti intermedi. Il secondo livello del curriculum dei kata.
- Dojo (道場): “Luogo della Via”. Lo spazio fisico dove si pratica l’arte.
- Gendai Budo (現代武道): Arti marziali moderne (post 1868), come Judo, Aikido, Kendo.
- Hakama (袴): Ampia gonna-pantalone indossata dai praticanti avanzati sopra il keikogi.
- Hombu Dojo (本部道場): Il dojo centrale o quartier generale di una scuola.
- Joden (上伝): Insegnamenti avanzati. Il terzo e più alto livello del curriculum standard.
- Jujutsu (柔術): “Arte della cedevolezza”.
- Kansetsu Waza (関節技): Tecniche di leva articolare.
- Kata (形): “Forma”. Sequenze preordinate di tecniche praticate in coppia, che costituiscono il nucleo della trasmissione dell’arte.
- Keiko (稽古): Allenamento, pratica. Letteralmente “riflettere sull’antico”.
- Keikogi (稽古着): L’uniforme da allenamento, composta da giacca (uwagi), pantaloni (zubon) e cintura (obi).
- Koryu (古流): “Vecchia scuola”. Una scuola marziale le cui origini precedono la Restaurazione Meiji (1868).
- Kuzushi (崩し): Squilibrio. L’atto di rompere l’equilibrio fisico e mentale dell’avversario.
- Kyusho (急所): Punti vitali del corpo umano.
- Maai (間合い): La distanza e l’intervallo corretti tra due avversari.
- Menkyo Kaiden (免許皆伝): “Licenza di trasmissione totale”. Il più alto certificato di maestria in un koryu, che attesta che il possessore ha appreso l’intero curriculum della scuola e ha l’autorità di trasmetterlo.
- Nage Waza (投げ技): Tecniche di proiezione.
- Obi (帯): Cintura.
- Osae Waza (抑え技): Tecniche di immobilizzazione.
- Rei (礼): Inchino. Gesto di rispetto.
- Reiho (礼法): Etichetta, le regole di comportamento corretto nel dojo.
- Ryu (流): Scuola, stile o lignaggio di una tradizione.
- Sensei (先生): “Nato prima”. Titolo onorifico per un insegnante.
- Seiza (正座): Posizione seduta formale sui talloni.
- Shidoin (指導員): Titolo formale per un istruttore autorizzato.
- Shime Waza (絞め技): Tecniche di strangolamento o soffocamento.
- Shoden (初伝): Insegnamenti iniziali. Il primo livello del curriculum dei kata.
- Soke (宗家): Caposcuola di una tradizione, solitamente per diritto ereditario.
- Taijutsu (体術): “Arte del corpo”. Termine generico per le tecniche di combattimento a corpo a corpo.
- Tatami (畳): La materassina su cui si pratica.
- Tori (取り): Colui che “prende” o esegue la tecnica in un kata.
- Uke (受け): Colui che “riceve” la tecnica in un kata, ovvero l’attaccante.
ABBIGLIAMENTO
L’abbigliamento utilizzato nella pratica dello Shindo Yoshin-ryu è semplice, funzionale e tradizionale, riflettendo la sua natura di koryu bujutsu. Non ci sono divise sgargianti o patch colorate come in molte arti marziali moderne. La sobrietà e la praticità sono i principi guida.
Il Keikogi (Uniforme da Allenamento): L’uniforme di base è il keikogi (o dogi), che è essenzialmente identico a quello utilizzato nel Judo (judogi) o nell’Aikido (aikidogi). È composto da tre parti:
- Uwagi (Giacca): Una giacca robusta, solitamente in cotone pesante a trama “a chicco di riso”. Questo materiale è progettato per resistere alle continue prese, tiri e sollecitazioni tipiche del grappling. Il colore standard e universalmente accettato è il bianco. Il bianco simboleggia la purezza e l’assenza di ego.
- Zubon (Pantaloni): Pantaloni abbinati, anch’essi in cotone robusto, spesso con rinforzi sulle ginocchia per resistere all’usura durante la pratica delle tecniche a terra (ne waza).
- Obi (Cintura): Una cintura di cotone che viene legata sopra la giacca per tenerla chiusa.
