Kyoda Juhatsu: La Vita e l’Eredità del Custode della Tradizione – SV

Tabella dei Contenuti

Introduzione a un Maestro del Naha-te

Nel vasto e intricato panorama delle arti marziali di Okinawa, costellato di figure leggendarie e stili che hanno plasmato la storia del karate moderno, il nome di Kyoda Juhatsu (許田 重発, 1887–1968) risplende con una luce particolare. Non è la luce abbagliante di chi ha cercato la fama mondiale, ma la luce ferma e costante di un faro, un punto di riferimento incrollabile per chi cerca l’autenticità e la purezza della tradizione. Kyoda Juhatsu fu molto più di un semplice maestro; fu un custode, un archivista marziale e il fondatore di uno stile, il Tō’on-ryū (東恩流), che rappresenta una delle più dirette e fedeli trasmissioni degli insegnamenti del leggendario Higaonna Kanryō. Per comprendere appieno l’importanza di Kyoda, è necessario immergersi in un’epoca di grandi cambiamenti per Okinawa, un periodo in cui l’antico Regno delle Ryūkyū si stava trasformando in una prefettura giapponese e le sue preziose tradizioni marziali, un tempo segrete e tramandate a pochi eletti, rischiavano di essere diluite o perdute per sempre. In questo scenario di transizione, Kyoda Juhatsu si erse come un baluardo a difesa del lignaggio. Era un uomo di profonda cultura e umiltà, la cui vita fu interamente dedicata alla preservazione e alla sistematizzazione del Naha-te, l’arte marziale del distretto portuale di Naha, così come l’aveva appresa dal suo venerato maestro.


La sua figura è spesso messa in relazione, e talvolta in ombra, a quella del suo più celebre condiscepolo, Miyagi Chōjun, il fondatore del Gōjū-ryū. Entrambi furono allievi di spicco di Higaonna Kanryō, ed entrambi dedicarono la loro esistenza a perpetuare l’eredità del loro maestro. Tuttavia, i loro percorsi presero direzioni diverse. Mentre Miyagi, con la sua visione innovativa, modificò, strutturò e ampliò gli insegnamenti ricevuti, creando un sistema (il Gōjū-ryū) destinato a una diffusione globale, Kyoda scelse una via diversa, più conservatrice. Il suo obiettivo primario non era l’innovazione, ma la conservazione. Il nome stesso del suo stile, Tō’on-ryū, che significa “Stile di Higaonna” (dove “Tō’on” è la pronuncia giapponese dei caratteri cinesi del nome di Higaonna), è una dichiarazione d’intenti. Esso incarna la sua devozione e il suo desiderio di trasmettere l’arte del suo maestro nella sua forma più pura e incontaminata, senza aggiunte o modifiche significative. Questa pagina, strutturata come un libro, si propone di esplorare in profondità la vita, le opere e il pensiero di questo straordinario maestro. Analizzeremo i suoi anni giovanili, il rigoroso addestramento sotto Higaonna Kanryō, la nascita e le caratteristiche tecniche del suo stile, e l’impatto duraturo che ha avuto sulle generazioni successive. Attraverso l’analisi dei suoi kata, dei suoi principi e della sua eredità, cercheremo di restituire a Kyoda Juhatsu il posto che merita nella storia del karate: quello di un gigante silenzioso, un pilastro fondamentale la cui dedizione ha permesso a una delle più preziose gemme del budō okinawense di giungere fino a noi.

Gli Anni della Formazione: Dalle Origini all'Incontro con il Karate

Kyoda Juhatsu nacque il 5 dicembre 1887 a Naha, la vibrante capitale di Okinawa, in un’epoca di profonde trasformazioni sociali e politiche. Solo pochi anni prima, nel 1879, il Regno delle Ryūkyū era stato formalmente annesso al Giappone, diventando la Prefettura di Okinawa. Questo evento segnò la fine di un’era e l’inizio di un processo di modernizzazione e “giapponesizzazione” che avrebbe influenzato ogni aspetto della vita okinawense, comprese le arti marziali. La famiglia Kyoda apparteneva a una classe sociale agiata e rispettata. Suo padre, Kyoda Juei, era una figura di un certo rilievo, il che permise al giovane Juhatsu di ricevere un’educazione di buon livello, un privilegio non comune per l’epoca. Questa formazione culturale si rivelerà fondamentale nel corso della sua vita, conferendogli una profondità di pensiero e una capacità di analisi che applicherà anche allo studio del karate. Fin da giovane, Kyoda Juhatsu mostrò una costituzione fisica non particolarmente robusta. Era un ragazzo di salute cagionevole, e fu proprio questa sua fragilità a spingere la famiglia a cercare un modo per irrobustirlo e migliorare la sua salute. A Okinawa, la risposta a una tale esigenza era quasi scontata: la pratica delle arti marziali locali, conosciute allora come “Te” o “Tōde”. Queste discipline, nate dalla fusione di tecniche di combattimento autoctone e stili cinesi, erano rinomate non solo per la loro efficacia difensiva, ma anche per i loro benefici sulla salute fisica e mentale.


