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COSA E'
Per definire in modo esaustivo cosa sia il Doce Pares, è necessario intraprendere un viaggio che trascende la semplice etichetta di “arte marziale”. Ridurlo a una mera disciplina di combattimento, o peggio, a un “metodo di scherma con il bastone”, significherebbe ignorare la profondità storica, la complessità tecnica e la ricchezza filosofica che ne costituiscono l’essenza. Il Doce Pares è, nella sua accezione più completa, un sistema marziale filippino (conosciuto nel mondo con l’acronimo FMA – Filipino Martial Arts) tra i più influenti e strutturati, un’enciclopedia vivente del combattimento che affonda le sue radici nella storia turbolenta dell’arcipelago filippino, ma che ha saputo evolversi in una disciplina globale, scientifica e incredibilmente versatile.
È un sistema composito, un “sistema di sistemi”, nato a Cebu, il cuore pulsante delle arti marziali filippine, con l’intento esplicito di unificare e preservare le conoscenze frammentate dei più grandi maestri dell’epoca. Il suo nome, “Doce Pares”, che in spagnolo significa “Dodici Coppie”, non è casuale, ma evoca le leggende dei dodici paladini di Carlo Magno, simboleggiando un’élite di guerrieri, uniti da un codice e da un’abilità suprema. Questa scelta nominale riflette l’ambizione dei suoi fondatori: creare non solo uno stile, ma un’istituzione, un baluardo culturale per l’Eskrima, l’Arnis e il Kali, i tre nomi con cui le arti guerriere filippine sono conosciute.
Analizzare il Doce Pares significa quindi esplorare un’arte che è al contempo un metodo di difesa personale di spaventosa efficacia, una disciplina sportiva competitiva, un percorso di crescita personale e un frammento fondamentale dell’identità culturale filippina. È un’arte che insegna a combattere con un bastone, due bastoni, una spada e un pugnale, un coltello, a mani nude, e persino con oggetti di uso comune, non attraverso l’apprendimento mnemonico di migliaia di tecniche, ma tramite l’assimilazione di principi universali di movimento, tempo, distanza e angolazione che rendono il praticante un combattente adattabile, capace di trasformare qualsiasi oggetto, o il proprio corpo, in un’arma efficace. Questo approfondimento si prefigge di scardinare la definizione superficiale per svelare la vera natura del Doce Pares: un’eredità marziale, un sistema di combattimento scientifico e una filosofia del movimento.
Le Radici Profonde nel Terreno Marziale Filippino
Per comprendere appieno cosa sia il Doce Pares, è imprescindibile contestualizzarlo nel più ampio panorama delle arti marziali filippine. Il Doce Pares non è nato nel vuoto; è il frutto maturo di un albero secolare, le cui radici affondano in secoli di conflitti, scambi culturali e un’incessante necessità di sopravvivenza.
La storia dell’arcipelago filippino è una cronaca di guerre. Prima dell’arrivo degli esploratori europei, le isole erano un mosaico di tribù, regni e sultanati in perenne conflitto tra loro. La guerra non era un’eccezione, ma una costante della vita. Questa realtà ha forgiato una cultura marziale pragmatica e letale. Ogni villaggio, ogni clan, sviluppava e perfezionava il proprio stile di combattimento, basato sulle armi disponibili e sulle specifiche esigenze tattiche del territorio. Le armi da taglio, come il kris (una daga dalla lama ondulata), il bolo (un macete da lavoro e da guerra), il kampilan (una spada a punta biforcuta) e il barong (una spada a foglia), erano estensioni del braccio del guerriero, strumenti quotidiani che si trasformavano in armi mortali. Il combattimento a mani nude e le tecniche di lotta erano complementari, ma la maestria nell’uso della lama era il segno distintivo del vero guerriero.
L’arrivo dei conquistadores spagnoli nel XVI secolo, guidati da Ferdinando Magellano, rappresentò un punto di svolta. La famosa Battaglia di Mactan nel 1521, dove il capo tribale Lapu-Lapu sconfisse e uccise Magellano, è l’evento simbolo della fiera resistenza filippina e della letale efficacia delle loro arti marziali. Tuttavia, nel corso dei successivi tre secoli di colonizzazione spagnola, le FMA subirono una trasformazione radicale. Gli spagnoli, consapevoli del pericolo rappresentato da una popolazione armata ed esperta nel combattimento, imposero editti che proibivano il porto di armi da taglio e la pratica pubblica delle arti marziali native.
Questa oppressione, però, non estinse la fiamma marziale filippina; al contrario, la costrinse a evolversi in modi ingegnosi. Le lame vennero sostituite, nell’allenamento, da un bastone di rattan, una canna locale leggera, flessibile e resistente, chiamato baston o olisi. Questo strumento, apparentemente innocuo, permetteva di praticare le stesse tecniche, gli stessi angoli e lo stesso gioco di gambe del combattimento con la spada, mantenendo viva l’arte in clandestinità. Le tecniche venivano inoltre mascherate all’interno di danze rituali e rappresentazioni teatrali, come il “moro-moro”, che narravano le battaglie tra mori e cristiani, permettendo ai praticanti di allenarsi sotto gli occhi ignari dei colonizzatori.
In questo stesso periodo, avvenne un inevitabile scambio culturale. I filippini vennero a contatto con la scherma europea, in particolare la scherma spagnola con spada e daga (espada y daga). Lungi dal soccombere, assorbirono, adattarono e integrarono questi concetti nei loro sistemi. La stessa terminologia delle FMA moderne è intrisa di ispanismi: termini come eskrima (da esgrima, scherma), espada y daga, largo, medio, corto, sumbrada, redonda sono la prova tangibile di questa fusione culturale. Le FMA, quindi, sono un sistema ibrido, un amalgama unico di tecniche indigene e influenze europee, forgiato dalla necessità e affinato in secoli di combattimenti reali. È da questo ricco e complesso humus che, all’inizio del XX secolo, a Cebu, germogliò il seme del Doce Pares.
La Definizione del Doce Pares: Un “Sistema di Sistemi”
Il cuore della definizione del Doce Pares risiede nel concetto rivoluzionario di essere un “sistema di sistemi”. All’inizio del ‘900, Cebu era un crogiolo di stili di Eskrima. Numerose famiglie e maestri insegnavano la loro arte, spesso in segreto, a un ristretto numero di allievi. Questi stili, pur condividendo principi comuni, avevano specializzazioni diverse: alcuni eccellevano nel combattimento a lunga distanza (Largo Mano), altri in quello a corta distanza (Corto Mano), altri ancora nell’uso di armi specifiche. Il Doce Pares nacque proprio dal desiderio di superare questa frammentazione.
Non è lo stile di un singolo individuo, ma un curriculum compilato, una sintesi ragionata delle conoscenze dei più grandi eskrimador dell’epoca. I maestri fondatori, tra cui spiccavano figure come Eulogio “Yoling” Cañete e Lorenzo “Tatay Insong” Saavedra, misero in comune le loro specialità. Il risultato fu un sistema straordinariamente completo, che copre in modo organico e coerente tutte le possibili eventualità del combattimento. Questa natura enciclopedica è il primo, fondamentale, tratto distintivo del Doce Pares.
Il secondo pilastro concettuale è il principio della trasferibilità delle abilità. Questa è forse la caratteristica più geniale e distintiva non solo del Doce Pares, ma delle FMA in generale. A differenza di molte altre arti marziali, dove le tecniche a mani nude e quelle con le armi sono discipline quasi separate, nel Doce Pares sono due facce della stessa medaglia. L’apprendimento inizia quasi sempre con l’arma, solitamente il bastone singolo. Il motivo è pedagogico e pratico: l’arma estende la portata del praticante e lo costringe a interiorizzare concetti fondamentali come l’angolazione, il gioco di gambe e la gestione della distanza in modo molto più rapido e tangibile.
Una volta che questi principi sono stati assorbiti attraverso la pratica con il bastone, la loro “trasferibilità” diventa evidente:
Dall’arma alla mano nuda: Un blocco eseguito con il bastone contro un attacco avversario utilizza lo stesso schema motorio di un blocco eseguito con l’avambraccio. Un colpo circolare con il bastone (redonda) ha la stessa traiettoria di un gancio (hook) nel pugilato filippino (Panantukan). Un affondo (saksak) con un’arma da taglio è identico a un colpo con le dita tese a un punto sensibile. Le leve articolari e i disarmi insegnati contro un avversario armato di bastone funzionano in modo simile su un braccio nudo. Il corpo stesso diventa un’arma che segue le medesime leggi geometriche e fisiche del bastone.
Da un’arma all’altra: I dodici angoli di attacco fondamentali che si imparano con il bastone sono universali. Sono gli stessi angoli che si useranno con un machete, un coltello, una spada corta o un’arma improvvisata come una penna o un ombrello. Ciò che cambia è l’adattamento alla lunghezza, al peso e alla natura (da impatto o da taglio) dell’arma, ma la matrice del movimento rimane invariata. Questa intercambiabilità rende il praticante di Doce Pares incredibilmente versatile e capace di adattarsi a ciò che l’ambiente gli offre.
Questa completezza si manifesta nella copertura di tutte e tre le distanze di combattimento:
Larga Distancia (Largo Mano): Il combattimento a lungo raggio. Qui, l’obiettivo è colpire l’avversario rimanendo al di fuori della sua portata. È il dominio dei movimenti ampi, dei colpi potenti e di un gioco di gambe agile e sfuggente (mobility). Si impara a controllare lo spazio e a frustare l’avversario, mirando principalmente alla sua arma o alla mano armata per disarmarlo o renderlo inoffensivo.
Media Distancia (Medio Mano): La distanza intermedia, dove la maggior parte degli scambi ha luogo. È la distanza più complessa, un fuoco incrociato di colpi, parate, contrattacchi e manovre. Qui emergono tecniche più sofisticate come il sumbrada (un esercizio di flusso continuo di parata e contrattacco) e le combinazioni complesse che uniscono colpi, spinte e movimenti evasivi.
Corta Distancia (Corto Mano / Corto Orihinal): Il combattimento a distanza ravvicinata, quasi corpo a corpo. È una delle grandi specialità del Doce Pares. Quando le armi diventano difficili da manovrare, il combattimento si trasforma. Si utilizzano i gomiti, le ginocchia, la testa, e soprattutto la parte finale del bastone, il punyo, per colpire, controllare e sottomettere. In questa distanza, il combattimento con le armi si fonde perfettamente con le tecniche a mani nude del Dumog (la lotta filippina) e del Panantukan, includendo leve articolari (trankada), proiezioni e strangolamenti.
La vastità del curriculum del Doce Pares è la diretta conseguenza di questo approccio onnicomprensivo. Un praticante serio esplorerà diverse aree, ognuna delle quali è una disciplina a sé stante, ma interconnessa con le altre:
Armi da Impatto: Solo Olisi/Baston (singolo bastone) e Doble Olisi/Baston (doppio bastone), che sviluppa una coordinazione e un’ambidestria eccezionali attraverso esercizi come il Sinawali (letteralmente “tessere”, schemi di colpi incrociati che creano una barriera impenetrabile).
Armi da Taglio e Combinate: L’elegante e letale Espada y Daga, che insegna a gestire simultaneamente un’arma lunga per l’attacco e una corta per la difesa e il controllo. Le tecniche di Baraw/Daga (coltello) sono un capitolo fondamentale, estremamente pragmatico e orientato alla sopravvivenza.
Mani Nude (Pangamot): Questa è l’espressione del sistema quando le armi non sono disponibili. Include il Panantukan (pugilato filippino, spesso chiamato “dirty boxing” per l’uso di testate, gomitate, colpi a occhi e gola), il Sikaran (tecniche di calcio, focalizzate principalmente su bersagli bassi per sbilanciare e inabilitare) e il già citato Dumog (grappling).
Il Doce Pares, quindi, non è uno stile, ma un sistema integrato. La sua identità non risiede in una singola tecnica o in un’arma preferita, ma nella capacità di fluire senza soluzione di continuità tra distanze, armi e tecniche, scegliendo sempre lo strumento più efficiente per la situazione specifica.
La Filosofia Intrinseca del Doce Pares: L’Arte dietro la Tecnica
Al di là del suo impressionante arsenale tecnico, il Doce Pares è permeato da una filosofia pragmatica che ne guida ogni movimento. Non è una filosofia astratta o spirituale nel senso di altre arti marziali orientali, ma un insieme di principi tattici e concettuali che trasformano un insieme di tecniche in un’arte del combattimento intelligente.
Il principio cardine è l’adattabilità. Il Doce Pares non insegna risposte fisse a problemi specifici. Non esistono kata rigidi e immutabili nel senso giapponese più stretto. Invece, insegna al praticante a comprendere i principi di base del movimento, dell’attacco e della difesa, in modo da poter improvvisare e creare le proprie soluzioni in tempo reale. L’avversario non è un partner collaborativo, ma una variabile imprevedibile. L’arte sta nel sapersi adattare al suo ritmo, alla sua forza e alle sue intenzioni. Questa capacità di adattamento si manifesta nel concetto di “flow” (flusso), o tuloy-tuloy in filippino. Un blocco non è mai solo un blocco; è l’inizio di un contrattacco. Un attacco fallito non è un errore, ma un’opportunità per passare a una leva o a una proiezione. Il movimento è continuo, circolare e perpetuo, senza interruzioni che possano dare un vantaggio all’avversario.
Questa filosofia privilegia l’intelligenza tattica sopra la forza bruta. Un praticante di Doce Pares non cercherà mai di opporre la propria forza a quella dell’avversario in modo diretto. Al contrario, cercherà sempre di aggirarla, reindirizzarla e usarla a proprio vantaggio. Questo approccio scientifico si basa su alcuni concetti chiave:
Angling (Anggulo): L’arte di creare angoli dominanti. Invece di affrontare un attacco frontalmente, il praticante si sposta costantemente fuori dalla linea di attacco, utilizzando un gioco di gambe basato su schemi triangolari. Questo posizionamento permette di colpire l’avversario senza essere colpiti, mettendo il proprio corpo in una posizione di sicurezza e vantaggio.
Timing e Distanza (Distancia y Ritmo): Il controllo del tempo e dello spazio è fondamentale. Il praticante impara a “spezzare” il ritmo dell’avversario, a colpire durante le sue fasi di preparazione, a entrare e uscire dalla sua portata a piacimento. La gestione della distanza è una delle abilità più difficili e importanti da padroneggiare.
Zonizzazione (Zoning): Un concetto strettamente legato all’angling, che riguarda il controllo dello spazio circostante. Si impara a dividere l’ambiente in zone di pericolo e zone di sicurezza, e a manovrare per mantenere l’avversario costantemente nella prima, rimanendo nella seconda.
Un altro principio filosofico fondamentale è l’economia del movimento. Ogni azione deve essere il più efficiente possibile. Non ci sono movimenti ampi e puramente estetici. Una tecnica è valida solo se funziona nel modo più diretto e con il minor dispendio energetico. Spesso, un singolo movimento assolve a più funzioni contemporaneamente (ad esempio, una parata che devia l’attacco, controlla il braccio dell’avversario e colpisce un punto sensibile, tutto in un unico gesto fluido). Questo principio è il cuore del Gunting, una delle tecniche più rappresentative delle FMA, che consiste nell’attaccare l’arto dell’avversario (solitamente la mano o il braccio armato) per distruggerlo, neutralizzando la minaccia alla fonte.
Infine, il sistema promuove un profondo rispetto per l’arma e per l’avversario. Allenarsi con strumenti potenzialmente letali instilla un senso di responsabilità e controllo. L’obiettivo ultimo non è la distruzione, ma la neutralizzazione efficace della minaccia. Il rispetto non è inteso in senso passivo, ma come una lucida consapevolezza delle capacità dell’altro e della pericolosità della situazione. Questo realismo è una costante nel Doce Pares, un’arte nata non per le dimostrazioni, ma per la sopravvivenza.
Doce Pares come Entità Storica e Organizzativa
Comprendere cosa sia il Doce Pares oggi richiede anche di analizzarlo come entità storica e organizzazione strutturata. Come accennato, il Doce Pares Club fu fondato ufficialmente l’11 gennaio 1932. La scelta di Cebu non fu casuale. L’isola era, e per molti versi è ancora, considerata la culla dell’Eskrima. L’ambiente era saturo di maestri leggendari, ma anche di rivalità e sfide all’ultimo sangue (juego todo).
L’idea di Eulogio Cañete e degli altri maestri fu visionaria. In un’epoca di individualismo e segretezza, proposero l’unione. Lo scopo era triplice:
Unificare: Creare un fronte comune per i maestri di Eskrima, permettendo uno scambio di conoscenze che avrebbe arricchito tutti.
Preservare: Standardizzare un curriculum di base per evitare che le tecniche e gli stili andassero perduti con la morte dei vecchi maestri, assicurando che l’arte potesse essere trasmessa alle generazioni future in modo coerente.
Promuovere: Elevale l’Eskrima da pratica clandestina o da rissa di strada a un’arte marziale rispettabile e a uno sport nazionale, capace di competere in prestigio con le arti marziali giapponesi e cinesi che stavano guadagnando popolarità.
Il nome “Doce Pares” fu una scelta di marketing geniale per l’epoca. In una cultura filippina profondamente cattolica e influenzata dalla Spagna, il richiamo ai dodici paladini di Carlo Magno, guerrieri invincibili e campioni della cristianità, conferiva al gruppo un’aura di nobiltà, coraggio e abilità suprema. I dodici membri fondatori originali erano visti come l’equivalente moderno di questi eroi leggendari.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Doce Pares entrò in una nuova fase, guidata dalla seconda generazione di maestri, in particolare i membri della famiglia Cañete. Fu in questo periodo che il sistema iniziò la sua evoluzione da club locale a organizzazione globale. Le due figure più influenti in questo processo furono senza dubbio i fratelli Ciriaco “Cacoy” Cañete e Dionisio “Diony” Cañete.
Dionisio Cañete, nipote di Eulogio, divenne la mente organizzativa e il grande sistematizzatore. A lui si deve la creazione del “Doce Pares Multi-Style System”. Capì che per diffondere l’arte in Occidente, era necessario un curriculum chiaro, progressivo e strutturato, con un sistema di gradi e cinture simile a quello delle arti marziali giapponesi. Catalogò centinaia di tecniche, le organizzò in livelli e creò un percorso didattico che permetteva a chiunque, non solo ai filippini cresciuti in quella cultura, di apprendere il sistema in modo logico. La sua opera ha permesso al Doce Pares di diventare il marchio di FMA più riconosciuto a livello mondiale.
Ciriaco “Cacoy” Cañete, d’altra parte, fu l’innovatore e il combattente. Famoso per la sua abilità nel combattimento a corta distanza, continuò a evolvere il suo stile personale, integrando tecniche di Judo, Jujutsu e Aikido nel repertorio del Doce Pares, creando una forma di grappling con le armi chiamata Eskrido. La sua enfasi sul combattimento totale e la sua apertura alla sperimentazione hanno dato vita a una branca distinta del sistema, oggi nota come Cacoy Doce Pares.
Oggi, il Doce Pares è quindi un’entità complessa: è la casa madre di Cebu, che funge da quartier generale mondiale, ma è anche una federazione internazionale con scuole in decine di paesi. È un’arte che preserva le tecniche tradizionali, ma che continua a evolversi. È un sistema che può essere praticato per la difesa personale, ma che ha anche un circuito sportivo con competizioni di combattimento con bastone (con protezioni) e di forme (Anyo). In definitiva, è diventato un ambasciatore della cultura filippina nel mondo, un’istituzione che ha mantenuto la promessa dei suoi fondatori.
Gli Strumenti del Mestiere: L’Identità Materiale del Doce Pares
Infine, per definire cosa sia il Doce Pares, è necessario parlare dei suoi strumenti, poiché essi non sono semplici accessori, ma parte integrante della sua identità e della sua metodologia didattica.
L’anima del sistema è senza dubbio il bastone di rattan, l’olisi. La scelta di questo materiale non è casuale. Il rattan è una palma rampicante, non un legno. La sua struttura fibrosa lo rende incredibilmente resistente ma allo stesso tempo leggero e flessibile. A differenza del legno duro, che quando si rompe crea schegge pericolose, il rattan si sfibra, rendendolo uno strumento di allenamento molto più sicuro. La sua leggerezza permette di raggiungere velocità elevatissime, allenando i riflessi e il tempismo in modo impareggiabile. Le vibrazioni che trasmette quando impatta contro un altro bastone insegnano al praticante a “sentire” l’energia dell’avversario. Il bastone non è visto come un pezzo di legno, ma come un’estensione del proprio corpo. È il grande maestro che insegna tutti i principi del sistema.
La daga e il baraw (coltello) rappresentano il lato più oscuro e realistico dell’arte. Le Filippine hanno una cultura della lama profondamente radicata, e le tecniche di coltello del Doce Pares riflettono questa realtà. Non sono tecniche stilizzate, ma metodi brutali ed efficienti per sopravvivere a un’aggressione. L’allenamento con il coltello (utilizzando repliche in legno o alluminio) sviluppa una sensibilità tattile, una precisione e un coraggio che sono unici di questa disciplina.
Il bolo, il macete filippino, introduce una dinamica diversa. Essendo più pesante e avendo un baricentro spostato verso la punta, richiede un uso diverso del corpo. La sua pratica insegna a generare potenza non solo con la velocità, ma con la struttura corporea, e a comprendere l’impatto psicologico di un’arma palesemente letale.
Tuttavia, la vera essenza del Doce Pares emerge quando si comprende che l’arma specifica è, in un certo senso, irrilevante. Il sistema insegna a usare i principi del movimento, non l’oggetto. Questo porta al concetto di armi improvvisate. Una volta che un praticante ha interiorizzato il Doce Pares, qualsiasi oggetto di uso quotidiano può diventare un’estensione della sua volontà: una penna diventa un pugnale per colpire punti di pressione, una rivista arrotolata diventa un bastone corto, una cintura o una giacca diventano armi flessibili per intrappolare e controllare. Questa è la massima espressione della filosofia di adattabilità del sistema.
Conclusione: La Natura Multiforme del Doce Pares
In conclusione, alla domanda “Cosa è il Doce Pares?” non si può rispondere con una singola frase. È una domanda che richiede una risposta a più livelli, come un’analisi stratigrafica di un terreno antico e fertile.
A un primo livello, è un sistema di combattimento filippino, scientifico, completo e pragmatico, nato dalla sintesi di stili antichi e forgiato per la sopravvivenza.
A un livello più profondo, è una metodologia di apprendimento marziale basata su principi universali come la trasferibilità delle abilità, l’economia del movimento e l’adattabilità, che rendono il praticante un risolutore di problemi versatile piuttosto che un esecutore di tecniche.
A un livello storico e culturale, è un’istituzione, un movimento nato a Cebu che ha avuto il merito di preservare, sistematizzare e promuovere le arti marziali filippine, trasformandole da un’eredità frammentata e a rischio di estinzione in un fenomeno globale e in un motivo di orgoglio nazionale.
Infine, a un livello personale, per chi lo pratica, il Doce Pares è un percorso di autoscoperta. È un’arte che sfida il corpo a diventare più coordinato, agile e forte, ma che soprattutto sfida la mente a diventare più acuta, calma e resiliente sotto pressione. Insegna a gestire la paura, a prendere decisioni in una frazione di secondo e a fluire attraverso le difficoltà, sia sul tappeto di allenamento che nella vita.
Il Doce Pares, quindi, è l’eredità dei dodici paladini di Cebu, un’arte marziale che combatte con le armi, ma la cui vera forza risiede nell’intelligenza e nello spirito indomito di chi la pratica.
CARATTERISTICHE, FILOSOFIA E ASPETTI CHIAVE
Se la precedente analisi ha risposto alla domanda “Cosa è” il Doce Pares delineandone l’anatomia — la sua struttura, la sua storia e le sue componenti — questa esplorazione si addentra nella sua fisiologia, nella sua neurologia e, in definitiva, nella sua anima. Qui, l’obiettivo è svelare il “perché” e il “come” dietro ogni movimento, ogni tecnica e ogni decisione tattica. Le caratteristiche, la filosofia e gli aspetti chiave del Doce Pares non sono elementi separati da studiare in modo isolato; sono, al contrario, fili inestricabilmente intrecciati che compongono un unico, complesso e dinamico arazzo.
Comprendere questa dimensione significa andare oltre l’apprendimento meccanico di colpi e parate. Significa assimilare un “sistema operativo” mentale e fisico che governa l’interazione del praticante con il caos del combattimento. Questa filosofia non è scritta in antichi tomi esoterici, ma è incarnata nel movimento stesso. È una saggezza pragmatica, forgiata non nelle tranquille sale di un monastero, ma nel crogiolo spietato di innumerevoli duelli reali, dove un singolo errore di giudizio poteva significare la vita o la morte. La filosofia del Doce Pares è una filosofia di sopravvivenza, la cui eleganza non risiede nell’estetica, ma nell’efficienza brutale e nella sublime intelligenza del suo approccio.
In questo approfondimento, dissezioneremo i principi sovrani che definiscono il Doce Pares: il dogma dell’adattabilità come credo esistenziale; la geometria scientifica del combattimento che trasforma il movimento in una formula matematica per la vittoria; il concetto di flusso ininterrotto come espressione della continuità della vita e del combattimento; e infine, la dimensione psicologica che forma il carattere del guerriero, insegnandogli a dominare non solo l’avversario, ma prima di tutto se stesso. Questo è il cuore pulsante del Doce Pares, il motore invisibile che anima l’arte dei “Dodici Pari”.
Il Principio Sovrano: L’Adattabilità Come Essenza della Sopravvivenza
Se dovessimo distillare l’intera filosofia del Doce Pares in un unico, singolo concetto, questo sarebbe senza dubbio l’adattabilità. Questa non è semplicemente una “caratteristica” tra le altre; è il principio alfa e omega, la direttiva primaria da cui tutte le altre discendono. Nelle Filippine, un arcipelago composto da migliaia di isole, esposto a tifoni, terremoti e a una storia di invasioni continue, l’adattabilità non è una scelta, ma una condizione essenziale per la sopravvivenza. Questa verità esistenziale è stata trasfusa direttamente nel DNA delle sue arti marziali.
A differenza di molti sistemi di combattimento che si basano su un catalogo di tecniche predefinite per ogni possibile attacco (“se l’avversario fa A, tu rispondi con B”), il Doce Pares adotta un approccio radicalmente diverso. Esso non insegna primariamente cosa pensare, ma come pensare in un contesto di violenza. Non fornisce un libro di risposte, ma una grammatica del movimento che permette al praticante di costruire la propria risposta, unica e perfettamente calibrata per la situazione specifica e irripetibile che sta affrontando. L’obiettivo non è diventare un database di tecniche, ma un risolutore di problemi dinamico e creativo.
Questa filosofia si manifesta magnificamente nella metafora dell’acqua, resa celebre da Bruce Lee (che fu profondamente influenzato dalle FMA). Il praticante di Doce Pares deve aspirare a essere come l’acqua. L’acqua non ha una forma propria, ma assume la forma di qualsiasi contenitore. Non ha un percorso fisso, ma fluisce attorno agli ostacoli. Può essere morbida e carezzevole, o può schiantarsi con una forza capace di erodere la roccia. Non si oppone frontalmente alla forza, ma la assorbe, la reindirizza e la sfrutta. Allo stesso modo, il combattente Doce Pares non dovrebbe avere uno “stile” rigido. Contro un lottatore, non diventa un lottatore migliore, ma sfrutta il suo movimento e la sua distanza. Contro un pugile, non si impegna in uno scambio di pugni, ma nega la sua portata e attacca le sue armi. Diventa l’antitesi del suo avversario, l’elemento che ne svela e ne sfrutta le debolezze strutturali.
Questa macro-filosofia si declina in modo tangibile in ogni aspetto del sistema.
Adattabilità alle Distanze di Combattimento: Il combattimento non è un evento statico, ma un’interazione fluida che si muove costantemente attraverso diverse distanze. L’abilità di un combattente si misura dalla sua capacità di essere efficace in ognuna di esse e, soprattutto, di saper passare dall’una all’altra senza interruzioni.
A Larga Distancia (Largo Mano), la filosofia dell’adattabilità si traduce in una strategia di controllo e pazienza. Il praticante usa il suo raggio d’azione superiore (con un’arma) per tenere l’avversario a bada, come un torero che gestisce la carica del toro. Non cerca lo scontro diretto, ma usa finte, esche e un gioco di gambe laterale per frustrare l’avversario, costringerlo a commettere errori e colpirlo nelle aperture che inevitabilmente concede. È una guerra di logoramento, dove si attacca la capacità offensiva dell’avversario (la sua mano armata) prima di mirare al corpo.
A Media Distancia (Medio Mano), la situazione si fa più caotica e complessa. Qui, l’adattabilità diventa sinonimo di sensibilità e tempismo. È il regno del trapping (intrappolamento) e dell’intercettazione. Il praticante deve “leggere” l’energia dell’attacco in arrivo non solo con gli occhi, ma con il contatto fisico. Un blocco non è una barriera passiva, ma un’antenna che raccoglie informazioni sulla direzione, la velocità e l’intenzione dell’avversario. Da questo contatto, il praticante può scegliere di deviare, aderire, passare oltre o invertire l’energia, fluendo istantaneamente da una manovra difensiva a una offensiva.
A Corta Distancia (Corto Mano), l’adattabilità raggiunge la sua massima espressione. Lo spazio per manovrare le armi lunghe svanisce. Il combattimento diventa claustrofobico, quasi una lotta. Qui, il bastone si trasforma: da arma a percussione diventa strumento di leva, di controllo e di spinta. Il praticante deve adattare istantaneamente la sua mentalità, integrando colpi con i gomiti, le ginocchia e la testa (Panantukan) con leve articolari (Trankada) e proiezioni (Dumog). Il corpo a corpo del Doce Pares non è una disciplina separata, ma la naturale evoluzione del combattimento quando la distanza si chiude. Si adatta persino l’ambiente, utilizzando un muro per immobilizzare l’avversario o un ostacolo per farlo inciampare.
Adattabilità alle Armi e alla loro Assenza: Il cuore pulsante di questa filosofia è il principio della trasferibilità, che abbiamo già introdotto. Qui, però, lo analizziamo non come una caratteristica tecnica, ma come un profondo stato mentale. Il praticante di Doce Pares non impara a “usare un bastone”, ma impara i “principi del combattimento” attraverso il bastone. Il bastone è solo il primo insegnante, il più semplice e il più sicuro. Una volta che la mente e il corpo hanno assimilato la geometria degli angoli, il ritmo del gioco di gambe e la logica della difesa, questa conoscenza diventa universale. La mente del praticante non vede più un “bastone”, una “penna” o un “ombrello”; vede solo le loro proprietà: lunghezza, peso, punta, bordo. Applica quindi i medesimi principi universali, adattando semplicemente la meccanica del corpo all’oggetto specifico. Una penna non verrà usata per parare un colpo, ma i principi del Corto Mano e del colpire punti di pressione vengono applicati perfettamente. Un ombrello non verrà maneggiato come un bastone di rattan, ma i principi del Largo Mano, dello schermare e dell’affondare, sì. Questa è la vera libertà marziale: essere svincolati dalla dipendenza da una specifica arma. La vera arma non è l’oggetto che si tiene in mano, ma la mente che sa come utilizzarlo, e il corpo che sa come muoversi. La mano nuda stessa viene vista come un’arma con le sue proprietà: le nocche per colpire, le dita per infilzare, il palmo per deviare, l’avambraccio per schermare.
Adattabilità all’Avversario: Infine, la filosofia dell’adattabilità si applica all’elemento più imprevedibile: l’essere umano di fronte a noi. Il Doce Pares insegna a non avere preconcetti. Non si presume che un avversario grande sia lento, o che uno piccolo sia debole. Invece, si insegna a “raccogliere dati” nei primi istanti dello scontro. L’avversario è forte? Non ci si oppone alla sua forza, ma la si reindirizza, facendolo sbilanciare con il suo stesso impeto. È veloce? Non si cerca di essere più veloci, ma si spezza il suo ritmo con tempi spezzati e intercettazioni. È un tecnico? Lo si sommerge con aggressività controllata. È un attaccabrighe? Lo si frustra con movimento e finte. Il praticante diventa uno specchio che riflette le debolezze dell’avversario. Questa non è solo una tattica, ma una profonda forma di empatia marziale: comprendere l’avversario così a fondo da poter anticipare le sue azioni e smontare la sua strategia pezzo per pezzo. L’adattabilità, quindi, cessa di essere una mera tecnica e diventa uno stato dell’essere, un approccio fluido e intelligente non solo al combattimento, ma a qualsiasi problema la vita possa presentare.
La Geometria del Combattimento: Scienza, Angoli e Movimento
Se l’adattabilità è l’anima del Doce Pares, la geometria è il suo scheletro. L’arte non si basa su concetti vaghi o su una forza mistica, ma su un’applicazione spietatamente logica e scientifica dei principi della fisica e della biomeccanica al combattimento. I maestri filippini erano scienziati empirici; attraverso innumerevoli prove ed errori, hanno distillato le leggi che governano un corpo umano in movimento sotto stress, creando un sistema che è tanto una scienza quanto un’arte.
I Dodici Angoli di Attacco: La Matrice Universale: Al centro di questa scienza si trova il concetto dei dodici angoli di attacco. È fondamentale comprendere che questi non sono semplicemente “dodici colpi”. Sarebbe come dire che l’alfabeto è solo un insieme di 26 lettere. In realtà, i dodici angoli rappresentano una mappatura completa di tutte le possibili linee di forza con cui un attacco può essere sferrato contro un corpo umano. Sono la matrice fondamentale da cui ogni singola tecnica offensiva, che sia con un bastone, una lama o una mano nuda, deriva.
Angolo 1: Un colpo diagonale dall’alto verso il basso, da destra a sinistra del praticante. Mira alla tempia, al collo o alla clavicola sinistra dell’avversario. È un colpo potente, che sfrutta la gravità, progettato per neutralizzare l’arto armato dell’avversario o sferrare un colpo decisivo.
Angolo 2: L’immagine speculare del primo. Un colpo diagonale dall’alto verso il basso, da sinistra a destra. Mira alla tempia, al collo o alla clavicola destra dell’avversario, spesso come contrattacco dopo aver parato un Angolo 1.
Angolo 3: Un colpo orizzontale da destra a sinistra, all’altezza del gomito o delle costole. È un colpo che serve a controllare lo spazio e ad attaccare l’arto armato o il fianco dell’avversario.
Angolo 4: L’immagine speculare del terzo. Un colpo orizzontale da sinistra a destra, con gli stessi bersagli. Insieme all’Angolo 3, crea una barriera difensiva e offensiva a media altezza.
Angolo 5: Un affondo o una stoccata diretta in avanti. Mira al plesso solare, alla gola o al viso. È l’attacco più diretto e veloce, difficile da parare a causa della sua traiettoria lineare.
Angolo 6: Un affondo al petto destro, spesso usato per aggirare una guardia centrale.
Angolo 7: Un affondo al petto sinistro, l’immagine speculare del sesto.
Angolo 8: Un colpo diagonale dal basso verso l’alto, da sinistra a destra. Mira al ginocchio o all’inguine destro dell’avversario. È un attacco a sorpresa, spesso usato per sbilanciare.
Angolo 9: L’immagine speculare dell’ottavo. Un colpo diagonale dal basso verso l’alto, da destra a sinistra. Mira al ginocchio o all’inguine sinistro.
Angolo 10: Un affondo verso l’occhio destro.
Angolo 11: Un affondo verso l’occhio sinistro. Questi due angoli enfatizzano la precisione e il targeting di punti vitali.
Angolo 12: Un colpo verticale dall’alto verso il basso, che mira alla sommità del cranio o alla clavicola. È il colpo più potente, ma anche il più facile da anticipare.
La genialità non sta nell’imparare questi dodici movimenti a memoria. Sta nel capire che qualsiasi attacco, che sia un pugno, un calcio o un fendente di spada, seguirà una di queste dodici traiettorie. Allenando le difese contro questi dodici angoli, il praticante sta in realtà allenando una risposta a qualsiasi possibile attacco. Questa matrice diventa un filtro attraverso cui il cervello interpreta il caos del combattimento, semplificandolo in schemi riconoscibili.
Il Gioco di Gambe Triangolare: Controllare lo Spazio e il Potere: Se gli angoli governano le mani, il triangolo governa i piedi. Il gioco di gambe del Doce Pares è famoso per il suo uso dello schema triangolare. Il praticante immagina un triangolo sul pavimento, con un vertice rivolto verso l’avversario (triangolo maschile) o verso se stesso (triangolo femminile). I movimenti non sono lineari (avanti e indietro), ma angolari, spostandosi lungo i lati di questi triangoli immaginari. Questo metodo ha molteplici scopi, tutti scientificamente validi:
Posizionamento Dominante: Muovendosi a 45 gradi fuori dalla linea di attacco dell’avversario, il praticante esce dalla traiettoria della sua arma mentre contemporaneamente si posiziona sul suo fianco cieco, un angolo da cui può colpire senza essere colpito. Questo è il concetto di angling nella sua forma più pura.
Generazione di Potenza: La potenza nei colpi del Doce Pares non deriva primariamente dalla forza del braccio, ma dalla rotazione del corpo e dal trasferimento del peso. Il gioco di gambe triangolare facilita questo processo. Ogni passo carica il corpo come una molla, e la potenza viene scaricata attraverso il colpo. È un’applicazione diretta della fisica della coppia e del momento angolare.
Equilibrio e Stabilità: Muoversi in linea retta rende vulnerabili alle spinte e alle proiezioni. Il movimento triangolare mantiene il baricentro basso e stabile, creando una base solida da cui lanciare attacchi potenti e difendersi efficacemente.
Controllo della Distanza: Il triangolo permette micro-aggiustamenti costanti della distanza, consentendo al praticante di entrare per colpire e uscire immediatamente, minimizzando l’esposizione al contrattacco.
“Defanging the Snake” (Sconfiggere il Serpente): La Logica della Priorità dei Bersagli: Questa è forse la caratteristica più distintiva e pragmatica della filosofia tattica delle FMA, pienamente integrata nel Doce Pares. Il “serpente” è l’avversario, e le sue “zanne” sono la sua arma o l’arto che sta usando per attaccare. La logica è semplice e inattaccabile: perché rischiare di essere morsi cercando di colpire la testa del serpente, quando si può semplicemente distruggere le sue zanne, rendendolo innocuo? Tradotto in termini di combattimento, questo significa che il bersaglio primario non è quasi mai il tronco o la testa dell’avversario, ma la mano, il polso, il gomito o il ginocchio dell’arto che attacca. Questa strategia, nota come gunting (che significa “forbici”, l’idea di tagliare l’arto dell’avversario), offre vantaggi enormi:
Sicurezza: Colpire la mano armata di un avversario è molto più sicuro che tentare di parare il colpo e contrattaccare al corpo. Si opera a una distanza maggiore e si intercetta l’attacco alla sua fonte.
Efficienza: Un colpo ben assestato alla mano o alle dita può causare un dolore lancinante, far cadere l’arma e terminare lo scontro istantaneamente. È il modo più rapido per neutralizzare la minaccia.
Impatto Psicologico: Un avversario la cui arma viene resa inutile o il cui arto viene infortunato subisce un crollo psicologico, perdendo fiducia e aggressività.
Questa filosofia si estende anche al combattimento a mani nude. Invece di scambiare pugni al viso, il praticante di Doce Pares potrebbe mirare a un iperestensione del gomito dell’avversario mentre questo lancia un pugno, o a calciare il ginocchio della sua gamba d’appoggio. È una mentalità da “chirurgo da combattimento”, che smonta l’avversario pezzo per pezzo, attaccando la sua struttura e le sue armi biologiche.
L’Economia del Movimento: Massima Efficienza, Minimo Sforzo: Questo principio permea l’intera geometria del sistema. Il Doce Pares è un’arte intrinsecamente “pigra” nel senso più nobile del termine: cerca sempre di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo possibile. Non ci sono movimenti ornamentali o puramente estetici. Se un movimento non ha uno scopo tattico preciso, viene eliminato. Questa economia si manifesta in diversi modi:
Movimenti a Funzione Multipla: Un singolo movimento è spesso progettato per compiere più azioni contemporaneamente. Un blocco con l’avambraccio non solo devia l’attacco (parry), ma controlla anche l’arto dell’avversario (check), e allo stesso tempo colpisce un nervo o un muscolo (nerve destruction), il tutto mentre il corpo si sta già posizionando per il contrattacco.
Nessun Movimento sprecato: Non esiste una netta separazione tra “difesa” e “attacco”. La difesa è l’attacco. Un blocco non è un’azione passiva, ma un colpo mirato all’arma o all’arto dell’avversario. Il contrattacco non attende la fine della difesa, ma avviene simultaneamente o addirittura prima (intercettazione).
Sfruttare l’Energia dell’Avversario: Invece di assorbire la forza di un colpo, il praticante impara a reindirizzarla, fondendosi con essa e aggiungendo la propria, come un surfista che cavalca un’onda. Questo permette a un praticante più piccolo e meno forte di gestire un avversario molto più grande e potente.
La geometria del Doce Pares, quindi, è una celebrazione dell’intelligenza sulla forza bruta. È la consapevolezza che il combattimento è un problema fisico che può essere risolto attraverso la corretta applicazione di angoli, leve e tempismo. È un sistema che non richiede doti atletiche sovrumane, ma una mente acuta e la dedizione a padroneggiare queste leggi immutabili del movimento.
Il Flusso Ininterrotto (Tuloy-Tuloy): Ritmo, Continuità e Transizione
Se la geometria rappresenta la struttura statica e le leggi del sistema, il concetto di flusso rappresenta la sua applicazione dinamica, la sua vita. Tuloy-tuloy è una parola filippina che significa “continuo”, “ininterrotto”. È l’espressione cinetica della filosofia dell’adattabilità e dell’economia del movimento. Nel Doce Pares, il combattimento non è visto come una sequenza di azioni e reazioni discrete, ma come un flusso continuo di energia e movimento, un dialogo fisico senza pause. Fermarsi significa morire.
L’assenza di interruzioni è cruciale. Ogni fine di un movimento è l’inizio del successivo. Un colpo che va a vuoto non è un errore da recuperare, ma viene immediatamente convertito in un altro tipo di attacco, sfruttando lo slancio. Un blocco efficace non si ferma dopo aver deviato il colpo, ma continua la sua traiettoria per controllare, intrappolare o colpire. Questa continuità rende estremamente difficile per l’avversario trovare un’apertura per contrattaccare. È come cercare di afferrare un’anguilla; nel momento in cui si pensa di averla presa, è già scivolata via e sta mordendo da un’altra parte.
Per coltivare questa qualità essenziale, il Doce Pares utilizza una serie di esercizi e drills specifici che sono il cuore del suo metodo di allenamento. Questi non sono semplici esercizi, ma incarnazioni del flusso.
Sumbrada e Hubad-Lubad: L’Incarnazione del Flusso:
Sumbrada: Questo è un drill a coppie che può essere tradotto come “parata e contrattacco”. Inizia con un partner che esegue un attacco (ad esempio, un Angolo 1). L’altro partner lo para e, utilizzando l’energia di quella parata, lancia immediatamente un contrattacco. Il primo partner, a sua volta, para questo contrattacco e ne lancia uno proprio. Questo ciclo continua all’infinito, in un flusso ininterrotto di attacco e difesa. Il Sumbrada insegna abilità fondamentali:
Riconoscimento degli Schemi: Allena il cervello a riconoscere istantaneamente gli angoli di attacco.
Tempismo e Ritmo: Insegna a inserirsi nel flusso ritmico dell’avversario, a parare e contrattaccare nel momento esatto.
Transizione Difesa-Offesa: Cancella la linea di demarcazione tra blocco e colpo, fondendoli in un unico movimento fluido.
Hubad-Lubad: Questo termine significa approssimativamente “legare e slegare”. È un esercizio a distanza ravvicinata, spesso definito il “Chi Sao” delle arti filippine, anche se la sua applicazione è più aggressiva. A contatto di braccia, i due partner eseguono un flusso continuo di controlli, leve, passaggi e colpi, senza mai perdere il contatto fisico. L’Hubad-Lubad sviluppa una forma di intelligenza tattile, nota come “sensibilità”. Il praticante impara a leggere le intenzioni dell’avversario non con gli occhi, ma attraverso la pressione e il movimento percepiti al contatto. Questo drill è la porta d’accesso al trapping e al combattimento a corta distanza, insegnando a:
Controllare gli arti dell’avversario.
Sentire le aperture nella sua guardia.
Transitare senza soluzione di continuità tra una leva, un colpo di gomito e un controllo del braccio.
Rompere il Ritmo dell’Avversario: Il flusso non significa solo essere fluidi, ma anche saper manipolare il flusso dell’avversario. Il ritmo è un aspetto cruciale del combattimento. Ogni combattente ha un proprio ritmo, una cadenza nei suoi movimenti. Una delle abilità più avanzate nel Doce Pares è quella di percepire questo ritmo e distruggerlo. Questo può essere fatto in vari modi:
Timing Spezzato: Invece di attaccare con una cadenza regolare (1-2-3), il praticante usa tempi irregolari (1…2-3…4), cogliendo l’avversario di sorpresa e mandando in tilt la sua capacità di reazione.
Attaccare sul Mezzo Tempo (Half-Beat): Invece di aspettare che l’avversario completi il suo attacco per parare, o che si ritiri per contrattaccare, si colpisce durante il suo movimento, intercettandolo a metà strada, quando è più vulnerabile e meno capace di difendersi.
Finte e Attacchi Indiretti: Si mostra un’intenzione (ad esempio, un attacco alto) per provocare una reazione, e poi si colpisce da un’altra parte (ad esempio, in basso) mentre l’avversario è impegnato a difendere la prima minaccia.
La Transizione come Tecnica Fondamentale: Forse l’aspetto più sofisticato del flusso nel Doce Pares è la comprensione che la transizione stessa è una tecnica. Il valore di un praticante non si vede solo nella sua capacità di eseguire un colpo perfetto o una leva impeccabile, ma nella sua abilità di passare da una all’altra senza alcuna esitazione. Il vero combattimento è disordinato. Un disarmo può fallire, una proiezione può essere contrastata. La capacità di abbandonare istantaneamente una tecnica che non sta funzionando e fluire immediatamente in un’altra è ciò che separa il principiante dall’esperto. Questa abilità di transizione si applica a tutti i domini:
Transizione tra le distanze: Saper chiudere la distanza da Largo a Corto in modo sicuro, o crearla quando si è in difficoltà.
Transizione tra le armi: Passare dall’uso del bastone a due mani a una combinazione di bastone e mano vuota, o eseguire un disarmo e iniziare immediatamente a usare l’arma dell’avversario.
Transizione tra le modalità di combattimento: Fluire da una fase di percussione (Panantukan) a una di lotta in piedi (Dumog), applicando una leva o una proiezione nel mezzo di uno scambio di colpi.
Il flusso, quindi, è la capacità di rimanere in uno stato di moto perpetuo, adattandosi costantemente, senza mai essere fissati su una singola idea, tecnica o posizione. È la pratica della non-resistenza, dell’intelligenza cinetica e della continuità, che trasforma il combattimento da uno scontro di forze a una danza letale.
L’Aspetto Mentale e Psicologico: Il Guerriero Interiore
L’allenamento nel Doce Pares, sebbene intensamente fisico, è in definitiva un processo di forgiatura della mente. Le tecniche più letali sono inutili se la mente che le controlla è paralizzata dalla paura, dall’indecisione o dalla rabbia. La filosofia del sistema riconosce che il primo e più pericoloso avversario che ogni praticante deve affrontare non è quello di fronte a lui, ma quello dentro di lui. Pertanto, una parte integrante e fondamentale del curriculum, anche se spesso non esplicitata, è lo sviluppo di attributi mentali e psicologici specifici.
La Consapevolezza Marziale (Martial Awareness): La vittoria più grande è la battaglia mai combattuta. Questa massima, comune a molte arti marziali, è centrale nel Doce Pares. L’obiettivo non è diventare bravi a vincere i combattimenti, ma diventare così bravi da non doverli combattere affatto. Questo si ottiene attraverso lo sviluppo di una consapevolezza a più livelli:
Consapevolezza dell’Ambiente: Un praticante impara a “leggere” l’ambiente circostante, identificando potenziali minacce, vie di fuga, ostacoli e armi improvvisate. Non cammina mai in modo distratto, ma mantiene uno stato di “allerta rilassata”.