Il Sistema delle Cinture (Obi): Il sistema di gradazione tramite cinture colorate (kyu/dan) è un’invenzione del Gendai Budo (arti marziali moderne), introdotto da Jigoro Kano per il Judo. Le scuole koryu tradizionali non utilizzavano questo sistema. Storicamente, un praticante era semplicemente un allievo fino a quando non riceveva certificati di trasmissione formali (mokuroku, menkyo). Tuttavia, per scopi pratici, specialmente nei dojo con studenti occidentali, la Takamura-ha Shindo Yoshin-ryu ha adottato un sistema di cinture molto semplice per indicare il progresso attraverso il curriculum di base:
- Cintura Bianca: Per gli studenti principianti (Shoden-level).
- Cintura Marrone: Per gli studenti avanzati che hanno progredito nel curriculum (Chuden-level).
- Cintura Nera: Per gli studenti di livello molto avanzato (Joden-level) e per gli istruttori.
Questo sistema è puramente indicativo del livello di studio del curriculum a coppie e non deve essere confuso con i gradi “dan” del budo moderno. Il vero progresso in un koryu è segnato dal rilascio di licenze di insegnamento formali da parte del caposcuola.
L’Hakama (Gonna-Pantalone): L’hakama è un indumento tradizionale giapponese simile a una gonna-pantalone, storicamente indossato dai samurai. Nello Shindo Yoshin-ryu, come in molte altre arti marziali tradizionali (Aikido, Kendo, Iaido), l’hakama viene indossato sopra il keikogi dai praticanti di livello avanzato e dagli istruttori.
- Colore: Il colore standard per l’hakama è il nero o l’indaco scuro.
- Significato: Indossare l’hakama ha molteplici significati. È un segno di un certo livello di anzianità e dedizione alla pratica. Dal punto di vista funzionale, l’hakama nasconde i movimenti dei piedi e delle gambe, rendendo più difficile per l’avversario anticipare le intenzioni del praticante. Simbolicamente, le sette pieghe dell’hakama (cinque davanti e due dietro) si dice rappresentino le sette virtù del Bushido: Gi (giustizia), Yu (coraggio), Jin (benevolenza), Rei (rispetto), Makoto (onestà), Meiyo (onore) e Chugi (lealtà).
Indossare l’abbigliamento corretto non è solo una questione di uniformità, ma un atto di rispetto verso la tradizione, il dojo e l’insegnante, e aiuta a creare la mentalità appropriata per la pratica.
ARMI
Una caratteristica distintiva dello Shindo Yoshin-ryu, e dei koryu bujutsu in generale, è l’integrazione organica tra il combattimento a mani nude (taijutsu) e l’uso delle armi (buki waza). Le armi non sono studiate come una disciplina separata, ma come un’estensione dei principi del combattimento a corpo a corpo. Le strategie, le posture e i movimenti del corpo sono coerenti sia con l’arma in pugno sia senza. Il curriculum dello Shindo Yoshin-ryu prevede lo studio dell’uso e della difesa contro le armi tipiche della classe samurai.
Le principali armi studiate sono le spade e il coltello:
1. Tachi / Katana (Spada Lunga): La katana era l’anima del samurai e l’arma principale sul campo di battaglia e nei duelli. Nello Shindo Yoshin-ryu, lo studio della spada non è finalizzato a diventare uno spadaccino provetto (come in una scuola di Iaido o Kenjutsu puro), ma a comprendere i principi fondamentali del combattimento con la spada e, soprattutto, come questi si relazionano al combattimento a mani nude.
- Integrazione: Lo studio della spada insegna concetti vitali come il maai (distanza), l’angolazione di attacco e di difesa, e il tempismo. Un praticante impara come muoversi contro un avversario armato di spada, come chiudere la distanza in sicurezza e come le tecniche di Jujutsu possono essere utilizzate per disarmare o controllare uno spadaccino.
- Tegatana (Mano-Lama): Molti dei movimenti a mani nude, in particolare i colpi con il taglio della mano (shuto), sono basati direttamente sui tagli della spada. Il braccio viene utilizzato come una “lama”, applicando gli stessi principi di taglio e angolazione.
- Kata: Esistono specifici kata con la spada all’interno del curriculum che servono a instillare questi principi.
2. Kodachi / Wakizashi (Spada Corta): Il wakizashi era la spada compagna della katana, portata sempre al fianco dal samurai. Era un’arma di difesa personale per eccellenza, particolarmente utile in spazi ristretti (al chiuso, in un corridoio) dove la lunga katana sarebbe stata ingombrante.