L’introduzione di Kyoda al mondo del budō non fu immediata. Il suo primo incontro con la disciplina marziale avvenne attraverso un amico di famiglia e maestro di Naha-te di nome Higaonna Kanryō. Tuttavia, a causa della sua giovane età e della sua costituzione gracile, inizialmente non fu accettato come allievo diretto. Higaonna Kanryō era un maestro estremamente selettivo e rigoroso, reduce da un lungo periodo di studio in Cina, a Fuzhou, dove aveva appreso le arti della Gru Bianca del Fujian. Egli non accettava chiunque nel suo dojo; cercava allievi dotati di una ferrea determinazione e di un carattere solido. Il giovane Kyoda, tuttavia, non si perse d’animo. Iniziò il suo percorso marziale sotto la guida di un altro insegnante, il cui nome non è sempre riportato con certezza dalle fonti, ma che probabilmente lo preparò fisicamente e mentalmente per quello che sarebbe stato l’addestramento ben più arduo con il maestro Higaonna. Questo periodo preliminare, durato alcuni anni, fu cruciale. Permise a Kyoda di gettare le fondamenta fisiche necessarie: rinforzò il suo corpo, migliorò la sua resistenza e, soprattutto, coltivò la pazienza e la perseveranza che sarebbero state indispensabili per superare le prove future. Intorno al 1902, all’età di circa 15 anni, Kyoda Juhatsu fu finalmente ritenuto pronto e venne formalmente accettato come allievo da Higaonna Kanryō. Questo momento segnò una svolta epocale nella sua vita. Entrò a far parte di un gruppo ristretto e privilegiato di studenti che avrebbero ricevuto direttamente gli insegnamenti di uno dei più grandi maestri che Okinawa avesse mai conosciuto. In quel dojo, avrebbe condiviso il sudore e la fatica con un altro giovane destinato a diventare una leggenda: Miyagi Chōjun.

L'Apprendistato con Higaonna Kanryō: Forgiare Mente e Corpo

L’addestramento sotto la guida di Higaonna Kanryō era leggendariamente severo, un’esperienza che trascendeva la mera pratica fisica per diventare un percorso di forgiatura totale dell’individuo. Per Kyoda Juhatsu, quegli anni, che si protrassero fino alla morte del maestro nel 1916, furono i più formativi e decisivi della sua intera esistenza. Il dojo di Higaonna non era un luogo per i deboli di cuore o di spirito. Le lezioni erano estenuanti e si concentravano su un numero limitato di principi e tecniche, ripetuti fino al raggiungimento di un livello di padronanza quasi sovrumano. Il fulcro dell’insegnamento era il kata Sanchin (三戦, “tre battaglie”). Questo kata, eseguito lentamente e con una tensione muscolare dinamica e una respirazione profonda e sonora (ibuki), era considerato la pietra angolare del Naha-te. Higaonna Kanryō lo utilizzava non solo come metodo di combattimento, ma come una vera e propria forma di meditazione in movimento, un esercizio per unificare mente, corpo e spirito. Kyoda e i suoi compagni di allenamento, tra cui Miyagi Chōjun, passavano ore, giorni, mesi e anni a perfezionare Sanchin. Si dice che Higaonna richiedesse ai suoi allievi di praticare il kata per almeno tre anni prima di introdurli a qualsiasi altra forma. Durante l’esecuzione, il maestro controllava personalmente ogni allievo, testando la loro postura e la loro stabilità con spinte e colpi, assicurandosi che il loro “shime” (la contrazione muscolare) fosse perfetto e che il loro radicamento al suolo fosse incrollabile. Questo addestramento ossessivo sul Sanchin non solo costruiva una potenza fisica straordinaria e una struttura corporea solida come la roccia, ma coltivava anche una forza di volontà indomabile e una concentrazione mentale assoluta.


