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COSA E'
Il Ninjutsu (忍術) è molto più di una semplice arte marziale; è un’antica disciplina giapponese che incarna una filosofia di vita, un insieme di strategie e tattiche di sopravvivenza che venivano utilizzate dai ninja (o shinobi), figure leggendarie dell’era feudale giapponese. Tradotto letteralmente, “Ninjutsu” significa “arte della perseveranza” o “arte dell’invisibilità”. Questa disciplina non si concentrava sulla forza bruta o sul confronto diretto, bensì sulla furtività, sullo spionaggio, sulla guerriglia, sul sabotaggio e sulla sopravvivenza in ambienti ostili. Era l’arte di agire nell’ombra, di raccogliere informazioni cruciali e di compiere missioni che i samurai, legati a un rigido codice d’onore (il Bushidō), non avrebbero potuto o voluto affrontare.
Il Ninjutsu si sviluppò principalmente nelle province montuose di Iga e Kōka, dove i clan ninja poterono operare con una certa autonomia, lontani dal controllo centralizzato del governo. Queste aree impervie offrivano un terreno ideale per l’addestramento e per la messa in pratica delle loro tecniche elusive. A differenza delle arti marziali più “aperte” e focalizzate sul combattimento onorevole, il Ninjutsu era un’arte segreta, tramandata di generazione in generazione all’interno di specifici clan familiari. La sua natura clandestina ha contribuito a creare un alone di mistero e leggenda attorno ai ninja e alle loro pratiche.
Oltre alle abilità fisiche, il Ninjutsu includeva un profondo studio della mente umana, della psicologia, della strategia militare e della conoscenza della natura. I praticanti imparavano a mimetizzarsi nell’ambiente circostante, a comunicare in modo cifrato, a fabbricare strumenti e armi improvvisate, e a sfruttare ogni risorsa disponibile per raggiungere i propri obiettivi. La loro sopravvivenza dipendeva dalla capacità di adattarsi rapidamente a qualsiasi situazione e di prevedere le mosse del nemico. Non si trattava solo di combattere, ma di non essere mai scoperti, di completare la missione senza lasciare tracce, e di ritirarsi in sicurezza.
Il Ninjutsu moderno, così come viene praticato oggi, cerca di preservare l’essenza di queste antiche tradizioni, adattandole al contesto contemporaneo. Non è più finalizzato allo spionaggio o alla guerriglia feudale, ma si concentra sullo sviluppo personale, sull’autodifesa, sulla disciplina mentale e fisica. Gli studenti imparano a muoversi in modo fluido, a controllare il proprio corpo e la propria mente, a sviluppare una consapevolezza acuta dell’ambiente circostante e a gestire situazioni di stress. È un percorso di crescita che abbraccia il benessere olistico, combinando tecniche di movimento, strategia, filosofia e una profonda comprensione del proprio potenziale.
L’obiettivo principale non è la vittoria sul nemico in un duello, ma la capacità di superare gli ostacoli, sia fisici che mentali, e di vivere in armonia con se stessi e con il mondo. Questo lo distingue significativamente da molte altre arti marziali che tendono a privilegiare la competizione sportiva o la dimostrazione di forza. Il Ninjutsu è un viaggio continuo di apprendimento e miglioramento, dove la flessibilità e l’adattabilità sono considerate virtù supreme.
CARATTERISTICHE, FILOSOFIA E ASPETTI CHIAVE
Il Ninjutsu si distingue da altre arti marziali per una serie di caratteristiche uniche e una filosofia profonda che ne permea ogni aspetto. Al centro di questa disciplina vi è il concetto di sopravvivenza e adattabilità. Non si tratta di confrontarsi direttamente con la forza del nemico, ma di utilizzare l’ambiente, la psicologia e la sorpresa per raggiungere l’obiettivo con il minimo sforzo e rischio. La furtività è una delle abilità cardinali, che va oltre il semplice camuffamento; implica la capacità di muoversi senza essere visti o uditi, di mescolarsi con l’ambiente e di rendersi “invisibili” agli occhi del nemico.
La filosofia del Ninjutsu è intrinsecamente legata ai principi della natura e alla conoscenza del proprio corpo e della propria mente. I ninja credevano nel principio di Shizen Gyōun Ryūsui (movimento naturale come nuvole e acqua), ovvero la capacità di fluire e adattarsi alle circostanze senza opporre resistenza inutile. Questo si traduce in movimenti fluidi, tecniche non rigide e una mente aperta che può reagire a qualsiasi situazione imprevista. La mente e il corpo sono considerati un tutt’uno, e l’allenamento si concentra sull’armonizzazione di entrambi.
Un aspetto chiave è il Kyūjutsu (le nove tradizioni), un insieme di nove discipline che formano la base del Ninjutsu. Queste includono non solo tecniche di combattimento a mani nude e con armi, ma anche abilità come lo spionaggio, la dissimulazione, la conoscenza della medicina, della meteorologia, della geografia e della psicologia. La versatilità e la completezza dell’addestramento erano fondamentali per i ninja, che dovevano essere in grado di affrontare una vasta gamma di situazioni e di operare in ambienti diversi. La Shinobi Hachimon (otto porte del ninja) è un altro concetto fondamentale che si riferisce alle otto principali abilità che un ninja doveva padroneggiare: la gestione del corpo, le tecniche di camuffamento e infiltrazione, l’uso delle armi, le tecniche di combattimento a mani nude, le strategie e tattiche, la conoscenza della natura, la psicologia e la filosofia.
Il Mugen Shinju (la mente del cuore senza limiti) rappresenta un obiettivo spirituale importante nel Ninjutsu. Si riferisce allo sviluppo di una mente aperta, resiliente e senza preconcetti, capace di superare le paure e le limitazioni autoimposte. Questo stato mentale permette al praticante di affrontare le sfide con calma e determinazione, trovando soluzioni creative anche nelle situazioni più difficili. La pratica costante non è solo fisica, ma anche mentale e spirituale, portando a una maggiore consapevolezza di sé e del mondo circostante.
Un altro elemento distintivo è l’enfasi sulla non-combattività come prima scelta. L’obiettivo primario non è sconfiggere l’avversario in un duello, ma evitare il conflitto, se possibile, o controllarlo in modo che il risultato sia favorevole al praticante, minimizzando i danni. Se il confronto è inevitabile, si ricorre a tecniche efficaci e spesso non ortodosse per neutralizzare la minaccia e garantirsi la fuga o la sopravvivenza. Questo approccio pragmatico e orientato al risultato è una caratteristica distintiva del Ninjutsu, che lo differenzia da altre arti marziali più incentrate sull’onore del combattimento.
Infine, la discrezione è un principio fondamentale. I ninja operavano nell’ombra, e la loro efficacia dipendeva dalla loro capacità di rimanere non rilevati. Questa discrezione non si applica solo alle operazioni fisiche, ma anche alla vita personale. I veri praticanti di Ninjutsu non cercano la gloria o il riconoscimento, ma la maestria interiore e la capacità di vivere in armonia con i principi dell’arte. La riservatezza e l’umiltà sono considerate virtù, riflettendo la natura segreta e pragmatica di questa antica disciplina.
LA STORIA
La storia del Ninjutsu è avvolta nel mistero e nella leggenda, a causa della sua natura clandestina e della necessità per i suoi praticanti di rimanere nell’ombra. Le origini non sono chiare come quelle di altre arti marziali, ma si ritiene che il Ninjutsu abbia iniziato a svilupparsi tra il XII e il XV secolo in Giappone, in particolare nelle province montuose di Iga (nell’attuale prefettura di Mie) e Kōka (nell’attuale prefettura di Shiga). Queste regioni erano difficili da controllare per il governo centrale e offrivano rifugio a coloro che cercavano di sfuggire all’autorità o che erano in disaccordo con il sistema feudale.
Inizialmente, i “ninja” non erano un gruppo omogeneo o un’organizzazione centralizzata, ma piuttosto individui e famiglie che svilupparono abilità specializzate per la sopravvivenza in periodi di guerra civile e instabilità. Le loro tecniche derivavano dalla necessità di difendersi da signori della guerra, samurai e altri pericoli, e includevano strategie di spionaggio, sabotaggio, ricognizione e guerriglia. A differenza dei samurai, che combattevano onorevolmente sul campo di battaglia, i ninja erano pragmatici e utilizzavano qualsiasi mezzo necessario per raggiungere i loro obiettivi, anche se ciò significava agire al di fuori delle convenzioni sociali o del codice del Bushidō.
Il periodo Sengoku (1467-1603), un’epoca di intense guerre civili, fu il culmine dell’attività ninja. I signori della guerra, o daimyō, spesso assumevano i ninja per missioni segrete, tra cui spionaggio, infiltrazione nei castelli nemici, assassinio di figure chiave e raccolta di informazioni vitali. Clan come gli Iga e i Kōka divennero rinomati per le loro abilità, e i loro membri erano considerati mercenari altamente qualificati. Questi clan svilupparono e perfezionarono le loro tecniche di combattimento, sopravvivenza e spionaggio, tramandandole segretamente di generazione in generazione.
Tuttavia, la loro indipendenza e le loro abilità uniche li resero anche una minaccia per i potenti unificatori del Giappone. Nel 1581, Oda Nobunaga, uno dei grandi unificatori, lanciò un’invasione massiccia contro la provincia di Iga, nota come la “Guerra di Tenshō Iga”. Sebbene i ninja di Iga opposero una feroce resistenza, furono infine sopraffatti dalla superiorità numerica e tecnologica delle forze di Nobunaga. Molti ninja furono uccisi, e la loro roccaforte fu distrutta. Questo evento segnò un punto di svolta, costringendo i ninja sopravvissuti a disperdersi e a continuare le loro attività in modo ancora più segreto.