Consapevolezza delle Persone: Si sviluppa la capacità di osservare il linguaggio del corpo, di riconoscere i segnali pre-conflitto (postura aggressiva, sguardi fissi, invasione dello spazio personale) che indicano un’imminente escalation di violenza.
Autoconsapevolezza: Forse la più importante, è la capacità di riconoscere e controllare le proprie reazioni emotive. La paura, l’ego e la rabbia sono i peggiori consiglieri in una situazione di crisi. L’allenamento insegna a rimanere calmi sotto pressione, a pensare in modo lucido e a non farsi provocare. La de-escalation verbale è considerata una tecnica di autodifesa tanto valida quanto un blocco o un colpo.
Gestire la Paura attraverso l’Allenamento Realistico: La paura è una reazione umana naturale e inevitabile di fronte al pericolo. Il Doce Pares non pretende di eliminare la paura, ma insegna a funzionare nonostante essa. Questo si ottiene attraverso un processo di “vaccinazione allo stress”. I drills e gli esercizi, in particolare quelli a coppie come il Sumbrada e lo sparring, sono progettati per simulare, in un ambiente controllato, parte del caos, della velocità e della pressione di uno scontro reale. La ripetizione costante di questi esercizi ha un duplice effetto:
Crea Memoria Muscolare: Quando il corpo ha eseguito un movimento migliaia di volte, può eseguirlo in modo quasi automatico, senza bisogno di un pensiero cosciente. Sotto stress, quando la mente razionale tende a bloccarsi, la memoria muscolare prende il sopravvento, permettendo al praticante di reagire in modo efficace.
Innalza la Soglia dello Stress: Esporsi ripetutamente a una situazione stressante ne riduce l’impatto psicologico. Lo sparring, dove si ricevono colpi (controllati e con protezioni), insegna al cervello che essere colpiti non è la fine del mondo, e che si può continuare a pensare e a combattere. Questo riduce il panico e permette di mantenere la lucidità tattica.
L’Intelligenza Creativa: Improvvisazione e Inganno: Come già detto, il Doce Pares è un’arte per “pensatori”. Questo si estende alla strategia e all’inganno. Il combattimento non è solo una questione fisica, ma anche una partita a scacchi giocata alla velocità della luce. Il sistema incoraggia attivamente l’uso dell’astuzia, della finta e della misdirezione. Un praticante esperto non rivela mai le sue vere intenzioni. Potrebbe mostrare un’apertura intenzionalmente per adescare l’avversario in una trappola. Potrebbe lanciare una serie di attacchi veloci ma deboli per condizionare l’avversario a un certo tipo di parata, per poi sferrare un colpo potente e inaspettato. Potrebbe usare la voce, lo sguardo o un movimento del corpo per distrarre l’attenzione dell’avversario dal vero attacco. Questa dimensione creativa rende il Doce Pares un’arte imprevedibile e profondamente intelligente, dove l’inganno è un’arma potente quanto il bastone stesso.
Disciplina e Rispetto: Il Codice Etico del Praticante: Maneggiare un’arte così efficace comporta un’enorme responsabilità. La filosofia del Doce Pares insiste su un codice etico non scritto ma rigoroso. La conoscenza acquisita deve essere usata solo per la difesa di se stessi o di altri, mai per l’aggressione o per l’intimidazione. Questa etica è instillata attraverso la struttura stessa dell’allenamento. Il rapporto con il Guro (l’insegnante) è di profondo rispetto, non di sottomissione servile, ma di riconoscimento della sua esperienza e della conoscenza che sta trasmettendo. Il rispetto per i compagni di allenamento è assoluto, perché ci si affida a loro per praticare in sicurezza. Si impara a controllare la propria forza per non ferire il partner, e allo stesso tempo ci si fida del fatto che lui farà lo stesso. Questo ambiente di disciplina e rispetto reciproco costruisce il carattere. Insegna l’umiltà, perché c’è sempre qualcuno più bravo da cui imparare. Insegna la pazienza, perché la maestria richiede anni di dedizione. E soprattutto, insegna il controllo, perché la vera forza non sta nella capacità di distruggere, ma nella saggezza di scegliere quando non farlo.
Conclusione: La Sintesi degli Elementi
Alla fine di questa lunga esplorazione, emerge un quadro chiaro: le caratteristiche, la filosofia e gli aspetti chiave del Doce Pares non sono una lista di attributi, ma un ecosistema interconnesso e sinergico. Ogni principio sostiene e dà significato agli altri, creando un insieme che è molto più grande della somma delle sue parti.
L’adattabilità, il principio sovrano, non sarebbe possibile senza la geometria scientifica degli angoli e del gioco di gambe, che fornisce la grammatica di base per costruire risposte efficaci. La geometria, a sua volta, rimarrebbe una teoria statica e sterile se non fosse animata dal flusso continuo del movimento, che permette di applicare questi principi in un contesto dinamico e caotico. E infine, l’intero sistema fisico, per quanto perfetto, sarebbe un guscio vuoto senza la forza mentale e psicologica del praticante, la sua consapevolezza, il suo coraggio e la sua disciplina, che gli permettono di maneggiare questa potente arte con saggezza e responsabilità.
La filosofia del Doce Pares è, in definitiva, un inno all’intelligenza, alla fluidità e alla resilienza. È la testimonianza di una cultura che ha dovuto combattere per sopravvivere e che ha trasformato questa necessità in un’arte di profonda complessità e bellezza. Per il praticante, il percorso all’interno di questo sistema è un viaggio di scoperta continua. È un percorso che inizia con l’apprendimento di come maneggiare un bastone, ma che culmina nella comprensione di come navigare le complessità del conflitto, esterno e interiore. È un percorso che forgia non solo combattenti, ma esseri umani più consapevoli, capaci e completi, fedeli allo spirito indomito dei “Dodici Pari” da cui tutto ha avuto origine.
LA STORIA
La storia del Doce Pares è molto più di una semplice cronologia di date ed eventi. È una saga epica, intrisa di onore, rivalità, innovazione e un’incrollabile determinazione a preservare un’eredità culturale. È la storia di uomini straordinari, maestri di un’arte letale, che in un momento cruciale del XX secolo scelsero l’unità anziché la divisione, la collaborazione anziché la segretezza. Per comprendere appieno la nascita e l’evoluzione del Doce Pares, non possiamo limitarci a partire dal 1932, anno della sua fondazione ufficiale. Dobbiamo prima immergerci nel mondo da cui è emerso: il ribollente e pericoloso crogiolo marziale di Cebu all’inizio del secolo scorso, un’arena a cielo aperto dove la reputazione di un uomo veniva forgiata e difesa al suono sibilante dei bastoni di rattan e al bagliore delle lame affilate.
Questa narrazione storica seguirà il flusso degli eventi, partendo dal contesto pre-fondazione, analizzando in dettaglio il momento cruciale della nascita del club, attraversando le sfide dei primi decenni, compresa la Seconda Guerra Mondiale, esplorando l’età d’oro dell’innovazione con l’ascesa di una nuova generazione di maestri, e infine tracciando la sua inarrestabile espansione da fenomeno locale a istituzione marziale di fama mondiale. È la storia di come dodici uomini, e le generazioni che li hanno seguiti, hanno trasformato un’arte di sopravvivenza in un’eredità globale.
Prologo: Il Crogiolo Marziale di Cebu
All’alba del XX secolo, dopo secoli di dominazione spagnola e un breve ma intenso periodo di influenza americana, l’isola di Cebu nelle Filippine non era solo un fiorente centro commerciale e portuale. Era, senza alcuna contestazione, la capitale non ufficiale, il cuore pulsante e l’anima dell’Eskrima. Mentre in altre regioni dell’arcipelago le arti marziali native sopravvivevano in forme diverse, a Cebu l’Eskrima era una presenza viva, vibrante e, soprattutto, testata costantemente. Era un’arte temprata nel fuoco, praticata non come un hobby o uno sport, ma come una necessità vitale in una società dove le dispute venivano spesso risolte al di fuori delle aule di tribunale.
In questo periodo, che può essere considerato l’età d’oro degli eskrimadors, la scena marziale di Cebu era un mosaico affascinante e frammentato di stili, famiglie e maestri. Non esisteva un’unica “Eskrima”, ma decine di sistemi, ognuno gelosamente custodito e tramandato di padre in figlio o da maestro a un ristretto numero di discepoli fidati. Ogni stile aveva le sue peculiarità, i suoi segreti, le sue specializzazioni. C’erano maestri rinomati per la loro maestria nel combattimento a lunga distanza (Largo Mano), capaci di colpire un avversario senza mai entrare nel suo raggio d’azione. Altri erano temuti per la loro abilità nel combattimento a corta distanza (Corto Mano), un turbine di colpi, leve e controlli a distanza ravvicinata. Altri ancora erano considerati i massimi esponenti dell’elegante e mortale Espada y Daga.
Tra le famiglie e le scuole più influenti dell’epoca, spiccavano i Saavedra, con il loro stile considerato da molti il più sofisticato e completo; i Romo, noti per la loro potenza e aggressività; i Baculi, gli Alcontin e, naturalmente, i Cañete, una famiglia numerosa e rispettata che avrebbe giocato un ruolo centrale nella storia a venire. Questi non erano nomi astratti, ma clan di guerrieri la cui fama si estendeva per tutta la regione delle Visayas.
Il vero banco di prova di questi stili, la fornace che separava i veri maestri dai semplici praticanti, era il “Juego Todo”. Questa non era una competizione sportiva. Era una sfida senza esclusione di colpi, un duello d’onore con poche o nessuna regola. I combattimenti si svolgevano spesso a mani nude, ma più frequentemente con bastoni di rattan o di legno di Bahi, un legno durissimo e pesante. Non c’erano protezioni, né limiti di tempo, né punti. Il combattimento terminava solo quando uno dei due contendenti si arrendeva, veniva messo fuori combattimento o, in alcuni casi tragici, rimaneva ucciso. Il Juego Todo era l’espressione più pura e brutale della filosofia pragmatica dell’Eskrima: ciò che contava non era l’estetica, ma l’efficacia.
Questa cultura delle sfide, se da un lato garantiva un livello tecnico incredibilmente alto e un realismo totale, dall’altro creava un ambiente di perenne rivalità e tensione. I maestri erano spesso diffidenti l’uno dell’altro, restii a condividere le proprie conoscenze per paura che potessero essere usate contro di loro o i loro allievi. L’Eskrima rischiava di rimanere un’arte frammentata, un insieme di tesori individuali destinati a scomparire con la morte dei loro custodi.
Fu in questo contesto di eccellenza tecnica ma di profonda divisione che alcuni maestri iniziarono a concepire un’idea rivoluzionaria. L’idea che, unendo le forze, avrebbero potuto non solo preservare la loro arte, ma elevarla a un nuovo livello di rispetto e riconoscimento. L’idea che, mettendo in comune le loro diverse specialità, avrebbero potuto creare un sistema più completo e formidabile di qualsiasi stile individuale. Questo pensiero, questo seme di unità piantato nel fertile ma turbolento terreno dell’Eskrima di Cebu, era destinato a germogliare e a diventare il Doce Pares. Era l’inizio di una nuova era.
La Nascita di una Leggenda: La Fondazione del Doce Pares Club (1932)
La data è scolpita nella storia delle arti marziali filippine: 11 gennaio 1932. In quel giorno, in una modesta abitazione in via Patas a Cebu City, un gruppo dei più rispettati maestri di Eskrima della città si riunì per dare vita a un progetto senza precedenti. Il loro obiettivo era audace e visionario: fondare un club, un’associazione che avrebbe riunito sotto un unico stendardo i diversi stili e le diverse filosofie dell’arte, per creare un curriculum unificato, promuovere la disciplina e porre fine alle inutili e dannose rivalità.
La forza motrice dietro questa iniziativa fu Eulogio “Yoling” Cañete. Appartenente a una delle famiglie più in vista di Cebu, Eulogio non era solo un abile eskrimador, ma anche un uomo con una visione organizzativa e una capacità di leadership non comuni. Fu lui a tessere la tela diplomatica, a convincere i maestri, spesso diffidenti e orgogliosi, a mettere da parte le loro differenze per un bene superiore. Al suo fianco, in quel giorno storico, c’era un’assemblea di talenti marziali che rappresentava il meglio dell’Eskrima di Cebu.
Il gruppo dei padri fondatori era un vero e proprio “gotha” dell’arte. Sebbene il numero esatto e i nomi di tutti i presenti siano oggetto di lievi variazioni a seconda delle fonti storiche, alcune figure chiave sono universalmente riconosciute come i pilastri su cui fu edificato il club:
Lorenzo “Tatay Insong” Saavedra: Considerato da molti dei suoi pari il più grande eskrimador della sua generazione. Lorenzo Saavedra, dello stile Saavedra-De Campo, era un maestro leggendario, un combattente temuto e rispettato la cui abilità nel maneggiare la Espada y Daga era considerata ineguagliabile. Nonostante la sua natura schiva e riservata, la sua presenza e il suo contributo tecnico furono fondamentali. Il suo stile divenne una delle componenti principali del nascente curriculum del Doce Pares.
I Fratelli Cañete: Oltre a Eulogio, la famiglia Cañete contribuì con un numero impressionante di maestri di alto livello. Filemon “Momoy” Cañete, per esempio, era un esperto stratega e un profondo conoscitore delle forme e delle applicazioni a mani nude. La sua influenza sulla metodologia di insegnamento e sulla strutturazione delle tecniche fu immensa. Altri fratelli come Silvestre, Rufino e Tirso portarono le loro specifiche competenze, creando una solida base per il club.
Teodoro “Doring” Saavedra: Nipote di Lorenzo, Teodoro era un giovane prodigio, un combattente naturale la cui velocità, potenza e aggressività lo resero rapidamente uno dei campioni più formidabili del club. La sua abilità nel combattimento reale era una testimonianza vivente dell’efficacia del sistema.
Altri Maestri Fondatori: Accanto ai Saavedra e ai Cañete, c’erano altri maestri di spicco come Vicente “Inting” Atillo, Federico Saavedra, Maximo Cañete, Sulpicio Umpad e Andres Gador. Ognuno di loro portò in dote le proprie conoscenze, arricchendo il patrimonio tecnico del club e garantendo che il sistema Doce Pares fosse una sintesi completa e non il prodotto di un’unica scuola di pensiero.
La prima decisione cruciale fu la scelta del nome. Fu Eulogio Cañete a proporre “Doce Pares”. La scelta fu ispirata e carica di significato. Nella cultura filippina, profondamente permeata da secoli di influenza spagnola e cattolica, le storie dei “Dodici Pari di Francia”, i leggendari paladini dell’Imperatore Carlo Magno, erano ben note e ammirate. Questi dodici guerrieri erano il simbolo del coraggio, dell’abilità marziale insuperabile e della lealtà. Associare il nuovo club a questa leggenda fu un colpo di genio. Elevava l’Eskrima da una pratica di combattimento di strada a un’arte nobile, cavalleresca. Il nome implicava che i suoi membri, e in particolare i suoi fondatori, erano l’equivalente moderno di quell’élite di guerrieri. Il nome stesso era una dichiarazione di intenti: rappresentare l’apice dell’arte marziale filippina.
Eulogio Cañete fu eletto primo presidente, con Lorenzo Saavedra come maestro principale. La missione del club fu delineata chiaramente:
Unificazione e Sintesi: Creare un curriculum standardizzato che integrasse le migliori tecniche e i principi di tutti gli stili rappresentati dai maestri fondatori. Questo curriculum avrebbe coperto tutte le distanze e tutte le categorie di armi.
Preservazione: Mettere per iscritto e documentare le tecniche per assicurare che non andassero perdute, creando un archivio storico e tecnico per le generazioni future.
Promozione: Organizzare dimostrazioni, tornei e lezioni per promuovere l’Eskrima a un pubblico più vasto, migliorandone l’immagine e incoraggiandone la pratica come sport e come arte culturale.
La fondazione del Doce Pares Club non fu solo la nascita di una nuova scuola, ma un momento di svolta per tutte le arti marziali filippine. Per la prima volta, i più grandi maestri di una generazione avevano messo da parte l’individualismo per collaborare a un progetto comune. Avevano gettato le fondamenta non solo di un club, ma di un’istituzione che avrebbe portato l’eco dei bastoni di Cebu in ogni angolo del mondo. La leggenda era nata.
I Primi Decenni: Consolidamento, Sfide e Guerra (1932 – 1950)
Gli anni successivi alla fondazione furono un periodo di febbrile attività e consolidamento. Il Doce Pares Club divenne rapidamente il centro nevralgico dell’Eskrima a Cebu. Le sessioni di allenamento erano intense e servivano non solo a insegnare agli allievi, ma anche a permettere ai maestri di confrontarsi, scambiarsi idee e affinare il curriculum. Questo processo di sintesi non fu sempre facile. Immaginiamo questi uomini, ognuno un maestro supremo nel proprio stile, discutere animatamente sulla superiorità di una certa parata, sull’efficacia di un gioco di gambe o sull’applicazione di una leva. Fu da questo dialogo, a volte acceso ma sempre rispettoso, che emerse il “Doce Pares Original”, un sistema che integrava il Largo Mano, il Corto Mano, l’Espada y Daga, il combattimento a mani nude e l’uso di altre armi in un insieme coerente e formidabile.
Tuttavia, il prestigio crescente del Doce Pares non passò inosservato e presto attirò le attenzioni di altre scuole, dando vita a una delle rivalità più famose nella storia dell’Eskrima. A Cebu operava un altro gruppo molto rispettato, il Labangon Fencing Club, guidato da maestri di grande abilità. Tra le due scuole nacque una forte competizione, che andava oltre il semplice antagonismo sportivo. Era uno scontro di filosofie, di stili e di orgoglio. Questa rivalità culminò in una serie di memorabili sfide di Juego Todo, che divennero eventi di grande richiamo per tutti gli appassionati di arti marziali della regione.
In queste arene improvvisate, i campioni del Doce Pares ebbero modo di dimostrare il valore del loro sistema. Una delle stelle più brillanti di questo periodo fu senza dubbio Teodoro “Doring” Saavedra. Giovane, forte e dotato di un talento naturale quasi soprannaturale per il combattimento, Doring divenne l’alfiere del club. Le cronache dell’epoca raccontano di suoi duelli leggendari, in cui la sua velocità e la sua precisione lasciavano gli avversari senza scampo. La sua fama crebbe a tal punto da essere considerato uno dei più grandi combattenti che le Filippine avessero mai prodotto. Le vittorie di Doring e di altri campioni del Doce Pares consolidarono la reputazione del club come la scuola di Eskrima preminente di Cebu.
Questo periodo d’oro di crescita e affermazione fu però brutalmente interrotto dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e dalla successiva invasione giapponese delle Filippine nel 1941. La guerra rappresentò una prova terribile per il paese e per il club. Le attività ufficiali furono sospese, e molti dei suoi membri, spinti dal patriottismo e dal loro codice di guerrieri, si unirono ai movimenti di resistenza per combattere gli invasori.
In questo teatro di guerra reale, l’Eskrima del Doce Pares cessò di essere un’arte da duello per tornare alla sua essenza primordiale: un’arte di sopravvivenza. Gli eskrimadors usarono le loro abilità nel combattimento con il bolo (il macete) e a mani nude nelle giungle e nelle città, diventando temibili combattenti partigiani. Le loro conoscenze del terreno, la loro capacità di muoversi in silenzio e la loro maestria nel combattimento ravvicinato li resero avversari letali per le truppe di occupazione.
Tuttavia, la guerra pretese un prezzo altissimo. Molti membri del club persero la vita, e tra questi, una delle perdite più dolorose e tragiche fu quella di Teodoro “Doring” Saavedra. Catturato dai giapponesi, fu giustiziato. La sua morte fu un colpo devastante per il Doce Pares e per il mondo dell’Eskrima. Si spense così, prematuramente, uno dei suoi talenti più puri, un uomo che avrebbe potuto raggiungere vette ancora più alte.
Quando la guerra finì nel 1945, Cebu era in rovina, e il Doce Pares era un’ombra di se stesso. La sfida che si presentò a Eulogio Cañete e ai maestri sopravvissuti fu immensa: ricostruire il club dalle ceneri. Con tenacia e resilienza, riunirono i membri superstiti, reclutarono nuovi allievi e ripresero le attività. Il dopoguerra fu un periodo di lenta ma costante ricostruzione. L’esperienza della guerra aveva ulteriormente temprato lo spirito dei maestri, rafforzando la loro convinzione nell’efficacia e nel valore della loro arte. Sebbene ferito e privato di alcune delle sue figure più iconiche, il Doce Pares era sopravvissuto alla prova del fuoco. La fase successiva della sua storia sarebbe stata segnata non più dalla lotta per la sopravvivenza, ma da un’incredibile ondata di innovazione e dall’ascesa di una nuova, straordinaria generazione di maestri.
La Nuova Generazione e l’Evoluzione dello Stile (1950 – 1980)
Il periodo che va dal dopoguerra fino agli anni ’80 può essere considerato la seconda età dell’oro del Doce Pares, un’era di profonda evoluzione e trasformazione guidata da una nuova generazione di maestri che non si accontentarono di preservare l’arte dei loro predecessori, ma la spinsero verso nuovi e inesplorati orizzonti. Al centro di questa rivoluzione stilistica e metodologica si ergono due figure colossali, due membri della famiglia Cañete la cui influenza avrebbe definito il Doce Pares per il resto del secolo e oltre: Ciriaco “Cacoy” Cañete e Dionisio “Diony” Cañete.
L’Ascesa di Ciriaco “Cacoy” Cañete: L’Innovatore Combattente: Cacoy, il più giovane dei fratelli Cañete fondatori, era una forza della natura. Dotato di un fisico potente, di un’aggressività innata e, soprattutto, di una mente marziale inquieta e curiosa, Cacoy non fu mai un tradizionalista. Per lui, l’Eskrima non era un sistema chiuso e immutabile, ma un laboratorio in continua evoluzione. Fin da giovane, si distinse per la sua abilità nel combattimento reale, partecipando e vincendo innumerevoli sfide di Juego Todo, costruendosi una reputazione di combattente quasi invincibile.
La sua insaziabile curiosità lo portò a studiare altre arti marziali, una pratica non comune tra i maestri di Eskrima dell’epoca. Si immerse nello studio del Judo Kodokan, del Jujutsu, del Karate e persino dell’Aikido. Tuttavia, non si limitò ad apprendere queste discipline; le analizzò, ne scompose i principi e iniziò un processo geniale di fusione, integrando gli elementi che riteneva più efficaci nel suo stile di Eskrima.
Il suo contributo più significativo fu lo sviluppo e il perfezionamento del combattimento a Corta Distancia (Corto Mano). Mentre molti stili si concentravano sul gioco a lunga e media distanza, Cacoy portò il combattimento ravvicinato a un livello di sofisticazione mai visto prima. Sfruttando i principi delle arti marziali giapponesi, trasformò il combattimento corpo a corpo in una scienza. Introdusse un vasto arsenale di leve articolari, strangolamenti, proiezioni e sbilanciamenti, applicandoli non solo a mani nude, ma anche quando si maneggiava il bastone.
Questa fusione diede vita a una disciplina completamente nuova, che egli battezzò “Eskrido”. L’Eskrido è l’essenza del genio di Cacoy: un sistema ibrido che combina la fluidità e la letalità dei colpi dell’Eskrima con il controllo e le finalizzazioni del grappling giapponese. Nell’Eskrido, il bastone non è solo un’arma per colpire, ma anche una leva per proiettare un avversario, un gancio per controllarlo e uno strumento per applicare dolorose chiavi articolari. La sua famosa massima era: “Se il mio colpo va a segno, bene. Se viene bloccato, ancora meglio”, perché il contatto del blocco era l’inizio di una leva o di una proiezione.
Lo stile di Cacoy, così dinamico e innovativo, attirò un gran numero di allievi e la sua fama crebbe a livello internazionale. Fondò la sua propria organizzazione, la Cacoy Doce Pares World Federation, per promuovere la sua particolare interpretazione dell’arte.
L’Ascesa di Dionisio “Diony” Cañete: Lo Studioso Sistematizzatore: Se Cacoy era il rivoluzionario del tatami, suo nipote Dionisio, figlio del presidente fondatore Eulogio, fu il rivoluzionario della pedagogia e dell’organizzazione. Avvocato di professione, Diony possedeva una mente analitica, ordinata e una visione globale che andava ben oltre i confini di Cebu. Si rese conto che il Doce Pares, nella sua forma tradizionale, era un’arte immensa e complessa, difficile da trasmettere in modo sistematico, specialmente a studenti non filippini che non erano cresciuti in quella cultura marziale.
La sua missione divenne quella di catalogare, organizzare e sistematizzare l’enorme patrimonio tecnico del Doce Pares Original, quello che comprendeva gli stili di tutti i maestri fondatori. Per anni, Diony si dedicò a un lavoro titanico: intervistò i maestri anziani, documentò le tecniche, le analizzò e le suddivise in un curriculum logico e progressivo. Il risultato di questo sforzo monumentale fu la creazione del “Doce Pares Multi-Style System”.
Questo sistema fu una vera e propria innovazione didattica. Diony introdusse un sistema di gradi e cinture colorate, simile a quello del Karate e del Judo, che permetteva agli studenti di avere obiettivi chiari e di misurare i propri progressi. Strutturò il curriculum in modo che ogni livello introducesse nuove tecniche e concetti in modo graduale, partendo dalle basi del bastone singolo per poi passare al doppio bastone, all’Espada y Daga, alle mani nude e così via. Creò le Anyo (forme), sequenze preordinate di movimenti che aiutavano gli studenti a interiorizzare le tecniche e a sviluppare il flusso. Standardizzò la terminologia e scrisse libri e manuali che divennero i testi di riferimento per praticanti di tutto il mondo.
Il “Multi-Style System” non era un nuovo stile, ma l’organizzazione enciclopedica del Doce Pares originale, rendendolo accessibile, insegnabile e comprensibile a chiunque, in qualsiasi parte del mondo. Mentre Cacoy apriva nuove frontiere tecniche, Diony costruiva le autostrade su cui quella conoscenza poteva viaggiare.
La Divergenza degli Stili: Inevitabilmente, queste due diverse direzioni evolutive portarono a una divergenza. Il mondo del Doce Pares si divise, di fatto, in due grandi correnti principali. Da una parte, il Cacoy Doce Pares, focalizzato sullo stile unico e innovativo del suo fondatore, con un’enfasi sul Corto Mano e sull’Eskrido. Dall’altra, il Doce Pares Multi-Style System, promosso da Diony Cañete, che rappresentava la continuità con il sistema composito dei fondatori, ma presentato in una veste moderna e sistematica.
È importante notare che, sebbene non siano mancate le rivalità e i disaccordi, tipici di ogni grande movimento marziale, questa non fu una scissione ostile nel senso di una rottura insanabile. Fu piuttosto una naturale biforcazione del fiume, con due rami che, pur originando dalla stessa sorgente, iniziarono a scorrere in direzioni parallele, ognuno con la propria identità e il proprio percorso. Entrambe le visioni, quella dell’innovatore combattente e quella dello studioso sistematizzatore, si rivelarono fondamentali per la fase successiva della storia del Doce Pares: la sua conquista del mondo.
L’Espansione Globale e l’Età Moderna (1980 – Oggi)
Gli anni ’70 e ’80 segnarono l’inizio di una nuova, entusiasmante fase per il Doce Pares: la sua transizione da tesoro marziale di Cebu a fenomeno globale. Questo processo fu alimentato dalla visione e dagli sforzi instancabili dei suoi leader, in particolare di Dionisio e Cacoy Cañete, che compresero che il futuro della loro arte risiedeva nella sua diffusione internazionale.
Il primo passo fu quello di portare il Doce Pares negli Stati Uniti, che in quel periodo stavano vivendo un vero e proprio boom delle arti marziali. Pionieri come il Gran Maestro Dong Cuesta, uno degli allievi di più alto grado, si trasferirono in America e iniziarono a insegnare, aprendo le prime scuole e gettando le basi per la crescita futura. Poco dopo, lo stesso Diony Cañete e Cacoy Cañete iniziarono a viaggiare regolarmente, tenendo seminari e dimostrazioni che lasciavano il pubblico occidentale a bocca aperta. Gli studenti americani, abituati alle arti marziali a mani nude, rimasero affascinati dalla velocità, dalla fluidità e dalla spaventosa efficacia del combattimento con le armi filippino. La logica, la coerenza e l’applicabilità pratica del Doce Pares ne fecero un successo immediato.
Dagli Stati Uniti, l’onda si propagò rapidamente ad altri continenti. L’Europa, l’Australia e altre parti dell’Asia iniziarono a ospitare seminari e a vedere la nascita di nuove scuole. Un ruolo cruciale in questa espansione fu giocato dagli studenti di alto livello, sia filippini che occidentali, che, una volta raggiunta la maestria, divennero essi stessi ambasciatori dell’arte nei loro paesi d’origine. La struttura del “Multi-Style System” di Diony Cañete si rivelò particolarmente efficace in questo contesto, fornendo un modello chiaro e replicabile per l’apertura di nuove scuole e la formazione di nuovi istruttori.
Parallelamente alla diffusione dell’insegnamento, Dionisio Cañete coltivava un altro grande sogno: trasformare l’Eskrima in uno sport da competizione riconosciuto a livello mondiale, con regole standardizzate e tornei internazionali, sulla falsariga del Karate o del Taekwondo. Questo sogno si concretizzò nel 1987 con la fondazione della World Eskrima Kali Arnis Federation (WEKAF). La WEKAF non era un’organizzazione legata esclusivamente al Doce Pares, ma un organo di governo aperto a tutti gli stili di arti marziali filippine. La sua missione era quella di promuovere l’aspetto sportivo dell’arte attraverso competizioni di combattimento con bastone (con l’uso di protezioni come casco e corpetto) e di forme.
Il primo Campionato del Mondo WEKAF si tenne a Cebu nel 1989 e fu un successo strepitoso, attirando praticanti da tutto il mondo. Questo evento fu un punto di svolta. Non solo diede all’Eskrima una visibilità mediatica senza precedenti, ma creò anche una comunità globale, un luogo dove praticanti di stili diversi potevano incontrarsi, competere e scambiarsi conoscenze in uno spirito di amicizia e rispetto. Diony Cañete, con la sua visione e le sue capacità diplomatiche, era riuscito a realizzare uno degli obiettivi originali dei fondatori del Doce Pares: unire il mondo dell’Eskrima.
Nel frattempo, anche il Cacoy Doce Pares continuava la sua espansione, promuovendo il suo stile unico e organizzando i propri tornei, che spesso includevano anche competizioni di Eskrido. La fama del Gran Maestro Cacoy Cañete, mantenutasi intatta anche in età avanzata, continuava ad attrarre studenti da ogni parte del globo, desiderosi di imparare direttamente da una leggenda vivente.
Con l’arrivo del XXI secolo, il Doce Pares era ormai saldamente affermato come una delle arti marziali più importanti e rispettate al mondo. Le sue organizzazioni principali, la Doce Pares World Headquarters (Multi-Style) e la Cacoy Doce Pares World Federation, contavano migliaia di membri e centinaia di scuole affiliate in decine di paesi.
Gli ultimi anni hanno visto la scomparsa di molte delle figure leggendarie che hanno scritto questa storia. Il Gran Maestro Ciriaco “Cacoy” Cañete è venuto a mancare nel 2016, all’età di 96 anni, dopo aver dedicato l’intera sua vita all’arte. Il Supreme Grandmaster Dionisio “Diony” Cañete lo ha seguito nel 2021. La loro scomparsa ha segnato la fine di un’era, ma la loro eredità è più viva che mai. La leadership delle organizzazioni è passata alla generazione successiva di maestri, molti dei quali sono i figli e i nipoti dei grandi maestri del passato, assicurando la continuità della tradizione familiare che è sempre stata al cuore del Doce Pares.
L’eredità storica del Doce Pares è immensa e poliedrica.
A livello tecnico, ha creato un sistema di combattimento tra i più completi ed efficaci mai concepiti, sintetizzando e innovando costantemente.
A livello culturale, ha giocato un ruolo fondamentale nel salvare dall’oblio molti stili e tecniche dell’Eskrima, preservando un patrimonio inestimabile dell’identità filippina.
A livello globale, è stato il principale motore della popolarizzazione delle arti marziali filippine in tutto il mondo, aprendo la strada a innumerevoli altri stili e maestri.
A livello sportivo, ha trasformato l’Eskrima in una disciplina competitiva internazionale, dandole la dignità e il riconoscimento che merita.
Conclusione: Il Flusso della Storia
Ripercorrere la storia del Doce Pares significa assistere a una straordinaria narrazione di evoluzione. È un viaggio che parte dalle strade polverose di Cebu, dove i duelli erano una questione di vita o di morte, e arriva alle arene illuminate dei campionati mondiali. È la storia di come un’arte marziale, nata dalla necessità di sopravvivere, sia stata trasformata dalla visione e dalla collaborazione in un movimento globale.
Il tema centrale di questa saga è un equilibrio dinamico tra conflitto e cooperazione, tra tradizione e innovazione. Le rivalità con le altre scuole e le sfide di Juego Todo hanno spinto i maestri del Doce Pares a perfezionare costantemente le loro tecniche. La collaborazione tra i fondatori ha permesso di creare un sistema più ricco e completo di qualsiasi stile individuale. La tradizione, rappresentata dal patrimonio dei maestri originali, ha fornito una solida base, mentre l’innovazione, incarnata da figure come Cacoy Cañete, ha assicurato che l’arte rimanesse viva, relevante e in continua evoluzione.
La storia del Doce Pares è la prova che un’arte marziale è un organismo vivente. Respira, cresce, si adatta e cambia con le generazioni. Il “flusso della storia”, come il flusso del combattimento, non si ferma mai. Oggi, mentre una nuova generazione di praticanti in tutto il mondo indossa la maglietta con il logo del Doce Pares e impugna un bastone di rattan, non sta semplicemente praticando una serie di tecniche. Sta diventando parte di questa storia, un nuovo anello nella catena che collega il loro presente al coraggio, alla visione e allo spirito indomito di quei “Dodici Pari” che, in un giorno di gennaio del 1932, decisero di creare una leggenda.
IL FONDATORE
La domanda “Chi è il fondatore del Doce Pares?” è, nella sua apparente semplicità, profondamente complessa e conduce al cuore stesso dell’identità unica di quest’arte. A differenza di molte altre discipline marziali, la cui origine è inequivocabilmente legata a un singolo patriarca visionario — si pensi a Jigoro Kano per il Judo, a Morihei Ueshiba per l’Aikido, o a Gichin Funakoshi per il Karate Shotokan — la storia del Doce Pares non segue questo modello. Non esiste un “unico fondatore” nel senso tradizionale del termine. La sua nascita non fu l’atto creativo di un singolo individuo, ma un evento corale, un’opera sinfonica composta e orchestrata da un concilio di maestri, un vero e proprio pantheon di eskrimadors leggendari.
Pertanto, per rispondere in modo esaustivo e storicamente accurato, dobbiamo abbandonare l’idea di un singolo creatore e abbracciare il concetto di “padri fondatori”. Il Doce Pares è il frutto di un’alleanza, una fusione di conoscenze, stili e filosofie che prima della sua nascita erano frammentati e spesso in conflitto. La vera genialità della sua fondazione non risiede nell’invenzione di nuove tecniche, ma nell’atto rivoluzionario di unificare e sistematizzare un patrimonio marziale preesistente, immenso e prezioso.
Questo capitolo si prefigge di esplorare in profondità le figure chiave di questa fondazione collettiva, analizzando non solo i loro nomi, ma le loro storie, le loro personalità, le loro specialità tecniche e, soprattutto, il ruolo specifico che ciascuno ha giocato in questo straordinario progetto. Sebbene il club sia stato fondato da un gruppo, due correnti principali, rappresentate da due famiglie, ne costituirono le colonne portanti: la visione organizzativa, la leadership e la coesione della famiglia Cañete, e l’incomparabile profondità tecnica e il prestigio marziale della famiglia Saavedra.
Analizzeremo in dettaglio la figura di Eulogio “Yoling” Cañete, l’architetto, il diplomatico e il primo presidente, l’uomo la cui visione ha dato una struttura e uno scopo al movimento. Ci immergeremo poi nella figura quasi mitica di Lorenzo “Tatay Insong” Saavedra, il genio tecnico, l’anima marziale del club, il maestro dei maestri la cui conoscenza ha costituito il nucleo del curriculum originale. Infine, renderemo onore agli altri pilastri fondamentali, come Filemon “Momoy” Cañete e Teodoro “Doring” Saavedra, la cui importanza fu cruciale per il successo e la reputazione del nascente sistema. La storia del “fondatore” del Doce Pares è, in realtà, la storia di molti fondatori, uniti da un obiettivo comune: creare la più grande e completa scuola di Eskrima che il mondo avesse mai visto.
Eulogio “Yoling” Cañete: L’Architetto e il Visionario
Se si dovesse, per convenzione, indicare un singolo nome come principale artefice della nascita del Doce Pares, quel nome sarebbe senza dubbio Eulogio “Yoling” Cañete (1898-1988). Sebbene non fosse necessariamente il combattente più temuto o il tecnico più innovativo del gruppo, Eulogio possedeva una combinazione di qualità che lo resero l’uomo giusto al momento giusto: era un visionario, un organizzatore eccezionale e un leader carismatico. Fu lui il catalizzatore, il perno attorno al quale i diversi e spesso discordanti elementi della scena marziale di Cebu poterono finalmente aggregarsi. Se Lorenzo Saavedra fu l’anima tecnica del Doce Pares, Eulogio Cañete ne fu la mente strategica e il cuore pulsante.
Profilo e Contesto Familiare: Eulogio Cañete nacque a San Fernando, Cebu, in una famiglia numerosa e rispettata. I Cañete non erano solo noti per la loro passione per l’Eskrima, praticata da quasi tutti i membri maschi della famiglia, ma godevano anche di una certa influenza nella comunità. Questo background si rivelò fondamentale. A differenza di molti altri maestri, che provenivano da contesti più umili e la cui vita era interamente dedicata alla pratica e all’insegnamento informale dell’arte, Eulogio aveva una prospettiva più ampia. Possedeva un’istruzione e una familiarità con le dinamiche sociali e organizzative che gli permisero di pensare in grande.
Fin da giovane, insieme ai suoi numerosi fratelli, si immerse nello studio dell’Eskrima, apprendendo da diversi maestri e sviluppando una solida competenza. Tuttavia, la sua vera vocazione non era quella del duellante da Juego Todo, ma quella del promotore e dell’organizzatore. Osservando la scena dell’Eskrima di Cebu, vedeva un potenziale immenso soffocato dalla frammentazione. Vedeva maestri di talento invecchiare senza trasmettere la loro arte in modo sistematico, stili straordinari destinati a scomparire, e rivalità inutili che impedivano la crescita e il riconoscimento dell’Eskrima come un’arte marziale degna di rispetto nazionale e internazionale.
La Visione dell’Unità: La visione di Eulogio era tanto semplice quanto rivoluzionaria per l’epoca: trasformare l’Eskrima da un insieme di “segreti di famiglia” a un’istituzione culturale e sportiva. Sognava un’organizzazione che potesse:
Standardizzare l’insegnamento: Creare un curriculum di base che garantisse a tutti gli studenti una formazione completa e di alta qualità.
Promuovere la fratellanza: Sostituire la cultura della sfida e della rivalità con uno spirito di collaborazione e di rispetto reciproco tra i maestri.
Ottenere riconoscimento: Portare l’Eskrima fuori dalle retrovie e dai combattimenti clandestini, presentandola al pubblico come una disciplina legittima, un’arte filippina paragonabile al Judo giapponese o al Kung Fu cinese.
Preservare la conoscenza: Creare un archivio vivente delle tecniche, assicurando che il patrimonio accumulato in secoli di pratica non andasse perduto.
Questa visione era in netto contrasto con la mentalità prevalente, che vedeva nella segretezza una forma di protezione e di vantaggio competitivo. Eulogio, al contrario, capì che la vera forza risiedeva nella condivisione e nell’unità.
Le Abilità Diplomatiche e la Creazione del Club: Mettere in pratica questa visione richiese un’abilità diplomatica straordinaria. Il compito più difficile fu convincere maestri leggendari come Lorenzo Saavedra, uomini di un’altra generazione, profondamente radicati nella tradizione della segretezza e della rivalità, a unirsi al progetto. Saavedra era noto per essere un uomo schivo, che raramente insegnava al di fuori della sua stretta cerchia. Il fatto che Eulogio Cañete sia riuscito a ottenere non solo la sua partecipazione, ma anche il suo impegno come maestro di punta del club, è una testimonianza delle sue incredibili doti di persuasione.
Eulogio non si presentò come un superiore, ma come un pari. Fece appello al loro orgoglio, al loro amore per l’arte e alla loro preoccupazione per il suo futuro. Usò la sua influenza e quella della sua famiglia per creare un’atmosfera di fiducia. La sua proposta era chiara: ognuno avrebbe mantenuto il proprio stile e la propria identità, ma avrebbe contribuito con le proprie conoscenze a un “sistema dei sistemi” più grande. Fu lui a ospitare le riunioni iniziali, a redigere lo statuto del club e a gestire tutta la complessa logistica organizzativa che portò alla fondazione ufficiale del Doce Pares l’11 gennaio 1932. La sua elezione a primo presidente fu una scelta naturale e unanime.
Il Ruolo di Presidente e la Guida attraverso le Crisi: La presidenza di Eulogio Cañete durò per oltre cinquant’anni, un periodo durante il quale guidò il club con mano ferma e saggia attraverso periodi di grande successo e di terribili avversità. Durante i primi anni, fu lui a gestire le relazioni esterne, a organizzare le dimostrazioni e a mediare le inevitabili tensioni interne tra i maestri.
Il suo ruolo divenne ancora più cruciale durante la Seconda Guerra Mondiale. Con l’invasione giapponese, il club fu costretto a sciogliersi, e la sua stessa sopravvivenza fu messa a rischio. Eulogio, come molti altri, soffrì personalmente durante la guerra, ma non perse mai la speranza. Appena terminato il conflitto, si mise immediatamente al lavoro per ricostruire ciò che era andato distrutto. Radunò i membri sopravvissuti, onorò la memoria dei caduti e, con risorse limitate ma con una determinazione incrollabile, fece rinascere il Doce Pares. Questa capacità di guidare non solo nei tempi buoni, ma soprattutto in quelli difficili, è il marchio di un vero leader.
L’Eredità Organizzativa: Eulogio “Yoling” Cañete si spense nel 1988, lasciando un’eredità che va ben oltre le sue pur notevoli abilità marziali. La sua vera genialità non risiedeva nella creazione di una nuova tecnica di combattimento, ma nella creazione di una struttura, di un’istituzione, di una comunità. Senza la sua visione, la sua diplomazia e la sua instancabile dedizione, l’incontro di quei leggendari maestri nel 1932 sarebbe stato probabilmente impossibile, o si sarebbe risolto in un fallimento a breve termine.
Ha insegnato al mondo dell’Eskrima che la collaborazione poteva essere più potente della rivalità. Ha dato al Doce Pares una spina dorsale organizzativa che gli ha permesso non solo di sopravvivere ai suoi fondatori, ma di crescere e prosperare fino a diventare un fenomeno globale. Se il Doce Pares è una casa solida e imponente, Eulogio Cañete è stato l’architetto che ne ha disegnato il progetto, ha gettato le fondamenta e ha supervisionato la costruzione, mattone dopo mattone. Per questo motivo, pur nel contesto di una fondazione collettiva, egli merita a pieno titolo l’appellativo di “Padre del Doce Pares”.
Lorenzo “Tatay Insong” Saavedra: Il Maestro dei Maestri, l’Anima Tecnica
Se Eulogio Cañete fu la mente e il motore organizzativo del Doce Pares, Lorenzo “Tatay Insong” Saavedra (1852-1944) ne fu indiscutibilmente l’anima tecnica, la sorgente primigenia di conoscenza marziale da cui il club attinse a piene mani. Figura quasi mitologica nella storia dell’Eskrima, Saavedra rappresenta un ponte vivente con le radici più antiche e letali dell’arte. La sua partecipazione al progetto Doce Pares non fu solo un contributo, ma una legittimazione. La sua presenza garantiva che il nuovo sistema non fosse una semplice invenzione moderna, ma che fosse saldamente ancorato alla tradizione più profonda e rispettata del combattimento filippino.
Una Figura Leggendaria e Rispettata: A differenza dei Cañete, figure pubbliche e ben inserite nel tessuto sociale di Cebu, Lorenzo Saavedra era un uomo di un’altra pasta. Era un maestro della vecchia scuola, un purista dell’arte, la cui vita era avvolta da un’aura di mistero e di rispetto quasi reverenziale. “Tatay Insong”, come veniva affettuosamente chiamato (“Tatay” significa padre in cebuano), era già un uomo anziano all’epoca della fondazione del Doce Pares, ma la sua reputazione era all’apice. Era considerato da molti dei suoi contemporanei, inclusi i suoi rivali, come il più abile e completo eskrimador vivente.
Le storie sulla sua abilità erano leggenda. Si diceva che la sua velocità fosse tale che i suoi colpi non potevano essere visti, che la sua comprensione della distanza e del tempo fosse quasi soprannaturale, e che la sua maestria nell’uso combinato di spada e pugnale fosse qualcosa di mai visto prima. Non era un uomo che cercava la notorietà; la sua fama era il risultato diretto della sua abilità, dimostrata in innumerevoli sfide e incontri informali nel corso di una lunga vita dedicata esclusivamente all’arte. La sua era un’autorità che non derivava da un titolo o da una posizione, ma dal riconoscimento unanime della sua superiorità marziale.
Il Lignaggio e lo Stile: Saavedra-De Campo: Lorenzo Saavedra era il depositario di uno degli stili più antichi e sofisticati di Cebu, il Tangko-Saavedra, che in seguito influenzò fortemente lo stile De Campo. Le sue radici marziali affondavano in un’epoca in cui l’Eskrima era ancora primariamente un’arte da lama, e questa origine era evidente nella sua tecnica. Il suo stile era caratterizzato da un’eleganza letale, da un’economia di movimento assoluta e da una profonda comprensione dei principi geometrici e biomeccanici del combattimento.
La sua più grande specialità, il campo in cui era considerato un genio assoluto, era l’Espada y Daga. Questa modalità, che prevede l’uso simultaneo di un’arma lunga (la “spada”, rappresentata dal bastone) nella mano dominante e di un’arma corta (il “pugnale”) nella mano non dominante, è una delle più complesse e difficili da padroneggiare in tutte le arti marziali. Nelle mani di Saavedra, diventava una sinfonia di movimento. La mano armata di spada creava le aperture, controllava la distanza e sferrava gli attacchi principali, mentre la mano con il pugnale agiva come una guardia mobile, parando, controllando, intrappolando l’arma dell’avversario e sferrando colpi a sorpresa a distanza ravvicinata. La sua capacità di coordinare le due armi in modo indipendente ma sinergico era, secondo i testimoni, ipnotica e insuperabile.
Il Contributo Fondamentale al Curriculum del Doce Pares: L’importanza di Lorenzo Saavedra come “fondatore tecnico” non può essere sopravvalutata. Molti degli altri maestri fondatori del Doce Pares, inclusi alcuni membri della famiglia Cañete, erano stati suoi allievi diretti o erano stati profondamente influenzati dal suo stile. Quando il club iniziò il processo di sintesi e di creazione del curriculum, le tecniche, i concetti e i metodi di allenamento di “Tatay Insong” ne divennero la spina dorsale.
Fu lui a introdurre e a perfezionare l’insegnamento di molti dei principi chiave che oggi definiscono il Doce Pares:
La sensibilità e il controllo nel Corto Mano.
I principi di “angling” e di gioco di gambe per creare posizioni dominanti.
Le intricate tecniche di disarmo, leva e controllo.
Soprattutto, la struttura completa dell’Espada y Daga, che divenne uno dei fiori all’occhiello del sistema.