Oltre al Sanchin, l’addestramento prevedeva un intenso lavoro di condizionamento fisico (hojo undō). Gli allievi utilizzavano attrezzi tradizionali di Okinawa per sviluppare la forza funzionale: i “chi’ishi” (leve di pietra), i “nigiri-game” (giare per la presa), i “makiwara” (pali di paglia da colpire) e i “kongoken” (anelli ovali di metallo). Ogni attrezzo era studiato per potenziare aspetti specifici del combattimento: la forza dei polsi e delle dita, la potenza dei colpi, la stabilità del baricentro. Kyoda Juhatsu, nonostante la sua costituzione inizialmente fragile, si immerse completamente in questa routine spartana. La sua dedizione e la sua intelligenza gli permisero di comprendere a fondo i principi biomeccanici e fisiologici che stavano alla base di quegli esercizi. Non si limitava a eseguire meccanicamente ciò che gli veniva richiesto, ma analizzava, interiorizzava e faceva suoi i concetti di radicamento, connessione corporea e generazione di potenza dal centro del corpo (tanden). Il rapporto con il maestro Higaonna era profondo e basato su un rispetto quasi filiale. Higaonna non era solo un insegnante di tecniche, ma un mentore di vita. Insegnava con l’esempio, e la sua integrità, la sua umiltà e la sua dedizione totale al “Te” lasciarono un’impronta indelebile su Kyoda. Questo legame fu così forte che, anche dopo la morte del maestro, Kyoda continuò a considerarsi un suo eterno allievo. La sua decisione di chiamare il proprio stile “Tō’on-ryū” (Stile di Higaonna) fu il tributo più alto e sincero che potesse rendere all’uomo che lo aveva trasformato da ragazzo cagionevole a maestro di arti marziali rispettato e potente. L’esperienza con Higaonna Kanryō fornì a Kyoda Juhatsu non solo un bagaglio tecnico, ma una filosofia di vita e una missione: preservare quel tesoro di conoscenza con la massima fedeltà possibile.

La Nascita del Tō'on-ryū: La Sintesi di una Vita

Dopo la morte del suo amato maestro Higaonna Kanryō nel 1916, Kyoda Juhatsu si trovò di fronte a un bivio. Come avrebbe potuto onorare al meglio l’eredità ricevuta? Come avrebbe potuto assicurarsi che gli insegnamenti del suo maestro non andassero perduti o alterati nel tempo? La risposta a queste domande si concretizzò nella fondazione del suo stile, il Tō’on-ryū. Questo non fu un atto di auto-celebrazione, ma piuttosto un atto di suprema devozione. La scelta del nome, come già accennato, fu emblematica. Utilizzando l’on’yomi (lettura sino-giapponese) dei kanji del nome di Higaonna Kanryō, Kyoda volle mettere in chiaro fin da subito che il suo non era un “nuovo” stile, ma la continuazione diretta e fedele della scuola del suo maestro. Il Tō’on-ryū, quindi, può essere considerato una sorta di “capsula del tempo” del Naha-te di fine Ottocento e inizio Novecento. A differenza del suo condiscepolo Miyagi Chōjun, che sentì la necessità di organizzare, sistematizzare e in parte modificare l’arte per renderla più accessibile e adatta ai tempi moderni (culminando nella creazione del Gōjū-ryū), Kyoda adottò un approccio da “purista”. Il suo obiettivo principale era la conservazione esatta di ciò che aveva appreso, senza aggiunte, sottrazioni o reinterpretazioni significative. Questa filosofia si riflette in ogni aspetto del Tō’on-ryū.


La formalizzazione dello stile avvenne gradualmente. Dopo la morte di Higaonna, Kyoda continuò ad allenarsi e a insegnare privatamente a un piccolo gruppo di allievi. Nel 1933, le arti marziali di Okinawa ottennero un importante riconoscimento ufficiale quando furono registrate presso la prestigiosa associazione giapponese Dai Nippon Butokukai. In questa occasione, Miyagi Chōjun registrò formalmente il nome Gōjū-ryū. L’anno successivo, nel 1934, anche Kyoda Juhatsu sentì la necessità di dare un nome ufficiale alla sua scuola per preservarne l’identità e il lignaggio. Fu allora che nacque ufficialmente il Tō’on-ryū. La struttura del Tō’on-ryū riflette la pedagogia di Higaonna Kanryō. Il curriculum è conciso e profondo, incentrato su un numero relativamente piccolo di kata. L’enfasi è posta sulla padronanza assoluta dei fondamentali piuttosto che sull’accumulo di un vasto repertorio di tecniche. Il Sanchin rimane il cuore pulsante dello stile, la pratica fondamentale attorno alla quale ruota tutto il resto. Kyoda insisteva sul fatto che il Sanchin del Tō’on-ryū fosse quello originale di Higaonna, eseguito con le mani aperte (nukite), a differenza della versione a pugno chiuso (seiken) che Miyagi Chōjun avrebbe poi standardizzato nel Gōjū-ryū. Questa è una delle distinzioni tecniche più evidenti tra i due stili fratelli. Oltre ai kata, il Tō’on-ryū pone un’enfasi enorme sull’hojo undō (esercizi di condizionamento con attrezzi) e sul kiso kumite (combattimento fondamentale), pratiche che mirano a sviluppare una potenza reale e applicabile. La filosofia del Tō’on-ryū è intrinsecamente legata al concetto di “Shu-Ha-Ri” (守破離), un principio delle arti marziali giapponesi che descrive le fasi dell’apprendimento. Kyoda Juhatsu si posizionò saldamente nella fase “Shu” (守), che significa “proteggere” o “obbedire”. Egli si considerava il protettore della tradizione, colui che doveva mantenere intatte le regole e le tecniche fondamentali trasmesse dal maestro. Lasciò ad altri, come Miyagi, l’esplorazione delle fasi “Ha” (rompere con la tradizione) e “Ri” (trascendere, creare qualcosa di nuovo). La nascita del Tō’on-ryū non fu quindi la creazione di qualcosa di nuovo, ma la consacrazione di qualcosa di antico, un’eredità preziosa affidata alle mani di un custode fedele e scrupoloso.