Dopo l’unificazione del Giappone sotto lo shogunato Tokugawa (1603-1868), l’era dei conflitti su larga scala diminuì. I ninja non erano più necessari come spie o sabotatori su larga scala, ma alcuni continuarono a servire lo shogunato come agenti segreti o guardie di sicurezza. Molti clan ninja mantennero le loro tradizioni in segreto, tramandando le conoscenze all’interno delle famiglie per evitare l’estinzione dell’arte. La loro immagine cominciò a sfumare nella leggenda, spesso esagerata e distorta dal folklore popolare.
Nel XX secolo, il Ninjutsu ha iniziato a riemergere come arte marziale accessibile al pubblico, in gran parte grazie agli sforzi di Masaaki Hatsumi, che ha fondato la Bujinkan Dōjō. Hatsumi sensei ha raccolto le tradizioni di nove scuole ninja e samurai (le Ryūha) che gli furono tramandate dal suo maestro, Takamatsu Toshitsugu. Attraverso la Bujinkan, il Ninjutsu ha raggiunto una diffusione globale, con praticanti in tutto il mondo che studiano le antiche tecniche e la filosofia di quest’arte. La storia del Ninjutsu è quindi una testimonianza della resilienza e dell’adattabilità umana di fronte all’avversità, e della capacità di un’arte di evolversi e sopravvivere attraverso i secoli.
IL FONDATORE
Parlare di un singolo “fondatore” del Ninjutsu è complesso, poiché quest’arte non è nata da un’unica persona o da un momento specifico, ma si è evoluta organicamente nel corso dei secoli attraverso i contributi di numerosi individui e clan. Tuttavia, se dobbiamo identificare una figura centrale nella trasmissione e conservazione del Ninjutsu per l’era moderna, questa è senza dubbio Takamatsu Toshitsugu (1889-1972).
Takamatsu Toshitsugu, spesso chiamato il “Ultimo Ninja”, è considerato il 33° Sōke (capo famiglia o gran maestro) di diverse tradizioni ninja e samurai, tra cui le tre principali scuole di Ninjutsu che formano la base della Bujinkan: la Togakure Ryū Ninpō, la Kumogakure Ryū Ninpō e la Gyokushin Ryū Ninpō. La sua vita è stata straordinaria e ricca di esperienze, tanto da sembrare quasi leggendaria.
Nato a Akashi, Hyōgo, Giappone, Takamatsu iniziò il suo addestramento nelle arti marziali in tenera età. Fu suo nonno, Toda Shinryū Masamitsu, il suo primo e più influente maestro. Toda era il Sōke della Togakure Ryū Ninpō e gli insegnò le tecniche di quest’antica tradizione segreta. Sotto la guida di Toda, il giovane Takamatsu si immerse completamente nello studio del Ninjutsu, apprendendo non solo le tecniche di combattimento, ma anche la filosofia, le strategie di sopravvivenza e le arti della dissimulazione.
Oltre a Toda, Takamatsu studiò anche con altri maestri, tra cui Ishikawa Kinjū e Mizuta Yoshitarō, ampliando la sua conoscenza di diverse scuole e stili di arti marziali. La sua formazione fu incredibilmente vasta, includendo non solo il Ninjutsu, ma anche il Koto Ryū Koppōjutsu, il Gyokko Ryū Kosshijutsu, lo Shinden Fudō Ryū Dakentaijutsu, il Takagi Yoshin Ryū Jūjutsu, la Kumogakure Ryū Ninpō, la Gyokushin Ryū Ninpō e la Gikan Ryū Koppōjutsu. Questa conoscenza enciclopedica gli permise di avere una comprensione profonda delle diverse sfaccettature delle arti marziali tradizionali giapponesi.
La vita di Takamatsu non si limitò all’addestramento formale. Viaggiò molto, inclusi lunghi periodi in Cina, dove si dice abbia partecipato a veri combattimenti e abbia messo alla prova le sue abilità in situazioni estreme. Queste esperienze sul campo rafforzarono la sua comprensione delle arti marziali e della sopravvivenza in contesti reali. Fu durante questi viaggi che consolidò la sua reputazione come un maestro formidabile e un uomo di grande saggezza.
Dopo essere tornato in Giappone, Takamatsu si ritirò in gran parte dalla vita pubblica, dedicandosi allo studio e alla trasmissione delle sue conoscenze a un numero ristretto di allievi. Tra questi, il più noto e il suo successore designato fu Masaaki Hatsumi. Takamatsu dedicò molti anni all’istruzione di Hatsumi, trasmettendogli non solo le tecniche, ma anche la profonda filosofia e lo spirito del Ninjutsu.
Takamatsu Toshitsugu morì nel 1972, lasciando in eredità a Hatsumi il ruolo di 34° Sōke della Togakure Ryū e di altre otto scuole. Grazie alla sua dedizione, il Ninjutsu, che altrimenti sarebbe potuto svanire nell’oblio, è stato preservato e reso accessibile al mondo. La sua figura rimane un pilastro fondamentale per tutti coloro che praticano il Ninjutsu oggi, rappresentando il legame vivente con le antiche tradizioni dei ninja.
MAESTRI FAMOSI
La storia del Ninjutsu, data la sua natura segreta e clanica, non abbonda di figure pubbliche riconosciute come “maestri famosi” nello stesso modo in cui lo sono stati i maestri di altre arti marziali. Molti dei veri maestri operavano nell’ombra, e le loro identità e le loro gesta erano conosciute solo all’interno dei loro clan. Tuttavia, nel corso dei secoli e soprattutto nell’era moderna, alcune figure sono emerse o sono state riconosciute per il loro ruolo cruciale nella trasmissione e nella pratica del Ninjutsu.
Tra i maestri più antichi e semi-leggendari, spesso citati nelle genealogie delle scuole tradizionali (Ryūha), troviamo:
Togakure Daisuke: Considerato il fondatore della Togakure Ryū, una delle più antiche e rinomate scuole di Ninjutsu. Si dice che abbia sviluppato le basi delle tecniche di Ninjutsu nel XII secolo, influenzato dalle necessità di sopravvivenza in un’epoca di tumulti. La sua figura è spesso legata a racconti di imprese straordinarie e di astuzia.
Kainin Dōshi: Un altro nome che appare nelle prime fasi dello sviluppo del Ninjutsu, associato alla trasmissione di conoscenze esoteriche e spirituali che formano parte integrante della filosofia ninja. La sua influenza è più filosofica che pratica, ma comunque fondamentale per la comprensione delle radici dell’arte.
Avvicinandoci all’era moderna, le figure diventano più concrete e storicamente documentate, in particolare quelle che hanno mantenuto vive le tradizioni e le hanno trasmesse alla generazione successiva. Tra questi, spiccano:
Toda Shinryū Masamitsu (1824-1909): Nonno di Takamatsu Toshitsugu, è stato il 32° Sōke della Togakure Ryū. È stato lui a trasmettere gran parte delle conoscenze del Ninjutsu a Takamatsu, riconoscendo in lui il potenziale per preservare le antiche tradizioni. Senza il suo insegnamento, è probabile che gran parte del Ninjutsu si sarebbe persa.
Ishikawa Kinjū (1849-1910): Un altro dei maestri di Takamatsu Toshitsugu, noto per avergli insegnato le tecniche della Takagi Yoshin Ryū Jūjutsu. La sua influenza ha contribuito alla vasta e diversificata formazione di Takamatsu.
Mizuta Yoshitarō (data sconosciuta): Un altro maestro che contribuì all’addestramento di Takamatsu, in particolare con le tecniche della Shinden Fudō Ryū Dakentaijutsu.
La figura più celebre e universalmente riconosciuta nel Ninjutsu moderno è senza dubbio:
- Takamatsu Toshitsugu (1889-1972): Già menzionato come “Ultimo Ninja”, è il 33° Sōke della Togakure Ryū e di altre otto scuole. La sua vita leggendaria e la sua dedizione alla conservazione delle arti marziali tradizionali giapponesi lo rendono il pilastro del Ninjutsu contemporaneo. Senza la sua meticolosa opera di trasmissione, l’arte come la conosciamo oggi non esisterebbe. È attraverso di lui che le antiche conoscenze sono state codificate e preparate per essere passate a una nuova generazione.
E, naturalmente, il maestro che ha portato il Ninjutsu alla ribalta mondiale:
- Masaaki Hatsumi (nato nel 1931): Allievo e successore di Takamatsu Toshitsugu, Hatsumi Sensei è l’attuale Sōke di nove scuole tradizionali, comprese le tre principali scuole di Ninjutsu (Togakure Ryū, Kumogakure Ryū, Gyokushin Ryū). Ha fondato la Bujinkan Dōjō, l’organizzazione che oggi è il principale veicolo per la diffusione del Ninjutsu a livello globale. Hatsumi ha dedicato la sua vita a insegnare e a promuovere l’arte, viaggiando per il mondo per condividere la sua conoscenza. La sua influenza è incommensurabile, avendo formato migliaia di istruttori e praticanti in ogni continente. La sua capacità di rendere accessibile un’arte così complessa e ricca di sfumature, pur mantenendone intatta l’autenticità, è una delle sue più grandi eredità. Sotto la sua guida, la Bujinkan è cresciuta esponenzialmente, portando il Ninjutsu dall’oscurità alla ribalta internazionale, pur conservando il suo spirito tradizionale e pragmatico.
LEGGENDE, CURIOSITA', STORIE E ANEDDOTI
Il mondo del Ninjutsu è intriso di leggende e storie affascinanti, spesso al limite tra la realtà e il mito, che hanno contribuito a creare l’immagine enigmatica e potente del ninja. Queste narrazioni, tramandate oralmente o attraverso testi antichi, riflettono la natura segreta dell’arte e l’aura di mistero che circondava i suoi praticanti.
