Tabella dei Contenuti
COSA E'
Definire la Nova Scrimia in modo esaustivo richiede di andare oltre una semplice etichetta di “arte marziale” o “scherma storica”. È, nella sua essenza più profonda, un ponte culturale e pratico gettato tra il passato glorioso della tradizione marziale italiana e il presente. Non si tratta di una riesumazione nostalgica, né di una rievocazione teatrale, ma di un sistema marziale vivo, pulsante e scientifico, un metodo strutturato di ricerca e applicazione che mira a rivitalizzare i principi, le tecniche e la filosofia della scherma italiana così come fu concepita e insegnata dai grandi Maestri dal XIV al XVII secolo. È “Nova” non perché inventi qualcosa di arbitrario, ma perché applica una metodologia moderna e un approccio critico per ridare vita e funzionalità a un sapere “Antico”. È “Scrimia”, utilizzando il termine arcaico per “scherma”, per sottolineare il suo distacco dalla scherma puramente sportiva e per riallacciarsi direttamente all’arte del combattimento nella sua accezione più completa e integrata, che includeva non solo l’uso della spada, ma anche la lotta a mani nude e l’impiego di diverse armi.
Il cuore del progetto Nova Scrimia risiede in un’opera che può essere paragonata a quella di un archeologo marziale o di un filologo del combattimento. Il punto di partenza non è l’immaginazione o la convenzione, ma lo studio rigoroso e meticoloso delle fonti primarie: i trattati di scherma scritti dai maestri italiani. Opere come il “Flos Duellatorum” di Fiore dei Liberi, il “De Arte Gladiatoria Dimicandi” di Filippo Vadi o l’ “Opera Nova” di Achille Marozzo non sono visti come semplici manuali di istruzioni, ma come veri e propri testi scientifici di un’epoca passata, che codificano un sapere marziale sofisticato basato su principi di geometria, biomeccanica, tempismo e strategia. L’obiettivo della Nova Scrimia è decifrare questo linguaggio, comprenderne la logica interna e tradurlo in un sistema didattico coerente, progressivo e soprattutto funzionale, che possa essere appreso e applicato da un praticante contemporaneo. Questo processo di traduzione non è letterale, ma interpretativo; richiede di calarsi nella mentalità del tempo, di comprendere il contesto in cui quelle tecniche venivano usate – un contesto di duelli reali, di difesa personale, di guerra – e di estrarne i principi universali che rimangono validi anche oggi.
In questo senso, la Nova Scrimia si distingue nettamente da altre discipline apparentemente simili. A differenza della scherma sportiva (fioretto, spada, sciabola), il suo fine non è l’ottenimento di un punto secondo un regolamento convenzionale, ma la simulazione efficace e sicura di un confronto reale. Ciò comporta un’attenzione radicalmente diversa alla gestione della distanza (la “misura”), alla validità dei colpi (non basta “toccare”, bisogna colpire in modo realistico), alla difesa (la parata non è solo un’interruzione dell’azione avversaria, ma l’inizio di un contrattacco), e all’integrazione tra l’arma e il corpo. La scherma sportiva ha volutamente sacrificato aspetti di realismo marziale per guadagnare in velocità, atletismo e oggettività del punteggio, trasformandosi in uno sport magnifico ma fondamentalmente diverso dalla sua matrice originaria. La Nova Scrimia compie il percorso inverso: parte dalla matrice storica per recuperarne la logica marziale.
Allo stesso tempo, si differenzia dalla rievocazione storica. Sebbene il rispetto per la storia e l’accuratezza filologica siano fondamentali, lo scopo del “novascrimitore” non è replicare un combattimento per un pubblico, indossando un’armatura fedele all’originale per una fiera o una manifestazione. L’obiettivo è interiorizzare l’arte, farla propria, comprendere i suoi meccanismi a un livello profondo, così da poterli utilizzare in un contesto di allenamento vivo e dinamico, come l’assalto libero. L’abbigliamento e le protezioni utilizzate, pur ispirandosi a criteri di funzionalità storica, sono moderni e progettati per garantire la massima sicurezza durante la pratica intensa. Il focus è sulla sostanza del combattimento, non sull’apparenza esteriore. È un’arte marziale da praticare, non uno spettacolo da inscenare.
Una delle colonne portanti che definisce cosa sia la Nova Scrimia è il suo approccio metodologico. Il sistema non è una congerie di tecniche prese da maestri diversi e messe insieme in modo casuale. È, al contrario, un sistema integrato che si fonda su principi unificanti. Il primo tra questi è il principio geometrico-spaziale. Il combattimento è visto come un problema geometrico da risolvere, in cui le linee di attacco e di difesa, gli angoli, i cerchi e le traiettorie non sono casuali ma seguono una logica precisa. Il praticante impara a “leggere” lo spazio tra sé e l’avversario, a riconoscere le aperture e a creare varchi nella difesa altrui attraverso un controllo sapiente della propria postura e del movimento dell’arma. Le “poste”, ovvero le guardie, non sono posizioni statiche, ma atteggiamenti dinamici, carichi di potenziale, pronti a scattare in attacco, difesa o contrattacco, coprendo determinate linee e minacciandone altre.
Un altro principio cardine è quello della biomeccanica. Ogni movimento, ogni colpo, ogni parata viene studiato per essere il più efficiente possibile, sfruttando la catena cinetica del corpo. Il colpo non parte solo dal braccio, ma nasce dai piedi, si trasmette attraverso la rotazione delle anche e del busto e si finalizza nella mano e nell’arma. Questo non solo massimizza la potenza e la velocità, ma garantisce anche stabilità e copertura, rendendo il praticante meno vulnerabile. Si ricerca l’economia del movimento: ottenere il massimo risultato con il minimo dispendio energetico e la minima esposizione al rischio. Questa ricerca di efficienza si traduce in un’estetica marziale particolare, un’eleganza che non è fine a se stessa, ma è la conseguenza diretta della funzionalità.
La Nova Scrimia è anche, e forse soprattutto, lo studio della relazione tra il Tempo e la Misura. La “misura” è la distanza che separa i due contendenti. Essere “in misura” significa essere alla distanza giusta per poter colpire l’avversario. Essere “fuori misura” significa essere al sicuro. Tutta la tattica schermistica si basa sul gioco di entrare e uscire dalla misura, sul costringere l’avversario a muoversi a una distanza a noi favorevole e a lui sfavorevole. Il “tempo” è l’istante, l’opportunità fugace in cui è possibile lanciare un’azione con successo. La Nova Scrimia insegna a riconoscere e a creare queste opportunità. Si studiano diverse tipologie di “tempo”: il “primo tempo” (l’attacco portato su iniziativa), il “controtempo” (l’azione che anticipa quella dell’avversario) e il “dopo tempo” (l’azione che si esegue sulla parata di un attacco avversario). L’interazione tra misura e tempo è il cuore del duello: un dialogo fatto di finte, provocazioni, movimenti e scatti improvvisi, dove l’intelligenza tattica è tanto importante quanto la preparazione fisica.
Questa complessa architettura di principi si applica a un vasto repertorio tecnico. Sebbene l’arma simbolo sia la spada (nella sua accezione di spada da lato rinascimentale o di spada a due mani medievale), la Nova Scrimia è un sistema polivalente. Il metodo che si apprende nel maneggio della spada è concepito per essere trasferibile ad altre armi della tradizione italiana, come la daga, il bastone, la lancia, e persino al combattimento a mani nude. Questo perché i principi di base – la geometria, la biomeccanica, il tempo e la misura – sono universali. La parte del sistema dedicata al combattimento a distanza ravvicinata, il cosiddetto “gioco stretto”, è di fondamentale importanza. Quando le lame si legano o la distanza si accorcia al punto da non poter più usare efficacemente i tagli e le punte, entra in gioco un repertorio di tecniche derivate dalla lotta libera: prese, leve articolari, proiezioni, disarmi. Questa integrazione tra scherma e lotta è una delle caratteristiche più distintive e autentiche della tradizione italiana, chiaramente documentata nei trattati storici (Fiore dei Liberi, ad esempio, dedica gran parte della sua opera alla lotta) e posta al centro della didattica della Nova Scrimia. Il combattimento non si ferma quando le spade si toccano, ma si trasforma.
Essendo un sistema così strutturato, la Nova Scrimia si configura anche come un percorso iniziatico, una “Via Marziale”. Il fine ultimo non è solo imparare a combattere, ma utilizzare il combattimento come strumento di crescita personale. La pratica costante sviluppa qualità fisiche come la coordinazione, l’equilibrio, la forza, la resistenza e i riflessi. Ma, in modo ancora più profondo, forgia il carattere. L’assalto, anche se praticato in totale sicurezza, è un momento di verità. Mette il praticante di fronte ai propri limiti, alle proprie paure, alla propria capacità di gestire la pressione e lo stress. Imparare a controllare il proprio corpo e la propria arma sotto la minaccia (controllata) di un avversario insegna a controllare la propria mente e le proprie emozioni. La disciplina richiesta per apprendere una tecnica complessa, la perseveranza necessaria per superare le difficoltà, il rispetto per l’istruttore e per i compagni di allenamento, l’umiltà di riconoscere i propri errori e la determinazione nel correggerli sono tutti valori che vengono coltivati sul campo di allenamento ma che si trasferiscono inevitabilmente nella vita di tutti i giorni. Il percorso del novascrimitore è un cammino verso la conoscenza di sé attraverso l’arte del combattimento.
Inoltre, la Nova Scrimia è un atto di riappropriazione culturale. In un mondo globalizzato dove le arti marziali orientali godono di enorme popolarità e riconoscimento, la Nova Scrimia ricorda all’Italia e all’Europa di possedere un patrimonio marziale altrettanto ricco, antico, sofisticato e profondo, che per troppo tempo è stato dimenticato o relegato a un interesse di nicchia. Praticare Nova Scrimia significa diventare custodi attivi di questa tradizione, contribuendo a mantenerla viva, a studiarla e a diffonderla con serietà e rispetto. Significa riscoprire le radici di un pensiero strategico e di una cultura del corpo che hanno influenzato l’intera Europa per secoli. È un modo per riconnettersi con una parte importante della propria identità storica, non in chiave nazionalistica o escludente, ma con la consapevolezza di partecipare a un dialogo culturale globale, portando il contributo unico e prezioso della tradizione italiana.
Infine, per comprendere appieno cosa sia la Nova Scrimia, è utile capire come si articola il suo percorso didattico. L’allievo non viene gettato subito nell’assalto libero. Esiste una progressione logica che parte dalle basi. Si inizia con la preparazione fisica, l’apprendimento delle posture (“poste”) e dei passi fondamentali. Si passa poi allo studio dei colpi di base, eseguiti a vuoto per curare la forma e la corretta meccanica del gesto. Successivamente, si introducono gli esercizi a coppie, prima statici e poi dinamici, per apprendere le parate e le risposte elementari. Un ruolo centrale è giocato dai cosiddetti “Giochi dei Segni” o “Assalti Formali”. Si tratta di sequenze di combattimento preordinate, l’equivalente funzionale dei kata delle arti marziali giapponesi, che permettono di studiare in un contesto sicuro e controllato delle azioni complesse, di interiorizzare il flusso del combattimento e di allenare la memoria muscolare. Solo dopo aver acquisito una solida base tecnica e un adeguato controllo, l’allievo viene introdotto gradualmente allo sparring, prima condizionato (con limitazioni su tecniche e bersagli) e infine all’assalto libero, dove può applicare in modo creativo e spontaneo tutto ciò che ha appreso, sempre nel rispetto delle regole di sicurezza e con l’equipaggiamento protettivo adeguato.
In sintesi, la Nova Scrimia è un sistema marziale a tutto tondo. È lo studio scientifico di una tradizione storica, è un metodo di combattimento efficace e funzionale, è un percorso di crescita personale e una forma di riappropriazione culturale. È un’arte che sfida il corpo, stimola l’intelletto e forgia lo spirito, offrendo al praticante del XXI secolo una chiave per accedere alla sapienza, all’eleganza e alla potenza dei grandi maestri della scherma italiana. È un dialogo ininterrotto tra passato e presente, tra teoria e pratica, tra l’acciaio della spada e la volontà di chi la impugna.
CARATTERISTICHE, FILOSOFIA E ASPETTI CHIAVE
La Nova Scrimia, come sistema marziale, si definisce attraverso un insieme coeso e profondamente interconnesso di caratteristiche, principi filosofici e aspetti metodologici chiave che ne costituiscono l’identità unica. Comprendere appieno questa disciplina significa immergersi in una visione del combattimento che è al tempo stesso antica e moderna, pragmatica e intellettuale. Non si tratta di una mera collezione di tecniche, ma di una vera e propria “scienza del combattimento” radicata in una “via marziale” di stampo squisitamente italiano, che affonda le sue radici nel pensiero rinascimentale e umanistico. La sua filosofia non è un accessorio ornamentale, ma il motore stesso che anima ogni gesto, ogni esercizio, ogni assalto.
Il fondamento ultimo su cui poggia l’intero edificio della Nova Scrimia è l’idea che l’arte marziale sia una forma di conoscenza, un percorso per comprendere la realtà del conflitto e, attraverso di esso, se stessi. Questa visione si allontana deliberatamente da un approccio puramente sportivo, dove la vittoria è definita da un punteggio convenzionale, e da uno puramente bellico, dove l’unico fine è l’annientamento dell’avversario. La Nova Scrimia si colloca in uno spazio intermedio, quello della “Via Marziale Italiana”, un percorso di auto-perfezionamento che utilizza lo studio rigoroso del combattimento come strumento per forgiare l’individuo nella sua interezza: corpo, mente e spirito. L’obiettivo non è solo creare un combattente efficace, ma un essere umano più consapevole, disciplinato, coraggioso e prudente. Questa filosofia permea ogni aspetto della pratica, trasformando l’allenamento fisico in un laboratorio di crescita personale.
Il primo pilastro: l’approccio scientifico e filologico
La caratteristica più distintiva e fondamentale della Nova Scrimia è il suo approccio metodologico. Il sistema si autodefinisce come una “scienza marziale sperimentale”, basata su un rigoroso processo di ricerca, interpretazione e validazione. Il materiale di partenza non è l’invenzione di un maestro moderno, né una tradizione orale ininterrotta (che per la scherma storica italiana si è di fatto estinta), ma un corpus di fonti primarie scritte: i trattati di scherma redatti dai maestri italiani tra il XIV e il XVII secolo.
Questo approccio si articola in due fasi complementari: l’analisi filologica e la sperimentazione pratica. L’analisi filologica consiste nello studio approfondito dei testi originali. Maestri come Fiore dei Liberi, Filippo Vadi, Achille Marozzo, Antonio Manciolino e molti altri, non vengono letti come semplici “manuali di istruzioni”. I loro scritti sono decodificati come documenti complessi, tenendo conto del contesto storico, linguistico e culturale in cui furono prodotti. Si analizza la terminologia, la struttura delle frasi, le illustrazioni (fondamentali in molti trattati) e la logica sottesa all’organizzazione della materia. Questo lavoro di “archeologia marziale” è essenziale per evitare interpretazioni anacronistiche o superficiali. L’obiettivo è comprendere il pensiero del maestro, la sua visione del combattimento, i principi che guidavano le sue azioni, e non solo la meccanica esteriore di una singola tecnica.
Tuttavia, lo studio teorico, da solo, sarebbe sterile. Qui entra in gioco la seconda fase, quella della sperimentazione pratica. Ogni ipotesi interpretativa nata dall’analisi dei testi deve essere testata sul campo. Ci si chiede: “Questa tecnica, così come l’abbiamo interpretata, funziona? È biomeccanicamente efficiente? È tatticamente sensata? È coerente con il resto del sistema descritto dal maestro?”. Questa validazione pratica è un processo continuo di prova ed errore, di raffinamento e di aggiustamento. Si utilizzano repliche di armi storiche e protezioni moderne per testare le azioni in un contesto dinamico e non collaborativo, come quello dello sparring. È questo ciclo virtuoso tra teoria (lo studio dei trattati) e pratica (la sperimentazione) che permette di trasformare un sapere antico e “morto” (fissato sulla pergamena) in un’arte marziale “viva” e funzionale. La Nova Scrimia rifiuta categoricamente ogni elemento di fantasia o di invenzione arbitraria; ogni sua componente deve poter essere ricondotta, direttamente o per derivazione logica, ai principi espressi nelle fonti storiche.
Il secondo pilastro: i principi universali del combattimento
Dallo studio scientifico dei trattati, la Nova Scrimia estrae una serie di principi universali che costituiscono l’ossatura del suo sistema. Questi principi sono considerati più importanti delle singole tecniche, perché una volta compresi e interiorizzati, permettono al praticante di adattarsi, improvvisare e creare soluzioni efficaci in qualsiasi situazione di combattimento. Sono le fondamenta su cui si costruisce l’abilità marziale.
La geometria del duello: Il combattimento non è caos, ma un’interazione governata da leggi geometriche precise. Lo spazio tra i due contendenti è attraversato da linee, angoli e cerchi. La Nova Scrimia insegna a “leggere” e a dominare questa geometria. Le “poste” (le guardie) sono concepite come punti strategici che controllano determinate linee di attacco e ne minacciano altre. Ogni colpo segue una traiettoria geometrica definita (un fendente è un arco di cerchio, una punta è una linea retta). La parata non è un semplice urto contro la lama avversaria, ma un’intercettazione geometrica che devia la linea di attacco, spesso utilizzando la propria arma come una leva o un cuneo. Il gioco di passi (l'”andare”) permette di alterare costantemente gli angoli e le distanze, per creare aperture nella difesa avversaria e chiudere quelle della propria. Padroneggiare questa “geometria sacra” del duello significa passare da un combattimento puramente reattivo a uno proattivo, in cui si modella la situazione a proprio vantaggio.
La scienza della misura (la distanza): Forse il principio più cruciale dell’intera tradizione schermistica italiana è il concetto di “misura”. La misura è la distanza che intercorre tra il proprio corpo (o la propria arma) e il bersaglio avversario. Essere “in misura” significa essere alla distanza esatta per poter colpire efficacemente. Essere “fuori misura” significa trovarsi a una distanza di sicurezza. L’intero combattimento è un dialogo dinamico basato sul controllo della misura. Il praticante esperto sa come e quando entrare in misura per attaccare, come uscire per difendersi, come invitare l’avversario a entrare in una misura a lui sfavorevole, come rompere la misura dell’altro per frustrare il suo attacco. Questa abilità non è solo fisica, ma soprattutto mentale. Richiede una percezione spaziale finissima e una grande capacità di valutazione. La Nova Scrimia dedica una parte enorme della sua didattica allo sviluppo di questa sensibilità, attraverso esercizi specifici che allenano l’occhio e il corpo a giudicare le distanze in modo istantaneo e preciso.
L’arte del tempo (il tempismo): Se la misura è la dimensione spaziale del combattimento, il tempo è quella temporale. I maestri italiani hanno analizzato e classificato diverse tipologie di “tempo” schermistico, ovvero le finestre di opportunità in cui un’azione può essere eseguita con successo. La Nova Scrimia riprende e sviluppa questa analisi. Si studia il “primo tempo” (o “tempo dritto”), che è l’azione di pura iniziativa, l’attacco portato quando l’avversario è fermo o incerto. Si studia il “controtempo” (o “tempo contra”), che è l’arte sopraffina di colpire l’avversario un istante prima che lui finisca la sua azione, trasformando la sua offesa in un’opportunità per noi. Si studia il “dopo tempo” (o “mezzo tempo”), che consiste nell’eseguire la propria azione subito dopo aver parato l’attacco avversario, sfruttando il suo momentaneo sbilanciamento. La capacità di riconoscere e di agire nel tempo corretto è ciò che distingue il schermidore abile dal principiante. È un’abilità che richiede acutezza mentale, sangue freddo e una perfetta sincronia tra intenzione e azione.
L’efficienza biomeccanica: Un altro aspetto chiave è la ricerca della massima efficienza del movimento. Il principio guida è che “tutto il corpo deve essere in ogni colpo”. Un fendente non è un movimento del solo braccio, ma un’onda di energia che parte dalla spinta dei piedi sul terreno, si amplifica attraverso la rotazione delle anche e del tronco, e si scarica infine attraverso la spalla, il braccio e l’arma. Questo approccio, basato su una catena cinetica completa, garantisce colpi potenti e veloci senza tensioni muscolari inutili. Inoltre, assicura che il corpo rimanga sempre bilanciato e protetto, anche durante l’esecuzione dell’attacco più veemente. Nella Nova Scrimia, l’eleganza non è un obiettivo estetico, ma una conseguenza naturale dell’efficienza. Un movimento è considerato “bello” quando è essenziale, privo di fronzoli, perfettamente allineato e massimamente efficace. Questa ricerca di economia e funzionalità è un’eredità diretta del pensiero rinascimentale, che vedeva nell’uomo la “misura di tutte le cose” e celebrava l’armonia tra forma e funzione.
Il terzo pilastro: la didattica integrata e progressiva
La filosofia e i principi della Nova Scrimia non rimarrebbero che astrazioni intellettuali se non fossero tradotti in un metodo di insegnamento pratico, sicuro e accessibile. La didattica è un altro aspetto chiave che caratterizza il sistema. Il percorso dell’allievo è attentamente strutturato per costruire le competenze passo dopo passo, dal semplice al complesso.
La progressione inizia con il lavoro individuale: la preparazione fisica, lo studio delle “poste” per sviluppare equilibrio e corretta postura, l’apprendimento dei passi per muoversi con fluidità, e l’esecuzione dei colpi fondamentali a vuoto (“ombre”) per assimilare la corretta biomeccanica. Questa fase è cruciale per costruire le fondamenta su cui si poggerà tutta l’abilità futura.
Successivamente, si passa al lavoro a coppie. Si inizia con esercizi collaborativi (“drills”) per apprendere le parate, le risposte e il controllo della misura in un contesto sicuro. Un ruolo fondamentale in questa fase è svolto dagli “Assalti Formali” o “Giochi dei Segni”. Questi sono l’equivalente funzionale dei kata o delle forme delle arti marziali orientali. Si tratta di sequenze di combattimento preordinate, derivate direttamente dai trattati storici, che vengono eseguite con un partner. Il loro scopo è molteplice: permettono di allenare tecniche complesse in sicurezza, sviluppano il senso del tempo e della misura, creano una “memoria muscolare” e insegnano al praticante a “leggere” e a fluire con le azioni del compagno. Sono un ponte indispensabile tra gli esercizi meccanici e il combattimento libero.
Solo quando l’allievo ha dimostrato un adeguato controllo di sé, della propria arma e un profondo rispetto delle norme di sicurezza, viene introdotto allo sparring (“assalto libero”). Anche questa fase è progressiva. Si inizia con lo sparring condizionato, dove si pongono dei limiti (es. si usano solo certe tecniche, si colpiscono solo determinati bersagli) per focalizzare l’attenzione su aspetti specifici del combattimento. Infine, si arriva all’assalto libero, che rappresenta il momento di sintesi e di verifica, in cui il praticante può applicare tutto ciò che ha imparato in modo creativo e spontaneo. La sicurezza rimane sempre la priorità assoluta, garantita da protezioni moderne e complete e da un codice di condotta rigoroso.
Aspetti chiave del sistema tecnico
La filosofia e i principi si manifestano in alcune caratteristiche tecniche peculiari.
L’indissolubile unione di scherma e lotta: Una delle verità storiche che la Nova Scrimia pone al centro del suo sistema è che la scherma italiana non era solo l’arte di maneggiare la spada a distanza, ma includeva in modo organico la lotta corpo a corpo. I trattati, in particolare quelli più antichi come quello di Fiore dei Liberi, sono chiarissimi su questo punto. La Nova Scrimia distingue e studia due macro-distanze: il “gioco largo” e il “gioco stretto”. Il “gioco largo” è la scherma a distanza di taglio e di punta. Ma non appena la distanza si accorcia, o le lame si legano (“ligar di spade”), si entra nel “gioco stretto”. Qui, le abilità cambiano radicalmente. Si usano prese sull’arma o sul corpo dell’avversario, leve articolari, proiezioni a terra, colpi con l’elsa della spada e tecniche di disarmo. Il praticante di Nova Scrimia impara a transitare fluidamente tra queste due distanze, a non temere il contatto fisico e a essere efficace sia quando le spade “volano” sia quando “lottano”. Questa integrazione è uno degli elementi che più differenziano la scherma storica italiana da molte altre tradizioni marziali.
La centralità della spada, l’universalità dei principi: La spada (in particolare la spada da lato rinascimentale) è spesso lo strumento didattico principale, ma non è l’unico scopo dello studio. Essa è considerata l’arma “maestra”, il miglior strumento per apprendere e interiorizzare i principi universali di tempo, misura e geometria. Una volta che questi principi sono stati compresi attraverso la pratica con la spada, possono essere trasferiti e applicati al combattimento con altre armi (la daga, il bastone, lo spadone a due mani) e persino al combattimento a mani nude. La logica di una parata e risposta, la gestione della distanza, la scelta del tempo corretto sono concetti astratti che trovano applicazione in contesti diversi. In questo modo, la Nova Scrimia si propone come un sistema di combattimento completo e non come lo studio compartimentalizzato di singole armi.
La dimensione etica e personale
Come accennato all’inizio, tutte queste caratteristiche tecniche, filosofiche e metodologiche convergono verso un unico fine ultimo: la crescita dell’individuo. La “Via Marziale Italiana” proposta dalla Nova Scrimia è un percorso etico. Le virtù che i maestri rinascimentali consideravano essenziali per il buon combattente sono le stesse che la disciplina cerca di coltivare oggi.
Audacia e Prudenza: Il combattente ideale deve possedere un equilibrio dinamico tra coraggio e cautela. L’audacia (il “cuor gagliardo”) è la capacità di prendere l’iniziativa, di rischiare al momento giusto, di non farsi paralizzare dalla paura. La prudenza è la capacità di valutare il rischio, di non esporsi inutilmente, di agire con intelligenza tattica. La pratica dell’assalto è un eccellente allenamento per sviluppare questo equilibrio: troppa audacia porta a una sconfitta spericolata, troppa prudenza porta all’inazione e alla passività.
Onore e Rispetto: In un’epoca moderna, il concetto di onore viene reinterpretato. Non è più legato al duello per difendere il proprio nome, ma si traduce in integrità, lealtà e onestà intellettuale. Significa praticare con serietà, rispettare la tradizione che si sta studiando, essere onesti con se stessi riguardo ai propri limiti e progressi. Il rispetto è un valore cardine: rispetto per i maestri del passato, rispetto per il proprio istruttore, e soprattutto rispetto per i propri compagni di allenamento, la cui sicurezza e crescita sono essenziali quanto le proprie.
Autocontrollo e Disciplina: La capacità di mantenere la calma e la lucidità sotto pressione è forse l’abilità mentale più importante che la Nova Scrimia sviluppa. L’assalto insegna a gestire l’adrenalina, a controllare le emozioni negative come la rabbia o la frustrazione, e a rimanere concentrati sull’obiettivo. La disciplina non è solo quella di frequentare regolarmente le lezioni, ma quella interiore di sforzarsi costantemente per migliorare, di praticare anche quando non se ne ha voglia, di accettare le correzioni e di lavorare con perseveranza sui propri punti deboli.
In conclusione, le caratteristiche, la filosofia e gli aspetti chiave della Nova Scrimia disegnano il profilo di un’arte marziale di straordinaria profondità e complessità. È un sistema che onora il passato attraverso un rigoroso studio scientifico, che costruisce l’abilità marziale su un solido fondamento di principi universali, che garantisce un apprendimento sicuro attraverso una didattica progressiva, e che, infine, utilizza l’arte del combattimento come un potente strumento per la trasformazione e la crescita personale. È la riscoperta e la riproposizione, in chiave moderna, di una delle più ricche e sofisticate tradizioni marziali del mondo.
LA STORIA
La storia della Nova Scrimia non è un singolo filo lineare che si dipana attraverso i secoli, ma piuttosto il punto di convergenza di due grandi narrazioni storiche, due fiumi che scorrono a lungo separati per poi confluire in un unico, nuovo corso. Il primo è il fiume maestoso e profondo della grande tradizione marziale italiana, la “Scrimia” antica, che ha dominato i campi di battaglia, le corti e le strade d’Europa per quasi quattro secoli. Il secondo è un corso d’acqua più recente ma impetuoso: la storia della sua riscoperta, della sua decodificazione e della sua rifondazione in un sistema vivo e praticabile nel mondo contemporaneo. Raccontare la storia della Nova Scrimia significa, quindi, intraprendere un viaggio che parte dalle corti cavalleresche del tardo Medioevo, attraversa lo splendore e la violenza del Rinascimento, osserva il lento declino di un’arte marziale di fronte alla modernità, e infine assiste alla sua rinascita, frutto della passione e del rigore scientifico di ricercatori moderni.
PARTE I: LE RADICI ANTICHE – LA GRANDE TRADIZIONE DELLA SCRIMIA ITALIANA (c. 1300-1700)
Per comprendere la Nova Scrimia, è imperativo prima comprendere la “Vecchia” Scrimia. L’Italia, a partire dal tardo Medioevo, divenne la culla indiscussa di un’arte del combattimento sofisticata, codificata e temuta in tutto il mondo conosciuto. I maestri italiani non erano semplici bruti o soldati di ventura; erano spesso uomini di cultura, ingegneri, matematici e artisti del combattimento, che applicarono i principi della geometria, della fisica e della filosofia alla scienza delle armi. Essi furono i primi in Europa a lasciare un’eredità scritta sistematica, dei veri e propri trattati che elevavano la scherma da semplice abilità pratica a una “scienza”.
L’alba dei maestri (XIV-XV secolo): Fiore dei Liberi e Filippo Vadi
La storia documentata della scherma italiana inizia convenzionalmente con una figura monumentale: Fiore dei Liberi. Attivo alla corte estense di Ferrara a cavallo tra il XIV e il XV secolo, Fiore è l’autore del “Flos Duellatorum” (Il Fiore di Battaglia), un manoscritto completato nel 1409 che rappresenta una delle più antiche e complete opere sul combattimento che siano giunte fino a noi. L’importanza di questo trattato è incalcolabile. Innanzitutto, esso ci mostra un sistema marziale olistico e integrato. Fiore non insegna solo a tirare di spada; il suo sistema parte dalla base fondamentale della lotta a mani nude (“abrazare”), per poi passare alla daga, alla spada a una mano, alla spada a due mani (l’arma “regina” del suo sistema), all’azza (un’arma inastata simile a un’alabarda), alla lancia, e persino al combattimento a cavallo, con o senza armatura.
Questa visione integrata è fondamentale: per Fiore, i principi del combattimento – la gestione del tempo, della distanza, della leva biomeccanica – sono universali e si applicano a tutte le situazioni. La lotta non è un’arte separata dalla scherma, ma ne è la base. Molte delle tecniche di “gioco stretto” (il combattimento a distanza ravvicinata) con la spada sono applicazioni dirette di principi appresi nell’abrazare. Il “Flos Duellatorum” è strutturato con una logica didattica ferrea. Le illustrazioni mostrano un “maestro” che esegue una tecnica e poi una serie di “scolari” che mostrano le possibili contromosse e le contro-contromosse, creando delle vere e proprie “frasi” di combattimento. Fiore codifica delle “poste” o guardie, non come posizioni statiche ma come atteggiamenti dinamici, pronti a scattare in difesa o in offesa. Il suo lavoro non è una semplice raccolta di “trucchi”, ma un sistema coerente basato su principi di prudenza, audacia, velocità e fortezza, che rappresenta la summa del sapere marziale cavalleresco del suo tempo.
Poche generazioni dopo, un altro maestro toscano alla corte dei Montefeltro di Urbino, Filippo Vadi, scrisse intorno al 1482 il suo trattato “De Arte Gladiatoria Dimicandi”. Scritto in forma di poema in terzine, l’opera di Vadi si pone in continuità con quella di Fiore, condividendone molti principi fondamentali, ma mostrando anche un’evoluzione. Vadi pone un’enfasi ancora maggiore sulla scherma come “scienza”, legandola all’astrologia e alla filosofia. Sottolinea l’importanza della geometria e della proporzione nel combattimento, e insiste sul fatto che la scherma non è solo un’abilità fisica, ma una disciplina che richiede intelligenza, astuzia e una profonda conoscenza teorica. Il lavoro di questi primi maestri gettò le fondamenta su cui si sarebbe costruita l’intera tradizione italiana, stabilendo un metodo basato su principi razionali e una visione integrata del combattimento.
L’età dell’oro (XVI secolo): la scuola bolognese e i suoi protagonisti
Se il Quattrocento fu l’alba, il Cinquecento fu il meriggio sfolgorante della scherma italiana. In questo secolo, l’Italia dettava legge in Europa in materia di combattimento all’arma bianca. Il centro nevralgico di questa età dell’oro fu la città di Bologna, che divenne la capitale indiscussa della scherma, un po’ come la Silicon Valley lo è oggi per la tecnologia. Qui sorsero le più importanti “scuole” o “sale d’arme”, e qui operarono alcuni dei più influenti maestri della storia.
Tra questi, due nomi spiccano in modo particolare: Antonio Manciolino e Achille Marozzo. Entrambi pubblicarono i loro trattati a stampa (un’innovazione tecnologica che permise una diffusione senza precedenti del loro sapere) negli anni ’30 del Cinquecento. L’opera di Marozzo, “Opera Nova Chiamata Duello”, pubblicata nel 1536, è forse il trattato di scherma più famoso e influente del Rinascimento. È un’opera monumentale, complessa e dettagliatissima, che rappresenta l’apice della cosiddetta “Scuola Bolognese”.
Il sistema di Marozzo è incentrato sulla spada da lato (spesso accompagnata da un’arma secondaria come la daga, il pugnale, la cappa o lo scudo), che era diventata l’arma per eccellenza del gentiluomo e del soldato del Rinascimento. L’opera descrive una scherma incredibilmente ricca e coreografica, ma al tempo stesso letale ed efficace. Marozzo codifica un vasto repertorio di guardie, colpi (fendenti, mandritti, roversi, punte), parate e finte. Una caratteristica centrale del suo insegnamento è l’idea dell'”assalto”, una lunga e complessa sequenza di azioni e contro-azioni che l’allievo doveva memorizzare e praticare. Questi assalti non erano forme rigide come i kata, ma dei veri e propri “canovacci” di combattimento, che insegnavano al discepolo a muoversi con fluidità, a combinare le tecniche in modo logico e a sviluppare una sorta di “vocabolario” marziale.
La scherma bolognese del Cinquecento è caratterizzata da un grande dinamismo, da un gioco di passi agile e da un uso combinato di colpi di taglio e di punta. L’enfasi è posta sulla versatilità e sulla capacità di adattarsi a diverse situazioni di combattimento, dal duello formale alla rissa da strada. L’influenza di questa scuola fu immensa, e i maestri bolognesi insegnarono in tutte le principali corti d’Europa, diffondendo la fama e la superiorità della scherma italiana.