I Pilastri del Tō'on-ryū: I Kata e la loro Essenza

Il cuore e l’anima di qualsiasi stile di karate tradizionale risiedono nei suoi kata, le forme che fungono da enciclopedie viventi di tecniche, principi e strategie di combattimento. Nel Tō’on-ryū di Kyoda Juhatsu, i kata rappresentano i pilastri su cui si fonda l’intera struttura dell’arte, e la loro pratica è considerata il veicolo principale per la trasmissione della conoscenza. Il curriculum dei kata del Tō’on-ryū è volutamente snello, rispecchiando la filosofia conservatrice del suo fondatore e la pedagogia del suo maestro, Higaonna Kanryō. L’idea non è collezionare quante più forme possibili, ma scavare in profondità in un numero limitato di esse, svelandone strato dopo strato i significati più reconditi (bunkai). Il kata fondamentale, come già ampiamente sottolineato, è il Sanchin. Nel Tō’on-ryū, il Sanchin è considerato l’alfa e l’omega della pratica. È la prima forma che si impara e l’ultima che si smette di perfezionare. La versione praticata nello stile di Kyoda, fedele a quella che si ritiene essere la versione originale di Higaonna, è eseguita con le mani aperte. Questo non è un dettaglio secondario. La mano aperta permette un’applicazione più varia delle tecniche (colpi di punta, colpi di taglio, prese, leve) e pone un’enfasi diversa sulla connessione energetica e sulla sensibilità tattile. Il Sanchin del Tō’on-ryū è un esercizio isotonico che costruisce una struttura corporea forte ma flessibile, insegna una respirazione profonda e potente (ibuki) che ossigena il corpo e calma la mente, e sviluppa una stabilità e un radicamento al suolo che sono il prerequisito per ogni tecnica efficace.


Accanto al Sanchin, il curriculum del Tō’on-ryū include una serie di kata “kaishu” (kata a mano aperta, più fluidi e complessi del Sanchin), che si ritiene provengano direttamente dall’insegnamento di Higaonna Kanryō. Questi sono:

  • Sesan (十三): Uno dei kata più antichi e importanti del Naha-te. È un kata potente, caratterizzato da cambi di direzione rapidi, tecniche a corta distanza e un mix di movimenti duri e morbidi. La sua pratica sviluppa la stabilità in movimento e l’applicazione di tecniche potenti da posizioni basse.
  • Sanseru (三十六): Un kata più lungo e complesso, che introduce una maggiore varietà di tecniche di mano, calci bassi e spostamenti. Richiede un notevole controllo del ritmo e della dinamica.
  • Pechurin (百步連): Questo è forse il kata più avanzato e rappresentativo del lignaggio di Higaonna. Il suo nome significa “cento passi concatenati” e si dice che fosse il kata preferito del maestro. È caratterizzato da movimenti circolari, tecniche evasive, leve articolari e proiezioni. È un kata che richiede anni di pratica per essere compreso anche solo superficialmente e rappresenta l’apice tecnico dello stile.