- Applicazioni: Le tecniche con il kodachi sono veloci e mirano a colpire, tagliare e controllare l’avversario a distanza ravvicinata. Lo studio di quest’arma si sposa perfettamente con le tecniche di grappling dello Shindo Yoshin-ryu, poiché la distanza di combattimento è molto simile. Molte leve e immobilizzazioni possono essere eseguite mantenendo il controllo dell’arma corta.
3. Tanto (Coltello): Il tanto era il coltello del samurai, un’arma per la difesa personale di ultima istanza. Lo studio del tanto è estremamente rilevante anche in un contesto di autodifesa moderno.
- Curriculum: Il curriculum dello Shindo Yoshin-ryu include tecniche per difendersi da un attacco di coltello, che comprendono evasioni, controllo del braccio armato, disarmi e contrattacchi. Allo stesso tempo, si studia come utilizzare il tanto in modo efficace, applicando gli stessi principi di movimento e angolazione appresi nel taijutsu. La pratica insegna la terribile realtà del combattimento contro un’arma da taglio e l’importanza del controllo assoluto della situazione.
Il Principio Unificante: Ciò che è cruciale capire è che lo Shindo Yoshin-ryu non insegna “Jujutsu più Kenjutsu più Tantojutsu”. Insegna un sistema di combattimento unificato. Il modo in cui un praticante si muove per evitare un pugno è lo stesso modo in cui si muove per evitare un taglio di spada. La leva articolare applicata a un braccio nudo è basata sugli stessi principi meccanici di una leva applicata a un braccio che impugna un’arma. Questa coerenza di principi (riai) attraverso domini armati e disarmati è il segno distintivo di un sistema marziale tradizionale completo e sofisticato. Lo studio delle armi, quindi, non è un’aggiunta, ma una parte integrante e indispensabile per una comprensione profonda dell’arte.
A CHI È INDICATO E A CHI NO
La scelta di praticare un’arte marziale è profondamente personale. Tuttavia, data la natura specifica dello Shindo Yoshin-ryu come koryu bujutsu, è possibile delineare con chiarezza il profilo del praticante ideale e, al contrario, per chi questa disciplina potrebbe non essere la scelta più adatta. Questa non è una valutazione di merito, ma una questione di compatibilità tra le aspettative dell’individuo e ciò che la scuola offre e richiede.
A Chi è Indicato:
Appassionati di Storia e Cultura Giapponese: Per coloro che sono affascinati dalla storia dei samurai, dal Giappone feudale e dalle tradizioni marziali autentiche, lo Shindo Yoshin-ryu offre un’opportunità unica di “toccare con mano” un pezzo di storia vivente. La pratica è un’immersione profonda in un’etichetta, una lingua e una mentalità di un’altra epoca.
Ricercatori della Profondità Tecnica: L’arte è estremamente sofisticata. È indicata per persone pazienti, analitiche e meticolose, che traggono soddisfazione dallo studio dei dettagli, dalla comprensione delle meccaniche corporee e dalla ricerca della perfezione in un movimento. Non è un’arte di “gratificazione istantanea”.
Individui in Cerca di un’Autodifesa Efficace e Pragmatica: Sebbene non sia un corso di “self-defense da weekend”, il curriculum dello Shindo Yoshin-ryu è radicato in principi di combattimento reali. Le tecniche sono progettate per essere efficaci e per neutralizzare una minaccia in modo rapido e definitivo. È adatto a chi cerca un sistema di difesa personale completo, che integri colpi, proiezioni, leve e la realtà del combattimento armato.
Persone Mature e Disciplinate: La pratica richiede un alto livello di autodisciplina, rispetto per le regole (reiho) e per la gerarchia del dojo. È adatta a individui che non cercano un ambiente informale o puramente ricreativo, ma una struttura che promuova la concentrazione, il rispetto e l’impegno a lungo termine.
Chi Cerca uno Sviluppo Personale non Competitivo: Lo Shindo Yoshin-ryu non ha competizioni. Lo sviluppo è puramente interiore. L’unico avversario da battere è il proprio ego, i propri limiti e le proprie imperfezioni. È ideale per chi cerca una via di miglioramento personale attraverso una pratica marziale esigente, senza la pressione della gara.
A Chi NON è Indicato:
Atleti Competitivi: Se l’obiettivo principale è competere, vincere medaglie e misurarsi con altri in un contesto sportivo regolamentato, lo Shindo Yoshin-ryu è la scelta sbagliata. Discipline come il Judo, il Brazilian Jiu-Jitsu o la Kickboxing sono molto più adatte a questo scopo.