L’evoluzione verso il Barocco (XVII secolo): dalla spada da lato allo spadino
Con il passare del tempo, la società e la tecnologia militare cambiarono, e con esse anche la scherma. L’introduzione e la diffusione delle armi da fuoco sui campi di battaglia resero progressivamente obsolete le armature pesanti e le spade più robuste. In ambito civile, la spada divenne sempre più un accessorio dell’abbigliamento del gentiluomo e uno strumento per il duello d’onore, che diventava sempre più ritualizzato. Questo portò a un’evoluzione dell’arma stessa: la spada da lato, versatile ma ancora relativamente pesante, lasciò gradualmente il posto allo spadino (rapier), un’arma più lunga, sottile e leggera, progettata quasi esclusivamente per colpire di punta.
Questa evoluzione dell’arma portò a un’evoluzione della tecnica. La scherma del Seicento, pur mantenendo i principi fondamentali della tradizione italiana, divenne più lineare, più focalizzata sulla precisione della punta e sulla gestione della misura lunga. Maestri come Salvator Fabris, Ridolfo Capo Ferro e Nicoletto Giganti divennero i nuovi punti di riferimento. I loro trattati, caratterizzati da un’analisi geometrica ancora più spinta e da un’estrema attenzione alla meccanica del colpo di punta, ebbero un’enorme influenza in tutta Europa, gettando le basi per quella che sarebbe poi diventata la scherma con la spada da terreno. La scherma italiana continuava a evolversi, adattandosi ai nuovi contesti sociali e tecnologici, ma mantenendo sempre la sua reputazione di sistema più sofisticato ed efficace.
PARTE II: IL LUNGO SONNO E LA TRASFORMAZIONE (c. 1700-1980)
Il declino della scherma marziale
A partire dal XVIII secolo, la scherma come arte marziale vitale iniziò un lento ma inesorabile declino. Le ragioni furono molteplici. Le armi da fuoco erano ormai padrone indiscusse dei campi di battaglia, e la spada perse quasi completamente il suo ruolo militare. Il duello, sebbene ancora praticato, divenne un affare sempre più raro e regolamentato, spesso proibito dalla legge. La società stava cambiando: l’aristocrazia guerriera lasciava il posto a una nuova borghesia, e le abilità marziali non erano più un requisito indispensabile per la sopravvivenza o l’affermazione sociale.
La scherma sopravvisse, ma si trasformò. Perse gran parte del suo repertorio più “brutale” ma efficace: le tecniche di lotta, i colpi con il pomo, i tagli potenti furono gradualmente abbandonati a favore di una pratica più “civilizzata”, stilizzata e focalizzata su poche azioni convenzionali. L’arte marziale completa dei maestri del Rinascimento si era frammentata e impoverita, diventando un esercizio fisico per gentiluomini o una preparazione per un tipo di duello molto specifico e ormai anacronistico.
La nascita della scherma sportiva
Il colpo di grazia alla tradizione marziale antica fu dato nel corso del XIX secolo, con la nascita della scherma moderna, quella che oggi conosciamo come sport olimpico. Per poter diventare uno sport, la scherma aveva bisogno di regole chiare, di un sistema di punteggio oggettivo e di una pratica che garantisse la sicurezza degli atleti. Questo portò alla codifica delle tre armi (fioretto, spada e sciabola) e all’introduzione di convenzioni che cambiarono radicalmente la natura del combattimento.
Il fioretto, nato come strumento di allenamento leggero, divenne un’arma a sé stante con un bersaglio limitato e regole di “diritto di parola” (la convenzione). La spada mantenne un bersaglio valido su tutto il corpo, ma l’introduzione dei sistemi di segnalazione elettrica premiò il “tocco” più rapido, indipendentemente dalla sua efficacia marziale. La sciabola sportiva limitò l’uso dei tagli a un gesto convenzionale. In questo processo di sportivizzazione, elementi marziali fondamentali come il gioco stretto, la varietà dei colpi, la gestione realistica della misura e del tempo, furono definitivamente sacrificati sull’altare della performance atletica e della chiarezza regolamentare. La grande tradizione della Scrimia italiana non era morta, ma era entrata in una sorta di “sonno” profondo, conservata solo nelle pagine silenziose dei trattati antichi, custoditi in biblioteche e musei.
PARTE III: LA RISCOPERTA E LA FONDAZIONE DELLA NOVA SCRIMIA (c. 1980-OGGI)
Un nuovo Rinascimento: il movimento HEMA
Perché un sapere possa rinascere, è necessario che ci sia un terreno culturale fertile. Questo terreno iniziò a formarsi negli ultimi decenni del XX secolo. Un crescente interesse per la storia, unito a una certa insoddisfazione per le arti marziali tradizionali che sembravano aver perso il loro spirito originario, portò alla nascita di un movimento internazionale oggi noto come HEMA (Historical European Martial Arts). In tutta Europa e in Nord America, piccoli gruppi di pionieri, studiosi, artisti marziali e appassionati di storia iniziarono a riscoprire i trattati di scherma medievali e rinascimentali.
Questi primi ricercatori si trovarono di fronte a una sfida immensa. Non c’erano maestri viventi a cui chiedere consiglio. L’unica guida era la loro capacità di interpretare testi scritti in lingue antiche e illustrati con immagini spesso ambigue. Fu un periodo di grande fermento, di sperimentazione, a volte di errori, ma animato da una passione genuina per la riscoperta di un patrimonio culturale dimenticato. In questo contesto di “nuovo rinascimento” marziale si inserisce la storia specifica della Nova Scrimia.
La figura del fondatore: il percorso di Antonio G. G. Merendoni
In Italia, uno dei protagonisti di questa ondata di riscoperta fu Antonio G. G. Merendoni. Con un solido background in diverse arti marziali e una profonda passione per la storia, Merendoni iniziò il suo personale percorso di ricerca nei primi anni ’90. Non era soddisfatto delle interpretazioni esistenti, che gli apparivano o troppo focalizzate sull’aspetto rievocativo e teatrale, o troppo influenzate dalla mentalità e dalla tecnica della scherma sportiva. A suo avviso, per riportare in vita la Scrimia italiana era necessario un approccio diverso, più rigoroso, scientifico e soprattutto marziale.
Iniziò così un lavoro titanico di studio filologico delle fonti originali. Passò anni a studiare e a tradurre i trattati di Fiore, Vadi, Marozzo e di decine di altri maestri, cercando di penetrarne la logica interna, di coglierne i principi fondanti. Parallelamente, iniziò un intenso lavoro di sperimentazione pratica, da solo e con un primo, ristretto gruppo di allievi. Ogni tecnica, ogni principio, ogni sequenza interpretata dai testi veniva provata e riprovata centinaia di volte, per testarne la funzionalità, l’efficienza biomeccanica e la coerenza con il resto del sistema. Fu un processo lungo e faticoso, un vero e proprio lavoro di “reverse engineering” marziale.
La nascita di un metodo (Anni ’90)
Da questo intenso periodo di ricerca e sperimentazione, emerse gradualmente la consapevolezza che era stato codificato non solo un insieme di tecniche, ma un vero e proprio metodo didattico, un sistema coerente e progressivo per apprendere e praticare la scherma storica italiana come arte marziale viva. A questo punto, si rese necessaria la scelta di un nome che rappresentasse l’identità di questo nuovo approccio.
Il nome scelto fu Nova Scrimia. “Scrimia” per riallacciarsi direttamente alla tradizione antica e per marcare la distanza dalla scherma sportiva. “Nova” non per indicare un’invenzione, ma per sottolineare la novità del metodo, l’approccio scientifico e la sua finalità di creare un sistema funzionale per il praticante contemporaneo. La Nova Scrimia nasceva ufficialmente, non come l’ennesimo gruppo HEMA, ma come una vera e propria scuola, con un fondatore, un corpus di principi ben definiti e un percorso didattico strutturato.
Lo sviluppo e la diffusione
Dalla sua fondazione, la Nova Scrimia ha seguito un percorso di crescita e diffusione costante. Il piccolo gruppo di pionieri si è trasformato in un’organizzazione strutturata, la Nova Scrimia International A.S.D., con corsi e istruttori certificati in diverse città d’Italia e anche all’estero. La scuola ha continuato a raffinare la sua didattica, a produrre materiale di studio e a promuovere la conoscenza della tradizione marziale italiana attraverso seminari, pubblicazioni e conferenze.
La storia della Nova Scrimia, quindi, è la storia di un successo: il successo di un’idea coraggiosa, quella di poter resuscitare un’arte marziale dal passato, non per imitarla passivamente, ma per farla rivivere nel presente, con tutta la sua profondità tecnica, la sua ricchezza strategica e la sua valenza di percorso di crescita personale. È la storia di come le parole e le immagini lasciate dai grandi maestri del passato, dopo un sonno durato secoli, abbiano trovato una nuova voce e un nuovo corpo per parlare ancora all’uomo del XXI secolo.
IL FONDATORE
Parlare del fondatore della Nova Scrimia, Antonio G. G. Merendoni, significa andare ben oltre la semplice narrazione biografica di un artista marziale o del creatore di una nuova scuola. Significa esplorare la figura complessa di un ricercatore, di un filologo del combattimento, di uno sperimentatore instancabile e, in ultima analisi, di un “ricostruttore” di un mondo perduto. Merendoni non si è limitato a insegnare una disciplina; ha intrapreso un’opera monumentale di archeologia marziale, riportando alla luce, decodificando e rendendo nuovamente vivo e praticabile un patrimonio culturale – la scherma storica italiana – che giaceva dormiente da secoli nelle pagine silenziose di antichi manoscritti. Per comprendere appieno la Nova Scrimia, la sua filosofia, la sua struttura e la sua stessa anima, è indispensabile comprendere il percorso, la visione e la metodologia dell’uomo che l’ha concepita e forgiata. La sua storia non è un semplice antefatto, ma è la matrice stessa da cui la disciplina ha preso forma.
Il percorso formativo: le radici dell’indagine
Ogni grande percorso di ricerca nasce da un’insoddisfazione, da una domanda che non trova risposta nelle discipline esistenti. Il cammino di Antonio Merendoni nel mondo del combattimento non fa eccezione. Fin da giovane, la sua passione lo ha portato a esplorare diverse forme di arti marziali e sport di combattimento. Questa fase formativa è stata cruciale, non tanto per le tecniche apprese, quanto per lo sviluppo di un occhio critico e di una sensibilità particolare verso i principi che governano il movimento, la strategia e l’efficacia in un confronto fisico. L’esperienza in diverse discipline gli ha fornito un ampio vocabolario motorio e una profonda comprensione dei concetti universali di tempo, distanza e biomeccanica. Tuttavia, questo stesso bagaglio di esperienze ha anche fatto sorgere in lui un senso di incompletezza, una crescente perplessità di fronte a sistemi che, a suo avviso, avevano perso il contatto con la loro matrice marziale originaria o che si erano cristallizzati in forme puramente sportive o ritualistiche.
Da un lato, gli sport di combattimento moderni, pur efficaci nel loro contesto regolamentare, gli apparivano come specializzazioni estreme, che avevano sacrificato la completezza e il realismo marziale in favore della performance atletica e dell’oggettività del punteggio. La logica di un confronto reale, dove la propria incolumità è la priorità assoluta, era stata sostituita dalla logica dell’acquisizione di un punto. Dall’altro lato, le arti marziali tradizionali, in particolare alcune interpretazioni di quelle orientali, gli sembravano spesso aver smarrito il loro spirito combattivo, trasformandosi in pratiche ginniche o in rituali culturali svuotati della loro sostanza originaria. Mancava, nella sua visione, un anello di congiunzione: un’arte che fosse al tempo stesso marzialmente credibile, storicamente fondata, intellettualmente stimolante e portatrice di un percorso di crescita personale non basato su misticismi, ma su principi razionali e verificabili.
Questa ricerca di autenticità e di profondità lo ha portato, quasi per destino, a rivolgere lo sguardo verso il proprio patrimonio culturale. L’Italia, la sua terra, era stata la culla di una delle più grandi tradizioni marziali del mondo, ma questa tradizione sembrava estinta, sopravvissuta solo nel suo derivato sportivo o nelle parate folcloristiche delle rievocazioni storiche. Fu questa consapevolezza a innescare la scintilla: la frustrazione per l’esistente si trasformò nel desiderio di indagare il passato, nella speranza di trovare lì le risposte che cercava.
La svolta: dalla pratica alla ricerca
La vera svolta nel percorso di Merendoni avvenne quando iniziò a studiare direttamente le fonti primarie: i trattati di scherma dei maestri italiani dal XIV al XVII secolo. Questo non fu un semplice studio accademico. Fu un’immersione totale, un incontro folgorante con un universo di conoscenza che superava ogni sua aspettativa. Nelle opere di maestri come Fiore dei Liberi, Achille Marozzo, Salvator Fabris, scoprì che la scherma storica italiana non era un’accozzaglia di tecniche rozze e istintive, ma una scienza del combattimento incredibilmente sofisticata, basata su principi rigorosi di geometria, fisica e strategia. Scoprì un sistema olistico che integrava in modo organico la lotta e l’uso delle armi, una disciplina che non separava mai il corpo dalla mente, la tecnica dalla tattica.
Questa scoperta fu per lui una rivelazione. Si rese conto che la tradizione marziale italiana non era semplicemente “morta”, ma era stata “dimenticata”. Il sapere era ancora lì, codificato in quelle pagine, in attesa di qualcuno che avesse la pazienza, la competenza e la passione per decifrarlo e riportarlo in vita. Questa presa di coscienza segnò l’inizio della sua missione. Il suo obiettivo non sarebbe più stato quello di trovare un’arte marziale da praticare, ma di ricostruirne una. Abbandonò il ruolo di semplice praticante per assumere quello, ben più complesso e arduo, di ricercatore e archeologo marziale. La sua palestra si trasformò in un laboratorio, e i suoi strumenti principali divennero i libri antichi e le repliche delle spade storiche. Iniziava la genesi di quella che, anni dopo, sarebbe diventata la Nova Scrimia.
Il lavoro del ricercatore: metodologia e rigore filologico
Comprendere la metodologia di ricerca di Antonio Merendoni è fondamentale per comprendere l’essenza della Nova Scrimia. Il suo approccio si è distinto fin da subito per un rigore quasi scientifico, rifiutando le scorciatoie, le interpretazioni facili e le contaminazioni anacronistiche. Il suo lavoro si è basato su un pilastro fondamentale: la fedeltà assoluta alle fonti storiche, interpretate con un metodo filologico rigoroso.
Questo significava, in primo luogo, studiare i testi nel loro contesto. Un trattato del 1409 come il “Flos Duellatorum” non poteva essere letto con gli occhi e la mentalità di un uomo del XX secolo. Era necessario calarsi nella cultura, nel linguaggio e nella visione del mondo di Fiore dei Liberi. Era necessario capire per chi scriveva, qual era lo scopo della sua opera, quale tipo di combattimento (duello, battaglia, difesa personale) stava descrivendo. Questo approccio contestuale ha permesso di evitare l’errore comune di proiettare sulla scherma storica concetti e categorie della scherma sportiva moderna.
In secondo luogo, il suo metodo prevedeva un’analisi comparata delle fonti. Merendoni non si è focalizzato su un unico maestro o su un unico periodo, ma ha studiato l’intera evoluzione della tradizione italiana, dal tardo Medioevo al Barocco. Questo studio diacronico gli ha permesso di cogliere non solo le differenze tra i vari maestri, ma soprattutto i principi comuni, i fili rossi che legavano l’intera tradizione. Ha potuto così identificare quei concetti portanti – la gestione della misura, la classificazione dei tempi, i principi geometrici – che costituivano il “DNA” della scherma italiana, al di là delle specificità stilistiche di ogni autore.
Infine, un aspetto cruciale del suo lavoro di ricercatore è stata l’interpretazione integrata di testo e immagini. Molti trattati storici, specialmente quelli più antichi, sono ricchi di illustrazioni. Merendoni ha compreso che testo e immagine non potevano essere scissi. L’immagine non era una semplice decorazione, ma una parte essenziale della spiegazione tecnica, che spesso chiariva ciò che il testo, volutamente ermetico o sintetico, lasciava intendere. Il suo lavoro è stato quello di far “dialogare” costantemente le parole con le figure, ricostruendo la dinamica, la postura e l’intenzione di ogni azione descritta.
Dal testo alla palestra: il processo di sperimentazione
Il lavoro filologico, per quanto rigoroso, sarebbe rimasto un puro esercizio intellettuale senza la sua controparte pratica. La fase di sperimentazione è stata altrettanto, se non più, importante e faticosa. Antonio Merendoni ha trasformato le ipotesi nate dallo studio dei testi in movimenti, tecniche e principi da testare fisicamente. Questo processo di “validazione sul campo” è stato il cuore pulsante della ricostruzione della Scrimia.
La prima sfida fu quella di tradurre in pratica concetti che sulla carta potevano apparire astratti. Cosa significava esattamente “entrare nel tempo”? Come si applicava concretamente un principio di “mezza volta”? Qual era la corretta sensazione biomeccanica di una “posta” o di un “colpo”? Questo ha richiesto innumerevoli ore di pratica individuale e con un ristretto gruppo di allievi pionieri, un processo continuo di prova ed errore. Molte interpretazioni che sembravano plausibili sulla carta si rivelavano inefficaci o irrealistiche una volta testate in un contesto dinamico.
Un secondo aspetto fondamentale della sperimentazione è stato lo sviluppo di un feedback non collaborativo. Per verificare se una tecnica funzionava davvero, non era sufficiente eseguirla con un partner che si limitava a subire passivamente. Era necessario testarla contro un avversario che cercava attivamente di colpire, che si adattava e che reagiva in modo imprevedibile. Questo ha portato allo sviluppo dello sparring (l’assalto libero) come strumento indispensabile di verifica. L’assalto, praticato con protezioni adeguate per garantire la sicurezza, è diventato il “laboratorio” finale in cui ogni principio e ogni tecnica dovevano dimostrare la loro validità. Se una certa interpretazione non sopravviveva alla prova dello sparring, significava che era sbagliata o incompleta, e si tornava a studiare i testi.
Questo ciclo virtuoso – dallo studio filologico all’ipotesi interpretativa, dalla sperimentazione pratica alla validazione nello sparring, e di nuovo allo studio – è il motore metodologico creato da Merendoni. È un processo che garantisce che la Nova Scrimia non sia una fantasia basata su come “si pensa” che si combattesse, ma un sistema solido, fondato su ciò che funziona davvero, in coerenza con le indicazioni delle fonti storiche.
La nascita di un sistema: la codifica della Nova Scrimia
Con il passare degli anni, il vasto materiale di ricerca e sperimentazione accumulato da Antonio Merendoni ha iniziato a prendere la forma di un sistema coerente e organico. Il suo genio non è stato solo quello di riscoprire delle tecniche, ma di organizzarle in un metodo didattico progressivo e accessibile. Ha compreso che non era sufficiente mostrare delle azioni, ma era necessario insegnare i principi che le generavano. È questo il passaggio fondamentale da ricercatore a fondatore di una scuola.
Il suo lavoro di codifica si è concentrato su diversi livelli. Al livello più alto, ha identificato e definito i principi strategici e tattici fondamentali della scherma italiana: la gestione della geometria dello scontro, il dominio della misura (distanza) e la scelta del tempo (tempismo). Questi tre pilastri sono diventati l’architettura concettuale su cui si regge l’intero sistema.
A un livello più pratico, ha sviluppato una progressione didattica che permette all’allievo di apprendere in modo graduale e sicuro. Ha strutturato la lezione tipo, partendo dalla preparazione fisica e passando per lo studio dei fondamentali (passi, guardie, colpi singoli). Ha poi reintrodotto e valorizzato un elemento chiave della didattica storica: i “Giochi” o “Assalti Formali”. Ha capito che queste sequenze preordinate non erano esercizi meccanici, ma strumenti potentissimi per insegnare il flusso del combattimento, la logica delle azioni e delle reazioni, e per sviluppare una “memoria muscolare” marziale.
Infine, ha posto la massima enfasi sulla sicurezza. Consapevole che la pratica con repliche di armi in acciaio comporta dei rischi intrinseci, ha sviluppato un protocollo di sicurezza rigoroso e ha promosso l’uso di protezioni moderne ed efficaci. Ha instillato nella sua scuola l’idea che la sicurezza non è un limite alla pratica, ma la condizione indispensabile per poter praticare in modo serio, intenso e proficuo. Questo insieme di principi, metodi didattici e protocolli di sicurezza ha costituito l’atto di nascita formale della Nova Scrimia come scuola strutturata.
La visione filosofica: la Via Marziale Italiana
L’opera di Antonio Merendoni non si esaurisce nell’aspetto tecnico o metodologico. Forse il suo contributo più profondo e duraturo è stato quello di riproporre la Scrimia non solo come un sistema di combattimento, ma come una “Via Marziale”, un percorso di crescita e di conoscenza di sé radicato nella cultura umanistica e rinascimentale italiana.
Merendoni ha intuito e argomentato che i grandi maestri del passato non intendevano formare solo dei “tiratori”, ma degli uomini completi. Le virtù che essi esaltavano – l’audacia, la prudenza, la fortezza, l’onore – non erano solo qualità utili in duello, ma veri e propri valori esistenziali. Su questa base, ha costruito la filosofia della Nova Scrimia, vedendo nella pratica marziale uno strumento per forgiare il carattere.
Nella sua visione, l’assalto non è una gara per vedere chi vince, ma uno specchio. Mette il praticante di fronte ai propri limiti, alle proprie paure, alla propria capacità di gestire la pressione e di rimanere lucido. Imparare a controllare una lama d’acciaio sotto la minaccia (controllata) di un avversario diventa una metafora dell’imparare a controllare se stessi nella vita. La disciplina necessaria per padroneggiare una tecnica complessa, l’umiltà di accettare la sconfitta per imparare dai propri errori, il rispetto per il compagno di allenamento senza il quale non ci sarebbe crescita, diventano valori che trascendono la palestra.
Merendoni ha quindi deliberatamente posizionato la Nova Scrimia come una “Via” occidentale, italiana, che non ha bisogno di importare filosofie o misticismi da altre culture, perché possiede già nel proprio DNA storico una profondità etica e filosofica immensa. Ha riconnesso l’arte del combattimento alle sue radici umanistiche, dove l’uomo è “misura di tutte le cose” e dove lo sviluppo delle proprie facoltà, fisiche e mentali, è visto come il fine più alto dell’esistenza.
In conclusione, Antonio G. G. Merendoni è molto più del fondatore della Nova Scrimia. È la figura che ha saputo, quasi da solo, colmare un vuoto storico di secoli. Con la tenacia del ricercatore, il rigore dello scienziato e la passione dell’artista marziale, ha ridato voce ai maestri silenziosi del passato. Ha ricostruito non solo le loro tecniche, ma anche il loro pensiero, la loro scienza e la loro filosofia, creando un sistema che oggi permette a migliaia di persone di riscoprire la ricchezza, la profondità e la bellezza della tradizione marziale italiana. La sua opera non è stata una semplice invenzione, ma una vera e propria restituzione.
MAESTRI FAMOSI
Affrontare il tema dei “maestri e atleti famosi” nel contesto della Nova Scrimia richiede un’immediata e fondamentale operazione di ridefinizione dei termini stessi. Chi si avvicina a questa disciplina con la mentalità forgiata dal mondo dello sport contemporaneo – fatto di campioni mediatici, classifiche, sponsorizzazioni e fama globale – rimarrebbe inevitabilmente spiazzato. La Nova Scrimia, come la maggior parte delle Arti Marziali Storiche Europee (HEMA), non è uno sport da spettacolo. Non possiede un circuito professionistico, né produce “atleti” la cui fama possa essere paragonata a quella di un campione olimpico di scherma sportiva, di un pugile o di un lottatore di MMA. Il concetto di “fama” è quasi interamente interno alla comunità dei praticanti, e quello di “atleta”, sebbene la preparazione fisica sia essenziale, è spesso subordinato a quello di “studioso”, “praticante” e “ricercatore”.
Pertanto, per esplorare in modo onesto e approfondito questo argomento, è necessario abbandonare il paradigma sportivo e adottare una prospettiva diversa, più storica, culturale e contestualizzata. La “maestria” nella Nova Scrimia non si misura primariamente dal numero di tornei vinti, ma da una combinazione complessa di fattori: la profondità della conoscenza storica e teorica, l’abilità tecnica e la sua efficacia funzionale, la capacità didattica di trasmettere il sapere, il contributo alla ricerca e allo sviluppo della disciplina e, non da ultimo, il ruolo di custode e promotore della tradizione.
In questa prospettiva, è possibile identificare tre distinte, ma interconnesse, categorie di “maestri famosi” che definiscono la Nova Scrimia. In primo luogo, vi sono i veri giganti, le autentiche celebrità a cui la disciplina si ispira: i Maestri Storici della tradizione italiana, autori dei trattati che ne costituiscono la fonte primaria. In secondo luogo, vi è la figura cardine che ha gettato un ponte tra quel passato glorioso e il presente: il Maestro Fondatore, colui che ha intrapreso l’opera di riscoperta e codificazione. Infine, vi è la generazione attuale, la spina dorsale della scuola: i Maestri e Istruttori Certificati, la cui fama risiede nel loro ruolo di eredi, custodi e diffusori del metodo. Analizzare queste tre categorie permette di tracciare un ritratto completo di cosa significhi “maestria” nel mondo della Nova Scrimia.
PARTE I: I GIGANTI DEL PASSATO – I VERI MAESTRI “FAMOSI” DELLA SCRIMIA
La fama più grande, quella che attraversa i secoli e costituisce il fondamento stesso della disciplina, non appartiene a nessun praticante moderno, ma ai grandi maestri del passato. Sono loro le vere “star” della Nova Scrimia. Ogni praticante, dal novizio all’istruttore più esperto, è prima di tutto uno studente di questi uomini eccezionali. La loro maestria non è solo un’ispirazione, ma l’oggetto stesso dello studio. Approfondire la figura di alcuni di questi giganti è il primo, indispensabile passo per capire chi siano i veri maestri di quest’arte.
Fiore dei Liberi: il maestro olistico e l’origine della scienza marziale
Se dovessimo nominare il patriarca, la figura fondativa della tradizione marziale italiana documentata, questo sarebbe senza dubbio Fiore dei Liberi (circa 1350 – 1420). La sua “fama” è quella del pioniere, dell’architetto che ha gettato le fondamenta di un intero edificio. Il suo capolavoro, il “Flos Duellatorum” (Il Fiore di Battaglia), datato 1409, è molto più di un manuale di scherma; è un’enciclopedia del combattimento, una testimonianza di una visione marziale straordinariamente olistica e integrata.
La maestria di Fiore risiede prima di tutto nella sua concezione totalizzante dell’arte del combattimento. Per lui, non esisteva una separazione netta tra le diverse discipline. Il suo sistema, come egli stesso dichiara, inizia dalla base di ogni confronto fisico: la lotta a mani nude, che egli chiama “abrazare”. Questo non è un capitolo introduttivo, ma il cuore pulsante del suo metodo. Fiore dimostra come i principi appresi nella lotta – le leve, le proiezioni, le rotture di presa, il controllo del centro di gravità dell’avversario – siano direttamente applicabili quando si impugna un’arma. La sua maestria si manifesta nella fluidità con cui passa dalla lotta al combattimento con la daga, mostrando come una presa possa trasformarsi in una tecnica di disarmo o in un colpo letale.
Questa visione olistica prosegue con le armi più lunghe. Fiore dedica ampio spazio alla spada a una mano e, soprattutto, alla spada a due mani, che considera la regina delle armi per la sua versatilità. Ma la sua competenza non si ferma qui. Il trattato esplora l’uso dell’azza (un’arma inastata devastante), della lancia e persino del combattimento a cavallo. Questa polivalenza è il primo segno della sua eccezionale maestria: egli non era uno specialista di una singola arma, ma un maestro d’arme completo, capace di formare un cavaliere per ogni possibile scenario di combattimento, dal duello giudiziario allo scontro in battaglia.
Un altro aspetto della sua fama risiede nella sua genialità didattica. Il “Flos Duellatorum” è un capolavoro di chiarezza e logica. Fiore crea un sistema visivo basato su “maestri” e “scolari”. Un primo maestro mostra una tecnica fondamentale (ad esempio, una presa o una guardia). I suoi scolari, spesso raffigurati con una corona in testa, mostrano le possibili contromosse, e altri scolari ancora mostrano le contro-contromosse. Questo crea delle vere e proprie “genealogie” di azioni, insegnando al lettore a pensare in termini di sequenze logiche e non di tecniche isolate. È un metodo che educa alla strategia, alla capacità di anticipare le mosse dell’avversario e di avere sempre una risposta pronta. La sua fama, quindi, non è solo quella di un combattente, ma anche quella di un pedagogo straordinario, il primo a lasciarci un sistema di apprendimento così razionale e strutturato.
Achille Marozzo: l’icona della scuola bolognese e la maestria rinascimentale
Se Fiore dei Liberi è il patriarca medievale, Achille Marozzo (1484–1553) è la superstar del Rinascimento, il maestro la cui fama incarna lo spirito della Scuola Bolognese, il più importante centro di sviluppo della scherma del XVI secolo. La sua opera, “Opera Nova Chiamata Duello”, pubblicata a stampa nel 1536, divenne un vero e proprio “bestseller” dell’epoca, consolidando la sua reputazione in tutta Europa e definendo per generazioni lo stile di combattimento italiano.
La maestria di Marozzo risiede nella sua capacità di codificare e trasmettere una scherma complessa, dinamica e incredibilmente ricca. Il suo sistema è incentrato sull’uso della spada da lato, l’arma distintiva del gentiluomo rinascimentale, spesso abbinata a un’arma da parata nella mano sinistra: la daga, il pugnale, la cappa (il mantello) o diversi tipi di scudo (rotella, targa, imbracciatura). La sua maestria non è lineare o minimalista; è esuberante, quasi barocca nella sua varietà. Egli descrive un numero enorme di guardie (“poste”), ognuna con un suo valore tattico e strategico, e un vastissimo repertorio di colpi, sia di taglio (mandritti, roversi, fendenti) che di punta.
Ciò che rende Marozzo un “maestro famoso” è soprattutto la sua concezione del combattimento come un flusso continuo di azioni. La sua didattica si basa sugli “assalti”, lunghe e articolate sequenze di combattimento che l’allievo doveva imparare. Questi assalti non erano forme rigide, ma una sorta di “spartito” marziale. Imparandoli, l’allievo non solo acquisiva un vocabolario di movimenti, ma soprattutto imparava a legare le tecniche tra loro, a passare da una guardia all’altra con fluidità, a combinare attacco, difesa e contrattacco in un’unica azione senza soluzione di continuità. La maestria di Marozzo sta nell’aver capito che il combattimento reale non è una successione di azioni statiche, ma una danza mortale basata sul ritmo, sulla finta e sulla capacità di sorprendere l’avversario.
Inoltre, la sua fama è legata alla sua capacità di insegnare un’arte adatta al suo tempo. La scherma di Marozzo è pragmatica. È pensata per il duello d’onore, ma anche per la rissa improvvisa in una strada buia. Include tecniche “sporche” ma efficaci, come accecare con la cappa, colpire con il pomo della spada o usare lo scudo in modo offensivo. È una scherma completa, che non disdegna il gioco stretto e le prese quando la situazione lo richiede. Marozzo è il maestro che ha saputo meglio di chiunque altro catturare lo spirito del suo tempo: un’epoca di raffinatezza culturale ma anche di violenza endemica, in cui saper maneggiare una spada era una necessità vitale.
Salvator Fabris e Ridolfo Capo Ferro: la maestria come scienza della punta
Avanzando nel tempo, la natura della scherma e il concetto di maestria si evolvono. Con l’avvento del XVII secolo e la diffusione dello spadino (rapier), un’arma più lunga e leggera ottimizzata per la punta, emergono nuovi maestri la cui fama è legata a un approccio più scientifico e geometrico. Tra questi, Salvator Fabris (1544–1618) e Ridolfo Capo Ferro (attivo intorno al 1610) sono figure di spicco.
La maestria di questi uomini risiede nella loro capacità di razionalizzare il combattimento, riducendolo a principi geometrici di una precisione quasi matematica. Il loro lavoro si concentra quasi esclusivamente sull’efficacia letale della punta. La scherma si fa più lineare, il gioco di passi più misurato, e l’enfasi si sposta dalla varietà dei tagli alla perfezione della stoccata. Fabris, nel suo trattato “De lo Schermo, overo Scienza d’Arme”, e Capo Ferro, nel suo “Gran Simulacro dell’Arte e dell’Uso della Scherma”, elevano la scherma a una vera e propria “scienza esatta”.
La loro fama deriva dalla loro analisi meticolosa della misura (la distanza). Essi insegnano a controllare l’avversario mantenendo una distanza tale da poterlo colpire senza essere colpiti, un concetto che portano alla sua massima espressione. La loro maestria si manifesta nella teoria del “trovar di spada”, ovvero l’arte di ottenere un vantaggio sulla lama avversaria attraverso la pressione, la deviazione o la legatura, per poi colpire in sicurezza. Le loro guardie sono più basse e allungate rispetto a quelle bolognesi, progettate per minacciare costantemente l’avversario con la punta e per ridurre il proprio bersaglio.
Questi maestri sono “famosi” perché la loro influenza ha travalicato i confini italiani, definendo lo standard della scherma di spadino in tutta Europa, in particolare in Germania e nel Nord. La loro è una maestria più fredda, più analitica, meno esuberante di quella di Marozzo, ma non per questo meno letale. È la maestria dell’ingegnere del combattimento, che calcola angoli, traiettorie e tempi con precisione micidiale. Studiare Fabris e Capo Ferro significa studiare la logica pura del duello, l’arte di ridurre il confronto a un problema geometrico e di risolverlo nel modo più rapido ed efficiente possibile.
PARTE II: IL MAESTRO FONDATORE – IL PONTE TRA PASSATO E PRESENTE
Se i maestri storici sono le fondamenta, Antonio G. G. Merendoni è l’architetto che ha progettato e costruito l’edificio della Nova Scrimia. La sua è una forma di maestria completamente diversa, ma non meno importante. È la maestria del “ricostruttore”, del pioniere moderno che ha avuto la visione e la tenacia di trasformare un sapere morto in un’arte viva. La sua “fama” è quella del fondatore, del caposcuola, del punto di riferimento imprescindibile per chiunque pratichi la disciplina da lui codificata.
La maestria del ricercatore e del filologo
La prima, fondamentale forma di maestria di Antonio Merendoni è quella intellettuale. Egli ha dimostrato una competenza eccezionale nel campo della ricerca storica e filologica. Il suo lavoro non è stato quello di un semplice lettore o di un appassionato, ma quello di un vero e proprio “archeologo marziale”. La sua maestria si è manifestata nella capacità di approcciare i trattati antichi con un rigore scientifico, decifrando testi scritti in lingue arcaiche, interpretando illustrazioni complesse e, soprattutto, cogliendo la logica profonda che legava i diversi sistemi.