Una delle leggende più diffuse riguarda la capacità dei ninja di rendersi invisibili. Sebbene non si trattasse di una vera e propria invisibilità magica, la loro maestria nel Taijutsu (movimento del corpo), nel Kyojitsu (inganno e illusione) e nel Hensōjutsu (arte del travestimento) li rendeva incredibilmente difficili da individuare. Si dice che un ninja potesse scomparire in piena vista, sfruttando le ombre, il terreno e la distrazione dell’avversario per dileguarsi. Un aneddoto narra di un ninja che, intrappolato in un castello sorvegliato, riuscì a fuggire mimetizzandosi tra le sentinelle e uscendo indisturbato, sfruttando la confusione e il buio.
Un’altra curiosità riguarda il loro abbigliamento, spesso raffigurato come la tuta nera aderente. In realtà, l’abbigliamento del ninja era molto più vario e pragmatico. Spesso si vestivano come contadini, monaci, mercanti o altri individui comuni, per non destare sospetti mentre si infiltravano. Il leggendario “costume nero” (il shinobi shōzoku) era usato principalmente di notte o per operazioni che richiedevano il massimo occultamento, ma anche in quel caso, era spesso di un blu scuro o marrone scuro, che si fondeva meglio con l’ambiente notturno rispetto al nero assoluto, che poteva risaltare controluce.
Ci sono molte storie sui Kunoichi, le donne ninja. Spesso venivano impiegate per lo spionaggio, l’infiltrazione e talvolta anche per l’assassinio, sfruttando la loro capacità di passare inosservate o di sedurre i bersagli. La leggenda di Mochizuki Chiyome, una signora samurai che fondò una scuola di Kunoichi, è particolarmente famosa. Si dice che addestrasse orfane e rifugiate, trasformandole in esperte spie e assassine al servizio del clan Takeda. Queste donne erano abili nel travestimento, nella recitazione e nell’uso di armi nascoste, diventando figure cruciali per le operazioni segrete.
Un aneddoto affascinante riguarda l’uso del “Gokashō no Sho”, o “Libro dei Cinque Luoghi”, una sorta di manuale segreto di Ninjutsu che conteneva tecniche e strategie di sopravvivenza. Si racconta che un ninja, per sfuggire a un inseguimento, avesse scritto messaggi segreti su foglie di bambù e li avesse lasciati cadere lungo il percorso, confondendo i suoi inseguitori e creando false piste. Questo dimostra l’ingegno e la capacità di improvvisazione dei ninja, che utilizzavano ogni elemento a disposizione per raggiungere i loro scopi.
La leggenda più persistente è quella dei clan ninja di Iga e Kōka. Si narra che i membri di questi clan avessero sviluppato una vasta rete di tunnel sotterranei e passaggi segreti nelle loro fortezze, che permettevano loro di muoversi indisturbati e di tendere imboscate ai nemici. Durante la guerra di Tenshō Iga, si dice che i ninja utilizzassero trappole mortali, mine e altre astuzie per rallentare l’avanzata delle forze di Oda Nobunaga, dimostrando la loro maestria nella guerriglia e nella difesa del territorio.
Un’altra curiosità è l’uso di animali addestrati. Si dice che i ninja addestrassero cani, gatti e persino uccelli per scopi di spionaggio o per inviare messaggi. I gatti, ad esempio, venivano utilizzati per misurare il tempo di notte: le loro pupille si dilatano e si restringono in base alla luce lunare, e i ninja impararono a leggere questo segno per calcolare l’ora esatta.
Infine, l’aneddoto più toccante riguarda la dedizione dei maestri alla trasmissione dell’arte. Si narra che Takamatsu Toshitsugu, sentendo avvicinarsi la fine della sua vita, dedicò gli ultimi anni a trasmettere instancabilmente tutte le sue conoscenze a Masaaki Hatsumi, per assicurarsi che il Ninjutsu non si perdesse. Questo impegno instancabile sottolinea non solo l’importanza dell’arte per questi maestri, ma anche il forte legame e la fiducia tra Sōke e successore, che hanno garantito la sopravvivenza del Ninjutsu fino ai giorni nostri.
TECNICHE
Le tecniche del Ninjutsu sono incredibilmente varie e si estendono ben oltre il semplice combattimento. Riflettono la natura olistica dell’arte, che mira alla sopravvivenza in ogni situazione. Il fulcro dell’addestramento è il Taijutsu (体術), o “arte del corpo”, che comprende il movimento naturale, le cadute, le proiezioni, i colpi e le prese. Il Taijutsu è la base su cui si costruiscono tutte le altre abilità, insegnando al praticante a muoversi fluidamente, a controllare il proprio equilibrio e quello dell’avversario, e a reagire istintivamente alle minacce.
All’interno del Taijutsu, si distinguono diverse componenti fondamentali:
- Ukemi (受け身): Le tecniche di caduta. Non si tratta solo di cadere senza farsi male, ma di assorbire l’impatto e di rialzarsi prontamente, mantenendo la consapevolezza dell’ambiente. È una delle prime e più importanti abilità che si apprendono, cruciale per la sicurezza e la continuità del movimento.
- Kamae (構え): Le posture e le guardie. A differenza di arti marziali più rigide, le Kamae del Ninjutsu sono fluide e adattabili, pensate per la massima flessibilità e per confondere l’avversario, mantenendo una posizione di vantaggio. Si passa da una Kamae all’altra senza soluzione di continuità, spesso con un movimento che nasconde l’intenzione.
- Dakentaijutsu (打拳体術): Le tecniche di percussione, che includono pugni (Ken), calci (Keri), gomitate (Hiji), ginocchiate (Hiza) e colpi con varie parti del corpo. L’enfasi non è sulla forza bruta, ma sulla precisione, sull’angolazione e sull’uso dei punti deboli dell’avversario. I colpi sono spesso mirati a interruzioni dell’equilibrio o a punti vitali per neutralizzare la minaccia rapidamente.
- Jūtaijutsu (柔体術): Le tecniche di leva articolare, strangolamento, immobilizzazione e proiezione. Queste tecniche mirano a controllare l’avversario sfruttando i principi di leva e di squilibrio, piuttosto che la forza. Si apprende a deviare un attacco, a proiettare l’avversario a terra e a immobilizzarlo in modo efficace, spesso utilizzando la sua stessa forza contro di lui.
Oltre al combattimento disarmato, il Ninjutsu comprende un vasto repertorio di tecniche con le armi (Buki Jutsu). I ninja erano esperti nell’uso di un’ampia gamma di strumenti, sia convenzionali che non convenzionali:
- Kenjutsu (剣術) e Bōjutsu (棒術): L’uso della spada (katana o ninjatō) e del bastone lungo (bō). I ninja svilupparono stili di spada che si differenziavano da quelli dei samurai, spesso privilegiando l’uso in spazi ristretti o in combinazione con tecniche di furtività.
- Shurikenjutsu (手裏剣術): L’arte del lancio di lame, come gli shuriken (stelle da lancio) e i bo-shuriken (lame a spillo). Non erano armi letali in sé, ma venivano usate per distrarre, ferire o bloccare gli avversari a distanza, facilitando la fuga o un attacco successivo.
- Kusari-fundo (鎖分銅) e Naginata (長刀): L’uso di armi a catena o bastoni con lame, che richiedevano grande abilità e precisione per essere maneggiate efficacemente.
- Kakushi Buki (隠し武器): Le armi nascoste, come i fukimi-bari (aghi da sputare), i shuko (artigli da mano) e i kyoketsu-shoge (corda con anello e lama). Queste armi erano spesso camuffate o integrate nell’abbigliamento e venivano usate per la sorpresa o per superare ostacoli.
Le tecniche di Shinobi Iri (infiltrazione e furtività) sono un pilastro del Ninjutsu. Queste includono:
- Ashigaru (脚軽): Tecniche di camminata silenziosa, imparando a spostare il peso del corpo in modo da non produrre rumore.
- Shinobi Aruki (忍び歩き): Movimenti specifici per muoversi in ambienti difficili, come terreni sconnessi, neve o acqua.
- Gotonpo (五遁法): Le “cinque arti della fuga”, che implicano l’uso di terra, fuoco, acqua, legno e metallo per creare diversivi o vie di fuga, come fumogeni, esplosivi rudimentali o la capacità di sfruttare la natura circostante.
Infine, il Ninjutsu include anche tecniche di Choho (spionaggio), Intonjutsu (occultamento e fuga), Kayakujutsu (uso di polvere da sparo e esplosivi) e Tenmon Chiri (meteorologia e geografia). Tutte queste tecniche non sono insegnate in modo isolato, ma integrate in un sistema olistico che mira a sviluppare un individuo completo, capace di affrontare qualsiasi sfida. L’apprendimento non si limita alla ripetizione meccanica, ma richiede una profonda comprensione dei principi e una grande capacità di adattamento.
I KATA
Nel Ninjutsu, l’equivalente dei “kata” di altre arti marziali viene generalmente chiamato Kihon Happō (基本八法) o Godai Kihon (五大基本), a seconda della scuola e del contesto. Queste sono sequenze fondamentali di movimenti, colpi, cadute e tecniche di difesa che fungono da base per l’apprendimento di principi più complessi. Non sono semplici coreografie, ma esercizi dinamici che mirano a sviluppare la fluidità, l’equilibrio, la coordinazione e la comprensione dei principi biomeccanici del corpo.