La sua influenza fu così pervasiva che si può affermare che il “Doce Pares Original” era, in larga misura, una sistematizzazione e un’organizzazione dell’Eskrima di Lorenzo Saavedra, arricchita e completata dai contributi degli altri maestri.
Un Genio Riluttante: Nonostante il suo ruolo cruciale, Saavedra non fu mai un uomo d’organizzazione. La sua partecipazione al Doce Pares fu quella di un “guru”, di un consulente tecnico supremo, piuttosto che quella di un amministratore. Era un uomo della vecchia guardia, che probabilmente vedeva con un certo scetticismo l’idea di rendere l’arte così “pubblica” e strutturata. La sua decisione di unirsi al progetto e di condividere la sua preziosissima conoscenza fu un atto di fiducia straordinario nei confronti di Eulogio Cañete e una dimostrazione del suo profondo amore per l’arte, un amore che alla fine prevalse sulla sua natura riservata.
La sua presenza diede al club una credibilità immediata e inattaccabile. Nessuno poteva mettere in dubbio la qualità tecnica del Doce Pares se il grande Lorenzo Saavedra ne era il maestro di punta. Egli fu il sigillo di garanzia, la prova vivente che il nuovo sistema era radicato nella tradizione più autentica e formidabile dell’Eskrima.
L’Eredità Tecnica: Lorenzo Saavedra morì nel 1944, durante l’occupazione giapponese. Non visse abbastanza per vedere l’incredibile espansione globale dell’arte che aveva contribuito a creare. Tuttavia, la sua eredità è immortale. Ogni volta che uno studente di Doce Pares pratica una tecnica di Espada y Daga, esegue un disarmo complesso o applica un principio di controllo a corta distanza, sta, consapevolmente o meno, rendendo omaggio al genio di “Tatay Insong”.
Se Eulogio Cañete costruì l’arca, Lorenzo Saavedra fu colui che la riempì con le specie più preziose del mondo marziale filippino, assicurando che potessero sopravvivere e prosperare per le generazioni a venire. La sua figura, anche se meno celebrata a livello organizzativo, è quella di un co-fondatore essenziale, l’indiscusso patriarca tecnico del Doce Pares.
Gli Altri Pilastri Fondamentali: Un Pantheon di Maestri
Sebbene Eulogio Cañete e Lorenzo Saavedra rappresentino i due poli principali — organizzativo e tecnico — della fondazione del Doce Pares, l’edificio non si sarebbe retto senza il contributo fondamentale di altri pilastri, maestri che con le loro specifiche competenze e il loro carisma hanno arricchito il sistema e ne hanno garantito il successo iniziale. Ignorare il loro ruolo significherebbe avere una visione incompleta e riduttiva della natura corale di questa grande impresa marziale.
Filemon “Momoy” Cañete: Il Metodologo e lo Stratega: Filemon “Momoy” Cañete (1904-1995), uno dei fratelli minori di Eulogio, fu una figura di importanza capitale, spesso descritto come il ponte tra il genio quasi istintivo di Lorenzo Saavedra e la necessità di creare un curriculum strutturato e insegnabile. Se Saavedra era l’arte, Momoy fu uno dei primi a chiedersi come quell’arte potesse essere scomposta, analizzata e trasmessa efficacemente a uno studente.
Era un uomo dal pensiero profondo e analitico, un vero stratega dell’Eskrima. Passò innumerevoli ore a osservare, praticare e decostruire le tecniche dei grandi maestri, inclusi Saavedra e i suoi stessi fratelli. Il suo contributo si concentrò su diversi aspetti cruciali:
Sviluppo di Metodi di Allenamento: A Momoy Cañete viene attribuita la creazione o la sistematizzazione di molti dei drills fondamentali (sayaw o sinawali) che sono ancora oggi il cuore della pratica del Doce Pares. Capì che la maestria non derivava solo dalla pratica del combattimento libero, ma dalla ripetizione costante di schemi motori che sviluppavano coordinazione, tempismo e fluidità. I suoi esercizi a due bastoni, per esempio, non erano solo spettacolari, ma erano progettati per allenare la mano non dominante e creare una difesa impenetrabile.
Maestria nelle Mani Nude: Mentre molti eskrimadors si concentravano quasi esclusivamente sulle armi, Momoy fu uno dei grandi esperti delle applicazioni a mani nude (Pangamot). Fu uno dei primi a formalizzare la stretta connessione tra le tecniche con il bastone e quelle senza, dimostrando come un blocco, un colpo o una leva con l’arma potessero essere tradotti direttamente in movimenti del corpo. Il suo sistema di mani nude era pratico, diretto e perfettamente integrato con il resto del curriculum.
L’Arte della Lama Corta: Era anche un rinomato esperto nell’uso del baraw (il pugnale) e di altre armi da taglio di piccole dimensioni, un aspetto dell’arte spesso trascurato ma di vitale importanza per la difesa personale.
L’eredità di “Momoy” Cañete è quella di un grande insegnante e metodologo. Fu uno dei principali architetti del “come si insegna” il Doce Pares. La sua capacità di analizzare, organizzare e trasmettere la conoscenza fu un complemento indispensabile alla visione di suo fratello Eulogio e alla genialità tecnica di Saavedra.
Teodoro “Doring” Saavedra: Il Campione e la Leggenda: Teodoro “Doring” Saavedra, nipote del grande Lorenzo, rappresenta un altro tipo di fondatore: il “fondatore attraverso l’azione”, il campione la cui abilità in combattimento divenne la prova vivente e inconfutabile della superiorità del sistema Doce Pares. In un’epoca in cui la reputazione di una scuola dipendeva direttamente dai risultati dei suoi combattenti nelle sfide di Juego Todo, il ruolo di Doring fu assolutamente cruciale.
Era un prodigio, un combattente nato. Possedeva una combinazione esplosiva di velocità, potenza, aggressività e un istinto quasi animale per il combattimento. Divenne rapidamente il principale alfiere del Doce Pares nelle arene informali di Cebu. Le sue vittorie contro i campioni di altre scuole non erano solo trionfi personali, ma vittorie per l’intero club. Ogni volta che Doring sconfiggeva un avversario, dimostrava al mondo che l’approccio unificato e sintetico del Doce Pares era vincente. Cimentò la reputazione del club, attirò nuovi studenti e mise a tacere gli scettici.
Il suo stile di combattimento era diretto, intenso e incredibilmente efficace. Non era un tecnico puro come suo zio Lorenzo, né uno stratega come Momoy; era un guerriero, un finalizzatore. La sua tragica e prematura morte durante la Seconda Guerra Mondiale lo trasformò in una figura leggendaria, un martire per la causa. La sua storia viene ancora oggi raccontata per ispirare le nuove generazioni di praticanti. Doring Saavedra non contribuì con teorie o metodi di insegnamento, ma con qualcosa di altrettanto prezioso: il sudore, il sangue e le vittorie che forgiarono la leggenda del Doce Pares sul campo di battaglia.
Il Pantheon Collettivo: Oltre a queste figure di spicco, è fondamentale ricordare che il Doce Pares nacque dallo sforzo collettivo di un gruppo più ampio. Altri fratelli Cañete, come Silvestre, Rufino e in seguito il giovane Ciriaco “Cacoy”, portarono le loro energie e le loro abilità. Maestri come Vicente “Inting” Atillo, proveniente da una famiglia con un proprio stile distinto (Atillo Balintawak), contribuirono con la loro prospettiva unica, arricchendo ulteriormente il patrimonio del club.
Ciascuno di questi uomini, anche quelli i cui nomi sono meno noti alla storia, portò un pezzo del mosaico. C’era chi era esperto nel dumog (la lotta filippina), chi nel maneggio del bolo, chi in particolari forme di gioco di gambe. Il Doce Pares originale fu il risultato della fusione di tutte queste competenze. È questo il vero significato del suo nome: non solo i “Dodici Pari” come simbolo di eccellenza, ma anche come rappresentazione di un’unione di forze diverse che collaborano per un unico scopo.
Conclusione: L’Eredità di una Fondazione Collettiva
In definitiva, la storia della fondazione del Doce Pares ci insegna una lezione profonda sull’essenza della creazione e della leadership. Ci dimostra che un’eredità duratura può nascere non solo dalla visione di un singolo genio, ma anche, e forse in modo ancora più potente, dalla sinergia di un gruppo di individui eccezionali. Il “fondatore” del Doce Pares non fu una persona, ma un’idea: l’idea che l’unità potesse trionfare sulla divisione, che la conoscenza condivisa fosse più preziosa di quella segreta, e che il futuro di un’arte dipendesse dalla capacità dei suoi maestri di guardare oltre i propri interessi personali.
Questa idea fu incarnata da un’alleanza quasi perfetta di talenti complementari. Ci fu la visione e la leadership di Eulogio Cañete, senza la quale il progetto non sarebbe mai decollato. Ci fu la profondità tecnica e la legittimità marziale di Lorenzo Saavedra, senza la quale il sistema non avrebbe avuto la sua anima. Ci fu l’intelligenza metodologica di Filemon Cañete, senza la quale l’arte sarebbe rimasta inaccessibile. E ci fu la validazione sul campo di Teodoro Saavedra, senza la quale la reputazione del club non si sarebbe consolidata così rapidamente.
Ognuno di questi uomini, insieme agli altri maestri fondatori, fu una colonna portante indispensabile. Rimuoverne anche solo una avrebbe compromesso l’intera struttura. Comprendere questa fondazione collettiva è quindi la chiave per capire perché il Doce Pares è, per sua natura, un “Multi-Style System”. La sua diversità interna non è un difetto, ma la sua più grande forza, un riflesso diretto della sua origine corale. Il vero fondatore del Doce Pares, quindi, non è una persona da idolatrare, ma uno spirito da emulare: lo spirito di collaborazione, di rispetto per le diverse competenze e di dedizione a un bene comune più grande di qualsiasi individuo. Questa è la lezione più importante che i patriarchi del Doce Pares hanno lasciato in eredità al mondo delle arti marziali.
MAESTRI FAMOSI
Un’arte marziale, in ultima analisi, non è un’entità astratta definita solo da tecniche e principi. È un organismo vivente, una tradizione pulsante il cui carattere, la cui profondità e la cui stessa anima sono plasmati dagli uomini e dalle donne che la incarnano. La vera ricchezza del Doce Pares non risiede solo nel suo vasto e sofisticato curriculum, ma nella straordinaria galleria di maestri e atleti che ne hanno scritto la storia. Ognuno di loro, con la propria personalità unica, il proprio genio marziale e la propria visione del mondo, ha contribuito a scolpire il volto dell’arte come la conosciamo oggi.
Questo capitolo si prefigge di andare oltre una semplice elencazione di nomi. Sarà un’immersione profonda nelle vite e nelle eredità di queste figure iconiche, un tentativo di dipingere ritratti a tutto tondo che ne catturino non solo l’abilità tecnica, ma anche lo spirito, le motivazioni e l’impatto duraturo. Non si tratta di una lista, ma di una narrazione, un viaggio attraverso le generazioni per incontrare i portatori della fiamma del Doce Pares.
Esploreremo le figure leggendarie della fondazione, analizzandole non più solo come creatori di un’istituzione, ma come maestri supremi nel loro diritto individuale, guerrieri la cui fama era forgiata nel combattimento reale. Ci soffermeremo a lungo sui due colossi della seconda generazione, i grandi innovatori che hanno traghettato l’arte nell’era moderna, trasformandone la metodologia e proiettandola sulla scena mondiale. Renderemo omaggio agli ambasciatori e ai maestri contemporanei che continuano a portare la torcia nei cinque continenti, assicurando che la tradizione non solo sopravviva, ma continui a evolversi. Infine, volgeremo lo sguardo all’arena sportiva, per conoscere gli atleti e i campioni che oggi testano e dimostrano l’efficacia del Doce Pares nel contesto competitivo globale. Questa è la storia del Doce Pares raccontata attraverso i suoi protagonisti più illustri, una galassia di stelle che illumina il firmamento delle arti marziali filippine.
Le Leggende della Fondazione: I Primi Grandi Maestri
Anche se abbiamo già incontrato i padri fondatori nel contesto storico della nascita del club, è qui che li analizzeremo come individui, come maestri la cui abilità personale era la vera moneta corrente nel mondo spietato dell’Eskrima prebellica. La loro leggenda non nacque attorno a un tavolo di riunione, ma si consolidò in innumerevoli sfide, in anni di pratica incessante e nella profonda stima che seppero guadagnarsi dai loro pari.
Lorenzo “Tatay Insong” Saavedra: Il Genio Enigmatico La figura di Lorenzo Saavedra torreggia sulla storia del Doce Pares come un monolito, avvolto in un’aura di mistero e di rispetto quasi soprannaturale. Parlando di lui, non si parla semplicemente di un maestro, ma di un archetipo, il “maestro dei maestri”, la sorgente da cui gran parte della conoscenza tecnica del club ha avuto origine. La sua fama non era costruita sull’autopromozione o sulla costruzione di un’organizzazione, ma poggiava interamente sulla sua ineguagliabile abilità marziale, un’abilità che i suoi contemporanei descrivevano con un misto di ammirazione e timore.
Le cronache orali, tramandate da allievo ad allievo, dipingono il ritratto di un uomo tranquillo e riservato, ma che in combattimento si trasformava. La sua Eskrima non era basata sulla forza bruta, ma su una comprensione quasi divina del tempo, dello spazio e del movimento. Si dice che il suo gioco di gambe fosse così leggero e impercettibile che sembrava fluttuare, apparendo e scomparendo dalla portata dell’avversario a piacimento. La sua velocità era leggendaria; molti affermavano che i suoi colpi arrivavano a bersaglio prima ancora che l’occhio potesse registrarne il movimento. Ma la sua vera genialità risiedeva nel timing e nella sensibilità. Possedeva una capacità quasi precognitiva di anticipare le intenzioni dell’avversario, intercettandone gli attacchi nell’istante esatto in cui venivano concepiti, rendendo le sue difese offensive e le sue offensive definitive.
Il suo dominio dell’Espada y Daga era considerato il vertice assoluto dell’arte. Nelle sue mani, le due armi danzavano in una perfetta armonia letale, creando una barriera impenetrabile e un attacco multiforme. Le testimonianze dei pochi che ebbero il privilegio di allenarsi con lui o di vederlo in azione parlano di un’efficienza quasi scientifica, priva di movimenti superflui, dove ogni azione era calibrata per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.
Non era un insegnante nel senso moderno del termine. Non aveva una scuola formale né un curriculum strutturato. Era un maestro della vecchia scuola, che sceglieva con estrema cura i suoi discepoli e trasmetteva la sua conoscenza più attraverso l’esempio e la pratica diretta che attraverso spiegazioni verbali. Essere un allievo di “Tatay Insong” era un privilegio raro e un’esperienza trasformativa. La sua decisione di condividere il suo immenso sapere con il nascente Doce Pares fu l’atto che diede al club la sua anima tecnica. La sua eredità non è fatta di libri o di organizzazioni, ma è impressa nel DNA stesso del sistema, un codice sorgente di efficacia combattiva che continua a informare ogni tecnica praticata ancora oggi.
Filemon “Momoy” Cañete: Il Grande Metodologo Filemon “Momoy” Cañete fu una figura complementare e assolutamente cruciale. Se Lorenzo Saavedra era il genio istintivo, Momoy era il pensatore analitico, il grande metodologo che possedeva la rara abilità di prendere concetti marziali complessi e renderli comprensibili e trasmissibili. La sua influenza sul “come” si insegna il Doce Pares è stata immensa e duratura.
Mentre molti maestri dell’epoca basavano il loro insegnamento sull’imitazione e sulla pratica del combattimento libero, Momoy fu un pioniere nello sviluppo di una pedagogia marziale strutturata. Capì che la maestria richiedeva non solo talento, ma anche un allenamento sistematico basato su esercizi specifici (drills). A lui si attribuisce la formalizzazione di molti degli esercizi fondamentali del Doce Pares, come le complesse variazioni del Sinawali a doppio bastone. Vedeva questi drills non come sequenze da imparare a memoria, ma come strumenti per sviluppare attributi fondamentali: coordinazione, ritmo, ambidestria e, soprattutto, la capacità di far fluire i movimenti in una sequenza ininterrotta.
Il suo contributo più personale e distintivo fu lo sviluppo dello stile San Miguel Eskrima, un sistema completo che, pur essendo parte della grande famiglia del Doce Pares, rifletteva la sua personale filosofia marziale. Lo stile San Miguel è noto per la sua enfasi sulla fluidità, sull’economia di movimento e su un approccio che integra profondamente le armi, le mani nude e aspetti esoterici della cultura filippina. Momoy era infatti anche un uomo di profonda spiritualità, un credente nelle oraciones (preghiere o mantra) e negli anting-anting (amuleti) che, secondo la tradizione, offrivano protezione al guerriero. Per lui, la preparazione al combattimento non era solo fisica e tecnica, ma anche spirituale e mentale.
Questo connubio di pragmatismo tecnico e profonda spiritualità lo rendeva un insegnante unico. Era noto per la sua pazienza e la sua capacità di adattare l’insegnamento alle esigenze del singolo allievo. Il suo approccio analitico gli permise di essere uno dei primi a teorizzare in modo chiaro il principio della trasferibilità tra armi e mani nude, creando un ponte logico che facilitava l’apprendimento. La sua eredità è quella di un grande educatore marziale, un maestro che non si limitò a possedere la conoscenza, ma si dedicò a renderla accessibile, assicurando che la fiamma dell’arte potesse essere trasmessa efficacemente alle generazioni future.
Teodoro “Doring” Saavedra: L’Archetipo del Campione La storia di Teodoro “Doring” Saavedra è una leggenda tanto esaltante quanto tragica. Nipote di Lorenzo, Doring incarnava l’altro lato della medaglia marziale: non il teorico o il maestro enigmatico, ma il guerriero puro, il campione la cui abilità veniva misurata e provata nel contesto più brutale, quello del Juego Todo. Se il Doce Pares aveva bisogno di un volto per la sua efficacia, quel volto era quello di Doring Saavedra.
Fin da giovanissimo, mostrò un talento fuori dal comune. Possedeva una combinazione rara di attributi fisici — velocità fulminea, potenza esplosiva, resistenza instancabile — e un’intelligenza combattiva istintiva. Non combatteva con la calcolata precisione di suo zio; combatteva con un’intensità e un’aggressività travolgenti, un torrente di attacchi che soffocava gli avversari, non lasciando loro il tempo di pensare o di reagire.
Divenne l’alfiere indiscusso del Doce Pares nelle sfide contro le altre scuole. La sua presenza in un duello era una garanzia di spettacolo e, quasi sempre, di vittoria. Ogni suo combattimento era una lezione pratica sull’efficacia del sistema Doce Pares. Le sue vittorie non erano solo personali; erano affermazioni pubbliche della superiorità della filosofia del club, una dimostrazione che la sintesi di stili creata dai fondatori era più efficace dei sistemi individuali. La sua fama contribuì in modo decisivo a consolidare il prestigio del Doce Pares e ad attrarre nuovi studenti desiderosi di imparare l’arte del campione.
La sua biografia marziale è un susseguirsi di trionfi, una carriera che sembrava destinata a raggiungere vette ancora più alte. La sua tragica morte per mano degli invasori giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale interruppe bruscamente questa ascesa, trasformandolo in un martire e in un simbolo eterno del coraggio e dello spirito guerriero filippino. La sua eredità non risiede in un sistema di insegnamento o in un’innovazione tecnica, ma nell’ispirazione che la sua storia continua a suscitare. Doring Saavedra è l’archetipo del campione del Doce Pares: un combattente che non parlava dell’arte, ma la viveva e la dimostrava nel modo più diretto e inequivocabile possibile.
I Grandi Innovatori: La Seconda Generazione che ha Plasmato il Futuro
Se la prima generazione ha avuto il merito storico di fondare e consolidare il Doce Pares, la seconda generazione ha avuto il compito, forse ancora più complesso, di traghettarlo nel mondo moderno, di assicurarne non solo la sopravvivenza, ma la rilevanza e l’espansione in un panorama marziale globale in rapida evoluzione. In questo processo di trasformazione, due figure, entrambe appartenenti alla famiglia Cañete, emersero come i giganti su cui poggiano le colonne del Doce Pares contemporaneo: Ciriaco “Cacoy” Cañete e Dionisio “Diony” Cañete.
Ciriaco “Cacoy” Cañete: Il Leone di Cebu, Guerriero e Innovatore Ciriaco “Cacoy” Cañete (1919-2016) è stato, per oltre settant’anni, una delle figure più carismatiche, influenti e controverse del mondo delle arti marziali filippine. La sua è la storia di una vita dedicata in modo totale e senza compromessi alla ricerca dell’efficacia marziale. Ultimo dei fratelli Cañete fondatori, Cacoy era l’incarnazione vivente dello spirito guerriero. La sua filosofia può essere riassunta in una semplice domanda: “Funziona?”. Se la risposta era affermativa, la integrava nel suo repertorio, altrimenti la scartava senza esitazione.
Una Vita di Combattimento: La sua formazione marziale iniziò in tenera età, immerso nell’ambiente iper-competitivo della Cebu degli anni ’30. Non fu solo un praticante, ma un attivo e temuto partecipante ai duelli di Juego Todo, dove affinò le sue abilità e si costruì una reputazione di combattente formidabile. La sua esperienza non fu limitata alle sfide sportive; durante la Seconda Guerra Mondiale, come molti altri eskrimadors, combatté come guerrigliero contro l’esercito giapponese, un’esperienza che cementò in lui un approccio al combattimento estremamente pragmatico e orientato alla sopravvivenza. Questa vita passata a testare costantemente se stesso e la sua arte fu il fondamento della sua continua ricerca di innovazione.
Analisi dello Stile di Combattimento: Sebbene fosse un maestro completo in tutti gli aspetti del Doce Pares, la vera passione e il genio di Cacoy si manifestarono nel combattimento a Corta Distancia (Corto Mano). Portò questa distanza a un livello di raffinatezza senza precedenti. Il suo stile a corta distanza è caratterizzato da un flusso continuo di colpi a corto raggio (con il bastone, il punyo o calcio del bastone, i gomiti), controlli, parate aderenti e, soprattutto, leve articolari. A differenza degli stili che prediligono ampi movimenti di braccia, il “Cacoy Doce Pares” è compatto, esplosivo e si basa sulla rotazione del corpo per generare una potenza devastante anche con movimenti minimi. La sua abilità nel passare istantaneamente da un colpo a una leva, usando il punto di contatto con l’avversario come un fulcro, era la sua firma.
La Genesi dell’Eskrido: La sua più grande e duratura innovazione fu la creazione dell’Eskrido. Insoddisfatto dei limiti del solo striking, Cacoy si dedicò allo studio approfondito di arti di grappling come il Judo Kodokan, il Ju-Jitsu e l’Aikido. Con un atto di genio sincretico, fuse i principi di queste discipline con l’Eskrima. L’Eskrido non è semplicemente “Eskrima più proiezioni”, ma un sistema integrato dove l’arma diventa uno strumento per applicare tecniche di grappling. Un bastone, nell’Eskrido, non serve solo a colpire; viene usato come una leva per sbilanciare l’avversario, come un gancio per controllare un arto, o come un punto di pressione per facilitare una proiezione. Tecniche come le chiavi articolari al polso, al gomito e alla spalla vengono applicate direttamente sull’arma dell’avversario o sul suo arto, usando il proprio bastone per aumentare la leva e il controllo. Questa fusione di percussione e grappling ha reso il suo sistema unico e incredibilmente completo, coprendo tutte le fasi del combattimento ravvicinato.
L’Insegnante e l’Uomo: Come insegnante, Cacoy era esigente e diretto. Le sue lezioni erano intense, fisiche e focalizzate sull’applicazione pratica. Non era un uomo di grandi discorsi filosofici; la sua filosofia era nel movimento. Chiedeva ai suoi studenti dedizione totale e la volontà di testare le tecniche in modo realistico. Nonostante la sua durezza apparente, era anche noto per la sua generosità nel condividere la sua vasta conoscenza e per il suo senso dell’umorismo. Allenarsi sotto la sua guida significava essere costantemente spinti oltre i propri limiti, in un ambiente che premiava il duro lavoro e il coraggio.
L’Eredità Immortale: Cacoy Cañete ha lasciato un’impronta indelebile. Ha dimostrato che un’arte tradizionale può e deve evolversi per rimanere viva. Ha creato uno stile e un sistema, il Cacoy Doce Pares, che oggi è praticato in tutto il mondo da migliaia di persone. Ma forse, la sua eredità più grande è l’esempio che ha dato: quello di un guerriero che non ha mai smesso di imparare, di sperimentare e di mettersi in gioco, un vero “Leone di Cebu” fino al suo ultimo giorno.
Dionisio “Diony” Cañete: Il Diplomatico, lo Studioso e il Globalizzatore Se Cacoy Cañete era il guerriero che spingeva i confini dell’arte sul campo di battaglia, suo nipote Dionisio “Diony” Cañete (1938-2021) fu il visionario che costruì l’impero globale del Doce Pares. La sua arma principale non era il bastone, ma la sua mente acuta, la sua profonda cultura e la sua straordinaria visione strategica. La sua storia è quella di un uomo che ha trasformato un’arte marziale regionale in un’istituzione internazionale.
Il Percorso di un Leader: Figlio del presidente fondatore Eulogio, Diony crebbe letteralmente immerso nel Doce Pares. Imparò l’arte dai più grandi maestri, inclusi suo padre e suo zio Cacoy. Tuttavia, il suo percorso fu diverso. Si laureò in legge e divenne un avvocato di successo, sviluppando doti di analisi, organizzazione e diplomazia che si sarebbero rivelate fondamentali per il suo futuro ruolo. Fin da giovane, capì che il più grande ostacolo alla diffusione dell’Eskrima non era la sua efficacia, ma la sua mancanza di struttura e di un metodo di insegnamento standardizzato.
La Mente dietro il “Multi-Style System”: L’opera magna di Diony Cañete fu la concettualizzazione e la creazione del “Doce Pares Multi-Style System”. Intraprese un lavoro enciclopedico, durato anni, per catalogare, analizzare e organizzare l’immenso e variegato patrimonio tecnico del Doce Pares originale, quello che includeva le specialità di tutti i maestri fondatori. Il suo genio fu quello di creare un curriculum progressivo e coerente, suddividendolo in livelli e introducendo un sistema di cinture colorate. Questo approccio, preso in prestito dalle arti marziali giapponesi, fu rivoluzionario per le FMA. Rese l’apprendimento logico e misurabile, fornendo agli studenti un percorso chiaro da seguire, dalle basi del bastone singolo fino alle tecniche più avanzate di Espada y Daga e di mani nude. Creò anche le Anyo (forme), che servivano come “libri di testo” del movimento, codificando le tecniche fondamentali del sistema. Questo sistema non semplificò l’arte, ma la rese accessibile.
L’Ambasciatore dell’Eskrima: Armato di questo nuovo e potente strumento didattico, Diony divenne l’ambasciatore instancabile del Doce Pares e di tutte le FMA. Iniziò a viaggiare per il mondo, tenendo seminari che si distinguevano per la loro chiarezza, la loro profondità e la sua straordinaria capacità di comunicare concetti complessi. Scrisse libri che divennero testi fondamentali per migliaia di praticanti, tra cui il celebre “Eskrima Kali Arnis: The Martial Art of the Philippines”. La sua padronanza dell’inglese, la sua cultura e i suoi modi da gentiluomo contribuirono a cambiare la percezione dell’eskrimador, non più visto come un combattente di strada, ma come il depositario di un’arte marziale sofisticata e nobile.
La Nascita della WEKAF: La sua visione andava oltre il solo Doce Pares. Sognava di vedere l’Eskrima diventare uno sport internazionale, unito sotto un’unica bandiera. Questo sogno si realizzò con la fondazione della World Eskrima Kali Arnis Federation (WEKAF) nel 1987. Attraverso un’intensa attività diplomatica, riuscì a riunire maestri e organizzazioni di stili diversi, creando un regolamento unificato per le competizioni di combattimento con bastone (stickfighting). La WEKAF ha dato vita a un circuito di campionati mondiali, continentali e nazionali, fornendo una piattaforma per migliaia di atleti e dando all’Eskrima una visibilità senza precedenti.
L’Eredità di un Visionario: Diony Cañete è stato l’architetto della globalizzazione delle arti marziali filippine. Ha capito che per sopravvivere e prosperare nel XX e XXI secolo, un’arte marziale aveva bisogno di struttura, di un metodo di insegnamento chiaro e di una presenza sulla scena internazionale. Il suo lavoro ha garantito che il Doce Pares non solo sopravvivesse, ma diventasse il sistema di FMA più diffuso e organizzato al mondo. Se Cacoy ha forgiato guerrieri, Diony ha costruito l’impero che ha permesso a quei guerrieri di portare la loro arte in ogni angolo del pianeta.
Gli Ambasciatori e i Maestri Moderni: I Portatori della Torcia
L’eredità dei grandi maestri del passato vive oggi attraverso il lavoro di una nuova generazione di leader, istruttori e praticanti che continuano a portare avanti la tradizione del Doce Pares. Questi uomini e donne sono i rami più giovani e forti dell’albero piantato quasi un secolo fa, e il loro ruolo è cruciale per assicurare che l’arte rimanga vibrante e rilevante nel mondo contemporaneo.
Maestri della Diaspora: I Pionieri all’Estero La diffusione globale del Doce Pares non sarebbe stata possibile senza il coraggio e la dedizione di un gruppo di maestri filippini che, a partire dagli anni ’60 e ’70, lasciarono la loro patria per cercare fortuna all’estero, portando con sé il tesoro della loro arte marziale. Questi pionieri affrontarono sfide enormi: barriere linguistiche, differenze culturali e lo scetticismo iniziale verso un’arte allora sconosciuta.
Gran Maestro Dong Cuesta: Una delle figure più rispettate e influenti nella diffusione del Doce Pares negli Stati Uniti. Allievo diretto dei leggendari maestri di Cebu, GM Cuesta si trasferì in California e divenne uno dei primi e più importanti insegnanti di Eskrima sulla costa ovest. La sua profonda conoscenza del sistema “Multi-Style” e la sua abilità nell’insegnamento hanno formato generazioni di istruttori americani, creando una delle più solide e antiche roccaforti del Doce Pares al di fuori delle Filippine.
Gran Maestro Arnoldo Narzo: Un altro pioniere fondamentale, che ha giocato un ruolo chiave nella diffusione del Doce Pares, in particolare nel Regno Unito e in Europa. La sua dedizione e i suoi continui viaggi per tenere seminari hanno contribuito a gettare le fondamenta per la forte presenza dell’arte nel continente europeo. La sua linea di insegnamento è nota per l’aderenza ai principi classici del sistema.
Questi maestri, e molti altri come loro, non hanno solo insegnato delle tecniche; hanno trasmesso una cultura, fungendo da ponte tra Cebu e il resto del mondo e creando comunità di praticanti che sono diventate le loro nuove famiglie.
La Terza Generazione e la Continuità della Leadership Con la scomparsa dei grandi maestri della seconda generazione, la leadership delle principali organizzazioni Doce Pares è passata nelle mani capaci della generazione successiva, garantendo una transizione fluida e la continuità del lignaggio.
Supreme Grandmaster John Mac Cañete: Figlio del SGM Diony Cañete, John Mac è cresciuto letteralmente sul tatami del quartier generale del Doce Pares a Cebu. Formato fin da bambino da suo padre, da suo zio Cacoy e da tutti i grandi maestri del club, rappresenta la continuità diretta della linea di leadership del “Multi-Style System”. Oggi, come capo dell’organizzazione, ha il compito di guidare il Doce Pares nel XXI secolo, bilanciando il rispetto per la tradizione con la necessità di adattarsi a un mondo in continuo cambiamento.
Gran Maestro Percival “Val” Pableo: Allievo per decenni del SGM Diony Cañete, GM Pableo è un esempio di maestro di altissimo livello che ha raggiunto il vertice dell’organizzazione grazie alla sua abilità, dedizione e lealtà. Figure come lui rappresentano la spina dorsale del Doce Pares moderno, maestri che hanno assorbito la conoscenza direttamente dalla fonte e che ora hanno il compito di formare la prossima ondata di istruttori e campioni.
Maestri Occidentali di Rilievo: La vera misura del successo globale di un’arte marziale si vede quando essa viene pienamente assimilata da praticanti non originari della sua terra natale, i quali a loro volta raggiungono i più alti livelli di maestria. Il Doce Pares ha prodotto numerosi maestri occidentali di altissimo calibro, riconosciuti e certificati dal quartier generale di Cebu. Questi maestri hanno dedicato decenni della loro vita allo studio, alla pratica e alla promozione dell’arte, spesso trascorrendo lunghi periodi nelle Filippine per imparare direttamente dai grandi maestri. La loro presenza in Europa, nelle Americhe e in Oceania è la prova che il Doce Pares è diventato un’arte marziale veramente internazionale, capace di trascendere i confini culturali e geografici.
L’Arena Sportiva: I Campioni del Mondo
Parallelamente alla sua evoluzione come arte di difesa personale e sistema marziale, il Doce Pares, soprattutto grazie alla visione di Diony Cañete e alla creazione della WEKAF, ha sviluppato una vibrante e competitiva scena sportiva. Gli atleti che competono in questo circuito rappresentano un’altra faccia dell’eccellenza del sistema, mettendo in mostra attributi come velocità, agilità, resistenza e coraggio in un contesto regolamentato ma estremamente impegnativo.
L’Eskrimador Competitivo Moderno: L’atleta di stickfighting del Doce Pares è un prodotto di un allenamento specifico. Il combattimento sportivo, con le sue regole e le sue protezioni (casco con griglia, corpetto, guanti), richiede un adattamento tattico. La velocità, il gioco di gambe e la capacità di sferrare raffiche di colpi rapidi e precisi diventano fondamentali. Sebbene diverso dal combattimento da strada, l’arena sportiva è un laboratorio eccezionale per sviluppare i riflessi, il tempismo e la capacità di gestire l’adrenalina sotto pressione.
Il Doce Pares ha prodotto un numero impressionante di campioni del mondo e nazionali nel corso degli anni. Atleti provenienti dal quartier generale di Cebu o dalle scuole affiliate in tutto il mondo hanno costantemente dominato i podi dei campionati WEKAF e di altre organizzazioni sportive.
Il Ruolo dello Sport: La competizione sportiva ha giocato un ruolo cruciale nella popolarizzazione moderna dell’arte. Ha attirato un pubblico più giovane e atletico, ha fornito una piattaforma mediatica e ha creato eroi sportivi che ispirano i nuovi praticanti. Sebbene alcuni puristi possano vedere una distinzione netta tra l’arte marziale “reale” e lo sport, la filosofia del Doce Pares ha sempre abbracciato la competizione come un valido strumento di crescita. Il ring o il tatami diventano un moderno Juego Todo, un luogo dove, pur in sicurezza, si possono testare le proprie abilità, confrontarsi con avversari preparati e, in ultima analisi, migliorare se stessi. I campioni sportivi del Doce Pares sono, a tutti gli effetti, i moderni gladiatori dell’arte, i degni successori dei duellanti del passato.
Conclusione: Una Galassia di Stelle
Esaminando le vite e i contributi dei grandi maestri e atleti del Doce Pares, emerge un quadro di una ricchezza e di una diversità straordinarie. Questa non è la storia di una singola linea di pensiero, ma di una vera e propria galassia di stelle, ognuna con la propria luce e la propria orbita, ma tutte appartenenti allo stesso universo marziale.
Abbiamo incontrato gli archetipi: il genio enigmatico e tradizionalista come Lorenzo Saavedra, la cui abilità era così profonda da sembrare quasi magica; il metodologo e studioso come Filemon Cañete, che ha trasformato l’istinto in scienza; il campione archetipico come Teodoro Saavedra, che ha incarnato l’efficacia dell’arte nel crogiolo del combattimento reale.
Abbiamo analizzato i due titani della modernità: il guerriero e innovatore Cacoy Cañete, che con la sua insaziabile curiosità e il suo spirito combattivo ha spinto i confini dell’arte, fondendo mondi marziali diversi; e lo studioso e visionario Diony Cañete, che con la sua intelligenza strategica ha costruito le strutture che hanno permesso a quest’arte di conquistare il mondo.
Abbiamo visto come la loro fiamma sia stata raccolta e portata avanti da ambasciatori, maestri di una nuova generazione e campioni sportivi, che insieme formano il tessuto vivente del Doce Pares di oggi.
La vera forza del Doce Pares, quindi, risiede in questa diversità. È un’arte che ha spazio sia per il purista che per l’innovatore, per il combattente da strada e per l’atleta da competizione, per il filosofo e per il pragmatico. È la somma totale delle passioni, delle intelligenze e del coraggio di tutte queste figure eccezionali. Praticare Doce Pares oggi non significa solo imparare un insieme di movimenti, ma entrare a far parte di questo lignaggio illustre, una catena ininterrotta di maestri e allievi che da quasi un secolo si tramandano una delle più grandi e complete arti marziali che il mondo abbia mai conosciuto.
LEGGENDE, CURIOSITA', STORIE E ANEDDOTI
Se la storia ufficiale di un’arte marziale ne costituisce lo scheletro — una solida struttura di date, nomi ed eventi verificabili — allora le sue leggende, le curiosità e gli aneddoti ne rappresentano il sistema nervoso, il cuore e l’anima. Sono queste storie, tramandate oralmente da maestro ad allievo attorno a un tavolo dopo un duro allenamento, o sussurrate con ammirazione ai margini di un torneo, a infondere vita, colore e personalità a quello che altrimenti sarebbe solo un insieme di tecniche. Le arti marziali filippine, nate da una cultura ricca di tradizioni orali e di un profondo senso del racconto, sono particolarmente feconde di questo tipo di folklore.
Questo capitolo è un viaggio in quel mondo sommerso, un’esplorazione dell’eco lasciato dal cozzare dei bastoni e dal sibilare delle lame. Ci addentreremo nelle storie che si celano dietro i fatti, nei miti che circondano i grandi maestri, nelle curiosità che svelano il lato umano di questi guerrieri leggendari e negli aneddoti che illuminano la mentalità e i valori che hanno plasmato il Doce Pares. Alcune di queste storie sono indubbiamente state abbellite dal tempo, come una lama levigata da mille passaggi sulla cote, ma non per questo sono meno vere nel loro significato profondo.
Non si tratta di una cronaca storica, ma di una raccolta di narrazioni che, messe insieme, compongono il ritratto spirituale ed emotivo del Doce Pares. Attraverso queste storie, incontreremo non solo i maestri, ma gli uomini; non solo le tecniche, ma la filosofia vissuta; non solo un’arte marziale, ma una vibrante e complessa cultura. È un invito ad ascoltare l’eco dei bastoni e a scoprire la storia che si cela dietro la storia.
Le Origini del Nome: Tra Epica Cavalleresca e Genialità Filippina
Il nome stesso di un’arte marziale è il suo primo biglietto da visita, la sua dichiarazione d’intenti. E nel caso del “Doce Pares”, la storia dietro la scelta del nome è una delle più affascinanti e rivelatrici, un perfetto esempio di sincretismo culturale e di acume strategico. Non fu una scelta casuale, ma un atto deliberato che mirava a collocare un’arte filippina su un palcoscenico di nobiltà e prestigio internazionale.
La Leggenda dei Dodici Pari di Francia: Un’Epica Europea a Cebu Per comprendere la scelta, dobbiamo fare un passo indietro e immergerci nella cultura delle Filippine del primo Novecento, una cultura ancora profondamente impregnata da tre secoli di dominazione spagnola. Una delle eredità più durature di quel periodo fu la diffusione della letteratura e dell’epica cavalleresca europea. Tra le storie più popolari, rese celebri attraverso poemi, canzoni e, soprattutto, le rappresentazioni teatrali popolari note come “moro-moro”, c’era la “Chanson de Roland” (La Canzone di Orlando) e le leggende del ciclo carolingio.
Il cuore di queste leggende narrava le gesta di Carlo Magno, il grande imperatore del Sacro Romano Impero, e della sua guardia d’élite, i suoi dodici più fidati e valorosi cavalieri, conosciuti in spagnolo come i “Doce Pares de Francia”. Figure come Orlando (Roland), Oliviero, Rinaldo e gli altri paladini erano l’incarnazione dell’ideale cavalleresco: guerrieri invincibili, campioni della cristianità, legati da un ferreo codice d’onore e capaci di imprese sovrumane, come quella raccontata nella Battaglia di Roncisvalle, dove Orlando e i suoi compagni combatterono fino alla morte contro un esercito soverchiante.
Queste storie non erano percepite come racconti stranieri, ma erano state assorbite e integrate nell’immaginario collettivo filippino, diventando sinonimo di eccellenza marziale e di eroismo. I “Doce Pares” erano l’equivalente di una squadra di supereroi dell’epoca, un nome che evocava immediatamente immagini di abilità insuperabile e coraggio indomito.
L’Intuizione di Eulogio Cañete: Un Atto di Branding Culturale Quando Eulogio “Yoling” Cañete e gli altri fondatori si riunirono nel 1932 per dare un nome al loro nuovo club, l’atmosfera era carica di ambizione. Non volevano creare semplicemente un’altra scuola di Eskrima; volevano creare “la” scuola di Eskrima, un’istituzione che potesse unire i più grandi maestri e rappresentare l’apice dell’arte. Fu in questo contesto che Eulogio propose il nome “Doce Pares”.
La scelta fu un colpo di genio sotto molteplici aspetti. Primo, era un atto di appropriazione culturale e di elevazione. Adottando un nome proveniente dalla più alta tradizione cavalleresca europea, Eulogio stava implicitamente affermando che l’Eskrima filippina non era un’arte marziale “primitiva” o “tribale”, ma una disciplina nobile, con un codice e un livello di abilità paragonabili a quelli della scherma e della cavalleria europea. Stava mettendo l’eskrimador filippino sullo stesso piano del cavaliere medievale.
Secondo, era una mossa di marketing straordinariamente efficace. In una società che rispettava profondamente le tradizioni spagnole ed europee, un nome come “Doce Pares” conferiva al club un’aura di prestigio e di fascino immediati. Suonava importante, storico e potente, distinguendolo nettamente da altri club con nomi più locali o generici.
Terzo, il nome serviva come metafora perfetta per la struttura del club. L’idea era che i maestri fondatori, circa una dozzina delle figure più rispettate di Cebu, fossero i moderni “Dodici Pari”, un’élite di guerrieri che mettevano insieme le loro forze per una causa comune. Il nome stesso raccontava la storia della loro unione e della loro eccellenza collettiva.
Aneddoti sulla Scelta e il Simbolismo del Numero Dodici Si racconta che durante le discussioni per la scelta del nome, furono proposte diverse alternative, alcune legate a eroi filippini o a termini in lingua cebuana. Tuttavia, la proposta di Eulogio prevalse perché catturava perfettamente l’ambizione del gruppo. La decisione non fu immediata e richiese le sue doti diplomatiche per convincere tutti che quel nome, apparentemente “straniero”, fosse in realtà la scelta migliore per il futuro dell’arte.
Oltre all’epica cavalleresca, il numero dodici stesso è carico di un profondo simbolismo che non poteva sfuggire ai fondatori, cresciuti in una cultura devotamente cattolica. Ci sono i dodici apostoli di Gesù, le dodici tribù di Israele, i dodici mesi dell’anno. Il numero dodici è spesso associato alla completezza, alla perfezione e all’ordine divino. Scegliere questo numero significava, implicitamente, presentare il sistema Doce Pares come un’arte marziale completa, che copriva tutti gli aspetti del combattimento, un sistema divinamente ordinato nella sua struttura.
La storia del nome “Doce Pares” è quindi molto più di una semplice curiosità. È la chiave per comprendere la mentalità dei suoi fondatori: uomini profondamente radicati nella loro cultura filippina, ma con una visione globale e una straordinaria capacità di usare i simboli per plasmare la percezione e costruire un’eredità. Fu il primo e forse il più importante passo per trasformare un’arte di sopravvivenza in una leggenda mondiale.
Il Mondo del “Juego Todo”: Aneddoti di Ferro e di Sangue
Per capire veramente lo spirito dei primi maestri del Doce Pares, è essenziale immergersi nel mondo da cui provenivano, un mondo governato dal codice spietato del “Juego Todo” (Gioco Totale). Questi non erano tornei sportivi, ma duelli d’onore, sfide senza protezioni e con pochissime regole, dove l’unica cosa che contava era l’efficacia. Le storie che emergono da questa era sono crude, a volte brutali, ma sono anche una testimonianza incredibile del coraggio, dell’abilità e della tempra di questi uomini.
Il Codice non Scritto dell’Onore e della Sfida Una sfida di Juego Todo non era un atto impulsivo, ma seguiva un rituale sociale ben preciso. Poteva nascere da una disputa personale, da una rivalità tra scuole o semplicemente dal desiderio di un eskrimador di testare il proprio valore contro un maestro rinomato. La sfida veniva lanciata, spesso pubblicamente o tramite intermediari, e rifiutarla poteva significare la perdita dell’onore e della reputazione (amor propio), un concetto importantissimo nella cultura filippina.
Una volta accettata, venivano stabiliti i termini. Le armi erano solitamente bastoni di rattan o, per i più audaci, di legno di bahi, un legno di palma durissimo e pesante, capace di rompere le ossa con un singolo colpo. A volte si combatteva fino al primo sangue, altre volte fino a quando uno dei due non era più in grado di continuare o si arrendeva. Non c’erano giudici di gara o punti. L’unico giudice era la realtà del combattimento. Questi incontri attiravano folle di spettatori e scommettitori, e l’atmosfera era carica di una tensione palpabile.
Le Leggende di Lorenzo “Tatay Insong” Saavedra: Il Maestro Intoccabile Lorenzo Saavedra, pur essendo un uomo anziano, era una delle figure più temute e rispettate in questo ambiente. Le storie sui suoi duelli hanno assunto contorni mitici.
Il Duello con il Fazzoletto: Uno degli aneddoti più famosi racconta di una sfida lanciatagli da un maestro più giovane e arrogante. Secondo la leggenda, Saavedra, per dimostrare la sua superiorità e allo stesso tempo umiliare l’avversario senza ferirlo gravemente, accettò di combattere usando non un bastone, ma un semplice fazzoletto (panyo). Mentre l’avversario attaccava furiosamente con il suo bastone, “Tatay Insong” schivava e si muoveva con una fluidità tale da sembrare intoccabile. Usando il fazzoletto come una frusta, lo schioccava con precisione chirurgica contro gli occhi e le mani dell’avversario, disorientandolo e causandogli un dolore acuto. In pochi istanti, l’avversario, accecato e con le mani doloranti, fu costretto ad arrendersi, sconfitto da un pezzo di stoffa. Questa storia, vera o abbellita che sia, illustra perfettamente la filosofia del maestro: non la forza bruta, ma la superiorità nel tempo, nella distanza e nella precisione.
I Colpi Invisibili: Molti racconti di chi lo vide combattere concordano su un dettaglio quasi soprannaturale: i suoi colpi non si vedevano arrivare. Non era solo una questione di velocità, ma di un uso ingannevole del corpo e di traiettorie non convenzionali. Si diceva che potesse lanciare un colpo devastante senza alcun preavviso, senza “telegrafare” l’intenzione, una capacità che rendeva quasi impossibile parare i suoi attacchi.
I Trionfi di Teodoro “Doring” Saavedra: Il Leone del Doce Pares Se Lorenzo era il maestro enigmatico, suo nipote Doring era il gladiatore, il campione che portava lo stendardo del Doce Pares nell’arena.
La Rivalità con il Labangon Fencing Club: La storia della rivalità tra il Doce Pares e il Labangon Fencing Club è ricca di aneddoti. Si racconta di sfide epiche tra i campioni delle due scuole. In uno di questi incontri, Doring affrontò il più temuto combattente del club rivale. Il combattimento fu lungo e brutale. Entrambi gli uomini subirono colpi durissimi, ma alla fine fu la superiore strategia e la resistenza di Doring a prevalere. Si dice che dopo quell’incontro, il rispetto per il Doce Pares crebbe enormemente, poiché avevano dimostrato sul campo la validità del loro sistema composito.