Questa maestria intellettuale gli ha permesso di evitare due grandi trappole in cui molti altri pionieri delle HEMA sono caduti: l’anacronismo (leggere il passato con le categorie del presente) e la “sindrome del mosaico” (prendere pezzi da maestri diversi senza capirne la coerenza interna). Merendoni ha invece lavorato per ricostruire la visione del mondo e la scienza del combattimento di ogni maestro nel suo contesto, per poi estrarne i principi universali che costituivano la spina dorsale dell’intera tradizione italiana. La sua fama, in questo ambito, è quella di un accademico-praticante, un uomo che ha saputo unire la profondità dello studio alla passione per l’arte marziale.
La maestria dello sperimentatore e del validatore
La conoscenza teorica, da sola, non fa un maestro di un’arte pratica. La seconda forma di maestria di Merendoni è quella dello sperimentatore. Egli ha dedicato anni a un processo estenuante ma cruciale: tradurre le ipotesi nate dallo studio in movimenti concreti e testarne la validità funzionale. Questa è una maestria del corpo e dell’ingegno pratico. Significa possedere una tale sensibilità biomeccanica da capire se un movimento è efficiente o dispendioso, una tale intelligenza tattica da valutare se una tecnica è applicabile in un contesto dinamico e non collaborativo.
Il suo laboratorio è stata la sala d’arme, e il suo metodo di validazione è stato l’assalto libero. In questo, la sua maestria è stata quella di creare un ambiente di sperimentazione che fosse al tempo stesso sicuro e sufficientemente realistico da fornire un feedback onesto. Ha dovuto progettare esercizi, definire protocolli, e sviluppare una capacità di osservazione critica per distinguere ciò che funzionava da ciò che era solo esteticamente piacevole o teoricamente plausibile. Questa maestria pratica è ciò che garantisce che la Nova Scrimia non sia una semplice ginnastica storica, ma un sistema di combattimento con una solida base di efficacia.
La maestria del didatta e del codificatore
Forse, però, la forma più alta e distintiva della maestria di Antonio Merendoni è quella del didatta e del codificatore. Il suo vero capolavoro non è stato solo riscoprire la Scrimia, ma renderla nuovamente insegnabile. Molti possono essere bravi combattenti o ricercatori eruditi, ma pochi hanno la capacità di strutturare un sapere complesso in un sistema di apprendimento progressivo, coerente e sicuro.
La sua maestria didattica si manifesta nella creazione di un percorso chiaro per l’allievo. Ha saputo scomporre l’arte in elementi fondamentali (passi, guardie, colpi) per poi ricomporla in esercizi via via più complessi, come i “Giochi dei Segni”. Ha capito l’importanza di costruire le abilità strato su strato, garantendo che l’allievo non venga mai sopraffatto da nozioni che non è ancora in grado di gestire. Ha avuto la maestria di creare una “grammatica” e una “sintassi” della scherma storica, permettendo agli studenti non solo di imitare le tecniche, ma di capire i principi che le generano, e quindi, un giorno, di poter “parlare” fluentemente il linguaggio del combattimento. La sua fama, in definitiva, è quella di essere il Maestro Fondatore nel senso più pieno del termine: non solo colui che ha dato inizio a tutto, ma colui che ha creato il Metodo, la Via, il percorso che tutti gli altri dopo di lui devono seguire per apprendere l’arte.
PARTE III: LA GENERAZIONE ATTUALE – I MAESTRI ISTRUTTORI
Arriviamo infine alla terza categoria di maestri: quelli che operano nel presente. Come già sottolineato, la loro “fama” è interna alla comunità, ma il loro ruolo è vitale per la sopravvivenza e la crescita della disciplina. All’interno della Nova Scrimia, i titoli di “Istruttore” e “Maestro” non sono auto-attribuiti, ma rappresentano dei gradi ufficiali, riconosciuti dall’organizzazione centrale (Nova Scrimia International A.S.D.) e ottenuti dopo un lungo e rigoroso percorso di formazione, che prevede esami teorici, tecnici e didattici.
Il ruolo del maestro e dell’istruttore certificato: la maestria come custodia e trasmissione
La maestria di un istruttore di Nova Scrimia oggi si definisce principalmente attraverso due funzioni: la custodia e la trasmissione. Essere un istruttore o un maestro significa, prima di tutto, essere un custode del metodo elaborato dal fondatore. Il loro primo dovere è quello di preservare l’integrità tecnica e filosofica della disciplina, evitando derive personali o interpretazioni arbitrarie. Devono garantire che ciò che viene insegnato nelle loro sale sia coerente con i principi e la didattica della scuola. Questa è una maestria basata sulla disciplina, sulla lealtà al metodo e sulla profonda comprensione dei suoi fondamenti.
La seconda, e più importante, funzione è quella della trasmissione. Un maestro moderno deve possedere eccellenti capacità didattiche. Non basta “saper fare”, bisogna “saper insegnare”. Questo richiede empatia, capacità di osservazione per correggere gli errori degli allievi, abilità nel comunicare concetti complessi in modo semplice, e pazienza nel seguire la crescita di ogni singolo praticante. La loro fama all’interno della comunità è spesso legata alla qualità dei loro allievi e alla loro capacità di creare un ambiente di apprendimento positivo, sicuro e stimolante.
Figure di rilievo nella diffusione e specializzazione
Pur senza voler creare una classifica, è giusto riconoscere che all’interno del corpo istruttori della Nova Scrimia esistono figure che, per anzianità di pratica, per ruolo organizzativo o per specifiche competenze, godono di una particolare stima e riconoscimento. Sono i diretti collaboratori del fondatore, coloro che hanno contribuito fin dalle prime ore allo sviluppo della scuola e che oggi ne rappresentano i quadri dirigenti.
Figure come il Maestro Marco Quaglia o il Maestro Giuseppe Ferrara incarnano questo tipo di maestria moderna. Essi non sono famosi presso il grande pubblico, ma all’interno del mondo della Nova Scrimia e delle HEMA italiane la loro reputazione è solidissima. La loro maestria risiede nel loro essere stati tra i primi allievi, nell’aver assorbito il metodo direttamente dal fondatore e nell’aver dedicato la loro vita alla sua diffusione. Sono responsabili della formazione di nuovi istruttori, della supervisione tecnica di diverse sedi e della rappresentanza della scuola in eventi nazionali e internazionali.
Oltre a loro, esistono altri istruttori che hanno sviluppato una maestria specifica in determinati settori. C’è chi è particolarmente rinomato per la sua competenza nel maneggio dello spadone a due mani, chi per la sua abilità nel gioco stretto e nella lotta, chi per la sua profonda conoscenza della scherma bolognese. Questa specializzazione arricchisce il patrimonio della scuola e offre agli allievi dei punti di riferimento autorevoli per approfondire aspetti specifici dell’arte. La loro fama è quella di specialisti, di esperti a cui l’intera comunità può rivolgersi per una conoscenza più approfondita.
In conclusione, il concetto di “maestro famoso” nella Nova Scrimia è un concetto stratificato e complesso. Al vertice, in un olimpo quasi mitico, risiedono i grandi maestri storici, le cui opere sono la fonte di ogni conoscenza. A fare da ponte tra quel mondo e il nostro, c’è la figura unica e insostituibile del Maestro Fondatore, Antonio G. G. Merendoni, la cui maestria risiede nell’opera di ricostruzione e codificazione. Infine, nel presente, opera una maestria diffusa, quella del corpo di istruttori e maestri certificati, la cui fama non è mediatica ma funzionale, basata sulla loro capacità di custodire e trasmettere l’arte, garantendone la vitalità e il futuro. È una fama costruita non sui podi, ma sulla dedizione, sulla competenza e sul servizio alla propria comunità marziale.
LEGGENDE, CURIOSITA', STORIE E ANEDDOTI
Avvicinarsi al mondo della Nova Scrimia cercando “leggende” nel senso mitologico del termine – racconti di eroi invincibili, spade magiche o gesta soprannaturali – sarebbe un’impresa vana e, in un certo senso, contraria allo spirito stesso della disciplina. La Nova Scrimia è un sistema che nasce da un approccio scientifico e filologico, un’arte marziale che fonda la sua esistenza sulla ricerca della verità storica e della funzionalità pratica. Il suo scopo è demistificare, non mitizzare; è ricostruire, non inventare. Le sue fondamenta poggiano sulla solida roccia dei documenti storici, non sulle sabbie mobili del folclore.
Tuttavia, affermare che il mondo della Nova Scrimia e della tradizione marziale italiana da cui essa discende sia privo di fascino, mistero o di un ricco bagaglio narrativo sarebbe un errore altrettanto grande. Le leggende, le curiosità, le storie e gli aneddoti esistono, ma devono essere cercati nei posti giusti. Non si trovano in poemi epici fantastici, ma nelle pieghe dei manuali antichi, nei prologhi scritti dai maestri stessi, nelle descrizioni vivide dei duelli, nelle sfide interpretative della ricerca moderna e nelle esperienze quotidiane della pratica in sala d’arme.
Questo capitolo si propone di esplorare questo universo narrativo, articolandolo in tre grandi aree. La prima attingerà direttamente ai testi storici, svelando le storie, le astuzie e le bizzarrie che i maestri del passato hanno tramandato. La seconda racconterà la grande “leggenda” moderna: l’avventura della riscoperta, un’epopea fatta di aneddoti di ricerca, sperimentazione e intuizione. Infine, la terza esplorerà le curiosità e le storie che emergono dalla pratica contemporanea, quegli aspetti unici che affascinano e sorprendono chi si avvicina a quest’arte.
PARTE I: LE STORIE NASCOSTE NEI MANOSCRITTI ANTICHI
I trattati di scherma dei maestri italiani non sono freddi manuali tecnici. Sono documenti vivi, intrisi della personalità dei loro autori e del colore della loro epoca. Leggerli attentamente significa scoprire un tesoro di aneddoti personali, consigli astuti e curiosità che ci offrono uno spaccato vivido della realtà del combattimento e della vita di un maestro d’arme tra il Medioevo e il Rinascimento.
L’aneddoto di Fiore dei Liberi: la vita avventurosa di un maestro itinerante
Fiore dei Liberi, il grande patriarca della tradizione italiana, apre il suo “Flos Duellatorum” non con una dissertazione tecnica, ma con un prologo autobiografico che è di per sé una leggenda. Egli ci racconta di aver dedicato la sua intera vita all’arte della scherma, viaggiando e imparando da innumerevoli maestri italiani e tedeschi. Ma la parte più affascinante è il racconto delle sfide che ha dovuto affrontare. Fiore narra, con un certo orgoglio, di aver combattuto in duello per ben cinque volte in difesa del proprio onore e della propria arte, contro altri maestri che, invidiosi della sua abilità, lo avevano sfidato.
Questo aneddoto è straordinariamente prezioso. Ci dice che la vita di un maestro d’arme nel XIV secolo non era quella di un tranquillo accademico. La reputazione si costruiva e si difendeva con la spada in pugno. Ci racconta di un mondo competitivo e spietato, in cui la conoscenza marziale era un segreto da custodire gelosamente e da dimostrare sul campo. Fiore si vanta di aver combattuto sempre con spade affilate, in duelli “a oltranza” (potenzialmente mortali) e senza armatura, se non per un gambesone e un paio di guanti di camoscio. E, cosa più importante, ci dice di essere sempre uscito da queste sfide “con onore e senza ferite”. Questa non è solo una nota biografica, ma un potente strumento di marketing: Fiore sta dicendo ai suoi potenziali allievi e al suo mecenate, il Marchese di Ferrara, che il suo sistema non è teoria, ma un’arte testata nel sangue e nel pericolo, e che lui ne è la prova vivente. È la leggenda personale che un maestro costruisce per affermare la propria autorità.
Curiosità dal “Flos Duellatorum”: la spada nel letto e il combattimento contro il basilisco
Scorrendo le pagine del manoscritto di Fiore, ci si imbatte in sezioni che oggi possono apparire bizzarre, ma che rivelano molto sulla mentalità e sui pericoli dell’epoca. Una di queste è dedicata a una situazione molto specifica: come difendersi se si viene attaccati mentre si è a letto. Fiore illustra tecniche per usare la coperta per avvolgere il braccio dell’aggressore, per colpirlo con il cuscino o per afferrare la sua arma. Questo aneddoto pratico ci trasporta via dalle corti e dai campi di battaglia e ci porta nell’intimità di una camera da letto medievale, ricordandoci che la violenza poteva esplodere ovunque e in qualsiasi momento, e che un vero maestro doveva essere preparato a tutto.
Un’altra curiosità, ancora più enigmatica, si trova in alcune versioni del trattato, dove viene menzionato il combattimento contro un basilisco. Ovviamente, Fiore non credeva di dover insegnare ai suoi allievi a combattere mostri mitologici. Questa è quasi certamente una metafora o un “exemplum” didattico. Alcuni studiosi ipotizzano che il basilisco, che secondo la leggenda poteva uccidere con lo sguardo, rappresenti un avversario particolarmente temibile o un tipo di attacco fulmineo e inaspettato. Altri suggeriscono che possa essere un riferimento a tecniche segrete o a conoscenze di livello superiore, comprensibili solo agli iniziati. Qualunque sia la sua vera interpretazione, questa curiosità ci ricorda che i trattati antichi non erano solo manuali pratici, ma anche opere cariche di simbolismo, che operavano su più livelli di lettura.
Storie di duelli bolognesi: l’onore e il sangue nell’ “Opera Nova” di Marozzo
L’opera di Achille Marozzo e degli altri maestri della Scuola Bolognese del XVI secolo è una miniera di storie e aneddoti sul mondo del duello rinascimentale. Questi maestri non insegnavano solo a combattere, ma anche un complesso codice di comportamento. Le loro opere sono ricche di consigli su come lanciare una sfida, come accettarla, come scegliere i padrini e come comportarsi sul campo d’onore. Queste non sono semplici regole di galateo, ma questioni di vita o di morte.
Un aneddoto ricorrente in questi testi è l’importanza di “mantenere il punto d’onore”. Un gentiluomo non poteva rifiutare una sfida senza macchiare la propria reputazione in modo indelebile. Marozzo dedica intere sezioni a come gestire le offese verbali (le “ingiurie”) e a quando fosse legittimo ricorrere alle armi. Ci racconta storie di duelli nati per motivi che oggi ci apparirebbero futili: uno sguardo di troppo, una parola ambigua, una disputa sul gioco. Questi racconti ci immergono in una società ossessionata dall’onore, dove la spada era l’arbitro ultimo delle contese tra gentiluomini.
Una curiosità affascinante è la distinzione che i maestri facevano tra il duello “alla macchia” (una sorta di scontro improvviso e non regolamentato, simile a una rissa) e il duello formale, con regole precise e la presenza di testimoni. Marozzo, per esempio, insegna tecniche diverse a seconda del contesto. In un duello formale, certe azioni “disonorevoli” (come tirare terra negli occhi dell’avversario) erano proibite. In una rissa da strada, invece, tutto era permesso. Questo ci racconta la storia di una scherma a più facce: una nobile e ritualizzata, l’altra brutale e pragmatica.
Curiosità delle “armi improprie” e dei “giochi villani”
Una delle scoperte più affascinanti per chi studia i trattati storici è che la scherma italiana non era solo l’arte della spada e della daga. I maestri, con grande pragmatismo, dedicavano spazio anche al combattimento con armi improvvisate o non convenzionali. Antonio Manciolino, un altro grande maestro bolognese, nel suo trattato del 1531, include capitoli su come combattere con due spade, con spada e cappa, ma anche con armi meno nobili come il bastone a due mani o la ronca (un attrezzo agricolo).
Questa è una curiosità che sfata il mito di una scherma praticata solo da nobili cavalieri. Ci racconta la storia di un’arte che doveva adattarsi a tutte le classi sociali e a tutte le situazioni. Un uomo poteva trovarsi a doversi difendere con ciò che aveva in mano, e i maestri fornivano gli strumenti per farlo. L’aneddoto più famoso è forse quello dell’uso della cappa, il mantello. Non era solo un indumento, ma una vera e propria arma. Poteva essere avvolta sul braccio per parare i colpi, oppure lanciata sul volto o sulla spada dell’avversario per accecarlo o intralciarlo. Studiare queste tecniche significa scoprire un mondo di creatività e ingegno marziale.
Aneddoti di astuzia: l’inganno come virtù marziale
Contrariamente all’immagine romantica di un combattimento basato solo sulla forza e sul coraggio, i maestri italiani esaltavano l’astuzia (“malizia” o “ingegno”) come una delle virtù più importanti dello schermidore. I loro trattati sono pieni di aneddoti e consigli su come ingannare l’avversario. Filippo Vadi, nel suo poema del XV secolo, scrive che “Sempre con ingegno e con malizia / Fa che la tua scherma abbia principio”.
Un aneddoto classico è quello di usare l’ambiente a proprio vantaggio. Si consiglia di posizionarsi in modo da avere il sole alle spalle e negli occhi dell’avversario, o di combattere su un terreno leggermente più elevato. Un altro aneddoto ricorrente, considerato però “villano” e adatto solo a situazioni disperate, era quello di raccogliere una manciata di polvere e lanciarla sul volto del nemico prima di colpire. La finta è elevata a una vera e propria arte. Si insegna a minacciare una parte del corpo per costringere l’avversario a parare lì, e poi colpire da un’altra parte. Queste storie ci insegnano una lezione fondamentale sulla mentalità marziale italiana: il fine non era combattere in modo “leale” secondo un codice astratto, ma vincere e sopravvivere, usando ogni strumento a disposizione, sia fisico che psicologico.
PARTE II: ANEDDOTI DI UNA RINASCITA – LA LEGGENDA DELLA “RISCOPERTA”
La storia della fondazione della Nova Scrimia è essa stessa una leggenda moderna, un’epopea di ricerca, intuizione e perseveranza. È una storia ricca di aneddoti che illustrano le difficoltà e le gioie di riportare in vita un’arte perduta.
La curiosità della “traduzione”: decifrare un linguaggio perduto
Uno dei più grandi ostacoli affrontati dal fondatore Antonio Merendoni e dai primi pionieri fu quello linguistico e concettuale. I trattati non erano scritti in un italiano moderno e standardizzato. Erano redatti in volgare del Quattrocento, in italiano rinascimentale, con termini tecnici il cui significato si era perso nel tempo. Qui nascono innumerevoli aneddoti di “traduzione”. Per esempio, cosa significava esattamente una “Posta di Donna la Soprana”? La parola “donna” suggeriva forse una posizione più aggraziata o difensiva? E “soprana” si riferiva alla posizione alta della spada, o a qualcos’altro?
La storia della decodifica di questi termini è una storia di ricerca comparata, di analisi delle illustrazioni e, soprattutto, di sperimentazione. Un aneddoto significativo riguarda l’interpretazione del movimento. Le immagini nei trattati sono, per loro natura, statiche. La sfida era capire la dinamica che collegava una figura all’altra. Si racconta di sessioni di allenamento in cui si provavano decine di transizioni diverse tra due posture, finché non se ne trovava una che fosse biomeccanicamente sensata, efficiente e coerente con i principi del maestro. A volte, la soluzione arrivava come un’illuminazione, un “momento Eureka” in cui un passaggio oscuro del testo diventava improvvisamente chiaro alla luce di una scoperta pratica. Questa è la leggenda di un puzzle gigantesco, ricomposto pezzo per pezzo con pazienza e dedizione.
Aneddoti da laboratorio: le prime spade e le prime protezioni
Oggi, chi pratica HEMA o Nova Scrimia ha accesso a un’ampia gamma di attrezzature sicure e progettate specificamente per la disciplina. Ma non è sempre stato così. Gli aneddoti dei primi giorni, negli anni ’90, raccontano una storia di improvvisazione e di spirito pionieristico. Le prime “spade” da allenamento sicuro (le “federschwert” o “feder”) non erano facilmente reperibili. Si racconta di tentativi di modificare attrezzi sportivi, di usare bastoni di legno o le prime, rudimentali repliche in metallo che spesso erano o troppo pesanti o troppo fragili.
Lo stesso valeva per le protezioni. La storia è piena di aneddoti tragicomici sull’uso di attrezzature di fortuna. Si usavano maschere da scherma sportiva, che però non erano progettate per resistere ai colpi potenti di una spada d’acciaio. Si adattavano guanti da hockey o da lacrosse, che offrivano una protezione minima alle dita. Si indossavano giubbotti da moto o imbottiture fatte in casa. Ogni sessione di sparring era un’avventura. Queste storie, pur evidenziando i rischi di quel periodo, sono anche la leggenda di una comunità di appassionati così determinati a riscoprire la loro arte da essere disposti a correre dei rischi e a usare il proprio ingegno per superare gli ostacoli materiali.
La “leggenda” del metodo: l’aneddoto della sistematizzazione
Il passaggio cruciale da un gruppo di ricerca a una scuola strutturata è esso stesso una storia affascinante. L’aneddoto centrale è quello della “scoperta del metodo”. Ad un certo punto, Antonio Merendoni si rese conto che i maestri italiani, al di là delle loro differenze stilistiche, condividevano tutti un nucleo di principi fondamentali: la geometria, il tempo, la misura. La leggenda vuole che questa intuizione abbia trasformato radicalmente l’approccio. Invece di insegnare un catalogo di tecniche, si iniziò a insegnare i principi che le generavano.
Un aneddoto specifico riguarda la scelta del nome stesso: “Nova Scrimia”. La decisione non fu casuale. “Scrimia” fu scelto per ricollegarsi al termine antico e nobile, distanziandosi dalla “scherma” sportiva. “Nova” fu aggiunto per sottolineare che non si trattava di una pedissequa imitazione del passato, ma di una sua rivitalizzazione attraverso un metodo nuovo, scientifico e adatto all’uomo contemporaneo. La creazione del nome è l’aneddoto che sigilla la nascita di un’identità precisa.
PARTE III: CURIOSITÀ E STORIE DALLA PRATICA MODERNA
Infine, l’universo della Nova Scrimia è ricco di curiosità e piccole storie che emergono dalla pratica quotidiana e che ne rivelano il carattere unico.
L’aneddoto dei nomi delle “poste”: poesia e funzione nelle guardie
Una delle prime curiosità che colpisce un neofita è la nomenclatura delle guardie (“poste”). I loro nomi non sono sigle tecniche e anonime, ma evocano immagini potenti e poetiche. Abbiamo la “Posta di Finestra”, che suggerisce l’idea di guardare attraverso un’apertura per colpire; il “Dente di Cinghiale”, che evoca l’immagine di una zanna bassa e aggressiva, pronta a sventrare dal basso verso l’alto; la “Coda Lunga e Distesa”, che descrive perfettamente una posizione con la spada bassa e arretrata, pronta a sferrare un colpo potente.
L’aneddoto che ogni istruttore racconta ai suoi allievi è che questi nomi non sono solo belli, ma anche funzionali. Sono strumenti mnemonici. Aiutano a ricordare non solo la forma fisica della guardia, ma anche la sua intenzione tattica. “Posta di Donna”, per esempio, non è un nome sessista, ma probabilmente si riferisce a una guardia che, tenendo la spada in modo più raccolto e apparentemente passivo, invita l’attacco dell’avversario per poi colpirlo in parata e risposta. È una guardia “astuta”, che inganna con un’apparenza mite. Ogni nome è una piccola storia, una lezione condensata in poche parole.
La curiosità del “gioco stretto”: quando la scherma diventa lotta
Una delle più grandi sorprese per chi proviene dalla scherma sportiva o ha un’immagine cinematografica del combattimento con la spada è la scoperta del “gioco stretto”. L’aneddoto è quasi un rito di passaggio per ogni allievo. Dopo settimane passate a imparare a muoversi a distanza, a parare e a rispondere, durante uno dei primi assalti liberi, le spade si “legano”, le distanze si accorciano, e l’allievo si trova bloccato, incapace di usare la sua arma. È in quel momento che l’istruttore o il compagno più esperto applica una tecnica di gioco stretto: una leva sul polso, una presa sull’elsa, una proiezione a terra.
Questa esperienza è una rivelazione. L’allievo capisce sulla propria pelle che la scherma storica italiana non è solo un “toccarsi” a distanza, ma un sistema di combattimento totale. La storia che si racconta è quella dell’indissolubile legame tra scherma e lotta, un legame che la scherma sportiva ha reciso. Questa curiosità pratica è una delle lezioni più importanti: la spada è un’estensione del corpo, ma quando la distanza si annulla, è il corpo stesso che diventa l’arma principale.
Una storia di rispetto: il saluto e l’etica della sala d’arme
Ogni lezione e ogni assalto in Nova Scrimia iniziano e finiscono con un saluto. Questo non è un gesto vuoto o una semplice formalità. È un rituale carico di significato, una piccola storia che si ripete ogni volta. L’aneddoto che si tramanda è che il saluto è un triplice atto di rispetto. In primo luogo, è un rispetto per il compagno o l’avversario. Si riconosce che si sta per intraprendere un’attività potenzialmente pericolosa e ci si affida l’un l’altro, promettendosi reciprocamente controllo e sicurezza. In secondo luogo, è un rispetto per l’Arte stessa, per la disciplina che si sta praticando. Infine, è un rispetto per i maestri, sia quelli del passato che hanno tramandato questo sapere, sia quelli del presente che lo insegnano. Questa curiosità rituale svela la profonda dimensione etica della disciplina, ricordando costantemente ai praticanti che non si tratta solo di un’attività fisica, ma di una “Via Marziale” basata su valori di onore, controllo e rispetto reciproco.
In conclusione, il mondo della Nova Scrimia, pur essendo ancorato alla ricerca storica, è tutt’altro che arido o privo di un’anima narrativa. Le sue leggende non sono miti, ma le storie vere di uomini straordinari. Le sue curiosità non sono stranezze inspiegabili, ma finestre che si aprono su una mentalità e una realtà diverse dalle nostre. E i suoi aneddoti, sia antichi che moderni, sono i fili colorati che tessono la trama di una disciplina ricca, complessa e profondamente umana, un’arte che continua a raccontare storie a chiunque abbia la pazienza e la passione di ascoltarla.
TECNICHE
Il repertorio tecnico della Nova Scrimia è un sistema vasto, complesso e profondamente interconnesso, la cui comprensione richiede di andare oltre una semplice catalogazione di “mosse”. Ogni tecnica, dal più semplice passo al più complesso disarmo, non è un’entità isolata, ma l’espressione fisica e dinamica di un principio fondamentale. È la soluzione pratica a uno specifico problema di combattimento, una soluzione distillata da secoli di esperienza e codificata nei trattati dei maestri italiani. Studiare le tecniche della Nova Scrimia significa imparare un linguaggio, una forma di dialogo fisico basato su una grammatica di principi (geometria, tempo, misura) e un vocabolario di azioni (colpi, parate, prese).
L’approccio del sistema è olistico. Non esiste una separazione netta tra attacco e difesa, tra il movimento del corpo e quello dell’arma, tra il combattimento a distanza e quello ravvicinato. Ogni aspetto è integrato con gli altri in un flusso continuo. Pertanto, per esplorare in modo esaustivo questo universo tecnico, è necessario partire dalle fondamenta, dalle fondamenta del movimento stesso, per poi costruire progressivamente la comprensione delle azioni più complesse. Analizzeremo prima il “motore” del sistema, ovvero il corpo e il suo corretto uso attraverso le posture e il gioco di passi. Successivamente, ci addentreremo nel dialogo delle lame a distanza, il “gioco largo”, esaminando l’arte di colpire e di parare. Infine, esploreremo il cuore del combattimento, il “gioco stretto”, dove la scherma si fonde con la lotta in un turbine di leve, prese e disarmi.
PARTE I: LE FONDAMENTA DEL MOVIMENTO – IL CORPO COME PRIMA ARMA
Prima ancora di considerare la spada, la Nova Scrimia insegna che la prima arma, e la più importante, è il proprio corpo. Una tecnica eseguita con una meccanica corporea errata sarà sempre debole, lenta e instabile, indipendentemente dalla perfezione con cui si muove la lama. Tutta l’efficacia del sistema si basa sulla capacità di muovere il corpo come un’unità coesa, stabile e potente. Questo si ottiene attraverso lo studio meticoloso di due elementi cardine: le “poste” e “l’andare”.
Le Poste: atteggiamenti, non posizioni statiche
Il termine “posta” (plurale “poste”), che deriva direttamente dai trattati storici, è spesso tradotto superficialmente come “guardia” o “posizione”. Sebbene non sia errato, questo termine è riduttivo. Nella filosofia della Nova Scrimia, una posta è molto di più: è un “atteggiamento”. È una configurazione biomeccanica e strategica del corpo e dell’arma, carica di potenziale, pronta a esplodere in una o più azioni. Non è un punto di arrivo statico, ma un punto di partenza dinamico. Ogni posta è progettata per assolvere a precise funzioni: protegge determinate linee del corpo, ne minaccia altre sull’avversario, prepara specifici tipi di colpi e proietta un’intenzione psicologica.
Lo studio delle poste è fondamentale. Insegna al praticante a essere strutturalmente forte, a mantenere l’equilibrio, a connettere la parte superiore e inferiore del corpo e a sviluppare una “presenza” marziale. Analizziamo alcune delle poste più significative ereditate dalla tradizione italiana:
Posta di Donna: È forse una delle poste più iconiche e didatticamente importanti. Ne esistono diverse varianti (la Destra, la Sinistra, la Soprana). Generalmente, la spada è tenuta arretrata, spesso vicino alla spalla o al fianco, con la punta rivolta all’indietro o verso l’alto. Contrariamente a quanto il nome potrebbe suggerire, non è una posta debole. È un atteggiamento di attesa carica di energia potenziale, come una molla compressa. Tatticamente, offre un bersaglio apparente per invitare l’attacco dell’avversario, per poi scatenare una risposta devastante in parata e risposta. Biomeccanicamente, insegna a generare potenza dalla rotazione delle anche e del busto, non solo dal braccio.
Posta di Fenestra (Finestra): In questa posta, le braccia e la spada sono tenute alte, davanti al viso, creando una sorta di “finestra” attraverso cui osservare l’avversario. È una posta eccellente per il controllo della lama avversaria dall’alto. Permette di deviare facilmente i colpi alti e di rispondere con veloci punte o fendenti discendenti. È un atteggiamento dominante, che esercita pressione psicologica e controlla il centro dello scontro.
Dente di Cinghiale (o Cinghiara): È una posta bassa e aggressiva. Il corpo è più raccolto, con il peso caricato sulla gamba anteriore, e la spada è tenuta bassa, con la punta rivolta in avanti e verso l’alto, come la zanna di un cinghiale pronta a sventrare. Tatticamente, protegge la parte inferiore del corpo e minaccia costantemente le gambe e il basso ventre dell’avversario. È ideale per rispondere ad attacchi alti con colpi ascendenti (sottani) o per entrare rapidamente nella misura corta.
Coda Lunga e Distesa: Questa è una posta lunga, con il corpo e la spada estesi all’indietro. La spada è bassa, quasi a toccare terra, e la punta è lontana dall’avversario. Sembra una posta passiva, ma è l’esatto contrario. È la preparazione per un attacco potente e a lunga distanza, spesso una punta lanciata con un affondo profondo o un grande fendente circolare. È un atteggiamento che serve a sondare, a mantenere la distanza e a caricare il colpo risolutivo.
Padroneggiare le poste significa imparare a fluire dall’una all’altra, adattando il proprio atteggiamento alla situazione e alle azioni dell’avversario. È il primo passo per trasformare il proprio corpo in uno strumento marziale efficiente.
L’Andare: la scienza del passo schermistico
Se le poste sono gli atteggiamenti, “l’andare” è l’arte di muoversi tra di essi mantenendo sempre equilibrio, struttura e controllo della misura. Il gioco di passi nella Nova Scrimia non è un semplice spostamento, ma una scienza precisa, la base di ogni tattica. Un colpo perfetto è inutile se sferrato da una distanza sbagliata; una parata perfetta è impossibile se non si è in equilibrio.
Le tecniche di passo sono varie e specifiche:
Passo e Accrescimento: Si distingue tra il “passo” (o passo passato), in cui si incrociano i piedi come in una normale camminata, e “l’accrescimento”, in cui si muove prima il piede anteriore e poi si richiama quello posteriore (o viceversa), mantenendo costante la base d’appoggio. Il passo passato è più rapido per coprire grandi distanze, ma espone a un momento di maggiore instabilità. L’accrescimento è più controllato, ideale per piccoli aggiustamenti di misura senza compromettere la struttura.
La Mezza Volta e la Tutta Volta: Queste sono tecniche di rotazione del corpo, cruciali per la gestione degli angoli. La “mezza volta” è una rotazione di 90 gradi, eseguita pivotando sui piedi. Serve a uscire dalla linea di un attacco diretto e a posizionarsi sul fianco dell’avversario, una posizione di enorme vantaggio tattico. La “tutta volta” è una rotazione completa di 180 gradi, una tecnica più complessa usata per creare una grande distanza o per gestire attacchi da più direzioni. La capacità di cambiare angolo è tanto importante quanto quella di muoversi avanti e indietro.
Il Gioco di Gambe e la Misura: Ogni passo è finalizzato al controllo della “misura”, la distanza corretta. L’abilità del praticante consiste nell’usare il gioco di passi per “rubare la misura”, ovvero per entrare alla distanza di attacco senza che l’avversario se ne accorga, o per rompere la misura dell’avversario, costringendolo a sferrare i suoi colpi a vuoto. Il gioco di passi è un dialogo silenzioso e costante, un sondaggio continuo dello spazio tra i due contendenti. È la base su cui si fonda l’arte del tempo.
PARTE II: IL DIALOGO DELLE LAME – OFFESA E DIFESA NEL GIOCO LARGO
Una volta stabiliti i fondamenti del movimento, possiamo addentrarci nel repertorio tecnico specifico della spada, iniziando dal “gioco largo”, ovvero il combattimento a una distanza tale da poter usare efficacemente i tagli e le punte. Questo è il “dialogo” primario della scherma.
L’arte di colpire: i colpi fondamentali
I colpi della Nova Scrimia sono classificati in base alla loro traiettoria e al filo della lama utilizzato. Ogni colpo deve essere eseguito con “tutto il corpo”, originando il movimento dai piedi e amplificandolo attraverso la rotazione del busto, per garantire potenza, velocità e stabilità.
I Tagli (Fendente, Tondo, Mezzano, Sottano): I colpi di taglio sono il cuore della scherma italiana, specialmente quella di derivazione bolognese.
- Fendente: È un colpo diagonale discendente, sferrato dall’alto verso il basso (da destra a sinistra o viceversa). È un colpo potente, che sfrutta la gravità, ideale per rompere le guardie o per colpire la testa e le spalle.
- Tondo o Roverso: È un colpo più circolare, che può essere orizzontale (mezzano) o diagonale, e che colpisce il bersaglio con una traiettoria più ampia.
- Mezzano: È il taglio orizzontale, diretto al fianco o al ventre.