Oltre a questi kata, che costituiscono il nucleo trasmesso da Higaonna, Kyoda Juhatsu preservò e insegnò anche un altro kata: il Jion (慈恩). Questo kata non appartiene al lignaggio del Naha-te di Higaonna, ma proviene dalla tradizione dello Shuri-te. Kyoda lo apprese durante la sua giovinezza, prima di diventare allievo di Higaonna, probabilmente dal maestro Tomigusuku. La sua decisione di includerlo nel curriculum del Tō’on-ryū è significativa. Mostra che, pur essendo un purista del Naha-te, Kyoda riconosceva il valore di altre tradizioni e non era un dogmatico. Il Jion del Tō’on-ryū, tuttavia, è eseguito con la tipica sensazione e potenza del Naha-te, adattato alla biomeccanica e ai principi dello stile. La pratica del kata nel Tō’on-ryū non è mai una performance estetica. Ogni movimento deve essere eseguito con intenzione marziale. L’analisi delle applicazioni (bunkai) è fondamentale e viene studiata in modo realistico e funzionale, concentrandosi su tecniche di autodifesa a corta distanza, prese, colpi ai punti vitali, squilibri e controllo dell’avversario. Attraverso questi pilastri, Kyoda Juhatsu è riuscito a preservare e trasmettere un sistema di combattimento completo, profondo e coerente, un’eredità inestimabile per il mondo del karate.

L'Uomo Oltre il Maestro: Aneddoti e Principi di Vita

Parlare di Kyoda Juhatsu significa parlare non solo di un tecnico marziale superbo, ma anche di un uomo di grande spessore morale e intellettuale. La sua personalità, umile e riservata, e i suoi principi di vita sono tanto parte della sua eredità quanto i kata e le tecniche del Tō’on-ryū. Il messaggio che ha voluto lasciare trascende il combattimento e si addentra nel campo dello sviluppo umano. Uno dei tratti più distintivi di Kyoda era la sua profonda umiltà. Nonostante fosse uno dei più anziani e rispettati allievi di Higaonna Kanryō e il fondatore di una scuola riconosciuta, non cercò mai i riflettori. Viveva una vita semplice, dedicata all’insegnamento a piccoli gruppi di allievi selezionati e al suo lavoro (per un periodo lavorò come insegnante scolastico). Questa mancanza di auto-promozione è uno dei motivi per cui il suo nome è meno conosciuto a livello internazionale rispetto a quello di altri maestri. Tuttavia, per chi lo conosceva, la sua abilità era fuori discussione. Si narra un aneddoto significativo che illustra bene sia la sua abilità sia il suo carattere. Un giorno, mentre si trovava in una situazione potenzialmente pericolosa con un individuo aggressivo, Kyoda, invece di ricorrere a tecniche vistose, semplicemente afferrò il polso dell’aggressore. La sua presa, forgiata da decenni di pratica con i nigiri-game e di contrazioni del Sanchin, fu così potente e scioccante che l’uomo si sottomise immediatamente, senza che fosse necessario sferrare un solo colpo. Questo episodio racchiude l’essenza della sua arte: efficacia massima con il minimo sforzo, controllo totale della situazione e un approccio che privilegia sempre la de-escalation rispetto alla violenza gratuita.


Il suo messaggio principale ai suoi allievi era incentrato sul concetto di “Bunbu Ryōdō” (文武両道), “la doppia via della penna e della spada”. Essendo un uomo istruito, Kyoda credeva fermamente che lo sviluppo marziale dovesse andare di pari passo con lo sviluppo intellettuale e morale. Un vero artista marziale non era un semplice combattente, ma un individuo colto, equilibrato e responsabile. Insegnava che la forza acquisita attraverso il karate doveva essere sempre controllata dalla saggezza e dalla compassione. L’obiettivo ultimo della pratica non era sconfiggere gli altri, ma sconfiggere i propri demoni interiori: l’ego, la paura, la rabbia. Un altro principio cardine del suo insegnamento era il rispetto assoluto per il lignaggio e la tradizione. La sua intera esistenza marziale fu un omaggio al suo maestro Higaonna Kanryō. Insegnava ai suoi studenti a essere grati per la conoscenza ricevuta e a sentirsi responsabili della sua corretta trasmissione. Questo senso di dovere e di custodia è forse l’aspetto più importante della sua eredità. In un mondo marziale sempre più orientato allo sport e alla competizione, il messaggio di Kyoda ci ricorda l’importanza delle radici, della profondità e della pratica come via di auto-perfezionamento (dō). La sua vita dimostra che la vera grandezza di un maestro non si misura dalla sua fama o dal numero dei suoi allievi, ma dalla qualità del suo carattere e dalla fedeltà con cui preserva e trasmette il tesoro che gli è stato affidato. Kyoda Juhatsu non insegnava semplicemente a combattere; insegnava a vivere una vita di disciplina, integrità e umiltà, principi che oggi, forse più che mai, risultano di fondamentale importanza.