La Velocità del Fulmine: Un aneddoto ricorrente su Doring riguarda la sua incredibile velocità di mano. Un maestro anziano che assistette a uno dei suoi combattimenti raccontò che Doring sferrò una combinazione di tre colpi così rapida che al pubblico sembrò un unico, lungo sibilo nell’aria. L’avversario fu colpito tre volte prima ancora di poter completare la sua prima parata.
Aneddoti e Curiosità dal Mondo del Combattimento Reale Il mondo del Juego Todo era pieno di trucchi e di una conoscenza quasi scientifica del combattimento.
I Bastoni “Truccati”: Non era raro che i combattenti usassero bastoni “preparati”. Alcuni venivano induriti passandoli sul fuoco o seppellendoli nel fango per mesi. Altri, in segreto, potevano avere inserzioni di metallo nelle punte per aumentare il peso e l’impatto, una pratica considerata disonorevole se scoperta.
La Scelta del Legno: La scelta tra il rattan e il bahi era una decisione strategica. Il rattan era più veloce, più leggero e “perdonava” di più, poiché frustava la carne senza necessariamente rompere le ossa. Il bahi era un’arma terribile; un blocco errato contro un bastone di bahi poteva significare la frattura di un avambraccio. I combattenti che sceglievano il bahi erano spesso uomini più forti che basavano il loro stile su colpi singoli e devastanti.
“Senza Quarti”: L’espressione “dar sin cuartel” (combattere senza dare quartiere) era la norma. Gli eskrimadors miravano deliberatamente alle mani, alle dita, alle ginocchia e alla testa. L’obiettivo non era “fare punto”, ma inabilitare l’avversario nel modo più rapido ed efficiente possibile, una mentalità che ancora oggi permea l’approccio alla difesa personale del Doce Pares.
Queste storie di ferro e di sangue non sono solo racconti di violenza, ma lezioni sul coraggio, sulla strategia e sulla profonda comprensione della natura del combattimento che possedevano questi maestri. Sono il fondamento su cui è stata costruita la reputazione temibile e rispettata del Doce Pares.
Misticismo e Pratiche Esoteriche: L’Anima Nascosta dell’Eskrima
Sotto la superficie pragmatica e scientifica del Doce Pares, scorre una corrente più profonda e misteriosa, un fiume sotterraneo di credenze e pratiche esoteriche che collegano l’arte marziale alle antiche tradizioni animiste e alla spiritualità popolare filippina. Per molti dei vecchi maestri, il combattimento non era solo una questione fisica, ma anche spirituale. La preparazione di un guerriero non era completa senza la protezione e la potenza derivanti da rituali, preghiere e amuleti.
Oraciones e Anting-Anting: La Fede come Corazza Questo aspetto mistico è incarnato principalmente in due pratiche: le Oraciones e gli Anting-Anting.
Le Oraciones: Erano preghiere o mantra, spesso un bizzarro ma potente miscuglio di latino maccheronico (derivato dalle liturgie cattoliche), spagnolo e dialetti locali. Non erano semplici suppliche, ma formule verbali ritenute capaci di invocare un potere spirituale per proteggere il praticante. Si credeva che una oracion recitata correttamente potesse rendere un uomo immune ai colpi (cabal), invisibile al nemico o capace di infondere una forza sovrumana nei suoi attacchi. Ogni maestro o famiglia aveva le proprie oraciones segrete, che venivano tramandate con la stessa cura delle tecniche di combattimento.
Gli Anting-Anting: Erano amuleti, oggetti fisici (come medaglioni, pezzi di legno speciale, pietre) su cui venivano incise le oraciones o altri simboli sacri. Questi amuleti dovevano essere “caricati” attraverso rituali specifici, spesso durante la Settimana Santa, e si credeva che contenessero un potere protettivo. Un guerriero non sarebbe mai andato in battaglia o in un duello senza il suo anting-anting.
Aneddoti di Potere Soprannaturale:
Momoy Cañete, il Maestro Mistico: Filemon “Momoy” Cañete era uno dei più noti praticanti di queste arti esoteriche. Le storie su di lui abbondano. Si racconta che prima di un incontro importante, si ritirasse in preghiera e meditazione per ore. Un aneddoto famoso narra di una sfida in cui il suo avversario, un uomo noto per la sua forza devastante, non riuscì a colpirlo nemmeno una volta. I suoi colpi, si dice, si fermavano a pochi centimetri dal corpo di Momoy, come se fossero respinti da una barriera invisibile. L’avversario, frustrato e terrorizzato da questo fenomeno inspiegabile, alla fine si arrese. Momoy attribuì la sua invulnerabilità non solo alla sua abilità, ma alla potenza della sua oracion.
La Prova dell’Immunità: Una leggenda comune nel mondo dell’Eskrima racconta di maestri che, per dimostrare la potenza della loro protezione spirituale, si facevano colpire con un bolo affilato sul braccio o sul corpo. Se la loro fede e la loro oracion erano abbastanza forti, la lama scivolava via senza lasciare nemmeno un graffio. Questi non erano giochi di prestigio, ma prove di fede estreme, che servivano a rafforzare la propria convinzione e a incutere timore e rispetto negli altri.
L’Analisi Psicologica: Fede e Fiducia in Sé Stessi Da una prospettiva moderna e razionale, è facile liquidare queste pratiche come semplice superstizione. Tuttavia, questo sarebbe un errore che impedirebbe di comprenderne il profondo impatto psicologico. Al di là dell’effettiva esistenza di un potere soprannaturale, la fede incrollabile in una protezione divina aveva un effetto potentissimo sulla mente del guerriero. Un uomo che credeva fermamente di essere invulnerabile combatteva senza paura, senza esitazione. La sua mente era libera dal dubbio e dalla paura della morte, permettendogli di raggiungere uno stato di concentrazione e di performance ottimale, una sorta di “zona” marziale. L’oracion e l’ anting-anting diventavano strumenti psicologici, ancore mentali che permettevano al combattente di liberare tutto il suo potenziale fisico. La fiducia in sé stessi che ne derivava era, in effetti, una corazza più forte di qualsiasi armatura d’acciaio.
Il Legame con le Arti Curative (Hilot) Molti grandi maestri di Eskrima erano anche rinomati hilot, i guaritori tradizionali filippini. Questo non era un caso. La pratica del combattimento portava a una profonda conoscenza del corpo umano: i suoi punti di forza, le sue debolezze, le leve articolari, i punti di pressione. Questa stessa conoscenza, usata in modo inverso, poteva essere applicata per guarire. Un maestro che sapeva come rompere un braccio, sapeva anche come aggiustarlo.
Aneddoti di Guarigione: Si raccontano storie di maestri che, dopo un intenso allenamento o un duello, erano in grado di trattare istantaneamente distorsioni, lussazioni e persino fratture usando solo massaggi, oli speciali e la loro profonda conoscenza dell’anatomia. Questa dualità di ruolo, come dispensatore di dolore e come guaritore, conferiva ai maestri uno status quasi sciamanico all’interno della comunità. Erano visti come uomini di potere, custodi di una conoscenza che abbracciava sia la vita che la morte.
Queste pratiche esoteriche e curative rivelano che per i fondatori, l’Eskrima non era solo un’attività fisica. Era un sistema olistico che comprendeva il corpo, la mente e lo spirito. Era un percorso per forgiare non solo un combattente efficace, ma un essere umano completo, in armonia con le forze visibili e invisibili dell’universo.
Curiosità e Aneddoti dalla Vita dei Maestri
Oltre le leggende di combattimenti epici e poteri mistici, ci sono le storie più piccole, più umane, quelle che rivelano il carattere, l’umorismo e la personalità dei grandi maestri. Questi aneddoti sono forse i più preziosi, perché trasformano le icone in persone reali, rendendole più vicine e accessibili.
L’Umorismo Tagliente di Cacoy Cañete: Il Gran Maestro Cacoy Cañete era famoso per il suo spirito guerriero, ma chi lo conosceva bene sapeva che possedeva anche un senso dell’umorismo arguto e un amore per lo scherzo.
“Just a love tap!”: Durante i suoi seminari in giro per il mondo, Cacoy, anche in età molto avanzata, non si tirava mai indietro dal dimostrare le tecniche in modo molto pratico. Spesso, dopo aver applicato una leva dolorosa o un colpo secco a uno studente (sempre in modo controllato, ma inequivocabile), sorrideva e, con un luccichio negli occhi, diceva: “It’s okay, it’s just a love tap!” (Va tutto bene, è solo un colpetto affettuoso!). Questa frase divenne il suo marchio di fabbrica, un modo per alleggerire la tensione e allo stesso tempo ricordare a tutti la serietà e l’efficacia dell’arte.
La Lezione dell’Equilibrio: Un aneddoto divertente racconta di uno studente occidentale, molto grosso e muscoloso, che era convinto che le proiezioni dell’anziano e piccolo maestro non avrebbero funzionato su di lui. Durante una dimostrazione di Eskrido, lo studente si piantò a terra, resistendo con tutta la sua forza. Cacoy, invece di sforzarsi, applicò una piccola leva al polso e simultaneamente usò la punta del suo bastone per fare un leggero sgambetto alla caviglia dello studente. L’uomo, colto di sorpresa, perse l’equilibrio e crollò a terra goffamente. Mentre era ancora a terra, confuso, Cacoy si chinò su di lui e gli disse con un sorriso sornione: “You see? Big tree fall hard” (Vedi? Albero grande cade pesantemente).
La Mente Legale di Diony Cañete al Servizio dell’Arte: Dionisio “Diony” Cañete usava la sua formazione da avvocato in modi inaspettati per promuovere e proteggere il Doce Pares.
La Battaglia per il Logo: Si racconta che in una delle prime riunioni internazionali della WEKAF, ci fu un’accesa discussione sul logo della nuova federazione. Delegati di diverse nazioni e stili proponevano i loro simboli. Diony, con la sua calma e la sua logica legale, non impose la sua idea, ma smontò una per una le altre proposte, evidenziandone i difetti simbolici o la mancanza di universalità. Poi, presentò il suo disegno (che divenne il logo ufficiale), spiegando il significato di ogni elemento (il mondo, i bastoni, i colori) con una tale chiarezza e forza argomentativa che la sua proposta fu approvata all’unanimità. Non vinse con la forza, ma con la logica.
Il Contratto del Seminario: Un istruttore europeo raccontò di quando invitò SGM Diony per un seminario. Si aspettava un accordo verbale o una semplice stretta di mano. Invece, ricevette un contratto dettagliato di diverse pagine, che specificava ogni singolo aspetto dell’evento: orari, argomenti da trattare, responsabilità dell’organizzatore, persino il tipo di pavimento richiesto per la palestra. L’istruttore rimase sbalordito, ma capì che quello era il segreto del successo di Diony: una professionalità e un’attenzione ai dettagli che elevavano l’Eskrima da un’attività informale a un’impresa globale e ben organizzata.
Storie di Viaggio e Scontri Culturali: I primi viaggi dei maestri filippini all’estero furono fonte di innumerevoli storie divertenti nate dallo scontro tra la cultura filippina e quella occidentale.
“Perché non lo lasci andare?”: Una delle storie più classiche, raccontata in varie forme, riguarda la dimostrazione di una tecnica di disarmo da coltello. Il maestro filippino esegue la tecnica, disarmando l’assistente e “controllando” il braccio armato. Uno studente occidentale, perplesso, alza la mano e chiede: “Maestro, ma cosa succede se l’aggressore non lascia andare il coltello?”. Il maestro, confuso dalla domanda, risponde: “Perché non dovrebbe? Gli sto rompendo il polso!”. La domanda rivelava una profonda differenza culturale: per lo studente occidentale, era un esercizio collaborativo; per il maestro filippino, la tecnica era una realtà fisica in cui il dolore e la rottura dell’articolazione erano una conseguenza implicita e inevitabile.
Il Mistero del Bastone Solitario: Un altro aneddoto racconta di un maestro che, durante il suo primo seminario in Germania, notò che dopo ogni esercizio, gli studenti riponevano meticolosamente i loro bastoni in un angolo della palestra. Incuriosito, chiese perché. Gli risposero che era per mantenere l’ordine. Il maestro scosse la testa e disse: “Il bastone non è un attrezzo. È il vostro partner, il vostro amico. Tenetelo sempre con voi. Non si abbandona mai un amico”. Questa semplice frase insegnò agli studenti più sulla filosofia dell’Eskrima di ore di pratica tecnica.
Questi aneddoti e curiosità sono fondamentali. Ci ricordano che dietro i titoli di “Gran Maestro” e le reputazioni leggendarie, c’erano uomini con personalità, umorismo e una profonda umanità. Sono queste storie che creano il legame emotivo con l’arte e i suoi protagonisti.
Oggetti, Luoghi e Simboli Leggendari
Oltre alle persone, anche i luoghi e gli oggetti possono assorbire la storia e diventare parte della leggenda di un’arte marziale. Nel Doce Pares, alcuni di questi elementi materiali hanno acquisito uno status quasi iconico, diventando simboli tangibili della sua ricca eredità.
Il Quartier Generale di Cebu: La “Mecca” dell’Eskrima Il quartier generale del Doce Pares a Cebu City non è una semplice palestra. Per i praticanti di tutto il mondo, è un luogo di pellegrinaggio, la “Mecca” dell’Eskrima. È un edificio modesto, ma le sue pareti sono impregnate di decenni di storia. Allenarsi lì significa calpestare lo stesso pavimento su cui hanno sudato e combattuto tutte le leggende dell’arte, da Cacoy e Diony Cañete fino ai campioni moderni.
Storie dalle Mura: Si racconta che le pareti della palestra portino ancora i segni di colpi di bastone sfuggiti al controllo durante sessioni di allenamento particolarmente intense decenni fa. Ogni ammaccatura, ogni segno è una cicatrice che racconta una storia.
Visitatori Illustri: Nel corso degli anni, il quartier generale ha ricevuto la visita di innumerevoli celebrità delle arti marziali e star del cinema, venuti a Cebu per imparare alla fonte. Aneddoti raccontano di sessioni di allenamento improvvisate tra i maestri locali e queste star internazionali, creando momenti unici di scambio culturale marziale. Essere lì significa respirare un’aria carica di storia, sentire la presenza quasi tangibile dei grandi maestri del passato.
I Bastoni dei Maestri: Oggetti con un’Anima Nella cultura dell’Eskrima, il bastone personale di un maestro non è un pezzo di legno intercambiabile. Con il tempo, diventa un’estensione del suo stesso corpo, un oggetto che assorbe la sua energia e la sua storia.
Il Bastone che non si Rompe: Circolano leggende su bastoni appartenuti a maestri come Lorenzo Saavedra o Momoy Cañete. Si dice che questi bastoni, spesso fatti di legni speciali come il bahi o il kamagong, fossero stati usati in centinaia di duelli e sessioni di allenamento senza mai scheggiarsi o rompersi, quasi come se possedessero una vitalità propria, infusa dal loro proprietario. Questi oggetti, quando conservati, sono trattati come vere e proprie reliquie.
La Scelta del Bastone: Un’interessante curiosità riguarda il modo in cui i maestri sceglievano i loro bastoni. Non era un processo casuale. Spesso passavano ore a selezionare i pezzi di rattan, valutandone il peso, la flessibilità, il bilanciamento e persino il “suono” che producevano quando venivano fatti sibilare nell’aria. La ricerca del bastone perfetto era parte integrante della pratica.
Il Simbolismo Nascosto nel Logo del Doce Pares Il logo del Doce Pares, così familiare a ogni praticante, è un simbolo ricco di significati nascosti, un vero e proprio compendio della filosofia dell’arte.
Il Cerchio Esterno: Rappresenta l’universo, la totalità, ma anche la continuità e il flusso ininterrotto del movimento, un concetto chiave nel Doce Pares.
I Due Bastoni Incrociati: Sono il simbolo più evidente dell’Eskrima, rappresentano l’arma fondamentale e l’essenza del combattimento. La loro posizione a croce simboleggia l’incontro tra attacco e difesa.
Il Triangolo Interno: È uno dei simboli più importanti. Rappresenta il gioco di gambe triangolare, fondamentale nel sistema, ma anche la trinità (corpo, mente e spirito) e la stabilità. I vertici del triangolo possono anche rappresentare le tre distanze di combattimento: largo, medio e corto.
La Scritta “Doce Pares” e il Significato dei Colori: La scritta stessa evoca la leggenda dei fondatori. I colori (spesso rosso, bianco, blu e giallo) richiamano quelli della bandiera filippina, radicando saldamente l’arte nella sua identità nazionale.
Analizzare questi luoghi, oggetti e simboli ci permette di apprezzare come ogni aspetto del Doce Pares sia stato pensato per avere un significato e per raccontare una storia, creando un universo culturale ricco e coerente.
Conclusione: La Storia dietro la Storia
Le leggende, le curiosità, le storie e gli aneddoti non sono semplici ornamenti appesi alla struttura storica del Doce Pares. Essi sono il tessuto connettivo che tiene insieme l’intera arte, il mortaio che lega i mattoni dei fatti e delle tecniche. Sono il veicolo attraverso cui vengono trasmessi i valori più profondi del sistema: il coraggio del duellante di Juego Todo, la fede del maestro mistico, l’ingegno del leader visionario, l’umorismo del guerriero che sa ridere di sé stesso.
Queste narrazioni svolgono una funzione essenziale. Umanizzano le leggende, trasformando figure mitiche in modelli a cui ispirarsi. Forniscono un contesto culturale, ricordando a ogni praticante che non sta solo imparando a combattere, ma sta diventando parte di una tradizione antica e nobile. E, soprattutto, creano un senso di appartenenza, una identità comune. Conoscere la storia del fazzoletto di Lorenzo Saavedra o le battute di Cacoy Cañete significa condividere un linguaggio segreto, un patrimonio di storie che lega un praticante di Roma a uno di Cebu, creando una famiglia marziale globale.
Mentre le tecniche possono essere registrate in video e descritte nei manuali, lo spirito di un’arte marziale risiede in queste storie. Sono esse che continuano a ispirare, a insegnare e a divertire, assicurando che l’eco dei bastoni dei grandi maestri non si spenga mai, ma continui a risuonare, potente e chiaro, nel cuore e nella mente di ogni nuova generazione di eskrimadors.
TECNICHE
Entrare nel dominio delle tecniche del Doce Pares significa accedere alla sala macchine, al cuore pulsante del sistema. Se i capitoli precedenti hanno esplorato la storia, la filosofia e i grandi maestri — il “chi”, il “quando” e il “perché” — questo capitolo si concentra interamente sul “come”. Qui, non parleremo di concetti astratti, ma di movimento, di angoli, di leve, di impatti; analizzeremo la grammatica e la sintassi di un linguaggio di combattimento tra i più ricchi e coerenti mai concepiti.
L’arsenale tecnico del Doce Pares è vasto, quasi intimidatorio nella sua ampiezza, ma non è una collezione casuale di mosse. Al contrario, è un sistema organico e interconnesso, un ecosistema marziale dove ogni elemento è legato agli altri da una logica ferrea. I principi che governano il combattimento con un singolo bastone sono gli stessi che animano le tecniche a mani nude; la coordinazione sviluppata nell’uso della doppia arma si traduce in una superiore capacità di trapping e controllo nel corpo a corpo.
Questa esplorazione sarà un’immersione profonda in questo arsenale. Non ci limiteremo a elencare le tecniche, ma le sezioneremo, analizzandone la meccanica, lo scopo tattico, i bersagli e le applicazioni. Partiremo dalla matrice fondamentale, la dissezione dettagliata dei dodici angoli di attacco, che costituiscono l’alfabeto del sistema. Proseguiremo con lo studio delle principali discipline armate: l’arte fondamentale del Solo Olisi (bastone singolo), la complessa danza del Doble Olisi (doppio bastone) e la letale eleganza dell’Espada y Daga (spada e pugnale). Infine, ci addentreremo nel vasto e sofisticato mondo del combattimento a mani nude, il Pangamot, esplorandone le sue diverse e complementari componenti: il Panantukan, il Sikaran, il Dumog e le Trankada.
Questo non sarà un manuale di istruzioni, ma un’analisi approfondita, un tentativo di svelare l’intelligenza, la scienza e l’efficacia che si celano dietro ogni singolo movimento del sistema Doce Pares.
La Matrice Fondamentale: Dissezione dei Dodici Angoli
Alla base di ogni azione offensiva e difensiva del Doce Pares si trova il concetto dei dodici angoli di attacco. Come già accennato, questi non sono semplicemente dodici colpi, ma rappresentano una mappatura geometrica completa di tutte le principali linee di forza lungo le quali un attacco può essere diretto verso il corpo umano. Padroneggiare la comprensione di questi angoli significa possedere la chiave per decifrare e neutralizzare quasi ogni tipo di aggressione. Analizziamo ora in dettaglio ciascun angolo, andando oltre la semplice descrizione della sua traiettoria.
Angolo 1: Il Taglio Diagonale Discendente (Da destra a sinistra)
Traiettoria e Meccanica: L’arma parte dalla spalla destra del praticante e traccia una linea diagonale di circa 45 gradi verso il basso, attraversando il corpo e terminando idealmente vicino all’anca sinistra. È un colpo potente che sfrutta la gravità e la rotazione del busto.
Bersagli Primari: Il bersaglio principale è la clavicola sinistra dell’avversario o il lato sinistro del suo collo/testa. Un colpo efficace alla clavicola può fratturarla, rendendo l’intero braccio dell’avversario inutilizzabile. Un colpo al collo o alla tempia può essere decisivo. Un altro bersaglio primario, secondo la filosofia del “gunting”, è la mano armata dell’avversario.
Applicazioni: Con un bastone, è un colpo da impatto devastante. Con una lama (bolo), è un fendente progettato per tagliare profondamente i muscoli del collo e della spalla. A mani nude (Panantukan), si traduce in un “colpo d’ascia” con il lato della mano (taglio della mano) o un potente gancio discendente (haymaker).
Contromisure e Contrattacchi: La difesa standard è un “blocco a tetto” (roof block), che devia l’energia verso l’alto. Da questa difesa, un contrattacco comune è un affondo (Angle 5) al corpo o un colpo all’arto armato dell’avversario mentre questo si ritrae.
Valore Tattico: È un colpo potente, spesso usato come attacco iniziale per creare un’apertura o per sopraffare la guardia dell’avversario.
Angolo 2: Il Taglio Diagonale Discendente Speculare (Da sinistra a destra)
Traiettoria e Meccanica: È l’immagine speculare dell’Angolo 1. L’arma parte dalla spalla sinistra e scende in diagonale verso l’anca destra. Spesso viene eseguito dalla mano non dominante nel Doble Olisi o come secondo colpo in una combinazione.
Bersagli Primari: Clavicola destra, lato destro del collo/testa, mano armata di un avversario destrorso.
Applicazioni: Simili all’Angolo 1. A mani nude, può essere un gancio con la mano arretrata (cross) o un colpo con il dorso del pugno (backfist).
Contromisure e Contrattacchi: Un blocco a tetto o un blocco esterno con deviazione. Un contrattacco fluido potrebbe essere un Angolo 1 o un colpo orizzontale (Angolo 3) alle costole.
Valore Tattico: Spesso usato in combinazione con l’Angolo 1 (creando una “X”), forma la base di molti esercizi di fluidità. È un colpo fondamentale per sviluppare l’ambidestria.
Angolo 3: Il Taglio Orizzontale (Da destra a sinistra)
Traiettoria e Meccanica: L’arma si muove parallelamente al suolo, da destra a sinistra, all’altezza del gomito o delle costole. La potenza è generata dalla rapida rotazione del busto.
Bersagli Primari: Le costole fluttuanti, il plesso solare, il gomito e l’avambraccio dell’avversario. Un colpo al gomito può inabilitare il braccio, mentre un colpo alle costole è estremamente doloroso e può togliere il fiato.
Applicazioni: Con un bastone, è un colpo secco e penetrante. Con una lama, è un taglio orizzontale all’addome. A mani nude, si traduce in un gancio al corpo (hook) o in un colpo di gomito orizzontale (siko).
Contromisure e Contrattacchi: Un blocco esterno (outside block) che spinge l’arma lontano dal corpo. Un contrattacco efficace è un colpo verticale discendente (Angolo 12) sulla testa o sulla clavicola esposta dell’avversario.
Valore Tattico: Ottimo per controllare la distanza media e per attaccare il corpo dell’avversario quando la sua guardia è alta.
Angolo 4: Il Taglio Orizzontale Speculare (Da sinistra a destra)
Traiettoria e Meccanica: L’immagine speculare dell’Angolo 3. L’arma si muove orizzontalmente da sinistra a destra.
Bersagli Primari: Costole, gomito e fianco destro dell’avversario.
Applicazioni: Simili all’Angolo 3. A mani nude, corrisponde a un pugno diretto arretrato (cross) al corpo o a un colpo di gomito con l’arto posteriore.
Contromisure e Contrattacchi: Un blocco esterno o un blocco a “goccia” (drop stick) che usa la gravità. Un contrattacco immediato potrebbe essere un Angolo 2 alla testa.
Valore Tattico: Insieme all’Angolo 3, forma una difesa e un attacco formidabili sulla linea mediana del corpo.
Angolo 5: L’Affondo Centrale (Thrust)
Traiettoria e Meccanica: L’arma si muove in linea retta, direttamente in avanti, come una stoccata nella scherma. È un movimento lineare e non circolare.
Bersagli Primari: Plesso solare, addome, gola, viso. È l’attacco più diretto e spesso il più veloce.
Applicazioni: Con un bastone appuntito o un’arma da taglio, è una tecnica letale. Anche con un bastone smussato, un affondo al plesso solare o alla gola può terminare un combattimento. A mani nude, si traduce in un colpo con le dita tese (finger jab) agli occhi o alla gola, o in un pugno diretto (jab/cross).
Contromisure e Contrattacchi: Una parata a deviazione laterale (deflection parry), che sposta la punta dell’arma fuori dalla linea del corpo. Il contrattacco ideale è una tecnica di gunting, colpendo l’arto dell’avversario mentre si allunga per l’affondo.
Valore Tattico: Eccellente per sorprendere l’avversario, per interrompere il suo attacco e per entrare nella sua guardia.
Angolo 6 e 7: Affondi al Petto (Destro e Sinistro)
Traiettoria e Meccanica: Simili all’Angolo 5, ma diretti leggermente fuori dalla linea centrale, verso il petto destro (Angolo 6) o sinistro (Angolo 7) dell’avversario, spesso per aggirare una guardia centrale.
Valore Tattico: Aggiungono complessità agli attacchi di punta, costringendo l’avversario a difendere linee multiple.
Angolo 8: Il Taglio Diagonale Ascendente (Da sinistra a destra)
Traiettoria e Meccanica: L’opposto dell’Angolo 2. L’arma parte da vicino all’anca sinistra e sale in diagonale verso la spalla destra. È un colpo che sfida la gravità e richiede una forte spinta delle gambe e del busto.
Bersagli Primari: Il ginocchio destro, l’inguine, o, se portato più in alto, il polso o il gomito dell’avversario.
Applicazioni: Un colpo potente e inaspettato, spesso usato per rompere l’equilibrio dell’avversario attaccando la sua base. A mani nude, si traduce in un montante (uppercut) o in un colpo con il taglio della mano all’inguine.
Contromisure e Contrattacchi: Un blocco discendente con ala (wing block) o un semplice passo indietro per uscire dal raggio d’azione. Un contrattacco comune è sfruttare l’apertura creata dall’avversario per colpire dall’alto.
Valore Tattico: Un attacco a sorpresa, molto efficace contro avversari che tendono ad avere una guardia alta.
Angolo 9: Il Taglio Diagonale Ascendente Speculare (Da destra a sinistra)
Traiettoria e Meccanica: L’opposto dell’Angolo 1. L’arma parte dall’anca destra e sale in diagonale verso la spalla sinistra.
Bersagli Primari: Ginocchio sinistro, inguine, polso/gomito sinistro.
Applicazioni: Simili all’Angolo 8. A mani nude, può essere un montante con la mano arretrata.
Contromisure e Contrattacchi: Simili a quelli per l’Angolo 8.
Valore Tattico: Completa la matrice degli attacchi, assicurando che il praticante possa colpire da qualsiasi angolazione, alta o bassa.
Angolo 10 e 11: Affondi agli Occhi (Destro e Sinistro)
Traiettoria e Meccanica: Affondi alti e precisi mirati specificamente agli occhi.
Valore Tattico: Enfatizzano l’importanza della precisione e del colpire punti vitali. Anche se un bastone non può penetrare, l’impatto su un’area così sensibile è devastante.
Angolo 12: Il Colpo Verticale Discendente
Traiettoria e Meccanica: L’arma viene sollevata sopra la testa e abbattuta verticalmente, come un colpo d’ascia.
Bersagli Primari: La sommità del cranio, le clavicole, lo sterno. È il colpo che genera la massima potenza potenziale.
Applicazioni: Con un’arma pesante, è un colpo finale. A mani nude, si traduce in un “colpo a martello” (hammer fist) o in un colpo con entrambi i palmi.
Contromisure e Contrattacchi: Un blocco a tetto rinforzato. Tuttavia, data la sua traiettoria prevedibile, la migliore difesa è spesso un passo laterale combinato con un contrattacco simultaneo al corpo dell’avversario (zoning).
Valore Tattico: Utile per rompere la guardia o le armi dell’avversario, ma la sua lentezza lo rende rischioso se usato in modo sconsiderato.
L’Arte del Bastone Singolo: Il Solo Olisi
Il Solo Olisi (o Solo Baston) è la disciplina fondamentale, il punto di partenza per quasi tutti i praticanti di Doce Pares. È molto più di una semplice introduzione; è un sistema di combattimento completo e sofisticato in sé e per sé. È attraverso la pratica del bastone singolo che lo studente impara tutti i principi fondamentali — angoli, gioco di gambe, distanza, tempismo, generazione di potenza — che verranno poi applicati a tutte le altre aree del sistema.
Impugnature e Posizioni di Guardia: La prima lezione riguarda come tenere l’arma. L’impugnatura più comune lascia circa 2-3 pollici del bastone sporgere dalla parte inferiore della mano. Questa parte, chiamata punyo, è un’arma essa stessa. Il bastone non viene stretto con una presa mortale, ma tenuto con fermezza ma rilassatezza, per consentire fluidità e velocità. Le posizioni di guardia (stances) nel Doce Pares sono dinamiche e funzionali, mai statiche o basse come in altre arti. La più comune è una posizione naturale, con il peso bilanciato, l’arma tenuta davanti al corpo e la mano libera (la “mano viva” o alive hand) tenuta alta, vicino al petto o al viso, pronta a parare, controllare, intrappolare o colpire.
Tecniche di Bloccaggio (Blocking): La difesa nel Doce Pares non è passiva. Un blocco non è una barriera, ma un’azione aggressiva.
Blocchi Esterni/Interni: Un blocco esterno (outside block) devia l’attacco lontano dal corpo, mentre un blocco interno (inside block) lo devia attraversando la linea centrale. La scelta dipende dall’angolo di attacco e dalla posizione tattica.
Blocco a Tetto (Roof Block): Usato contro attacchi alti (Angoli 1, 2, 12), forma una “V” rovesciata sopra la testa per deviare il colpo.
Blocco con Ala (Wing Block): Usato contro attacchi ascendenti o centrali, il braccio si estende come un’ala per intercettare e deviare l’attacco.
Meet the Block: Un concetto avanzato dove il blocco non attende l’impatto, ma va incontro all’attacco dell’avversario, colpendo il suo arto o la sua arma. Questo non solo neutralizza l’attacco, ma infligge anche danno.
Il Ruolo della “Mano Viva”: La mano libera è cruciale. Spesso rinforza il blocco (reinforced block), controlla l’arma o il braccio dell’avversario subito dopo il blocco (checking), o agisce in modo indipendente per parare o colpire.
Tecniche di Colpo (Striking): Oltre ai 12 angoli fondamentali, il Solo Olisi impiega una vasta gamma di colpi specializzati:
Abaniko (Ventaglio): Un colpo rapido e ripetuto generato quasi esclusivamente dal movimento del polso, che fa muovere la punta del bastone come un ventaglio. È difficile da parare a causa della sua velocità e della sua traiettoria imprevedibile. Esiste in versione orizzontale (abaniko corto) e verticale (abaniko largo).
Redonda: Un colpo circolare continuo che ruota attorno al corpo, creando una barriera di movimento. È usato per colpire bersagli multipli o per sopraffare un avversario con un attacco incessante.
Punyo (Calcio del Bastone): Un attacco a cortissima distanza che utilizza la parte inferiore del bastone. È estremamente efficace nel clinch per colpire la gola, il viso, lo sterno o le costole.
Saksak e Tusok (Affondi): L’arte di usare il bastone per affondi precisi, come se fosse una spada corta, mirando a punti molli e sensibili.
Il Disarmo (Disarming – Disarma): Una delle specialità del Doce Pares è la capacità di togliere l’arma all’avversario. Le tecniche di disarmo sono innumerevoli, ma si basano su alcuni principi chiave:
Disarmi a Leva: Utilizzano il proprio bastone o le proprie mani come leve contro le articolazioni dell’avversario (dita, polso) per forzarlo a lasciare la presa.
Disarmi a “Serpente” (Snaking): Tecniche fluide in cui la mano viva “striscia” lungo il braccio o l’arma dell’avversario per ottenere una presa e applicare una leva di disarmo.
Disarmi a Impatto: Colpire con precisione la mano o le dita dell’avversario con il proprio bastone per causare un dolore così intenso da fargli mollare l’arma.
Ogni disarmo viene insegnato con un seguito: una volta ottenuta l’arma, si deve essere pronti a usarla o a finalizzare il combattimento.
La Danza a Due Mani: Il Doble Olisi e il Sinawali
Il Doble Olisi (o Doble Baston) è la disciplina del combattimento con due bastoni di uguale lunghezza. È una delle aree più spettacolari e complesse del Doce Pares, che richiede un livello di coordinazione, ambidestria e fluidità eccezionali. La sua pratica non solo crea combattenti formidabili con due armi, ma sviluppa attributi che migliorano drasticamente tutte le altre aree del sistema.
Principi Fondamentali del Doble Olisi: Il passaggio da una a due armi comporta una rivoluzione mentale e fisica. La mano non dominante, che nel Solo Olisi agiva come supporto, diventa un’arma offensiva a pieno titolo. Questo richiede al cervello di elaborare informazioni in parallelo e di coordinare movimenti simultanei e spesso asimmetrici. Il gioco di gambe diventa ancora più cruciale per fornire una base stabile a un arsenale raddoppiato.
Il Sinawali: La Pratica della “Tessitura”: Il cuore del metodo di allenamento del Doble Olisi è il Sinawali. Il termine deriva dalla parola filippina per “tessere”, e descrive perfettamente l’aspetto visivo di questi esercizi: due praticanti si fronteggiano, e i loro quattro bastoni si intrecciano in un flusso continuo di colpi e parate, creando un motivo che ricorda un cesto di bambù intrecciato. Il Sinawali non è una tecnica di combattimento in sé, ma un drill, un esercizio fondamentale per sviluppare:
Coordinazione e Ambidestria: Forza entrambe le mani a eseguire gli stessi schemi di movimento, sviluppando la mano debole fino a renderla quasi abile come quella dominante.
Ritmo e Tempismo: Insegna a sentire e a inserirsi nel ritmo del partner, una abilità essenziale nel combattimento.
Targeting e Percezione della Distanza: Anche se è un esercizio a flusso, richiede precisione per colpire il bastone del partner nei punti giusti e mantenere la distanza corretta.
Traducibilità: I movimenti del Sinawali sono direttamente traducibili al combattimento a mani nude. Un colpo con il bastone destro seguito da uno con il sinistro diventa una combinazione pugno-pugno. Un blocco alto-basso con i bastoni diventa un blocco alto-basso con gli avambracci.
Esistono innumerevoli pattern di Sinawali, dai più semplici ai più complessi:
Single Sinawali: Un semplice schema a tre colpi: un colpo alto con la destra, un colpo basso con la destra, un colpo alto con la sinistra.
Double Sinawali: Uno schema a quattro colpi che alterna le mani: colpo alto a destra, colpo basso a sinistra, colpo alto a sinistra, colpo basso a destra.
Heaven Six e Earth Six: Schemi più complessi a sei colpi che si concentrano su linee di attacco alte (“Heaven”) o basse (“Earth”).
Redondo Sinawali: Variazioni che integrano il colpo circolare redonda.
Applicazioni in Combattimento: Oltre ai drills, il Doble Olisi viene applicato in combattimento libero. Un combattente con due bastoni può lanciare un attacco travolgente, colpendo da angolazioni multiple simultaneamente. Può usare un bastone per parare e l’altro per contrattaccare istantaneamente, o usare entrambi i bastoni per “schiacciare” la difesa dell’avversario. È uno stile che richiede grande energia e aggressività, ma che nelle mani di un maestro è quasi impossibile da contrastare.
L’Eleganza Letale: L’Espada y Daga
L’Espada y Daga (Spada e Pugnale) è considerata da molti la più alta e sofisticata espressione delle arti marziali filippine, e nel Doce Pares occupa un posto d’onore, essendo stata la specialità di maestri leggendari come Lorenzo Saavedra. Questa disciplina insegna a combattere con un’arma lunga (la espada, rappresentata da un bastone) nella mano dominante e un’arma corta (la daga, rappresentata da un bastone corto o un pugnale da allenamento) nella mano non dominante.
Ruoli Differenti, Scopo Unico: La genialità dell’Espada y Daga risiede nell’assegnazione di ruoli specifici e complementari a ciascuna mano, creando un sistema di combattimento incredibilmente versatile.
La Espada (Mano Destra): È l’arma primaria. Controlla la lunga e la media distanza. Viene usata per le finte, per gli attacchi principali (usando i 12 angoli), e per mantenere l’avversario a distanza di sicurezza. È l’arma che “pone la domanda” tattica.
La Daga (Mano Sinistra): È l’arma secondaria, ma di importanza cruciale. Agisce come uno scudo mobile e un’arma di controllo. Le sue funzioni sono molteplici:
Parare e Deviare: Intercetta gli attacchi dell’avversario, specialmente a media e corta distanza.
Controllare e Intrappolare (Checking/Trapping): Dopo una parata, la daga controlla l’arma o l’arto dell’avversario, immobilizzandolo per una frazione di secondo e creando un’apertura per la spada.
Attaccare a Corta Distanza: Quando la distanza si chiude, la daga diventa un’arma offensiva, usata per affondi rapidi a bersagli vitali come la gola, le ascelle o l’addome.
Coordinazione e Movimento Indipendente: La difficoltà e la bellezza dell’Espada y Daga risiedono nella necessità di sviluppare un’altissima forma di coordinazione. Le due mani devono lavorare in perfetta sinergia, ma eseguendo compiti completamente diversi nello stesso istante. Mentre la spada esegue un ampio movimento circolare, la daga potrebbe eseguire un piccolo e rapido affondo. Questo richiede una “mente divisa” e anni di pratica. Il gioco di gambe triangolare è assolutamente essenziale per posizionare il corpo in modo da massimizzare l’efficacia di entrambe le armi.
Tecniche Specifiche:
Tap-Tap-Thrust: Una combinazione classica dove la spada “tocca” (tap) l’arma dell’avversario per distrarlo, seguita da un secondo “tap” della daga per controllare, e conclusa da un affondo (thrust) della spada o della daga.
Cross-Block and Counter: La daga e la spada si incrociano per formare un blocco a “X” contro un attacco potente, seguito da un contrattacco immediato con una delle due armi.
Mano y Daga: La traduzione dei principi a mani nude. La mano libera agisce come la daga, controllando e intrappolando, mentre l’altra mano (o il piede) agisce come la spada, sferrando i colpi principali.
L’Espada y Daga è una partita a scacchi giocata alla velocità di un fulmine. Insegna strategia, pazienza, e un controllo sublime del corpo e dello spazio.
A Mani Nude: Il Pangamot – Il Corpo Come Arma
Il Pangamot è il termine generico che nel Doce Pares descrive il sistema di combattimento a mani nude. È la prova definitiva della completezza del sistema, dimostrando che l’arte non dipende dalle armi. Grazie al principio della trasferibilità, le abilità sviluppate con il bastone e la lama vengono direttamente tradotte nel combattimento disarmato, creando un sistema potente, realistico e brutalmente efficace. Il Pangamot è un amalgama di diverse sotto-discipline.
Panantukan: Il Pugilato Filippino Spesso chiamato “dirty boxing”, il Panantukan è molto più di un semplice pugilato. Se la boxe occidentale è uno “sport da gentiluomini”, il Panantukan è la sua controparte da strada, focalizzata sull’inabilitare l’avversario nel modo più rapido possibile.
Arsenale di Colpi: Utilizza non solo i pugni (in tutte le loro varianti), ma anche colpi con il palmo aperto, colpi a martello, gomitate (siko) da ogni angolazione, testate (ulonan) e colpi con le dita a punti sensibili (occhi, gola).
Gunting a Mani Nude: Il principio di “defanging the snake” è centrale. Il praticante di Panantukan attacca sistematicamente gli arti dell’avversario. Mentre un pugile lancia un pugno, il praticante potrebbe rispondere con una gomitata al suo bicipite o un colpo con il palmo al suo gomito, distruggendo l’arto che attacca.
Controllo della Testa: Un’altra caratteristica è il controllo costante della testa dell’avversario, tirandola verso il basso per sferrare ginocchiate o per sbilanciarlo.
Sikaran: L’Arte dei Calci Filippina Il Sikaran del Doce Pares è pragmatico e focalizzato sulla distruzione della base dell’avversario. Non ci sono calci alti e spettacolari.
Bersagli Bassi: I calci (tadyak, sipa) sono diretti quasi esclusivamente sotto la vita: piedi, caviglie, stinchi, ginocchia e cosce.
Scopo Tattico: L’obiettivo non è il KO con un calcio, ma:
Distruggere la Mobilità: Un calcio ben assestato allo stinco o al ginocchio può terminare il combattimento.
Rompere l’Equilibrio: Un calcio al piede d’appoggio può sbilanciare l’avversario, creando un’apertura per un attacco con le mani.
Mantenere la Distanza: Usato per tenere a bada un avversario che cerca di accorciare le distanze. I calci sono spesso “travestiti”, lanciati senza preavviso da una posizione naturale.
Dumog: La Lotta Filippina Il Dumog è la componente di grappling in piedi. Non è come il wrestling o il judo sportivo, che si focalizzano su prese al corpo o al gi.
Focus sul Controllo: Il Dumog si concentra sul controllo della testa, del collo, delle braccia e delle spalle per manipolare l’intera struttura corporea dell’avversario.
Sbilanciamenti e Proiezioni: Utilizza la spinta, la trazione e la torsione per sbilanciare l’avversario e proiettarlo a terra, spesso in modo violento.
Integrazione con il Panantukan: Il Dumog non è separato dallo striking. Le prese vengono stabilite nel mezzo di uno scambio di colpi, e le proiezioni sono spesso precedute da gomitate o testate per “ammorbidire” l’avversario.
Trankada: Le Leve Articolari Questa è la componente di sottomissione del sistema, l’equivalente del Ju-Jitsu.
Finalizzazioni Rapide: Le leve articolari (trankada) non sono concepite per lunghe lotte a terra. Sono tecniche rapide e dolorose applicate per rompere o lussare le articolazioni delle dita, dei polsi, dei gomiti e delle spalle.
Integrazione Perfetta: La vera bellezza delle trankada è la loro perfetta integrazione nel flusso del combattimento. Un blocco a un pugno può trasformarsi istantaneamente in una leva al polso. Un tentativo di presa da parte dell’avversario può essere convertito in una leva al gomito. Sono la naturale conclusione di molte sequenze di trapping e controllo.
Conclusione: Un Sistema Integrato e Vivente
Analizzando questo vasto e dettagliato arsenale, emerge con chiarezza la vera natura del Doce Pares: non è una collezione di discipline separate, ma un unico, grande sistema di combattimento, coerente e perfettamente integrato. È un sistema vivente, dove ogni parte nutre e informa le altre.
I dodici angoli sono l’alfabeto con cui vengono scritte le frasi del Solo Olisi. La coordinazione del Doble Olisi si traduce in un Panantukan più efficace. La strategia dell’Espada y Daga diventa la base per il trapping a mani nude. L’aggressività del Dumog è temperata dalla precisione delle Trankada.
La vera maestria nelle tecniche del Doce Pares, quindi, non consiste nell’imparare a memoria migliaia di movimenti. Consiste, piuttosto, nell’interiorizzare così profondamente i principi fondamentali — il flusso, la geometria, l’adattabilità, l’economia del movimento — che il praticante cessa di “eseguire tecniche” e inizia semplicemente a “muoversi”. A quel punto, l’arsenale non è più uno strumento esterno, ma diventa parte di lui, una tavolozza infinita da cui la sua intelligenza marziale può attingere per dipingere la risposta perfetta a qualsiasi minaccia, in qualsiasi contesto.
FORME (SAUAW/ANYO)
All’interno del vasto universo delle arti marziali, la pratica delle forme in solitaria — sequenze preordinate di movimenti eseguite contro avversari immaginari — rappresenta una delle metodologie di allenamento più antiche, diffuse e, allo stesso tempo, incomprese. Nel contesto delle arti marziali giapponesi, queste sequenze sono universalmente conosciute come kata. Nelle arti marziali filippine (FMA), e specificamente nel sistema Doce Pares, questa pratica assume il nome di Anyo o, talvolta, Sayaw. Sebbene la funzione di base sia analoga, l’approccio, la filosofia e l’applicazione degli Anyo possiedono sfumature e caratteristiche uniche che riflettono la natura pragmatica e fluida dell’Eskrima.
Questo capitolo si propone di essere un’immersione profonda nel mondo degli Anyo. Andremo ben oltre la definizione superficiale di “kata filippino” per esplorare il loro ruolo cruciale come pilastro pedagogico del sistema Doce Pares. Analizzeremo perché queste sequenze, che a un occhio inesperto possono apparire come una sorta di “danza marziale” (il termine Sayaw significa appunto “danza”), sono in realtà strumenti di allenamento di una sofisticazione eccezionale.
Dissezioneremo la funzione multiforme dell’Anyo: come enciclopedia vivente di tecniche, come laboratorio per il perfezionamento della meccanica corporea, come metodo per lo sviluppo della concentrazione e dell’intento marziale, e come ponte indispensabile tra la pratica di tecniche isolate e la loro applicazione fluida e spontanea nel combattimento. Esploreremo l’anatomia di un Anyo, la sua struttura interna, e il processo di “decodifica” delle sue applicazioni nascoste. Infine, esamineremo il curriculum specifico degli Anyo sviluppato all’interno del Doce Pares Multi-Style System, un percorso strutturato che guida lo studente dai fondamenti più elementari fino alle vette della maestria. Questo non è solo uno studio di sequenze di movimenti, ma un’indagine sull’anima in movimento del Doce Pares, un’arte dove ogni gesto è una parola, e ogni Anyo è un poema epico di combattimento.
La Funzione Pedagogica dell’Anyo: Perché Praticare le Forme?
In un’arte marziale così orientata al combattimento reale e allo sparring come l’Eskrima, la domanda sorge spontanea: perché dedicare ore incalcolabili alla pratica di sequenze fisse in solitaria? La risposta risiede nel fatto che l’Anyo non è un’alternativa all’allenamento a coppie, ma ne è il fondamento indispensabile. È il lavoro che si fa da soli per preparare il corpo e la mente all’interazione caotica e imprevedibile con un avversario. La sua funzione pedagogica è poliedrica e agisce su più livelli simultaneamente, forgiando l’eskrimador in modi che lo sparring da solo non potrebbe mai fare.
Sviluppo della Memoria Muscolare e dell’Istinto Condizionato: Il beneficio più fondamentale e universalmente riconosciuto della pratica delle forme è lo sviluppo della memoria muscolare. Quando si affronta la violenza reale, il tempo per il pensiero cosciente svanisce. La paura, l’adrenalina e la velocità degli eventi possono causare un “blocco” cognitivo, rendendo impossibile richiamare alla mente una tecnica specifica. L’unica speranza di reazione efficace risiede in risposte che sono state così profondamente incise nel sistema nervoso da diventare quasi istintive.