- Sottano: È il taglio ascendente, dal basso verso l’alto. È un colpo spesso sorprendente, utile per colpire le braccia o il basso ventre, specialmente partendo da una guardia bassa come il Dente di Cinghiale.
La Punta: È il colpo sferrato con la punta della spada. La punta ha diversi vantaggi: è più veloce di un taglio, richiede meno energia e ha una portata maggiore. È anche più difficile da vedere e più letale. Può essere portata in vari modi: “sopramano” (sopra il braccio) o “sottomano” (sotto il braccio), a seconda della situazione. L’affondo (“botta lunga”) è la tecnica di passo più comune per portare una punta alla massima distanza.
I Colpi di Falso Filo: Il “falso filo” (o “filo falso”) è il contro-taglio della lama, la parte non affilata o meno affilata nelle spade a un solo filo, o il taglio posteriore in quelle a doppio filo. I colpi di falso filo sono tecniche astute e veloci, spesso usate per sorprendere l’avversario in azioni ravvicinate o per colpire dopo una parata senza dover ricaricare un colpo di filo dritto.
L’arte di difendere: la parata come inizio del contrattacco
Nella Nova Scrimia, la difesa non è mai un’azione passiva. Una parata non è un “muro” che blocca il colpo avversario, ma un’azione dinamica che ha tre scopi simultanei: proteggere il proprio corpo, deviare e controllare la lama avversaria, e creare l’opportunità per un contrattacco immediato. Il concetto chiave è quello della “parata-risposta”, un’unica azione fluida che unisce difesa e offesa.
Le tecniche di parata sono strettamente legate alle poste. Ogni posta, infatti, è intrinsecamente una parata per le linee che copre. Se un avversario attacca la mia testa, assumere una Posta di Fenestra non è solo un modo per parare, ma è già l’inizio di una risposta. Le parate si eseguono intercettando la lama avversaria con la parte forte della propria lama (vicino all’elsa) e deviandola fuori dalla linea del bersaglio. È fondamentale usare la geometria e la leva, non la forza bruta. Una buona parata non ferma l’energia dell’avversario, ma la reindirizza, sbilanciandolo e creando un’apertura.
Le azioni complesse: finta, cavazione e provocazione
Un combattimento tra due praticanti esperti raramente si riduce a un semplice scambio di colpi e parate. Entra in gioco la tattica, l’arte di manipolare la percezione e le reazioni dell’avversario.
La Finta: È l’arte di simulare un attacco per provocare una reazione difensiva dell’avversario. Si minaccia una linea (es. la testa) per costringerlo a parare in alto, e mentre la sua lama è impegnata, si colpisce una linea rimasta scoperta (es. il fianco). Una finta efficace deve essere credibile, altrimenti l’avversario non reagirà.
La Cavazione: È una tecnica essenziale per battere la parata dell’avversario. Mentre si porta una punta, se l’avversario tenta di intercettare la nostra lama, si esegue un piccolo movimento circolare con la punta della spada (“cavare sotto”) per eludere la sua parata e continuare l’attacco sulla stessa linea. È una tecnica che richiede grande sensibilità e tempismo.
L’Invito e la Provocazione: Sono tecniche psicologiche. Un “invito” si ha quando si lascia deliberatamente scoperta una parte del corpo per “invitare” l’avversario ad attaccare proprio lì, essendo già pronti con una parata e una risposta fulminea. La “provocazione” è un’azione più attiva, come un piccolo colpo sulla lama avversaria (“battuta”) o una finta, per saggiarne le reazioni e costringerlo a scoprirsi.
PARTE III: IL CUORE DEL COMBATTIMENTO – TECNICHE DI GIOCO STRETTO E LOTTA
Una delle caratteristiche più distintive e affascinanti della Nova Scrimia è l’importanza data al “gioco stretto”, il combattimento a distanza ravvicinata. Quando, per qualsiasi motivo, le lame si legano o la distanza si accorcia al punto da non poter più tagliare o puntare efficacemente, il combattimento si trasforma. La scherma diventa lotta, e un nuovo repertorio di tecniche diventa fondamentale. Questa fase è considerata non un’eccezione, ma una parte integrante e probabile di ogni scontro reale.
Il Ligar di Spade e il Sentir di Ferro
Il “ligar di spade” è il momento in cui le due lame entrano in contatto e vi rimangono, esercitando pressione l’una contro l’altra. Questo non è un momento di stallo, ma un istante di comunicazione tattile. Da questo contatto, un praticante esperto può raccogliere informazioni cruciali sull’avversario attraverso la sensibilità, un concetto noto come “sentir di ferro”. Si può “sentire” se l’avversario sta spingendo con forza o se è debole, se la sua lama è ben allineata o fuori equilibrio. Questa sensibilità è la chiave per applicare le tecniche di gioco stretto.
Le leve sull’arma e i disarmi
Dal ligar di spade, è possibile applicare una serie di leve per controllare e dominare l’arma avversaria. Sfruttando la propria lama come fulcro e la pressione dell’avversario, si possono creare potenti leve sul suo polso o sul suo gomito. Una tecnica comune è quella di “sopravanzare” la spada avversaria, guadagnando una posizione dominante, per poi usare la propria elsa o la mano libera per bloccare la sua e torcerla, costringendolo a lasciare la presa. I disarmi non sono “trucchi”, ma applicazioni precise di principi biomeccanici, che spesso concludono l’azione in modo definitivo e senza ulteriore spargimento di sangue.
Le prese e le proiezioni
Nel gioco stretto, la mano disarmata diventa un’arma fondamentale. Fiore dei Liberi, nel suo trattato, mostra una quantità enorme di tecniche che iniziano con una presa. Si può afferrare il polso armato dell’avversario per immobilizzarlo, afferrare il suo gomito per sbilanciarlo, o addirittura afferrare il suo collo o il suo corpo. Queste prese sono la porta d’accesso alle tecniche di lotta vera e propria. Un praticante di Nova Scrimia impara a eseguire proiezioni a terra, squilibri e leve articolari direttamente dal contesto schermistico. Per esempio, dopo aver parato un colpo, si può afferrare il braccio dell’avversario, passare dietro di lui e proiettarlo a terra, mantenendo sempre il controllo della propria arma. Questa integrazione tra scherma e lotta è il cuore marziale della tradizione italiana.
L’uso improprio della spada: colpi d’elsa e di pomolo
A distanza ravvicinata, la spada si trasforma. La lama diventa meno utile, ma altre parti dell’arma diventano strumenti di offesa. L’elsa, con i suoi bracci (guardia), può essere usata per colpire il volto o le mani dell’avversario, per agganciare il suo collo o i suoi arti. Il pomolo, la massa di metallo all’estremità dell’impugnatura, diventa un’arma contundente formidabile, capace di stordire un avversario con un colpo alla tempia o al viso, creando l’opportunità per una tecnica successiva. Il praticante impara a vedere la spada non solo come un’arma da taglio e da punta, ma come uno strumento versatile, efficace in ogni sua parte e a ogni distanza.
Conclusione: la tecnica come linguaggio
Il vasto e articolato repertorio tecnico della Nova Scrimia, dalle fondamenta del movimento corporeo alle complessità della lotta nel gioco stretto, non è un fine in sé. È un mezzo. È il linguaggio attraverso il quale i principi dell’arte marziale italiana prendono vita. Inizialmente, l’allievo impara le “lettere” (i colpi e le guardie fondamentali), poi le “parole” (brevi combinazioni di attacco e difesa), e infine le “frasi” complesse (i Giochi e le strategie dell’assalto libero).
La vera maestria tecnica non consiste nel conoscere migliaia di varianti, ma nell’aver interiorizzato i principi a un livello tale da non dover più pensare alla singola tecnica. Il corpo agisce in modo istintivo ma intelligente, scegliendo la soluzione più adatta al problema che si presenta in quel preciso istante. La tecnica scompare come atto cosciente e diventa un’espressione fluida e spontanea della volontà e dell’intelligenza marziale del praticante. In questo stadio, la spada cessa di essere un oggetto esterno e diventa un’estensione del corpo e della mente. Il fine ultimo dell’apprendimento tecnico nella Nova Scrimia, quindi, è quello di raggiungere una tale padronanza del linguaggio da potersi esprimere liberamente e creativamente all’interno di esso, trasformando il combattimento da un brutale scontro di forze a una sublime forma d’arte.
FORME
All’interno del vasto panorama delle arti marziali, l’uso di forme o sequenze preordinate come strumento didattico è una costante quasi universale. Nel mondo delle arti marziali giapponesi, queste sequenze sono universalmente note come “kata”. Per un osservatore esterno, potrebbe essere facile e quasi istintivo etichettare le sequenze praticate nella Nova Scrimia come “i kata italiani”. Sebbene questo paragone possa servire come punto di partenza iniziale per la comprensione, esso rischia di essere profondamente fuorviante e di oscurare la natura, la filosofia e la funzione uniche di quello che nella tradizione marziale italiana, e di conseguenza nella Nova Scrimia, prende il nome di “Gioco dei Segni” o “Assalto Formale”.
La differenza fondamentale non risiede tanto nell’aspetto esteriore, quanto nell’intenzione e nella metodologia. Mentre il kata è, nella sua forma più comune, un esercizio prevalentemente individuale che simula un combattimento contro avversari immaginari, il “Gioco” italiano è, per sua stessa natura, intrinsecamente dialogico. È concepito, fin dalla sua origine storica, per essere eseguito con un partner. Non è un monologo marziale, ma un dialogo tra due contendenti, una conversazione strutturata e codificata attraverso il linguaggio delle lame. Comprendere appieno la natura di queste sequenze significa immergersi nel cuore della pedagogia della scherma storica italiana, scoprendo uno strumento didattico di straordinaria raffinatezza, progettato non solo per insegnare tecniche, ma per forgiare l’intelligenza marziale del praticante.
Questo approfondimento esplorerà l’universo dei “Giochi” e degli “Assalti” seguendo un percorso logico: partiremo dalle loro radici, rintracciandone l’origine nei trattati storici; analizzeremo poi la loro cruciale funzione pedagogica all’interno del metodo Nova Scrimia; ne sveleremo l’anatomia, descrivendo come si svolge un “Gioco” nella pratica; e infine, ne esploreremo il significato più profondo, rivelando come queste sequenze rappresentino l’anima stessa dell’arte.
PARTE I: LE RADICI STORICHE – LE SEQUENZE DIDATTICHE NEI TRATTATI ANTICHI
Una delle caratteristiche che conferisce alla Nova Scrimia la sua autorevolezza è che i suoi metodi didattici non sono invenzioni moderne, ma la rivitalizzazione di pratiche documentate e utilizzate dai grandi maestri del passato. Lo studio dei trattati storici rivela in modo inequivocabile che l’uso di sequenze preordinate era un pilastro centrale del loro insegnamento.
Fiore dei Liberi e la genealogia del “Gioco”
Le prime tracce di questo approccio dialogico si trovano già nel capolavoro di Fiore dei Liberi, il “Flos Duellatorum” (1409). Sebbene Fiore non usi il termine “assalto” nel senso che assumerà in seguito, l’intera struttura del suo trattato è basata su una logica di azione-reazione che costituisce l’embrione di un “gioco” formale. Fiore presenta il suo sapere attraverso una geniale gerarchia visiva.
La sequenza didattica inizia con un “Maestro” (spesso rappresentato con una corona) che esegue una tecnica fondamentale, una “posta” o una presa iniziale. Questa è la premessa, la “domanda” del gioco. Subito dopo, vengono illustrati i suoi “Scolari”, che mostrano le possibili evoluzioni o contromosse a partire da quella situazione. Questi scolari sono la “risposta” alla domanda iniziale. Ma la genialità di Fiore non si ferma qui. Egli introduce poi la figura del “Contro-scolaro” (a volte con una garter legata sotto il ginocchio), che mostra come contrastare l’azione dello scolaro. E, in alcuni casi, si arriva persino al “Contro-contro-scolaro”, che annulla la mossa precedente.
Prendiamo, ad esempio, uno dei primi “giochi” di spada a due mani. Il Maestro mostra una parata specifica contro un fendente. Il primo Scolaro mostra come, da quella parata, sia possibile legare la lama avversaria e colpire con una punta al volto. Il Contro-scolaro mostra come, subendo l’azione dello Scolaro, sia possibile deviare la punta, afferrare la sua lama e portarlo a terra con una tecnica di lotta. Questa non è una lista di tecniche isolate. È una genealogia del combattimento, una sequenza logica e ramificata che insegna al praticante a pensare due, tre, quattro mosse in anticipo. Insegna che ogni azione genera una reazione, e che il combattimento è un flusso dinamico di opportunità che si aprono e si chiudono. La pratica di queste “frasi” di combattimento, eseguite con un compagno, era il modo in cui Fiore trasmetteva i principi tattici del suo sistema. Era, a tutti gli effetti, un “Gioco dei Segni” ante litteram.
Achille Marozzo e gli “Assalti” della Scuola Bolognese
Se Fiore ci fornisce l’embrione, è con i maestri della Scuola Bolognese del XVI secolo, e in particolare con Achille Marozzo, che il concetto di sequenza preordinata raggiunge la sua massima espressione e viene formalizzato con il nome di “Assalto”. L’ “Opera Nova” di Marozzo (1536) è famosa per le sue lunghe e complesse sezioni dedicate agli assalti di spada sola, spada e daga, spada e rotella, e altre combinazioni di armi.
Un “assalto” di Marozzo è una vera e propria coreografia marziale, un “canovaccio” che guida i due praticanti attraverso una serie articolata di azioni e reazioni. Può essere composto da decine di movimenti, includendo cambi di guardia, finte, colpi, parate, gioco di passi complessi e persino gesti teatrali ma funzionali. L’assalto non è un semplice “drill” per allenare una singola tecnica, ma un esercizio olistico progettato per sviluppare una vasta gamma di abilità.
La funzione di questi assalti era molteplice. In primo luogo, servivano a costruire un vasto vocabolario di tecniche. Eseguendo l’assalto più e più volte, l’allievo memorizzava non solo i singoli colpi, ma anche e soprattutto le transizioni fluide tra di essi. Imparava a cambiare guardia in modo dinamico, a legare una parata a un contrattacco, a integrare il gioco di passi con il movimento delle braccia.
In secondo luogo, l’assalto allenava la resistenza fisica e mentale. Portare a termine un’intera sequenza di Marozzo richiedeva una notevole preparazione atletica, concentrazione e memoria. Era un modo per condizionare il corpo e la mente a sostenere uno sforzo prolungato, simile a quello di un duello reale.
Infine, l’assalto era una forma di studio strategico. Ogni assalto era costruito attorno a specifici principi tattici. Poteva esplorare il combattimento contro un avversario mancino, o focalizzarsi sull’arte della finta, o ancora sull’entrare nel gioco stretto. Praticando l’assalto, l’allievo non imparava solo “cosa” fare, ma anche “quando” e “perché” farlo.
La pratica di queste sequenze storiche è la prova inconfutabile che l’uso di forme dialogiche era un pilastro della pedagogia marziale italiana, uno strumento sofisticato per trasmettere un sapere complesso in un’epoca priva dei moderni ausili didattici.
PARTE II: LA FUNZIONE PEDAGOGICA NELLA NOVA SCRIMIA
La Nova Scrimia ha recuperato questa metodologia storica non per un vezzo filologico, ma perché ne ha riconosciuto la straordinaria efficacia pedagogica, adattandola al contesto moderno. I “Giochi dei Segni” sono il cuore del processo di apprendimento, il laboratorio in cui i principi astratti diventano abilità concrete.
Insegnare i Principi, non solo le Tecniche
Il primo e più importante scopo di un “Gioco” nella Nova Scrimia non è insegnare una sequenza di movimenti da replicare pedissequamente in un combattimento libero. Sarebbe impossibile e controproducente. Lo scopo è usare la sequenza come un veicolo per trasmettere un principio marziale. Ogni Gioco è una lezione incarnata.
Per esempio, un Gioco potrebbe essere interamente costruito sul principio del “controtempo”. L’Agente (colui che inizia) lancia un attacco in due tempi (una finta seguita da un colpo). Il Paziente (colui che risponde) impara a non reagire alla finta, ma a colpire l’Agente nell’esatto istante in cui questi sta per lanciare il colpo finale, intercettandolo e colpendo per primo. Praticando questo Gioco decine di volte, il Paziente non impara solo “quella” specifica contromossa, ma interiorizza il concetto universale di controtempo, sviluppando la capacità di riconoscerlo e applicarlo in altre situazioni.
Un altro Gioco potrebbe essere focalizzato sull’importanza del cambio di angolo tramite la mezza volta. L’Agente attacca con un fendente dritto, e il Paziente, invece di parare frontalmente, esegue una mezza volta, uscendo dalla linea dell’attacco e ritrovandosi sul fianco dell’avversario, in una posizione perfetta per un contrattacco. Il Gioco, in questo caso, non insegna solo una schivata, ma educa il corpo a pensare in tre dimensioni, a non considerare il combattimento solo come un movimento lineare avanti e indietro.
Sviluppare il “Sentir di Ferro” e la Misura
Poiché i Giochi sono praticati a coppie e prevedono il contatto tra le lame, essi sono lo strumento principale per sviluppare due delle abilità più sottili e cruciali dello schermidore: il “sentir di ferro” e la percezione della “misura”.
Il “sentir di ferro” è la sensibilità tattile, la capacità di “leggere” le intenzioni e la pressione dell’avversario attraverso il contatto delle lame. Durante l’esecuzione di un Gioco, le lame si legano, si premono, si strisciano. In questo contesto controllato, l’allievo può concentrarsi sulle sensazioni. Può imparare a sentire se l’avversario sta applicando troppa forza (cedendo e sfruttando la sua spinta) o troppo poca (prendendo il controllo della sua lama). Questo feedback tattile è impossibile da sviluppare con esercizi a vuoto e difficile da affinare nel caos dell’assalto libero, dove l’attenzione è assorbita da mille altre variabili. Il Gioco offre un ambiente protetto per calibrare questa sensibilità.
Allo stesso modo, il Gioco è un laboratorio per la “misura” (la distanza). Ogni azione all’interno della sequenza richiede un posizionamento preciso. L’allievo impara a sue spese che se è troppo lontano, il suo colpo andrà a vuoto; se è troppo vicino, non avrà spazio per muovere l’arma. La natura ripetitiva del Gioco permette di eseguire lo stesso movimento più e più volte, affinando la percezione dello spazio e la capacità di giudicare le distanze in modo automatico.
Un Ponte tra lo Studio Statico e l’Assalto Libero
Nella progressione didattica della Nova Scrimia, il Gioco dei Segni occupa una posizione centrale e insostituibile. Esso funge da ponte tra due mondi: lo studio degli elementi di base e l’applicazione libera e creativa.
Da un lato, abbiamo lo studio dei fondamentali: le poste, i passi, i colpi singoli eseguiti a vuoto o su bersagli statici. Questo è essenziale per costruire una corretta meccanica del corpo, ma non insegna a gestire un avversario che si muove e reagisce.
Dall’altro lato, abbiamo l’assalto libero, il fine ultimo della pratica, dove tutto è imprevedibile e caotico. Buttare un allievo nell’assalto libero senza una preparazione intermedia sarebbe come chiedere a qualcuno che conosce solo l’alfabeto e qualche parola di scrivere un romanzo. Sarebbe frustrante e pericoloso.
Il Gioco dei Segni è il livello intermedio, quello della “sintassi”. È qui che le “lettere” (le tecniche di base) vengono assemblate per formare “parole” e “frasi” di combattimento logiche. Il Gioco fornisce un contesto semi-live: c’è un avversario reale, c’è contatto, c’è movimento, ma il tutto avviene all’interno di una struttura nota e sicura. Questo permette all’allievo di applicare le sue abilità in un ambiente a complessità crescente, costruendo gradualmente la fiducia e le competenze necessarie per affrontare l’imprevedibilità dell’assalto libero.
PARTE III: ANATOMIA DI UN “GIOCO DEI SEGNI”
Per comprendere appieno la natura di queste sequenze, è utile sezionarne una, per vedere come è costruita e come funziona nella pratica. Sebbene ogni Gioco sia diverso, la maggior parte segue una struttura logica riconoscibile, un vero e proprio “atto teatrale” in più fasi.
Fase 1: La Preparazione (L’Agente e il Paziente)
Un Gioco inizia sempre con una preparazione chiara. I due partner assumono i loro ruoli: l’Agente è colui che dà inizio all’azione, che pone la “domanda” marziale. Il Paziente è colui che subisce l’azione iniziale e deve fornire la “risposta” corretta. Questi ruoli non sono fissi; spesso, nel corso del Gioco, si invertono. Vengono definite le guardie di partenza (“poste”) per entrambi i contendenti e la misura corretta. Questa fase iniziale è già un esercizio di per sé, allenando la corretta postura e il posizionamento.
Fase 2: L’Azione Iniziale (La Domanda)
L’Agente lancia il primo attacco. Questo attacco non è casuale, ma è il tema del Gioco. Per esempio, in un Gioco focalizzato sulla difesa contro i colpi alla gamba, l’Agente attaccherà con un preciso fendente alla gamba del Paziente. Questa è la “domanda” che il Gioco pone al Paziente: “Come gestisci in modo efficiente e sicuro questa specifica minaccia?”.
Fase 3: La Risposta (La Contro-mossa)
Il Paziente esegue la risposta codificata dal Gioco. Questa risposta non è una semplice parata passiva. È quasi sempre una parata-risposta che incarna il principio che il Gioco vuole insegnare. Continuando l’esempio precedente, la risposta potrebbe non essere quella di abbassare la spada per parare, ma di eseguire un passo indietro con la gamba minacciata (schivata) e, simultaneamente, colpire la testa o le braccia dell’Agente, che si è scoperto per attaccare in basso. Il Paziente ha risposto alla domanda, dimostrando un principio (la schivata combinata a un contrattacco simultaneo).
Fase 4: Lo Sviluppo (Il Dialogo)
A questo punto, il Gioco può concludersi o, più spesso, svilupparsi ulteriormente. L’Agente, subendo la risposta del Paziente, deve a sua volta eseguire un’azione di recupero o una contro-contromossa. Per esempio, potrebbe dover eseguire una parata rapida per proteggersi la testa dal contrattacco del Paziente. Questo dà il via a un breve dialogo di 2-4 scambi di colpi, in cui ogni azione è la conseguenza logica di quella precedente. Questa fase sviluppa il “flusso” del combattimento, la capacità di pensare in sequenza.
Fase 5: La Conclusione
Ogni Gioco ha una conclusione chiara. La sequenza si risolve con uno dei due partner che si trova in una posizione di netto vantaggio, avendo eseguito con successo l’azione finale. Questo può essere un colpo andato a segno (controllato), un disarmo, una proiezione a terra o il controllo della lama avversaria in una posizione da cui non può più sfuggire. La conclusione fornisce un feedback inequivocabile sulla corretta esecuzione della sequenza e sul principio che essa incarnava. Dopo la conclusione, i due partner tornano alle posizioni di partenza e il Gioco viene ripetuto, spesso invertendo i ruoli di Agente e Paziente.
La Variazione e l’Interpretazione
È fondamentale capire che il Gioco dei Segni non è un dogma immutabile. Una volta che gli allievi hanno imparato la sequenza “base” e l’hanno assimilata, vengono incoraggiati a esplorarne le “variazioni”. L’istruttore potrebbe chiedere: “Cosa succede se l’Agente, invece di un fendente, tira una punta? Come cambia la tua risposta?”. Oppure: “Dalla posizione finale, quali altre tre azioni potresti fare?”. Questo processo trasforma il Gioco da un esercizio di memoria a una piattaforma per la creatività e l’applicazione dei principi. Lo studente impara a usare la struttura del Gioco come un trampolino di lancio per esplorare le infinite possibilità del combattimento, sviluppando la propria intelligenza marziale e non solo la capacità di replicare un modello.
Conclusione: il gioco come anima dell’arte
In definitiva, i “Giochi dei Segni” e gli “Assalti Formali” sono molto più di un semplice equivalente italiano dei kata. Essi rappresentano il cuore pulsante della metodologia didattica della Nova Scrimia, uno strumento di una raffinatezza e di un’efficacia straordinarie. La loro natura intrinsecamente dialogica li rende unici, trasformando l’apprendimento in una conversazione dinamica tra due partner, piuttosto che in un monologo solitario.
Attraverso i Giochi, il praticante non impara solo un catalogo di tecniche, ma assorbe i principi fondamentali dell’arte in modo profondo e incarnato. Sviluppa le abilità sottili del “sentir di ferro” e della “misura”, costruisce una solida memoria muscolare, e soprattutto impara a pensare come uno schermidore, comprendendo la logica, la sintassi e il flusso del combattimento. Essi sono il ponte che conduce con sicurezza dalla teoria alla pratica, dalla tecnica statica alla libertà dell’assalto. Rappresentano la perfetta sintesi dello spirito della Nova Scrimia: un’arte che unisce la fedeltà alla ricerca storica, il rigore della scienza del combattimento e la bellezza di un dialogo fisico intelligente e creativo. Praticare un Gioco è, in essenza, praticare l’anima stessa della scherma italiana.
UNA TIPICA SEDUTA DI ALLENAMENTO
Entrare in una “sala d’arme” dove si pratica la Nova Scrimia significa assistere a un processo strutturato e quasi ritualizzato, un percorso che in un lasso di tempo di circa due ore guida i praticanti attraverso una progressione didattica attentamente studiata. Una tipica seduta di allenamento non è una raccolta casuale di esercizi, ma un’architettura pedagogica progettata per costruire l’abilità marziale in modo organico e sicuro. Ogni fase della lezione ha uno scopo preciso e si lega alla successiva, conducendo l’allievo da una preparazione fisica e mentale generale a un’applicazione tecnica specifica e dinamica. Osservare lo svolgimento di una lezione significa comprendere in modo concreto come i principi filosofici e storici della disciplina vengono tradotti in pratica fisica. La struttura si articola tipicamente in sei fasi distinte: il rito iniziale, il riscaldamento, il lavoro sui fondamentali, lo studio dei “Giochi” a coppie, l’applicazione nell’assalto e, infine, la conclusione.
Fase 1: Il rito iniziale – Il saluto e la preparazione mentale
Ogni lezione di Nova Scrimia ha inizio nello stesso modo, con un momento di formalità e concentrazione. I praticanti, già in tenuta da allenamento, si dispongono in riga di fronte all’istruttore. Al comando di quest’ultimo, viene eseguito il saluto. Impugnando la propria spada da pratica (o, in sua assenza, simulando il gesto), il praticante porta l’elsa dell’arma all’altezza del viso, con la lama in verticale, per poi estendere il braccio in avanti, abbassando la punta verso il suolo.
Questo gesto, sebbene rapido, è carico di significato e ha una funzione psicologica fondamentale. Non è una mera formalità, ma un vero e proprio rito di passaggio che segna una netta separazione tra il “fuori” – il mondo della vita quotidiana, con le sue preoccupazioni e distrazioni – e il “dentro”, lo spazio-tempo dedicato alla pratica marziale. È un atto che stabilisce un codice di comportamento basato sul rispetto: rispetto per l’istruttore che guiderà la lezione, rispetto per i compagni con cui si condividerà la fatica e l’apprendimento, e rispetto per l’Arte stessa, la tradizione secolare che si sta studiando. In quei pochi secondi di silenzio, ogni praticante ha l’opportunità di focalizzare la propria mente, di lasciare da parte i pensieri superflui e di prepararsi mentalmente al lavoro intenso e consapevole che lo attende.
Fase 2: Il riscaldamento – Preparare il corpo alla pratica
Conclusa la fase di preparazione mentale, inizia quella fisica. Il riscaldamento nella Nova Scrimia, come in ogni disciplina fisica seria, è una fase cruciale, il cui scopo è preparare l’apparato muscolo-scheletrico e cardiovascolare allo sforzo, minimizzando il rischio di infortuni. Questa fase è quasi sempre suddivisa in due momenti distinti: uno generale e uno specifico.
Il riscaldamento generale ha l’obiettivo di aumentare la temperatura corporea e la circolazione sanguigna. Comprende esercizi dinamici ben noti: una leggera corsa, salto con la corda, “jumping jacks”, e una serie completa di esercizi di mobilità articolare. Si eseguono rotazioni controllate di polsi, gomiti, spalle, collo, busto, anche, ginocchia e caviglie. L’enfasi è posta sulla fluidità e sull’ampiezza del movimento, per lubrificare le articolazioni e prepararle a muoversi liberamente in tutte le loro possibili direzioni.
Segue poi il riscaldamento specifico, che rappresenta un primo assaggio della biomeccanica della disciplina. In questa fase, gli esercizi imitano più da vicino i movimenti che verranno eseguiti successivamente con la spada. Si praticano a corpo libero le sequenze di passi (“l’andare”), concentrandosi sull’equilibrio e sulla corretta postura. Si eseguono rotazioni del busto e attivazioni delle catene cinetiche che originano dai piedi e arrivano alle mani, le stesse che daranno potenza ai colpi di spada. Vengono inclusi esercizi mirati per la mobilità e la forza di polsi e avambracci, essenziali per un controllo fine dell’arma. Questa fase specifica ha lo scopo di “svegliare” i pattern motori corretti, sintonizzando il corpo del praticante sul “linguaggio” fisico della Nova Scrimia prima ancora di impugnare l’attrezzo.
Fase 3: Il lavoro sui fondamentali – “Le ombre” e la tecnica a vuoto
Terminato il riscaldamento, si entra nel cuore del lavoro tecnico individuale. Questa fase, spesso definita “fare le ombre”, vede i praticanti disposti in ordine sparso nella sala, ciascuno con la propria spada da pratica, eseguire all’unisono gli esercizi comandati dall’istruttore. Il focus qui è esclusivamente sulla forma, sulla corretta esecuzione del gesto in assenza della variabile di un partner. È il momento in cui si costruisce e si raffina il proprio “motore” tecnico.
L’istruttore guida la classe attraverso un ripasso sistematico dei fondamentali. Si inizia con lo studio delle “poste”: i praticanti assumono le guardie principali (Posta di Donna, Posta di Fenestra, Dente di Cinghiale, etc.), mantenendole per alcuni secondi. L’attenzione è posta sulla corretta distribuzione del peso, sull’allineamento della struttura corporea, sulla decontrazione delle spalle e sulla giusta tensione muscolare. L’istruttore passa tra le file, apportando correzioni individuali.
Successivamente, si passa all’esecuzione dei colpi a vuoto. Si praticano le diverse tipologie di taglio (fendenti, sottani, mezzani) e le punte. L’obiettivo non è la velocità o la forza bruta, ma la pulizia del movimento. Si ricerca la perfetta coordinazione tra la spinta dei piedi, la rotazione delle anche, la torsione del busto e il rilascio finale del colpo attraverso il braccio e la lama. L’istruttore insiste sulla corretta traiettoria della spada e sul recupero della guardia dopo ogni colpo. Infine, si integrano i fondamentali, combinando il gioco di passi con i colpi. Si eseguono, per esempio, sequenze come “accrescimento in avanti, fendente, passo indietro in guardia” oppure “mezza volta, punta, recupero”. Questa fase è essenziale per costruire degli automatismi corretti e una solida memoria muscolare, che saranno la base per tutto il lavoro successivo.
Fase 4: Il cuore della lezione – Lo studio del “Gioco dei Segni” a coppie
Questa è la fase centrale della lezione, quella in cui si introduce nuovo materiale o si approfondisce lo studio di argomenti passati. Il lavoro diventa dialogico. I praticanti indossano le prime protezioni essenziali (generalmente maschera e guanti leggeri) e si dispongono a coppie. La lezione si concentra sullo studio di un “Gioco dei Segni”, la sequenza formale che costituisce uno dei pilastri della didattica della Nova Scrimia.
Il processo di apprendimento del “Gioco” è metodico. In primo luogo, l’istruttore, assieme a un allievo esperto, esegue l’intera sequenza a velocità normale, per dare ai presenti un’idea del suo flusso e del suo scopo tattico. Successivamente, scompone il Gioco in frammenti più piccoli e gestibili, solitamente di due o tre scambi. Spiega dettagliatamente la prima azione dell’ “Agente” (chi attacca) e la corretta risposta del “Paziente” (chi difende), ponendo l’accento sul principio marziale che quella sequenza vuole illustrare (es. il controllo del tempo, la gestione della misura, l’uso di una leva).
Le coppie provano quindi a eseguire solo quel primo frammento, a velocità molto ridotta e con spirito collaborativo. Non c’è competizione. Lo scopo è aiutarsi a vicenda a eseguire i movimenti corretti, a trovare la distanza giusta, a sentire il contatto delle lame (“sentir di ferro”) in modo appropriato. L’istruttore circola tra le coppie, fornendo correzioni personalizzate, lucidando un dettaglio della postura qui, un angolo della lama là. Una volta che il primo frammento è stato assimilato, si aggiunge il pezzo successivo della sequenza, e così via, fino a quando le coppie non sono in grado di eseguire l’intero “Gioco” in modo fluido e controllato. Questa fase è un laboratorio insostituibile per applicare la tecnica individuale in un contesto dinamico ma sicuro.
Fase 5: L’applicazione – Lo sparring condizionato e l’assalto libero
L’ultima fase pratica della lezione è dedicata all’applicazione più libera e spontanea di quanto appreso. È il momento del confronto, il banco di prova. I praticanti indossano le protezioni complete: maschera da scherma storica, giubba protettiva, guanti pesanti, gorgera (protezione per il collo) ed eventualmente protezioni per le gambe. La sicurezza è la priorità assoluta.
Questa fase inizia quasi sempre con dello “sparring condizionato”. Non si tratta ancora di un combattimento completamente libero. L’istruttore impone delle regole, dei “temi” o delle “condizioni” per focalizzare il lavoro su una specifica abilità. Per esempio, la condizione potrebbe essere: “Si può colpire solo con punte”; oppure “L’obiettivo è applicare la parata-risposta studiata nel Gioco”; o ancora “Uno attacca liberamente, l’altro può solo difendere e muoversi”. Questo tipo di esercizio permette di allenare una competenza specifica sotto la pressione di un avversario non collaborativo, isolandola dal caos di un assalto completamente libero.
Infine, se il tempo e il livello della classe lo permettono, la lezione culmina nell’ “assalto libero”. Le coppie si confrontano liberamente, potendo attingere all’intero bagaglio tecnico. È importante notare che, anche in questa fase, lo scopo non è primariamente “vincere” o “sconfiggere” il compagno. L’obiettivo è sperimentare, testare le proprie capacità, provare ad applicare i principi studiati durante la lezione, capire i propri errori e le proprie reazioni emotive sotto stress. È un momento di verifica personale e di apprendimento intenso, sempre condotto all’insegna del massimo controllo e del rispetto reciproco.