Chi Cerca Risultati Rapidi: Imparare un koryu è un impegno che dura tutta la vita. I progressi sono lenti, misurati in anni, non in mesi. Chi ha fretta di “imparare a difendersi” o di ottenere una cintura nera in poco tempo rimarrà frustrato e deluso.
Persone con un Grande Ego o Poco Inclini alla Disciplina: L’ambiente del dojo koryu è gerarchico e richiede umiltà. Bisogna essere disposti ad accettare le correzioni, a ripetere gli stessi movimenti migliaia di volte e a seguire un’etichetta rigorosa. Chi non è disposto a sottomettersi a questa disciplina o vuole “fare a modo suo” non si troverà a suo agio.
Chi Cerca Solo un’Attività Fisica: Sebbene la pratica sia fisicamente impegnativa, l’obiettivo non è il fitness fine a se stesso. Esistono attività molto più efficienti se lo scopo è unicamente quello di migliorare la forma fisica, la resistenza cardiovascolare o la forza muscolare.
Individui che Non Amano la Ripetizione e lo Studio dei Dettagli: Il cuore della pratica è la ripetizione meticolosa dei kata. Chi si annoia facilmente o preferisce un allenamento costantemente vario e “divertente” potrebbe trovare l’approccio metodico dello Shindo Yoshin-ryu noioso o restrittivo.
In conclusione, lo Shindo Yoshin-ryu è un percorso per pochi, ma offre a questi pochi una ricompensa immensa in termini di conoscenza, abilità e crescita personale.
CONSIDERAZIONI PER LA SICUREZZA
La pratica di qualsiasi arte marziale comporta un rischio intrinseco di infortuni. Tuttavia, in un koryu bujutsu come lo Shindo Yoshin-ryu, dove le tecniche sono state progettate per essere massimamente efficaci nel neutralizzare un avversario, la sicurezza (anzen) non è solo un’opzione, ma un prerequisito assoluto e una responsabilità condivisa da ogni partecipante. Le considerazioni per la sicurezza sono integrate in ogni aspetto della pratica.
1. L’Importanza Critica dell’Istruttore Qualificato: Questo è il fattore di sicurezza più importante. Un’arte marziale tradizionale non può essere imparata da libri, video o da un istruttore autodidatta. È assolutamente fondamentale praticare sotto la guida di un insegnante legittimo e autorizzato dal caposcuola del lignaggio (per i praticanti internazionali, questo significa un istruttore certificato dalla Takamura-ha Shindo Yoshin Kai). Un istruttore qualificato possiede non solo la conoscenza tecnica, ma anche la comprensione profonda dei rischi associati a ogni movimento e la capacità di insegnare in modo progressivo e sicuro, adattando l’intensità al livello dello studente. Saprà quando spingere uno studente e quando fermarlo, e come creare un ambiente di apprendimento controllato.
2. Il Ruolo Cooperativo di Uke e Tori: Nell’allenamento del kata, la relazione tra Uke (che riceve la tecnica) e Tori (che la esegue) è cooperativa, non competitiva. Entrambi i partner sono responsabili della sicurezza reciproca.
- Uke deve eseguire l’attacco in modo sincero e corretto per fornire a Tori una simulazione realistica, ma deve anche essere preparato a ricevere la tecnica, sapendo come cadere (ukemi) correttamente per dissipare l’impatto di una proiezione e come “battere” (tapping) per segnalare dolore o sottomissione durante una leva o uno strangolamento.
- Tori ha la responsabilità di applicare la tecnica con controllo e precisione, non con forza bruta. Deve essere estremamente sensibile al feedback del partner e fermarsi immediatamente quando Uke batte. L’obiettivo non è ferire il compagno di allenamento, ma eseguire la tecnica in modo corretto e sicuro.
3. Progressione Graduale: Il curriculum è strutturato per introdurre le tecniche in modo logico e progressivo. Le tecniche più semplici e meno pericolose vengono insegnate per prime. Tecniche complesse o ad alto rischio, come alcune proiezioni di sacrificio (sutemi waza) o strangolamenti, vengono introdotte solo quando lo studente ha sviluppato il controllo del corpo, la sensibilità e la maturità necessari per praticarle in sicurezza. Tentare di “bruciare le tappe” è una ricetta per l’infortunio.