La pratica ripetuta di un Anyo, eseguita migliaia di volte, è il metodo per ottenere questo risultato. Ogni movimento — un blocco, un colpo, un passo — viene ripetuto con la stessa sequenza, nello stesso modo, fino a quando il corpo “impara” il movimento a un livello che trascende la mente conscia. I percorsi neurali si rafforzano, la guaina mielinica attorno ai nervi si ispessisce, e la velocità di trasmissione del segnale dal cervello ai muscoli aumenta. Il risultato è che, di fronte a una minaccia che assomiglia a uno degli scenari simulati nell’Anyo, il corpo reagisce prima che la mente abbia il tempo di elaborare un piano. Un attacco alto non richiede più la decisione “devo eseguire un blocco a tetto”, ma innesca una reazione condizionata, un riflesso forgiato da innumerevoli ripetizioni. L’Anyo è, in questo senso, un programma di “software” che viene installato direttamente nell’ “hardware” del corpo.
Perfezionamento della Meccanica Corporea: Il Laboratorio del Movimento L’Anyo è il laboratorio personale dell’eskrimador, un ambiente controllato dove può studiare e perfezionare la propria meccanica corporea senza la distrazione e la pressione di un partner. È qui che si impara a muovere il corpo come un sistema integrato e non come un insieme di parti sconnesse.
Generazione della Potenza: Un principiante colpisce usando solo la forza del braccio. L’Anyo insegna che la vera potenza nasce dalla terra. Attraverso le sue sequenze, lo studente impara a coordinare il drive delle gambe, la rotazione esplosiva delle anche e del busto, e a canalizzare tutta questa energia cinetica lungo il braccio e infine nell’arma. Ogni transizione da una posizione all’altra all’interno della forma è un’esercitazione sulla corretta catena cinetica della potenza.
Equilibrio e Stabilità (Balance): Il combattimento è movimento, e il movimento costante sfida l’equilibrio. Gli Anyo sono deliberatamente progettati con cambi di direzione, rotazioni, abbassamenti e sollevamenti del baricentro. Eseguire queste transizioni in modo fluido e controllato, senza mai perdere l’equilibrio, sviluppa una stabilità dinamica che è fondamentale nello sparring. Si impara a rimanere “radicati” anche durante i movimenti più esplosivi.
Coordinazione e Fluidità: L’Anyo allena la capacità di eseguire movimenti complessi e coordinati. Questo è particolarmente evidente nelle forme con armi, dove la mano che impugna l’arma, la “mano viva”, il gioco di gambe e il movimento del corpo devono lavorare in perfetta armonia. La pratica costante scioglie le rigidità, elimina i movimenti superflui e insegna al corpo a fluire da una tecnica all’altra senza interruzioni, incarnando il principio del tuloy-tuloy (flusso continuo).
La Biblioteca di Tecniche: Un Catalogo in Movimento Ogni Anyo è un capitolo di un’enciclopedia marziale. È un metodo mnemonico geniale per catalogare e ricordare un vasto numero di tecniche in un formato compatto e logico. Invece di dover ricordare centinaia di tecniche isolate, lo studente impara una manciata di forme, ognuna delle quali contiene dozzine di movimenti interconnessi. La pratica regolare dell’Anyo funge da costante ripasso dell’intero “vocabolario” del sistema. Uno studente che pratica “Anyo Isa” non sta solo eseguendo una sequenza, ma sta ripassando attivamente i dodici angoli di attacco fondamentali, le loro corrispondenti parate e il gioco di gambe di base. Un Anyo avanzato potrebbe contenere tecniche di disarmo, leve articolari e combinazioni di Espada y Daga. La forma diventa così un archivio personale e portatile, un modo per assicurarsi che nessuna tecnica venga dimenticata e che l’intero arsenale del sistema venga mantenuto “affilato”.
Sviluppo del Ritmo, del Tempismo e dell’Intento (Intent) Un errore comune è eseguire un Anyo a un ritmo costante e meccanico. Un maestro, al contrario, esegue una forma con una dinamica varia e piena di vita. La pratica dell’Anyo è un’esercitazione fondamentale per sviluppare il ritmo e il tempismo. La sequenza viene eseguita con variazioni di velocità: movimenti lenti e controllati per enfatizzare la tecnica, seguiti da esplosioni di velocità e potenza per simulare un attacco, e pause nette e cariche di tensione (kime in giapponese) per rappresentare un momento di controllo o di valutazione. Questa modulazione del ritmo insegna allo studente a non essere prevedibile e a controllare il flusso temporale di un’interazione di combattimento. Strettamente legato a questo è lo sviluppo dell’intento marziale (killing intent). Un Anyo non deve essere eseguito come un esercizio di ginnastica. Ogni movimento deve essere eseguito con la piena intenzione di colpire, parare o neutralizzare un avversario. Lo studente deve “vedere” gli avversari, sentire i loro attacchi e proiettare la propria energia verso l’esterno. Questo allenamento mentale, spesso chiamato visualizzazione, è cruciale. Trasforma la pratica da un’attività puramente fisica a un’esperienza marziale completa, allenando la mente a rimanere concentrata e aggressiva anche in assenza di una minaccia fisica reale.
Il Ponte verso l’Applicazione: Dalla Forma alla Funzione Infine, l’Anyo funge da ponte cruciale tra la conoscenza teorica delle tecniche e la loro applicazione pratica. Una volta che una tecnica è stata appresa e perfezionata nel contesto controllato della forma, lo studente è pronto per il passo successivo: analizzarne le applicazioni (Bunkai o Hubad) e testarle con un partner. La forma fornisce una “mappa” di base delle possibili interazioni di combattimento. Senza questa mappa, l’allenamento a coppie potrebbe diventare caotico e disorganizzato. L’Anyo fornisce la struttura su cui costruire le abilità di sparring. È il luogo dove le lettere dell’alfabeto (le singole tecniche) vengono assemblate in parole e frasi (le sequenze), preparando lo studente a sostenere una conversazione completa (il combattimento).
L’Anatomia di un Anyo: Struttura e Principi
Per apprezzare appieno la profondità di un Anyo del Doce Pares, è necessario comprenderne la struttura interna, la sua “anatomia”. Una forma non è una successione casuale di movimenti, ma una composizione attentamente architettata, dove ogni elemento ha uno scopo preciso e si relaziona con gli altri secondo una logica marziale. Sebbene ogni Anyo sia unico, la maggior parte di essi condivide una struttura e dei principi comuni.
Lo Schema di Spostamento (Embusen): La Geometria sul Pavimento Ogni Anyo si svolge seguendo uno specifico schema di spostamento sul pavimento, conosciuto nel mondo delle arti marziali con il termine giapponese Embusen. A differenza di alcuni stili di Karate, dove l’Embusen è spesso una linea retta o una “I”, nel Doce Pares, come in molte FMA, gli schemi sono spesso più complessi e multidirezionali, basati su triangoli, quadrati, o forme a “H” e a “X”. Questo non è un vezzo estetico. Lo schema di spostamento è progettato per insegnare allo studente a gestire lo spazio e a combattere contro avversari provenienti da più direzioni. Un Anyo che si muove lungo i punti di una stella, per esempio, sta allenando il praticante a girarsi rapidamente, a difendersi da un attacco alle spalle e a riposizionarsi per affrontare una nuova minaccia. L’Embusen è la rappresentazione fisica del principio tattico dello zoning e dell’ angling, insegnando al corpo a muoversi non solo avanti e indietro, ma in tutte le 360 gradi. La pratica dell’Anyo costringe lo studente a memorizzare e a eseguire questi schemi di gioco di gambe complessi fino a quando non diventano una seconda natura.
La Sequenza Tecnica: Un Dialogo di Combattimento La sequenza di tecniche all’interno di un Anyo non è arbitraria. Rappresenta una serie di scenari di combattimento logici e interconnessi. Spesso, una sequenza di tre o quattro movimenti costituisce un “mini-combattimento” o un “dialogo” marziale. Per esempio, una sequenza potrebbe essere:
Parata esterna (difesa da un Angolo 3): Lo scenario inizia con la difesa da un attacco al fianco.
Controllo della mano armata (checking): Subito dopo la parata, la “mano viva” controlla il braccio dell’avversario per impedirgli di ritrarlo o di colpire di nuovo.
Contrattacco alla testa (un Angolo 1): Sfruttando l’apertura creata, si lancia un contrattacco decisivo.
Passo in avanti e affondo (un Angolo 5): Si conclude l’azione “passando attraverso” l’avversario ormai neutralizzato.
L’intero Anyo è composto da molte di queste “frasi” marziali. A volte, la logica è di tipo “causa-effetto”. Altre volte, la sequenza è tematica, raggruppando una serie di tecniche simili (per esempio, una sezione dell’Anyo potrebbe essere dedicata a diverse varianti del colpo abaniko). Comprendere questa struttura narrativa trasforma la pratica da una semplice ginnastica a uno studio strategico.
Il Principio di Applicazione (Hubad): Decodificare la Mappa Questa è la parte più affascinante e profonda dello studio degli Anyo. Un Anyo, eseguito in solitaria, è come una mappa del tesoro criptata. La vera ricchezza non è nella mappa stessa, ma nel tesoro a cui conduce, e per trovarlo è necessario saperla decodificare. Questo processo di interpretazione e applicazione delle tecniche della forma è noto in filippino come Hubad (che significa “svestire” o “scoprire”). Il principio fondamentale dell’Hubad è che un singolo movimento in un Anyo può avere molteplici interpretazioni e applicazioni. Non esiste un’unica applicazione “corretta”. La forma è volutamente astratta per contenere un massimo di informazioni nel minimo spazio.
Facciamo un esempio concreto. Immaginiamo un movimento semplice in un Anyo: da una posizione di guardia, il praticante esegue un blocco a tetto (roof block) con il bastone. Ecco alcune possibili interpretazioni (Hubad) di questo singolo gesto:
Applicazione Letterale (con Bastone): La più ovvia. Si sta bloccando un attacco verticale o diagonale discendente (Angolo 1, 2 o 12) sferrato da un avversario armato di bastone.
Applicazione a Mani Nude (Difesa da Colpo): Lo stesso movimento, eseguito senza bastone, diventa un blocco con l’avambraccio contro un pugno discendente (haymaker) o un colpo con un oggetto contundente. La “mano viva”, che nell’Anyo potrebbe essere in guardia, si traduce nell’altra mano che controlla il braccio dell’aggressore.
Applicazione a Mani Nude (Leva Articolare): Il movimento ascendente del “blocco a tetto” può essere interpretato non come un blocco, ma come l’applicazione di una leva al gomito o alla spalla di un avversario che ci ha afferrato o che sta spingendo.
Applicazione di Proiezione (Dumog): Il movimento può rappresentare uno sbilanciamento dell’avversario, usando l’avambraccio sotto il suo mento o il suo petto per spingerlo all’indietro e proiettarlo.
Applicazione con la Lama: Se si immagina di avere una lama in mano, lo stesso movimento potrebbe essere un taglio ascendente alla gola o al braccio dell’avversario.
Lo studio dell’Hubad è un processo creativo e analitico che impegna lo studente per tutta la vita. Insegna a guardare oltre l’apparenza superficiale dei movimenti e a comprenderne i principi biomeccanici sottostanti. È questo processo che sblocca il vero potenziale dell’Anyo, trasformandolo da una sequenza rigida in una fonte quasi inesauribile di soluzioni di combattimento.
Le Transizioni: La Colla del Sistema Infine, un aspetto dell’anatomia dell’Anyo spesso trascurato è l’importanza dei movimenti di transizione. I momenti “vuoti” tra una tecnica definita e l’altra non sono pause, ma parti integranti della forma. Le transizioni insegnano l’arte del flusso. Insegnano come riposizionare il corpo, come cambiare impugnatura, come passare da una guardia all’altra in modo efficiente e sicuro. Una transizione fluida e ben eseguita è ciò che collega le singole tecniche in una catena ininterrotta e potente. Senza buone transizioni, un Anyo diventa una serie di movimenti goffi e sconnessi; con esse, diventa una dimostrazione di maestria e controllo.
Gli Anyo Specifici del Sistema Doce Pares Multi-Style
Mentre le forme sono sempre esistite nell’Eskrima in modi più o meno formali, la creazione di un curriculum standardizzato e progressivo di Anyo è una delle grandi innovazioni del Doce Pares Multi-Style System, opera in gran parte del Supreme Grandmaster Dionisio “Diony” Cañete. Questo curriculum è stato progettato per guidare lo studente passo dopo passo, introducendo concetti e tecniche in modo logico e graduale, dalle basi più semplici fino a un livello di complessità estremamente elevato. Esaminiamo la struttura e lo scopo di alcune di queste forme chiave.
L’Architettura del Curriculum degli Anyo Il curriculum degli Anyo del Multi-Style System è un capolavoro di pedagogia marziale. È progettato come una scala, dove ogni gradino (ogni Anyo) si basa su quello precedente, consolidando le conoscenze acquisite e introducendo nuovi elementi. Questo approccio garantisce che lo studente costruisca le sue abilità su fondamenta solide, evitando le lacune che potrebbero derivare da un apprendimento disorganizzato. In generale, gli Anyo progrediscono in complessità per quanto riguarda:
La lunghezza e il numero di movimenti.
La complessità del gioco di gambe e dello schema di spostamento.
La varietà delle tecniche incluse (passando da colpi e parate di base a tecniche avanzate come disarmi e leve).
Il tipo di arma utilizzata (da bastone singolo a doppio bastone, Espada y Daga, ecc.).
I Primi Anyo: Costruire le Fondamenta (Anyo 1-2) I primi due Anyo del sistema sono il fondamento su cui tutto il resto viene costruito. Il loro scopo primario è insegnare l’ “alfabeto” del Doce Pares.
Anyo Isa (Prima Forma): L’Alfabeto del Movimento:
Contenuto: Anyo Isa è quasi interamente focalizzato sulla corretta esecuzione dei dodici angoli di attacco fondamentali e delle loro corrispondenti parate di base. La sequenza è relativamente semplice e spesso si muove lungo uno schema lineare o a croce.
Scopo Pedagogico: L’obiettivo non è insegnare il combattimento, ma forgiare le fondamenta. Lo studente impara la corretta meccanica di ogni colpo, come generare potenza dalle anche, come eseguire le parate di base in modo solido e come coordinare i movimenti delle mani con un gioco di gambe elementare. È un esercizio di pura forma e meccanica, dove la qualità del singolo movimento ha la precedenza sulla velocità o sulla fluidità. Praticare Anyo Isa migliaia di volte significa incidere i dodici angoli nel proprio sistema nervoso.
Analisi Dettagliata: La forma inizia tipicamente con un saluto formale. Segue una sequenza in cui il praticante esegue, ad esempio, l’Angolo 1, fa un passo, esegue la parata corrispondente (come se un avversario immaginario rispondesse), e poi prosegue con l’Angolo 2, e così via. Ogni movimento è distinto, quasi didattico, per consentire allo studente di concentrarsi su ogni singolo dettaglio.
Anyo Dalawa (Seconda Forma): Le Prime Frasi Marziali:
Contenuto: Anyo Dalawa si basa sulle fondamenta della prima forma, ma inizia a combinare i movimenti in “frasi” più complesse. Invece di “colpo-pausa-parata”, la sequenza potrebbe essere “parata-contrattacco-spostamento”. Introduce anche variazioni, come gli affondi (Angolo 5) e forse i primi colpi specializzati come l’abaniko. Il gioco di gambe diventa più dinamico, incorporando il passo triangolare.
Scopo Pedagogico: L’obiettivo è iniziare a sviluppare il flusso. Lo studente impara a collegare la difesa all’attacco in una sequenza ininterrotta. Si inizia a introdurre il concetto di combinazioni e di ritmo. Se Anyo Isa insegna le lettere, Anyo Dalawa insegna a scrivere le prime parole e semplici frasi.
Gli Anyo Intermedi: Espandere il Vocabolario (Anyo 3-4) Una volta che le fondamenta sono solide, gli Anyo intermedi iniziano a espandere drasticamente il vocabolario tecnico e tattico dello studente.
Anyo Tatlo (Terza Forma): Il Focus sulla Velocità e le Combinazioni:
Contenuto: Questa forma è spesso caratterizzata da sequenze più lunghe e veloci. Introduce tecniche che richiedono una maggiore abilità del polso e velocità di mano, come l’Abaniko (colpo a ventaglio) e la Redonda (colpo circolare). Il gioco di gambe diventa più complesso, con rotazioni e spostamenti rapidi.
Scopo Pedagogico: Sviluppare la velocità, la fluidità e la capacità di eseguire combinazioni complesse. Si passa da singole frasi a interi “paragrafi” di movimento. Lo studente impara a gestire lo slancio e a cambiare direzione rapidamente senza perdere potenza o equilibrio.
Anyo Apat (Quarta Forma): L’Introduzione al Doppio Bastone (Doble Olisi):
Contenuto: Anyo Apat è spesso la prima forma nel curriculum dedicata al Doble Olisi. La sua sequenza è basata sui pattern del Sinawali. Insegna allo studente a coordinare entrambe le mani in schemi di attacco e difesa intrecciati.
Scopo Pedagogico: Sviluppare l’ambidestria e una forma di coordinazione completamente nuova. L’obiettivo è rendere la mano non dominante un’arma efficace quanto quella dominante. La forma allena il cervello a pensare in parallelo e a gestire linee di attacco e difesa multiple. È un passo fondamentale per preparare lo studente alla complessità del combattimento con due armi.
Gli Anyo Avanzati: La Sintesi del Sistema (Anyo 5-6 e oltre) Le forme di livello avanzato sono composizioni complesse e sofisticate che integrano tutti gli aspetti del sistema Doce Pares, richiedendo un alto livello di maestria.
Anyo Lima (Quinta Forma): L’Integrazione dell’Espada y Daga:
Contenuto: Questa forma è tipicamente dedicata all’Espada y Daga. È una sequenza lunga e intricata che richiede allo studente di eseguire i ruoli distinti ma coordinati della mano armata di “spada” e di quella armata di “pugnale”. La forma includerà parate complesse, controlli, affondi simultanei e un gioco di gambe estremamente preciso.
Scopo Pedagogico: Raggiungere l’apice della coordinazione e della strategia marziale. Lo studente impara a pensare su più livelli, gestendo simultaneamente attacco, difesa, distanza e controllo. È considerata una delle forme più difficili e rivelatrici.
Anyo Anim (Sesta Forma): La Sintesi Totale e le Mani Nude:
Contenuto: Anyo Anim è spesso una forma “magistrale”, una sintesi di tutto ciò che è stato appreso prima. Può includere transizioni da bastone singolo a mani nude (simulando un disarmo), sezioni di Pangamot (che codificano tecniche di Panantukan e Dumog), e combinazioni che fondono tutte le distanze di combattimento.
Scopo Pedagogico: Dimostrare la comprensione profonda del principio di trasferibilità e la capacità di fluire senza soluzione di continuità tra le diverse aree del sistema. È l’esame finale sulla coerenza interna del Doce Pares.
Anyo Specifici e Creazioni Magistrali:
Oltre al curriculum di base, esistono Anyo specifici per altre armi, come il Bolo (macete), o forme interamente dedicate al combattimento a mani nude.
Al livello più alto, un maestro di Doce Pares è incoraggiato a creare il proprio Anyo. Questo non è un atto di vanità, ma la massima espressione di maestria. Significa aver assimilato così profondamente la grammatica e la sintassi del sistema da essere in grado di comporre la propria “poesia marziale”, una forma che riflette la propria interpretazione personale, il proprio fisico e la propria filosofia di combattimento.
Oltre la Forma: Dalla Sequenza all’Improvvisazione
Lo studio e la pratica assidua degli Anyo conducono a un apparente paradosso, che si trova al cuore di molte arti marziali tradizionali: l’obiettivo finale della pratica di una forma fissa e preordinata è quello di raggiungere la capacità di muoversi e combattere in modo totalmente libero, spontaneo e imprevedibile. L’Anyo non è la destinazione finale, ma il veicolo indispensabile per arrivarci. Il processo per trascendere la forma è un percorso di apprendimento a più stadi.
Il Paradosso della Libertà attraverso la Struttura: Un principiante, lasciato a se stesso in uno sparring libero, è tutt’altro che “libero”. I suoi movimenti sono goffi, inefficienti e dettati da istinti grezzi e non allenati. La sua libertà è solo l’illusione del caos. L’Anyo, al contrario, impone una struttura, una disciplina, una serie di “regole” di movimento. Costringe lo studente a muoversi in modi efficienti e biomeccanicamente corretti. Paradossalmente, è proprio questa restrizione iniziale a costruire le fondamenta per la vera libertà futura. Imparando le regole della grammatica, si ottiene la capacità di scrivere poesie. Imparando le scale musicali, si ottiene la capacità di improvvisare un assolo. Imparando l’Anyo, si ottiene la capacità di combattere liberamente.
Il Percorso di Apprendimento: Dal Formale all’Informale Il viaggio dalla forma all’applicazione spontanea segue una progressione logica:
Apprendimento Formale (La Forma): Il primo stadio è imparare la sequenza esatta dell’Anyo. L’attenzione è sulla memorizzazione dei movimenti, sulla correttezza della forma, sull’equilibrio e sulla meccanica di base. In questa fase, l’Anyo è un guscio vuoto, una danza senza significato marziale.
Analisi e Interpretazione (L’Hubad/Bunkai): Il secondo stadio è quello di “aprire” la forma e analizzarne le applicazioni. Con l’aiuto di un insegnante, lo studente impara le molteplici interpretazioni di ogni movimento, come discusso in precedenza. L’Anyo cessa di essere una sequenza astratta e diventa un catalogo di soluzioni a problemi di combattimento specifici.
Pratica a Coppie (I Drills): Il terzo stadio è prendere queste applicazioni e praticarle con un partner collaborativo. Si creano esercizi a due (drills) basati sulle sequenze dell’Anyo. Questo permette di testare e affinare il tempismo, la distanza e la sensibilità in un ambiente controllato.
Applicazione Libera (Lo Sparring/Eskrima): L’ultimo stadio è tentare di applicare i principi e le strategie dell’Anyo in un contesto non collaborativo come lo sparring. Qui, lo studente non cercherà di eseguire la sequenza dell’Anyo, ma si troverà, in modo quasi istintivo, a usare le combinazioni, il gioco di gambe e le reazioni che ha forgiato attraverso migliaia di ripetizioni della forma.
L’Anyo come Ombra Guida: Quando un eskrimador esperto combatte, non sta pensando “ora eseguo il terzo movimento di Anyo Tatlo”. Tuttavia, la sua pratica delle forme è diventata un’ombra, un fantasma che guida i suoi movimenti. Il suo corpo sa istintivamente come passare da un blocco a un contrattacco perché ha eseguito quella transizione innumerevoli volte nell’Anyo. Il suo gioco di gambe si sposta naturalmente in un angolo dominante perché ha tracciato quello schema sul pavimento migliaia di volte. I principi dell’Anyo sono stati assorbiti così profondamente da diventare parte della sua natura, un software che opera in background, alimentando l’hardware dei suoi riflessi e della sua intuizione. La forma è stata trascesa, ma il suo spirito rimane, informando ogni azione e reazione.
Conclusione: La Mappa e il Territorio
In conclusione, gli Anyo del sistema Doce Pares sono una componente di una ricchezza e di una profondità straordinarie, il cui vero valore si rivela solo attraverso anni di pratica e di studio dedicati. Sono molto più di semplici sequenze di movimenti; sono il DNA dell’arte, la sua enciclopedia, il suo laboratorio e la sua bussola.
Sono uno strumento per il condizionamento fisico, che forgia un corpo forte, equilibrato e coordinato. Sono una biblioteca di tecniche, che preserva e cataloga l’immenso arsenale del sistema in un formato elegante e compatto. Sono un metodo per l’allenamento mentale, che sviluppa una concentrazione ferrea, un intento marziale e la capacità di visualizzare il combattimento. E, soprattutto, sono il ponte indispensabile che collega la pratica delle tecniche isolate all’applicazione libera e spontanea.
Usando una celebre metafora, l’Anyo è la mappa, ma non è il territorio. Una mappa è una rappresentazione, uno strumento essenziale per studiare e comprendere un luogo prima di avventurarcisi. Nessun esploratore saggio si avventurerebbe in una giungla sconosciuta senza una mappa. Allo stesso modo, nessun eskrimador può sperare di navigare con successo nel territorio caotico e pericoloso del combattimento reale senza aver prima studiato a fondo la mappa fornita dagli Anyo. Ma alla fine, quando il combattimento inizia, la mappa deve essere messa da parte, e si deve fare affidamento sull’istinto e sulla profonda conoscenza del terreno che lo studio della mappa ha fornito.
La pratica dell’Anyo è, in definitiva, un viaggio profondamente personale. È il momento in cui l’eskrimador è solo con se stesso, con la sua arma e con la tradizione codificata nel movimento. È un dialogo silenzioso con i maestri del passato e una preparazione per gli avversari del futuro. È il processo alchemico attraverso il quale la conoscenza esterna dell’arte viene trasmutata in una comprensione interna, viscerale e indelebile. È il luogo dove l’arte cessa di essere qualcosa che si fa, e diventa qualcosa che si è.
UNA TIPICA SEDUTA DI ALLENAMENTO
Descrivere una tipica seduta di allenamento di Doce Pares Eskrima significa svelare l’architettura di un processo di apprendimento meticolosamente progettato. Una lezione non è un susseguirsi casuale di esercizi, ma un’esperienza strutturata, un microcosmo che in un’ora e mezza o due ore cerca di distillare l’essenza dell’arte. Sebbene ogni Guro (istruttore) e ogni scuola possano avere le proprie peculiarità, i propri esercizi preferiti e un proprio “sapore” distintivo, esiste una struttura fondamentale, una sorta di spina dorsale pedagogica che accomuna la maggior parte delle sessioni di allenamento in tutto il mondo. Questa struttura è il frutto di decenni di esperienza e raffinamento, progettata per costruire un eskrimador completo, sviluppandone in modo equilibrato gli attributi fisici, le abilità tecniche, l’acume tattico e la giusta mentalità marziale.
Questo capitolo si propone di guidare il lettore all’interno di una di queste sessioni, analizzandone l’anatomia in dettaglio, fase per fase. Non sarà un invito alla pratica, né un manuale di istruzioni, ma una descrizione analitica e osservativa di ciò che avviene all’interno delle mura di un dojo o di una palestra dove si insegna il Doce Pares. Esploreremo il significato dei rituali di apertura, la logica scientifica dietro la fase di preparazione fisica, il cuore della lezione dedicato allo sviluppo delle abilità attraverso i drills, il momento della verità nella fase applicativa con il partner e, infine, il ritorno alla calma e alla riflessione nella conclusione.
Comprendere come si svolge una lezione significa comprendere come l’arte viene trasmessa, come i concetti filosofici e le tecniche complesse vengono tradotti in pratica tangibile e assimilabile. È un’immersione nel processo attraverso il quale un principiante, armato solo di un bastone di rattan e di buona volontà, viene gradualmente forgiato e trasformato in un abile e consapevole praticante di Eskrima.
La Fase Iniziale: Il Rituale e la Preparazione Fisica
Ogni seduta di allenamento di Doce Pares inizia ancora prima del primo movimento fisico. Inizia con un cambiamento di mentalità, un atto deliberato di separazione dal mondo esterno per entrare in uno spazio dedicato all’apprendimento e alla pratica marziale. Questa transizione è facilitata da rituali e da una preparazione fisica mirata.
Il Saluto Iniziale: Un Atto di Rispetto e Concentrazione La lezione comincia quasi invariabilmente con gli allievi disposti in fila di fronte al Guro. Al comando dell’istruttore o dello studente più anziano, la classe esegue il saluto formale. Questo non è un gesto vuoto o una mera formalità. È un rituale carico di significato, un concentrato della filosofia dell’arte.
La Meccanica del Saluto: Tipicamente, il praticante si mette in posizione di attenzione. Impugnando il bastone con la mano destra, lo porta verticalmente di fronte a sé, con la mano all’altezza del petto. La mano sinistra viene appoggiata sul pugno destro. Da questa posizione, si esegue un inchino del capo o del busto verso il Guro e, talvolta, in altre direzioni che simboleggiano la tradizione, i maestri del passato o la bandiera nazionale.
Il Significato Psicologico: Questo semplice atto serve a molteplici scopi. Innanzitutto, è un segno di rispetto: rispetto per l’insegnante che condivide la sua conoscenza, rispetto per i compagni di allenamento con cui si condividerà la fatica e la pratica, rispetto per il luogo di allenamento e rispetto per l’arte stessa e per il lignaggio di maestri che l’hanno tramandata. In secondo luogo, agisce come un interruttore mentale. L’inchino segna la fine delle preoccupazioni quotidiane — il lavoro, la famiglia, lo stress — e l’inizio di un periodo di totale concentrazione. Per i successivi novanta minuti, la mente deve essere sgombra e focalizzata esclusivamente sull’allenamento. Questo rituale crea una “bolla”, uno spazio sacro e sicuro dove l’apprendimento può avvenire in modo ottimale.
Il Riscaldamento (Calentamiento): Preparare il Corpo alla Pratica Una volta completato il saluto, inizia la fase di riscaldamento. Nel Doce Pares, questa fase è tutt’altro che generica. È un processo scientifico e altamente specifico, progettato per preparare il corpo ai movimenti unici e impegnativi dell’Eskrima, minimizzando il rischio di infortuni. Può essere suddiviso in diverse sotto-fasi.
Riscaldamento Generale Cardiovascolare: Lo scopo è aumentare la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e il flusso sanguigno ai muscoli. Questo rende i tessuti muscolari e connettivi più elastici e reattivi. Gli esercizi tipici includono corsa leggera sul posto, salto della corda (un ottimo esercizio per il gioco di gambe e il ritmo), jumping jacks (saltelli a gambe e braccia divaricate) e altri movimenti dinamici. Questa fase dura solitamente dai 5 ai 10 minuti.
Riscaldamento Specifico e Mobilità Articolare (Joint Mobility): Questa è la parte più importante e distintiva del riscaldamento. L’Eskrima, con i suoi movimenti rapidi e rotatori, sollecita intensamente le articolazioni, in particolare polsi, gomiti e spalle. Una preparazione inadeguata di queste aree è una ricetta sicura per infortuni come tendiniti o distorsioni. Per questo motivo, una parte significativa del riscaldamento è dedicata a esercizi di mobilità articolare, spesso usando il bastone stesso come strumento.
Polsi: I polsi sono il fulcro di molti colpi veloci come l’abaniko. Gli esercizi includono ampie rotazioni dei polsi in entrambe le direzioni, flessioni ed estensioni. Un esercizio classico è il palis-palis o witik, un movimento a “otto” eseguito con il bastone usando solo l’articolazione del polso, che serve a riscaldarlo e a sviluppare la sensibilità e la destrezza necessarie per maneggiare l’arma.
Gomiti e Spalle: Si eseguono ampie circonduzioni delle braccia in avanti e all’indietro per riscaldare la cuffia dei rotatori. Il bastone viene spesso utilizzato per aumentare la mobilità: tenendolo con due mani, lo si fa passare sopra la testa e dietro la schiena, o lo si usa per eseguire torsioni controllate, allungando delicatamente i muscoli del petto e delle spalle. Questi movimenti mimano le traiettorie dei colpi e preparano le articolazioni a muoversi in modo fluido e sicuro attraverso ampi archi di movimento.
Busto e Colonna Vertebrale: Si eseguono torsioni del busto, tenendo il bastone appoggiato sulle spalle, per riscaldare i muscoli obliqui e la colonna vertebrale, che sono fondamentali per la generazione di potenza rotazionale.
Anche e Gambe: Si prosegue con circonduzioni delle anche, slanci controllati delle gambe (in avanti, all’indietro e lateralmente) e affondi per preparare gli arti inferiori al gioco di gambe dinamico.
Stretching Dinamico: A differenza dello stretching statico (mantenere una posizione di allungamento per un tempo prolungato), che è più indicato per la fase di defaticamento, durante il riscaldamento si predilige lo stretching dinamico. Si tratta di allungamenti basati sul movimento che portano gradualmente il corpo attraverso il suo intero range di movimento, preparando i muscoli all’attività senza ridurne la capacità di contrazione esplosiva. Esempi includono slanci delle gambe, torsioni del busto e affondi in camminata.
Al termine di questa fase, che può durare dai 15 ai 25 minuti, il corpo dello studente è caldo, le articolazioni sono lubrificate e la mente è focalizzata. Il praticante è ora pronto per entrare nel cuore della lezione: lo sviluppo delle abilità tecniche.
La Fase di Sviluppo delle Abilità: I Drills
Questa è la fase centrale e più lunga della lezione, dove vengono praticate, affinate e consolidate le tecniche fondamentali del sistema. Il metodo di insegnamento si basa pesantemente sull’uso di drills, esercizi ripetitivi eseguiti sia in solitaria che a coppie. Lo scopo dei drills è quello di trasformare la conoscenza teorica in abilità incarnata, costruendo la memoria muscolare e la fluidità.
Pratica Individuale (Solo Drills): Costruire la Forma Corretta La prima parte di questa fase è spesso dedicata al lavoro individuale. Questo permette a ogni studente di concentrarsi sulla propria meccanica corporea senza la pressione di interagire con un partner.
Ripasso degli Angoli di Attacco: La classe, spesso disposta in formazione, esegue all’unisono la sequenza dei dodici angoli di attacco fondamentali “in aria”. Il Guro guida l’esercizio, ponendo l’accento non sulla velocità o sulla potenza, ma sulla forma corretta. Gli studenti vengono costantemente corretti su dettagli cruciali: “Ruota di più l’anca!”, “Non usare solo il braccio, usa tutto il corpo!”, “Estendi completamente il colpo!”, “Tieni alta la mano viva!”. Questa pratica serve a interiorizzare le traiettorie corrette e la biomeccanica della generazione di potenza. L’esercizio viene ripetuto più volte, aumentando gradualmente la velocità e la fluidità.
Drills di Gioco di Gambe (Footwork Drills): Il gioco di gambe è l’anima dell’Eskrima. Vengono praticati in solitaria gli schemi fondamentali, come il triangolo maschile (un passo in avanti e due passi diagonali all’indietro) e il triangolo femminile (un passo indietro e due passi diagonali in avanti). Successivamente, questi schemi vengono combinati con i colpi. Ad esempio, il Guro potrebbe comandare: “Passo avanti sul vertice del triangolo, eseguite un Angolo 1. Passo indietro sul lato destro, eseguite un blocco esterno”. Questo tipo di drill integra il movimento degli arti superiori e inferiori, insegnando allo studente a colpire e muoversi simultaneamente.
Pratica a Coppie (Partner Drills): Sviluppare il Flusso e il Tempismo Una volta che le basi individuali sono state consolidate, la classe passa al lavoro a coppie. Questi drills sono il cuore pulsante del Doce Pares e sono progettati per sviluppare attributi che non possono essere allenati da soli, come la sensibilità, il tempismo e la gestione della distanza.
Sinawali (Esercizi di “Tessitura” a Doppio Bastone): Sebbene sia una pratica a doppio bastone, il Sinawali viene spesso praticato anche da studenti che si stanno concentrando sul bastone singolo, poiché i suoi benefici sono universali. A coppie, gli studenti eseguono schemi di colpi incrociati, colpendo il bastone del partner in una sequenza ritmica e continua. Il Guro insisterà sul mantenere un flusso costante e un ritmo regolare. L’obiettivo qui non è la forza, ma la coordinazione occhio-mano, lo sviluppo della mano non dominante e l’apprendimento di come muoversi in armonia con un partner. È un esercizio di cooperazione che costruisce le fondamenta per l’interazione competitiva.
Sumbrada (Esercizi di Parata e Contrattacco): Questo è uno dei drills più importanti per lo sviluppo dei riflessi di combattimento. Inizia in modo semplice. Il partner A (il “feeder”) attacca con un singolo angolo, ad esempio l’Angolo 1. Il partner B para con la tecnica appropriata (es. blocco a tetto) e immediatamente, senza pausa, contrattacca con lo stesso Angolo 1. Ora è il turno del partner A di parare e contrattaccare. La sequenza continua, creando un flusso ininterrotto di “parata-contrattacco”. Man mano che gli studenti diventano più abili, il drill può essere reso più complesso, introducendo più angoli di attacco o permettendo contrattacchi liberi. Il Sumbrada insegna una delle lezioni più importanti del Doce Pares: la difesa e l’attacco non sono due azioni separate, ma un unico movimento fluido.
Hubad-Lubad (Esercizi di Sensibilità a Corta Distanza): Questo drill, che significa “legare e slegare”, porta i praticanti a distanza ravvicinata, spesso a contatto di avambracci. Da questo contatto, eseguono un flusso continuo di controlli, passaggi, leve e colpi a corto raggio. L’Hubad non è un esercizio di forza; è un esercizio di sensibilità tattile. Gli studenti imparano a “leggere” le intenzioni del partner attraverso la pressione e la direzione dell’energia, non solo con gli occhi. È qui che si sviluppa la capacità di “sentire” un’apertura nella guardia dell’avversario o di percepire quando sta per lanciare un attacco. È un drill fondamentale per padroneggiare il combattimento a corta distanza (Corto Mano) e il trapping.
Questa fase di drills, che può durare dai 30 ai 40 minuti, è intensamente concentrata. È il momento in cui le “scale musicali” dell’arte vengono praticate fino alla perfezione, preparando lo studente per la fase successiva, dove la musica deve essere improvvisata.
La Fase Applicativa: Dal Drill alla Pratica Funzionale
Se la fase dei drills costruisce il vocabolario, la fase applicativa insegna a usarlo per sostenere una conversazione. Qui, l’attenzione si sposta dalla ripetizione di schemi alla loro applicazione in scenari più dinamici e meno prevedibili. È il momento di dare un significato marziale alle abilità sviluppate.
Pratica della Tecnica del Giorno a Coppie: Solitamente, il Guro dedica una parte della lezione all’insegnamento e alla pratica di una o due tecniche specifiche, che possono essere un disarmo, una leva, una proiezione o una combinazione particolare. L’insegnamento segue una metodologia progressiva:
Dimostrazione e Scomposizione (Breakdown): Il Guro dimostra la tecnica a velocità normale e poi la scompone lentamente, spiegando ogni singolo dettaglio: la posizione delle mani, il gioco di gambe, il tempismo, i punti di leva. Ad esempio, per un disarmo da un Angolo 1, spiegherà: “Primo, eseguite un blocco a tetto solido. Secondo, la vostra mano viva afferra il polso dell’avversario, pollice in su. Terzo, fate un passo laterale per creare un angolo. Quarto, usate il vostro bastone come leva contro il suo pollice per forzare la presa…”.
Pratica Statica e Cooperativa: Gli studenti, a coppie, provano la tecnica molto lentamente. Il partner che attacca (“feeder”) lo fa in modo controllato e non oppone resistenza, permettendo al partner che difende di apprendere la meccanica corretta senza fretta. Questa fase è cruciale per costruire la coordinazione e la memoria muscolare specifiche per quella tecnica.
Aumento della Fluidità e del Realismo: Una volta che gli studenti hanno familiarizzato con la meccanica, il Guro li incoraggia ad aumentare leggermente la velocità e a rendere la tecnica più fluida, eliminando le pause tra un passaggio e l’altro. Il feeder può iniziare a muoversi di più o a ritirare il braccio più velocemente, costringendo il difensore ad avere un tempismo più preciso.
Aggiunta di Resistenza Controllata: Nell’ultima fase, il feeder può iniziare a opporre una leggera resistenza, non per impedire la riuscita della tecnica, ma per costringere il partner a eseguirla con la corretta biomeccanica, applicando la leva nel punto giusto e usando il peso del corpo in modo efficace.
Questo approccio a strati permette di apprendere tecniche complesse in modo sicuro ed efficiente, costruendo gradualmente la fiducia e la competenza dello studente.
Pratica degli Anyo (Forme): In molte lezioni, viene dedicata una parte alla pratica delle forme. Questo può avvenire in due modi. A volte, l’intera classe esegue all’unisono uno degli Anyo di base, come Anyo Isa o Dalawa. Questo serve a promuovere l’uniformità, a ripassare i fondamenti e a creare un forte senso di coesione nel gruppo. Altre volte, gli studenti vengono lasciati liberi di praticare individualmente l’Anyo corrispondente al loro livello di cintura. In questo caso, il Guro si muove tra gli studenti, offrendo correzioni personalizzate, aiutando a perfezionare un movimento, a comprendere una transizione o a migliorare l’intento marziale.
Sparring Controllato (Escrima): Verso la fine della fase applicativa, specialmente nelle classi più avanzate, può essere introdotta una forma di sparring. È fondamentale sottolineare che lo sparring nel Doce Pares non è una rissa, ma un esercizio di apprendimento. La sicurezza è la priorità assoluta, e la pratica è quasi sempre supervisionata attentamente dal Guro. Esistono diverse modalità di sparring, ognuna con un obiettivo pedagogico specifico:
Sparring a Tema (Thematic Sparring): Per evitare che lo sparring diventi un caos di colpi disordinati, il Guro spesso impone delle limitazioni. Ad esempio: “Solo attacchi e difese sulla linea alta”, “Un partner può solo attaccare con i primi 4 angoli, l’altro può usare qualsiasi difesa e contrattacco”, o “Sparring solo di mani nude, senza calci”. Questo costringe gli studenti a concentrarsi e a sviluppare un aspetto specifico del loro gioco.
Sparring a Bassa Intensità (Slow-Motion Sparring): A volte lo sparring viene eseguito a velocità ridotta (30-50%). Questo può sembrare controintuitivo, ma è uno strumento di apprendimento potentissimo. Permette agli studenti di vedere gli attacchi in arrivo, di pensare alle possibili risposte e di tentare di applicare le tecniche complesse (come i disarmi) in un contesto dinamico ma controllato. Sviluppa l’acume tattico e la visione di gioco.
Stickfighting Sportivo (con Protezioni): Nelle scuole con un orientamento competitivo, lo sparring può assumere la forma dello sport da combattimento regolamentato dalla WEKAF. Gli studenti indossano un’armatura protettiva completa (casco con griglia, corpetto, guanti, protezioni per braccia e gambe) e combattono per ottenere punti. Questo tipo di sparring, pur essendo sicuro, è fisicamente molto impegnativo e allena la velocità, l’agilità, la resistenza e la capacità di gestire l’adrenalina in un ambiente competitivo.
Indipendentemente dalla modalità, lo sparring si conclude sempre con un gesto di rispetto reciproco, come una stretta di mano o un inchino, a sottolineare che l’obiettivo è l’apprendimento reciproco, non la sconfitta dell’altro.
La Fase Conclusiva: Ritorno alla Calma e Chiusura
Dopo l’intensità fisica e mentale della fase applicativa, è essenziale guidare il corpo e la mente verso uno stato di calma e recupero. La fase conclusiva di una lezione di Doce Pares è tanto importante quanto quella iniziale.
Defaticamento (Cool-down): Lo scopo del defaticamento è quello di abbassare gradualmente la frequenza cardiaca, rilassare i muscoli e aiutare a smaltire l’acido lattico accumulato, riducendo l’indolenzimento muscolare post-allenamento.
Esercizi Leggeri: Si inizia con alcuni minuti di esercizi a bassa intensità, come una camminata lenta o movimenti fluidi e ampi con il bastone, senza sforzo.
Stretching Statico: A differenza del riscaldamento, questa è la fase ideale per lo stretching statico. Gli studenti eseguono una serie di allungamenti, mantenendo ogni posizione per 20-30 secondi senza molleggiare. L’attenzione è rivolta ai gruppi muscolari più sollecitati durante la lezione: avambracci e polsi, spalle e petto, schiena, fianchi, quadricipiti e femorali. Lo stretching aiuta a migliorare la flessibilità a lungo termine e promuove il recupero.
Revisione e Comunicazioni: Una volta completato il defaticamento, il Guro spesso riunisce gli studenti, che si siedono in modo informale. Questo è un momento prezioso per l’apprendimento e la costruzione della comunità.
Riepilogo della Lezione: L’istruttore può riassumere i punti chiave trattati durante la lezione, sottolineando gli errori più comuni e i progressi osservati.
Sessione di Domande e Risposte: Gli studenti hanno l’opportunità di porre domande sulla tecnica del giorno o su qualsiasi altro aspetto dell’arte. Questo dialogo è fondamentale per chiarire i dubbi e approfondire la comprensione.
Annunci: Vengono date comunicazioni relative alla scuola, come orari, eventi imminenti, seminari o competizioni.
Il Saluto Finale: Chiudere il Cerchio La lezione si conclude come è iniziata. Gli studenti si rimettono in fila, e viene eseguito il saluto formale. Questo atto finale ha un forte valore simbolico. È un ringraziamento al Guro per l’insegnamento ricevuto e ai compagni per la pratica condivisa. Segna la chiusura formale della “bolla” di allenamento, un rituale che permette agli studenti di lasciare la palestra con un senso di completezza, di rispetto e di calma, pronti a tornare alle loro vite quotidiane, portando con sé non solo la stanchezza fisica, ma anche le lezioni apprese.
Conclusioni: Un Microcosmo di Apprendimento Strutturato
Come abbiamo visto, una tipica seduta di allenamento di Doce Pares è un percorso ben definito e un’esperienza olistica. È un viaggio che inizia con la preparazione della mente e del corpo, attraversa l’acquisizione e il consolidamento delle abilità attraverso una pratica metodica, culmina nella sfida dell’applicazione funzionale e si conclude con un ritorno riflessivo alla calma.
Ogni fase è interdipendente e ha uno scopo preciso. Il riscaldamento previene gli infortuni, i drills costruiscono le fondamenta, la pratica a coppie sviluppa la sensibilità e il tempismo, lo sparring testa il coraggio e l’adattabilità, e il defaticamento promuove il recupero e la longevità nella pratica. Questa architettura non solo è efficace per l’apprendimento di un’arte marziale complessa, ma plasma anche il praticante, instillando valori come la disciplina, il rispetto, la perseveranza e la consapevolezza. La lezione, quindi, è molto più di un semplice allenamento fisico; è un microcosmo in cui l’intera filosofia, la tecnica e lo spirito del Doce Pares vengono vissuti, praticati e trasmessi.
GLI STILI E LE SCUOLE
Affrontare il tema degli “stili” e delle “scuole” all’interno del Doce Pares significa intraprendere un viaggio affascinante nell’evoluzione di un’arte marziale vivente. È la storia di come un atto rivoluzionario di unificazione abbia, paradossalmente, dato vita a una straordinaria diversità di espressioni e interpretazioni. Per comprendere appieno questo panorama, è necessario prima di tutto liberarsi da una concezione occidentale rigida di “stile”, inteso come un sistema chiuso, immutabile e dogmatico. Nel mondo delle arti marziali filippine (FMA), uno stile è spesso un’entità più fluida, legata a una famiglia, a un lignaggio, a un’enfasi tattica o alla filosofia personale di un grande maestro.
Il Doce Pares nacque proprio come un “sistema di sistemi”, un tentativo senza precedenti di raccogliere e sintetizzare i migliori elementi di vari stili preesistenti in un unico, coerente e completo curriculum. Tuttavia, la profondità e la vastità di questo patrimonio erano tali che, nel corso delle generazioni, maestri diversi hanno naturalmente posto l’accento su aspetti differenti del sistema, approfondendo certe aree, innovando e, infine, dando vita a interpretazioni distinte che oggi sono riconosciute come veri e propri stili o scuole a sé stanti.
Questo capitolo si propone di esplorare in dettaglio questo albero genealogico marziale. Inizieremo analizzando le radici, ovvero gli stili storici di Cebu che hanno nutrito e dato forma al Doce Pares originale, adempiendo alla richiesta di includere le scuole antiche. Proseguiremo con un’analisi approfondita e comparativa dei tronchi principali, le due maggiori e più influenti scuole del Doce Pares moderno, esaminandone la filosofia, il curriculum, le caratteristiche tecniche e la struttura organizzativa, indicando la rispettiva casa madre a Cebu. Esploreremo poi gli altri rami significativi, scuole e stili che, pur originando dallo stesso tronco, hanno sviluppato una propria identità unica. Infine, delineeremo la struttura organizzativa globale, mostrando come, dalla casa madre nelle Filippine, queste scuole si siano diffuse in tutto il mondo. Questo è il racconto di come un’unica grande famiglia marziale si sia evoluta in una dinastia dai molti rami, ognuno vigoroso e con i propri frutti, ma tutti innegabilmente connessi alla stessa potente radice.