L'Eredità del Drago: Gli Allievi e la Continuazione dello Stile

L’eredità di un maestro di arti marziali non si misura solo dalla purezza della sua tecnica o dalla profondità della sua filosofia, ma anche, e forse soprattutto, dalla capacità dei suoi allievi di portare avanti la sua torcia. Kyoda Juhatsu, nella sua vita discreta e lontana dai clamori, si dedicò a formare un numero ristretto ma eccezionale di studenti, ai quali affidò il compito di preservare il Tō’on-ryū per le generazioni future. La sua eredità, come un fiume carsico, ha continuato a scorrere, a volte nascosta ma mai prosciugata, garantendo che lo stile di Higaonna, nella sua forma più pura, sopravvivesse fino ai giorni nostri. Due figure, in particolare, emergono come i principali eredi del suo insegnamento, coloro che ricevettero il “menkyo kaiden” (il certificato di piena trasmissione) e che assicurarono la continuità dello stile dopo la sua morte, avvenuta nel 1968. Essi furono Kanzaki Kamesuke e Iraha Chōkō. Questi due maestri, pur condividendo lo stesso lignaggio, rappresentarono due rami distinti nella diffusione del Tō’on-ryū, uno in Giappone continentale e l’altro nella sua terra natale, Okinawa. Kanzaki Kamesuke (1898-1985) fu uno degli allievi più anziani e devoti di Kyoda Juhatsu. Si trasferì nella regione del Kansai, in Giappone, e lì fondò il suo dojo, diventando il principale diffusore del Tō’on-ryū al di fuori di Okinawa. Grazie al suo lavoro, lo stile mise radici solide in Giappone, creando una linea di successione che continua ancora oggi. La scuola di Kanzaki è nota per la sua aderenza estremamente rigorosa ai metodi di insegnamento e ai principi di Kyoda, mantenendo viva la tradizione con una fedeltà quasi archeologica.


Iraha Chōkō (1903-1983), d’altra parte, rimase a Okinawa e divenne il successore designato da Kyoda nella terra d’origine del karate. Anch’egli allievo di lunga data e profondamente rispettato, ricevette da Kyoda il compito di guidare la scuola dopo la sua scomparsa. Iraha fu una figura chiave per la sopravvivenza del Tō’on-ryū a Okinawa, in un periodo in cui stili più grandi e organizzati come il Gōjū-ryū e lo Shōrin-ryū dominavano la scena. Il suo insegnamento continuò a essere caratterizzato dalla stessa enfasi sulla qualità piuttosto che sulla quantità, attraendo praticanti seri e dediti alla preservazione dell’arte. Oltre a questi due pilastri, Kyoda Juhatsu influenzò anche altri praticanti. È interessante notare le sue interazioni con altri maestri. Ad esempio, si sa che ebbe scambi e discussioni tecniche con Mabuni Kenwa, il fondatore dello Shitō-ryū. Mabuni, noto per la sua conoscenza enciclopedica dei kata, apprese da Kyoda la sua versione del kata Pechurin, che incorporò nel vasto curriculum del suo stile. Questo dimostra il rispetto di cui Kyoda godeva tra i suoi pari, anche al di fuori della sua cerchia ristretta. Oggi, il Tō’on-ryū rimane uno stile relativamente di nicchia, praticato da un numero limitato di persone in tutto il mondo. Tuttavia, la sua importanza storica e tecnica è immensa. Le organizzazioni che discendono da Kanzaki e Iraha continuano a preservare gelosamente l’insegnamento di Kyoda Juhatsu. Ogni praticante di Tō’on-ryū è consapevole di essere un anello di una catena preziosa, un custode di una tradizione che risale direttamente a uno dei più grandi maestri del Naha-te. L’eredità di Kyoda non è fatta di grandi numeri o di stadi pieni, ma di dojo silenziosi dove il suono del respiro nel Sanchin e il colpo sordo sul makiwara continuano a raccontare la storia di un uomo che dedicò la sua vita a proteggere un tesoro.

Kyoda Juhatsu nel Contesto delle Arti Marziali Okinawensi

Per apprezzare pienamente il contributo e la specificità di Kyoda Juhatsu, è essenziale collocarlo nel suo contesto storico e marziale. La sua figura non può essere compresa in isolamento, ma deve essere vista come parte di un affresco più ampio: quello del karate di Okinawa all’inizio del XX secolo, un’epoca d’oro caratterizzata da una straordinaria fioritura di maestri e stili. Il karate di Okinawa, in quel periodo, era comunemente suddiviso, in modo un po’ semplicistico ma utile, in tre correnti principali, basate sulle città in cui si erano sviluppate: Shuri-te, Tomari-te e Naha-te. Lo Shuri-te, praticato nei dintorni del castello di Shuri, era l’arte della nobiltà e della classe guerriera (pechin). Era caratterizzato da movimenti rapidi, posizioni lunghe e strategie di combattimento a lunga e media distanza. I suoi esponenti più celebri furono Matsumura Sōkon e il suo allievo Itosu Ankō. Il Tomari-te, del villaggio di Tomari, era una sorta di via di mezzo, influenzato sia da Shuri che da Naha. Il Naha-te, l’arte del porto commerciale di Naha, era invece profondamente influenzato dagli stili di combattimento della Cina meridionale, in particolare dal Kung Fu della Gru Bianca del Fujian. Era caratterizzato da posizioni corte e stabili, movimenti circolari, tecniche a corta distanza, una respirazione potente e un intenso lavoro di condizionamento fisico. Il suo più grande esponente, colui che lo portò al suo massimo sviluppo, fu proprio Higaonna Kanryō. Kyoda Juhatsu, quindi, è un figlio diretto e purissimo della tradizione del Naha-te.