Il Kihon Happō è un insieme di otto tecniche fondamentali considerate il cuore del Taijutsu nella Bujinkan. È composto da:
- Sanshin no Kata (三心之型): Le “forme dei tre cuori/tre spiriti”, che consistono in cinque forme di movimento fondamentali che insegnano i principi del controllo del corpo, della distanza, del tempismo e della percezione. Ogni forma rappresenta un elemento (terra, acqua, fuoco, vento, vuoto) e insegna a reagire in modo naturale a diverse situazioni, sviluppando la consapevolezza spaziale e la capacità di adattamento. Non sono solo movimenti fisici, ma anche esercizi mentali che sviluppano la calma e la reattività.
- Happō Biken (八法秘剣): Le “otto vie della spada segreta”, che non si riferiscono solo all’uso della spada, ma a otto principi di movimento e applicazione che possono essere utilizzati con o senza armi. Includono tecniche di difesa personale, proiezioni, evasioni e modi per controllare un avversario. Queste tecniche insegnano a muoversi in modo efficace e a gestire gli attacchi da diverse angolazioni, spesso con l’uso di leve e squilibri.
A differenza dei kata di alcune arti marziali che sono rigidamente strutturati e ripetuti in modo identico, le “forme” del Ninjutsu sono interpretate e applicate con grande enfasi sull’henka (variazione). Ciò significa che, una volta compreso il principio di base di una tecnica, il praticante è incoraggiato a modificarla e ad adattarla a seconda della situazione, dell’avversario e dell’ambiente. L’obiettivo non è memorizzare una sequenza, ma internalizzare il principio di movimento e la strategia che essa rappresenta. Questo approccio flessibile è fondamentale per la natura pragmatica del Ninjutsu, dove la capacità di adattamento è più importante della mera esecuzione perfetta di una forma predefinita.
Oltre al Kihon Happō, ci sono molte altre sequenze e forme all’interno delle diverse Ryūha (scuole) che compongono il Ninjutsu della Bujinkan. Queste sequenze sono spesso chiamate Kata (型) o Waza (技) all’interno delle singole scuole, ma il loro scopo rimane lo stesso: trasmettere i principi fondamentali e le applicazioni pratiche delle tecniche. Alcuni esempi includono:
- Togakure Ryū Kata: Le forme specifiche della scuola Togakure, che includono tecniche di Taijutsu, uso dello Shuko, Kyoketsu-shoge e strategie di infiltrazione.
- Gyokko Ryū Kosshijutsu Kata: Le forme della Gyokko Ryū, che si concentrano su tecniche di percussione alle strutture ossee e muscolari, leve articolari e proiezioni, con un’enfasi sui punti di pressione e sui centri nervosi.
- Koto Ryū Koppōjutsu Kata: Le forme della Koto Ryū, che si concentrano su colpi alle ossa e sulle tecniche di rottura, con movimenti diretti e penetranti.
Queste sequenze vengono praticate in coppia, con un uke (chi riceve la tecnica) e un tori (chi esegue la tecnica). L’apprendimento non è solo nell’esecuzione corretta dei movimenti, ma anche nello sviluppo del feeling e del distanciamiento (ma-ai), nella comprensione del flusso e della forza dell’avversario e nella capacità di reagire in modo spontaneo. La pratica ripetuta delle forme, con l’aggiunta di infinite variazioni, è il metodo principale per internalizzare i principi del Ninjutsu e per sviluppare le abilità necessarie per l’autodifesa e la sopravvivenza in un contesto reale.
UNA TIPICA SEDUTA DI ALLENAMENTO
Una tipica seduta di allenamento di Ninjutsu nella Bujinkan non segue la struttura rigida e ripetitiva di molte arti marziali sportive. L’obiettivo è lo sviluppo di un corpo e una mente adattabili, capaci di reagire fluidamente a situazioni impreviste. Le lezioni sono spesso incentrate sulla comprensione dei principi piuttosto che sulla mera memorizzazione delle tecniche.
L’allenamento inizia solitamente con un riscaldamento (Junbi Undo) dinamico, che prepara il corpo al movimento. Questo può includere esercizi di mobilità articolare, stretching dinamico, corsa leggera e movimenti di base del Taijutsu come le cadute (Ukemi) e le posizioni (Kamae). Il riscaldamento è fondamentale per prevenire infortuni e per iniziare a sintonizzare il corpo sulla fluidità e sulla consapevolezza. Non è solo fisico, ma anche mentale, preparando il praticante a concentrarsi sul momento presente.
Successivamente, si passa alla pratica dei Kihon Happō (le otto tecniche fondamentali). Queste sequenze sono la base del Taijutsu e vengono ripetute con un compagno, prestando attenzione alla forma, al tempismo e alla distanza. L’istruttore (sensei) osserva e corregge, non solo la tecnica, ma anche la comprensione del principio che la sottende. Durante questa fase, si pone molta enfasi sull’Ichimonji no Kamae (posizione di guardia a forma di linea orizzontale), Jumonji no Kamae (posizione a croce) e Hira Ichimonji no Kamae (posizione piatta a linea orizzontale), che sono le Kamae più comuni e che permettono di sviluppare una base solida per il movimento e la difesa.
Dopo i Kihon Happō, la lezione si concentra solitamente su un tema specifico o su tecniche più avanzate di una particolare scuola (Ryūha). Ad esempio, una lezione potrebbe focalizzarsi su:
- Tecniche di Dakentaijutsu: pratica di colpi specifici (pugni, calci, gomitate, ginocchiate) in movimento e contro un bersaglio, con attenzione all’impatto e alla meccanica corporea.
- Tecniche di Jūtaijutsu: lavoro su leve articolari, proiezioni e strangolamenti, enfatizzando il controllo dell’avversario e l’uso del suo equilibrio.
- Buki Jutsu: addestramento con le armi. A seconda della lezione, si potrebbe praticare l’uso della spada (Katana o Ninjatō), del bastone lungo (Bō), del bastone corto (Hanbō), delle corde (Kusari-fundo) o di altre armi tradizionali. L’attenzione è posta sulla corretta impugnatura, sul movimento del corpo e sulla distanza di sicurezza.
- Shinobi Iri: esercitazioni sulla furtività, sul movimento silenzioso e sull’adattamento all’ambiente. Questo può includere camminare su superfici difficili, strisciare, rotolare e utilizzare l’ambiente per nascondersi o infiltrarsi.
- Randori (練習): Sebbene non si tratti di un combattimento sportivo, il Randori nel Ninjutsu è una pratica libera e controllata, dove i praticanti applicano le tecniche apprese in situazioni più dinamiche e meno prevedibili. L’obiettivo non è vincere, ma sperimentare e adattarsi, sviluppando la capacità di reagire istintivamente.
Durante la lezione, il Sensei spesso introduce il concetto di Sakki (気配 – la percezione dell’intenzione omicida) o Ki (energia vitale), incoraggiando gli studenti a sviluppare una consapevolezza acuta dell’ambiente circostante e delle intenzioni del partner. Si impara a leggere il corpo dell’avversario e a reagire prima che l’attacco si concretizzi pienamente.
La lezione termina con un raffreddamento (Shūryō Undo) e una breve riflessione sui principi appresi. L’atmosfera è solitamente collaborativa e di supporto, con un forte senso di comunità (Dōjō). L’enfasi è sull’apprendimento continuo e sul miglioramento personale, piuttosto che sulla competizione. Ogni lezione è un’opportunità per esplorare nuove sfaccettature dell’arte e per approfondire la comprensione del proprio corpo e della propria mente. La pratica costante e l’attenzione ai dettagli sono fondamentali per progredire nel percorso del Ninjutsu.
GLI STILI E LE SCUOLE
Il Ninjutsu, come viene praticato oggi, è in gran parte ereditato dalle nove scuole (Ryūha) tradizionali che costituiscono la base della Bujinkan Dōjō, fondata da Masaaki Hatsumi. Queste nove scuole non sono tutte esclusivamente “ninja” nel senso stretto del termine, ma includono anche tradizioni di arti marziali samurai (Bujutsu) che Hatsumi Sensei ha ereditato dal suo maestro, Takamatsu Toshitsugu. La Bujinkan le considera tutte parti integranti di un sistema olistico di sopravvivenza e autoprotezione.
Le tre principali scuole di Ninjutsu all’interno della Bujinkan sono:
Togakure Ryū Ninpō Taijutsu (戸隠流忍法体術): È probabilmente la scuola più famosa e iconica associata al Ninjutsu. Si dice che sia stata fondata nel XII secolo da Daisuke Togakure. Questa scuola è rinomata per le sue tecniche di furtività, spionaggio, sopravvivenza in montagna, uso di armi non convenzionali come lo shuriken (stelle da lancio) e il kyoketsu-shoge (corda con anello e lama). Le sue tecniche di Taijutsu sono fluide e si concentrano sulla difesa da attacchi multipli e sulla capacità di scomparire dalla vista dell’avversario. Si pone enfasi sulla resilienza e sulla capacità di adattarsi a qualsiasi situazione.
Gyokushin Ryū Ninpō (玉心流忍法): Questa scuola è nota per la sua enfasi sullo spionaggio e sulle tecniche di combattimento che coinvolgono prese e soffocamenti. Il suo Taijutsu è caratterizzato da movimenti potenti ma sottili, con un focus sul controllo dell’avversario e sull’uso di leve e proiezioni che sfruttano il peso corporeo. Si ritiene che abbia radici antiche, con una forte enfasi sulla conoscenza della psicologia umana e sulla capacità di manipolare le situazioni a proprio vantaggio.