4. Controllo e Precisione, non Forza e Velocità: Soprattutto nelle fasi iniziali dell’apprendimento, l’enfasi è posta sulla corretta esecuzione della forma a bassa velocità e con minima resistenza. La velocità e la potenza sono sottoprodotti che si sviluppano naturalmente con anni di pratica e non devono mai essere ricercate a scapito del controllo. Applicare una leva articolare rapidamente e con forza senza la dovuta esperienza può causare danni permanenti alle articolazioni del partner.
5. L’Etichetta (Reiho) come Strumento di Sicurezza: Il rigoroso reiho del dojo contribuisce alla sicurezza. Crea un’atmosfera di rispetto e concentrazione, eliminando comportamenti negligenti o indisciplinati che potrebbero portare a incidenti. Il saluto iniziale e finale, il modo corretto di muoversi sul tatami e l’interazione rispettosa con l’insegnante e i compagni creano un ambiente in cui tutti sono più attenti e consapevoli.
6. Consapevolezza dei Propri Limiti: Ogni praticante deve essere onesto riguardo alle proprie condizioni fisiche, alla stanchezza o a eventuali infortuni pregressi. È importante comunicare qualsiasi problema all’insegnante e ai partner di allenamento. L’allenamento non è una prova di machismo; ignorare il dolore o superare i propri limiti in modo sconsiderato porta solo a infortuni che possono impedire la pratica per lunghi periodi.
Praticare Shindo Yoshin-ryu in un dojo legittimo e con un approccio maturo e rispettoso rende l’attività non più pericolosa di molti altri sport di contatto, e potenzialmente molto più sicura di quelli praticati in un’ottica puramente competitiva.
CONTROINDICAZIONI
Sebbene la pratica dello Shindo Yoshin-ryu, se eseguita correttamente sotto una guida esperta, possa portare notevoli benefici fisici e mentali, non è un’attività adatta a tutti. Esistono specifiche controindicazioni, sia fisiche che psicologiche, che devono essere prese in seria considerazione prima di intraprendere questo percorso. Ignorarle potrebbe non solo portare a frustrazione, ma anche a seri rischi per la salute e la sicurezza.
Controindicazioni Fisiche:
Gravi Problemi Articolari Preesistenti: Poiché il cuore del Jujutsu risiede nelle leve articolari (kansetsu waza), persone che soffrono di condizioni croniche o degenerative gravi a polsi, gomiti, spalle, ginocchia o caviglie (come forme severe di artrite, instabilità legamentosa cronica o protesi articolari) potrebbero trovare la pratica insostenibile o rischiosa. Anche se le tecniche vengono applicate con controllo, lo stress sulle articolazioni è inevitabile.
Problemi alla Colonna Vertebrale: Individui con ernie del disco significative, stenosi spinale o altre patologie gravi della schiena o del collo dovrebbero consultare un medico specialista prima di considerare la pratica. Le proiezioni (nage waza) e le cadute (ukemi) sono una parte integrante dell’allenamento e possono esercitare una pressione considerevole sulla colonna vertebrale, anche quando eseguite correttamente.
Incapacità di Eseguire le Cadute (Ukemi): La capacità di cadere in sicurezza è una competenza non negoziabile. Persone con problemi di equilibrio, vertigini, osteoporosi avanzata o una paura paralizzante di cadere potrebbero non essere in grado di imparare l’ukemi in modo efficace, esponendosi a un rischio elevato di infortuni durante le proiezioni.
Condizioni Cardiache o Respiratorie Gravi: Sebbene l’allenamento non sia primariamente aerobico, può avere momenti di intensità elevata. Inoltre, la pratica degli strangolamenti (shime waza), anche se simulati e controllati, può essere rischiosa per chi soffre di patologie cardiovascolari o respiratorie non controllate. È obbligatorio un parere medico.
Controindicazioni Psicologiche e Attitudinali:
Mancanza di Disciplina e Pazienza: Come già sottolineato, lo Shindo Yoshin-ryu è un percorso lungo e metodico. È assolutamente controindicato per individui impulsivi, impazienti, che cercano gratificazione immediata e non sono disposti a dedicarsi alla ripetizione meticolosa dei fondamentali.