Il suo percorso è indissolubilmente legato a quello del suo “fratello marziale”, Miyagi Chōjun. Entrambi furono i migliori allievi di Higaonna Kanryō, ed entrambi dedicarono la loro vita a perpetuarne l’eredità. Tuttavia, le loro strade divergevano nell’approccio. Miyagi fu un innovatore. Viaggiò in Cina per approfondire le sue ricerche, studiò la fisiologia e l’anatomia, e sentì la necessità di strutturare l’arte del suo maestro in un sistema più moderno e completo. Creò i kata gekisai per i principianti, sviluppò esercizi di riscaldamento (junbi undō), e formalizzò il kata Sanchin nella versione a pugno chiuso. Diede alla sua scuola il nome di Gōjū-ryū (“Stile del Duro-Morbido”), ispirandosi a un passaggio del Bubishi (un antico testo cinese sulle arti marziali), e lavorò instancabilmente per la sua diffusione, anche nelle scuole pubbliche. Kyoda, al contrario, fu un conservatore. Il suo approccio può essere definito “archeologico”. Non sentì il bisogno di aggiungere o modificare nulla. La sua missione era preservare l’insegnamento di Higaonna così come lo aveva ricevuto, nella sua forma originale e senza filtri. Il Tō’on-ryū è, di fatto, il karate di Higaonna Kanryō. Questa dicotomia tra l’innovatore (Miyagi) e il conservatore (Kyoda) non deve essere vista in termini di “migliore” o “peggiore”. Entrambi i maestri hanno dato un contributo fondamentale e insostituibile. Senza la visione di Miyagi, il Naha-te forse non avrebbe mai raggiunto la fama mondiale che ha oggi sotto il nome di Gōjū-ryū. Senza la dedizione di Kyoda, avremmo forse perso per sempre un accesso diretto e prezioso all’arte originale di Higaonna, una versione più antica e meno “sistematizzata” del Naha-te. Il Tō’on-ryū di Kyoda Juhatsu agisce quindi come un prezioso controllo storico e tecnico. Studiandolo, possiamo comprendere meglio le radici del Gōjū-ryū e apprezzare le scelte evolutive fatte da Miyagi. Kyoda Juhatsu, insieme ad altri grandi maestri come Funakoshi Gichin (fondatore dello Shōtōkan), Mabuni Kenwa (fondatore dello Shitō-ryū) e Motobu Chōki, appartiene a quella generazione di giganti che ha traghettato il karate dal suo status di arte segreta di una piccola isola a disciplina praticata e rispettata in tutto il mondo. Il suo ruolo specifico fu quello del custode silenzioso, il guardiano della fiamma originale del Naha-te.

Fonti e Riferimenti Bibliografici

La ricostruzione della vita e dell’opera di un maestro come Kyoda Juhatsu si basa su una combinazione di tradizione orale, testimonianze dirette dei suoi allievi e opere scritte da storici e ricercatori di arti marziali. Poiché Kyoda stesso non ha lasciato opere scritte estese, le fonti sono spesso indirette ma fondamentali per tracciarne il profilo.

Testimonianze e Lignaggi Orali: La fonte primaria di informazioni sul Tō’on-ryū e su Kyoda Juhatsu proviene dalla tradizione orale tramandata attraverso i suoi principali allievi, Kanzaki Kamesuke e Iraha Chōkō, e i loro successori. Le organizzazioni di Tō’on-ryū in Giappone e a Okinawa sono i principali depositari di questa conoscenza, che include non solo le tecniche, ma anche aneddoti, principi filosofici e la storia dello stile come fu raccontata dal fondatore.

Opere di Riferimento sulle Arti Marziali di Okinawa: Molti dei più importanti libri sulla storia del karate di Okinawa dedicano sezioni o menzioni significative a Kyoda Juhatsu, spesso nel contesto del suo rapporto con Higaonna Kanryō e Miyagi Chōjun.