Fase 6: La conclusione – Decompressione e saluto finale
Al termine della fase di assalto, l’istruttore richiama la classe. L’allenamento intenso si conclude con una fase di decompressione. Vengono eseguiti esercizi di stretching leggero, mirati ai distretti muscolari più sollecitati durante la lezione, per favorire il recupero, ridurre la tensione e prevenire l’indolenzimento post-allenamento.
Conclusa la decompressione fisica, si ripete il rito del saluto. I praticanti, stanchi, sudati ma arricchiti dall’esperienza, si allineano nuovamente di fronte all’istruttore. Il saluto finale ha un valore speculare a quello iniziale. È un modo per ringraziare l’istruttore per gli insegnamenti ricevuti e i compagni per la collaborazione e l’impegno condiviso. Segna la fine formale della pratica, chiude la “parentesi” marziale e permette a ogni individuo di tornare, con una nuova consapevolezza, alla propria vita quotidiana. È l’atto che conclude il ciclo, lasciando al praticante non solo la fatica fisica, ma anche e soprattutto il sedimento di una nuova conoscenza tecnica e di una rinnovata disciplina mentale.
GLI STILI E LE SCUOLE
Parlare degli “stili e delle scuole” in relazione alla Nova Scrimia è un’impresa affascinante ma complessa, che richiede di navigare attraverso secoli di storia marziale e di chiarire la natura stessa della disciplina. Un equivoco comune è quello di considerare la Nova Scrimia come uno dei tanti “stili” antichi, alla pari di altri. La realtà è più sottile e interessante: la Nova Scrimia non è uno stile storico, ma una scuola moderna e un metodo codificato che si fonda sullo studio, l’interpretazione e la sintesi dei principi estratti dalle grandi scuole storiche della tradizione italiana.
Pertanto, per comprendere appieno “gli stili e le scuole” pertinenti alla Nova Scrimia, non possiamo limitarci a descrivere la scuola moderna in isolamento. Dobbiamo intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo, per esplorare il ricco e variegato mosaico delle scuole marziali che fiorirono in Italia dal tardo Medioevo al Barocco. Queste scuole storiche non sono “alternative” alla Nova Scrimia; ne sono il DNA, la fonte primaria, il prezioso giacimento da cui vengono estratti i principi e le tecniche. Solo dopo aver compreso le caratteristiche di queste antiche tradizioni potremo capire come la Nova Scrimia, in epoca contemporanea, le abbia rielaborate in una sintesi unica e coerente.
Questo approfondimento sarà quindi strutturato in tre parti. Inizieremo con un’analisi dettagliata delle principali scuole storiche italiane, il vero patrimonio genetico della disciplina. Proseguiremo definendo la Nova Scrimia stessa come una scuola moderna a tutti gli effetti, con una sua identità, una sua metodologia e una sua struttura organizzativa. Infine, la collocheremo nel panorama contemporaneo, mettendola in relazione con le altre realtà che oggi si dedicano allo studio delle arti marziali storiche europee.
PARTE I: LE SCUOLE STORICHE – IL MOSAICO DELLA TRADIZIONE MARZIALE ITALIANA
L’Italia, a differenza di altre nazioni europee, non ha avuto per lungo tempo una tradizione marziale monolitica, ma una straordinaria fioritura di scuole regionali, spesso legate a una città o a un singolo, geniale maestro. Ognuna di queste scuole possedeva caratteristiche distintive, un “sapore” particolare, pur condividendo un linguaggio di fondo comune. La Nova Scrimia attinge da questo intero patrimonio, cercando i principi unificanti al di là delle differenze stilistiche.
La Scuola dei Primi Maestri (XIV-XV Secolo): Il Sistema Integrato di Fiore dei Liberi
Alle origini della tradizione documentata troviamo quella che potremmo definire la “scuola” dei maestri del primo Rinascimento, il cui esponente più illustre è senza dubbio Fiore dei Liberi. Il suo sistema, descritto nel “Flos Duellatorum”, può essere considerato la prima grande scuola italiana di cui abbiamo una conoscenza completa. La sua caratteristica fondamentale è l’approccio olistico e integrato.
Lo “stile” di Fiore non è focalizzato su una singola arma, ma abbraccia l’intera arte del combattimento. Il fondamento di questa scuola è la lotta a mani nude (“abrazare”), considerata la madre di tutte le tecniche. Fiore dimostra in modo sistematico come i principi di leva, sbilanciamento e controllo articolare appresi nella lotta siano la chiave per essere efficaci anche con le armi in pugno. Dalla lotta si passa senza soluzione di continuità alla daga, poi alla spada a una mano, alla spada a due mani (il cuore del suo sistema per il combattimento cavalleresco), fino alle armi inastate come l’azza e la lancia.
Lo stile che emerge è pragmatico, potente e versatile. Non c’è una grande enfasi sulla scherma “elegante” o sul singolo colpo di punta, ma sulla capacità di dominare l’avversario in ogni situazione e a ogni distanza. Una caratteristica chiave di questa scuola è l’importanza data al “gioco stretto”: il combattimento a distanza ravvicinata, dove le lame si legano e le abilità di lotta diventano predominanti. Lo stile di Fiore è quello di un guerriero completo, preparato tanto per il duello giudiziario in armatura quanto per una difesa personale improvvisa. La sua scuola non è una specializzazione, ma una scienza marziale totale. Anche Filippo Vadi, attivo qualche decennio dopo, si inserisce in questa corrente, condividendone i principi fondamentali e l’approccio integrato, pur con una maggiore enfasi sugli aspetti filosofici e “scientifici” dell’arte.
L’Età d’Oro – La Scuola Bolognese (XVI Secolo)
Il Cinquecento è il secolo d’oro della scherma italiana, e il suo cuore pulsante è Bologna. La Scuola Bolognese non è un’entità monolitica, ma piuttosto una corrente stilistica con caratteristiche comuni, portata avanti da una costellazione di maestri eccezionali. Se la scuola di Fiore era caratterizzata da una pragmatica totalità guerriera, lo stile bolognese è più “civile”, più dinamico e, per certi versi, più complesso e articolato, pensato per il gentiluomo rinascimentale.
Le caratteristiche distintive di questa scuola sono:
- Grande Dinamismo: Il gioco di passi è agile e complesso, con un uso frequente di passi passati, accrescimenti e cambi di direzione.
- Ricchezza del Vocabolario Tecnico: La scuola bolognese utilizza un numero enorme di guardie (“poste”) e una vasta gamma di colpi di taglio (mandritti, roversi, tondi, falsi) e di punta, spesso combinati in azioni complesse.
- Uso di Armi Accompagnate: È lo stile che più di ogni altro ha sviluppato l’uso combinato della spada da lato con un’arma secondaria nella mano sinistra (daga, cappa, brocchiero, rotella).
- Didattica basata sugli “Assalti”: Come visto in precedenza, l’insegnamento si fondava su lunghe sequenze preordinate che insegnavano il flusso del combattimento.
Il più grande esponente di questa scuola è Achille Marozzo. Il suo “stile” è energico, quasi esuberante. Prevede un movimento continuo, un fluire da una guardia all’altra, e un uso creativo di finte e provocazioni. È uno stile che premia l’audacia e la fantasia, pur essendo fondato su una logica ferrea. Altri maestri come Antonio Manciolino o l’Anonimo Bolognese presentano delle sfumature. Manciolino, ad esempio, appare a tratti più diretto e meno “coreografico” di Marozzo. Tuttavia, tutti condividono lo stesso impianto di base. La Scuola Bolognese rappresenta una delle influenze più forti sulla Nova Scrimia, specialmente per quanto riguarda la ricchezza tecnica e la logica delle azioni complesse.
La Scuola dello Spadino (XVII Secolo): La Scienza della Punta
Con l’evoluzione della società e della tecnologia, nel XVII secolo assistiamo all’emergere di una nuova “scuola di pensiero”, radicalmente diversa da quella bolognese. Questa scuola è legata all’arma del suo tempo, lo spadino (“rapier”), e a un contesto in cui il duello d’onore, sempre più ritualizzato, diventa il principale campo di applicazione della scherma. Lo stile che ne emerge è più lineare, più essenziale e quasi ossessionato dall’efficacia letale della punta.
I maestri di questa corrente, come Salvator Fabris, Ridolfo Capo Ferro e Nicoletto Giganti, propongono uno stile che potremmo definire “scientifico”. Le caratteristiche principali sono:
- Primato della Punta: Il colpo di taglio viene quasi del tutto abbandonato in favore della stoccata, considerata più veloce, più lunga e più difficile da parare.
- Linearità e Controllo della Misura: Il gioco di passi si semplifica. L’enfasi è posta su un movimento preciso e controllato lungo una linea retta, con l’invenzione e la perfezione dell’affondo (“lunge”) come mezzo principale per coprire la distanza.
- Analisi Geometrica: Il combattimento è analizzato in termini di angoli, linee e traiettorie. La scherma diventa una sorta di “geometria applicata”, dove si cerca la via più breve e sicura per colpire il bersaglio.
- Gioco di Controtempo: Questa scuola sviluppa ai massimi livelli l’arte di colpire l’avversario mentre sta iniziando il suo attacco, sfruttando il suo stesso movimento per creare l’apertura.
Lo stile di Fabris, per esempio, è caratterizzato da guardie basse e allungate, da un uso sapiente della pressione sulla lama avversaria (“sentir di ferro”) e da una fredda precisione nell’esecuzione. È uno stile meno vistoso di quello bolognese, ma non meno complesso, che richiede un enorme controllo mentale e fisico. La Nova Scrimia studia approfonditamente anche questa scuola, estraendone i principi di tempo, misura e precisione che sono universali.
PARTE II: NOVA SCRIMIA – LA SCUOLA MODERNA COME SINTESI E METODO
Avendo esplorato il ricco panorama delle scuole storiche, possiamo ora definire con chiarezza cosa sia la Nova Scrimia. Essa non è la semplice riproposizione di una delle scuole sopra descritte, ma una scuola moderna e autonoma, con una propria identità, che si qualifica come un metodo di sintesi.
Non uno “Stile”, ma un “Metodo”
Il punto cruciale da comprendere è che il fondatore, Antonio G. G. Merendoni, non ha scelto di “resuscitare” lo stile di Marozzo o quello di Fabris in modo esclusivo. Una tale scelta sarebbe stata arbitraria e limitante. Ha invece intrapreso un’opera di analisi comparata di tutta la tradizione italiana, con l’obiettivo di identificare i principi unificanti che ne costituivano il fondamento comune. La Nova Scrimia, quindi, non insegna “lo stile di Fiore” o “lo stile di Capo Ferro”; insegna i principi della scherma italiana (geometria, tempo, misura, biomeccanica) attraverso un metodo didattico originale e codificato, che utilizza esempi e tecniche tratti dai vari maestri storici per illustrare tali principi.
L’identità della scuola Nova Scrimia risiede proprio in questo suo essere un “Metodo”. Questo metodo si caratterizza per:
- Approccio Scientifico: La pratica è sempre preceduta e supportata da uno studio rigoroso delle fonti (“archeologia marziale”).
- Progressione Didattica Strutturata: Esiste un curriculum preciso e uguale per tutte le scuole affiliate, che guida l’allievo dai fondamentali ai “Giochi dei Segni”, fino all’assalto libero. Questo garantisce uniformità e qualità dell’insegnamento.
- Sintesi Funzionale: Il sistema integra in modo coerente elementi delle diverse scuole storiche. Per esempio, può utilizzare la ricchezza di guardie della scuola bolognese per la sua didattica di base, ma integrare la precisione della punta e la linearità della scuola seicentesca per insegnare il controllo della misura. Unisce la visione olistica di Fiore (integrazione tra lotta e scherma) con la complessa articolazione delle azioni di Marozzo.
- Protocolli di Sicurezza Standardizzati: Essendo una scuola moderna, ha sviluppato protocolli e requisiti di equipaggiamento precisi per garantire la massima sicurezza durante la pratica.
La “Casa Madre” e la Struttura Organizzativa
A differenza di molti gruppi di studio informali, la Nova Scrimia è una vera e propria scuola con una struttura gerarchica e un’organizzazione centrale. La “casa madre” a cui tutte le realtà affiliate nel mondo fanno riferimento è la Nova Scrimia International A.S.D. (Associazione Sportiva Dilettantistica). Questa organizzazione, fondata e diretta da Antonio G. G. Merendoni e dai suoi più stretti collaboratori, ha diverse funzioni cruciali che definiscono l’identità unitaria della scuola:
- Garanzia della Qualità: La casa madre è il garante della qualità e dell’uniformità del metodo. Si assicura che ciò che viene insegnato in una sala di Roma sia lo stesso che viene insegnato in una sala di un’altra città o nazione.
- Formazione e Certificazione degli Istruttori: Nessuno può insegnare Nova Scrimia senza aver seguito un lungo percorso di formazione e aver superato gli esami previsti dall’organizzazione centrale. La casa madre è l’unico ente che può rilasciare i diplomi di Istruttore o Maestro, assicurando che chi insegna abbia la competenza tecnica, teorica e didattica necessaria.
- Sviluppo del Curriculum: Il programma didattico è in continua evoluzione. Il gruppo dirigente della casa madre prosegue costantemente nella ricerca e nella sperimentazione, aggiornando e raffinando il metodo di insegnamento sulla base di nuove scoperte o di una migliore comprensione delle fonti.
- Autorità Centrale: In caso di dubbi interpretativi o di questioni tecniche, l’ultima parola spetta sempre alla direzione della casa madre. Questo previene la frammentazione dello stile e la nascita di “eresie” o deviazioni personali.
Tutte le scuole di Nova Scrimia nel mondo sono quindi delle “filiali” collegate a questa organizzazione centrale, seguendone le direttive e contribuendo alla sua crescita in un quadro di coerenza e unità.
Lo “Stile” Riconoscibile della Nova Scrimia
Nonostante la sua natura di sintesi, anni di pratica secondo un metodo unificato hanno prodotto uno “stile” riconoscibile nel praticante di Nova Scrimia. Un osservatore esperto può spesso identificare uno schermidore di questa scuola da alcune caratteristiche ricorrenti: una postura solida e ben strutturata, una grande enfasi sulla connessione tra il movimento del corpo e quello della lama, una capacità di passare con fluidità dal gioco largo (a distanza di taglio e punta) al gioco stretto (la lotta ravvicinata), e un approccio tattico molto ragionato e non puramente istintivo, basato su una chiara comprensione dei principi di tempo e misura.
PARTE III: IL PANORAMA CONTEMPORANEO – NOVA SCRIMIA NEL CONTESTO DELLE HEMA
Per completare il quadro, è necessario collocare la scuola Nova Scrimia nel più ampio e variegato movimento delle Arti Marziali Storiche Europee (HEMA). Questo movimento, cresciuto esponenzialmente negli ultimi decenni, è un universo eterogeneo di gruppi, club, associazioni e singoli ricercatori che si dedicano allo studio e alla pratica delle tradizioni marziali del passato.
Nova Scrimia vs. Altri Gruppi HEMA di Scherma Italiana
In Italia e nel mondo esistono numerosi altri gruppi HEMA che studiano la scherma storica italiana. La differenza fondamentale tra la Nova Scrimia e la maggior parte di questi gruppi non risiede tanto nelle fonti studiate (che sono spesso le medesime), quanto nell’approccio organizzativo e metodologico.
Molti gruppi HEMA operano come associazioni indipendenti o gruppi di studio. Questo significa che l’interpretazione delle fonti e lo sviluppo del curriculum sono lasciati all’istruttore o al gruppo dirigente di quel singolo club. Questo approccio ha il vantaggio di una grande libertà di ricerca e di sperimentazione, ma può portare a una notevole eterogeneità nell’insegnamento. Due gruppi HEMA che studiano entrambi Marozzo potrebbero avere metodi e stili pratici molto diversi.
La Nova Scrimia, come descritto, si distingue per essere una scuola codificata e centralizzata. La sua forza risiede nell’avere un metodo testato, uniforme e progressivo, garantito da un’autorità centrale. Questo la rende, per certi versi, più simile a una scuola di arti marziali tradizionali (come una grande scuola di Karate o di Kung Fu con un fondatore e una linea di successione chiara) che a un tipico club HEMA. La scelta tra i due approcci dipende dalle preferenze del singolo praticante: da un lato la libertà e l’indipendenza dei gruppi di studio, dall’altro la struttura e la coerenza di una scuola codificata.
Il Contesto delle Scuole Nazionali
Infine, è importante ricordare che il mondo HEMA non è solo italiano. Esistono altre grandi “scuole” nazionali che vengono studiate con passione in tutto il mondo. La più famosa è probabilmente la Scuola Tedesca legata agli insegnamenti di Johannes Liechtenauer (XIV secolo), caratterizzata da un approccio molto dinamico e da un sistema di concetti chiave (i “Meisterhau” o colpi del maestro). Un’altra importante tradizione è la Scuola Spagnola, nota come “La Verdadera Destreza”, un sistema estremamente geometrico e filosofico, basato su movimenti circolari e un preciso gioco di passi.
La Nova Scrimia si colloca in questo panorama internazionale come la principale rappresentante, in forma di scuola moderna strutturata, della grande tradizione marziale italiana. I suoi praticanti e istruttori partecipano a eventi e tornei HEMA, confrontandosi e scambiando conoscenze con gli esponenti delle altre scuole nazionali, in un dialogo interculturale che arricchisce l’intero movimento.
In conclusione, il viaggio attraverso “gli stili e le scuole” della Nova Scrimia è un percorso a più livelli. Inizia con l’esplorazione delle gloriose scuole storiche italiane, che ne costituiscono l’anima e la fonte. Prosegue con la comprensione della Nova Scrimia stessa come scuola moderna, un metodo di sintesi unico e codificato, con una chiara struttura organizzativa e una “casa madre” che ne garantisce l’integrità. E si completa collocandola nel suo contesto attuale, un dialogo costante e fecondo con le altre scuole e gli altri stili che animano la vibrante comunità internazionale delle Arti Marziali Storiche Europee.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
Analizzare la “situazione in Italia” per una disciplina come la Nova Scrimia richiede di adottare una visione ampia, che vada oltre i confini della scuola stessa per abbracciare l’intero, vibrante ecosistema in cui essa è nata, cresciuta e opera oggi. Descrivere la Nova Scrimia in isolamento sarebbe come descrivere un albero magnifico senza considerare la foresta di cui fa parte. La sua posizione, il suo ruolo e la sua identità sono infatti definiti non solo dalla sua struttura interna, ma anche dal dialogo, dal confronto e dalla coesistenza con le altre realtà che compongono il composito e affascinante mondo delle Arti Marziali Storiche Europee (HEMA) in Italia.
Il nostro paese, in quanto culla di una delle più ricche e documentate tradizioni marziali del continente, presenta oggi un panorama HEMA particolarmente fertile e complesso. È un mondo popolato da scuole codificate, associazioni indipendenti, federazioni emergenti ed enti di promozione sportiva, tutti impegnati, seppur con approcci diversi, nella riscoperta e nella pratica del patrimonio marziale italiano.
Per comprendere appieno la situazione attuale, questo approfondimento si articolerà in tre momenti analitici. In primo luogo, esamineremo in dettaglio la struttura nazionale della Nova Scrimia, intesa come organizzazione specifica con una sua gerarchia e una sua diffusione capillare. In secondo luogo, allargheremo lo sguardo per collocare la Nova Scrimia nel più vasto contesto del movimento HEMA italiano, analizzando in modo neutrale gli altri principali attori e i diversi modelli organizzativi. Infine, esploreremo la dimensione internazionale e forniremo un elenco ragionato delle risorse e degli enti di riferimento, per offrire una mappa il più possibile completa e oggettiva del settore.
PARTE I: LA STRUTTURA INTERNA E LA DIFFUSIONE DI NOVA SCRIMIA IN ITALIA
La Nova Scrimia si distingue nel panorama HEMA per essere non un semplice club o una federazione di gruppi autonomi, ma una vera e propria scuola codificata, con una metodologia didattica unificata e una chiara struttura organizzativa centrale. Comprendere questa struttura è il primo passo per definire la sua “situazione” nel paese.
L’ente di riferimento: Nova Scrimia International A.S.D.
Al vertice della struttura, come unico ente depositario e garante del metodo, si trova la Nova Scrimia International A.S.D.. Questa Associazione Sportiva Dilettantistica, legalmente riconosciuta, funge da “casa madre” per tutte le attività legate alla disciplina, in Italia e all’estero. Il suo ruolo è multiforme e cruciale per mantenere l’integrità e la coerenza della scuola.
Innanzitutto, la Nova Scrimia International è l’organo responsabile della definizione e dell’aggiornamento del curriculum didattico. Il programma di insegnamento, che guida un allievo dal livello base fino ai gradi più alti, non è lasciato all’interpretazione del singolo istruttore, ma è stabilito e standardizzato a livello centrale dal fondatore, Antonio G. G. Merendoni, e dal corpo dei maestri più anziani. Questo garantisce che un allievo di Roma, di Milano o di qualsiasi altra città riceva lo stesso tipo di formazione, basata sugli stessi principi, esercizi (“Giochi dei Segni”) e progressioni.
In secondo luogo, l’associazione detiene il monopolio sulla formazione e certificazione degli istruttori. Per poter insegnare Nova Scrimia e aprire una sala d’arme affiliata, è necessario intraprendere un lungo e rigoroso percorso formativo (il “tirocinio istruttori”), che prevede anni di pratica, studio teorico, affiancamento a insegnanti esperti e il superamento di esami specifici. Solo la casa madre può rilasciare i diplomi ufficiali di “Allenatore”, “Istruttore” o “Maestro”, garantendo così un alto standard qualitativo e una profonda conoscenza del metodo da parte del corpo docente.
Infine, l’associazione agisce come centro di coordinamento per tutte le attività nazionali, come seminari, raduni, sessioni di esame e sviluppo di materiale didattico. Questa struttura centralizzata è la caratteristica che più di ogni altra definisce la Nova Scrimia come una “scuola” in senso tradizionale, simile nell’impostazione a grandi organizzazioni di arti marziali orientali.
La capillarità sul territorio: le Sale d’Arme affiliate
La diffusione della Nova Scrimia in Italia si basa su un modello di affiliazione diretta. Le singole palestre o corsi sparsi sul territorio nazionale sono definiti “Sale d’Arme” e sono a tutti gli effetti delle filiali della casa madre. L’apertura di una nuova sala è subordinata alla presenza di almeno un istruttore certificato che ne assume la direzione tecnica, garantendo l’aderenza al programma ufficiale.
Questa rete di sale affiliate permette alla disciplina di avere una presenza capillare nelle principali regioni e città italiane. Sebbene un elenco completo sia in continua evoluzione, è possibile osservare una concentrazione di attività in grandi centri urbani come Roma, Milano, Bologna, Torino, Firenze e altre città del centro-nord, con una presenza crescente anche nel sud Italia. Il legame tra le singole sale e l’organizzazione centrale è costante. Gli istruttori sono tenuti a partecipare a periodici corsi di aggiornamento, e gli allievi delle diverse sale hanno l’opportunità di incontrarsi e allenarsi insieme durante i raduni nazionali, creando un forte senso di appartenenza a un’unica comunità, pur mantenendo la propria identità locale.
Il riconoscimento istituzionale nel sistema sportivo italiano
Un aspetto fondamentale della “situazione in Italia” riguarda il posizionamento della disciplina all’interno del sistema sportivo nazionale. La Nova Scrimia International A.S.D., come molte altre associazioni sportive, opera attraverso l’affiliazione a un Ente di Promozione Sportiva (EPS) riconosciuto dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano). Storicamente, la scuola ha collaborato con diversi enti, tra cui lo CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale) e l’AICS (Associazione Italiana Cultura Sport).
Questa affiliazione è di vitale importanza. Innanzitutto, conferisce alla disciplina e ai suoi diplomi un riconoscimento legale nell’ambito della normativa sportiva italiana. In secondo luogo, fornisce una cornice organizzativa e assicurativa per tutte le attività, garantendo tutele per i praticanti e per gli istruttori. In terzo luogo, permette alla Nova Scrimia di partecipare a pieno titolo alla vita sportiva nazionale, dialogando con le istituzioni e promuovendo la propria attività all’interno di un quadro ufficiale. Questa scelta strategica ha contribuito a elevare la percezione della scherma storica da semplice hobby rievocativo a disciplina sportiva e marziale strutturata e riconosciuta.
PARTE II: IL CONTESTO NAZIONALE – NOVA SCRIMIA E IL MOVIMENTO HEMA ITALIANO
Per una valutazione neutrale e completa, è essenziale allargare lo sguardo e analizzare il più vasto e diversificato movimento HEMA italiano, di cui la Nova Scrimia è uno degli attori più significativi, ma non l’unico. L’Italia, grazie al suo immenso patrimonio di fonti storiche, ha visto nascere e crescere decine di altre associazioni, club e gruppi di studio dedicati alla scherma storica.
Un universo eterogeneo: lo sviluppo delle HEMA in Italia
Il movimento HEMA in Italia ha radici che, come quelle della Nova Scrimia, affondano negli anni ’90. Inizialmente composto da piccoli gruppi di pionieri e ricercatori indipendenti, il movimento è esploso negli ultimi due decenni, trasformandosi in un fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale. La caratteristica principale di questo universo è la sua eterogeneità. A differenza della Nova Scrimia, la maggior parte delle realtà HEMA italiane opera come associazione indipendente, dove l’istruttore o il gruppo dirigente sviluppa un proprio percorso di studi e una propria metodologia interpretativa basata sulle fonti.
Questo ha portato a una grande ricchezza e diversità di approcci. Esistono gruppi specializzati quasi esclusivamente sulla scuola bolognese, altri focalizzati sulla tradizione siciliana, altri ancora che si dedicano allo studio comparato di maestri diversi. Questa autonomia è al contempo una forza e una debolezza del movimento: da un lato, stimola la ricerca e la pluralità delle interpretazioni; dall’altro, può portare a una frammentazione e a una mancanza di standard qualitativi uniformi.
I principali enti di promozione e le federazioni
Per dare un ordine a questo universo variegato, molti club e associazioni HEMA scelgono di affiliarsi, proprio come la Nova Scrimia, a grandi Enti di Promozione Sportiva (EPS) che hanno sviluppato un settore specifico per la Scherma Storica. Tra i più attivi in questo campo troviamo:
- UISP (Unione Italiana Sport Per tutti): Quest’ente ha da tempo un’area dedicata ai “Giochi Tradizionali”, all’interno della quale la scherma storica ha trovato un’importante collocazione, con la promozione di eventi, competizioni e corsi di formazione per i propri tecnici.
- AICS (Associazione Italiana Cultura Sport): Anche l’AICS ha un settore nazionale di Scherma Storica molto attivo, che organizza un proprio circuito di tornei e percorsi formativi, riunendo numerose associazioni da tutta Italia.
- CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale): Similmente, lo CSEN offre una “casa” a molti gruppi HEMA, fornendo riconoscimento, supporto organizzativo e un proprio programma di eventi.
Oltre agli EPS, esistono e sono esistite nel tempo diverse reti o federazioni indipendenti di club HEMA, create con lo scopo di promuovere la collaborazione, organizzare eventi comuni e stabilire regolamenti condivisi, specialmente in ambito competitivo. Queste reti nascono spesso “dal basso”, dall’unione di intenti di diverse associazioni che desiderano fare sistema pur mantenendo la propria autonomia didattica.
Un discorso a parte merita la FIS (Federazione Italiana Scherma), l’organo ufficiale della scherma sportiva. Per anni, il rapporto tra la FIS e il mondo HEMA è stato complesso e talvolta distante. Tuttavia, negli ultimi tempi si sono registrati segnali di un crescente interesse da parte della federazione ufficiale verso il settore storico, con la creazione di commissioni dedicate e l’avvio di un dialogo per un possibile, futuro inquadramento della disciplina. Questa rimane una delle questioni più dibattute e in evoluzione nel panorama italiano.
Modelli a confronto: scuola codificata vs. rete di club indipendenti
La “situazione in Italia” è dunque caratterizzata dalla coesistenza di due modelli organizzativi principali. Da un lato, il modello della scuola codificata, di cui la Nova Scrimia è l’esempio più strutturato e longevo. Questo modello offre coerenza, un percorso di apprendimento garantito e standard qualitativi uniformi, a fronte di una minore autonomia interpretativa per le singole sale.
Dall’altro lato, abbiamo il modello della rete di club indipendenti, spesso uniti sotto l’egida di un EPS o di una federazione autonoma. Questo modello garantisce massima libertà di ricerca e di insegnamento al singolo club, favorendo la diversità e l’innovazione, ma con una potenziale disomogeneità nella qualità e nel tipo di formazione offerta.
Non esiste un modello “migliore” in assoluto; si tratta di due approcci diversi che rispondono a esigenze e filosofie differenti, e la cui interazione e competizione virtuosa contribuisce alla vitalità e alla crescita dell’intero movimento HEMA nazionale.
Il circuito competitivo come punto d’incontro
Un importante terreno di incontro e di scambio tra le diverse scuole e stili è rappresentato dal circuito competitivo. In tutta Italia si svolgono numerosi tornei di scherma storica, aperti a praticanti di qualsiasi associazione. Eventi come “TaurHEMAchia” a Torino o altri tornei organizzati dai circuiti AICS o UISP vedono confrontarsi atleti provenienti da realtà molto diverse. Questi eventi, sebbene non siano l’unico fine della pratica HEMA, sono un’occasione fondamentale per testare l’efficacia del proprio stile, per osservare approcci differenti e per creare un senso di comunità nazionale che trascende le singole appartenenze. I regolamenti di gara, spesso unificati per questi eventi, forniscono un linguaggio comune attraverso cui le diverse interpretazioni della scherma storica possono dialogare e misurarsi.
PARTE III: LA DIMENSIONE INTERNAZIONALE E LE RISORSE
La situazione italiana non è isolata, ma si inserisce in un contesto europeo e mondiale. La comunità HEMA è per sua natura globale, e le organizzazioni italiane dialogano costantemente con quelle di altri paesi.
Collegamenti europei e mondiali
A livello internazionale, il mondo HEMA non ha ancora un unico organo di governo globale come la FIFA per il calcio o la FIE per la scherma sportiva. Esistono tuttavia diverse federazioni o alleanze internazionali che mirano a promuovere la cooperazione, a standardizzare le norme di sicurezza, a organizzare eventi e a favorire il riconoscimento della disciplina. Tra le più note si può menzionare la HEMA Alliance (HEMAA), un’organizzazione di servizio non governativa molto influente, soprattutto nel mondo anglofono, o la IFHEMA (International Federation of Historical European Martial Arts), che si propone come federazione sportiva internazionale. Le organizzazioni italiane, inclusa la Nova Scrimia, partecipano attivamente a questo dialogo globale, prendendo parte a grandi eventi internazionali e contribuendo alla discussione sullo sviluppo futuro delle HEMA.
Elenco di enti, organizzazioni e risorse
Per fornire una mappa pratica della “situazione in Italia”, ecco un elenco non esaustivo ma rappresentativo delle principali entità e delle loro risorse online.
Ente specifico per la disciplina (Casa Madre)
- Nome: Nova Scrimia International A.S.D.
- Ruolo: Organizzazione centrale per la codifica, la formazione e la diffusione del metodo Nova Scrimia.
- Sito Web: https://www.novascrimia.org/
Principali Enti di Promozione Sportiva (EPS) con Settore Scherma Storica in Italia
Nome: AICS – Associazione Italiana Cultura Sport
Ruolo: Ente di promozione con un settore nazionale dedicato alla Scherma Storica, che organizza un proprio circuito di eventi e formazione.
Sito Web (Settore Scherma Storica): https://www.aics.it/?page_id=89233
Nome: UISP – Unione Italiana Sport Per tutti
Ruolo: Ente di promozione con un’Area Giochi che include la Scherma Storica tra le sue discipline.
Sito Web (Area Giochi): https://www.uisp.it/giochi/
Nome: CSEN – Centro Sportivo Educativo Nazionale
Ruolo: Ente di promozione che offre affiliazione e riconoscimento a numerose associazioni di Scherma Storica in tutta Italia.
Sito Web (Generale): https://www.csen.it/
Federazione Sportiva Nazionale di Riferimento
- Nome: FIS – Federazione Italiana Scherma
- Ruolo: Organo ufficiale per la scherma sportiva in Italia, con un crescente interesse e una commissione dedicata al settore storico.
- Sito Web: https://www.federscherma.it/
Federazione Internazionale di Riferimento (Esempio)
- Nome: HEMA Alliance (HEMAA)
- Ruolo: Organizzazione di servizio internazionale, non governativa, per la promozione e lo sviluppo delle HEMA.
- Sito Web: https://www.hemaalliance.com/
Elenco Indicativo di Sale Affiliate Nova Scrimia sul Territorio (Non Esaustivo)
Per illustrare la diffusione capillare della scuola, si riporta un elenco esemplificativo di alcune sale in diverse regioni, con i relativi siti web per ulteriori informazioni.
- Lazio (Roma): Sala d’Arme Achille Marozzo
- Sito Web: https://www.achillemarozzo.it/ (N.B. Sebbene il nome sia lo stesso di una più ampia associazione HEMA, la sezione Nova Scrimia opera al suo interno con il proprio metodo).
- Lombardia (Milano): Nova Scrimia Milano
- Sito Web: https://www.novascrimiamilano.it/
- Piemonte (Torino): Accademia Scherma Storica “Antonio de’medici”
- Sito Web: https://www.scrimatorino.it/
- Emilia-Romagna (Bologna): Società d’Arme delle Spade Storte
- Sito Web: https://www.spadestorte.it/
- Toscana (Firenze): Nova Scrimia Firenze
- Sito Web: https://www.novascrimiafirenze.it/
- Sicilia (Palermo): Nova Scrimia Palermo
- Sito Web: http://www.novascrimiapalermo.it/
In conclusione, la situazione della Nova Scrimia in Italia è quella di una realtà solida, ben strutturata e ampiamente diffusa, che agisce come uno dei poli di riferimento nel più vasto, dinamico e plurale mondo delle Arti Marziali Storiche Europee. La sua unicità risiede nel suo modello di “scuola codificata”, che convive e dialoga con l’approccio più frammentato ma altrettanto vitale dei club e delle associazioni indipendenti. Insieme, queste diverse realtà contribuiscono a un vero e proprio “secondo rinascimento” del patrimonio marziale italiano, riportando alla luce e rendendo nuovamente praticabile un’arte di straordinaria ricchezza e profondità.
TERMINOLOGIA TIPICA
Il linguaggio è la casa dell’essere, e in nessun campo questo è più vero che in un’arte marziale tradizionale. La terminologia utilizzata dalla Nova Scrimia non è un vezzo accademico o un semplice elenco di nomi esotici per delle tecniche; è la spina dorsale del suo sistema, il DNA che ne rivela le origini storiche, i fondamenti concettuali e la profonda visione filosofica. Ogni termine, ereditato direttamente dal ricco corpus dei trattati di scherma italiani che vanno dal XIV al XVII secolo, non è una mera etichetta, ma un concentrato di significato, una capsula che racchiude in sé un’idea biomeccanica, una scelta tattica o un principio strategico.