Atteggiamento Competitivo o Aggressivo: Chi entra nel dojo con l’intenzione di “testare” le tecniche, di “vincere” durante la pratica o di dimostrare la propria superiorità fisica rappresenta un pericolo per sé stesso e per gli altri. Un tale atteggiamento è l’antitesi della mentalità cooperativa necessaria per l’apprendimento sicuro in un koryu ed è una controindicazione assoluta. Gli istruttori legittimi sono addestrati a riconoscere e allontanare tali individui.
Incapacità di Seguire le Regole e l’Etichetta: Il rispetto per il reiho (etichetta) non è opzionale. Persone che non sono in grado o non sono disposte a rispettare la gerarchia del dojo, a seguire le istruzioni dell’insegnante senza discutere e a conformarsi a un codice di comportamento formale, non troveranno posto in un ambiente di pratica tradizionale.
Ricerca di Violenza o Potere: Lo Shindo Yoshin-ryu insegna tecniche potenzialmente letali. È controindicato per chiunque mostri un interesse morboso per la violenza o desideri imparare a fare del male per scopi egoistici o criminali. Un istruttore responsabile ha il dovere etico di non trasmettere tale conoscenza a individui mentalmente instabili o malintenzionati.
Prima di iniziare, un dialogo onesto con l’istruttore riguardo alla propria storia medica e alle proprie motivazioni è un passo essenziale e responsabile.
CONCLUSIONI
Lo Shindo Yoshin-ryu Jujutsu rappresenta molto più di una semplice raccolta di tecniche di combattimento; è una capsula del tempo, una finestra su un’epoca e una mentalità che hanno plasmato il Giappone. In quanto koryu bujutsu, si erge come un monumento alla complessità, alla pragmaticità e alla profondità filosofica delle arti marziali classiche dei samurai.
La sua essenza risiede in un equilibrio magistrale. È l’equilibrio tra la durezza delle tecniche percussive (atemi) e la fluidità del grappling (jutaijutsu); tra il principio di cedevolezza del “cuore di salice” (Yoshin) e lo spirito innovatore della “nuova via” (Shindo); tra la pratica a mani nude e l’integrazione con le armi tradizionali. Questo approccio olistico lo rende un sistema di combattimento straordinariamente completo e coerente, dove ogni elemento supporta e arricchisce l’altro.
La pratica dello Shindo Yoshin-ryu oggi non è un’attività per le masse. Non offre la gloria della competizione sportiva né la promessa di risultati rapidi. Al contrario, richiede un impegno profondo e a lungo termine, una dedizione quasi accademica allo studio del movimento, della storia e della strategia. Richiede pazienza, umiltà e un profondo rispetto per il lignaggio e la tradizione. È un percorso che premia il praticante non con trofei o cinture colorate, ma con una comprensione più profonda di sé stesso, una maggiore consapevolezza del proprio corpo e una connessione tangibile con un’eredità marziale di inestimabile valore.
La sopravvivenza di quest’arte nel XXI secolo, specialmente al di fuori del Giappone, è una testimonianza della dedizione dei suoi capiscuola, in particolare della visione della Takamura-ha Shindo Yoshin-ryu nel rendere accessibile questa conoscenza a studenti internazionali seri e motivati. In un mondo che corre sempre più veloce, discipline come lo Shindo Yoshin-ryu ci ricordano il valore della lentezza, della precisione e della profondità.
In definitiva, lo Shindo Yoshin-ryu non è qualcosa che si “fa”, ma qualcosa che si “studia”. È un viaggio nel cuore della cultura marziale giapponese, un’esplorazione continua dei principi di conflitto e risoluzione che rimangono, ancora oggi, tanto rilevanti quanto lo erano nelle strade di Edo del XIX secolo. È un’eredità preziosa, preservata non nei musei, ma nei movimenti e nello spirito di coloro che la praticano.
FONTI E BIBLIOGRAFIA
Le informazioni contenute in questa pagina sono state elaborate attraverso una ricerca e una sintesi di dati provenienti da fonti autorevoli e riconosciute nel campo delle arti marziali giapponesi tradizionali. Lo scopo è stato quello di fornire una panoramica accurata, imparziale e culturalmente sensibile dello Shindo Yoshin-ryu Jujutsu, basandosi su materiali verificabili.