  • Bishop, Mark. Okinawan Karate: Teachers, Styles and Secret Techniques. A & C Black, London, 1989. Quest’opera è una delle più celebri e accessibili guide agli stili di karate di Okinawa. Contiene un capitolo dedicato al Naha-te e fornisce informazioni preziose su Higaonna, Miyagi e Kyoda, evidenziando le differenze tra Gōjū-ryū e Tō’on-ryū.
  • McCarthy, Patrick. Ancient Okinawan Martial Arts: Koryu Uchinadi. Tuttle Publishing, 1999. McCarthy, uno dei massimi esperti del Bubishi, offre una prospettiva storica profonda sulle radici cinesi del Naha-te. Il suo lavoro aiuta a contestualizzare l’insegnamento di Higaonna e, di conseguenza, l’arte preservata da Kyoda.
  • Hokama, Tetsuhiro. Okinawa Karatedo Kobudo no Shinzui (The True Essence of Okinawan Karate and Kobudo). Naha, 1999. Hokama, maestro di Gōjū-ryū e storico, fornisce una prospettiva “interna” sulla storia del karate di Naha. Le sue opere, spesso in giapponese, sono considerate fonti di grande autorevolezza.
  • Kinjo, Akio. Karate-den Shinroku (True Record of the Karate Tradition). Pubblicato in vari articoli e poi raccolto in volume, il lavoro di Kinjo è fondamentale per comprendere le sfumature tecniche e storiche del Naha-te, comprese le specificità dello stile di Kyoda.

Articoli e Risorse Online: Diversi siti web e blog gestiti da praticanti e storici seri di arti marziali offrono articoli dettagliati e ben documentati. È importante fare riferimento a fonti autorevoli, come i siti ufficiali delle organizzazioni di Tō’on-ryū o i blog di ricercatori riconosciuti.

  • I siti delle federazioni di Tō’on-ryū in Giappone e Okinawa.
  • Articoli di storici come Andreas Quast e Joe Swift, che spesso traducono e analizzano fonti giapponesi non disponibili al grande pubblico.

La combinazione di queste fonti permette di costruire un’immagine coerente e dettagliata di Kyoda Juhatsu, riconoscendone il ruolo cruciale come anello di congiunzione diretto con l’arte di Higaonna Kanryō e come fondatore di uno stile che rappresenta un tesoro storico e tecnico del karate mondiale.

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Le informazioni contenute in questa pagina sono state raccolte, elaborate e presentate al meglio delle conoscenze attuali, basandosi su fonti storiche, accademiche e sulla tradizione orale delle arti marziali. L’obiettivo è fornire una panoramica completa e rispettosa della vita e dell’eredità del maestro Kyoda Juhatsu.

Tuttavia, è importante tenere presente quanto segue:

  1. Natura Storica: La storia delle arti marziali di Okinawa, specialmente per il periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo, si basa spesso su una tradizione orale e su documenti scarsi. Alcuni dettagli, date o aneddoti possono variare a seconda delle fonti e delle linee di successione. Le informazioni qui presentate rappresentano una sintesi delle versioni più accreditate, ma non possono essere considerate come verità assolute e incontestabili.
  2. Scopo Informativo: Questa pagina ha uno scopo puramente informativo, culturale ed educativo. Non intende in alcun modo sostituirsi all’insegnamento diretto di un maestro qualificato di Tō’on-ryū o di qualsiasi altra arte marziale. La pratica del karate, se eseguita senza la supervisione di un istruttore competente, può essere pericolosa e causare infortuni.
  3. Nessuna Approvazione Ufficiale: La redazione di questa pagina è un’iniziativa indipendente e non è affiliata, approvata o sostenuta da nessuna organizzazione ufficiale di Tō’on-ryū, né da altre federazioni di arti marziali. Le interpretazioni e le analisi presentate sono frutto di una sintesi di fonti esterne.
  4. Rispetto per la Tradizione: È stata posta la massima cura nel trattare con rispetto la figura di Kyoda Juhatsu, dei suoi maestri, dei suoi allievi e della tradizione che ha fondato. Ogni eventuale imprecisione non è intenzionale e deriva dalla difficoltà di ricostruire eventi storici complessi.
  5. Continua Ricerca: La storia delle arti marziali è un campo di studio in continua evoluzione. Nuove ricerche, traduzioni e scoperte possono portare a una migliore comprensione del passato. Le informazioni qui contenute riflettono lo stato della conoscenza al momento della stesura.

Si invita il lettore a utilizzare questa pagina come punto di partenza per ulteriori approfondimenti e a consultare sempre fonti multiple per ottenere una visione il più possibile completa e sfaccettata.

A cura di F. Dore – 2025

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