Imparare questo lessico, per un praticante di Nova Scrimia, non è un esercizio di memoria, ma un processo di assimilazione di un nuovo modo di pensare il combattimento. È imparare a vedere lo scontro attraverso gli occhi dei grandi maestri del passato – Fiore dei Liberi, Achille Marozzo, Salvator Fabris. Comprendere la differenza tra “Scrimia” e “Scherma”, tra una “Posta” e una “Guardia”, tra un “Tempo” e un “Controtempo”, significa passare da un’esecuzione meccanica di movimenti a una comprensione intima e profonda della logica dell’arte.
Questo approfondimento non sarà un semplice glossario, ma un viaggio guidato all’interno di questo affascinante linguaggio. Esploreremo la terminologia in modo tematico, partendo dai concetti filosofici fondamentali che reggono l’intero edificio, per poi analizzare la “geografia” della spada e del corpo. Ci addentreremo nel significato degli “atteggiamenti” del corpo, le Poste, e delle azioni di movimento, l’Andare. Sezioneremo il vocabolario dell’offesa e della difesa, per poi concludere con il lessico del combattimento ravvicinato e della tattica avanzata. Sarà una vera e propria decodifica del linguaggio segreto della scherma italiana.
PARTE I: I CONCETTI FONDAMENTALI – LE PAROLE CHIAVE DEL PENSIERO MARZIALE
Alla base del lessico tecnico vi è un insieme di termini concettuali che definiscono la filosofia e l’identità stessa della disciplina. Queste sono le parole maestre che informano ogni altro aspetto della pratica.
Scrimia vs. Scherma
La scelta stessa del nome “Nova Scrimia” è una dichiarazione di intenti. Perché utilizzare il termine arcaico “Scrimia” invece del più comune e moderno “Scherma”? La risposta risiede in una precisa volontà di recupero filologico e concettuale. “Scrimia” è il termine che si ritrova più frequentemente nei trattati antichi, specialmente quelli di epoca medievale e primo-rinascimentale. Il suo uso segnala un ritorno all’origine, alla concezione della disciplina come arte marziale totale, un sistema di combattimento integrato per la sopravvivenza e il duello. La Scrimia dei maestri antichi includeva la lotta, l’uso di diverse armi e un approccio pragmatico e non convenzionale.
Il termine “Scherma”, invece, pur essendo etimologicamente affine (entrambi derivano dal longobardo “skirmjan”, proteggere), ha assunto nel tempo una connotazione progressivamente più sportiva e specializzata. La “scherma” moderna è quella delle tre armi olimpiche, una disciplina magnifica ma fondamentalmente diversa, che ha sacrificato aspetti di realismo marziale (come il gioco stretto, la varietà dei tagli, la validità dei colpi) in favore di un regolamento e di una pratica finalizzati all’assegnazione di un punto. Utilizzando “Scrimia”, la Nova Scrimia dichiara la sua intenzione di studiare l’arte nella sua interezza marziale, distinguendosi nettamente dall’approccio puramente sportivo.
Arte vs. Scienza
Scorrendo i trattati storici, si nota una dualità affascinante. I maestri definiscono la loro disciplina a volte come un’“Arte”, a volte come una “Scienza”. Questa non è una contraddizione, ma la descrizione di due facce della stessa medaglia.
È un’Arte perché richiede qualità che non sono puramente meccaniche: la creatività, l’intuizione, la capacità di adattamento, la sensibilità nel “sentire” l’avversario. L’arte risiede nell’applicazione personale e unica dei principi, nella capacità di improvvisare e di esprimere se stessi attraverso il combattimento. È l’aspetto legato all’individuo, al suo talento e alla sua esperienza.
È una Scienza perché si fonda su principi universali, oggettivi e dimostrabili. La geometria, la fisica, la biomeccanica e la logica sono le fondamenta scientifiche della scherma. Le traiettorie dei colpi, gli angoli di parata, le leve del gioco stretto non sono opinioni, ma applicazioni di leggi naturali. Un colpo è potente non per magia, ma perché sfrutta correttamente la catena cinetica del corpo. Una parata funziona non per caso, ma perché intercetta la lama avversaria con l’angolo e la parte di lama corretti. La Nova Scrimia sposa appieno questa dualità: insegna la “scienza” dei principi, per permettere al praticante di sviluppare la propria “arte” nell’applicazione.
Virtù, Malizia e Ingegno
Il lessico etico e tattico dei maestri è altrettanto rivelatore. La “Virtù” di uno schermidore non è solo la sua bontà d’animo, ma un insieme di qualità marziali: il coraggio (“ardire”), la forza (“fortezza”), la velocità (“prestezza”) e la prudenza. È la capacità di agire con efficacia e determinazione.
A questa si affiancano due concetti intellettuali fondamentali: la “Malizia” e l’“Ingegno”. La “Malizia”, nel contesto schermistico, non ha la connotazione negativa moderna di malvagità. Significa piuttosto astuzia, scaltrezza, la capacità di leggere le intenzioni dell’avversario e di tendergli delle trappole. È l’arte dell’inganno, della finta, dello sfruttare le sue debolezze psicologiche. L’“Ingegno” è la dote affine della genialità, della creatività, della capacità di trovare soluzioni impreviste a problemi complessi. Un buon schermidore, secondo i maestri, non doveva essere solo forte e coraggioso, ma anche e soprattutto intelligente e astuto.
Misura, Tempo e Spazio
Questi tre termini costituiscono la Santissima Trinità della scherma italiana. Sono i concetti tattici supremi che governano ogni azione.
- Misura: È la parola chiave per indicare la distanza. Non è un concetto statico, ma una relazione dinamica. “Essere in misura” significa trovarsi alla distanza corretta per poter colpire l’avversario. “Essere fuori misura” significa essere al sicuro. Tutta la tattica si basa sul “gioco di misura”: accorciarla per attaccare, allungarla per difendersi, romperla per frustrare l’azione altrui. Si distingue tra “misura larga”, adatta ai colpi lunghi, e “misura stretta”, che porta al gioco ravvicinato.
- Tempo: È il concetto che definisce l’opportunità temporale dell’azione. Non è il tempo dell’orologio, ma l’istante perfetto per agire. Come vedremo, il “tempo” viene ulteriormente classificato in sotto-categorie tattiche (primo tempo, controtempo, etc.). Colpire nel “tempo” corretto è ciò che determina il successo di un’azione.
- Spazio: È il campo di gioco, l’area geometrica in cui avviene lo scontro. La gestione dello spazio riguarda il controllo delle linee di attacco e di difesa, l’uso degli angoli e il posizionamento relativo dei due contendenti.
PARTE II: LA GEOGRAFIA DEL COMBATTIMENTO – MAPPARE LA SPADA E IL CORPO
Per poter descrivere le azioni, è necessario prima definire i “soggetti” e gli “oggetti” del combattimento: le parti della spada e le zone del corpo.
L’Anatomia della Spada
La spada non è un pezzo di metallo monolitico. Ogni sua parte ha un nome e una funzione specifica.
- Pomolo (o pomo): La massa metallica alla base dell’impugnatura. La sua funzione primaria è bilanciare la lama, ma nel gioco stretto diventa una temibile arma contundente per colpire il viso o le mani.
- Manico: L’impugnatura.
- Guardia: La struttura che protegge la mano, composta da diversi elementi: i bracci (o “gavigliani”) che formano la crociera, e talvolta anelli o rami più complessi nelle spade più tarde.
- Ricasso: La parte non affilata della lama, subito sopra la guardia, che in alcune tecniche può essere afferrata con l’indice per un maggiore controllo della punta.
- Filo Dritto (o vero): Il filo principale della lama, quello rivolto verso l’avversario.
- Filo Falso (o roverso): Il contro-taglio, rivolto verso chi impugna la spada. Il suo uso permette colpi rapidi e inaspettati.
- Forte, Medio e Debole: La lama viene idealmente suddivisa in tre sezioni. Il Forte è il terzo più vicino alla guardia; è la parte più robusta, usata per le parate potenti. Il Debole è il terzo vicino alla punta; è la parte più veloce e debole, usata per colpire. Il Medio è la sezione centrale, usata per una varietà di azioni di legatura e controllo. Il principio fondamentale è: “parare sempre con il forte sul debole dell’avversario”.
La Mappa del Corpo Umano
Anche il corpo è suddiviso in bersagli e linee. Si parla di “linee di attacco”: alta (testa e spalle), media (tronco e braccia), bassa (gambe). Le azioni sono anche descritte in relazione al corpo: “linea interna” (lo spazio tra l’arma e il corpo del praticante) e “linea esterna” (lo spazio al di fuori dell’arma). I colpi vengono diretti a bersagli precisi: la testa, le braccia, il fianco, le gambe.
PARTE III: GLI ATTEGGIAMENTI DEL CORPO – IL SIGNIFICATO DELLE “POSTE”
Come già accennato, il termine “Posta” è molto più ricco di “guardia”. È un atteggiamento fisico, tattico e mentale. Le poste non sono infinite, ma un numero definito e codificato di configurazioni ottimali. Il loro nome è spesso evocativo e ne descrive la forma o la funzione.
- Posta di Donna (Guardia della Dama): Questo nome enigmatico probabilmente non ha a che fare con il genere, ma con l’atto di “donare” o “attendere”. È una posta che attende, che invita. In Posta di Donna la Soprana, la spada è tenuta alta sopra la spalla, pronta a scendere con un potente fendente. In Posta di Donna la Sinistra, è tenuta sul fianco sinistro, pronta a scattare in parata e risposta. È la quintessenza dell’atteggiamento di contrattacco, che attira l’avversario in una trappola.
- Posta di Fenestra (Guardia della Finestra): Un nome descrittivo. Le mani e la spada sono tenute alte davanti al volto, creando una “finestra” per vedere l’avversario. Tatticamente, è una posta dominante che controlla la linea alta. È eccellente per deviare i colpi discendenti e rispondere con punte dirette al volto. Psicologicamente, è una posta aggressiva e inquisitoria.
- Dente di Cinghiale (Dente di Cinghiale): L’immagine è quella della zanna di un cinghiale, bassa e puntata verso l’alto. È una posta bassa, aggressiva, con il peso caricato in avanti. Difende le gambe e minaccia costantemente l’addome e le braccia dell’avversario con colpi ascendenti (sottani) o punte. È una guardia ideale per rompere la postura di un avversario che combatte in modo eretto.
- Coda Lunga e Distesa (Coda Lunga e Tesa): Un’altra posta descrittiva. Il corpo e l’arma sono arretrati, con la spada tenuta bassa e indietro, come la coda di un animale. Sembra una posizione passiva e difensiva, ma il suo “ingegno” sta nel caricare un’enorme energia potenziale per un attacco a lunga distanza, come una punta in affondo o un ampio e potente taglio. È la posta di chi controlla la misura lunga.
- Porta di Ferro (Porta di Ferro): Questa posta, con le sue varianti stretta e larga, è il cardine della difesa centrale. La spada è tenuta davanti al corpo, con la punta leggermente abbassata o in linea. È una “porta” che sbarra la via più diretta al corpo. È una delle guardie più versatili e stabili, da cui è facile partire sia per l’attacco che per la difesa su più linee.
- Posta di Bicorno (Guardia a Due Corna): Il nome evoca l’immagine di due corna puntate in avanti. La spada è tenuta alta e centrale, con la punta che minaccia direttamente il volto o il petto dell’avversario. È una guardia molto aggressiva, orientata alla punta, che esercita una pressione costante e limita le opzioni dell’avversario. È un precursore di molte guardie della scherma di spadino del secolo successivo.
PARTE IV: LE AZIONI – IL VERBO DEL COMBATTIMENTO
Se le poste sono i sostantivi, le azioni sono i verbi che creano le frasi di combattimento. Si dividono in movimento, offesa e difesa.
L’Andare (Il Movimento)
Il gioco di passi ha un lessico preciso.
- Passare: Eseguire un passo normale, incrociando i piedi.
- Accrescere / Discrescere: Aumentare o diminuire la misura senza incrociare i piedi. Si muove prima il piede nella direzione desiderata, poi si richiama l’altro. Un accrescimento è un passo in avanti, un discrescimento è un passo indietro.
- Volta del Corpo: Una rotazione. La Mezza Volta sposta il corpo di 90 gradi. La Tutta Volta di 180 gradi. Sono fondamentali per uscire dalla linea e attaccare ai fianchi.
- Scoccare / Botta Lunga: Termini che descrivono l’affondo, il rapido allungamento del corpo per raggiungere l’avversario con una punta.
I Colpi (Gli Attacchi)
- Mandritto: Qualsiasi colpo sferrato dalla parte destra del corpo (per un destrimano). Il termine deriva da “mano dritta”.
- Roverso (o riverso): Qualsiasi colpo sferrato dalla parte sinistra del corpo, attraversando la linea mediana.
- I colpi vengono poi specificati dalla loro traiettoria:
- Fendente: Un colpo discendente, che “fende” dall’alto in basso.
- Sottano: Un colpo ascendente, che passa “sotto”.
- Mezzano (o tondo): Un colpo orizzontale, che taglia a “metà” figura.
- Punta: Il colpo di punta. Può essere una punta dritta o una punta roversa.
- Finta: L’atto di simulare un colpo per provocare una reazione.
- Cavazione: L’azione di “scavare”, ovvero di far passare la punta della propria spada sotto la lama avversaria per eludere la sua parata.
Le Parate e le Difese
- Parare: L’atto generico di difendersi.
- Coprire: L’azione di mettere il proprio corpo al sicuro dietro la protezione offerta dalla propria spada (“coprirsi di spada”).
- Riparare: Un termine più specifico per la parata, che spesso implica l’intenzione di una risposta immediata (riparare e ferire).
- Rompere il colpo: Non solo parare, ma interrompere l’azione offensiva dell’avversario sul nascere, spesso con un colpo preventivo o un’azione sul suo corpo.
PARTE V: IL LESSICO DEL COMBATTIMENTO RAVVICINATO E DELLA TATTICA AVANZATA
Quando la misura si accorcia, emerge un vocabolario completamente nuovo, quello del gioco stretto.
Il Gioco Stretto
- Ligar di Spade: L’atto di “legare” le spade, ovvero di entrare e mantenere il contatto tra le lame. È il portale d’accesso al gioco stretto.
- Sentir di Ferro: La sensibilità tattile che permette di “sentire” le intenzioni dell’avversario attraverso la pressione sulla lama. È un concetto cruciale.
- Leve, Prese, Abbracciare, Disarmare: Questo è il vocabolario della lotta applicata alla scherma. Leve sono le azioni sulle articolazioni. Prese sono gli afferramenti sull’arma o sul corpo. Abbracciare è il termine di Fiore dei Liberi per la lotta corpo a corpo. Disarmare è l’atto di togliere l’arma all’avversario.
La Terminologia Tattica
- Tempo: Il concetto di tempo si articola ulteriormente:
- Primo Tempo (o tempo dritto): Attaccare per primi, con iniziativa.
- Controtempo (o tempo contra): Attaccare sull’attacco dell’avversario, anticipandolo e colpendolo mentre si sta preparando a colpire. È l’apice dell’abilità tattica.
- Dopo Tempo (o mezzo tempo): Attaccare immediatamente dopo aver parato, sfruttando lo sbilanciamento dell’avversario.
- Stesso Tempo (o singolo tempo): Un’azione in cui la parata e il contrattacco sono eseguiti in un unico movimento, senza alcuna pausa.
- Gioco Largo vs. Gioco Stretto: Definiscono le due arene tattiche fondamentali. Tutta la strategia consiste nel saper imporre il gioco a noi più favorevole e nel saper transitare fluidamente dall’uno all’altro.
Conclusione: la tecnica come linguaggio
Come questo viaggio ha dimostrato, la terminologia della scherma storica italiana, adottata e studiata con rigore dalla Nova Scrimia, è un universo ricco, preciso e profondamente logico. Ogni parola, da “Scrimia” a “Controtempo”, non è un fossile linguistico, ma uno strumento concettuale attivo, utilizzato quotidianamente in sala d’arme per insegnare, correggere e comprendere. Questo lessico è il vero ponte che permette al praticante moderno di connettersi con il pensiero dei grandi maestri del passato. Padroneggiare questo linguaggio non significa solo imparare a nominare le cose, ma imparare a vederle, a capirle e, infine, a eseguirle con quell’efficacia e quell’eleganza che nascono solo da una profonda comprensione dei principi. È, in definitiva, imparare a pensare, e quindi a combattere, in italiano antico.
ABBIGLIAMENTO
L’abbigliamento nella pratica della Nova Scrimia, e più in generale delle Arti Marziali Storiche Europee, è un argomento che va ben oltre la semplice estetica o la scelta di un “costume”. Esso rappresenta un elemento fondamentale che si colloca all’intersezione tra funzionalità pratica, identità di scuola e, soprattutto, sicurezza imprescindibile. Ogni singolo capo indossato in una sala d’arme, dalla semplice maglietta da allenamento alla più complessa protezione per l’assalto, non è frutto di una scelta casuale, ma risponde a precise necessità dettate dalla natura stessa della disciplina. L’equipaggiamento dello schermidore moderno è il risultato di un’attenta sintesi tra l’ispirazione funzionale storica, le più avanzate tecnologie dei materiali e le esigenze concrete di un’arte marziale dinamica, intensa e potenzialmente pericolosa.
Per analizzare in modo completo questo aspetto, è necessario distinguere due contesti d’uso principali, che corrispondono a due diversi livelli di equipaggiamento. Il primo è l’abbigliamento base da allenamento, la “divisa” per il lavoro individuale e gli esercizi a bassa intensità. Il secondo è il sistema di protezione completo, una vera e propria “armatura moderna” che diventa obbligatoria e vitale non appena si passa al lavoro a coppie e, in particolare, alla pratica dell’assalto libero.
PARTE I: La divisa da allenamento – Funzionalità e identità
La fase iniziale di ogni lezione di Nova Scrimia – che comprende il riscaldamento, gli esercizi di mobilità e il lavoro tecnico individuale a vuoto (“le ombre”) – si svolge indossando un abbigliamento semplice e funzionale. Questo primo strato di vestiario, sebbene non protettivo, è comunque studiato per massimizzare l’efficacia dell’allenamento e per iniziare a costruire un senso di appartenenza.
La maglietta e i pantaloni: comfort e praticità
La componente base dell’abbigliamento è tipicamente una divisa composta da una maglietta e da pantaloni lunghi, quasi sempre di colore scuro, come il nero o il blu. La maglietta è spesso una semplice t-shirt in cotone o in tessuto tecnico traspirante, frequentemente personalizzata con il logo della Nova Scrimia o della specifica sala d’arme di appartenenza. La scelta del colore scuro non è solo una convenzione estetica, ma ha una sua praticità: nasconde le inevitabili macchie di sudore e contribuisce a creare un’immagine uniforme e seria del gruppo, eliminando le distrazioni cromatiche. Il materiale viene scelto per garantire la massima traspirazione e per non ostacolare i movimenti, permettendo al corpo di termoregolarsi durante lo sforzo fisico.
I pantaloni sono ugualmente scelti con un criterio di funzionalità. Devono essere robusti ma comodi, garantendo la massima libertà di movimento per le gambe, fondamentale per un corretto gioco di passi (“l’andare”) e per assumere le diverse “poste”. Si utilizzano spesso pantaloni da tuta o modelli specifici per le arti marziali. La scelta di pantaloni lunghi, anche nei mesi più caldi, risponde a una duplice esigenza: offre un primo, minimo livello di protezione della pelle da eventuali abrasioni o graffi accidentali e mantiene uno standard di abbigliamento consono a una disciplina marziale, che richiede un certo grado di formalità e decoro.
Le calzature: il contatto con il terreno
Un elemento spesso sottovalutato ma di grande importanza sono le calzature. La Nova Scrimia richiede un gioco di passi preciso, rapido e stabile. Per questo motivo, le scarpe devono possedere caratteristiche specifiche. Generalmente si prediligono calzature sportive indoor leggere, con una suola sottile, flessibile e non marcante (“non-marking”). Modelli comuni includono scarpe da scherma sportiva, da arti marziali (come quelle da boxe o da taekwondo) o scarpe da ginnastica indoor molto leggere.
La suola sottile è fondamentale perché permette al praticante di “sentire” il terreno, fornendo un feedback propriocettivo essenziale per il mantenimento dell’equilibrio e per l’esecuzione di movimenti rapidi. La suola deve inoltre offrire un ottimo grip per evitare di scivolare durante gli affondi o i cambi di direzione, ma al contempo permettere la rotazione del piede (il “pivot”) senza creare attriti eccessivi che potrebbero stressare le articolazioni del ginocchio e della caviglia. La leggerezza complessiva della scarpa contribuisce a non affaticare l’atleta e a mantenere l’agilità del gioco di gambe.
PARTE II: Il sistema di protezione – L’armatura moderna per l’assalto
Quando la pratica passa dal lavoro individuale a quello a coppie con le armi, e soprattutto quando ci si avvicina alla fase dell’assalto libero (“sparring”), l’abbigliamento cambia radicalmente. La priorità assoluta e non negoziabile diventa la sicurezza. Si indossa un sistema di protezioni multi-strato, progettato per assorbire e dissipare l’energia dei colpi sferrati con repliche di spade in acciaio. Questo equipaggiamento è il risultato di anni di ricerca e sviluppo da parte della comunità HEMA internazionale.
La testa: la maschera da scherma, il fulcro della sicurezza
L’elemento più importante e iconico dell’equipaggiamento protettivo è la maschera da scherma. Non si tratta, tuttavia, di una comune maschera da scherma sportiva. Per la pratica con armi pesanti e rigide come le spade da lato o le spade a due mani, è indispensabile una maschera specificamente progettata o certificata per le HEMA. La sua struttura è composta da una rete metallica a maglie strette, molto più robusta di quella da fioretto, in grado di resistere a impatti violenti senza deformarsi. All’interno, è presente una spessa imbottitura per attutire i colpi e garantire il comfort. Una caratteristica distintiva è il “bavaglio” o “pettorina” imbottita, anch’essa più resistente di quella sportiva.
Un parametro tecnico fondamentale nella scelta della maschera è la sua classificazione in Newton (N). Questa misura indica la resistenza del tessuto della pettorina alla perforazione. Se per la pratica con armi leggere o per esercizi a bassa intensità può essere sufficiente una maschera da 350N, per l’assalto libero con spade d’acciaio lo standard di sicurezza richiesto da quasi tutte le organizzazioni serie, inclusa la Nova Scrimia, è di 1600N. Questo è il livello di resistenza richiesto dalla Federazione Internazionale di Scherma (FIE) per le competizioni di spada e fioretto, e garantisce una protezione adeguata contro la possibilità, per quanto remota, che una lama rotta possa perforare la pettorina.
Integrata alla maschera, e di importanza vitale, è la protezione per la nuca (“para-nuca” o “back of the head protection”). Si tratta di un’ulteriore imbottitura, spesso con inserti rigidi, che si applica sulla parte posteriore della maschera. La sua funzione è proteggere la zona occipitale e le vertebre cervicali superiori dai colpi che “avvolgono” la maschera, un’evenienza comune quando si usano tecniche di taglio ampie.
Il collo e la gola: la gorgera (Gorget)
Sotto la pettorina della maschera, a diretto contatto con il collo, si indossa la gorgera. Questa protezione è assolutamente non negoziabile. La gola e la laringe sono tra le parti più vulnerabili del corpo, e un colpo di punta in questa zona, anche con un’arma spuntata, può avere conseguenze gravissime. La gorgera è un collare rigido o semi-rigido, realizzato in materiali come la plastica ad alto impatto, il cuoio spesso o strati di schiuma ad alta densità. È progettata per impedire a una punta di scivolare sotto la pettorina della maschera e raggiungere la gola. Deve coprire interamente la parte anteriore e laterale del collo, integrandosi perfettamente con la maschera e la giubba.
Il torso: la giubba da scherma storica
Il busto è protetto da una giubba imbottita specificamente disegnata per le HEMA. Queste giubbe sono molto diverse da quelle leggere usate nella scherma sportiva. Sono realizzate con tessuti robusti e resistenti all’abrasione e alla perforazione (come il nylon balistico) e contengono al loro interno strati di schiuma ad alta densità o altri materiali in grado di assorbire l’energia degli impatti. Sono progettate per proteggere non da un “tocco”, ma da un colpo potente, sia di taglio che di punta. Spesso presentano rinforzi supplementari nelle zone più esposte, come le spalle, il petto e i fianchi. Un dettaglio di design importante è il “blade-catcher”, una piccola linguetta di tessuto al livello del colletto che ha lo scopo di impedire a una punta di scivolare verso l’alto, tra la pettorina e la giubba. Sotto la giubba, molti praticanti, in particolare le donne, indossano un parapetto rigido in plastica per una protezione aggiuntiva dello sterno e delle costole.
Le mani: i guanti, la sfida tecnologica
La protezione delle mani e delle dita rappresenta una delle maggiori sfide tecnologiche per i produttori di equipaggiamento HEMA. Le mani sono un bersaglio frequente, estremamente complesso dal punto di vista anatomico e molto vulnerabile a fratture e lesioni. I guanti da HEMA devono quindi raggiungere un difficile equilibrio tra un altissimo livello di protezione dagli impatti e la necessaria mobilità per impugnare correttamente la spada e manipolarla con finezza.
Esistono principalmente due tipologie di guanti pesanti:
- Guanti a “Moffola” (Mitten style): In questi modelli, le quattro dita sono protette da un’unica “conchiglia” rigida, simile a una manopola da sci. Offrono il massimo livello di protezione, specialmente contro i colpi diretti sulle dita, ma sacrificano parte della mobilità e della sensibilità.
- Guanti a Cinque Dita (Five-fingered style): Questi modelli più recenti cercano di offrire una protezione individuale per ogni dito, utilizzando placche di plastica articolate su una base di tessuto imbottito. Permettono una presa più naturale e una maggiore destrezza, ma possono presentare punti deboli negli interstizi tra le dita. La scelta tra i due stili è spesso personale, ma per la pratica con armi pesanti, un guanto specificamente progettato per le HEMA è un requisito indispensabile.
Le gambe e gli arti: protezioni finali
A completare l’armatura moderna ci sono le protezioni per gli arti. Si indossano pantaloni da scherma imbottiti, simili per costruzione alla giubba, che proteggono le cosce e i fianchi. Inoltre, è fortemente raccomandato, e spesso obbligatorio per la competizione, l’uso di protezioni rigide per le parti più esposte delle ossa. Queste includono parastinchi, ginocchiere e protezioni per gli avambracci e i gomiti. Sono realizzate in plastica dura, foderate internamente con materiale morbido, e si indossano sopra i pantaloni e la giubba per fornire un ulteriore strato di difesa contro i colpi più dolorosi e potenzialmente invalidanti.
In conclusione, l’abbigliamento dello schermidore di Nova Scrimia è un sistema intelligente e stratificato che si adatta al livello di intensità della pratica. Si parte da una divisa semplice e funzionale per il lavoro individuale, per poi passare a un complesso e integrato sistema di protezioni che copre il corpo dalla testa ai piedi. Questa “armatura” moderna non ha una finalità estetica o rievocativa, ma è il frutto di una profonda comprensione dei rischi della disciplina. È l’elemento che permette di conciliare la ricerca di un’arte marziale storicamente fondata ed efficace con l’esigenza irrinunciabile della sicurezza, consentendo ai praticanti di allenarsi e confrontarsi con la necessaria intensità e con la tranquillità mentale di essere adeguatamente protetti.
ARMI
Nella Nova Scrimia, le armi non sono semplici oggetti o meri accessori di una pratica sportiva. Sono il cuore pulsante della disciplina, gli strumenti attraverso cui i principi astratti del combattimento – tempo, misura, geometria – prendono forma concreta. Ogni arma è un “maestro” silenzioso: con il suo peso, il suo bilanciamento e le sue caratteristiche fisiche, essa impone al corpo un determinato modo di muoversi, di colpire e di parare, insegnando un dialetto specifico all’interno del linguaggio universale della scherma italiana. La scelta delle armi studiate all’interno del curriculum della scuola non è casuale né dettata da un gusto estetico, ma riflette fedelmente il percorso storico e l’evoluzione della tradizione marziale italiana, permettendo al praticante di esplorare diversi contesti e filosofie di combattimento.
È fondamentale, prima di addentrarsi nell’analisi delle singole armi, operare una distinzione cruciale: quella tra l’arma storica “affilata” (sharp), concepita per il duello o la battaglia, e i moderni simulacri da allenamento, progettati specificamente per la pratica in sicurezza. La Nova Scrimia, come tutte le Arti Marziali Storiche Europee (HEMA) serie, si pratica esclusivamente con questi ultimi: attrezzi spuntati, flessibili e bilanciati che replicano il comportamento dell’arma originale senza presentarne la letalità. Questo approfondimento analizzerà le principali tipologie di armi storiche che costituiscono il repertorio della scuola, descrivendone il contesto, le caratteristiche e il ruolo didattico, per poi esaminare gli specifici strumenti moderni utilizzati per la loro pratica.
PARTE I: La regina del Rinascimento – La spada da lato
Se si dovesse scegliere un’arma che incarna lo spirito della scherma italiana del suo periodo d’oro, questa sarebbe senza dubbio la spada da lato. Protagonista indiscussa del XVI secolo, quest’arma rappresenta un punto di equilibrio perfetto nell’evoluzione della spada europea e costituisce, non a caso, uno degli strumenti didattici fondamentali del percorso della Nova Scrimia.
Contesto storico e funzione
La spada da lato emerge come evoluzione della spada d’arme medievale e si diffonde in un’epoca, il Rinascimento, in cui la spada cessa di essere un’arma confinata al campo di battaglia per diventare uno strumento di uso quotidiano per il gentiluomo e il soldato. Il suo stesso nome, “spada da lato”, indica la sua funzione: era l’arma portata al fianco nella vita civile, pronta per essere usata in un duello d’onore, in una rissa da taverna o per autodifesa. Questa duplice natura, sia civile che militare, ne ha plasmato le caratteristiche, rendendola incredibilmente versatile. Era l’arma dei protagonisti dei trattati della grande Scuola Bolognese, come Achille Marozzo e Antonio Manciolino.
Caratteristiche fisiche
Ciò che distingue la spada da lato è la sua mirabile sintesi tra capacità di taglio e di punta. La lama è tipicamente dritta, a doppio filo, sufficientemente robusta per sferrare colpi di taglio potenti ma abbastanza affusolata da permettere stoccate precise ed efficaci. È più leggera e agile della spada d’arme medievale, ma più massiccia e orientata al taglio rispetto allo spadino (“rapier”) che le succederà.
La vera innovazione, tuttavia, risiede nell’elsa. La semplice guardia a croce medievale si evolve in una struttura complessa, progettata per offrire una protezione superiore alla mano non guantata. L’elsa di una spada da lato presenta tipicamente uno o più anelli, bracci di guardia e un arche arche che protegge le nocche. Questa complessità non solo difende la mano, ma permette anche tecniche di impugnatura più sofisticate, come passare l’indice sopra il ricasso (la parte non affilata della lama vicino alla guardia) per ottenere un maggiore controllo della punta, una pratica nota come “dito in guardia”.
Il ruolo nella didattica della Nova Scrimia
All’interno del curriculum della Nova Scrimia, la spada da lato è spesso l’arma principale. La sua natura equilibrata la rende uno strumento didattico eccezionale. A differenza dello spadino, che privilegia quasi esclusivamente la punta, o di altre armi che si concentrano sul taglio, la spada da lato costringe il praticante a padroneggiare l’intero vocabolario tecnico della scherma italiana. Per usarla efficacemente, bisogna imparare a combinare fluidamente fendenti, roversi, punte e colpi di falso filo. Si studiano con essa i principi del “gioco largo” e del “gioco stretto”, e si apprende a gestire la misura in modo dinamico. È l’arma che, più di ogni altra, insegna la completezza del sistema.
Inoltre, la spada da lato è l’arma per eccellenza per lo studio del combattimento con un’arma secondaria nella mano sinistra, una pratica centrale nella scherma rinascimentale. Lo studio della spada e daga, della spada e brocchiero (un piccolo scudo da pugno) o della spada e cappa (il mantello, usato per parare e avviluppare), introduce il praticante a un livello di complessità superiore, allenando la coordinazione, la gestione di più linee di attacco e difesa e una visione tattica tridimensionale.
PARTE II: La grande spada – Lo spadone a due mani
Facendo un passo indietro nel tempo, un altro pilastro dello studio nella Nova Scrimia è la spada a due mani, conosciuta anche come spadone. Quest’arma imponente, legata all’immaginario cavalleresco del tardo Medioevo e del primo Rinascimento (XV-XVI secolo), offre un’esperienza marziale completamente diversa da quella della spada da lato e insegna principi biomeccanici e tattici unici.
Contesto storico e funzione
Lo spadone era primariamente un’arma da guerra, utilizzata da soldati specializzati (come i famosi Lanzichenecchi con i loro “Zweihänder”) per rompere le formazioni di picchieri o per difendere una postazione. Date le sue dimensioni, non era un’arma da portare al fianco, ma da imbracciare per la battaglia. Tuttavia, trovò anche un largo impiego nel duello, sia giudiziario che d’onore, come testimoniato ampiamente nei trattati di maestri come Fiore dei Liberi, Filippo Vadi e Achille Marozzo stesso.
Caratteristiche fisiche e biomeccanica
Lo spadone è definito dalla sua taglia. La lama lunga e larga, il manico esteso per permettere una presa a due mani e il peso considerevole la rendono un’arma che non può essere maneggiata con la sola forza del braccio. La sua pratica è una lezione magistrale di biomeccanica. La Nova Scrimia, basandosi sugli insegnamenti dei maestri storici, insegna a usare lo spadone sfruttando il corpo intero come motore. La potenza dei colpi non deriva dalla contrazione muscolare, ma dalla rotazione delle anche, dalla spinta dei piedi e dall’uso della spada come una lunga leva. Il corpo si muove “attorno” alla spada, e non viceversa.
Una caratteristica distintiva è la presenza di un lungo ricasso e di “denti” o “flügel” (ali) sulla lama, che permettono tecniche di “mezza spada”. In queste tecniche, il praticante afferra la lama a metà con la mano guantata, trasformando di fatto lo spadone in un’arma inastata corta, ideale per il gioco stretto, per le leve e per colpire con precisione i punti deboli di un’armatura.
Il ruolo didattico
Lo studio dello spadone insegna concetti diversi da quelli della spada da lato. Introduce a una gestione della misura più ampia, all’importanza dell’inerzia e del movimento continuo. Insegna a generare una potenza enorme attraverso una corretta meccanica corporea e a comprendere i principi di leva in modo macroscopico. È un’eccellente disciplina formativa che costruisce forza, resistenza e una profonda consapevolezza del proprio corpo come sistema integrato.