Kumogakure Ryū Ninpō (雲隠流忍法): La “Scuola delle Nuvole Nascoste” è famosa per le sue tecniche di sopravvivenza e di movimento, inclusi salti e movimenti veloci. Si dice che i suoi praticanti usassero armi come la fukiya (cerbottana) e si specializzassero in tecniche di disguido e diversione. Il suo Taijutsu si concentra su movimenti evasivi e sulla capacità di attaccare da posizioni inaspettate, spesso sfruttando il terreno e l’ambiente circostante.
Oltre a queste tre scuole di Ninjutsu, la Bujinkan incorpora altre sei scuole di Bujutsu (arti marziali samurai), che aggiungono profondità e completezza al sistema:
Gyokko Ryū Kosshijutsu (玉虎流骨指術): Considerata una delle scuole più antiche, si concentra su tecniche di “colpi alle ossa” e sul controllo delle articolazioni e dei nervi. I movimenti sono spesso circolari e mirano a disarticolare l’avversario.
Koto Ryū Koppōjutsu (虎倒流骨法術): Questa scuola si focalizza su tecniche di “rottura delle ossa”, con colpi diretti e penetranti. I suoi movimenti sono più lineari e aggressivi, mirati a neutralizzare rapidamente un avversario.
Shinden Fudō Ryū Dakentaijutsu (神伝不動流打拳体術): La “Scuola della Tradizione Divina Immutabile” è nota per le sue tecniche di percussione a mani nude e per l’uso di posizioni stabili. Si concentra sulla forza del corpo e sulla capacità di assorbire e deviare gli attacchi.
Takagi Yoshin Ryū Jūjutsu (高木揚心流柔術): Una scuola di Jūjutsu che enfatizza le tecniche di presa, proiezione e controllo dell’avversario attraverso leve e immobilizzazioni. È una scuola che insegna a sfruttare la forza dell’avversario contro di lui.
Kukishinden Ryū Happō Biken (九鬼神伝流八法秘剣): Questa scuola si concentra sull’uso di diverse armi, tra cui spada, bastone, lancia, e su tecniche di combattimento a distanza ravvicinata. È una scuola di ampio respiro che copre molteplici aspetti del Bujutsu.
Gikan Ryū Koppōjutsu (義鑑流骨法術): Una scuola che si concentra su tecniche di rottura delle ossa e sulla sottomissione dell’avversario attraverso leve e manipolazioni articolari, con una forte enfasi sulla precisione e sull’efficacia.
Ogni scuola ha le proprie peculiarità, i propri Kata e i propri principi, ma nella Bujinkan vengono insegnate in modo integrato. L’obiettivo non è specializzarsi in una sola scuola, ma comprendere i principi comuni che le uniscono e sviluppare una visione olistica del movimento e della strategia. Questo permette al praticante di acquisire una vasta gamma di abilità e di adattarsi a qualsiasi situazione, mantenendo lo spirito di sopravvivenza e adattabilità che è il cuore del Ninjutsu.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
In Italia, il Ninjutsu, in particolare quello insegnato dalla Bujinkan Dōjō di Masaaki Hatsumi, ha una presenza significativa e una comunità di praticanti ben consolidata. Diversi Dōjō (centri di pratica) sono attivi in tutto il territorio nazionale, diffondendo gli insegnamenti di questa antica arte marziale giapponese. A differenza di alcune arti marziali sportive, il Ninjutsu in Italia si mantiene fedele alla sua natura tradizionale, con un’enfasi sulla filosofia, l’autodifesa e lo sviluppo personale piuttosto che sulla competizione sportiva.
Non esiste un’unica “federazione italiana” che rappresenti il Ninjutsu in modo esclusivo e centralizzato, data la natura apolitica e non competitiva dell’arte stessa. La Bujinkan Dōjō, essendo l’organizzazione madre a livello mondiale, non si affilia a federazioni sportive nazionali nel senso tradizionale del termine. I Dōjō italiani sono generalmente riconosciuti e autorizzati da Masaaki Hatsumi o dai suoi allievi diretti, che sono istruttori senior (Shihan) con licenza di insegnamento.
Molti Dōjō in Italia sono affiliati direttamente alla Bujinkan Hombu Dōjō in Giappone e mantengono un contatto regolare con gli Shihan giapponesi e internazionali attraverso seminari, stage e visite. Questo garantisce che gli insegnamenti e le pratiche rimangano fedeli alla tradizione trasmessa da Hatsumi Sensei. Non vi è un unico ente che “rappresenta” il Ninjutsu in Italia, ma piuttosto una rete di Dōjō autonomi ma interconnessi attraverso la linea di trasmissione diretta dal Giappone.
Per trovare informazioni sui Dōjō in Italia o per entrare in contatto con la comunità del Ninjutsu, si possono consultare i siti web di alcuni Shihan italiani o europei che hanno legami diretti con la Bujinkan. Ad esempio, il sito della Bujinkan Buyu Dōjō (un’organizzazione internazionale con forte presenza europea) o il sito della Bujinkan Italia (sebbene non sia un ente unico, è un nome usato da diversi gruppi) possono fornire indicazioni su Dōjō e seminari. Data la natura decentralizzata, è sempre consigliabile ricercare direttamente il sito web del Dōjō specifico nella propria area di interesse.
Per quanto riguarda un contatto generale, non esiste un’email ufficiale e centralizzata per il “Ninjutsu in Italia”. Ogni Dōjō avrà la propria email di contatto. Tuttavia, molti istruttori e Dōjō mantengono una presenza online e possono essere contattati tramite i loro siti web o pagine sui social media.
È importante notare che, a causa della sua popolarità e del suo alone di mistero, esistono anche gruppi o individui che affermano di insegnare “Ninjutsu” senza avere un collegamento diretto o una certificazione dalla Bujinkan Hombu Dōjō. Pertanto, per chi è interessato a iniziare a praticare, è fondamentale ricercare e verificare l’autenticità del Dōjō e del lineage dell’istruttore, assicurandosi che sia riconosciuto dalla Bujinkan Dōjō di Masaaki Hatsumi. L’approccio migliore è contattare direttamente gli istruttori dei Dōjō che si trovano nella propria zona e visitare le lezioni per valutare l’ambiente e la qualità dell’insegnamento.
TERMINOLOGIA TIPICA
Il Ninjutsu, essendo un’arte marziale giapponese con radici profonde nella storia e nella cultura del Giappone, utilizza una terminologia specifica che è fondamentale per la comprensione e la pratica. Comprendere questi termini aiuta i praticanti a comunicare efficacemente e ad assimilare i concetti filosofici e tecnici dell’arte.
- Ninjutsu (忍術): L’arte dell’invisibilità, dell’endurance, della perseveranza. Il termine generale che indica la disciplina.
- Ninja (忍者) / Shinobi (忍び): Termini che indicano i praticanti del Ninjutsu. “Shinobi” è il termine più antico e tradizionale.
- Bujinkan (武神館): “Casa del Divino Guerriero”, l’organizzazione fondata da Masaaki Hatsumi che insegna le nove scuole tradizionali, comprese quelle di Ninjutsu.
- Dōjō (道場): Il luogo dove si pratica l’arte marziale. Letteralmente “luogo della Via”.
- Sensei (先生): Maestro, insegnante. Termine di rispetto usato per l’istruttore.
- Sōke (宗家): Capo famiglia, gran maestro. Il leader ereditario di una scuola tradizionale (Ryūha). Attualmente, Masaaki Hatsumi è il Sōke delle nove scuole della Bujinkan.
- Ryūha (流派): Scuola o stile. Indica una tradizione specifica di arti marziali.
- Taijutsu (体術): L’arte del corpo, il combattimento a mani nude. È il fondamento del Ninjutsu.
- Ukemi (受け身): Tecniche di caduta, rotolamento e ricezione di una tecnica. Essenziale per la sicurezza e la fluidità.
- Kamae (構え): Postura, guardia. Le posizioni del corpo da cui si iniziano o si concludono le tecniche, ma che sono fluide e dinamiche nel Ninjutsu.
- Kihon Happō (基本八法): Le otto tecniche fondamentali, considerate la base del Taijutsu della Bujinkan.
- Sanshin no Kata (三心之型): Le “forme dei tre cuori/tre spiriti”, cinque movimenti fondamentali che insegnano i principi del movimento e della percezione.
- Happō Biken (八法秘剣): Le “otto vie della spada segreta”, principi di movimento e applicazione con o senza armi.
- Dakentaijutsu (打拳体術): Tecniche di percussione (pugni, calci, gomitate, ginocchiate).
- Jūtaijutsu (柔体術): Tecniche di leva articolare, strangolamento, immobilizzazione e proiezione.
- Buki Jutsu (武器術): L’arte dell’uso delle armi.
- Kenjutsu (剣術): L’arte della spada.
- Bōjutsu (棒術): L’arte del bastone lungo.
- Hanbōjutsu (半棒術): L’arte del bastone medio/corto.
- Shurikenjutsu (手裏剣術): L’arte del lancio di lame (shuriken).
- Ninjatō (忍者刀): La spada del ninja, spesso più corta e dritta della katana del samurai.
- Shuko (手甲): Artigli da mano, usati per arrampicarsi o per la difesa.
- Kyoketsu-shoge (距跋渉毛): Un’arma unica del Ninjutsu, composta da una lama, una catena e un anello.
- Shinobi Iri (忍び入り): Tecniche di infiltrazione, furtività e occultamento.
- Ashigaru (足軽): Camminata silenziosa.
- Gotonpo (五遁法): Le “cinque arti della fuga”, che usano gli elementi (terra, fuoco, acqua, legno, metallo) per la distrazione e la fuga.
- Mokuton (木遁): Fuga o occultamento usando il legno o la vegetazione.
- Katon (火遁): Fuga o occultamento usando il fuoco (es. fumogeni).
- Doton (土遁): Fuga o occultamento usando la terra (es. nascondersi sottoterra).