Le principali ricerche effettuate per la stesura di questo documento includono:
- “Storia dello Shindo Yoshin-ryu Jujutsu”
- “Matsuoka Katsunosuke founder Shindo Yoshin-ryu”
- “Takamura-ha Shindo Yoshin-ryu curriculum”
- “Differenze tra lignaggi Shindo Yoshin-ryu”
- “Koryu bujutsu in Italia”
- “Principi filosofici dello Yoshin-ryu”
- “Tecniche e kata dello Shindo Yoshin-ryu”
Le fonti primarie e secondarie utilizzate possono essere classificate come segue:
Siti Web Ufficiali e di Organizzazioni Riconosciute:
Takamura-ha Shindo Yoshin Kai – Sito Ufficiale: (http://www.shindoyoshinryu.com). Questa è la fonte primaria e più importante per le informazioni sulla linea Takamura-ha, che è la più diffusa a livello internazionale. Il sito, gestito sotto la supervisione diretta del Kaicho Toby Threadgill, fornisce dettagli accurati sulla storia, il curriculum, il lignaggio e l’elenco dei dojo ufficiali. È stato utilizzato come riferimento principale per la storia della linea Takamura, la struttura del curriculum (Shoden, Chuden, Joden), la terminologia e le informazioni sulla situazione internazionale.
Koryu.com: Un database e una risorsa online molto rispettata, dedicata alle arti marziali giapponesi classiche. Il sito offre articoli e saggi scritti da esperti del settore, tra cui Diane e Meik Skoss, e fornisce informazioni generali e contestuali sui koryu, utili per inquadrare correttamente lo Shindo Yoshin-ryu.
Libri e Pubblicazioni:
Mol, Serge. Classical Fighting Arts of Japan: A Complete Guide to Koryu Jujutsu. Kodansha International, 2001. Sebbene sia una guida generale, questo libro è un’opera di riferimento fondamentale per chiunque studi i koryu. Fornisce un contesto storico e tecnico cruciale per comprendere la classificazione e le caratteristiche delle scuole di Jujutsu pre-Meiji, aiutando a distinguere lo Shindo Yoshin-ryu dalle arti moderne.
Skoss, Meik (a cura di). Koryu Bujutsu: Classical Warrior Traditions of Japan, Volume 1. Koryu Books, 1997. Questa raccolta di saggi scritti da autorevoli praticanti ed esperti di koryu (incluso Toby Threadgill) offre approfondimenti sulla mentalità, l’etichetta e la metodologia di allenamento delle arti marziali tradizionali, informazioni che sono state integrate nelle sezioni sulla sicurezza, l’allenamento e la filosofia.
Articoli e Saggi Online:
- Articoli e scritti di Toby Threadgill, Kaicho della Takamura-ha Shindo Yoshin-ryu. Disponibili sul sito ufficiale e su altre piattaforme dedicate alle arti marziali. Questi scritti forniscono approfondimenti unici e di prima mano sulla storia, la filosofia e la pratica tecnica della scuola, essendo redatti dall’attuale caposcuola del lignaggio internazionale.
La compilazione di questa pagina ha evitato deliberatamente l’uso di forum, blog non ufficiali, video di dubbia provenienza o siti web di dojo non affiliati, al fine di garantire il massimo livello di accuratezza e di rispetto per la tradizione in questione.
DISCLAIMER
Questa pagina ha uno scopo puramente informativo, culturale ed educativo. Le informazioni qui presentate sono intese a fornire una panoramica generale dello Shindo Yoshin-ryu Jujutsu basata su fonti storiche e accademiche disponibili.
Il contenuto di questo documento non deve in alcun modo essere considerato un manuale di addestramento, un tutorial o un sostituto dell’insegnamento diretto da parte di un istruttore qualificato e autorizzato. Le arti marziali, e in particolare un koryu bujutsu come lo Shindo Yoshin-ryu, includono tecniche che sono intrinsecamente pericolose e che possono causare gravi infortuni o peggio se praticate senza la supervisione diretta e competente di un insegnante legittimo.
L’autore e il fornitore di queste informazioni declinano ogni responsabilità per eventuali danni, perdite o infortuni che potrebbero derivare dal tentativo di replicare o praticare le tecniche descritte in questo testo. La pratica di qualsiasi arte marziale è una decisione personale che deve essere intrapresa con piena consapevolezza dei rischi connessi.
Si raccomanda vivamente a chiunque sia interessato a studiare lo Shindo Yoshin-ryu Jujutsu di cercare un dojo ufficialmente riconosciuto e un istruttore certificato attraverso i canali ufficiali del lignaggio di riferimento. Non tentare mai di praticare queste tecniche basandosi su descrizioni scritte o dimostrazioni video.
a cura di F. Dore – 2025