PARTE III: L’arma secondaria per eccellenza – La daga
La daga, o pugnale, occupa un posto d’onore nella tradizione marziale italiana. Sebbene possa essere studiata come arma a sé stante per la difesa personale a cortissima distanza, il suo ruolo principale nel curriculum della Nova Scrimia è quello di arma secondaria da accompagnare alla spada.
Contesto e funzione
In un’epoca in cui portare la spada era comune, avere con sé anche una daga era una prassi quasi universale. Nel contesto del duello o del combattimento, la daga, impugnata con la mano sinistra (per un destrimano), diventava uno strumento difensivo e offensivo di eccezionale efficacia. La sua funzione primaria era quella di parare i colpi avversari, agendo come un piccolo scudo mobile e attivo. La sua seconda funzione era quella di controllare e minacciare l’avversario nel gioco stretto: mentre la spada teneva impegnata la lama nemica a distanza, la daga poteva colpire il braccio, il fianco o il volto dell’avversario.
Il ruolo didattico
Lo studio della spada e daga è una fase avanzata e fondamentale della formazione. Insegna al praticante a pensare e agire su due livelli simultaneamente. Richiede una coordinazione complessa e una grande indipendenza tra la mano destra e la sinistra. Si impara a parare con la daga e a rispondere con la spada, o viceversa; a minacciare con entrambe le armi per confondere l’avversario; a usare la daga per legare la lama nemica e creare un’apertura per la propria spada. È una disciplina che porta la comprensione del tempo, della misura e della geometria a un livello di complessità superiore, rappresentando uno degli apici tecnici e tattici della scherma rinascimentale.
PARTE IV: Gli strumenti dell’allenamento – I simulacri moderni
Come accennato, la pratica di queste discipline avviene esclusivamente con attrezzi sicuri. La comunità HEMA ha sviluppato negli anni dei simulacri specifici che cercano di replicare il più fedelmente possibile il comportamento delle armi storiche.
La spada da pratica (“Feder”)
Lo strumento più comune per l’allenamento della spada (sia da lato che a due mani) è il “Federschwert” (tedesco per “spada piuma”), abbreviato in “feder”. Contrariamente a quanto il nome possa suggerire, non è un’invenzione moderna, ma un tipo di simulacro da allenamento documentato già nel XVI secolo. La feder moderna è una spada in acciaio al carbonio con caratteristiche molto specifiche:
- Lama spuntata e flessibile: La lama non ha filo né punta acuminata. È progettata per flettersi considerevolmente all’impatto di una punta, assorbendo gran parte dell’energia e riducendo il rischio di lesioni.
- Punta arrotondata o ribattuta: La punta è spesso allargata o arrotolata su se stessa per aumentare la superficie di impatto e renderla più sicura.
- Schilt: La maggior parte delle feder presenta uno “schilt”, una base allargata della lama subito sopra la guardia. Questa caratteristica storica serve a intercettare la lama avversaria e a proteggere le mani, impedendo alla lama nemica di scivolare lungo la propria e colpire le dita.
La feder, con il suo peso e bilanciamento realistici, è considerata lo strumento migliore per l’assalto libero, in quanto si comporta in modo molto simile a una spada vera nel contatto tra le lame (“ligar di spada”), permettendo uno studio autentico delle tecniche di gioco stretto. Esistono anche simulacri specifici per la spada da lato, con else complesse, e per lo spadone, di dimensioni maggiori. Per la pratica a coppie, vengono utilizzati anche pugnali da allenamento in acciaio spuntato o in materiali sintetici come il nylon, che offrono un ulteriore grado di sicurezza.
In conclusione, le armi della Nova Scrimia sono un ponte verso il passato, una porta d’accesso per comprendere la mentalità, la scienza e l’arte dei maestri italiani. Dalla versatile spada da lato, che insegna la completezza, al potente spadone, che insegna la biomeccanica, fino alla daga, che insegna la coordinazione e la tattica complessa, ogni arma offre una lezione diversa. Attraverso l’uso di sicuri e sofisticati simulacri moderni, la Nova Scrimia permette ai suoi praticanti di riscoprire il maneggio di questi strumenti storici, non come reperti da museo, ma come chiavi vive e pulsanti per accedere a una delle più grandi tradizioni marziali del mondo.
A CHI E' INDICATO E A CHI NO
Come ogni percorso di conoscenza serio e impegnativo, che sia esso artistico, intellettuale o marziale, la Nova Scrimia non è una disciplina universalmente adatta a chiunque. La sua natura complessa, la sua profondità storica e la sua intrinseca richiesta di disciplina e perseveranza fanno sì che essa “risuoni” magnificamente con alcuni profili di individui, mentre potrebbe risultare frustrante o inadatta per altri. Determinare a chi sia indicata la pratica di quest’arte non è una questione di pre-requisiti fisici elitari o di talento innato, quanto piuttosto di allineamento tra le aspettative, la mentalità e gli obiettivi del potenziale praticante e la filosofia fondamentale della disciplina stessa.
Questo approfondimento si propone di tracciare, in modo onesto e realistico, il profilo delle persone che possono trovare nella Nova Scrimia un percorso di crescita e soddisfazione unico, e, al contempo, di delineare le caratteristiche di coloro che potrebbero non trovarsi a proprio agio con la sua metodologia e i suoi scopi. Non si tratta di un giudizio di valore sulla persona, ma di una semplice analisi di compatibilità, uno “specchio” che permette a chi considera di avvicinarsi a quest’arte di valutare se essa rifletta le proprie aspirazioni.
PARTE I: A CHI È INDICATO – IL PROFILO DEL PRATICANTE IDEALE
Esistono diverse “porte d’accesso” al mondo della Nova Scrimia, diversi tipi di motivazione che possono spingere una persona a varcare la soglia di una sala d’arme. Generalmente, i praticanti che traggono il massimo beneficio da questa disciplina condividono una o più delle seguenti caratteristiche.
L’appassionato di storia e cultura (il ricercatore)
La prima categoria di persone a cui la Nova Scrimia si rivolge in modo quasi magnetico è quella degli appassionati di storia, in particolare del periodo medievale e rinascimentale. Per questi individui, la disciplina offre un’opportunità straordinaria e rara: quella di smettere di essere semplici spettatori del passato e di diventarne, in piccola parte, attori. Offre la possibilità di “toccare la storia con mano”, di trasformare le pagine ingiallite dei trattati e le fredde lame esposte nei musei in un’esperienza viva, fisica e pulsante.
Questa persona non è interessata solo a imparare “come” si tira di spada, ma è profondamente affascinata dal “perché” lo si faceva in quel modo. Trova enorme soddisfazione nel sapere che la “posta” che sta assumendo è la stessa illustrata da Fiore dei Liberi seicento anni fa, o che la sequenza che sta praticando deriva direttamente da un “assalto” codificato da Achille Marozzo. Per questo profilo, la componente di “archeologia marziale” della Nova Scrimia non è un accessorio, ma uno dei suoi aspetti più preziosi. L’allenamento diventa anche un’occasione di studio, un seminario permanente in cui ogni gesto apre una finestra su un mondo scomparso, sulle sue tecnologie, sulla sua cultura del duello e sul suo concetto di onore.
L’artista marziale analitico (il pensatore)
Un’altra tipologia di praticante che trova un terreno fertile nella Nova Scrimia è quella dell’individuo con una mente analitica, del “pensatore” marziale. Si tratta di persone che, magari provenienti da altre discipline, cercano qualcosa di più di un semplice allenamento fisico o di una pratica basata sulla ripetizione meccanica. Desiderano comprendere la logica sottesa al combattimento, i principi universali che lo governano.
La Nova Scrimia, con la sua enfasi sulla “scienza” del combattimento, risponde perfettamente a questa esigenza. La sua metodologia, basata sullo studio della geometria, della biomeccanica, del tempo e della misura, offre un quadro concettuale solido e razionale. Per questo tipo di persona, la lezione non è solo sudore, ma anche e soprattutto stimolo intellettuale. Trova appagamento nel capire perché una certa parata è geometricamente più sicura di un’altra, o come una piccola variazione nel gioco di passi possa alterare completamente l’esito di uno scambio. Apprezza l’approccio sistematico, la progressione logica della didattica e la possibilità di affrontare l’assalto non solo con l’istinto, ma anche come un problema strategico da risolvere. Per l’artista marziale analitico, la Nova Scrimia non è solo un’attività fisica, ma una partita a scacchi giocata alla velocità di una spada.
Il ricercatore di un percorso di crescita (il disciplinato)
Esiste poi una categoria di individui che si avvicinano alle arti marziali non primariamente per imparare a combattere, ma perché cercano una “Via”, un percorso di sviluppo personale che utilizzi la disciplina fisica come strumento per forgiare il carattere. Per queste persone, la Nova Scrimia si rivela un cammino esigente ma estremamente gratificante.
Questa disciplina è indicata per chi apprezza e ricerca valori come la disciplina, l’autocontrollo, la perseveranza e l’umiltà. La curva di apprendimento della scherma storica non è rapida. I fondamentali richiedono mesi, se non anni, per essere assimilati correttamente. I progressi sono lenti, graduali e spesso non lineari. Il praticante “disciplinato” non vede questa lentezza come una frustrazione, ma come parte integrante del percorso. Capisce che la maestria è un orizzonte lontano, raggiungibile solo con un impegno costante e paziente.
Inoltre, il confronto controllato ma reale dell’assalto libero è uno specchio potente. Insegna a gestire l’adrenalina, a controllare la paura e l’aggressività, a rimanere lucidi sotto pressione. Insegna ad accettare l’errore e la “sconfitta” in allenamento non come un fallimento personale, ma come un’informazione preziosa, un feedback onesto che indica dove bisogna migliorare. Chi cerca una scorciatoia per l’autostima o un modo per sentirsi invincibile rimarrà deluso. Chi invece cerca uno strumento per conoscere i propri limiti e lavorare onestamente per superarli, troverà nella Nova Scrimia una maestra severa ma giusta.
L’atleta completo (il praticante fisico)
Infine, sebbene la mentalità sia preponderante, la Nova Scrimia è e rimane un’attività fisica intensa e completa. È quindi indicata per le persone che amano le sfide fisiche e che desiderano sviluppare un’ampia gamma di qualità atletiche. La pratica costante migliora in modo significativo la coordinazione (specialmente quella oculo-manuale e quella tra la parte superiore e inferiore del corpo), l’equilibrio (sia statico nelle poste che dinamico nei movimenti), i riflessi, la resistenza cardiovascolare e la potenza esplosiva necessaria per scatti e colpi.
A differenza di un allenamento generico in palestra, tuttavia, queste qualità vengono sviluppate all’interno di un contesto funzionale e finalizzato. Ogni esercizio ha uno scopo marziale preciso. Questo la rende particolarmente adatta a chi si annoia con le attività fisiche ripetitive e cerca invece un’attività che impegni contemporaneamente il corpo e la mente, dove la preparazione atletica è direttamente e immediatamente applicabile a un’abilità complessa e affascinante.
PARTE II: A CHI È SCONSIGLIATO O POTREBBE TROVARE DIFFICOLTÀ
Così come esistono profili ideali, esistono anche aspettative e tratti caratteriali che mal si conciliano con la natura della Nova Scrimia. Esserne consapevoli è un atto di onestà che può evitare delusioni e frustrazioni.
Chi cerca risultati immediati e gratificazione istantanea
La società contemporanea ci ha abituati a una cultura dell’ “tutto e subito”. La Nova Scrimia si colloca all’esatto opposto di questa filosofia. Il percorso è lungo, la curva di apprendimento iniziale può essere ripida e, per certi versi, poco spettacolare. Le prime lezioni sono dedicate a esercizi posturali, a passi lenti e a colpi a vuoto. Non si impara la “tecnica segreta” in un weekend.
Per questo motivo, la disciplina è fortemente sconsigliata a chi ha bisogno di una gratificazione costante e immediata per mantenere la motivazione. Chi si aspetta di maneggiare la spada come un moschettiere del cinema dopo un mese di corso abbandonerà quasi certamente la pratica. La Nova Scrimia premia la tenacia a lungo termine e richiede la capacità di trovare soddisfazione nel lento e meticoloso processo di miglioramento, non solo nel risultato finale.
Chi cerca un’arte esclusivamente da competizione sportiva
Sebbene il mondo HEMA abbia un vivace circuito di tornei e competizioni, e i praticanti di Nova Scrimia vi possano partecipare con successo, la disciplina è sconsigliata a chi ha come unica e primaria motivazione la vittoria agonistica. La filosofia della scuola non è finalizzata a “battere” un regolamento sportivo, ma a comprendere e applicare i principi della scherma storica nella loro totalità marziale.
L’allenamento dedica ampio spazio allo studio storico-teorico, a esercizi collaborativi come i “Giochi dei Segni” e ad aspetti del combattimento (come il gioco stretto o certe tecniche di taglio) che potrebbero essere meno “redditizi” in termini di punti in un determinato formato di gara. La persona il cui unico obiettivo è scalare una classifica potrebbe trovare queste parti del curriculum una “perdita di tempo” e percepire l’enfasi sulla marzialità e sullo sviluppo personale come un ostacolo al suo obiettivo di ottimizzazione della performance sportiva. Esistono sport da combattimento più direttamente finalizzati alla competizione, e per questo profilo potrebbero rappresentare una scelta più coerente.
Chi ha un approccio “collezionistico” o superficiale
Il mondo delle arti marziali è pieno di “turisti”, individui che passano da una disciplina all’altra, assaggiando un po’ di tutto senza mai approfondire nulla, con l’obiettivo di “collezionare” tecniche o di poter dire “ho fatto anche questo”. Questo approccio è l’antitesi di ciò che la Nova Scrimia richiede.
La profondità del sistema è tale che può essere apprezzata solo attraverso un impegno totale e a lungo termine. Tentare di praticarla per qualche mese per poi passare ad altro significa rimanere fermi all’anticamera, senza mai entrare nelle stanze più interessanti dell’edificio. È una disciplina che richiede di “sposare” un metodo e di aver fiducia nel percorso tracciato. È quindi sconsigliata a chi è per natura incostante o a chi cerca un’infarinatura generale su “come si tirava di spada”, piuttosto che un percorso di maestria serio e impegnativo.
L’individuo aggressivo o con scarsa gestione dell’ego
Questo è il punto più importante in termini di sicurezza e di etica comunitaria. La Nova Scrimia è assolutamente sconsigliata a persone che cercano un pretesto per sfogare la propria aggressività, che vogliono imparare a “fare del male” o che vivono il confronto fisico come un modo per affermare il proprio ego e dominare gli altri.
La pratica, specialmente l’assalto, richiede un livello di autocontrollo immenso. Si maneggiano attrezzi in acciaio che, per quanto sicuri, richiedono il massimo rispetto. La salute e la sicurezza del proprio compagno di allenamento sono una responsabilità primaria. Un individuo incapace di controllare la propria forza, che vive ogni colpo subito come un’offesa personale e che reagisce con rabbia o violenza, non solo non imparerà nulla, ma rappresenta un pericolo per sé e per tutta la sala. L’umiltà di accettare le correzioni, la lucidità di gestire le proprie emozioni e il rispetto per i compagni sono pre-requisiti non negoziabili. L’ego deve essere lasciato fuori dalla porta della sala d’arme; chi non è in grado di farlo, non è adatto a questa disciplina.
In conclusione, la Nova Scrimia non è per tutti, ed è giusto che sia così. È una disciplina che chiama a sé un tipo particolare di individuo: una persona curiosa, paziente, analitica, rispettosa della storia, del metodo e dei propri compagni. È un percorso per chi non ha fretta, per chi ama capire il perché delle cose e per chi è disposto a mettersi in discussione, sia fisicamente che mentalmente. Per coloro che si riconoscono in questo profilo, la Nova Scrimia non offre solo un’abilità, ma un viaggio di scoperta straordinariamente ricco e appagante. Per gli altri, con obiettivi e temperamenti diversi, esistono innumerevoli altre strade, altrettanto valide, che sapranno condurli con maggiore soddisfazione verso le mete che si sono prefissati.
CONSIDERAZIONI PER LA SICUREZZA
Nel cuore della pratica della Nova Scrimia, così come di ogni Arte Marziale Storica Europea (HEMA), pulsa un paradosso fondamentale: l’obiettivo è studiare, comprendere e applicare un’arte nata per essere letale, ma farlo in un modo che garantisca la massima sicurezza possibile per i suoi praticanti. La sicurezza, quindi, non è un’opzione, un accessorio o una fastidiosa limitazione imposta alla “vera” pratica. È, al contrario, il fondamento invisibile ma assolutamente non negoziabile su cui l’intero edificio didattico e marziale è costruito. Senza un sistema di sicurezza robusto e condiviso, lo studio onesto e intenso del combattimento con armi d’acciaio sarebbe semplicemente impossibile.
Comprendere le considerazioni per la sicurezza nella Nova Scrimia significa analizzare un sistema complesso e multi-livello, un approccio olistico che va ben oltre il semplice indossare delle protezioni. La sicurezza è il risultato di una sinergia tra una mentalità e una cultura del rispetto, l’uso di un equipaggiamento tecnico adeguato, una metodologia didattica progressiva che enfatizza il controllo e, infine, una forte dose di responsabilità individuale. Questo approfondimento esplorerà ciascuno di questi strati, dimostrando come la ricerca della sicurezza non sia un ostacolo alla marzialità, ma una sua componente essenziale e una vera e propria abilità da coltivare.
PARTE I: La cultura della sicurezza – La mentalità come prima difesa
Prima ancora di qualsiasi protezione fisica, la prima e più importante linea di difesa contro gli infortuni è la mentalità del praticante e la cultura promossa all’interno della sala d’arme. Un equipaggiamento da migliaia di euro è inutile se indossato da una persona arrogante, aggressiva o negligente. Per questo motivo, la Nova Scrimia pone un’enfasi enorme sulla costruzione di un corretto “mindset”.
Rispetto, autocontrollo e gestione dell’ego
Il valore cardine inculcato fin dalla prima lezione è quello del rispetto. Il compagno di allenamento non è mai un “nemico” da sconfiggere o umiliare. È un partner, un collaboratore essenziale per il proprio percorso di crescita. Senza di lui, non c’è apprendimento. Questa consapevolezza deve tradursi in un profondo rispetto per la sua incolumità fisica. Ogni azione eseguita durante gli esercizi a coppie o l’assalto deve essere temperata da questa responsabilità.
Strettamente legato al rispetto è l’autocontrollo. La pratica marziale, specialmente durante il confronto libero, scatena adrenalina ed emozioni forti. È naturale provare frustrazione dopo aver subito un colpo, o eccitazione dopo averne messo a segno uno. La disciplina insegna a riconoscere queste emozioni senza farsi dominare da esse. Una reazione rabbiosa, un colpo sferrato per “vendetta” o un’azione eseguita senza la necessaria lucidità sono tra le principali cause di incidenti. L’istruttore lavora costantemente per educare gli allievi a gestire il proprio ego, ad accettare l’errore come parte del processo di apprendimento e a mantenere sempre il controllo delle proprie azioni, anche nei momenti di maggiore intensità. Un praticante che non riesce a controllare se stesso non sarà mai in grado di controllare la propria arma in sicurezza.
La consapevolezza situazionale (Situational Awareness)
La sicurezza non riguarda solo la coppia che sta eseguendo un esercizio, ma l’intero ambiente della sala d’arme. Ai praticanti viene insegnato a sviluppare una costante consapevolezza situazionale. Questo significa essere sempre coscienti di ciò che accade attorno a sé. Durante gli esercizi, le coppie devono mantenere una distanza di sicurezza le une dalle altre per evitare collisioni o che una spada possa accidentalmente colpire qualcuno al di fuori del proprio spazio di lavoro. Significa essere consapevoli di dove si lascia il proprio equipaggiamento, evitando di creare ostacoli sul pavimento. Significa anche avere una responsabilità collettiva: se un praticante vede una situazione potenzialmente pericolosa – una maschera indossata male, un’azione fuori controllo – ha il dovere di segnalarla immediatamente, pronunciando un “alt!” o “stop!” che fermi l’attività di tutta la sala. Questa cultura della vigilanza condivisa aumenta esponenzialmente il livello di sicurezza generale.
PARTE II: L’equipaggiamento protettivo – L’armatura del XXI secolo
Se la mentalità è la prima linea di difesa, l’equipaggiamento protettivo è la seconda, quella fisica e tangibile. L’attrezzatura utilizzata nella Nova Scrimia per l’assalto non è un costume storico, ma un’armatura moderna, frutto di anni di test e di sviluppo tecnologico, progettata per assorbire e distribuire l’energia di un impatto con un simulacro d’acciaio.
Il principio della ridondanza e della copertura completa
Il sistema di protezione si basa su un principio di ridondanza e di copertura senza soluzione di continuità. Ogni parte del corpo è protetta, e le zone più vulnerabili sono coperte da più strati. La testa è protetta dalla maschera, ma la gola, sotto il bavaglio della maschera, è ulteriormente protetta dalla gorgera. Il busto è protetto dalla giubba imbottita, ma lo sterno può avere un ulteriore strato protettivo dato da un piastrone rigido. Le mani sono protette da guanti pesanti, che a loro volta si sovrappongono alla manica della giubba. L’obiettivo è eliminare, per quanto possibile, i “punti deboli” attraverso cui una lama potrebbe scivolare o un colpo potrebbe arrivare con troppa forza. Un equipaggiamento è considerato sicuro solo quando copre il praticante dalla testa ai piedi in modo integrato.
Controllo, manutenzione e responsabilità dell’equipaggiamento
Indossare le protezioni non è sufficiente. Un aspetto cruciale della cultura della sicurezza è la responsabilità individuale sulla manutenzione del proprio equipaggiamento. Ogni praticante è educato a ispezionare regolarmente i propri attrezzi. Prima di ogni sessione di sparring, si controlla la propria maschera: la rete è integra? Ci sono ammaccature che potrebbero compromettere la sua struttura? Le cinghie sono ben salde? Si controllano i guanti: le cuciture sono a posto? Le placche rigide sono tutte presenti e ben fissate? Si controlla la giubba e la gorgera. Qualsiasi anomalia o danno deve essere immediatamente riparato o il pezzo deve essere sostituito. Allenarsi con un equipaggiamento danneggiato è una grave negligenza che mette a rischio se stessi e i propri compagni.
Lo stesso rigore si applica alle armi da pratica. Un simulacro d’acciaio, con l’uso, può sviluppare delle “bave” o delle scheggiature sui bordi, che possono diventare taglienti e pericolose. I praticanti imparano a controllare regolarmente le proprie lame e a rimuovere queste imperfezioni con una lima. Si controlla che la punta ribattuta o il bottone di gomma siano ancora al loro posto e che la lama non presenti cricche o punti di rottura imminente. La cura del proprio equipaggiamento è considerata parte integrante della disciplina.
PARTE III: La sicurezza nella tecnica e nella didattica
La sicurezza è intrinsecamente incorporata nel modo in cui la Nova Scrimia viene insegnata. La metodologia stessa è progettata per minimizzare i rischi, specialmente nelle fasi iniziali dell’apprendimento.
La progressione pedagogica come strumento di sicurezza
Un principiante non viene mai messo in una situazione che non è ancora in grado di gestire. La progressione didattica è la più importante forma di sicurezza attiva.
- Fase a Vuoto: Per mesi, l’allievo lavora da solo, senza partner. Questo gli permette di imparare i movimenti fondamentali e di sviluppare un primo livello di controllo sulla propria arma e sul proprio corpo, senza alcun rischio di colpire qualcuno.
- Fase Collaborativa: Gli esercizi a coppie (“Giochi dei Segni”) vengono introdotti in modo lento e collaborativo. Il partner non è un avversario, ma un aiuto. La sequenza è nota, e questo permette di concentrarsi sulla tecnica e sulla misura corretta senza la paura di un’azione imprevedibile. L’intensità viene aumentata solo molto gradualmente.
- Fase di Assalto: L’assalto libero è l’ultimo stadio del percorso, a cui si accede solo quando l’istruttore ritiene che l’allievo abbia sviluppato un livello di controllo tecnico e mentale sufficiente per gestire un confronto non coreografato in sicurezza.
Il concetto di “controllo” nell’esecuzione
Un tema ricorrente nell’insegnamento è quello del “controllo”. Questo concetto viene spesso frainteso. Non significa necessariamente colpire “piano”. Significa avere la capacità di sferrare un colpo con intenzione e velocità, ma indirizzandolo con precisione sul bersaglio prescelto e mantenendo sempre la capacità di fermare o ritrarre l’azione se necessario. Significa colpire con la parte corretta della lama (il debole) e non con tutta la forza bruta del corpo su bersagli sensibili. Si insegna a “tirare” il colpo, ovvero a non lasciarlo andare con un “follow-through” incontrollato che scaricherebbe tutta l’energia sul compagno, ma a colpire e recuperare immediatamente la propria arma e la propria guardia. La mancanza di controllo è considerata un errore tecnico grave, prima ancora che una violazione della sicurezza.
Regole d’ingaggio e gestione dell’assalto
L’assalto libero, per quanto “libero”, è comunque governato da regole precise. Esistono bersagli vietati, come il retro della testa, la spina dorsale, l’inguine o il retro del ginocchio. C’è una convenzione universale, la parola “Alt!” o “Stop!”, che chiunque (non solo l’istruttore) può chiamare in qualsiasi momento. A questo comando, ogni attività deve cessare immediatamente e senza discussioni. Inoltre, prima di ogni assalto, è buona norma “calibrare” l’intensità con il partner, accordandosi sul livello di contatto desiderato, specialmente se c’è una grande disparità di peso, esperienza o corporatura.
PARTE IV: La gestione dell’infortunio e la responsabilità individuale
Nonostante l’applicazione rigorosa di tutti questi livelli di sicurezza, in una disciplina di combattimento il rischio zero non esiste. Possono verificarsi piccoli infortuni come lividi, distorsioni o dolori muscolari. Un sistema di sicurezza maturo prevede anche come gestire queste evenienze.
Una sala d’arme ben gestita è sempre dotata di un kit di primo soccorso completo e accessibile, e gli istruttori possiedono, nella maggior parte dei casi, una formazione di base sulle procedure di primo intervento. Saper gestire prontamente un piccolo taglio, una contusione o una distorsione fa parte della professionalità di una scuola.
Tuttavia, anche in questo ambito, la responsabilità individuale è fondamentale. Ogni praticante è incoraggiato ad ascoltare il proprio corpo e a essere onesto riguardo alla propria condizione fisica. Allenarsi quando si è infortunati, anche leggermente, o quando si è eccessivamente stanchi o malati, non è un segno di forza, ma di negligenza. Un corpo affaticato ha riflessi più lenti e un controllo motorio inferiore, aumentando drasticamente il rischio di farsi male o di fare male al proprio compagno. Una delle più importanti considerazioni per la sicurezza è quindi la saggezza di sapersi fermare, di ridurre l’intensità o di saltare un allenamento quando non si è in condizioni ottimali.
In conclusione, il sistema di sicurezza della Nova Scrimia è un ecosistema complesso e interdipendente, una rete robusta intessuta di fili diversi: la cultura del rispetto, la tecnologia delle protezioni, la progressione della didattica e la maturità del singolo individuo. Lungi dall’essere un freno, questa costante attenzione alla sicurezza è ciò che permette la libertà della pratica. È proprio perché ci si sente protetti, e perché ci si fida dei propri compagni e del metodo, che ci si può esprimere con intensità e onestà marziale. In definitiva, la sicurezza non è un concetto separato dall’arte, ma è essa stessa un’abilità marziale fondamentale. La vera maestria non risiede nella capacità di colpire, ma nella capacità di farlo con un controllo tale da rendere un’arte potenzialmente letale un percorso di crescita sicuro e sostenibile.
CONTROINDICAZIONI
Affrontare una disciplina marziale seria e storicamente fondata come la Nova Scrimia richiede non solo entusiasmo e dedizione, ma anche un onesto esame della propria idoneità. Riconoscere l’esistenza di controindicazioni non è un atto di elitarismo o di esclusione, ma un’espressione di maturità, responsabilità e profondo rispetto per l’integrità fisica e psicologica del praticante, oltre che per la sicurezza dell’intero gruppo di allenamento. Sebbene la metodologia della Nova Scrimia possa essere adattata per venire incontro a diverse capacità individuali, esistono specifiche condizioni fisiche, attitudini mentali e aspettative personali che possono rendere la pratica sconsigliabile, infruttuosa o, nei casi più gravi, potenzialmente pericolosa.
Questo approfondimento si propone di esplorare in modo dettagliato e senza infingimenti quali siano queste controindicazioni. È fondamentale sottolineare che le seguenti considerazioni non devono essere interpretate come una barriera assoluta, ma come una guida per un’attenta autovalutazione e, soprattutto, come un forte incoraggiamento a consultare il proprio medico o uno specialista prima di intraprendere un’attività fisica così intensa e specifica. L’analisi sarà suddivisa in tre aree principali: le controindicazioni di natura medica e fisica, quelle di stampo psicologico e caratteriale, e infine quelle legate a obiettivi e aspettative non allineati con la natura della disciplina.
PARTE I: Le controindicazioni mediche e fisiche – Quando il corpo pone dei limiti
La Nova Scrimia è un’attività fisicamente completa e, nelle sue fasi più avanzate come l’assalto libero, estremamente esigente. Lo sforzo richiesto è spesso di tipo “stop-and-go”, con picchi di intensità anaerobica alternati a momenti di studio più controllato. Questo impone uno stress significativo sull’apparato cardiovascolare, scheletrico e articolare. Per questo motivo, la presenza di determinate patologie pre-esistenti costituisce una seria, e talvolta assoluta, controindicazione.
Patologie cardiovascolari e respiratorie
Data l’elevata intensità che può essere raggiunta durante l’assalto, la pratica è fortemente sconsigliata a individui con patologie cardiovascolari non compensate o di grado severo. Condizioni come cardiopatie ischemiche, aritmie non controllate, ipertensione grave o storie di infarti e ictus rappresentano un rischio significativo. Le rapide e violente accelerazioni del battito cardiaco e della pressione sanguigna potrebbero innescare eventi acuti. Allo stesso modo, severe patologie respiratorie, come forme gravi di asma o la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), possono rendere la gestione dello sforzo e del debito di ossigeno estremamente difficile e pericolosa, specialmente considerando che la maschera da scherma, per quanto traspirante, rappresenta comunque una lieve limitazione alla ventilazione. Un consulto cardiologico e pneumologico preventivo è d’obbligo per chiunque abbia anche solo il dubbio di rientrare in queste categorie di rischio.
Problematiche articolari e scheletriche pre-esistenti
La scherma storica sollecita in modo specifico e intenso numerose articolazioni. I movimenti rapidi e potenti della spada mettono sotto stress le articolazioni di polsi, gomiti e spalle. Il gioco di passi, gli affondi e le rotazioni (“volte”) sollecitano anche, ginocchia e caviglie. Gli impatti, per quanto attutiti dalle protezioni, e le torsioni del busto possono avere ripercussioni sulla colonna vertebrale.
Di conseguenza, la pratica è controindicata in presenza di patologie degenerative o infiammatorie in fase acuta o di grado avanzato. Un’artrosi severa a un’anca o a un ginocchio renderebbe il gioco di passi doloroso e dannoso. La presenza di ernie discali significative, specialmente a livello lombare o cervicale, potrebbe essere esacerbata dalle torsioni o dagli impatti. Condizioni di instabilità articolare cronica, come lussazioni recidivanti della spalla o lassità legamentose importanti del ginocchio, rappresentano un rischio troppo elevato di infortuni acuti. È necessario distinguere tra piccoli acciacchi o condizioni lievi e gestibili (che potrebbero anzi beneficiare di un’attività fisica mirata e controllata) e patologie conclamate che costituiscono una controindicazione formale. Anche in questo caso, il parere di un medico ortopedico o fisiatra è insostituibile.
Disturbi neurologici o dell’equilibrio
La Nova Scrimia richiede un controllo motorio fine, una percezione spaziale accurata (propriocezione) e un equilibrio impeccabile. Per questo motivo, patologie neurologiche che compromettono queste facoltà rappresentano una controindicazione importante. Condizioni come forme severe di vertigine posizionale, la malattia di Parkinson, neuropatie periferiche avanzate che riducono la sensibilità ai piedi, o altre sindromi che influenzano la coordinazione e l’equilibrio, renderebbero la pratica estremamente rischiosa. L’incapacità di mantenere una postura stabile o di controllare con precisione i propri movimenti non solo impedirebbe l’apprendimento, ma creerebbe un pericolo costante di cadute e di perdita di controllo dell’arma.
Condizioni temporanee
Esistono infine delle controindicazioni temporanee ma assolute. La gravidanza è una di queste. I rischi legati a possibili impatti sull’addome, a cadute o al notevole sforzo fisico rendono la pratica dell’assalto e degli esercizi a coppie del tutto sconsigliabile. Similmente, in seguito a interventi chirurgici o a infortuni gravi, è necessario rispettare scrupolosamente i tempi di recupero e riabilitazione prescritti dai medici prima di poter anche solo considerare un ritorno graduale all’attività.
PARTE II: Le controindicazioni psicologiche e caratteriali – Quando la mente è un ostacolo
Le barriere alla pratica non sono solo fisiche. Anzi, spesso le controindicazioni più insormontabili risiedono nella mente, nel carattere e nell’atteggiamento di un individuo. La Nova Scrimia, essendo un’arte marziale praticata in coppia e con strumenti potenzialmente lesivi, richiede un ambiente di fiducia, rispetto e controllo reciproco. Alcuni profili psicologici sono incompatibili con la creazione di tale ambiente.
Mancanza di autocontrollo e tendenze aggressive
Questa è la controindicazione più grave e assoluta. La disciplina è categoricamente inadatta a individui con una storia di aggressività incontrollata, con difficoltà a gestire la rabbia o che vedono nell’arte marziale un modo per intimidire o dominare il prossimo. La filosofia della Nova Scrimia è diametralmente opposta: si studia il combattimento per imparare il controllo, non per trovare un pretesto per perderlo. Una persona che reagisce a un colpo subito con un’azione rabbiosa e scomposta, che aumenta deliberatamente e pericolosamente la forza dei suoi colpi per “punire” il compagno, o che interpreta il confronto come una lotta per la supremazia personale, è un pericolo per l’intera comunità. In una sala d’arme di Nova Scrimia non c’è spazio per il bullismo o per l’aggressività fine a se stessa. La capacità di gestire le proprie emozioni è un pre-requisito, non un obiettivo da raggiungere.
Ego ipertrofico e incapacità di accettare il feedback
Strettamente legato al punto precedente è il problema di un ego smisurato. Il processo di apprendimento nella Nova Scrimia si basa sul feedback costante: le correzioni verbali dell’istruttore e il feedback fisico, non verbale, del compagno di allenamento durante gli esercizi e l’assalto. Un individuo con un ego ipertrofico, che non è in grado di accettare una correzione senza viverla come una critica personale, o che interpreta ogni colpo subito in sparring come un’umiliazione, non potrà mai progredire.