Le Radici dell’Albero: Gli Stili Storici che Hanno Plasmato il Doce Pares
Il Doce Pares non è nato dal nulla. È germogliato da un terreno marziale incredibilmente fertile, quello di Cebu all’inizio del XX secolo, un ambiente saturo di conoscenze tramandate attraverso lignaggi familiari. La genialità dei fondatori non fu tanto quella di “inventare” nuove tecniche, quanto quella di selezionare, combinare e sistematizzare il meglio di ciò che già esisteva. Per capire il DNA del Doce Pares, dobbiamo quindi conoscere gli stili dei suoi antenati.
Lo Stile Saavedra (Tangko-Saavedra): L’Anima Tecnica Predominante Quando si parla delle influenze tecniche sul Doce Pares originale, un nome si erge sopra tutti gli altri: quello della famiglia Saavedra e, in particolare, del suo più illustre esponente, Lorenzo “Tatay Insong” Saavedra. Il suo stile personale, spesso identificato come Tangko-Saavedra o semplicemente come Eskrima Saavedra, non era una “scuola” nel senso moderno, con una sede e un curriculum scritto, ma un sistema familiare di combattimento, considerato da molti il più sofisticato e letale di Cebu.
Caratteristiche Tecniche: Lo stile Saavedra era l’epitome dell’eleganza e dell’efficacia. A differenza di stili più diretti e basati sulla forza, quello di Saavedra era un’arte di inganno, tempismo e precisione. I suoi tratti distintivi includevano:
Maestria Suprema nell’Espada y Daga: Saavedra era considerato un genio in questa disciplina. Il suo stile enfatizzava un uso complesso e coordinato delle due armi, dove la spada creava finte e attacchi a lunga distanza, mentre il pugnale controllava, parava e colpiva a distanza ravvicinata in una sinfonia mortale.
Enfasi su Tempismo e Distanza (Timing y Distancia): Più che sulla velocità pura, lo stile si basava su una comprensione quasi soprannaturale del tempo e dello spazio. Saavedra era un maestro nell’interrompere il ritmo dell’avversario, nel colpirlo durante le sue fasi di preparazione (half-beat timing) e nel muoversi costantemente al limite del suo raggio d’azione.
Gioco di Gambe Fluido e Angolare: Il movimento non era lineare, ma basato su spostamenti laterali e angolari per creare posizioni dominanti e attaccare l’avversario dai suoi fianchi ciechi.
L’Influenza sul Doce Pares: L’impatto dello stile Saavedra sul curriculum originale del Doce Pares fu immenso. Molti dei fondatori, inclusi i Cañete, erano stati suoi allievi o ne avevano studiato e ammirato lo stile. Le sezioni più tecniche e complesse del curriculum originale, in particolare quelle relative all’Espada y Daga, al Corto Mano e alle tecniche di disarmo, derivano in gran parte dal patrimonio marziale di Lorenzo Saavedra. Egli fornì la “sostanza tecnica” di altissimo livello che Eulogio Cañete seppe poi organizzare e promuovere.
Lo Stile de Campo 1-2-3 Orihinal: Il Pragmatismo del Combattimento Un altro stile storico di grande importanza e strettamente legato al lignaggio di Saavedra è il de Campo 1-2-3 Orihinal Eskrima. Il fondatore di questo sistema, Jose de Campo, fu uno degli allievi più talentuosi di Lorenzo Saavedra. Lo stile de Campo è famoso per il suo approccio diretto, pragmatico e focalizzato sull’efficacia in combattimento.
Caratteristiche Tecniche: Il nome stesso “1-2-3” si riferisce a una delle sue combinazioni fondamentali e alla sua filosofia di semplicità ed efficacia. Le sue caratteristiche principali sono:
Direttezza e Semplicità: Lo stile de Campo elimina tutto ciò che è superfluo, concentrandosi su poche tecniche di base ma applicate con grande potenza, velocità e tempismo.
Potenza e Impatto: A differenza dell’approccio più evasivo di Saavedra, il de Campo enfatizza l’incontro diretto con la forza dell’avversario, usando blocchi solidi e potenti contrattacchi.
Focus sul Bastone Singolo: Sebbene copra tutte le aree, lo stile è particolarmente rinomato per la sua maestria nel combattimento con il bastone singolo.
L’Influenza sul Doce Pares: La connessione tra Saavedra e de Campo assicurò che questa filosofia pragmatica e diretta entrasse a far parte del DNA del Doce Pares. L’enfasi sulla potenza e sulle combinazioni semplici ma efficaci, che costituisce una parte importante del curriculum di base del Doce Pares, riflette l’influenza di questa scuola.
Lo Stile Romo: La Forza Bruta e l’Aggressività Un’altra importante famiglia di eskrimadors di Cebu era la famiglia Romo, il cui stile, noto come Romo Eskrima, offriva un approccio ancora diverso al combattimento. Se lo stile Saavedra era l’acqua che fluisce e il de Campo era la roccia che resiste, lo stile Romo era il fuoco che consuma.
Caratteristiche Tecniche: Lo stile Romo è storicamente associato a:
Potenza Devastante: I praticanti dello stile Romo erano noti per la loro incredibile forza fisica e per la capacità di sferrare colpi capaci di spezzare bastoni e ossa.
Pressione Costante e Aggressività: La loro strategia non era basata sull’attesa o sul contrattacco, ma su un’offensiva travolgente, una pressione costante che mirava a soffocare l’avversario, non lasciandogli spazio né tempo per organizzare una difesa.
Uso di Armi Pesanti: Spesso preferivano bastoni di legno duro e pesante come il bahi per massimizzare il potere d’impatto dei loro colpi.
L’Influenza sul Doce Pares: La presenza dei maestri dello stile Romo tra i fondatori assicurò che il curriculum del Doce Pares non fosse solo tecnico ed elegante, ma che contenesse anche elementi di potenza pura e di combattimento aggressivo. Il Doce Pares ha integrato questa capacità di generare colpi potenti e di combattere con una mentalità offensiva, rendendo il sistema equilibrato e capace di adattarsi a diversi tipi di avversari e situazioni.
La bellezza del Doce Pares originale risiede proprio in questa sintesi. Era un sistema che possedeva l’eleganza tecnica di Saavedra, il pragmatismo di de Campo e la potenza di Romo, creando un insieme più completo e versatile di qualsiasi singolo stile individuale.
I Tronchi Principali: Le Grandi Scuole del Doce Pares Moderno
Dall’atto di unificazione originale, nel corso del XX secolo, l’albero del Doce Pares ha visto crescere due tronchi principali, due interpretazioni dominanti che, pur condividendo la stessa radice storica, hanno sviluppato filosofie, curricula e caratteristiche tecniche distinte. Queste due scuole rappresentano oggi le più grandi e influenti organizzazioni di Doce Pares nel mondo: il Doce Pares “Multi-Style System” e il Cacoy Doce Pares. Un’analisi comparativa approfondita di queste due scuole è essenziale per comprendere il panorama del Doce Pares contemporaneo.
Il Doce Pares “Multi-Style System”: L’Enciclopedia Sistematizzata Questa scuola è l’erede diretta della visione originale di Eulogio Cañete e del lavoro di sistematizzazione del Supreme Grandmaster Dionisio “Diony” Cañete. È il sistema di Doce Pares più diffuso a livello internazionale.
Filosofia e Scopo: La filosofia fondamentale del Multi-Style System è quella della completezza e della preservazione. Il suo scopo primario non è quello di innovare o specializzarsi, ma di conservare e trasmettere l’intero patrimonio tecnico dei maestri fondatori in un formato strutturato e accessibile. Si definisce “Multi-Style” proprio perché il suo curriculum contiene le specialità di tutti i grandi maestri originali: il Largo Mano, il Corto Mano, l’Espada y Daga, il Doble Olisi, il Pangamot, ecc. È concepito per essere un’enciclopedia vivente dell’Eskrima di Cebu.
Struttura del Curriculum: La sua caratteristica più distintiva è il suo curriculum altamente strutturato e progressivo, basato su un sistema di gradi e cinture colorate. Questo approccio pedagogico, introdotto da SGM Diony Cañete, è stato la chiave della sua diffusione globale.
Progressione a Livelli: Lo studente avanza attraverso una serie di livelli, da cintura bianca a cintura nera e oltre. Ogni livello ha un programma ben definito di tecniche, forme e concetti che devono essere padroneggiati.
Contenuto per Livello: Ai livelli inferiori, l’enfasi è sul Solo Olisi (bastone singolo), con lo studio dei 12 angoli, le parate di base e i primi due Anyo (forme). Man mano che si progredisce, vengono introdotte nuove discipline: il Doble Olisi (doppio bastone) con i suoi drills di Sinawali, l’Espada y Daga, il combattimento a mani nude (Pangamot), le tecniche di disarmo, le leve (Trankada) e la lotta (Dumog).
Il Ruolo Centrale dell’Anyo: Le forme in solitaria (Anyo o Sayaw) giocano un ruolo cruciale come strumento didattico. Esiste un curriculum di forme (Anyo 1, 2, 3, ecc.) che lo studente deve imparare a ogni livello. Queste forme agiscono come “libri di testo” del movimento, codificando le tecniche e i principi del sistema.
Caratteristiche Tecniche: La caratteristica tecnica principale del Multi-Style System è il suo equilibrio. Non si specializza in una singola distanza o arma, ma mira a formare un praticante competente in tutte le aree del combattimento. Uno studente di livello avanzato sarà in grado di combattere efficacemente a lunga, media e corta distanza, con una o due armi, con una lama o a mani nude. L’enfasi è sulla versatilità e sull’adattabilità.
Metodologia di Allenamento: L’allenamento è metodico e strutturato. Una lezione tipica segue una progressione logica: riscaldamento, drills individuali (forme, angoli), drills a coppie (Sinawali, Sumbrada), pratica della tecnica del giorno e, infine, sparring controllato. Questo approccio sistematico lo rende particolarmente adatto a studenti di ogni età e provenienza, che possono apprendere un’arte complessa in modo graduale e sicuro.
L’Organizzazione e la Casa Madre: La casa madre e il quartier generale mondiale di questa organizzazione è il Doce Pares World Headquarters, situato a Cebu City, Filippine. Questa sede, fondata da SGM Diony Cañete, è il centro nevralgico dell’organizzazione. È qui che vengono stabiliti gli standard del curriculum, dove si tengono gli esami per i gradi più alti (cinture nere e gradi superiori), e dove convergono praticanti da tutto il mondo per i campi di allenamento internazionali. L’organizzazione si estende a livello globale attraverso una rete di direttori nazionali e continentali, tutti facenti capo alla sede centrale di Cebu.
Il Cacoy Doce Pares: L’Evoluzione del Combattimento Ravvicinato Questa scuola rappresenta l’interpretazione personale, l’evoluzione e l’innovazione apportate al sistema originale da uno dei suoi più grandi e combattivi maestri, il Gran Maestro Ciriaco “Cacoy” Cañete.
Filosofia e Scopo: La filosofia del Cacoy Doce Pares è quella dell’innovazione e dell’efficacia combattiva. Se il Multi-Style System si concentra sulla preservazione dell’intero spettro di tecniche, il Cacoy Doce Pares si specializza e approfondisce un’area specifica: il combattimento a distanza ravvicinata (Corto Mano). La filosofia di GM Cacoy era quella di testare costantemente le tecniche, scartare ciò che non era pienamente efficace e integrare nuovi concetti, anche da altre arti marziali, per rendere il sistema sempre più letale e funzionale.
Struttura del Curriculum: Anche il Cacoy Doce Pares ha un suo sistema di gradi, ma l’enfasi del curriculum è diversa. La progressione non è tanto sull’aggiungere nuove “discipline”, quanto sull’approfondire la maestria nei principi fondamentali del sistema.
Focus sul Corto Mano: Fin dai primi livelli, lo studente viene introdotto ai principi del combattimento a corta distanza. L’allenamento è pesantemente orientato a sviluppare la sensibilità, i riflessi e la potenza in spazi ristretti.
Il Ruolo Centrale dell’Eskrido: Il fiore all’occhiello e la caratteristica più unica del sistema è l’Eskrido. Questa disciplina, creata da GM Cacoy, fonde le tecniche di percussione dell’Eskrima con le leve articolari, gli strangolamenti e le proiezioni del Judo, del Ju-Jitsu e dell’Aikido. Il curriculum dedica una parte enorme del suo tempo a padroneggiare queste tecniche ibride.
Approccio Olistico al Corto Raggio: Il sistema non separa nettamente i colpi, le leve e le proiezioni, ma li tratta come un unico flusso di movimento a corta distanza.
Caratteristiche Tecniche: Lo stile Cacoy Doce Pares è immediatamente riconoscibile per le sue peculiarità tecniche:
Combattimento Ravvicinato Aggressivo: Lo stile è noto per la sua aggressività nel chiudere la distanza e nel sopraffare l’avversario con un turbine di attacchi a corto raggio.
Uso del Punyo: Un’enfasi particolare è posta sull’uso del punyo (il calcio del bastone) come arma devastante nel clinch.
Leve e Proiezioni Assistite dal Bastone: L’Eskrido è caratterizzato dall’uso del bastone non solo per colpire, ma come strumento di leva per applicare proiezioni e chiavi articolari, conferendo al praticante un enorme vantaggio meccanico.
Fluidità nel Trapping: Lo stile eccelle nelle tecniche di intrappolamento (trapping) degli arti dell’avversario, sia con le mani che con le armi.
Metodologia di Allenamento: L’allenamento nel Cacoy Doce Pares è tipicamente molto dinamico, fisico e orientato all’applicazione. Si dà grande importanza a:
Drills di Sensibilità: Esercizi come l’Hubad-Lubad sono centrali per sviluppare la capacità di sentire e reagire istantaneamente ai movimenti dell’avversario a contatto.
Sparring Frequente: La pratica del combattimento libero (con protezioni) è una componente fondamentale e frequente dell’allenamento, considerata essenziale per testare e affinare le tecniche in un contesto realistico.
Applicazione Diretta: L’approccio è meno formale e più orientato a scenari di combattimento. Le tecniche vengono insegnate e praticate quasi immediatamente in un contesto dinamico.
L’Organizzazione e la Casa Madre: Anche questa scuola ha la sua casa madre a Cebu City, nelle Filippine, distinta da quella del Multi-Style System. La Cacoy Doce Pares World Federation è l’organo di governo internazionale che promuove lo stile specifico di GM Cacoy. Opera attraverso una propria rete di rappresentanti e scuole affiliate in tutto il mondo, mantenendo una linea di comando e un curriculum separati, ma condividendo con l’altra branca la stessa origine storica.
In sintesi, mentre il Multi-Style System può essere visto come la grande “biblioteca” del Doce Pares, che mira a conservare tutti i volumi, il Cacoy Doce Pares è il “laboratorio di ricerca e sviluppo”, che prende alcuni di quei volumi e li riscrive costantemente alla ricerca della formula più efficace per il combattimento moderno.
Altri Rami e Scuole Affiliate: La Diversità dell’Albero
Oltre ai due tronchi principali, l’albero del Doce Pares ha prodotto altri rami significativi, stili e scuole che, pur avendo radici comuni, hanno sviluppato una propria identità e un proprio percorso. Questi rami testimoniano la ricchezza e la vitalità della tradizione Cañete e del più ampio ambiente marziale di Cebu.
San Miguel Eskrima: L’Eredità Esoterica di “Momoy” Cañete Questo stile rappresenta l’interpretazione personale e la filosofia marziale di uno dei più importanti e rispettati maestri fondatori, Filemon “Momoy” Cañete. Sebbene Momoy sia stato una figura chiave nel Doce Pares originale, il suo stile personale, il San Miguel Eskrima, ha caratteristiche così uniche da essere considerato un sistema a sé stante, pur rimanendo strettamente legato alla famiglia Doce Pares.
Caratteristiche Uniche:
Fluidità e Movimento Circolare: Il San Miguel Eskrima è noto per i suoi movimenti estremamente fluidi, continui e circolari. L’enfasi non è sulla potenza statica, ma sulla generazione di forza attraverso il movimento perpetuo e lo slancio (flow).
Enfasi sulla “Mano Viva”: Una delle caratteristiche distintive è l’uso eccezionalmente attivo e sofisticato della mano non armata (la “mano viva”). Questa non serve solo a parare o controllare, ma è un’arma a tutti gli effetti, costantemente in movimento per colpire, intrappolare, e manipolare l’avversario.
Integrazione di Pratiche Esoteriche: Come abbiamo visto, Momoy Cañete era un profondo credente nelle pratiche mistiche filippine. Il San Miguel Eskrima integra l’uso di oraciones (preghiere/mantra) e altre pratiche spirituali come parte integrante della preparazione del guerriero. Per Momoy, la forza spirituale e la fiducia erano importanti tanto quanto la tecnica fisica.
Lavoro a Lunga e Media Distanza: Lo stile eccelle nel gioco a lunga e media distanza, utilizzando un gioco di gambe agile per mantenere l’avversario sulla punta dell’arma.
Posizionamento nel Panorama: Il San Miguel Eskrima è visto come uno degli stili più tradizionali e puri all’interno della grande famiglia Cañete. È un sistema che richiede grande dedizione per essere padroneggiato e attira praticanti interessati non solo all’aspetto combattivo, ma anche alla dimensione culturale e spirituale dell’Eskrima. È un ramo che si è sviluppato in parallelo, mantenendo un forte legame con il tronco principale ma seguendo un percorso di crescita distinto.
Atillo Balintawak Eskrima: Il Ramo Cugino La storia del Balintawak Eskrima è strettamente intrecciata con quella del Doce Pares, rappresentando l’altra grande scuola di Eskrima originaria di Cebu. La relazione è complessa, a volte di rivalità, a volte di collaborazione. Una figura chiave che funge da ponte tra questi due mondi è il Gran Maestro Vicente “Inting” Atillo.
Il Legame: GM Atillo fu uno dei membri fondatori del Doce Pares Club nel 1932. Tuttavia, apparteneva anche a una famiglia con un proprio stile distinto, che in seguito divenne noto come Atillo Balintawak. Questa doppia appartenenza illustra perfettamente come, all’epoca, i confini tra gli “stili” non fossero così netti e come ci fosse un continuo scambio di idee.
Caratteristiche del Balintawak: Il Balintawak, in generale, è uno stile specializzato nel combattimento a distanza ravvicinata, noto per la sua velocità, la sua potenza esplosiva e la sua metodologia di allenamento basata sul “dare e prendere” (give and take). Utilizza il bastone singolo e si concentra su una reazione istantanea e su un contrattacco fulmineo.
L’Influenza Incrociata: Sebbene il Balintawak si sia sviluppato come una scuola separata, l’influenza reciproca è innegabile. Le conoscenze e le tecniche del combattimento ravvicinato, così importanti nel Doce Pares (specialmente nella versione di Cacoy), furono senza dubbio affinate dal confronto e dallo scambio con i maestri di Balintawak. Lo studio di scuole come l’Atillo Balintawak offre quindi una prospettiva più ampia sull’ambiente marziale da cui il Doce Pares è emerso e con cui ha continuato a interagire.
Scuole “di Seconda e Terza Generazione”: La Diffusione Globale Con l’espansione internazionale del Doce Pares, è nato un nuovo fenomeno: la nascita di scuole fondate da allievi diretti dei grandi maestri. Queste scuole, pur operando sotto l’egida di una delle organizzazioni principali (Multi-Style o Cacoy), sviluppano spesso un proprio “carattere”.
Interpretazione Personale: Un istruttore capo (Guro) che ha passato vent’anni ad allenarsi con, ad esempio, SGM Diony Cañete, avrà inevitabilmente una sua interpretazione personale del sistema. Potrebbe porre una maggiore enfasi su un aspetto piuttosto che su un altro (ad esempio, specializzarsi nell’insegnamento del Pangamot o dello stickfighting sportivo).
Nascita di Nuovi Lignaggi: Queste scuole creano nuovi lignaggi. Uno studente che impara in una scuola “Cacoy Doce Pares – Germania” avrà come riferimento principale il suo istruttore tedesco, che a sua volta fa capo alla casa madre di Cebu. Questo crea una catena di trasmissione del sapere che, pur rimanendo fedele alla fonte, si arricchisce delle esperienze e delle prospettive di ogni anello.
Esempi: In tutto il mondo, esistono centinaia di queste scuole. Ognuna è un ramo dell’albero, che contribuisce a renderlo più grande e frondoso. Che si tratti di un club focalizzato sulla competizione sportiva a Los Angeles, di una scuola orientata alla difesa personale a Roma, o di un gruppo di studio sull’Eskrido a Sydney, tutte queste realtà rappresentano la diversità e la vitalità del Doce Pares moderno.
La Struttura Organizzativa Globale: Dalla Casa Madre ai Club Locali
La trasformazione del Doce Pares da un club locale di Cebu a un fenomeno marziale mondiale è stata possibile solo grazie alla creazione di una solida e chiara struttura organizzativa. Questa struttura, pur con le differenze tra le varie branche, segue un modello gerarchico che garantisce la coerenza del curriculum, la legittimità degli istruttori e la connessione costante con la fonte dell’arte.
Il Ruolo Sacro della “Casa Madre” di Cebu Per quasi tutte le principali scuole e stili che portano il nome Doce Pares, la città di Cebu, nelle Filippine, rimane il centro spirituale e tecnico del mondo. Le rispettive sedi centrali, la Doce Pares World Headquarters per il Multi-Style System e la Cacoy Doce Pares World Federation per lo stile di Cacoy, non sono semplici uffici amministrativi. Sono la “casa madre” (mother house), il luogo che detiene l’autorità ultima sull’arte.
Funzioni della Casa Madre:
Custodia del Curriculum: È la sede centrale a stabilire e, se necessario, aggiornare il curriculum ufficiale per tutti i livelli. Questo garantisce che uno studente di Doce Pares in Italia stia imparando lo stesso sistema di base di uno studente nelle Filippine.
Certificazione e Gradi Superiori: Gli esami per i gradi più alti, in particolare le cinture nere e i livelli successivi (1°, 2°, 3° dan, ecc.), vengono spesso condotti o supervisionati direttamente da una commissione di Gran Maestri della casa madre. Ottenere un grado elevato certificato da Cebu è il massimo riconoscimento per un praticante.
Formazione degli Istruttori: La casa madre ospita regolarmente campi di allenamento intensivi (training camps) e seminari internazionali, dove istruttori da tutto il mondo si recano per affinare le loro abilità, imparare le ultime evoluzioni del sistema e ricevere insegnamenti direttamente dai massimi esponenti del lignaggio.
Preservazione della Storia: La sede centrale è anche un archivio vivente, che custodisce la storia, le fotografie, i documenti e le tradizioni orali dell’arte, assicurando che l’eredità dei fondatori non venga dimenticata.
La Rete Gerarchica Internazionale Dalla casa madre, l’organizzazione si dirama in una struttura gerarchica che permette una gestione efficiente su scala globale.
Gran Maestri e Consiglio Anziano (Council of Elders): Al vertice della piramide, a Cebu, si trova il leader dell’organizzazione (attualmente, il Supreme Grandmaster per il Multi-Style System) e un consiglio di Gran Maestri anziani che agiscono come custodi della tradizione e consiglieri.
Direttori Continentali e Nazionali: In ogni continente o nazione con una presenza significativa del Doce Pares, la casa madre nomina un direttore. Questa persona, solitamente un maestro di alto grado e di grande esperienza, funge da rappresentante ufficiale dell’organizzazione nel suo territorio. È responsabile della promozione dell’arte, della supervisione delle scuole locali, dell’organizzazione di eventi nazionali e del mantenimento degli standard di qualità.
Istruttori Locali (Guro): Alla base della piramide ci sono le singole scuole o club, guidati da un istruttore certificato (Guro). Per poter insegnare ufficialmente e rilasciare gradi riconosciuti, un Guro deve essere autorizzato dal suo direttore nazionale e, in ultima analisi, dalla casa madre.
L’Importanza del Lignaggio (Linya): In questo mondo, il lignaggio (linya) è tutto. La legittimità di un istruttore è direttamente proporzionale alla sua capacità di tracciare la sua linea di insegnamento fino a uno dei grandi maestri e alla casa madre di Cebu. Un istruttore con un lignaggio chiaro e verificabile è considerato autentico; uno con un lignaggio incerto o auto-proclamato viene visto con sospetto. Questa enfasi sulla linea di trasmissione diretta è un meccanismo di controllo della qualità che protegge l’integrità dell’arte.
Le Federazioni Sportive: Un Mondo Parallelo Accanto alla struttura gerarchica degli stili, si è sviluppato il mondo delle federazioni sportive, come la WEKAF (World Eskrima Kali Arnis Federation). È importante capire che la WEKAF non è uno stile, ma un organo di governo sportivo, come la FIFA per il calcio. La sua funzione è quella di unire praticanti di diversi stili (Doce Pares, Balintawak, e molti altri) sotto un unico regolamento per le competizioni. Molti membri e leader del Doce Pares Multi-Style sono anche figure di spicco nella WEKAF, ma le due entità rimangono distinte: una governa lo stile, l’altra governa lo sport.
Conclusione: Unità nella Diversità
L’esplorazione degli stili, delle scuole e delle organizzazioni del Doce Pares rivela un panorama di una complessità e di una ricchezza straordinarie. Lungi dall’essere un sistema monolitico e immutabile, il Doce Pares si presenta oggi come una grande e vibrante famiglia marziale, un albero genealogico con radici storiche profonde, due tronchi principali robusti e innumerevoli rami che si estendono in ogni angolo del globo.
La sua storia è un affascinante studio sull’equilibrio tra unità e diversità. Nato da un desiderio di unificazione, ha trovato la sua più grande forza nella capacità di permettere l’evoluzione e l’interpretazione individuale. La coesistenza del Multi-Style System, enciclopedico e preservatore, e del Cacoy Doce Pares, innovativo e specializzato, non è un segno di debolezza o di frattura, ma una testimonianza della vitalità di un’arte che può essere esplorata e vissuta in modi diversi, ma ugualmente validi. Stili come il San Miguel Eskrima aggiungono ulteriori strati di profondità, ricordandoci la dimensione spirituale e culturale che si cela dietro l’efficacia combattiva.
La solida struttura organizzativa, con la sua chiara gerarchia e il ruolo centrale della casa madre di Cebu, ha fornito il telaio su cui questa diversità ha potuto prosperare in modo ordinato, garantendo che, nonostante le differenze di enfasi, tutti i rami rimangano connessi allo stesso tronco e attingano nutrimento dalle stesse radici.
In definitiva, che un praticante segua la via enciclopedica del Multi-Style, quella innovativa del Cacoy Doce Pares o quella spirituale del San Miguel, egli rimane parte della stessa grande narrazione. È la narrazione di un’arte marziale filippina che, attraverso la visione dei suoi maestri e la passione dei suoi studenti, ha saputo onorare il suo passato, plasmare il suo presente e costruire un futuro globale, dimostrando al mondo intero la profonda verità del suo motto: unità nella diversità.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
Analizzare la situazione del Doce Pares Eskrima in Italia significa tracciare la rotta di un’arte guerriera nata in un lontano arcipelago del Sud-est asiatico e il suo affascinante, sebbene complesso, processo di acclimatazione nel panorama marziale e culturale italiano. Non è la storia di un’arte di massa, né quella di un’unica e monolitica organizzazione, ma piuttosto il racconto di una passione coltivata da una comunità di praticanti dedicati, un mosaico vibrante ma frammentato di scuole, stili, lignaggi e affiliazioni.
Questo capitolo si propone di essere una mappatura dettagliata e imparziale di questa realtà. Non cercherà di promuovere una scuola o un’organizzazione a scapito di un’altra, ma si sforzerà di fornire una fotografia chiara e onesta del mondo del Doce Pares e, più in generale, delle Arti Marziali Filippine (FMA) in Italia. Inizieremo ricostruendo le origini, esplorando come e quando i primi semi di quest’arte sono stati piantati nel nostro paese, identificando i pionieri che per primi ne hanno compreso il valore.
Successivamente, ci addentreremo nella complessa struttura organizzativa, analizzando come le diverse scuole si collocano all’interno del sistema sportivo italiano, governato dal CONI e dagli Enti di Promozione Sportiva, e come mantengono il loro legame con le diverse “case madri” nelle Filippine. Dedicheremo ampio spazio a descrivere la presenza e le caratteristiche dei principali stili internazionali di Doce Pares sul territorio italiano.
Esploreremo poi la vita quotidiana di una tipica scuola italiana, il profilo degli istruttori e degli allievi, e le dinamiche comunitarie che animano questo ambiente. Affronteremo le sfide che l’arte incontra nel suo percorso di crescita in Italia e le sue prospettive future. Infine, come richiesto, forniremo un elenco dettagliato delle principali organizzazioni di riferimento a livello mondiale, europeo e una selezione di scuole e associazioni presenti in Italia, con i relativi contatti e siti web. Questo vuole essere un documento informativo, una guida per comprendere lo stato attuale e il percorso storico di un’arte guerriera che, dal cuore di Cebu, ha trovato una solida e appassionata casa anche in Italia.
Le Origini: L’Arrivo e i Primi Pionieri delle FMA in Italia
La storia della diffusione del Doce Pares in Italia è inseparabile da quella, più ampia, dell’arrivo delle Arti Marziali Filippine nel nostro paese. A differenza di discipline come il Judo o il Karate, che hanno avuto una diffusione istituzionale e strutturata già a partire dalla metà del XX secolo, l’introduzione delle FMA è stata un processo più tardivo, frammentario e inizialmente guidato dalla passione di pochi individui pionieristici.
Il Contesto Storico: L’Onda Lunga di Bruce Lee e Dan Inosanto Per capire come l’interesse per un’arte allora quasi sconosciuta come l’Eskrima possa essere nato in Italia, dobbiamo tornare agli anni ’70 e ’80. Questo fu il periodo del grande boom delle arti marziali in Occidente, un fenomeno culturale innescato in gran parte dalla figura iconica di Bruce Lee. Sebbene Lee fosse famoso per il suo Jeet Kune Do, la sua ricerca marziale lo portò a studiare e integrare elementi di numerose discipline, tra cui, in modo significativo, le FMA. Nel suo film incompiuto “Game of Death”, la celebre scena del combattimento con i bastoni di rattan contro il suo allievo e amico Dan Inosanto fu, per molti occidentali, la prima, folgorante esposizione all’Eskrima.
Fu proprio Dan Inosanto a diventare il principale ambasciatore delle FMA nel mondo. Essendo egli stesso un maestro di diverse arti filippine, iniziò a insegnarle apertamente nei suoi seminari di Jeet Kune Do, presentandole come un sistema di combattimento con e senza armi di una raffinatezza e di un’efficacia straordinarie. L’influenza di Inosanto fu il principale veicolo attraverso cui la conoscenza delle FMA iniziò a filtrare in Europa e, di conseguenza, in Italia.
I Primi Seminari: I Semi della Passione Durante gli anni ’80, il panorama marziale italiano era dominato dalle arti giapponesi e cinesi. I praticanti italiani iniziarono a sentire parlare di queste misteriose e letali arti filippine, spesso in modo quasi mitico. L’interesse fu inizialmente soddisfatto non da scuole stabili, ma da seminari sporadici tenuti da maestri stranieri di passaggio. Questi eventi, spesso organizzati da praticanti di altre discipline incuriositi dal nuovo sistema, rappresentarono i primi, fondamentali momenti di contatto.
In questi seminari, gli artisti marziali italiani, abituati a sistemi prevalentemente a mani nude, rimasero sbalorditi dalla logica, dalla fluidità e dalla coerenza del combattimento armato filippino. Scoprirono un mondo dove i principi del movimento erano universali, trasferibili dal bastone al coltello e alle mani nude. Scoprirono un’arte che non si basava sulla forza fisica, ma sulla geometria, sul tempismo e sulla strategia. Questi primi incontri seminariali furono i semi da cui sarebbe germogliata la comunità italiana di FMA.
I Pionieri Italiani: I “Missionari” dell’Arte L’interesse suscitato da questi seminari spinse un piccolo numero di artisti marziali italiani, i veri pionieri, a intraprendere un percorso più serio e impegnativo. Non accontentandosi di un’infarinatura, questi uomini decisero di andare a studiare alla fonte. I loro viaggi, negli anni ’80 e nei primi anni ’90, si diressero principalmente verso due destinazioni: gli Stati Uniti, per studiare con Dan Inosanto e altri maestri che si erano stabiliti lì, e, per i più avventurosi, direttamente le Filippine, per immergersi nella cultura di Cebu e imparare dai grandi maestri del Doce Pares e di altri stili.
Questi viaggi erano vere e proprie imprese. Richiedevano sacrifici economici, coraggio e una profonda umiltà. Significava lasciare le proprie certezze marziali per tornare a essere un allievo principiante, spesso in un contesto culturale e linguistico completamente diverso. Questi pionieri (i cui nomi appartengono alla storia delle singole scuole e lignaggi e che, per mantenere una rigorosa neutralità, non verranno qui elencati in modo gerarchico) furono i primi italiani a ricevere un addestramento formale e approfondito nelle FMA e, in particolare, nei vari sistemi di Doce Pares.
Al loro ritorno in Italia, portarono con sé non solo un bagaglio di tecniche, ma anche la legittimità di un lignaggio diretto. Divennero i primi “missionari” dell’arte nel nostro paese. Inizialmente, la diffusione avvenne in modo quasi carbonaro, attraverso piccoli gruppi di studio composti da amici e altri artisti marziali. Non esistevano ancora palestre dedicate o corsi pubblici. L’insegnamento era informale, basato sulla passione e sulla condivisione di una scoperta entusiasmante.
La Nascita delle Prime Scuole e le Sfide Iniziali A cavallo tra la fine degli anni ’80 e lungo tutti gli anni ’90, questi gruppi di studio iniziarono a evolversi nelle prime scuole formali. Le prime sedi sorsero, come prevedibile, nelle grandi città come Roma, Milano, Torino e Bologna, dove il tessuto marziale era più fertile e ricettivo alle novità.
Le sfide che questi primi istruttori dovettero affrontare furono notevoli:
Mancanza di Visibilità: L’Eskrima era un nome sconosciuto al grande pubblico. Spiegare cosa fosse il “combattimento con i bastoni di rattan” richiedeva un notevole sforzo di comunicazione.
Competizione con le Arti di Massa: Le palestre erano dominate dal Karate, dal Judo, dal Kung Fu e, più tardi, dalla Kickboxing. Attrarre studenti verso una disciplina di nicchia era un’impresa ardua.
Preconcetti sulle Armi: L’idea di un’arte marziale che basava il suo insegnamento sull’uso delle armi poteva generare diffidenza o essere fraintesa, venendo associata alla violenza piuttosto che alla disciplina e all’autodifesa.
Mancanza di Attrezzature: Nei primi tempi, persino trovare dei semplici bastoni di rattan di buona qualità poteva essere un problema.
Nonostante queste difficoltà, la passione e la competenza di questi pionieri permisero la creazione di un primo, solido nucleo di praticanti. Fu grazie al loro lavoro instancabile e alla loro dedizione che le Arti Marziali Filippine, e con esse i diversi stili del Doce Pares, misero radici permanenti in Italia, preparandosi a una crescita lenta ma costante nei decenni a venire.
La Frammentazione Organizzativa: Mappatura degli Enti e delle Federazioni
Per comprendere la situazione attuale del Doce Pares in Italia, è fondamentale analizzare il complesso quadro organizzativo in cui si inserisce. A differenza di altri paesi dove può esistere un’unica federazione nazionale forte, la scena italiana è caratterizzata da una notevole frammentazione, una realtà comune a molte arti marziali “minori”. Questa frammentazione è il risultato di due fattori principali: la struttura stessa del sistema sportivo italiano e la coesistenza di diverse organizzazioni internazionali di Doce Pares che operano in parallelo.
Il Ruolo Cruciale degli Enti di Promozione Sportiva (EPS) Riconosciuti dal CONI In Italia, il mondo dello sport dilettantistico è governato dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI). Sotto l’egida del CONI operano le Federazioni Sportive Nazionali (FSN), come la FIGC per il calcio o la FIJLKAM per Judo, Lotta, Karate e Arti Marziali. Le FSN sono tipicamente dedicate agli sport olimpici o di grande diffusione e hanno una struttura molto rigida. Per le migliaia di altre discipline sportive e dilettantistiche, inclusa la stragrande maggioranza delle arti marziali, il riconoscimento e l’inquadramento legale passano attraverso gli Enti di Promozione Sportiva (EPS).
Gli EPS sono grandi organizzazioni nazionali, anch’esse riconosciute dal CONI (come AICS, ASI, CSEN, UISP, ENDAS, MSP, ACSI, tra gli altri), che hanno lo scopo di promuovere lo sport di base su tutto il territorio. Per una scuola di Doce Pares, affiliarsi a un EPS è una necessità pratica e legale. Questa affiliazione fornisce:
Riconoscimento Legale: Permette all’associazione sportiva dilettantistica (ASD) di operare nel rispetto delle normative fiscali e legali italiane.
Copertura Assicurativa: Garantisce una copertura assicurativa per gli istruttori e gli allievi in caso di infortuni.
Formazione e Diplomi: Gli EPS organizzano corsi di formazione per istruttori, rilasciando diplomi (es. “Istruttore Nazionale CSEN/AICS di Kali Eskrima”) che hanno validità legale sul territorio italiano.
La conseguenza diretta di questo sistema è che non esiste una “Federazione Italiana Doce Pares Eskrima” riconosciuta dal CONI come FSN. Esistono invece decine di scuole e associazioni di Doce Pares sparse per l’Italia, ognuna delle quali può essere affiliata a un EPS diverso. Un gruppo di Roma potrebbe essere sotto l’egida dell’AICS, mentre uno di Milano potrebbe essere affiliato allo CSEN. Questo crea un panorama organizzativo a “macchia di leopardo”, dove la collaborazione tra scuole di diverse affiliazioni dipende più dalle relazioni personali tra gli istruttori che da una struttura federale unificata.
Le Grandi Famiglie Internazionali e la Loro Presenza in Italia Il secondo livello di affiliazione, quello tecnico e di lignaggio, è legato alle organizzazioni internazionali con sede nelle Filippine. Le scuole italiane, oltre all’affiliazione “burocratica” con un EPS, mantengono un forte legame con la loro casa madre per garantire l’autenticità e la qualità del loro insegnamento. In Italia sono presenti principalmente le due maggiori branche del Doce Pares.
Il Doce Pares “Multi-Style System” in Italia: Questa è una delle correnti più strutturate e presenti in Italia, facendo capo direttamente al Doce Pares World Headquarters di Cebu, che era guidato dal Supreme Grandmaster Dionisio Cañete. Le scuole italiane che seguono questo sistema sono parte di una rete europea e mondiale.
Struttura e Lignaggio: Esistono in Italia diversi maestri e istruttori di alto grado, riconosciuti come rappresentanti ufficiali del sistema. Questi leader agiscono da punto di riferimento per le altre scuole e per gli studenti, garantendo che il curriculum, le metodologie di esame e gli standard tecnici siano conformi a quelli stabiliti dalla casa madre.
Attività: I gruppi del Multi-Style System in Italia sono generalmente molto attivi nell’organizzazione di seminari con Gran Maestri filippini o europei di alto livello, che vengono in Italia per condividere la loro conoscenza. Partecipano inoltre a campi di allenamento internazionali e seguono il percorso di esami ufficiale per il conseguimento dei gradi. L’enfasi è sulla preservazione del curriculum completo e sulla sua corretta trasmissione.
Il Cacoy Doce Pares in Italia: Anche la scuola del leggendario Gran Maestro Ciriaco “Cacoy” Cañete ha i suoi rappresentanti e le sue scuole in Italia. Questi gruppi fanno capo alla Cacoy Doce Pares World Federation, con sede anch’essa a Cebu.
Struttura e Lignaggio: Similmente al Multi-Style, esistono in Italia istruttori certificati che hanno studiato direttamente con GM Cacoy o con i suoi più stretti allievi. Essi sono i portavoce di questa specifica interpretazione del Doce Pares.
Attività: Le scuole di Cacoy Doce Pares in Italia si concentrano sull’insegnamento dello stile unico del fondatore, con una forte enfasi sul combattimento a corta distanza (Corto Mano) e sulla pratica dell’Eskrido. Anche questi gruppi mantengono un forte legame con la casa madre, organizzando seminari e viaggi di studio nelle Filippine per garantire l’autenticità del loro lignaggio.
Altre Organizzazioni di FMA e la Loro Relazione con il Doce Pares Per mantenere una rigorosa neutralità e fornire un quadro completo, è essenziale riconoscere che la scena italiana delle FMA è estremamente variegata. Oltre alle scuole puramente “Doce Pares”, esistono numerose altre organizzazioni e associazioni che insegnano le arti filippine. Molte di queste hanno un approccio “multi-stile” o “concettuale”, spesso influenzato dalla filosofia del Jeet Kune Do e dagli insegnamenti di Dan Inosanto. Queste scuole, pur non essendo affiliate direttamente a una delle organizzazioni Doce Pares di Cebu, spesso includono nel loro programma di studio importanti elementi del Doce Pares, riconoscendone il valore storico e tecnico. Un praticante di “Inosanto Blend Kali”, per esempio, studierà concetti e drills che derivano direttamente o indirettamente dal Doce Pares. Questa realtà contribuisce a una feconda, sebbene a volte confusionaria, contaminazione incrociata. Molti praticanti italiani partecipano a seminari di stili diversi, arricchendo il proprio bagaglio personale. Se da un lato questa apertura mentale è un grande punto di forza della comunità italiana, dall’altro rende ancora più difficile tracciare confini netti tra le diverse “scuole” e organizzazioni.
In conclusione, la struttura organizzativa del Doce Pares in Italia è un sistema a due livelli: un livello “amministrativo-legale” frammentato tra i vari Enti di Promozione Sportiva, e un livello “tecnico-genealogico” che collega le singole scuole alle rispettive e distinte case madri nelle Filippine, il tutto inserito in un vivace e interconnesso ecosistema di Arti Marziali Filippine.
La Vita di una Scuola Italiana di Doce Pares: Un’Analisi Dettagliata
Per comprendere veramente la situazione del Doce Pares in Italia, è necessario zoomare dalla visione macro delle organizzazioni alla visione micro della singola scuola. È qui, nella pratica quotidiana, nelle dinamiche tra istruttore e allievi, che l’arte vive e respira. Sebbene ogni scuola abbia la sua atmosfera unica, possiamo delineare un ritratto generale della vita e della cultura di un tipico club italiano di Doce Pares.
Il Profilo dell’Istruttore Italiano (Guro) L’istruttore medio di Doce Pares in Italia non è un professionista che vive esclusivamente di insegnamento. Più spesso, è un appassionato praticante che affianca la sua professione principale (impiegato, operaio, libero professionista, ecc.) a una dedizione quasi totale all’arte marziale.
Il Percorso di Formazione: Il suo percorso è quasi sempre caratterizzato da un grande sacrificio personale. Inizia come allievo in una delle scuole italiane, ma ben presto capisce che per raggiungere un livello superiore è necessario andare alla fonte. Il suo cammino è costellato di:
Viaggi di Studio: Almeno uno, ma spesso numerosi viaggi nelle Filippine, a Cebu, per allenarsi intensamente per settimane o mesi nella casa madre. Questi viaggi sono un rito di passaggio, un’immersione totale nell’arte e nella sua cultura d’origine.
Partecipazione a Seminari: Un investimento costante di tempo e denaro per partecipare a tutti i seminari possibili in Italia e in Europa, tenuti dai più grandi maestri del suo lignaggio.
Anni di Pratica: Decenni di allenamento costante e diligente per padroneggiare il vasto curriculum del sistema e ottenere la certificazione di istruttore.
Le Sfide dell’Insegnamento: Aprire e gestire una scuola in Italia è una sfida. L’istruttore deve essere non solo un tecnico competente, ma anche un buon insegnante, un manager, un promotore e spesso anche l’addetto alle pulizie della palestra. Deve affrontare la difficoltà di trovare spazi adeguati, di gestire la burocrazia di un’associazione sportiva e, soprattutto, di attrarre e mantenere un numero di allievi sufficiente a coprire le spese. È un lavoro fatto per pura passione, non per profitto.
Il Profilo del Praticante Italiano Chi si avvicina al Doce Pares in Italia? Il profilo del praticante è piuttosto eterogeneo, ma si possono identificare alcune categorie principali:
L’Artista Marziale Esperto: Una porzione significativa degli allievi proviene da altre arti marziali. Sono spesso cinture nere di Karate, Judo, Aikido o praticanti di lunga data di Kung Fu o Kickboxing che, a un certo punto del loro percorso, cercano qualcosa di nuovo. Sono attratti dalla logica, dall’efficacia e dalla completezza delle FMA, in particolare dall’integrazione del combattimento armato.
L’Appassionato di Difesa Personale: Un altro gruppo è composto da persone (uomini e donne di varie età) specificamente interessate all’aspetto pratico della difesa personale. Sono attratti dalla reputazione di efficacia del Doce Pares e dalla sua enfasi sull’uso di armi improvvisate.
Il Ricercatore Culturale: Una minoranza è affascinata non solo dall’aspetto combattivo, ma anche dalla storia, dalla cultura e dalla filosofia delle Filippine. Per loro, praticare Eskrima è un modo per connettersi con una tradizione guerriera antica e affascinante. In generale, la comunità italiana di Doce Pares è composta da adulti. È meno comune trovare corsi per bambini, a differenza di arti più sportive come il Judo o il Karate. Questo contribuisce a creare un ambiente di allenamento maturo e focalizzato.
La Struttura della Lezione e gli Adattamenti Culturali La struttura di una tipica lezione in Italia segue generalmente il modello internazionale descritto nel capitolo precedente (saluto, riscaldamento, drills, applicazione, defaticamento). Tuttavia, si possono notare alcuni adattamenti al contesto culturale italiano:
Maggiore Enfasi sulla Preparazione Fisica: Rispetto all’approccio a volte più informale di alcune scuole filippine, in Italia c’è spesso una maggiore attenzione a una preparazione atletica strutturata, con riscaldamenti e defaticamenti più lunghi e scientifici, in linea con la moderna cultura europea del fitness.
Approccio Pedagogico più Analitico: L’insegnante italiano tende a “spiegare” di più. Mentre un maestro filippino potrebbe insegnare più per imitazione (“Guarda e fai come me”), l’istruttore italiano, rivolgendosi a una mentalità occidentale, spesso scompone le tecniche in dettaglio, ne spiega i principi biomeccanici e risponde a molte domande sul “perché” un movimento si fa in un certo modo.
Atmosfera e Comunità: Le scuole italiane, essendo spesso piccole, tendono a sviluppare un forte senso di comunità. Il “terzo tempo” dopo l’allenamento — la pizza o la birra tutti insieme — è una parte quasi altrettanto importante della pratica, un momento per socializzare, discutere dell’arte e rafforzare i legami di amicizia.
Eventi e Vita Comunitaria La vita della comunità italiana di Doce Pares è scandita da una serie di eventi che rompono la routine settimanale e fungono da catalizzatori per la crescita tecnica e la coesione del gruppo.
Gli Stage (Seminari): Sono l’evento più importante. L’arrivo in Italia di un Gran Maestro da Cebu o di un maestro di alto livello da un altro paese europeo è un’occasione imperdibile. Praticanti da tutta Italia, spesso di scuole e affiliazioni diverse, convergono per uno o due giorni di allenamento intensivo. Questi stage sono fondamentali per ricevere insegnamenti di altissimo livello, per uniformare la tecnica, per confrontarsi con altri praticanti e per rafforzare il senso di appartenenza a una comunità internazionale.
Le Competizioni: Sebbene la scena competitiva non sia enorme, esistono in Italia tornei di stickfighting, spesso organizzati all’interno di eventi multi-stile promossi dagli Enti di Promozione Sportiva. Le scuole italiane con un’inclinazione sportiva preparano i loro atleti per queste gare e, per i più talentuosi, per le competizioni internazionali della WEKAF. La partecipazione a questi eventi, pur non essendo l’obiettivo principale di tutte le scuole, è un importante momento di verifica e di crescita.