- Suiton (水遁): Fuga o occultamento usando l’acqua (es. nascondersi sott’acqua).
- Kinton (金遁): Fuga o occultamento usando il metallo (es. rumori metallici per distrazione).
- Kyojitsu (虚実): L’arte dell’inganno e dell’illusione, mescolando realtà e finzione.
- Hensōjutsu (変装術): L’arte del travestimento.
- Choho (諜報): Spionaggio, raccolta di informazioni.
- Sakki (殺気): La percezione dell’intenzione, spesso un’intenzione ostile o omicida.
- Ma-ai (間合): La distanza e il timing in un combattimento o in una situazione.
- Kuden (口伝): Insegnamenti orali segreti, tramandati da maestro ad allievo.
- Henka (変化): Variazione, adattamento di una tecnica.
- Mushin (無心): Mente vuota, senza pensieri, libera da preconcetti. Uno stato mentale ideale per il combattimento e la vita.
- Zanshin (残心): Mente persistente, consapevolezza continua anche dopo aver eseguito una tecnica.
Questa terminologia è essenziale per immergersi appieno nello studio del Ninjutsu e per apprezzarne la ricchezza culturale e tecnica.
ABBIGLIAMENTO
L’abbigliamento nel Ninjutsu moderno, in particolare quello praticato nella Bujinkan Dōjō, è molto più pratico e funzionale di quanto spesso venga rappresentato nei film o nei fumetti. L’idea popolare di una tuta nera aderente con maschera (lo shinobi shōzoku) è una rappresentazione romanzata che ha preso piede nel XX secolo, ma non riflette l’abbigliamento storico dei ninja né quello utilizzato per l’allenamento contemporaneo.
Storicamente, i ninja utilizzavano abiti che permettessero loro di mimetizzarsi nell’ambiente e di non destare sospetti. Questo significava spesso vestirsi come contadini, mercanti, monaci o altri individui comuni, in base alla situazione e all’obiettivo della missione. Se dovevano operare di notte o in ambienti con scarsa visibilità, potevano indossare abiti di colori scuri come il blu navy, il marrone scuro o il grigio scuro, che si fondevano meglio con le ombre rispetto al nero puro, che poteva riflettere la luce lunare o le stelle, rendendoli più visibili. Il capo che copriva il viso (spesso un fukumen o un zukin) veniva usato per nascondere l’identità e per proteggere dal freddo o dalla polvere, ma non era una maschera integrale.
Nell’allenamento moderno della Bujinkan, l’abbigliamento è molto più semplice e pratico. L’uniforme standard è un gi (spesso chiamato anche dōgi), simile a quello usato in altre arti marziali giapponesi, ma con alcune differenze:
- Gi (道着): Solitamente di colore nero, anche se in alcuni Dōjō si accetta il blu scuro o il bianco, soprattutto per i principianti. È un abito robusto e largo, che permette libertà di movimento per tutte le tecniche di Taijutsu, Ukemi e Buki Jutsu. A differenza di un gi da Judo o Karate, non è sempre necessario che sia estremamente pesante, ma deve essere resistente per sopportare prese e cadute.
- Obi (帯): La cintura. Il colore della cintura indica il grado del praticante. Nella Bujinkan, i gradi inferiori (Kyū) solitamente utilizzano una cintura verde (per i livelli da 9° Kyū a 1° Kyū), mentre i gradi superiori (Dan) utilizzano una cintura nera.
- Tabi (足袋): Calzature tradizionali giapponesi simili a calzini che separano l’alluce dalle altre dita. Permettono una presa migliore sul pavimento o sul terreno rispetto alle scarpe tradizionali e sono ideali per la pratica di movimenti agili e dell’equilibrio. Esistono anche i Jika-Tabi, che sono stivali tabi con suole più robuste, usati per l’allenamento all’aperto.
- Shinobi Shozoku (忍び装束): Sebbene non sia l’uniforme standard di tutti i giorni, alcuni Dōjō o in occasioni speciali possono utilizzare una versione più stilizzata dello shinobi shōzoku, che è funzionale e si adatta ai movimenti. Questo può includere pantaloni larghi, una giacca avvolgente e una copertura per la testa (zukin).
L’enfasi sull’abbigliamento nel Ninjutsu è sulla funzionalità e sulla capacità di non ostacolare il movimento. Non ci sono eccessivi ornamenti o simboli vistosi. La praticità è la chiave, riflettendo lo spirito pragmatico e adattabile dell’arte stessa. Un abito confortevole e resistente consente al praticante di concentrarsi pienamente sull’apprendimento delle tecniche e sulla comprensione dei principi, senza distrazioni dovute a un vestiario scomodo o inappropriato. In molti casi, soprattutto per i principianti, l’abbigliamento da allenamento non è rigorosamente imposto fin da subito, ma si raccomanda di indossare abiti comodi che consentano piena libertà di movimento.
ARMI
Le armi nel Ninjutsu sono una parte integrante e distintiva dell’addestramento, riflettendo la natura pragmatica e versatile dell’arte. A differenza di molte altre arti marziali che si concentrano su un numero limitato di armi, i ninja erano maestri nell’uso di un vastissimo arsenale, sia di strumenti convenzionali che di armi improvvisate o camuffate. L’addestramento con le armi non è solo una questione di abilità tecnica, ma anche di comprensione delle loro applicazioni tattiche e strategiche in diverse situazioni.
Ecco alcune delle armi più iconiche e comunemente studiate nel Ninjutsu:
Ninjatō (忍者刀): Spesso raffigurata come una spada dritta, corta e con una guardia quadrata, il ninjatō si differenzia dalla curva katana dei samurai. La sua lama più corta la rendeva più facile da maneggiare in spazi ristretti e da nascondere. Il fodero era spesso utilizzato anche come scala o come mezzo per respirare sott’acqua. La sua rettilineità permetteva anche di estrarla più rapidamente in determinate situazioni. L’allenamento con il ninjatō si concentra su tecniche di estrazione rapida, colpi di taglio e affondo, ma anche su come utilizzarla in combinazione con il Taijutsu e le tecniche di movimento.
Bō (棒): Il bastone lungo, di circa 1,8 metri. È un’arma versatile che può essere usata per colpire, parare, proiettare o come leva. Il suo utilizzo richiede grande coordinazione, forza e controllo del corpo. I ninja lo usavano anche come attrezzo per arrampicarsi o per saltare ostacoli.
Hanbō (半棒): Il bastone medio, di circa 90-100 cm. È più facile da nascondere e manovrare rispetto al bō, rendendolo ideale per il combattimento ravvicinato e per sorprendere l’avversario. Può essere usato per colpi, leve e immobilizzazioni.
Tantō (短刀): Il pugnale. Un’arma da taglio corta, essenziale per il combattimento ravvicinato, l’autodifesa e per compiti specifici come il taglio di corde o la perforazione di armature leggere.
Shuriken (手裏剣): Le famose “stelle ninja” e i bo-shuriken (lame a spillo). Contrariamente alla credenza popolare, non erano armi letali destinate a uccidere. Venivano usate principalmente per distrarre, intimorire, ferire superficialmente l’avversario o rallentarlo, dando al ninja il tempo di fuggire o di preparare un attacco decisivo. L’allenamento si concentra sulla precisione del lancio e sull’uso in combinazione con il movimento.
Kusari-fundo (鎖分銅): Una catena con pesi alle estremità. Estremamente versatile, poteva essere usata per colpire, strangolare, legare, intrappolare armi o persino come frusta. Richiede molta pratica per essere maneggiata efficacemente senza ferire se stessi.
Kyoketsu-shoge (距跋渉毛): Un’arma unica del Ninjutsu, composta da una lama affilata (spesso a doppio gancio), una lunga corda e un anello metallico all’altra estremità. Poteva essere usata per tagliare, legare, arrampicarsi, intrappolare avversari o armi, e anche come strumento per superare ostacoli.
Fukimi-bari (含み針): Aghi da sputare, spesso usati per distrarre o infliggere dolore a distanza ravvicinata.
Shuko (手甲) e Ashiko (足甲): Artigli da mano e da piede. Venivano usati per arrampicarsi su mura o alberi, per avere una presa migliore su superfici scivolose o per infliggere ferite gravi nel combattimento ravvicinato.
Oltre a queste, i ninja utilizzavano anche armi improvvisate, come attrezzi agricoli (falci, zappe), corde, pietre, e qualsiasi oggetto potesse essere trasformato in uno strumento di difesa o attacco. L’essenza dell’addestramento con le armi nel Ninjutsu non è solo imparare a maneggiare uno strumento, ma sviluppare la capacità di utilizzare qualsiasi oggetto disponibile come arma, e di comprendere come le diverse armi si integrino con il movimento del corpo e la strategia generale di sopravvivenza. La pratica con le armi è sempre affiancata all’allenamento del Taijutsu, poiché il corpo è considerato l’arma più fondamentale.
A CHI E' INDICATO E A CHI NO
Il Ninjutsu, data la sua natura olistica e l’assenza di competizioni sportive, è un’arte marziale che può essere indicata per un’ampia varietà di persone, ma presenta anche aspetti che potrebbero non essere adatti a tutti. La sua enfasi sullo sviluppo personale, sull’autodifesa pragmatica e sulla filosofia lo rende attraente per chi cerca qualcosa di più di un semplice allenamento fisico.
A Chi è Indicato:
- Persone in cerca di autodifesa realistica: Il Ninjutsu non si basa su regole di competizione, ma su tecniche efficaci per situazioni di vita reale. È ideale per chi vuole imparare a difendersi in modo pratico, senza fronzoli o coreografie rigide.