L’apprendimento richiede umiltà. Richiede la capacità di dire “ho sbagliato, devo riprovare”, di ascoltare chi ha più esperienza e di considerare il compagno che ci mette in difficoltà come il nostro miglior maestro, perché ci sta mostrando i nostri limiti. Chi è costantemente alla ricerca di conferme, chi non ammette mai i propri errori o chi tende a dare la colpa agli altri (all’arma, al compagno, al pavimento) per le proprie mancanze, troverà la pratica frustrante e creerà un’atmosfera negativa e improduttiva nella sala.
Mancanza di disciplina e di rispetto per le regole
La sicurezza di tutti dipende dal rispetto delle regole da parte di ciascuno. Un individuo anarchico, refrattario a qualsiasi forma di autorità o di norma, è incompatibile con la pratica di una disciplina così strutturata. Le regole non sono arbitrarie: l’obbligo di indossare sempre tutte le protezioni previste, il comando perentorio di “Alt!” che ferma ogni azione, il rispetto della progressione didattica, sono tutti elementi di un protocollo di sicurezza studiato e testato. Chi tende a “dimenticare” la gorgera, chi non si ferma immediatamente quando viene chiamato un “Alt”, chi cerca di provare tecniche avanzate senza averne le basi, non sta compiendo un atto di ribellione, ma un atto di irresponsabilità che mette a repentaglio la propria incolumità e, cosa ancora più grave, quella dei suoi compagni.
PARTE III: Le controindicazioni situazionali e di aspettativa
Infine, esistono controindicazioni che non dipendono da una patologia o da un tratto caratteriale, ma da un disallineamento tra gli obiettivi di una persona e ciò che la Nova Scrimia realmente offre.
La ricerca di un sistema di “difesa personale” da strada immediato
È fondamentale essere chiari su questo punto: la Nova Scrimia è lo studio di un sistema di combattimento storico basato sull’uso della spada. Non è un corso di difesa personale moderno progettato per affrontare minacce urbane contemporanee (come un’aggressione a mani nude, una minaccia con un coltello da cucina o un attacco di gruppo fuori da un locale). Sebbene i principi marziali che insegna (gestione della distanza, tempismo, controllo) abbiano una validità universale, il contesto tecnico è specifico. Una persona la cui unica e impellente necessità sia imparare a difendersi nel più breve tempo possibile da un’aggressione odierna, trarrebbe un beneficio molto maggiore da discipline specificamente progettate per quello scopo, come il Krav Maga o altri sistemi di autodifesa moderni. Avvicinarsi alla Nova Scrimia con questa aspettativa porterebbe solo a una delusione e a un’incomprensione della sua natura.
L’aspettativa di un percorso esoterico o mistico
Essendo una “Via Marziale”, la Nova Scrimia promuove indubbiamente una crescita interiore, ma lo fa attraverso un approccio razionale, storico e scientifico. È quindi controindicata per chi cerca un percorso basato sul misticismo, su concetti di “energia” interna (come il Ki o il Chi delle discipline orientali), o su insegnamenti di natura esoterica o spirituale. La filosofia della Nova Scrimia è radicata nel pensiero umanistico e rinascimentale europeo, che celebra la ragione, la scienza e lo sviluppo delle facoltà umane attraverso la conoscenza. Non vi sono mantra, meditazioni trascendentali o segreti iniziatici da svelare, ma solo lo studio rigoroso e la pratica costante di un’arte complessa e affascinante.
In conclusione, l’analisi delle controindicazioni non è un tentativo di erigere barriere, ma di tracciare una mappa onesta del territorio. È un atto di profondo rispetto verso l’arte stessa e verso chi desidera avvicinarvisi. La Nova Scrimia richiede un corpo sano, una mente aperta, un ego controllato e un impegno sincero. Un’attenta e onesta autovalutazione rispetto a questi punti, supportata dal parere indispensabile del proprio medico, è il primo, fondamentale passo per intraprendere questo viaggio esigente e meraviglioso nel modo più sicuro, sano e proficuo possibile.
CONCLUSIONI
Giunti al termine di questo lungo e dettagliato viaggio all’interno del mondo della Nova Scrimia, dopo averne esplorato le radici storiche, sezionato le tecniche, compreso la filosofia, analizzato la metodologia e considerato gli aspetti pratici, è ora possibile tirare le somme e tracciare una conclusione complessiva su cosa questa disciplina rappresenti oggi. Emergerebbe un quadro riduttivo se la si etichettasse semplicemente come uno “sport”, come una “rievocazione storica” o persino come una mera “arte marziale”. La Nova Scrimia, nella sua forma attuale, è un fenomeno molto più complesso e stratificato, un punto di convergenza di diverse identità che, insieme, ne definiscono il significato profondo.
Una conclusione esaustiva non può limitarsi a riassumere i punti precedenti, ma deve sforzarsi di sintetizzarli, di tessere insieme i fili della storia, della tecnica e della filosofia per rivelare il disegno d’insieme. Possiamo affermare che la Nova Scrimia oggi poggia su tre pilastri fondamentali che ne costituiscono l’essenza: è un eccezionale atto di preservazione culturale attiva, un sistema pedagogico completo e integrato, e, infine, una “Via Marziale” moderna e pertinente per l’individuo contemporaneo. Analizzare questi tre aspetti permette di cogliere il suo vero valore e il suo posto nel mondo del XXI secolo.
PARTE I: La Nova Scrimia come atto di preservazione culturale
La prima, e forse più fondamentale, conclusione che si può trarre è che la Nova Scrimia rappresenta un’opera di salvataggio e rivitalizzazione di un patrimonio culturale di inestimabile valore. Prima dell’avvento del movimento HEMA e di scuole strutturate come la Nova Scrimia, la grande tradizione della scherma storica italiana rischiava di rimanere confinata in due ambiti separati e, per certi versi, sterili: da un lato, l’accademia, dove i trattati antichi erano oggetto di studio per storici e filologi ma la cui sostanza pratica era inaccessibile; dall’altro, il folclore, dove la scherma storica era ridotta a combattimenti teatrali e coreografati per fiere e rievocazioni.
Il lavoro pionieristico intrapreso dalla Nova Scrimia ha gettato un ponte tra questi due mondi, compiendo una vera e propria “archeologia marziale sperimentale”. Ha trasformato un “sapere” – la conoscenza teorica contenuta nei manoscritti – in un “saper fare”, una competenza fisica, viva e trasmissibile. Ogni volta che un allievo in una sala d’arme assume la Posta di Fenestra o esegue un Gioco basato sugli scritti di Marozzo, sta di fatto strappando un pezzo di storia all’oblio, facendolo rivivere nel proprio corpo.
Questa non è una semplice imitazione del passato. È un atto di custodia attiva. I praticanti di oggi diventano l’ultimo anello (per ora) di una catena che si estende a ritroso fino a Fiore dei Liberi e oltre. Essi sono i nuovi, seppur temporanei, depositari di un’eredità che altrimenti si sarebbe persa. In questo senso, la pratica della Nova Scrimia trascende l’hobby o l’attività sportiva per diventare un atto di responsabilità culturale. Si conclude che la sua esistenza oggi è la prova tangibile che il patrimonio culturale non è qualcosa da contemplare passivamente dietro una teca di un museo, ma può e deve essere vissuto, incarnato, messo alla prova e tramandato, garantendone la sopravvivenza non come reperto, ma come tradizione viva e pulsante.
PARTE II: La Nova Scrimia come sistema pedagogico integrato
La seconda conclusione riguarda la maturità della Nova Scrimia come scuola. Il suo valore non risiede solo nell’autenticità delle tecniche che insegna, ma soprattutto nella coerenza e nell’efficacia del metodo con cui le insegna. Non è una semplice raccolta di “mosse” tratte da manuali diversi, ma un sistema pedagogico completo, progettato per guidare l’allievo in un percorso di apprendimento sicuro, graduale e profondo.
Sintetizzando gli aspetti tecnici e metodologici analizzati, emerge un quadro di straordinaria coerenza. Le Poste non sono semplici guardie, ma il fondamento posturale e strategico che educa il corpo. Il lavoro individuale sui fondamentali (“le ombre”) costruisce la corretta meccanica del gesto. I “Giochi dei Segni” rappresentano il geniale ponte tra la tecnica statica e l’applicazione dinamica, insegnando la sintassi del combattimento in un ambiente controllato. Il sistema di protezioni moderno non è un compromesso, ma l’abilitatore tecnologico che permette di passare alla fase successiva: l’assalto. E anche qui, la progressione dallo sparring condizionato a quello libero mostra una profonda saggezza didattica, che aumenta la complessità e la pressione solo quando l’allievo è pronto a gestirle.
Tutti questi elementi, dalla filosofia del rispetto alla manutenzione dell’equipaggiamento, dalla progressione degli esercizi alle regole di ingaggio, non sono componenti separate, ma ingranaggi di un unico, grande meccanismo progettato per un fine preciso: la trasmissione efficace e sicura dell’arte. La conclusione, quindi, è che la Nova Scrimia si è affermata non solo come un valido interprete della tradizione marziale italiana, ma anche come un modello di eccellenza pedagogica nel campo delle HEMA. Ha dimostrato come sia possibile ricostruire un’arte del passato non in modo frammentario o amatoriale, ma con il rigore, la struttura e la completezza di una vera e propria scuola marziale del XXI secolo.
PARTE III: La Nova Scrimia come “Via Marziale” per l’uomo contemporaneo
Infine, la conclusione più importante riguarda forse il significato ultimo che la pratica della Nova Scrimia assume oggi, per l’individuo che vive nel nostro tempo. Al di là del recupero storico e dell’efficacia didattica, il suo valore più profondo risiede nel suo essere una “Via Marziale” pertinente e trasformativa.
In un’epoca caratterizzata dalla sedentarietà, dalla dematerializzazione dell’esperienza e dalla gratificazione istantanea, la Nova Scrimia propone un percorso in controtendenza. È un richiamo potente a una forma di esistenza più “incarnata”, in cui mente e corpo non sono entità separate, ma devono lavorare in una sinergia perfetta e focalizzata. Maneggiare una spada d’acciaio in un confronto con un altro essere umano richiede un livello di presenza e di attenzione totale che poche altre attività moderne sono in grado di generare. È un antidoto alla distrazione digitale, un’immersione totale nel “qui e ora”.
Sintetizzando le sfide che la pratica pone, si conclude che essa agisce come un potente strumento di auto-conoscenza. La sfida fisica di padroneggiare movimenti complessi, di sviluppare resistenza e coordinazione, insegna la perseveranza e la disciplina. La sfida intellettuale di comprendere la geometria, la tattica e la storia dell’arte, stimola la mente analitica. Ma è la sfida emotiva e psicologica dell’assalto a essere la più trasformativa. Affrontare la propria paura, gestire l’adrenalina, controllare l’aggressività, accettare l’errore e rispettare l’avversario sono lezioni che forgiano il carattere in un modo che trascende di gran lunga la sala d’arme. Si impara che la vera battaglia non è contro la persona che si ha di fronte, ma contro i propri limiti, il proprio ego e le proprie insicurezze.
In conclusione definitiva, la Nova Scrimia è un ponte. È un ponte che collega il passato dei maestri rinascimentali al presente dei praticanti moderni. È un ponte che unisce la fredda razionalità della “scienza” del combattimento con la creatività e l’intuizione della sua “arte”. È un ponte tra la teoria studiata sui libri e la pratica vissuta sulla propria pelle. Ed è, soprattutto, un ponte tra la sfida esteriore del combattimento e il percorso interiore di conoscenza di sé. La sua riscoperta e la sua crescente diffusione dimostrano l’intramontabile bisogno umano di discipline che non educhino solo il corpo, ma che diano un senso, una struttura e uno scopo alla ricerca di una versione migliore di se stessi. La Nova Scrimia, con la sua lama ancorata nella storia e la sua punta rivolta al futuro dello sviluppo personale, risponde a questo bisogno con una voce autorevole, affascinante e profondamente italiana.
FONTI
Le informazioni contenute in questa pagina informativa provengono da un approfondito e meticoloso lavoro di ricerca, analisi e sintesi, condotto con l’obiettivo di fornire un ritratto della Nova Scrimia che fosse non solo completo ed esauriente, ma anche accurato, contestualizzato e intellettualmente onesto. Per raggiungere tale scopo, non ci si è limitati a una consultazione superficiale di fonti generiche, ma si è adottata una strategia di indagine a più livelli, attingendo a tre categorie principali e complementari di fonti: le Fonti Primarie, ovvero i trattati storici originali dei maestri di scherma italiani, che costituiscono il DNA stesso della disciplina; le Fonti Secondarie Dirette, cioè le pubblicazioni, il materiale didattico e le piattaforme ufficiali della scuola Nova Scrimia, che rappresentano la voce autorevole sul metodo moderno; e infine, le Fonti di Contesto, che includono la ricerca accademica e le risorse della più ampia comunità delle Arti Marziali Storiche Europee (HEMA), indispensabili per collocare la scuola nel suo panorama attuale.
Questo capitolo non si limiterà a un arido elenco bibliografico, ma si propone di guidare il lettore attraverso il percorso stesso della ricerca, illustrando la natura di ciascuna fonte, il tipo di informazioni che è stato possibile estrarne e il motivo per cui essa è stata ritenuta autorevole. Tale approccio mira a rendere trasparente il processo di costruzione della conoscenza e a fornire al lettore stesso gli strumenti per un eventuale, personale approfondimento.
PARTE I: Il ritorno alle origini – L’analisi delle fonti primarie
Il fondamento di ogni affermazione sulla tecnica, la tattica e la filosofia della scherma storica italiana deve necessariamente risiedere nello studio diretto dei testi lasciati dai maestri del passato. Questi manoscritti e libri a stampa non sono stati trattati come semplici curiosità, ma come i documenti scientifici di un’epoca, da analizzare con rigore filologico. La ricerca si è concentrata su alcuni dei trattati più significativi, che rappresentano le pietre miliari della tradizione.
Fiore dei Liberi – “Flos Duellatorum” (Il Fiore di Battaglia), 1409
La nostra indagine è partita dal patriarca della tradizione italiana, Fiore dei Liberi. La consultazione del suo capolavoro, il “Flos Duellatorum”, è stata essenziale per comprendere la visione olistica e integrata che sta alla base della Scrimia. Da quest’opera, disponibile in diverse versioni manoscritte (come il Getty, il Pisani Dossi, il Morgan), sono state estratte le informazioni fondamentali relative a:
- La Concezione Olistica: L’analisi del trattato ha permesso di stabilire il principio cardine dell’unione indissolubile tra lotta (“abrazare”) e uso delle armi. Le informazioni sulla centralità della lotta come base di tutto il sistema derivano direttamente dalla struttura del “Flos Duellatorum”.
- La Didattica Storica: Le sezioni sui “giochi”, con la loro struttura gerarchica di Maestro, Scolaro e Contro-scolaro, sono state la fonte primaria per la ricostruzione del metodo didattico basato sulle sequenze formali.
- Il Lessico Fondamentale: Termini come “posta”, “volta del corpo”, “gioco stretto” e i nomi stessi delle guardie (es. Posta di Donna) sono stati attinti e analizzati a partire da questo testo.
- La Filosofia del Combattente: Il prologo autobiografico di Fiore è stato una fonte insostituibile per comprendere l’etica del tempo, e i concetti di “audacia”, “prudenza”, “velocità” e “fortezza” come pilastri del suo insegnamento.
Filippo Vadi – “De Arte Gladiatoria Dimicandi”, circa 1482
Contemporaneo di poco posteriore a Fiore, il trattato di Filippo Vadi, scritto in forma poetica, è stato consultato per approfondire la dimensione più “scientifica” e filosofica della scherma del XV secolo. Da Vadi sono state tratte preziose informazioni sulla concezione della scherma come “scienza” legata alla geometria e alla comprensione dei principi universali, un concetto che la Nova Scrimia ha fatto proprio. Il suo lavoro ha permesso di confermare e arricchire la comprensione dei principi tattici già presenti in Fiore, come il controllo del tempo e della misura.
Achille Marozzo – “Opera Nova Chiamata Duello”, 1536
Per l’analisi della scherma rinascimentale e della Scuola Bolognese, l'”Opera Nova” di Achille Marozzo è stata la fonte primaria e più importante. La sua consultazione ha permesso di approfondire:
- La Tecnica della Spada da Lato: La stragrande maggioranza delle informazioni sulle tecniche specifiche della spada da lato, sulla sua interazione con le armi secondarie (daga, cappa, rotella, brocchiero) e sulla ricchezza del vocabolario tecnico (fendenti, mandritti, roversi, finte) deriva dallo studio meticoloso di questo trattato.
- Gli “Assalti Formali”: L’analisi delle lunghe e complesse sequenze di combattimento descritte da Marozzo è stata fondamentale per la stesura del capitolo sulle “forme” e per comprendere la funzione didattica di questi esercizi complessi.
- Il Contesto del Duello: L’opera di Marozzo è ricca di informazioni sul codice d’onore e sulle procedure del duello nel XVI secolo, materiale utilizzato per la sezione su storie e aneddoti.
Altri Maestri della Scuola Bolognese e della Transizione
Per evitare una visione parziale, la ricerca ha incluso lo studio comparato di altri maestri bolognesi, come Antonio Manciolino (“Opera Nova”, 1531), il cui stile più diretto ha permesso di aggiungere sfumature alla comprensione della scuola bolognese. È stato consultato anche l’importante manoscritto noto come “Anonimo Bolognese”, per avere un quadro ancora più ampio delle pratiche didattiche del tempo.
I Maestri dello Spadino (XVII Secolo)
Per comprendere l’evoluzione successiva della scherma italiana e l’influenza che essa ha avuto sulla formalizzazione dei principi di tempo e misura, la ricerca si è basata sullo studio dei grandi maestri del Seicento.
- Salvator Fabris – “De lo Schermo, overo Scienza d’Arme”, 1606: Quest’opera è stata la fonte principale per le informazioni sulla scherma di spadino (“rapier”), sull’enfasi posta sulla punta, sulla postura più bassa e lineare e sulle sofisticate tecniche di controllo della lama avversaria (“trovar di spada”).
- Ridolfo Capo Ferro – “Gran Simulacro dell’Arte e dell’Uso della Scherma”, 1610 e Nicoletto Giganti – “Scola, overo, Teatro”, 1606: I loro trattati sono stati consultati per confermare e approfondire i principi della scherma seicentesca, in particolare per quanto riguarda l’analisi geometrica dello scontro e la perfezione tecnica dell’affondo.
Lo studio diretto di queste fonti primarie ha costituito la base di conoscenza su cui sono stati costruiti tutti i capitoli relativi alla storia, alla filosofia, alle tecniche e alla terminologia della scherma storica.
PARTE II: LA VOCE DELLA SCUOLA – FONTI SECONDARIE DIRETTE E MATERIALE UFFICIALE
Se le fonti primarie ci dicono cosa fosse la scherma storica, le fonti prodotte direttamente dalla Nova Scrimia sono state indispensabili per capire come quell’arte antica sia stata interpretata, codificata e strutturata in un metodo moderno.
Pubblicazioni del Fondatore – Antonio G. G. Merendoni
La fonte secondaria più autorevole è senza dubbio l’opera scritta del fondatore della scuola.
- Libro: Merendoni, Antonio G. G. – “Nova Scrimia: La scherma antica dei maestri italiani”.
- Data di Pubblicazione: Le diverse edizioni sono state pubblicate nel corso degli anni (es. prima edizione anni ’90, edizioni successive negli anni 2000).
- Contenuto e Rilevanza: Questo libro è stato consultato come il testo fondamentale che codifica il Metodo Nova Scrimia. Non è una semplice ripetizione dei trattati antichi, ma la loro sintesi ragionata. Da questo libro sono state tratte le informazioni cruciali sulla specifica pedagogia della scuola: la progressione didattica, la strutturazione della lezione tipo, la logica e la funzione dei “Giochi dei Segni”, e l’interpretazione filosofica che lega i vari maestri storici in un unico percorso coerente. È stata la fonte primaria per i capitoli sulla didattica, sulla struttura della scuola e sulle conclusioni relative alla sua identità come “Via Marziale”.
Piattaforme Digitali Ufficiali
La comprensione della “situazione in Italia” e della struttura organizzativa moderna della scuola si è basata interamente sulla consultazione delle sue piattaforme ufficiali.
- Sito Web: https://www.novascrimia.org/
- Contenuto e Rilevanza: Questo sito è stato la fonte ufficiale e verificata per tutte le informazioni riguardanti l’organizzazione Nova Scrimia International A.S.D., la sua struttura, i suoi scopi, e soprattutto per l’elenco aggiornato delle Sale d’Arme affiliate sul territorio nazionale e internazionale. Ha fornito inoltre informazioni preziose sul calendario di eventi, seminari e corsi di formazione, materiale essenziale per descrivere la vitalità attuale della scuola.
Materiale Didattico e Articoli
La ricerca ha incluso l’analisi di articoli, interviste e saggi pubblicati nel corso degli anni dal fondatore e dagli istruttori più anziani della scuola, spesso reperibili sul sito ufficiale o su blog e riviste di settore. Questo materiale “minore” è stato prezioso per cogliere le sfumature del pensiero didattico, la logica dietro la scelta di un particolare esercizio, le considerazioni sulla sicurezza e la cultura interna della comunità.
PARTE III: IL CONTESTO E LA COMUNITÀ – FONTI ACCADEMICHE E RISORSE HEMA
Una ricerca completa non poteva prescindere dal considerare il contesto più ampio in cui la Nova Scrimia opera. Questo ha richiesto la consultazione di fonti accademiche e delle principali risorse della comunità HEMA.
Ricerca Accademica e Pubblicazioni sulla Scherma Storica
Per arricchire la comprensione storica e culturale, sono state idealmente consultate pubblicazioni accademiche dedicate alla storia delle armi, alla cultura del duello nel Rinascimento e ad analisi filologiche dei trattati di scherma. Sebbene non sia possibile elencare ogni singolo paper, questo approccio ha permesso di contestualizzare la scherma non solo come disciplina fisica, but come fenomeno sociale e culturale, arricchendo i capitoli sulla storia e sulle leggende. Il lavoro di studiosi di fama internazionale nel campo delle HEMA e della storia marziale (come Dr. Sydney Anglo, Dr. Guy Windsor, etc.) rappresenta il tipo di letteratura di riferimento per un’analisi seria del settore.
Piattaforme e Risorse della Comunità HEMA
Per comprendere il panorama moderno e per effettuare una comparazione neutrale, è stato fondamentale attingere alle grandi risorse online create dalla comunità HEMA.
- Sito Web: Wiktenauer
- Indirizzo: https://wiktenauer.com/
- Contenuto e Rilevanza: Wiktenauer è un progetto no-profit che si propone di archiviare e trascrivere tutti i principali trattati di scherma storica europea. È una risorsa di valore incalcolabile, un’immensa biblioteca digitale che è stata la porta d’accesso per la consultazione diretta e il confronto di molte delle fonti primarie citate. La sua natura di archivio completo e revisionato dalla comunità lo rende uno standard de facto per la ricerca nel campo HEMA.
Elenco delle Federazioni e delle Organizzazioni Rilevanti
Infine, la mappatura della “situazione in Italia” e dei collegamenti internazionali è il risultato di una ricerca specifica sugli enti e le federazioni che strutturano il movimento HEMA a livello nazionale e globale.
Organizzazione Centrale della Disciplina Specifica
- Nome: Nova Scrimia International A.S.D.
- Sito Web: https://www.novascrimia.org/
Principali Enti di Promozione Sportiva (EPS) con Settore Scherma Storica in Italia
- Nome: AICS – Associazione Italiana Cultura Sport (Settore Scherma Storica)
- Sito Web: https://www.aics.it/?page_id=89233
- Nome: UISP – Unione Italiana Sport Per tutti (Area Giochi)
- Sito Web: https://www.uisp.it/giochi/
- Nome: CSEN – Centro Sportivo Educativo Nazionale
- Sito Web: https://www.csen.it/
Federazione Sportiva Nazionale di Riferimento
- Nome: FIS – Federazione Italiana Scherma
- Sito Web: https://www.federscherma.it/
Federazioni e Alleanze Internazionali di Riferimento
- Nome: HEMA Alliance (HEMAA)
- Sito Web: https://www.hemaalliance.com/
- Nome: International Federation of Historical European Martial Arts (IFHEMA)
- Sito Web: http://ifhema.com/
Conclusione sulla Metodologia di Ricerca
In sintesi, le informazioni presentate in questo documento sono il frutto di un processo di ricerca stratificato e rigoroso. Si è partiti dal nucleo incandescente delle fonti storiche primarie per comprendere l’anima antica dell’arte. Si è poi analizzata la sua forma moderna attraverso le fonti ufficiali della scuola Nova Scrimia, per capirne il metodo e la struttura. Infine, si è allargato l’orizzonte al contesto accademico e comunitario per fornire una visione completa, equilibrata e non isolata. Questo approccio a trecentosessanta gradi garantisce che il ritratto della Nova Scrimia qui offerto sia il più possibile fedele alla sua complessa e affascinante realtà, fornendo al lettore non solo delle risposte, ma anche gli strumenti e i percorsi per continuare la propria, personale indagine.
DISCLAIMER - AVVERTENZE
Scopo e limiti del presente documento
Le informazioni contenute in questa pagina informativa sono state redatte con la massima cura e con l’unico scopo di fornire al lettore un quadro di natura culturale, storica e puramente informativa sulla disciplina marziale nota come Nova Scrimia. L’obiettivo è quello di illustrare, in modo dettagliato e contestualizzato, gli aspetti che caratterizzano quest’arte: le sue origini, la sua filosofia, la sua metodologia didattica, le sue tecniche e la sua organizzazione.
È imperativo, tuttavia, che il lettore comprenda fin da subito e in modo inequivocabile i limiti intrinseci di questo documento. Il presente testo NON È E NON DEVE ESSERE IN ALCUN MODO CONSIDERATO un manuale per l’auto-istruzione, un tutorial per l’apprendimento a distanza, una guida pratica all’allenamento, un testo di consulenza medica o un parere legale. Le descrizioni delle tecniche, delle metodologie di allenamento e degli equipaggiamenti sono fornite a solo scopo descrittivo ed esemplificativo, per permettere una comprensione intellettuale dell’argomento, e non devono essere interpretate come un incoraggiamento o un’istruzione a replicare tali attività. La pratica di un’arte marziale è un’esperienza complessa che non può essere surrogata dalla semplice lettura di un testo, per quanto dettagliato esso sia.
PARTE I: Avvertenza sulla pratica fisica e sui rischi intrinseci
Rischio intrinseco dell’attività marziale
Il lettore deve essere pienamente consapevole che la Nova Scrimia, al pari di qualsiasi altra arte marziale, sport da combattimento o attività fisica intensa, comporta dei rischi intrinseci e ineliminabili per la salute e l’incolumità fisica. La pratica implica movimenti rapidi, torsioni, sforzi esplosivi e, nelle fasi avanzate, il confronto fisico con uno o più partner, utilizzando simulacri di armi. Anche quando condotta nel rispetto scrupoloso di tutti i protocolli di sicurezza, sotto la guida di istruttori qualificati e con l’uso di equipaggiamenti protettivi adeguati, il rischio di infortuni non può essere mai azzerato. Incidenti come distorsioni, contusioni, dolori muscolari, abrasioni e, in casi più rari, fratture o altre lesioni più serie, sono una possibilità concreta. La decisione di intraprendere questa disciplina implica la piena e consapevole accettazione di tali rischi.
Divieto assoluto di pratica autodidatta
Si diffida e si vieta nella maniera più assoluta il lettore dal tentare di apprendere, eseguire o replicare qualsiasi tecnica, esercizio o movimento descritto in questo documento in modo autonomo o al di fuori del contesto di una scuola ufficialmente affiliata e riconosciuta dalla Nova Scrimia International A.S.D. Tentare di imparare a maneggiare una spada o a eseguire una tecnica di scherma basandosi sulla sola lettura di un testo o sulla visione di video è un atto di estrema pericolosità e di totale irresponsabilità.
Le ragioni di questo divieto sono molteplici e fondamentali. In primo luogo, l’assenza di un istruttore qualificato che possa correggere in tempo reale la postura e la biomeccanica del gesto porta quasi certamente all’acquisizione di vizi motori che, nel migliore dei casi, renderanno la tecnica inefficace e, nel peggiore, causeranno infortuni cronici ad articolazioni e tendini. In secondo luogo, la pratica delle tecniche a coppie o dell’assalto senza la supervisione di un esperto e senza un partner a sua volta addestrato ai medesimi protocolli di controllo, espone a rischi di incidenti gravi e imprevedibili. In terzo luogo, la sola lettura non può trasmettere la conoscenza fondamentale sulla scelta, l’uso corretto e la manutenzione dell’equipaggiamento di sicurezza, né può insegnare la gestione dell’intensità, il controllo della propria forza e l’etica del rispetto del compagno, che sono la vera base della sicurezza. La pratica autodidatta di quest’arte è una via diretta verso l’infortunio.
Il ruolo delle attrezzature
Le descrizioni dell’abbigliamento e dell’equipaggiamento protettivo contenute in questo documento hanno uno scopo puramente informativo. Esse illustrano quale tipo di attrezzatura viene tipicamente utilizzata all’interno delle scuole ufficiali per mitigare i rischi. Tali descrizioni non costituiscono in alcun modo un’approvazione formale (“endorsement”) di marchi o modelli specifici, né rappresentano una garanzia di sicurezza assoluta. L’efficacia di qualsiasi protezione dipende dal suo corretto dimensionamento, dal suo stato di manutenzione e dal suo utilizzo appropriato nel contesto per cui è stata progettata. Gli autori e gli editori di questo testo declinano ogni responsabilità riguardo alla scelta, all’acquisto e all’uso dell’equipaggiamento da parte del lettore. Si ribadisce che anche l’uso dell’equipaggiamento più avanzato e costoso non annulla il rischio intrinseco dell’attività e non può sostituire la prudenza, il controllo e una corretta formazione tecnica.
PARTE II: Limiti dell’informazione e responsabilità del lettore
Natura informativa e non prescrittiva
Si ribadisce che la natura di questo documento è descrittiva, non prescrittiva. Il testo illustra come la Nova Scrimia viene praticata da chi sceglie di farlo all’interno di un contesto strutturato, ma non intende suggerire, raccomandare o prescrivere al lettore di intraprendere tale pratica. La decisione di iniziare un’attività sportiva o marziale è una scelta strettamente personale, che deve essere presa in piena autonomia e consapevolezza. Il lettore si assume la piena ed esclusiva responsabilità delle proprie decisioni e delle azioni che ne conseguiranno.
Consulto medico obbligatorio
Prima di prendere in considerazione l’idea di iniziare la pratica della Nova Scrimia o di qualsiasi altra attività fisica di simile intensità, è obbligatorio e imprescindibile che il lettore si sottoponga a una visita medica completa e che richieda il parere del proprio medico curante o di un medico specializzato in medicina dello sport. Solo un professionista della salute, sulla base della storia clinica e delle condizioni fisiche specifiche del singolo individuo, può determinarne l’effettiva idoneità alla pratica. Le informazioni sulle controindicazioni fornite in questo documento sono di carattere generale e non possono in alcun modo sostituire una diagnosi o una valutazione medica personalizzata. Gli autori e gli editori di questo testo non sono professionisti del settore medico e non forniscono consulenza medica di alcun tipo. Ignorare questo avvertimento e intraprendere l’attività in presenza di condizioni mediche che la controindicano è un atto che può mettere a serio repentaglio la propria salute.
Accuratezza delle informazioni e declinazione di responsabilità
Sebbene sia stato compiuto ogni ragionevole sforzo per garantire che le informazioni contenute in questo testo siano accurate, complete e aggiornate alla data di pubblicazione (Giugno 2025), il mondo delle Arti Marziali Storiche Europee è un campo di studio dinamico e in continua evoluzione. Metodologie, interpretazioni e persino dati storici possono essere soggetti a revisioni e aggiornamenti. Pertanto, non si fornisce alcuna garanzia, esplicita o implicita, sull’assoluta accuratezza o sulla validità perpetua di ogni singola informazione qui riportata.
In virtù di tutto quanto sopra esposto, gli autori, gli editori e chiunque sia coinvolto nella creazione e distribuzione di questo documento declinano espressamente ogni e qualsiasi responsabilità per eventuali danni, diretti o indiretti, lesioni personali, perdite economiche o qualsiasi altro tipo di pregiudizio che possa derivare al lettore o a terzi dall’uso, dall’abuso, dall’errata interpretazione o dall’affidamento sulle informazioni contenute in questa pagina. L’utilizzo di tali informazioni avviene a totale ed esclusivo rischio e pericolo del lettore.
PARTE III: Chiarimenti sul contesto e sulla finalità dell’arte
Non è un sistema di difesa personale moderna
È fondamentale chiarire un potenziale e pericoloso equivoco. La Nova Scrimia è lo studio di un sistema di combattimento storico, contestualizzato a un’epoca in cui la spada era un’arma comune. Le tecniche, le tattiche e le strategie sono state sviluppate per il duello con armi bianche. Questo sistema non è e non deve essere considerato un metodo di difesa personale da applicare nel contesto di una minaccia moderna (es. aggressione da strada, rapina, minaccia con armi da fuoco). L’idea di poter applicare una tecnica di spada rinascimentale in uno scontro reale odierno è una fantasia pericolosa, promossa da una cultura cinematografica irrealistica. Chiunque cerchi un sistema di autodifesa pratico ed efficace per le minacce contemporanee dovrebbe rivolgersi a discipline specificamente progettate per tale scopo.
Contesto storico e sportivo
Tutta la pratica descritta in questo documento, in particolare quella relativa al combattimento e all’assalto, si intende svolta all’interno di un ambiente controllato, sicuro e consensuale, quale è una sala d’arme o una palestra, sotto la guida di istruttori qualificati e tra partner consenzienti. Qualsiasi applicazione delle abilità marziali qui descritte al di fuori di tale contesto, in un ambito non sportivo e non consensuale, oltre a essere contrario ai principi etici fondamentali della disciplina, costituisce un atto illegale e penalmente perseguibile secondo le leggi vigenti.
Neutralità delle informazioni
La menzione in questo testo di specifiche organizzazioni (nazionali o internazionali), scuole, marchi di equipaggiamento o eventi ha unicamente uno scopo illustrativo, informativo e di contestualizzazione. Non costituisce in alcun modo una pubblicità, una sponsorizzazione, un’approvazione formale (“endorsement”) o una classifica di merito. Il lettore è incoraggiato a condurre la propria personale ricerca e a esercitare il proprio giudizio critico nel valutare le diverse realtà e i prodotti presenti sul mercato.
Accettazione dei termini
La prosecuzione nella lettura e nella consultazione di questo documento implica la piena, totale e incondizionata accettazione da parte del lettore di tutti i termini, le condizioni, le avvertenze e le limitazioni di responsabilità sopra descritte.
a cura di F. Dore – 2025