I Raduni Nazionali e i Campi Estivi: Molte organizzazioni italiane promuovono raduni annuali o campi di allenamento estivi di più giorni. Questi eventi sono un’opportunità fantastica per un’immersione totale nell’arte, combinando ore di allenamento con momenti di svago e di socializzazione, rafforzando ulteriormente i legami all’interno della comunità nazionale.
Sfide, Punti di Forza e Prospettive Future
Il percorso del Doce Pares in Italia, pur essendo stato ricco di passione e dedizione, non è esente da sfide significative. Tuttavia, l’arte possiede anche punti di forza intrinseci che ne garantiscono la vitalità e ne delineano le prospettive future.
Le Sfide Attuali
Visibilità e Competizione nel Mercato Marziale: La sfida più grande rimane quella della visibilità. In un “mercato” delle arti marziali sempre più affollato e dominato da discipline con una forte esposizione mediatica (come le MMA, il Grappling/BJJ e la Kickboxing/Muay Thai), il Doce Pares fatica a emergere e ad attrarre il grande pubblico. Rimane un’arte di nicchia, la cui scoperta è spesso affidata al passaparola o alla ricerca attiva da parte di praticanti già esperti.
La Frammentazione Organizzativa: Come analizzato in precedenza, la mancanza di un unico ente federale nazionale riconosciuto dal CONI e rappresentativo di tutte le scuole di FMA è un ostacolo strutturale. Questa frammentazione rende difficile organizzare eventi nazionali unificati (come un unico Campionato Italiano), ottenere finanziamenti pubblici e presentare l’arte in modo coeso alle istituzioni sportive. La divisione tra i vari Enti di Promozione Sportiva e tra le diverse organizzazioni internazionali, pur legittima, disperde le energie.
Percezione Pubblica e Complessità dell’Arte: Il Doce Pares è un’arte complessa. Il suo focus sulle armi, sebbene sia il suo più grande punto di forza tecnico, può essere un ostacolo alla sua diffusione di massa, specialmente tra i più giovani. Inoltre, la sua vastità curricolare richiede un impegno a lungo termine che può scoraggiare chi cerca risultati immediati.
I Punti di Forza della Comunità Italiana Nonostante le sfide, il Doce Pares in Italia prospera grazie a solidi punti di forza.
Una Comunità Piccola ma Appassionata: La natura di nicchia dell’arte ha un vantaggio: seleziona praticanti estremamente motivati e dedicati. La comunità italiana di FMA è nota per la sua passione, per la sua sete di conoscenza e per un livello tecnico medio generalmente molto alto. Gli istruttori e gli allievi sono spesso dei veri “ricercatori” marziali.
Efficacia e Pragmatismo Riconosciuti: L’arte gode di un’enorme stima nel mondo marziale per la sua comprovata efficacia nella difesa personale. Questo attira un pubblico maturo e consapevole, che cerca sostanza piuttosto che apparenza. La sua logica e la sua applicabilità diretta sono argomenti di vendita potentissimi per chi ha già esperienza.
Forti Legami Internazionali e Garanzia di Qualità: Il legame diretto e costante delle principali scuole italiane con le rispettive case madri a Cebu è una garanzia di qualità. A differenza di altre arti dove i lignaggi possono essere incerti, nel Doce Pares italiano è quasi sempre possibile tracciare una linea diretta fino alla fonte. Questo assicura che l’arte insegnata in Italia sia autentica e aderente agli standard internazionali.
Prospettive Future Quale futuro attende il Doce Pares in Italia? Si possono ipotizzare alcune tendenze:
Crescita Lenta ma Costante: È improbabile che il Doce Pares diventi un’arte di massa, ma la sua crescita continuerà a essere costante, alimentata da un crescente interesse per le arti marziali realistiche e per la difesa personale basata sulle armi. L’esposizione mediatica, attraverso film e serie TV che sempre più spesso mostrano combattimenti di Eskrima, potrebbe contribuire ad aumentare la curiosità del pubblico.
Il Ruolo della Nuova Generazione: Sta emergendo una nuova generazione di istruttori italiani, giovani che hanno iniziato a praticare l’arte già in Italia e che sono cresciuti all’interno di questo sistema. Questi nuovi Guro, nativi digitali e con una mentalità moderna, potrebbero essere più efficaci nel promuovere l’arte attraverso i social media e nuove strategie di comunicazione.
Possibili Sinergie e Collaborazioni: Sebbene una piena unificazione federale appaia difficile nel breve termine, è possibile che si sviluppino maggiori sinergie tra le diverse scuole e organizzazioni, ad esempio attraverso l’organizzazione di eventi “open” (aperti a tutti gli stili) o la creazione di circuiti competitivi inter-stile. La sfida sarà quella di collaborare pur mantenendo e rispettando le proprie identiche e specificità di lignaggio.
Il futuro del Doce Pares in Italia dipenderà dalla capacità della sua comunità di affrontare queste sfide in modo coeso, continuando a coltivare la passione e l’alta qualità tecnica che l’hanno sempre contraddistinta.
Elenco delle Principali Organizzazioni e Risorse
Di seguito viene fornito un elenco, a scopo puramente informativo e non esaustivo, delle principali organizzazioni di riferimento a livello mondiale e di una selezione di scuole e associazioni che praticano e promuovono il Doce Pares e le Arti Marziali Filippine in Italia. Si sottolinea che la scena è in continua evoluzione e si consiglia sempre una ricerca approfondita per trovare la realtà più vicina e adatta alle proprie esigenze.
Organizzazioni Mondiali e Europee di Riferimento
Doce Pares World Headquarters (Multi-Style System)
Descrizione: La casa madre ufficiale del sistema Doce Pares Multi-Style, fondata e diretta per decenni da SGM Dionisio Cañete e oggi guidata dai suoi successori. È il punto di riferimento mondiale per il curriculum, i gradi e gli standard di questo stile.
Sito Web: Attualmente, il sito web ufficiale storico (
docepares.com) potrebbe non essere sempre attivo. L’organizzazione comunica spesso tramite la sua pagina Facebook ufficiale e i siti delle sue filiali nazionali. Si consiglia di cercare “Doce Pares Eskrima International” o “Doce Pares Headquarters Cebu” sui social media per informazioni aggiornate.
Cacoy Doce Pares World Federation
Descrizione: L’organizzazione mondiale che governa e promuove lo stile specifico del Gran Maestro Ciriaco “Cacoy” Cañete, con un focus sul combattimento a corta distanza e sull’Eskrido.
Sito Web: https://cacoydocepares.org/
World Eskrima Kali Arnis Federation (WEKAF)
Descrizione: La più grande federazione sportiva internazionale per le Arti Marziali Filippine. Fondata da SGM Dionisio Cañete, organizza i campionati mondiali e continentali di stickfighting. Non è uno stile, ma un organo di governo per le competizioni.
Sito Web: La WEKAF ha diverse rappresentanze nazionali e continentali, ognuna con il proprio sito. Un punto di partenza può essere la ricerca di “WEKAF Philippines” o della rappresentanza nel proprio continente (es. “WEKAF Europe”).
Selezione di Scuole e Organizzazioni in Italia
Disclaimer: L’inclusione in questa lista non costituisce un’approvazione o una certificazione di qualità, ma si basa sulla visibilità e sulla presenza online al momento della stesura. L’ordine è casuale e si consiglia di contattare direttamente le scuole per informazioni dettagliate.
Nome Associazione/Scuola: Molte scuole operano sotto il nome del loro istruttore o come associazioni sportive dilettantistiche (ASD) locali. La ricerca è spesso più efficace per città o per nome dell’istruttore di riferimento in Italia per un dato lignaggio.
Lignaggi Principali Presenti in Italia:
Doce Pares Multi-Style System: Esistono diversi maestri e scuole che seguono direttamente il curriculum della casa madre di Cebu. La ricerca online di “Doce Pares Multi-Style Italia” o “Doce Pares [nome della tua città]” può portare a risultati specifici.
Cacoy Doce Pares: Anche per questo stile, la ricerca online di “Cacoy Doce Pares Italia” o del nome dei rappresentanti italiani ufficiali è il modo più efficace per individuare le scuole.
Altre Scuole di FMA che integrano Doce Pares: Numerose accademie di Jeet Kune Do / Kali, spesso sotto l’influenza della linea di insegnamento di Dan Inosanto, includono elementi significativi del Doce Pares nei loro programmi.
Esempi di Ricerca per Trovare una Scuola:
Per trovare una scuola affiliata, si consiglia di visitare i siti delle case madri (quando disponibili) e cercare la sezione dedicata alle scuole internazionali o ai rappresentanti.
Utilizzare i motori di ricerca con parole chiave specifiche come: “Scuola Kali Eskrima Roma”, “Corsi Doce Pares Milano”, “Istruttore Arnis Torino”.
Consultare i siti degli Enti di Promozione Sportiva (AICS, CSEN, ASI, ecc.) e cercare nel loro elenco di associazioni affiliate quelle che specificano “Kali”, “Eskrima” o “Arnis” tra le loro discipline.
Conclusione: Un’Eredità Viva e in Crescita
Il viaggio del Doce Pares in Italia è la storia di un trapianto culturale riuscito. Partendo dai semi piantati da pochi pionieri visionari, l’arte è cresciuta fino a diventare una comunità piccola ma solida, caratterizzata da una passione profonda e da un livello tecnico di tutto rispetto. Pur affrontando le sfide della frammentazione e della competizione con discipline più popolari, la scena italiana dimostra una vitalità e una dedizione che ne assicurano il futuro.
La sua struttura, un mosaico di scuole legate a diversi lignaggi internazionali e affiliate a vari enti sportivi nazionali, riflette la complessità e la ricchezza del mondo marziale contemporaneo. Non è un sistema monolitico, ma un ecosistema dinamico che continua ad adattarsi e a evolversi all’interno del contesto culturale e sportivo italiano.
In definitiva, la situazione del Doce Pares in Italia è quella di un’eredità viva e in crescita. È un patrimonio custodito con cura da istruttori competenti e praticato con serietà da allievi appassionati. Per chiunque sia interessato a esplorare un’arte marziale di straordinaria profondità, efficacia e ricchezza storica, l’Italia offre oggi numerose porte d’accesso a questo affascinante mondo, garantendo che lo spirito guerriero dell’arcipelago filippino continui a prosperare anche nel cuore del Mediterraneo.
TERMINOLOGIA TIPICA
Il linguaggio di un’arte marziale è la chiave d’accesso alla sua anima. Non è un semplice insieme di etichette per delle tecniche, ma un arazzo linguistico che rivela la sua storia, le sue influenze culturali e la sua visione del mondo. La terminologia del Doce Pares Eskrima, e delle Arti Marziali Filippine (FMA) in generale, è uno degli esempi più affascinanti di questo fenomeno. È un lessico ibrido e vibrante, un crogiolo dove si fondono lo spagnolo dei conquistadores, l’inglese del periodo coloniale americano e, soprattutto, la ricchezza delle lingue autoctone delle Filippine, in particolare il Cebuano (o Visayan), la lingua madre della culla dell’Eskrima.
Questo capitolo si propone di essere molto più di un semplice glossario. Sarà un’esplorazione etimologica, culturale e tecnica di questo vocabolario guerriero. Non ci limiteremo a definire le parole, ma le useremo come una lente d’ingrandimento per analizzare i concetti che rappresentano. Ogni termine è un fossile, una capsula del tempo che racchiude in sé un frammento di storia, una perla di saggezza tattica o un principio filosofico.
Per navigare in questo ricco panorama, abbiamo suddiviso la terminologia in categorie tematiche. Inizieremo esplorando i diversi nomi con cui l’arte stessa è conosciuta — Arnis, Eskrima, Kali — svelandone le origini e le connotazioni. Ci addentreremo poi nel vocabolario dell’arsenale, dando un nome e una storia a ogni arma. Analizzeremo i titoli e i ruoli all’interno della gerarchia della scuola, per poi immergerci nel cuore del sistema: i termini che descrivono i concetti fondamentali, i principi tattici e le azioni specifiche del combattimento. Infine, impareremo a contare, un atto semplice ma fondamentale per connettersi al ritmo dell’arte.
Questo viaggio attraverso le parole del Doce Pares è un percorso di scoperta che svela come, in questa disciplina, il linguaggio non serva solo a descrivere l’azione, ma a plasmarla, a comprenderla e a trasmetterla con una profondità che va ben oltre il semplice movimento fisico.
I Nomi dell’Arte: Arnis, Eskrima, Kali, un’Identità dalle Molte Facce
Una delle prime cose che un neofita scopre, spesso con una certa confusione, è che le arti marziali filippine non hanno un unico nome. Vengono chiamate, quasi in modo intercambiabile, con tre termini principali: Eskrima, Arnis e Kali. Sebbene oggi siano usati come sinonimi, ognuno di questi nomi ha una storia distinta, un’origine geografica e una connotazione culturale che meritano un’analisi approfondita, poiché raccontano la storia stessa dell’arte e della sua evoluzione.
Eskrima: L’Eredità della Scherma Spagnola
Etimologia e Origine: Il termine Eskrima (scritto a volte anche Escrima) è una filippinizzazione della parola spagnola esgrima, che significa “scherma”. Questa origine linguistica è una testimonianza diretta e inequivocabile dei più di trecento anni di colonizzazione spagnola delle Filippine (1565-1898). L’uso di questo termine è storicamente più diffuso nelle regioni centrali e meridionali dell’arcipelago, le Visayas, di cui l’isola di Cebu è il centro principale. Non è un caso, quindi, che il Doce Pares, nato a Cebu, si identifichi primariamente come un sistema di Eskrima.
Contesto Storico e Tecnico: L’adozione di un termine spagnolo non fu casuale. Durante il periodo coloniale, i guerrieri filippini vennero a contatto con le tecniche di scherma europee, in particolare con lo stile spagnolo di spada e daga (espada y daga). Lungi dal soccombere o dal copiare passivamente, i maestri filippini fecero ciò che hanno sempre fatto: assorbirono, analizzarono, adattarono e integrarono i concetti della scherma europea nel loro sistema nativo. L’Eskrima, quindi, non è “scherma spagnola”, ma un sistema ibrido che fonde la fluidità, gli angoli e il gioco di gambe indigeni con alcuni principi tattici e terminologici europei. Il nome stesso riflette questa fusione.
Connotazione Culturale: Il termine Eskrima porta con sé una connotazione di tecnicismo e di abilità con la lama. Evoca l’immagine del duellante, del combattente abile e strategico. È il termine più comunemente usato dagli stessi maestri di Cebu e dalle grandi organizzazioni che da lì hanno avuto origine, come il Doce Pares. Quando un praticante dice di studiare Eskrima, sta implicitamente collegando la sua pratica al prestigioso lignaggio dei grandi maestri di Cebu e alla tradizione storica del duello.
Arnis: L’Arte Nascosta nel Teatro
Etimologia e Origine: Il termine Arnis è considerato una contrazione dell’espressione spagnola arnés de mano, che significa “armatura (o bardatura) di mano”. Questa etimologia, apparentemente strana, si riferisce agli elaborati costumi e alle armature (arnés) indossati dagli attori nelle rappresentazioni teatrali popolari filippine, come il “moro-moro”. Questi drammi, incoraggiati dagli spagnoli, narravano le battaglie tra i mori (musulmani) e i cristiani, e contenevano lunghe e stilizzate scene di combattimento con spade e altre armi.
Contesto Storico e Culturale: Dopo che gli spagnoli ebbero vietato alla popolazione locale di portare armi da taglio e di praticare apertamente le loro arti guerriere, i maestri filippini dovettero trovare modi ingegnosi per preservare e trasmettere la loro conoscenza. Il teatro divenne una delle coperture perfette. Mascherate da coreografie teatrali, le tecniche di combattimento venivano praticate e insegnate sotto gli occhi degli ignari colonizzatori. L’arte del combattimento divenne così associata ai costumi e alle “armature di mano” usate in scena, da cui il nome Arnis. Geograficamente, il termine Arnis è più diffuso nelle regioni settentrionali delle Filippine, in particolare nell’isola di Luzon e nell’area di Manila.
Connotazione Moderna: Nel 2009, il governo filippino ha dichiarato l’Arnis come arte marziale e sport nazionale ufficiale delle Filippine con la Legge della Repubblica N. 9850. Questa designazione ha dato al termine Arnis una connotazione ufficiale e sportiva. Oggi, quando si parla di competizioni nazionali o di insegnamento nelle scuole pubbliche filippine, il termine più usato è Arnis. Esso evoca un senso di identità nazionale e di orgoglio culturale, rappresentando il riconoscimento formale dell’importanza di queste arti per il patrimonio filippino.
Kali: Il Nome Misterioso e Controverso
Etimologia e Dibattito: Il termine Kali è il più enigmatico e dibattuto dei tre. La sua origine non è chiara e ci sono diverse teorie, nessuna delle quali è stata provata in modo definitivo.
Teoria “Kamut-Lihok”: La teoria più popolare, diffusa soprattutto in Occidente, sostiene che “Kali” sia un portmanteau (una parola macedonia) di due parole filippine: Kamut (che significa “mano”) e Lihok (che significa “movimento”). Kali, quindi, significherebbe “movimento della mano”. Una variante suggerisce Kahoy (“legno” o “bastone”) e Lihok, quindi “movimento del bastone”.
Teoria della Lama “Kalis”: Un’altra teoria suggerisce che il termine derivi dal nome di un’antica lama filippina, il Kalis (una variante del Kris), e che l’arte del suo utilizzo fosse chiamata “Kali”.
La Controversia Storica: La controversia nasce dal fatto che molti dei più grandi e anziani maestri di Eskrima delle Visayas, intervistati nel corso del XX secolo, hanno affermato di non aver mai sentito o usato il termine “Kali” per descrivere la loro arte. Essi la chiamavano semplicemente Eskrima o Arnis. Il termine Kali è stato reso popolare a livello internazionale principalmente da alcuni maestri che lo hanno promosso negli Stati Uniti a partire dagli anni ’60 e ’70, in particolare nel lignaggio di Dan Inosanto e della scuola Lameco. Questi maestri sostengono che Kali sia un termine più antico e più completo, una “madre-arte” da cui Eskrima e Arnis sarebbero derivati, e che il suo uso si sia perso in alcune regioni a causa della dominazione spagnola.
Connotazione Contemporanea: A prescindere dal dibattito storico, oggi il termine Kali è ampiamente utilizzato, specialmente in Nord America e in Europa. Spesso porta con sé una connotazione di maggiore completezza, includendo non solo il combattimento, ma anche aspetti legati alla guarigione, alla spiritualità e alla cultura tribale. Tende inoltre a essere associato maggiormente al combattimento con le lame e a un approccio più “guerriero” e meno sportivo rispetto all’Arnis.
In conclusione, mentre Eskrima, Arnis e Kali si riferiscono allo stesso universo di arti marziali, ogni termine porta con sé un’eco diversa della ricca e complessa storia filippina. Il Doce Pares, essendo nato a Cebu, si definisce con orgoglio un sistema di Eskrima, pur riconoscendo e rispettando gli altri nomi dell’arte.
L’Arsenale: Il Vocabolario delle Armi e degli Strumenti
Il cuore dell’Eskrima è l’arma. La sua metodologia si basa sull’idea che i principi del movimento appresi con un’arma siano universali. Di conseguenza, il vocabolario relativo all’arsenale è ricco e specifico, e conoscere questi termini è fondamentale per comprendere la pratica.
Le Armi da Impatto: Il Bastone e le sue Parti
Baston / Olisi: Questi sono i due termini più comuni per indicare il bastone, lo strumento di allenamento primario.
Baston: È la parola spagnola per “bastone” o “canna”. Il suo uso è un altro chiaro indicatore dell’influenza spagnola. È un termine di uso comune in tutte le Filippine.
Olisi: È la parola in lingua Cebuano/Visayan per “bastone”. È un termine più specifico e locale, molto usato nell’ambiente del Doce Pares e delle scuole di Cebu. I due termini sono oggi usati in modo quasi intercambiabile.
Rattan: È importante notare che il nome del materiale, il rattan (una palma rampicante flessibile e fibrosa), è spesso usato come sinonimo dell’arma stessa. Un praticante potrebbe dire “Prendi il tuo rattan” intendendo “Prendi il tuo bastone”.
Le Parti del Bastone:
Punyo: Questa è una parola cruciale. Deriva dallo spagnolo puño, che significa “pugno” o “elsa”. Nel contesto dell’Eskrima, si riferisce alla parte inferiore del bastone, il “calcio” o “pomo” che sporge di qualche centimetro dall’impugnatura. Il punyo non è una parte passiva; è un’arma a tutti gli effetti, usata a distanza ravvicinatissima (Corto Mano) per colpire punti sensibili come la gola, lo sterno, le tempie o le costole.
Dulo: È il termine filippino per “punta” o “estremità”. Si riferisce alla punta lunga del bastone, la parte che impatta principalmente durante i colpi a lunga e media distanza.
Le Armi da Taglio: Un Mondo di Lame Sebbene ci si alleni principalmente con il bastone, l’Eskrima è, nella sua essenza, un’arte da lama. La terminologia riflette questa realtà.
Daga: La parola spagnola per “pugnale”. È un termine standard nel Doce Pares, soprattutto nel contesto della pratica dell’Espada y Daga.
Baraw: È il termine Cebuano/Visayan per “coltello” o “pugnale”. È spesso usato in modo intercambiabile con Daga.
Bolo: Questo è forse il termine più iconico. Il bolo è l’equivalente filippino del macete. Nato come strumento agricolo, usato quotidianamente per tagliare la vegetazione, il bambù o le noci di cocco, si è trasformato nell’arma per eccellenza dell’uomo comune e del guerrigliero. Esistono innumerevoli varianti regionali di bolo, con forme di lama diverse a seconda dell’uso. Maneggiare un bolo è una parte fondamentale dell’addestramento avanzato.
Kris / Kalis: È la famosa e temuta daga/spada dalla lama ondulata o serpentina, simbolo delle popolazioni Moro del sud delle Filippine (Mindanao). La forma ondulata non è decorativa; è progettata per infliggere ferite terribili e difficili da guarire. Il Kris non è solo un’arma, ma un oggetto di grande importanza spirituale e culturale, spesso considerato dotato di un’anima propria.
Altre Lame Filippine: Il vocabolario si arricchisce con i nomi di altre armi tradizionali, ognuna con una sua storia:
Barong: Una spada a forma di foglia, con un solo filo, tipica delle popolazioni Tausug di Sulu. È un’arma da taglio potente e bilanciata.
Kampilan: Una spada lunga e dritta, con una caratteristica punta biforcuta che ricorda le fauci aperte di un coccodrillo. Era l’arma dei capi e dei guerrieri d’élite.
Pinuti: Un tipo di bolo lungo e sottile, il cui nome significa “sbiancato” o “lucidato”, originario delle Visayas.
Le Armi Flessibili e Altre Categorie
Latigo: Dallo spagnolo látigo, “frusta”. Le tecniche con la frusta sono una parte esoterica e avanzata di alcuni sistemi di FMA.
Cadena / Tanikala: Rispettivamente la parola spagnola e tagalog per “catena”. L’uso della catena come arma (chain whipping) è un’altra area di specializzazione.
Tabak-Toyok: Il nome filippino per il nunchaku, o bastone snodato.
Panangga: Termine generico per “scudo” o, più specificamente, per un blocco difensivo.
Le Persone e i Ruoli: La Gerarchia della Scuola
La terminologia usata per descrivere i ruoli all’interno di una scuola di Doce Pares riflette una struttura gerarchica basata sul rispetto per l’esperienza e l’anzianità.
Guro: Questa è la parola più comune e importante per “insegnante” o “istruttore”. Deriva dal sanscrito, come in molte lingue del Sud-est asiatico, e porta con sé un significato molto più profondo di “coach” o “trainer”. Un Guro non è solo colui che insegna le tecniche, ma è una guida, un mentore, una figura quasi paterna responsabile della crescita marziale e, a volte, personale dei suoi allievi. Rivolgersi al proprio istruttore come “Guro” è un segno fondamentale di rispetto.
Maestro: La parola spagnola per “maestro”. È un titolo usato per istruttori di livello superiore, tipicamente detentori di gradi elevati di cintura nera. Implica un livello di competenza e di conoscenza che va oltre quello di un semplice Guro.
Grandmaster (GM): È il titolo più alto, riservato a un numero ristrettissimo di maestri che hanno raggiunto l’apice dell’arte, spesso dopo decenni di pratica, insegnamento e contributi significativi alla diffusione del sistema. È un titolo che indica non solo la maestria tecnica, ma anche la leadership di un’organizzazione o di un lignaggio. Nel Doce Pares, figure come Cacoy Cañete o Diony Cañete erano conosciute come Gran Maestri (o Supreme Grandmaster nel caso di Diony).
Altri Titoli di Vertice:
Tuhon: (“Capo” o “Guida”) È un titolo di massimo livello usato in alcuni stili di FMA (come il Pekiti-Tirsia Kali), ma è un termine rispettato e compreso in tutto l’ambiente.
Punong Guro: È il termine in Tagalog per “insegnante capo” (punong = capo, guro = insegnante), usato per indicare il leader di un sistema o di un’organizzazione.
Eskrimador / Arnisador / Kalista: Sono i termini usati per descrivere un praticante o un cultore dell’arte. La scelta del termine dipende, ovviamente, dal nome che si preferisce per l’arte stessa. Un membro del Doce Pares si definirà più probabilmente un eskrimador.
Estudyante / Alagad: Sono i termini per “studente”. Estudyante è di chiara derivazione spagnola. Alagad è un termine filippino più profondo che significa “discepolo” o “seguace”, implicando una relazione più stretta e personale con il Guro.
I Concetti Fondamentali: Il “Software” dell’Arte
Questa categoria contiene i termini più importanti, quelli che descrivono i principi tattici e filosofici che costituiscono il vero “sistema operativo” del Doce Pares. Comprendere queste parole significa comprendere come “pensa” un eskrimador.
Largo, Medio, Corto Mano: Letteralmente dallo spagnolo “mano lunga, media, corta”. Questi tre termini non descrivono solo una misura fisica, ma tre intere strategie di combattimento.
Largo Mano: È la lotta a lunga distanza, fuori dalla portata dell’avversario. È una strategia basata sul gioco di gambe, sulla mobilità, sul colpire e ritirarsi, e sul “defanging the snake” (colpire la mano o l’arma dell’avversario).
Medio Mano: È la distanza media, dove avviene la maggior parte degli scambi. È il regno dei blocchi, dei contrattacchi, delle combinazioni complesse e dei drills come il sumbrada.
Corto Mano: È il combattimento a distanza ravvicinata o corpo a corpo. È il regno del trapping, del punyo, dei gomiti, delle leve e delle proiezioni. È l’arte del controllo totale dell’avversario in uno spazio minimo.
Sinawali: Come già accennato, il termine deriva dalla parola visayana per “tessere”. La parola stessa è una metafora perfetta: i movimenti dei bastoni si intrecciano come fili di bambù per creare una struttura complessa, bella e incredibilmente resistente. Il Sinawali è la “tessitura” del combattimento.
Redonda: La parola spagnola per “rotonda”. Descrive un colpo potente e continuo che traccia un cerchio completo a 360 gradi attorno al corpo del praticante. Il nome cattura perfettamente la natura circolare e fluida del movimento.
Abaniko: La parola spagnola per “ventaglio”. È il nome perfetto per il colpo o la serie di colpi generati da un movimento rapidissimo del polso, che fa muovere la punta del bastone avanti e indietro come un ventaglio che si apre e si chiude.
Gunting: È una parola filippina che significa “forbici”. Questo è uno dei concetti tattici più importanti delle FMA. Descrive tutte le tecniche che mirano a “tagliare” o distruggere l’arto attaccante dell’avversario (il suo “serpente”). Un gunting può essere un colpo di bastone sulla mano, una gomitata sul bicipite mentre l’avversario lancia un pugno, o una tecnica a mani nude che attacca simultaneamente il suo braccio. L’idea è quella di neutralizzare l’arma prima che possa colpire, proprio come delle forbici tagliano qualcosa.
Trankada: Deriva dalla parola spagnola tranca, che significa “sbarra” o “catenaccio”. Il termine è usato per descrivere le tecniche di leva articolare (joint locking). L’immagine è quella di “sbarrare” o “bloccare” un’articolazione, impedendone il movimento naturale.
Dumog: È il termine visayano per la lotta tradizionale filippina. A differenza del wrestling occidentale, il Dumog non si basa tanto sulla forza fisica quanto sullo sbilanciamento, sul controllo della testa e degli arti e sull’uso di punti di pressione per manipolare e proiettare l’avversario.
Hubad-Lubad: È un’espressione in Tagalog che significa letteralmente “legare e slegare”. È il nome del famoso drill di sensibilità a corta distanza. La terminologia è, ancora una volta, una metafora perfetta del drill stesso, in cui le braccia dei due partner si intrecciano e si sciolgono in un flusso continuo, alternando fasi di controllo (“legare”) e di transizione (“slegare”).
Pangamot: Termine generico per il combattimento a mani nude. Deriva dalla parola kamot, “mano”. All’interno del Pangamot, troviamo altri termini specifici:
Panantukan: Deriva dalla radice suntok, “pugno”. Si riferisce al sistema di pugilato filippino.
Sikaran: Deriva dalla radice sikad, “calcio”. Si riferisce all’uso dei calci.
Pananjakman: Un altro termine per le tecniche di calcio, dalla radice tadyak o sipa, anch’essi significanti “calcio”.
Il Linguaggio dell’Azione: I Verbi e i Sostantivi del Combattimento
Questa categoria raccoglie i termini, spesso derivati dalle lingue filippine, che descrivono le azioni e le tecniche specifiche.
Suntok: Il pugno.
Sipa / Tadyak: Il calcio.
Saksak / Tusok: Sono due termini per l’azione di affondare, infilzare o pugnalare. Saksak ha una connotazione più aggressiva. Tusok significa più letteralmente “pungere”. Entrambi descrivono un attacco di punta (come l’Angolo 5).
Hiwa: L’azione di tagliare o affettare. Si usa per descrivere un colpo con un’arma da taglio.
Buno: L’azione di proiettare o atterrare un avversario nel Dumog.
Palit-Palit: Un termine che significa “scambiare” o “alternare”. Si usa per descrivere un drill in cui si cambia costantemente la mano che attacca o la posizione.
Palis-Palis o Palisut: Descrive un’azione di “spazzare via” o deviare. Un palisut è un blocco a deviazione, che spazza via l’attacco dell’avversario invece di fermarlo bruscamente.
Witik / Witik-Witik: Descrive un colpo a “frustata”, rapido e secco, generato principalmente dal polso.
Dasdas: Un termine per una carica o un attacco impetuoso.
Dokot / Dukot: L’azione di “strappare” o “scavare”, spesso riferito a tecniche di dita agli occhi.
Sungkiti: Un colpo a “gancio”, spesso un affondo che aggancia e tira.
Contare in Cebuano: I Numeri della Pratica
Una parte fondamentale dell’immersione culturale in una lezione di Doce Pares è l’uso della lingua nativa per contare durante gli esercizi. Il dialetto usato è il Cebuano/Visayan, la lingua di Cebu. Imparare questi dieci numeri è uno dei primi passi per ogni studente.
Isa (pronunciato “i-sà”)
Dalawa (pronunciato “da-la-wà”)
Tulo (pronunciato “tu-lò”)
Upat (pronunciato “u-pàt”)
Lima (pronunciato “li-mà”)
Unom (pronunciato “u-nòm”)
Pito (pronunciato “pi-tò”)
Walo (pronunciato “wa-lò”)
Siyam (pronunciato “si-yàm”)
Napulo (pronunciato “na-pu-lò”)
Contare in Cebuano durante i drills non è solo un vezzo esotico. Serve a mantenere il ritmo, a creare un’atmosfera autentica e a connettere il praticante, anche a migliaia di chilometri di distanza, con la culla dell’arte. È un piccolo ma costante promemoria delle radici filippine della disciplina.
Conclusione: Un Dizionario Vivente che Racconta una Storia
Il lessico del Doce Pares Eskrima è molto più di un semplice elenco di parole. È un dizionario vivente, uno specchio che riflette l’anima complessa e multiforme di quest’arte. Ogni termine è una porta che si apre su un mondo di significati. Le parole spagnole come Eskrima, Redonda e Trankada ci raccontano una storia di colonizzazione, resistenza e fusione culturale. I termini filippini come Sinawali, Gunting e Dumog ci connettono alla saggezza indigena, a una visione del mondo dove la natura (la tessitura, le forbici) diventa una metafora per il combattimento. I titoli come Guro e Maestro ci insegnano una lezione sul rispetto e sulla trasmissione del sapere.
Imparare questa terminologia, quindi, non è un esercizio di memoria, ma un atto di comprensione. È il modo in cui il praticante inizia a pensare come un eskrimador. Quando un movimento cessa di essere “quel blocco a destra” e diventa un “outside block contro un Angolo 3“, significa che il concetto è stato interiorizzato. Quando una sequenza non è più “quel drill a due bastoni” ma diventa un “Sinawali“, significa che se ne è compresa la filosofia.
Il linguaggio del Doce Pares è la mappa che ci guida attraverso il suo vasto territorio. Ogni parola è un punto di riferimento, un segnavia lasciato dai maestri che ci hanno preceduto. Padroneggiare questo linguaggio significa onorare la loro eredità e acquisire gli strumenti non solo per eseguire le tecniche, ma per comprenderle, per parlarne e, un giorno, per trasmetterle, mantenendo viva una delle più ricche e affascinanti tradizioni marziali del mondo.
ABBIGLIAMENTO
L’abbigliamento, nel contesto di un’arte marziale, è molto più di un semplice insieme di indumenti indossati per coprirsi o per comodità. È una dichiarazione silenziosa, una “pelle” che il praticante indossa e che racconta una storia. Racconta la storia dell’arte stessa, le sue origini, la sua filosofia e la sua evoluzione. L’uniforme di un’arte marziale è un simbolo di identità, una tela su cui vengono impressi i segni del progresso e un insieme di strumenti funzionali progettati per ottimizzare la pratica e garantire la sicurezza.
Nel mondo del Doce Pares Eskrima, il concetto di abbigliamento è particolarmente affascinante perché riflette perfettamente la natura pragmatica e adattabile dell’arte. A differenza delle uniformi altamente formalizzate e quasi ritualizzate di molte arti marziali giapponesi (Gi) o coreane (Dobok), l’approccio filippino è storicamente radicato nella funzionalità e nella vita civile. L’eskrimador non era un soldato in armatura o un monaco in saio; era un cittadino comune, un contadino, un pescatore, che doveva essere in grado di difendersi usando ciò che aveva e indossando i suoi abiti di tutti i giorni.
Questo capitolo si propone di esplorare in profondità questo argomento, andando ben oltre la semplice descrizione della moderna tenuta da allenamento. Inizieremo con un viaggio nel tempo, analizzando le vesti e i simboli del guerriero filippino pre-moderno per comprendere le radici culturali da cui l’arte è emersa. Ci addentreremo poi nell’analisi dettagliata dell’uniforme contemporanea del Doce Pares, esaminando la funzione e il simbolismo di ogni suo componente, dalla maglietta ai pantaloni. Dedicheremo ampio spazio al sistema dei gradi, poiché le cinture sono una parte integrante dell’abbigliamento moderno e rappresentano la narrazione visiva del percorso di un praticante. Esploreremo inoltre l’ “armatura” del guerriero moderno: l’equipaggiamento protettivo che ha permesso all’Eskrima di evolversi in uno sport da combattimento sicuro e dinamico. Infine, osserveremo le tenute da competizione e quelle formali, completando un quadro che mostra come l’abbigliamento nel Doce Pares sia un affascinante equilibrio tra storia, pragmatismo, identità comunitaria e innovazione sportiva.
Le Vesti della Storia: L’Abbigliamento del Guerriero Filippino Pre-Moderno
Per comprendere l’approccio funzionale e relativamente informale all’abbigliamento nel Doce Pares moderno, è fondamentale guardare indietro, alle vesti dei guerrieri filippini delle epoche passate. Il loro abbigliamento non era dettato da un formalismo marziale, ma dalle necessità imposte dal clima tropicale, dalla mobilità richiesta in combattimento e dal significato simbolico all’interno della loro struttura sociale.
Abbigliamento e Simboli nell’Era Pre-Coloniale Prima dell’arrivo degli spagnoli nel XVI secolo, l’arcipelago filippino era un mosaico di diverse etnie e tribù, ognuna con i propri costumi. Tuttavia, si possono identificare alcuni elementi comuni nell’abbigliamento del guerriero, tutti orientati alla massima praticità.
La Funzionalità Prima di Tutto: Il clima caldo e umido delle Filippine rendeva impraticabili abiti pesanti o armature metalliche complesse. L’abbigliamento tipico era leggero e minimale per garantire la massima libertà di movimento e per dissipare il calore. Per gli uomini, questo spesso consisteva in un bahag, un perizoma o un panno avvolto intorno ai fianchi e tra le gambe, che lasciava il busto e gli arti completamente liberi. A volte veniva indossata una casacca senza maniche o una giacca leggera, fatta di fibre vegetali intrecciate come l’abacá (una canapa nativa). L’obiettivo era non avere nulla che potesse impacciare o limitare i movimenti fluidi e rapidi richiesti dall’Eskrima.
I Tatuaggi (Batok) come Veste d’Onore: In molte tribù, specialmente nelle Visayas (la regione di Cebu) e tra i gruppi del nord di Luzon, la vera “uniforme” del guerriero era impressa sulla sua pelle. I tatuaggi, chiamati batok, non erano mere decorazioni. Erano un linguaggio visivo, una biografia iscritta sul corpo. Ogni tatuaggio raccontava una storia: indicava l’appartenenza tribale, lo status sociale, il numero di nemici uccisi in battaglia e le imprese eroiche compiute. Un guerriero coperto di tatuaggi era un uomo di grande valore e un avversario temibile. I cronisti spagnoli, come Pigafetta, rimasero così colpiti da questi guerrieri tatuati delle Visayas che soprannominarono queste isole le “Islas de los Pintados” (Isole dei Dipinti). In questo contesto, il tatuaggio era la più alta forma di abbigliamento marziale, una veste di coraggio e di onore che non poteva essere tolta.
Simbolismo del Colore e degli Accessori: Anche i pochi indumenti indossati avevano un significato. Il colore rosso era quasi universalmente associato al coraggio e allo status di guerriero. Un uomo che indossava un pudong (una sorta di turbante o fascia per la testa) di colore rosso era spesso un “magani”, un guerriero che si era distinto in battaglia e aveva ucciso un nemico. Il pudong stesso poteva essere annodato in modi diversi per indicare il numero di uccisioni. Questi elementi, sebbene semplici, comunicavano in modo immediato il rango e l’esperienza di un individuo.
L’Influenza Spagnola e la Transizione all’Abbigliamento Civile La lunga dominazione spagnola ha profondamente alterato il tessuto sociale e culturale delle Filippine, e l’abbigliamento non ha fatto eccezione. L’introduzione del cristianesimo e delle norme di “modestia” europee portò al graduale abbandono di abiti come il bahag in favore di indumenti più “civili”.
I Pantaloni e la Camisa: I filippini adottarono l’uso di pantaloni larghi e comodi (pantalones) e di una camicia (camisa), spesso portata fuori dai pantaloni. Questi divennero gli abiti di tutti i giorni per la maggior parte della popolazione. Questa transizione è cruciale per comprendere la filosofia dell’abbigliamento delle FMA. Poiché l’Eskrima fu costretta a diventare un’arte clandestina o, comunque, una pratica di autodifesa civile, essa veniva allenata e, se necessario, utilizzata indossando questi abiti quotidiani.
Nessuna Separazione tra “Abito Civile” e “Uniforme Marziale”: A differenza del samurai giapponese con il suo hakama e gi, o del soldato europeo con la sua uniforme, l’eskrimador filippino non aveva un “costume da battaglia” distinto dai suoi vestiti di tutti i giorni. La sua arte doveva funzionare con i pantaloni larghi, con la camicia, a piedi nudi o con delle semplici ciabatte. Questa è la radice storica del pragmatismo che ancora oggi caratterizza l’abbigliamento del Doce Pares. L’arte si adatta ai vestiti, non viceversa. I movimenti fluidi, il gioco di gambe agile e le tecniche dovevano essere efficaci in un contesto reale, non solo in un dojo idealizzato.
Questa eredità storica spiega perché, ancora oggi, l’uniforme del Doce Pares non è un abito rituale complesso, ma un’evoluzione diretta di questo approccio pratico e funzionale, un abbigliamento pensato per il movimento e l’efficacia, non per la cerimonia.
L’Uniforme Moderna del Doce Pares: Un Equilibrio tra Tradizione e Funzionalità
L’abbigliamento utilizzato oggi nella stragrande maggioranza delle scuole di Doce Pares in tutto il mondo è il risultato di un’evoluzione che bilancia le radici storiche di praticità con la necessità moderna di creare un’identità visiva forte e un ambiente di allenamento ottimale. Non è un’uniforme rigida e immutabile, ma un insieme di capi funzionali che permettono al praticante di muoversi liberamente e che, allo stesso tempo, lo identificano come membro di una specifica comunità marziale.
La Nascita di un’Uniforme Standard: Dall’Informalità all’Identità Nei primi decenni di vita del Doce Pares Club, a partire dal 1932, non esisteva una vera e propria uniforme standard. I maestri e gli allievi si allenavano con abiti civili comodi: pantaloni larghi, magliette o canottiere. L’attenzione era posta interamente sull’arte, non sull’apparenza. Questo approccio informale rifletteva le origini dell’Eskrima come arte popolare e non istituzionalizzata.
La transizione verso un’uniforme più standardizzata è un fenomeno relativamente recente, avvenuto principalmente nella seconda metà del XX secolo, in concomitanza con la sistematizzazione e la diffusione globale dell’arte. Figure come il Supreme Grandmaster Dionisio “Diony” Cañete compresero che, per competere sulla scena marziale internazionale e per presentare il Doce Pares come una disciplina seria e organizzata al pari del Karate o del Taekwondo, era necessaria un’identità visiva chiara e professionale. La creazione di un’uniforme standard fu un passo fondamentale in questo processo di “branding” e di globalizzazione. L’obiettivo non era quello di imporre una rigidità cerimoniale, ma di creare un senso di appartenenza, di professionalità e di uguaglianza tra i praticanti.
Analisi dei Componenti dell’Uniforme da Allenamento L’uniforme da allenamento standard del Doce Pares è apprezzata per la sua semplicità, comodità e funzionalità. I suoi componenti principali sono la T-shirt, i pantaloni e, in molti casi, un sistema di cinture.
La T-shirt (Maglietta): Il Vessillo della Scuola
Funzionalità: La scelta della T-shirt come parte superiore dell’uniforme è l’emblema del pragmatismo. A differenza del pesante gi di cotone del Judo o del Karate, una T-shirt (solitamente in cotone o in moderni tessuti tecnici traspiranti) è leggera, non limita i movimenti delle braccia e delle spalle ed è ideale per il clima caldo delle Filippine e per l’intensa attività aerobica dell’allenamento. Permette al corpo di traspirare liberamente e non crea impaccio durante i rapidi scambi di colpi o le fasi di lotta. I colori più comuni sono il nero, il bianco o il rosso, anche se ogni scuola può adottare colori propri.
Simbolismo e Identità: La T-shirt è molto più di un capo funzionale; è diventata il moderno vessillo della scuola. È sulla maglietta che vengono esposti i simboli di appartenenza:
Il Logo del Doce Pares: Solitamente stampato sul petto o sulla schiena, il logo ufficiale del Doce Pares (nella versione Multi-Style o Cacoy, a seconda dell’affiliazione) è il simbolo primario di identità. Come analizzato in precedenza, ogni elemento del logo (il cerchio, i bastoni, il triangolo) è carico di significato e collega visivamente il praticante alla storia e alla filosofia del sistema.
Il Nome della Scuola/Associazione: Molto spesso, la T-shirt riporta anche il nome specifico della scuola o dell’associazione locale (es. “Doce Pares Eskrima Roma”). Questo rafforza il senso di appartenenza al proprio gruppo di allenamento, alla propria “famiglia” marziale.
Patch e Simboli Aggiuntivi: Su alcune uniformi, specialmente quelle di livello più avanzato o degli istruttori, possono essere applicate delle toppe (patches) sulla manica, che possono indicare il rango, la qualifica di istruttore, l’appartenenza a un team dimostrativo o la partecipazione a eventi speciali.
I Pantaloni (Pants): La Base del Movimento
Descrizione e Materiali: I pantaloni dell’uniforme sono quasi universalmente pantaloni da arti marziali, simili a quelli usati in altre discipline. I colori più diffusi sono il nero o, in alcune organizzazioni, il rosso. Sono realizzati in tessuti resistenti ma leggeri, come il cotone o più comunemente il policotone (un misto di poliestere e cotone), che offre un buon compromesso tra durata, leggerezza e facilità di manutenzione.
Funzionalità: Il taglio dei pantaloni è l’elemento chiave. Sono caratterizzati da un cavallo basso e da una gamba molto ampia e comoda. Questo design è essenziale per la pratica dell’Eskrima e persegue diversi obiettivi:
Libertà di Movimento Assoluta: Il taglio ampio permette di eseguire senza alcuna restrizione il gioco di gambe profondo e dinamico tipico delle FMA, inclusi affondi, spostamenti laterali rapidi e posizioni basse.
Pratica dei Calci (Sikaran): Consente di sferrare calci, specialmente quelli bassi tipici del Sikaran, senza il rischio che il tessuto tiri o si strappi.
Durabilità: Il tessuto robusto è progettato per resistere all’usura dell’allenamento quotidiano, inclusi gli sfregamenti e le sollecitazioni che si verificano durante le fasi di lotta o gli esercizi a terra.
Vita Elastica: La vita è solitamente dotata di un elastico e di una coulisse, garantendo una vestibilità comoda e sicura per persone di corporature diverse.
Le Calzature (Footwear): Il Contatto con la Terra
La Pratica a Piedi Nudi (Descalzo): La norma nella stragrande maggioranza delle scuole di Doce Pares, specialmente al chiuso, è allenarsi a piedi nudi. Questa non è una scelta casuale o dettata solo dalla pulizia del dojo. La pratica a piedi nudi ha profonde radici funzionali e pedagogiche:
Sviluppo della Propriocezione: Allenarsi a piedi nudi migliora la propriocezione, ovvero la capacità del corpo di percepire la propria posizione nello spazio. I piedi diventano delle “antenne” che sentono il terreno, migliorando l’equilibrio e la stabilità.
Rinforzo della Base: L’assenza di scarpe costringe i muscoli intrinseci del piede e della caviglia a lavorare di più, costruendo una base più forte e stabile per il gioco di gambe.
Radicamento Storico: Riflette il modo in cui l’arte è sempre stata praticata dalla gente comune nelle Filippine.
L’Uso delle Scarpe: In alcune circostanze, come allenamenti all’aperto, su superfici ruvide o per preferenza personale, è consentito l’uso di calzature. In questi casi, la scelta ricade quasi sempre su scarpe da arti marziali leggere e flessibili, con una suola piatta e sottile (come i modelli “Feiyue” o simili). Questo tipo di scarpa offre protezione senza sacrificare eccessivamente la sensibilità del piede e la capacità di ruotare e muoversi agilmente. L’uso di scarpe da ginnastica pesanti e ammortizzate è generalmente sconsigliato perché altera la meccanica del gioco di gambe e riduce la connessione con il terreno.
In sintesi, l’uniforme moderna del Doce Pares è un perfetto esempio di design funzionale. Ogni elemento è stato scelto o evoluto per massimizzare la performance, la comodità e la sicurezza, creando allo stesso tempo un’identità visiva che unisce i praticanti di tutto il mondo sotto un unico, riconoscibile stendardo.
Il Sistema dei Gradi: Le Cinture come Simbolo Visivo di Progresso
Una parte integrante dell’abbigliamento del praticante moderno di Doce Pares, in particolare all’interno del Multi-Style System e di altre branche organizzate, è la cintura (belt). La cintura non è solo un accessorio per tenere chiusi i pantaloni; è un potente simbolo visivo, una narrazione cromatica che racconta il viaggio dello studente all’interno dell’arte. Rappresenta il suo livello di conoscenza, la sua esperienza e il tempo dedicato alla pratica.