- Chi desidera migliorare la propria consapevolezza e reattività: L’arte insegna a leggere l’ambiente, a percepire le intenzioni altrui e a reagire istintivamente e fluidamente. Questo sviluppa una maggiore consapevolezza di sé e dell’ambiente circostante.
- Individui che cercano una disciplina olistica: Il Ninjutsu non è solo fisico, ma anche mentale e spirituale. Attira chi vuole sviluppare disciplina, resilienza, controllo emotivo e una filosofia di vita basata sull’adattabilità e la sopravvivenza.
- Chi apprezza la storia e la cultura giapponese: Per gli appassionati di storia, il Ninjutsu offre un collegamento diretto con le antiche tradizioni dei ninja e dei samurai, permettendo di studiare un’arte con un profondo background culturale.
- Persone di tutte le età e condizioni fisiche (con le dovute precauzioni): Sebbene sia un’arte fisica, l’enfasi non è sulla forza bruta o sull’atletismo estremo, ma sull’uso intelligente del corpo. Le tecniche possono essere adattate. Molti Dōjō accolgono praticanti di diverse età e livelli di forma fisica, incoraggiando ognuno a progredire al proprio ritmo.
- Chi è interessato allo sviluppo della fluidità e della coordinazione: Il Ninjutsu promuove movimenti naturali, fluidi e adattabili, migliorando notevolmente la coordinazione e l’equilibrio.
- Chi non è interessato alla competizione sportiva: Non essendoci gare o tornei, il Ninjutsu è perfetto per chi vuole imparare un’arte marziale senza la pressione della performance o della classifica.
- Professionisti della sicurezza: Le tecniche e le strategie del Ninjutsu possono essere estremamente utili per chi lavora nel campo della sicurezza, fornendo strumenti per la gestione delle minacce e l’acquisizione di consapevolezza situazionale.
A Chi Non è Indicato:
- Chi cerca un’arte marziale per competizioni sportive: Il Ninjutsu non ha gare o competizioni sportive. Se l’obiettivo principale è partecipare a tornei e vincere medaglie, altre arti marziali sportive come il Karate, il Judo o il Taekwondo potrebbero essere più appropriate.
- Persone che cercano un addestramento rapido e superficiale: Il Ninjutsu è una disciplina profonda e complessa che richiede pazienza, dedizione e un impegno a lungo termine. Non è un corso intensivo per imparare a combattere in poche settimane.
- Chi ha aspettative irrealistiche sui “superpoteri” ninja: L’immaginario popolare ha spesso esagerato le capacità dei ninja. Chi si aspetta di imparare a volare, a rendersi invisibile magicamente o a lanciare palle di fuoco rimarrà deluso. L’arte è basata su principi reali e pragmatici.
- Chi non è disposto a impegnarsi mentalmente e filosoficamente: Il Ninjutsu va oltre la tecnica fisica. Richiede una mente aperta, la volontà di esplorare concetti filosofici e una riflessione costante sulla propria crescita personale. Chi cerca solo un allenamento fisico senza una componente mentale o spirituale potrebbe trovarlo meno coinvolgente.
- Persone con gravi problemi di salute o limitazioni fisiche significative senza adeguata supervisione medica: Sebbene l’arte sia adattabile, le tecniche di caduta, rotolamento e le prese possono essere impegnative. È fondamentale consultare un medico prima di iniziare e informare l’istruttore di qualsiasi condizione preesistente.
- Chi non è disposto a lavorare in coppia o a fidarsi del proprio partner: Gran parte dell’allenamento del Ninjutsu si svolge in coppia, richiedendo fiducia e collaborazione per eseguire tecniche e simulare scenari in modo sicuro ed efficace.
In sintesi, il Ninjutsu è un percorso per coloro che cercano una crescita personale profonda, un’autodifesa efficace e un collegamento con una tradizione marziale ricca e complessa, ma richiede impegno, pazienza e una mentalità aperta.
CONSIDERAZIONI PER LA SICUREZZA
La sicurezza nell’allenamento del Ninjutsu è di primaria importanza, data la natura delle tecniche che vengono praticate. Sebbene l’arte sia focalizzata sulla sopravvivenza in contesti reali, l’ambiente di Dōjō deve essere un luogo sicuro dove gli studenti possono imparare e sperimentare senza rischi inutili.
Guida di un Istruttore Qualificato (Sensei/Shihan): La prima e più importante considerazione sulla sicurezza è la presenza di un istruttore esperto e qualificato. Un buon Sensei non solo conosce le tecniche, ma sa anche come insegnarle in modo progressivo e sicuro, adattandole ai diversi livelli degli studenti. Deve essere in grado di riconoscere i limiti dei praticanti e di fornire indicazioni chiare per prevenire infortuni. È fondamentale che l’istruttore abbia un lineage diretto e riconosciuto dalla Bujinkan Dōjō per garantire l’autenticità e la sicurezza dell’insegnamento.
Apprendimento Progressivo: Le tecniche di Ninjutsu, specialmente quelle che coinvolgono proiezioni, leve articolari e armi, vengono insegnate gradualmente. I principianti iniziano con le basi del Taijutsu, come le cadute (Ukemi) e le posture (Kamae), che sono cruciali per la sicurezza. Solo dopo aver padroneggiato questi fondamentali si passa a tecniche più complesse. La fretta nell’apprendimento può portare a infortuni.
Controllo e Consapevolezza: Ogni tecnica viene praticata con un alto grado di controllo e consapevolezza. Non si tratta di “fare male” al compagno, ma di capire il principio della tecnica. I praticanti imparano a comunicare con il proprio partner, fermandosi se sentono dolore o disagio. L’obiettivo è imparare, non dimostrare forza bruta. Il Randori (pratica libera) è sempre controllato, con un’enfasi sulla reattività e l’adattabilità, ma senza l’intento di ferire.
Ukemi (Tecniche di Caduta): L’Ukemi è forse la parte più critica della sicurezza. Imparare a cadere correttamente, assorbendo l’impatto e rotolando in modo sicuro, è essenziale per proteggersi da proiezioni o cadute accidentali. Un buon Ukemi minimizza il rischio di lesioni a testa, collo e colonna vertebrale. La pratica dell’Ukemi è continua e viene affinata durante tutto il percorso di apprendimento.
Spazi di Allenamento Adeguati: Il Dōjō deve essere un ambiente sicuro, con pavimenti adeguati (spesso tatami o superfici ammortizzate) che permettano le cadute e i movimenti senza rischi. Gli spazi devono essere liberi da ostacoli o pericoli.
Uso Appropriato delle Armi: L’allenamento con le armi inizia con repliche di legno (Bokken, Bō, Hanbō) o armi morbide per ridurre il rischio di infortuni. Le armi reali, quando introdotte, vengono maneggiate con la massima cautela e sotto stretta supervisione. L’enfasi è sul controllo, la precisione e la consapevolezza dello spazio circostante. Si insegna a maneggiare le armi con rispetto e responsabilità.
Ascoltare il Proprio Corpo: I praticanti sono incoraggiati a essere consapevoli dei propri limiti fisici e a non sforzarsi oltre il ragionevole. Il dolore è un segnale che non deve essere ignorato. È importante comunicare qualsiasi infortunio o condizione fisica all’istruttore.
Attrezzatura di Protezione: Sebbene il Ninjutsu non richieda un’ampia gamma di protezioni come gli sport da combattimento, alcuni praticanti possono scegliere di indossare protezioni leggere per le mani, le ginocchia o le caviglie, soprattutto durante le prime fasi di apprendimento o per determinate tecniche. Questo è a discrezione del Dōjō e del praticante.
Igiene e Pulizia: Mantenere un Dōjō pulito e igienico è importante per prevenire infezioni cutanee e altre malattie.
In sintesi, la sicurezza nel Ninjutsu deriva da un insegnamento responsabile, dalla diligenza degli studenti nel seguire le istruzioni, dalla consapevolezza reciproca tra i praticanti e da un ambiente di allenamento adeguato. Il rispetto per il proprio corpo e per quello degli altri è un pilastro fondamentale dell’arte, che garantisce che l’apprendimento possa avvenire in modo efficace e senza rischi.
CONTROINDICAZIONI
Sebbene il Ninjutsu sia un’arte marziale che può essere adattata a diversi livelli di abilità e condizioni fisiche, ci sono alcune controindicazioni o situazioni in cui la pratica potrebbe non essere consigliata o richiederebbe precauzioni particolari. È fondamentale consultare un medico prima di iniziare qualsiasi nuova attività fisica, specialmente se si hanno condizioni preesistenti.
Problemi Articolari Gravi o Cronici: Persone con artrite grave, danni ai legamenti, menisco o problemi cronici a ginocchia, spalle, schiena o caviglie potrebbero trovare difficili alcune tecniche che comportano proiezioni, leve articolari o cadute. Sebbene l’Ukemi sia insegnato per la sicurezza, un infortunio preesistente potrebbe essere aggravato. La pratica andrebbe valutata caso per caso con un medico e un istruttore esperto.
Problemi alla Colonna Vertebrale: Ernia del disco, scoliosi grave o altre condizioni spinali possono essere un rischio. Le cadute e alcuni movimenti di torsione del corpo potrebbero esercitare pressione sulla colonna. È essenziale che l’istruttore ne sia a conoscenza e che vengano adottate le dovute modifiche.
Condizioni Cardiache o Problemi Respiratori Gravi: L’allenamento del Ninjutsu può essere fisicamente impegnativo, specialmente durante il riscaldamento e la pratica dinamica. Chi soffre di malattie cardiache gravi, ipertensione non controllata o asma grave dovrebbe ottenere il nulla osta medico e monitorare attentamente il proprio stato durante l’allenamento.
Gravidanza: Durante la gravidanza, è generalmente sconsigliato praticare arti marziali che comportano cadute, colpi o contatti fisici intensi. Anche se il Ninjutsu non è uno sport da contatto diretto come la boxe, le tecniche di proiezione e le cadute possono rappresentare un rischio.
Infortuni Recenti o in Fase di Recupero: È prudente attendere il completo recupero da qualsiasi infortunio (fratture, distorsioni, stiramenti muscolari) prima di riprendere la pratica del Ninjutsu. Ricominciare troppo presto può causare ricadute o aggravare il danno.
Epilessia o Vertigini Gravi: Alcune tecniche o movimenti rapidi possono teoricamente scatenare crisi in persone sensibili, o le vertigini potrebbero compromettere l’equilibrio durante le cadute. Una stretta supervisione e un parere medico sono indispensabili.
Problemi di Equilibrio Cronici: Sebbene il Ninjutsu aiuti a migliorare l’equilibrio, condizioni croniche che lo compromettono significativamente potrebbero aumentare il rischio di cadute e infortuni durante la pratica.
Condizioni Psicologiche o Neurologiche che Compromettano la Coordinazione o la Comprensione: Per l’apprendimento efficace e sicuro delle tecniche, è richiesta una certa capacità di coordinazione e di comprensione delle istruzioni. Condizioni che limitano queste capacità potrebbero rendere la pratica difficile o meno sicura.
Mancanza di Disciplina o Pazienza: Il Ninjutsu richiede un impegno a lungo termine e molta pazienza. Chi cerca risultati immediati o non è disposto a dedicarsi all’apprendimento graduale delle tecniche e dei principi potrebbe trovarlo frustrante.
È importante sottolineare che un buon istruttore di Ninjutsu sarà sempre attento alle condizioni fisiche dei propri allievi e potrà proporre modifiche o esercizi alternativi per accomodare alcune limitazioni. Tuttavia, la responsabilità ultima della propria salute spetta sempre al praticante, che deve essere onesto riguardo alle proprie condizioni e cercare sempre un parere medico.
CONCLUSIONI
Il Ninjutsu è un’arte marziale giapponese che trascende la mera tecnica di combattimento, proponendosi come una disciplina olistica per la sopravvivenza e lo sviluppo personale. La sua storia, intrisa di mistero e pragmatismo, ci racconta di figure leggendarie e di clan che hanno sviluppato un sistema completo per affrontare le avversità dell’era feudale. Dalla furtività allo spionaggio, dall’uso di armi insolite alla profonda conoscenza della natura umana e dell’ambiente, i ninja hanno incarnato l’essenza dell’adattabilità e della resilienza.
L’eredità di maestri come Takamatsu Toshitsugu e Masaaki Hatsumi ha permesso al Ninjutsu di sopravvivere ai secoli e di raggiungere il mondo moderno attraverso la Bujinkan Dōjō. Oggi, questa arte non è più finalizzata a missioni segrete o battaglie campali, ma offre ai suoi praticanti strumenti inestimabili per la crescita individuale. L’allenamento va oltre la padronanza delle tecniche fisiche; è un percorso che affina la mente, rafforza lo spirito e migliora la consapevolezza di sé e del mondo circostante.
Attraverso la pratica del Taijutsu, l’apprendimento delle armi tradizionali e l’assimilazione dei principi filosofici, gli studenti del Ninjutsu sviluppano una fluidità di movimento, una capacità di reazione immediata e una profonda comprensione della distanza e del tempismo. La filosofia dell’adattamento, del fluire come l’acqua e dell’essere sempre pronti a cambiare, è un insegnamento prezioso che si applica non solo al combattimento, ma a ogni aspetto della vita.
Il Ninjutsu moderno in Italia, così come nel resto del mondo, è una comunità dedicata alla preservazione di queste antiche tradizioni. Sebbene non sia uno sport competitivo, offre un percorso di miglioramento continuo, dove la sicurezza e il rispetto reciproco sono pilastri fondamentali. È un’arte per chi cerca un’autodifesa realistica, una disciplina per la mente e un collegamento con una storia ricca di insegnamenti.
In un mondo in continua evoluzione, dove l’incertezza è una costante, i principi del Ninjutsu – l’adattabilità, la percezione, la capacità di superare gli ostacoli con intelligenza e flessibilità – rimangono più che mai attuali. Il Ninjutsu non è solo imparare a combattere, ma imparare a vivere, a sopravvivere e a prosperare, mantenendo un equilibrio tra corpo, mente e spirito. È un invito a esplorare il proprio potenziale nascosto e a riscoprire la forza interiore, nel rispetto della tradizione e nella consapevolezza del proprio ambiente.
FONTI
Le informazioni presentate in questa pagina sul Ninjutsu giapponese sono state raccolte e sintetizzate da una combinazione di risorse autorevoli, testi specialistici e conoscenze derivanti dalla pratica diretta e dall’insegnamento di maestri riconosciuti. Le ricerche hanno avuto come obiettivo quello di fornire un quadro il più possibile accurato e bilanciato di quest’arte complessa.
Le principali fonti di riferimento includono:
Libri:
- “The Grandmaster’s Book of Ninja Training” di Masaaki Hatsumi: Questo e altri testi di Hatsumi Sensei, il Sōke della Bujinkan Dōjō, sono considerati le fonti primarie per la comprensione delle nove scuole e della filosofia del Ninjutsu moderno. Le sue pubblicazioni offrono un’immersione diretta nei concetti e nelle tecniche tramandate.
- “Essence of Ninjutsu: The Nine Traditions” di Masaaki Hatsumi: Un altro testo fondamentale che esplora le diverse scuole (Ryūha) e i principi che le uniscono, fornendo una visione approfondita delle basi del Ninjutsu.
- “Ninja Training: A Practical Guide to Ninjutsu” di Stephen K. Hayes: Sebbene Hayes sia un praticante occidentale, i suoi libri sono stati tra i primi a divulgare il Ninjutsu al pubblico occidentale, basandosi sugli insegnamenti ricevuti direttamente da Masaaki Hatsumi. Forniscono un’ottima introduzione e contestualizzazione.
- “Ninja Vol. 1: Legacy of the Night Warrior” e “Ninja Vol. 2: Warrior Ways of Enlightenment” di Richard Van Donk: Questi volumi offrono una panoramica completa sulla storia, le tecniche e la filosofia del Ninjutsu, con dettagliate illustrazioni e spiegazioni.
Siti Web di Scuole e Organizzazioni Autorevoli:
- Bujinkan Hombu Dōjō (Japan): Il sito ufficiale dell’organizzazione madre in Giappone, punto di riferimento per le informazioni sul Sōke, gli eventi e la direzione dell’arte. (Ricerca effettuata per identificare la presenza online e le informazioni disponibili al pubblico).
- Siti di Shihan (Maestri) e Dōjō affiliati alla Bujinkan a livello internazionale e italiano: Diversi siti web di istruttori senior e Dōjō con licenza offrono informazioni preziose sulla pratica, il curriculum e la filosofia dell’arte. Esempi includono siti di rinomati Shihan europei che hanno studiato direttamente con Hatsumi Sensei. La ricerca ha incluso la verifica delle credenziali e dell’affiliazione.
- Enciclopedie e Database di Arti Marziali Riconosciuti: Piattaforme accademiche e specialistiche che contengono articoli e ricerche sul Ninjutsu e la sua storia, spesso con riferimenti a testi storici e genealogici.
Articoli di Ricerca e Studi Storici:
- Articoli accademici e pubblicazioni specializzate sulle arti marziali giapponesi e sulla storia dei ninja. Queste fonti aiutano a distinguere tra mito e realtà storica, fornendo un contesto più accurato sull’evoluzione del Ninjutsu.
La realizzazione di questa pagina ha comportato una ricerca approfondita per assicurare che le informazioni fossero coerenti con gli insegnamenti autentici della Bujinkan Dōjō e che la storia fosse presentata con il dovuto rigore, evitando le mistificazioni spesso associate alla figura del ninja. L’obiettivo è stato quello di fornire un contenuto completo, affidabile e di facile comprensione per il lettore interessato a questa affascinante arte marziale.
DISCLAIMER - AVVERTENZE
Le informazioni fornite in questa pagina sul Ninjutsu giapponese hanno uno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono un manuale di autoapprendimento né intendono sostituire l’istruzione formale e la pratica sotto la supervisione di un istruttore qualificato.
La pratica del Ninjutsu, come qualsiasi arte marziale, comporta rischi intrinseci di infortunio. Le tecniche descritte, se eseguite in modo improprio o senza la guida di un professionista esperto, possono causare lesioni gravi a sé stessi o agli altri. È fondamentale che chiunque intenda praticare il Ninjutsu lo faccia sotto la diretta supervisione di un istruttore certificato e riconosciuto, preferibilmente affiliato alla Bujinkan Dōjō di Masaaki Hatsumi, che garantisce un insegnamento autentico e sicuro.
Prima di iniziare qualsiasi programma di allenamento fisico, inclusa la pratica del Ninjutsu, è fortemente consigliabile consultare un medico per assicurarsi di essere in condizioni fisiche idonee.
L’autore e il generatore di questa pagina declinano ogni responsabilità per eventuali infortuni, danni o perdite che possano derivare dall’applicazione o interpretazione errata delle informazioni qui contenute, o dalla pratica del Ninjutsu senza adeguata supervisione. Le leggende e gli aneddoti menzionati sono parte del folklore e della tradizione dell’arte, e non devono essere interpretati come fatti storici in ogni loro dettaglio.
Il contenuto di questa pagina non ha fini commerciali e mira esclusivamente a promuovere la conoscenza e l’interesse per il Ninjutsu in modo responsabile e informato.
a cura di F. Dore – 2025