Un’Innovazione Storica: L’Adozione del Sistema di Cinture È di fondamentale importanza storica e culturale comprendere che il sistema di gradi e cinture colorate non è un concetto tradizionale filippino. Nelle FMA storiche, il rango di un eskrimador non era indicato da un simbolo esterno, ma era dimostrato e riconosciuto attraverso la sua abilità in combattimento (Juego Todo) e la sua reputazione all’interno della comunità.
L’introduzione del sistema di cinture nel Doce Pares fu una delle innovazioni più significative e, per certi versi, controverse, introdotte dal Supreme Grandmaster Dionisio “Diony” Cañete nella seconda metà del XX secolo. La sua motivazione era eminentemente pratica e strategica. Osservando il successo globale di arti marziali come il Judo e il Karate, che utilizzavano un sistema di gradi (Kyu/Dan), capì che questo approccio offriva enormi vantaggi pedagogici e organizzativi, specialmente per la diffusione dell’arte in Occidente:
Forniva Obiettivi Chiari: Dava agli studenti una serie di traguardi misurabili e raggiungibili, mantenendo alta la motivazione nel lungo percorso di apprendimento.
Strutturava il Curriculum: Permetteva di associare a ogni colore di cintura un programma tecnico ben definito, creando un percorso di apprendimento logico e progressivo.
Creava una Gerarchia Visibile: Rendeva immediatamente riconoscibile il livello di esperienza di un praticante, facilitando l’organizzazione delle classi e il rispetto per gli studenti più anziani.
Allineava l’Arte agli Standard Internazionali: Presentava il Doce Pares come una disciplina altrettanto strutturata e professionale delle sue controparti giapponesi e coreane.
La Progressione Simbolica delle Cinture Sebbene la sequenza esatta dei colori e il numero di gradi possano variare leggermente tra le diverse organizzazioni di Doce Pares, esiste una progressione filosofica comune che è ampiamente condivisa. Analizziamo il significato simbolico di ogni livello.
Cintura Bianca (White Belt): La Semina
Significato: La cintura bianca rappresenta l’inizio, la purezza, l’innocenza. Simboleggia una tazza vuota, pronta per essere riempita di conoscenza. Lo studente è un seme piantato in un terreno fertile, che non ha ancora germogliato. L’enfasi in questa fase è sull’apprendimento delle basi assolute: la postura, il saluto, l’impugnatura del bastone e i primi movimenti fondamentali.
Cintura Gialla (Yellow Belt): La Prima Luce
Significato: Il giallo simboleggia la prima luce dell’alba, il primo raggio di sole che colpisce il seme. Lo studente inizia a “vedere” e a comprendere i concetti di base. Ha imparato l’alfabeto (i 12 angoli) e inizia a formare le prime parole. La conoscenza non è più puramente teorica, ma inizia a manifestarsi nel movimento.
Cintura Verde (Green Belt): La Crescita
Significato: Il verde è il colore della pianta che cresce, che mette radici e spinge le sue prime foglie verso la luce. Lo studente ha ormai consolidato le basi e il suo bagaglio tecnico inizia a espandersi. Le sue abilità stanno crescendo e diventando più forti. È una fase di rapido sviluppo e assorbimento di nuove informazioni.
Cintura Blu (Blue Belt): Verso il Cielo
Significato: Il blu rappresenta il cielo. La pianta è cresciuta alta e ora si estende verso il cielo, cercando orizzonti più vasti. Lo studente ha raggiunto un livello significativo di competenza. I suoi movimenti diventano più fluidi e inizia a comprendere gli aspetti più profondi e strategici dell’arte. La sua conoscenza si sta ampliando e approfondendo.
Cintura Marrone (Brown Belt): La Maturazione
Significato: Il marrone è il colore della terra matura, del legno stagionato, del frutto pronto per essere raccolto. Lo studente è a un passo dalla maestria. Ha un’ottima padronanza di gran parte del curriculum. La sua tecnica è solida, e la sua comprensione è profonda. È una fase di raffinamento, di pulizia dei dettagli e di preparazione per il passo successivo.
Cintura Nera (Black Belt – Itim na Belt): L’Inizio del Vero Studio
Significato: Raggiungere la cintura nera è il traguardo più ambito, ma nella filosofia marziale, è universalmente considerato non un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Il nero simboleggia l’universo, la profondità del cielo notturno. Contrariamente al bianco (assenza di conoscenza), il nero simboleggia l’assorbimento di tutta la luce, la padronanza di tutto lo spettro di conoscenze di base.
Le Aspettative: Da una cintura nera di Doce Pares ci si aspetta non solo una competenza tecnica impeccabile in tutte le aree del sistema, ma anche una profonda comprensione dei principi, la capacità di insegnare e trasmettere la conoscenza, e, soprattutto, un carattere maturo, disciplinato e umile. Una cintura nera che si comporta in modo arrogante non ha compreso il vero significato del suo grado.
I Gradi Superiori (Dan) e i Simboli dei Maestri
I Dan (Gradi): Dopo la cintura nera, il viaggio continua attraverso i gradi di Dan (un altro termine preso in prestito dalle arti giapponesi), dal 1° Dan fino ai livelli più alti riservati ai Gran Maestri. Ogni Dan rappresenta anni di ulteriore pratica, insegnamento, ricerca e contributo alla crescita dell’arte.
Simboli di Maestria: Visivamente, questi gradi superiori sono spesso indicati da strisce (rosse o gialle) sulla cintura nera. Ai livelli più alti (tipicamente dal 6° o 7° Dan in su), la cintura può cambiare colore, diventando a bande rosse e bianche, rosse e nere o completamente rossa. Il rosso, come abbiamo visto nella storia, è il colore tradizionale del guerriero e del maestro nelle Filippine. Indossare una cintura con il rosso è un simbolo di altissimo rango, un segno di profondo rispetto che collega i maestri moderni ai guerrieri magani del passato.
Il sistema di cinture, quindi, pur essendo un’adozione moderna, si è integrato perfettamente nel tessuto del Doce Pares, fornendo una mappa visibile e motivante per il lungo e gratificante viaggio di ogni praticante.
L’Equipaggiamento Protettivo: L’Armatura del Guerriero Moderno
L’abbigliamento di un praticante di Doce Pares non si esaurisce con l’uniforme da allenamento. Quando la pratica passa dai drills cooperativi allo sparring e alla competizione, entra in gioco un altro insieme di “vesti” cruciali: l’equipaggiamento protettivo. Questa “armatura moderna” è un elemento fondamentale che ha permesso al Doce Pares di evolversi in uno sport da combattimento dinamico e sicuro, consentendo ai praticanti di testare le loro abilità a un livello di intensità che sarebbe impossibile senza adeguate protezioni.
La Filosofia della Protezione: Consentire il Realismo L’introduzione di un sistema completo di protezioni, sviluppato principalmente per le competizioni di stickfighting in stile WEKAF (World Eskrima Kali Arnis Federation), è stata un’altra innovazione chiave. L’obiettivo non era quello di “annacquare” l’arte, ma, al contrario, di consentire un maggiore realismo. In assenza di protezioni, lo sparring con i bastoni dovrebbe essere eseguito a una velocità estremamente ridotta e con un controllo quasi totale, limitando la capacità di sviluppare attributi essenziali come la velocità, la potenza, i riflessi e la gestione della pressione. L’armatura protettiva crea un ambiente sicuro in cui i praticanti possono colpire con una potenza e una velocità significative, sperimentando una simulazione più vicina alla realtà di un combattimento senza il rischio di subire infortuni gravi. Questo ha rivoluzionato l’allenamento e ha dato vita all’aspetto sportivo dell’Eskrima.
Analisi Dettagliata dell’Equipaggiamento da Stickfighting L’equipaggiamento standard per lo sparring e le competizioni è un sistema integrato di protezioni progettato per coprire tutte le aree più vulnerabili del corpo.
Il Casco (Headgear): La Protezione Essenziale
Descrizione: È il pezzo più importante dell’armatura. Il casco da stickfighting standard è costituito da una calotta imbottita che copre il cranio, le orecchie e la nuca, e da una griglia metallica (solitamente in acciaio) che protegge l’intero viso.
Funzione: Il suo ruolo è vitale. La calotta imbottita assorbe parte dell’energia cinetica dei colpi diretti alla testa, riducendo il rischio di traumi. La griglia metallica è la vera barriera contro i colpi diretti al viso, agli occhi, al naso e alla bocca. Senza di essa, un colpo di bastone anche solo di media intensità potrebbe causare fratture facciali, danni ai denti o, peggio, la perdita di un occhio.
Il Corpetto (Body Armor): La Difesa del Tronco
Descrizione: Si tratta di un corpetto imbottito, spesso realizzato in schiuma ad alta densità ricoperta di materiale sintetico resistente. Copre il petto, l’addome, le costole e, in alcuni modelli, anche le spalle e le clavicole.
Funzione: Assorbe l’impatto dei colpi diretti al tronco (come gli Angoli 3 e 4). Sebbene un colpo al corpo sia meno pericoloso di uno alla testa, un impatto diretto e potente alle costole fluttuanti o al plesso solare può essere estremamente doloroso e inabilitante. Il corpetto permette ai combattenti di scambiare colpi al corpo con maggiore sicurezza.
I Guanti (Gloves): Proteggere l’Arma e il Bersaglio
Descrizione: I guanti da Eskrima sono specificamente progettati per il combattimento con il bastone. Sono ben imbottiti, soprattutto sul dorso della mano e sulle dita, e hanno un polsino lungo e rigido per sostenere l’articolazione del polso. Il palmo è spesso aperto o realizzato con un materiale sottile per non compromettere la presa sul bastone.
Funzione: Hanno una duplice funzione. In primo luogo, proteggono le mani e le dita di chi li indossa, che sono un bersaglio primario nel stickfighting (la filosofia del gunting). Un colpo diretto a una mano non protetta può facilmente causare la frattura delle dita. In secondo luogo, aggiungono un ulteriore strato di ammortizzazione all’impatto del bastone, rendendo i colpi leggermente meno traumatici per chi li riceve.
Le Protezioni per gli Arti (Arm and Leg Guards)
Descrizione: Sono protezioni imbottite, simili a quelle usate in altri sport da combattimento, che coprono gli avambracci, i gomiti, le tibie e talvolta le ginocchia.
Funzione: Gli avambracci sono costantemente esposti durante i blocchi e gli scambi. Le protezioni prevengono contusioni ossee e fratture. Le protezioni per le tibie sono importanti perché i calci bassi e i colpi di bastone alle gambe sono tecniche comuni e molto dolorose.
La Conchiglia (Groin Protector):
Descrizione e Funzione: Una protezione rigida per l’inguine, essenziale e obbligatoria (per i maschi) in qualsiasi sport da contatto. Protegge una delle aree più sensibili e vulnerabili del corpo da colpi accidentali.
L’insieme di questo equipaggiamento trasforma il praticante in una sorta di gladiatore moderno. Indossare l’armatura completa ha anche un effetto psicologico: aumenta la fiducia e permette di concentrarsi sulla tattica e sulla tecnica, riducendo la paura istintiva di farsi male.
Abbigliamento da Competizione e Formale
Oltre all’uniforme da allenamento di tutti i giorni e all’armatura da sparring, esistono altri due tipi di abbigliamento che un praticante di Doce Pares può indossare in occasioni specifiche, ognuno con le sue regole e il suo significato.
L’Uniforme da Gara: Identità e Distinzione Durante le competizioni ufficiali, come i campionati WEKAF, l’abbigliamento segue un regolamento preciso. Sebbene la base sia l’equipaggiamento protettivo completo, vengono aggiunti elementi per distinguere i due combattenti e per rappresentare la propria squadra o nazione.
I Colori Distintivi: Similmente a sport come la boxe o le arti marziali olimpiche, i due avversari devono essere chiaramente distinguibili. Questo viene ottenuto indossando dei colori specifici, solitamente il rosso (pula) e il blu (asul). Questi colori possono essere presenti sul casco o, più comunemente, su una sorta di casacca o gilet leggero indossato sopra il corpetto.
Uniforme di Squadra o Nazionale: I pantaloni sono solitamente quelli standard dell’uniforme, ma possono essere personalizzati con i colori o i loghi della propria nazione o del proprio team. Durante le cerimonie di apertura o le premiazioni, gli atleti spesso indossano tute di rappresentanza o polo ufficiali, creando un forte senso di identità di squadra, simile a quello che si vede in altri sport internazionali.
L’Abbigliamento Formale: Onorare la Tradizione In occasioni speciali, al di fuori del contesto dell’allenamento e della competizione, i maestri e i praticanti possono indossare un abbigliamento più formale per onorare la tradizione e mostrare rispetto per l’evento.
Uniformi da Cerimonia: Alcune organizzazioni di Doce Pares hanno un’uniforme formale, che può consistere in una giacca in stile arti marziali (simile a un gi) indossata sopra la T-shirt, o in una camicia specifica con i loghi ricamati. Questa tenuta viene indossata durante le cerimonie di promozione a cintura nera, i banchetti ufficiali o le dimostrazioni pubbliche importanti.
Il Barong Tagalog: Un Tributo alle Radici Filippine: L’espressione più alta di abbigliamento formale è il Barong Tagalog. Si tratta della camicia formale e nazionale delle Filippine, un indumento elegante e leggero, spesso traslucido e ricamato, fatto di fibre di ananas (piña) o di banano (jusi). In occasioni di grandissima importanza, come un gala internazionale di arti marziali o una cerimonia per il conferimento di un grado di Gran Maestro, un maestro di Doce Pares può scegliere di indossare il Barong Tagalog. Questo gesto è un potente tributo alle proprie radici culturali, un modo per presentarsi al mondo non solo come un maestro di arti marziali, ma anche come un orgoglioso rappresentante della cultura e della nazione filippina.
Conclusione: La Divisa come Narrazione Continua
Dall’essenziale bahag e dai tatuaggi intrisi di significato del guerriero pre-coloniale, fino alla complessa armatura protettiva del moderno atleta di stickfighting, la storia dell’abbigliamento nel Doce Pares è una narrazione affascinante di evoluzione, adattamento e sintesi. Non è una storia di rigidi dogmi, ma di pragmatismo guidato dalla funzione.
L’abbigliamento dell’eskrimador contemporaneo è un sistema a più livelli che riflette la natura poliedrica dell’arte stessa. La semplice e comoda uniforme da allenamento parla di un’arte radicata nella praticità della vita civile. I loghi e i colori sulla T-shirt raccontano una storia di identità, di appartenenza a una scuola e a un lignaggio specifico. Le cinture colorate che cingono i fianchi narrano il lungo e impegnativo viaggio del praticante attraverso i ranghi della conoscenza. L’equipaggiamento protettivo, con il suo aspetto quasi da gladiatore, parla di un’arte che non ha paura di mettersi alla prova, evolvendosi in uno sport da combattimento dinamico e sicuro. Infine, le tenute formali e l’uso del Barong Tagalog raccontano una storia di orgoglio culturale e di rispetto per le proprie radici.
In definitiva, la “divisa” del praticante di Doce Pares non è solo ciò che indossa, ma è una parte integrante della sua identità marziale. È una narrazione visiva che comunica, senza bisogno di parole, la sua storia, il suo livello, la sua affiliazione e, soprattutto, il suo impegno verso un’arte che è, allo stesso tempo, una tradizione antica e una disciplina vibrantemente moderna.
ARMI
Parlare delle armi nel Doce Pares Eskrima significa parlare dell’essenza stessa dell’arte. A differenza di molte altre discipline marziali dove le armi rappresentano una specializzazione o un’aggiunta a un sistema primariamente a mani nude, nelle Arti Marziali Filippine (FMA) l’arma è il punto di partenza, il fondamento, il grande maestro. La filosofia centrale che anima l’intero sistema è che l’arma non è altro che un’estensione del corpo e che i principi di movimento, angolazione e tempismo appresi con essa sono universalmente trasferibili a qualsiasi altro strumento, incluse le proprie mani nude.
Pertanto, un’analisi approfondita dell’arsenale del Doce Pares non è un semplice elenco di oggetti, ma un viaggio nel cuore della sua pedagogia e della sua strategia di combattimento. Ogni arma, dal semplice bastone di rattan alla leggendaria spada kris, non è solo uno strumento, ma un “insegnante” con le sue lezioni specifiche. Il bastone insegna la velocità e il flusso, il bolo insegna la generazione di potenza, il pugnale insegna la precisione e il coraggio, le armi doppie insegnano la coordinazione, e l’arma improvvisata insegna l’adattabilità.
Questo capitolo si propone di esplorare in dettaglio questo straordinario arsenale. Non ci limiteremo a descrivere le armi, ma ne analizzeremo la storia, i materiali, la struttura e, soprattutto, la metodologia di addestramento specifica per ciascuna di esse all’interno del sistema Doce Pares. Inizieremo con un’immersione profonda nel mondo del bastone (Olisi/Baston), l’anima e l’alfabeto dell’arte. Proseguiremo esplorando il cuore affilato dell’Eskrima: il mondo delle lame filippine, dal pragmatico bolo alle spade tribali cariche di storia e mistero. Analizzeremo poi le complesse sinergie delle coppie di armi, come il Doble Olisi e l’Espada y Daga. Infine, andremo oltre il convenzionale, esaminando le armi flessibili, da lancio e, soprattutto, il concetto supremo di arma improvvisata, che rappresenta la massima espressione della filosofia adattiva delle FMA. Questo è un viaggio all’interno dell’armeria del guerriero filippino, dove ogni arma racconta una storia e insegna una lezione di sopravvivenza.
Il Bastone (Olisi/Baston): L’Alfabeto e la Grammatica dell’Arte
Al centro dell’universo del Doce Pares, come di quasi tutte le scuole di Eskrima, si trova il bastone. Per un osservatore esterno, potrebbe sembrare un semplice pezzo di legno. Per un praticante, è l’utensile più importante, la chiave che apre le porte alla comprensione dell’intero sistema. È il primo insegnante, il compagno di allenamento più fidato e lo strumento attraverso cui vengono forgiate tutte le abilità fondamentali. La sua importanza non può essere sopravvalutata; è l’alfa e l’omega della pratica.
Il Rattan: La Scelta di un Materiale “Intelligente” La stragrande maggioranza dei bastoni da allenamento utilizzati nel Doce Pares è realizzata in rattan. Questa non è una scelta casuale o dettata solo dalla disponibilità, ma una decisione profondamente radicata in decenni di esperienza pratica. Il rattan è un tipo di palma rampicante (non un legno) che cresce abbondantemente nelle giungle del Sud-est asiatico. Le sue proprietà uniche lo rendono il materiale quasi perfetto per l’addestramento marziale.
Leggerezza e Velocità: A differenza dei legni duri, il rattan è relativamente leggero. Questa leggerezza permette al praticante di maneggiarlo con grande velocità e per lunghi periodi di tempo senza affaticarsi eccessivamente. L’allenamento con un’arma veloce sviluppa riflessi rapidi e un timing preciso, attributi fondamentali in un combattimento reale.
Flessibilità e Assorbimento dell’Impatto: Il rattan possiede una notevole flessibilità naturale. Quando colpisce un altro bastone o un bersaglio, si piega leggermente, assorbendo una parte significativa dell’energia dell’impatto. Questa proprietà riduce lo shock trasmesso alle articolazioni del polso, del gomito e della spalla, consentendo sessioni di allenamento più lunghe e sicure.
Durabilità e Sicurezza: Questa è la sua caratteristica più importante. Quando un bastone di legno duro (come la quercia) si rompe sotto un forte impatto, tende a frantumarsi, producendo schegge affilate e pericolose che possono causare gravi infortuni. Il rattan, grazie alla sua struttura fibrosa, si comporta in modo completamente diverso. Quando raggiunge il suo punto di rottura, non si spezza, ma si sfilaccia (frays). Le sue fibre si separano, ma rimangono attaccate, rendendo il cedimento dell’arma molto più sicuro e controllabile. Questa singola caratteristica ha probabilmente prevenuto innumerevoli infortuni gravi nella storia dell’Eskrima.
Il Contrasto con i Legni Duri (Bahi, Kamagong): Sebbene il rattan sia lo standard per l’allenamento a coppie, alcuni praticanti avanzati utilizzano anche bastoni di legno duro come il Bahi (il cuore della palma da cocco) o il Kamagong (ebano filippino). Questi legni sono estremamente pesanti, densi e rigidi. Non vengono usati per lo sparring, poiché un colpo a piena potenza potrebbe facilmente fratturare un osso o rompere un’arma avversaria. Il loro uso è limitato all’allenamento in solitaria per lo sviluppo della forza del polso e dell’avambraccio (strength training) o per il condizionamento all’impatto (impact conditioning), colpendo bersagli resistenti come i pneumatici.
Anatomia, Dimensioni e Preparazione del Bastone Un bastone da Eskrima non è “un bastone qualsiasi”. Le sue dimensioni e la sua preparazione seguono criteri precisi.
Lunghezza: La lunghezza standard di un bastone da Doce Pares varia tipicamente tra i 28 e i 32 pollici (circa 70-80 centimetri). Questa lunghezza è il risultato di un compromesso tattico perfetto. È abbastanza lungo da fornire un vantaggio di portata significativo rispetto a un avversario disarmato o armato di coltello, ma abbastanza corto da poter essere maneggiato con agilità anche in spazi ristretti, senza che la punta si impigli. La tradizione vuole che la lunghezza ideale per un praticante sia quella che va dalla sua ascella alla punta delle sue dita.
Diametro: Il diametro si aggira solitamente intorno a un pollice (2.5 cm), una misura che consente una presa salda e confortevole per la maggior parte delle persone.
Le Parti Tattiche: Come abbiamo visto nella terminologia, ogni parte del bastone ha un nome e una funzione. Il Dulo (la punta) è usato per i colpi a lunga e media distanza e per gli affondi. Il Punyo (il calcio) è l’arma del Corto Mano, usata per colpire, agganciare e applicare leve a distanza ravvicinata. La parte centrale del bastone, invece, è usata principalmente per i blocchi.
La Preparazione del Bastone (Bruciatura): I bastoni di rattan grezzo sono spesso leggeri e porosi. Molti praticanti eseguono un processo di stagionatura e indurimento che consiste nel “bruciare” superficialmente il bastone. Passando la pelle esterna del rattan su una fiamma, gli oli e le resine naturali all’interno del legno vengono in superficie, sigillando i pori. Questo processo rende il bastone leggermente più pesante, più liscio, più resistente all’umidità e molto più durevole. Un bastone ben preparato è un oggetto di orgoglio per un eskrimador.
Il Bastone come Insegnante Supremo La ragione per cui l’addestramento nel Doce Pares inizia con il bastone è profondamente pedagogica. Il bastone è un insegnante esigente ma onesto, che fornisce un feedback istantaneo e inequivocabile.
Insegna la Distanza (Distancia): Tentare di colpire un bersaglio da troppo lontano o da troppo vicino si traduce in un colpo inefficace. Il bastone costringe fisicamente lo studente a comprendere e a gestire la propria portata e quella dell’avversario.
Insegna il Tempismo (Timing): Gli scambi di colpi con il bastone avvengono a una velocità incredibile. Questo ambiente ad alta velocità è un acceleratore per lo sviluppo dei riflessi. Lo studente impara a vedere, processare e reagire agli attacchi in una frazione di secondo.
Insegna gli Angoli (Anggulo): La traiettoria di un bastone in movimento è una linea chiara e visibile. Questo rende molto più facile per un principiante visualizzare e comprendere i 12 angoli di attacco e le loro corrispondenti linee di difesa.
Insegna il Flusso (Flow): Esercizi come il Sumbrada e il Sinawali, eseguiti con il bastone, insegnano al corpo a muoversi in modo continuo, a non fermarsi dopo un blocco, a trasformare la difesa in attacco. Costruiscono le fondamenta neurologiche per il flusso ininterrotto, il tuloy-tuloy.
Insegna il Rispetto: Allenarsi con un pezzo di legno che può causare dolore costringe a sviluppare il controllo, la precisione e il rispetto per il proprio partner di allenamento. È una lezione costante sulla responsabilità.
In definitiva, tutte le abilità sviluppate attraverso la pratica del bastone — la gestione della distanza, il tempismo, gli angoli, il flusso, la generazione di potenza — sono direttamente trasferibili al combattimento a mani nude. Un blocco con il bastone diventa un blocco con l’avambraccio, un colpo con il punyo diventa un colpo di gomito. Il bastone, quindi, non è l’obiettivo finale dell’addestramento; è il veicolo più efficiente per apprendere i principi universali del combattimento che definiscono l’intero sistema Doce Pares.
Le Lame Filippine: Il Cuore Affilato dell’Eskrima
L’allenamento con il bastone di rattan è, in realtà, una simulazione. È un metodo sicuro per praticare le tecniche di un’arte che, storicamente e culturalmente, è un’arte da lama. Il vero cuore dell’Eskrima, la sua essenza più letale e la sua origine, risiede nel combattimento con le armi da taglio. Il bastone è il simulatore di volo, ma la lama è l’aereo da caccia. Il Doce Pares, come sistema completo, dedica una parte significativa del suo curriculum avanzato allo studio delle lame, comprendendo che solo maneggiando un’arma con un filo si possono capire appieno certi principi di movimento.
Il Bolo: La Spada del Popolo e dell’Anima Filippina Il bolo è molto più di un semplice macete. È un’icona culturale, un simbolo del popolo filippino, della sua resilienza e del suo spirito guerriero.
Origini e Funzione Sociale: Il bolo è, prima di tutto, un attrezzo agricolo e multiuso. Nelle Filippine rurali, è l’equivalente del coltello svizzero, usato per qualsiasi cosa: farsi strada nella giungla, raccogliere noci di cocco, tagliare la legna, macellare un animale o costruire una capanna. Questa sua onnipresenza significa che ogni uomo di campagna imparava a maneggiarlo fin da bambino. Quando sorgeva la necessità di combattere, contro banditi o invasori, il bolo era l’arma più immediatamente disponibile e familiare. Durante la Rivoluzione Filippina contro la Spagna e la guerra contro gli Stati Uniti, furono i guerrieri armati di bolo (bolomen) a costituire la spina dorsale delle forze rivoluzionarie, guadagnandosi una reputazione temibile.
Caratteristiche Fisiche e Tattiche: La forma più comune di bolo presenta una lama a un solo filo che si allarga verso la punta. Questo design sposta il baricentro in avanti, rendendolo un’arma eccezionale per i colpi di taglio (chopping). A differenza di una spada bilanciata, che è agile sia di taglio che di punta, il bolo è un’arma specializzata nel trasferire un’enorme quantità di energia cinetica in un singolo, devastante fendente.
Adattamento Tecnico dal Bastone: La transizione dal bastone al bolo richiede importanti adattamenti. Sebbene gli angoli di attacco rimangano gli stessi, la meccanica cambia:
Rispetto del Filo (Filo): Con una lama, la corretta “edge alignment” (allineamento del filo) è tutto. Un colpo deve impattare con il filo perfettamente allineato alla traiettoria per tagliare efficacemente. Questo richiede un controllo del polso e una precisione molto maggiori rispetto al bastone.
Movimenti di Taglio (Hiwa): Oltre ai colpi da impatto, il bolo introduce l’importanza dei movimenti di taglio e di striscio. La tecnica non si esaurisce con l’impatto, ma continua “attraverso” il bersaglio.
Maggiore Inerzia: Il peso superiore del bolo richiede un maggiore impegno di tutto il corpo per essere accelerato e controllato, e il suo recupero dopo un colpo a vuoto è più lento. Questo insegna al praticante a essere più deliberato e meno sprecone nei suoi movimenti.
La Daga e il Baraw: L’Arte Intima del Combattimento Ravvicinato Se il bolo è l’arma del campo di battaglia e degli spazi aperti, il coltello (daga o baraw) è l’arma degli spazi ristretti, dei vicoli bui, dell’incontro improvviso e brutale. Le Filippine hanno una profonda e radicata “cultura della lama”, e le tecniche di coltello del Doce Pares riflettono questa realtà senza filtri.
Le Impugnature (Grips) e il Loro Significato Tattico: Il modo in cui si impugna un coltello ne determina l’uso. Le due impugnature principali sono:
Impugnatura Saksak (o Martello/Standard): La lama sporge dalla parte del pollice della mano. È l’impugnatura più comune e intuitiva, ottima per i fendenti e per gli affondi a lunga portata.
Impugnatura Pakal (o a Punteruolo/Inversa): La lama sporge dalla parte del mignolo. È un’impugnatura più nascosta e meno intuitiva, ma devastante a distanza ravvicinatissima per colpi ascendenti, uncini e tecniche di trapping. Molti sistemi di FMA, incluso il Doce Pares, dedicano grande attenzione a questa impugnatura.
Principi del Combattimento con e contro il Coltello: L’allenamento con il coltello nel Doce Pares non è solo offensivo, ma anche e soprattutto difensivo. I principi chiave insegnati sono:
Mobilità e Angolazione: Mai affrontare un coltello frontalmente. Il gioco di gambe triangolare diventa di vitale importanza per uscire dalla linea di attacco.
Controllo della Mano Armata: L’obiettivo primario non è il corpo dell’aggressore, ma il braccio che tiene il coltello. La filosofia è “controlla l’arma e controllerai l’uomo”.
Uso della “Mano Viva”: La mano non armata è cruciale per parare, deviare, controllare e intrappolare il braccio armato dell’avversario.
Le Spade Leggendarie: Forme, Funzioni e Folklore Il Doce Pares, come sistema enciclopedico, riconosce e onora anche le armi più specializzate e storiche dell’arcipelago. Sebbene non siano parte dell’allenamento quotidiano, la loro conoscenza è parte del bagaglio culturale di un maestro.
Il Kris (o Kalis): La Lama Spirituale:
Morfologia e Funzione: La sua caratteristica più famosa è la lama ondulata. Il numero di “onde” (luk) è sempre dispari. Questa forma non è decorativa; quando penetra nel corpo, una lama ondulata lacera i tessuti in modo molto più grave di una lama dritta, creando ferite quasi impossibili da ricucire. Alcuni Kris hanno la lama dritta, ma tutti sono a doppio filo e con una base larga e asimmetrica.
Origine e Simbolismo: Il Kris è l’arma simbolo delle popolazioni islamizzate (Moro) del sud, come i Tausug e i Maranao. È un’arma profondamente spirituale. Si crede che ogni Kris possieda un’anima o uno spirito proprio, e la sua forgiatura (panday) era un processo rituale. Un Kris veniva tramandato di generazione in generazione e si pensava portasse fortuna o sfortuna a seconda del suo spirito.
Il Barong: La Spada a Foglia:
Morfologia e Funzione: Il Barong è una spada corta, pesante e a singolo filo, con una caratteristica lama a forma di foglia che si allarga verso la punta. Il suo design la rende un’arma da taglio eccezionalmente potente, capace di tranciare un arto con un solo colpo. È l’arma distintiva del popolo Tausug di Sulu.
Il Kampilan: La Spada dei Capi:
Morfologia e Funzione: È una delle spade filippine più grandi e imponenti. È lunga, dritta, a singolo filo, e si allarga gradualmente verso la caratteristica punta biforcuta, che secondo il folklore rappresenta le fauci aperte di un coccodrillo. L’elsa è spesso elaborata e a forma di testa di animale. Era un’arma temibile, spesso maneggiata a due mani, simbolo di potere e status sociale, l’arma dei re e dei capi guerrieri. Fu con un Kampilan che, secondo la tradizione, Lapu-Lapu uccise Magellano.
Lo studio di queste armi, anche se solo teorico per la maggior parte dei praticanti, fornisce un contesto storico e una più profonda apprezzamento della diversità e della raffinatezza della cultura marziale filippina da cui il Doce Pares è nato.
Coppie di Armi: La Sinergia del Combattimento a Due Mani
Una delle caratteristiche che distingue le FMA da molte altre arti marziali è la grande enfasi posta sull’addestramento con due armi. Questa pratica non è vista come una curiosità esoterica, ma come una componente fondamentale dello sviluppo di un praticante. Il Doce Pares eccelle in due principali configurazioni a due mani: il Doble Olisi e l’Espada y Daga.
Doble Olisi (Doppio Bastone): La Tempesta di Colpi L’arte di maneggiare due bastoni contemporaneamente è una delle discipline più spettacolari e dinamicamente complesse del sistema.
Analisi Tattica e Vantaggi: Combattere con due armi offre vantaggi tattici significativi:
Volume di Fuoco Travolgente: La capacità di lanciare un attacco continuo e multiforme, colpendo da angolazioni diverse quasi simultaneamente, può sopraffare la capacità di reazione di un avversario armato con una sola arma. Si crea una vera e propria “tempesta di colpi”.
Sinergia tra Attacco e Difesa: Le due mani possono assumere ruoli specializzati in una frazione di secondo. Mentre un bastone esegue un blocco, l’altro è già a metà strada per sferrare un contrattacco. Questo cancella la pausa tra l’azione difensiva e quella offensiva.
Creazione di una “Parete Difensiva”: Attraverso i movimenti continui e intrecciati del Sinawali, il praticante può creare una barriera cinetica quasi impenetrabile di fronte a sé, rendendo estremamente difficile per l’avversario trovare un’apertura.
La Mente Ambidestra: Benefici Neurologici: L’allenamento con il Doble Olisi è un esercizio neurologico potentissimo. Costringe il cervello a sviluppare la coordinazione tra i due emisferi, a gestire compiti motori complessi in parallelo e a migliorare notevolmente l’abilità della mano non dominante. Molti maestri sostengono che la pratica del doppio bastone “sblocchi” il potenziale del praticante, rendendolo più coordinato e abile in tutte le altre aree dell’arte, inclusa quella a mani nude. Un praticante abile nel Doble Olisi svilupperà, ad esempio, un jab con la mano debole molto più potente e coordinato.
Espada y Daga (Spada e Pugnale): L’Apice della Coordinazione Tattica Se il Doble Olisi è una tempesta, l’Espada y Daga è una partita a scacchi giocata alla velocità di un fulmine. È considerata da molti la disciplina più avanzata e intellettuale, un’arte che richiede non solo abilità fisica, ma anche una profonda comprensione strategica.
Analisi Tattica Approfondita e Controllo delle Distanze: La genialità dell’Espada y Daga risiede nella sua capacità di dominare simultaneamente più distanze di combattimento, creando un dilemma tattico quasi irrisolvibile per l’avversario.
La Espada (arma lunga): Domina la lunga e la media distanza. La sua portata superiore viene usata per tenere l’avversario a bada, per punirlo ogni volta che tenta di entrare, e per creare finte che ne provochino la reazione.
La Daga (arma corta): Domina la corta distanza. Se l’avversario riesce a superare la portata della spada, si trova immediatamente di fronte alla minaccia del pugnale. Questo rende l’entrata a corta distanza, solitamente un punto debole per un combattente con arma lunga, estremamente pericolosa.
La Daga come “Mano Viva” Definitiva: Il concetto della “mano viva” (la mano non armata usata per controllare e parare) viene elevato al suo massimo potenziale. La daga è una mano viva che può non solo bloccare, deviare, controllare e intrappolare (checking/trapping), ma può anche pugnalare, tagliare e sferrare colpi a corto raggio. Questa capacità di “mordere” durante una parata o un controllo conferisce al praticante un livello di dominio nel clinch che è ineguagliabile.
Sviluppo di Attributi Superiori: La pratica dell’Espada y Daga sviluppa attributi che sono al vertice della piramide marziale:
Coordinazione Asimmetrica: La capacità di far eseguire alle due mani compiti completamente diversi ma sinergici (es. la spada esegue un ampio fendente mentre la daga esegue una piccola e precisa parata).
Pensiero a Più Livelli: Il praticante deve costantemente pensare in termini di attacco, difesa, controllo della distanza e minaccia secondaria, tutto simultaneamente.
Transizione Fluida: L’arte insegna a passare senza soluzione di continuità dal gioco a lunga distanza della spada a quello a corta distanza della daga, un’abilità cruciale in un combattimento reale.
L’addestramento nelle coppie di armi, quindi, non è solo finalizzato a imparare a combattere con due armi. È un metodo di allenamento avanzato che accelera lo sviluppo di attributi fondamentali — coordinazione, pensiero tattico, ambidestria — che rendono il praticante un artista marziale più completo e formidabile in ogni contesto.
Oltre il Convenzionale: Armi Flessibili, da Lancio e Improvvisate
Un sistema marziale veramente completo non si ferma alle armi convenzionali. Riconosce che in una situazione di sopravvivenza, qualsiasi cosa può e deve diventare un’arma. Il Doce Pares, fedele alla sua filosofia pragmatica, esplora anche l’uso di strumenti non convenzionali, insegnando principi che trascendono la forma dell’oggetto.
Le Armi Flessibili: Il Flusso Imprevedibile Le armi flessibili sono una categoria affascinante e difficile da padroneggiare. A differenza delle armi rigide, non hanno una struttura propria e richiedono una meccanica corporea completamente diversa, basata sulla generazione di onde di energia e movimenti a frusta.
Il Latigo (Frusta): L’allenamento con la frusta insegna a generare un’incredibile velocità e potenza dalla fluidità del corpo. Tatticamente, la frusta è un’arma psicologicamente terrificante, usata per colpire a distanza, per disarmare avvolgendo l’arma dell’avversario o per attaccare da angolazioni imprevedibili, aggirando le parate.
La Cadena (Catena): La catena unisce le proprietà di un’arma flessibile a quelle di un’arma da impatto. Può essere usata come una frusta, ma anche per intrappolare e bloccare gli arti dell’avversario, o, accorciandone la presa, come un’arma contundente a corto raggio.
Il Sarong/Malong (Panno Tubolare): Questo è l’esempio perfetto della genialità filippina. Il sarong è un indumento di uso quotidiano, un panno tubolare indossato come una gonna o drappeggiato sul corpo. Nelle mani di un esperto, si trasforma in un’arma incredibilmente versatile:
Può essere usato come una frusta per colpire il viso dell’avversario.
Può essere usato come una rete per intrappolare il suo braccio armato.
Può essere avvolto attorno al proprio avambraccio per creare uno scudo improvvisato (panangga) contro un’arma da taglio.
Può essere usato come una fionda per lanciare oggetti.
Le Armi da Lancio: Colpire a Distanza Sebbene non sia un punto focale del sistema moderno, la tradizione marziale filippina include l’uso di armi da lancio. L’allenamento in quest’area sviluppa la coordinazione occhio-mano e la comprensione delle traiettorie. Le armi includono pugnali da lancio leggeri, dardi e persino pietre, il più primordiale dei proiettili.
Le Armi Improvvisate: L’Apice della Filosofia Adattiva Questa è la destinazione finale del viaggio attraverso l’arsenale del Doce Pares. È il punto in cui lo studente trascende la dipendenza da un’arma specifica e incarna pienamente il principio della trasferibilità. La vera maestria non consiste nel saper usare venti armi diverse, ma nel saper usare qualsiasi cosa come un’arma.
La Mente dell’Eskrimador: L’allenamento nel Doce Pares riprogramma il cervello a vedere il mondo non solo per la sua funzione quotidiana, ma anche per il suo potenziale marziale. Un praticante esperto non vede più solo oggetti, ma vede leve, pesi, bordi e punte.
Esempi di Trasferibilità:
Una penna, una chiave o un telefono cellulare tenuti in pugno diventano un’estensione del pugno, un’arma da pressione o un punyo improvvisato, e vengono maneggiati con gli stessi principi del Corto Mano.
Una rivista arrotolata o un ombrello chiuso diventano un bastone corto, e vengono usati con le stesse tecniche del Solo Olisi.
Una cintura, una sciarpa o una giacca tolta rapidamente diventano un’arma flessibile, e vengono usate con gli stessi principi del sarong o della frusta per intrappolare e controllare.
Una sedia diventa una versione più grande dell’Espada y Daga: le gambe vengono usate per affondare e tenere a distanza (la spada), mentre lo schienale funge da scudo (il pugnale).
Questa capacità di adattamento è ciò che rende le FMA, e il Doce Pares in particolare, un sistema di difesa personale così realistico e rispettato. Non dipende da un’arma ideale che probabilmente non si avrà con sé nel momento del bisogno, ma insegna a usare l’ambiente stesso come un arsenale.
Conclusione: L’Arsenale come Percorso di Apprendimento Olistico
L’arsenale del Doce Pares, nella sua vasta e multiforme gloria, è molto più di una collezione di strumenti per combattere. È un curriculum completo per la formazione di un artista marziale, dove ogni arma serve come un capitolo, come un insegnante con un suo specifico programma didattico.
Il viaggio inizia con il bastone, il grande equalizzatore, che insegna il linguaggio universale del movimento, degli angoli e del flusso in modo sicuro e accessibile. Prosegue con le lame, che introducono la disciplina del filo, la serietà dell’intento e il coraggio necessario per gestire una minaccia letale. Si approfondisce con le coppie di armi, che spingono il praticante verso livelli superiori di coordinazione, pensiero strategico e ambidestria. Si espande con le armi non convenzionali, che insegnano la fluidità e l’adattabilità a forme e meccaniche diverse. E infine, culmina nel concetto di arma improvvisata, dove il praticante si libera dalla dipendenza dall’oggetto e scopre che il vero arsenale non è quello che porta con sé, ma quello che ha nella sua mente.
Percorrere questo sentiero significa intraprendere un percorso di apprendimento olistico. Lo studente non impara solo a combattere, ma sviluppa attributi fisici e mentali che trascendono il combattimento stesso: la coordinazione, la concentrazione, la capacità di risolvere problemi sotto pressione, la creatività, la fiducia in sé stessi e una profonda consapevolezza del proprio corpo e dello spazio circostante. In questo senso, l’arsenale del Doce Pares è la metafora perfetta del viaggio marziale stesso: un percorso che parte da uno strumento esterno per arrivare, alla fine, a scoprire che la vera arma, l’unica che conta veramente, è sempre stata lo spirito e l’intelligenza del guerriero.
A CHI E' INDICATO E A CHI NO
La scelta di intraprendere il percorso di un’arte marziale è una decisione profondamente personale, simile, per certi versi, alla scelta di uno strumento musicale da studiare o di una lingua da imparare. Non esiste un’arte marziale universalmente “migliore” di un’altra; esiste, piuttosto, l’arte marziale più adatta a un determinato individuo, in un determinato momento della sua vita. La chiave per un percorso di pratica lungo, fruttuoso e gratificante non risiede tanto nel prestigio o nella fama della disciplina, quanto nella compatibilità tra la natura dell’arte e gli obiettivi, la mentalità e le predisposizioni del praticante.
Questo capitolo si propone di agire come uno specchio, un strumento di auto-analisi per chiunque sia incuriosito dal Doce Pares Eskrima e si stia chiedendo: “Questa arte fa per me?”. L’obiettivo non è quello di emettere giudizi di valore, né di creare categorie rigide, ma di delineare con onestà e chiarezza i profili di coloro che, con maggiore probabilità, troveranno nel Doce Pares una risposta alle loro esigenze e aspirazioni, e, al contrario, di identificare coloro i cui obiettivi potrebbero essere meglio serviti da altre discipline.
Esploreremo quindi in dettaglio le caratteristiche del “praticante ideale”, analizzando le diverse motivazioni e attitudini mentali che si sposano perfettamente con la filosofia e la metodologia del Doce Pares. Allo stesso modo, con altrettanta importanza e rispetto, delineeremo i profili di chi potrebbe trovare il percorso frustrante o non in linea con le proprie aspettative. Questa non è una selezione, ma un invito a una scelta consapevole, un passo fondamentale per assicurare che il viaggio nel mondo del guerriero filippino sia un’esperienza di arricchimento e non di delusione.
Il Profilo del Praticante Ideale: Per Chi è Indicato il Doce Pares?
Il Doce Pares, con la sua complessità, la sua profondità storica e il suo approccio pragmatico, tende ad attrarre e a essere particolarmente indicato per alcuni profili specifici di individui. Chi si riconosce in una o più di queste descrizioni ha buone probabilità di trovare nell’arte un percorso di crescita eccezionalmente stimolante.
Il Ricercatore Marziale e l’Eterno Studente
Profilo: Questo individuo ha già un solido background in una o più arti marziali. Potrebbe essere una cintura nera di Karate che sente di aver raggiunto un plateau, un praticante di Kung Fu interessato ad ampliare le proprie conoscenze, o un judoka curioso di esplorare il mondo delle armi. Non è un neofita della disciplina, del rigore e della fatica. La sua motivazione non è più solo la difesa personale di base, ma una profonda sete di conoscenza marziale, un desiderio di comprendere il combattimento nella sua totalità.
Perché il Doce Pares è Indicato: Per questo profilo, il Doce Pares è una vera e propria miniera d’oro.
Apre una Nuova Dimensione: Introduce in modo strutturato e coerente il mondo del combattimento con le armi, un ambito spesso trascurato o trattato solo a livelli avanzati in molte altre discipline.
Offre una Prospettiva Unica: Il principio della trasferibilità delle abilità (dall’arma alla mano nuda) offre a un artista marziale esperto una nuova chiave di lettura per reinterpretare e arricchire la propria stessa arte. Vedrà connessioni e analogie che gli erano sfuggite, approfondendo la sua comprensione del movimento.
Stimola Intellettualmente: La complessità del sistema, la sua ricchezza storica e la sua logica interna offrono uno stimolo intellettuale continuo, impedendo la stagnazione e mantenendo viva la passione per l’apprendimento. Per l’eterno studente, il vasto curriculum del Doce Pares è una promessa di scoperta che dura tutta la vita.
L’Appassionato di Difesa Personale Pragmatica e Realistica
Profilo: La motivazione principale di questo individuo è imparare a difendere se stesso e i propri cari in modo efficace e realistico. Non è interessato a trofei, a forme estetiche o a filosofie astratte, ma a ciò che funziona nel contesto caotico e imprevedibile di un’aggressione da strada. È una persona con i piedi per terra, che cerca soluzioni pratiche a problemi reali.
Perché il Doce Pares è Indicato: Il Doce Pares è nato e si è evoluto come un’arte di sopravvivenza, e questa sua natura pragmatica risponde perfettamente alle esigenze di questo profilo.
Focus sulle Armi (Convenzionali e Improvvisate): Il sistema riconosce una verità fondamentale della violenza da strada: spesso sono coinvolte delle armi. Il Doce Pares non solo insegna a usare e a difendersi da armi come bastoni e coltelli, ma, cosa ancora più importante, insegna a usare qualsiasi oggetto di uso comune come strumento di difesa (penna, chiavi, ombrello, cintura). Questa è una competenza di difesa personale di valore inestimabile.
Approccio Tattico Intelligente: Principi come il “defanging the snake” (gunting), ovvero l’attaccare l’arto armato dell’aggressore, sono strategie di sopravvivenza di un’efficacia superiore, che mirano a neutralizzare la minaccia alla fonte nel modo più sicuro possibile.
Completezza del Sistema: Il Doce Pares copre tutte le distanze e tutti gli scenari, dallo scontro a lunga distanza fino al combattimento corpo a corpo (Pangamot), fornendo un bagaglio di risposte per una vasta gamma di situazioni.
L’Individuo in Cerca di Sviluppo Psico-Fisico Integrato
Profilo: Questa persona non cerca un semplice allenamento fisico o un corso di autodifesa. Cerca un’attività olistica, una disciplina che possa migliorare contemporaneamente il suo corpo e la sua mente, sviluppando attributi che siano utili anche al di fuori della palestra. È interessato alla crescita personale attraverso la pratica fisica.
Perché il Doce Pares è Indicato: Il Doce Pares è un eccezionale strumento di sviluppo neuro-motorio e cognitivo.
Allenamento Neurologico: Esercizi come il Sinawali (la “tessitura” con due bastoni) sono un vero e proprio “yoga per il cervello”. Richiedono una coordinazione tra i due emisferi cerebrali, sviluppano l’ambidestria e creano nuove connessioni neurali. Questo tipo di allenamento migliora la concentrazione, la memoria e la capacità di multitasking.
Sviluppo di Riflessi e Tempismo: I drills a coppie, come il Sumbrada, abituano il sistema nervoso a reagire a stimoli visivi e tattili ad alta velocità, affinando i riflessi e il senso del tempo in un modo che pochi altri sport possono fare.
Problem-Solving sotto Pressione: Lo sparring e la pratica delle tecniche in un contesto dinamico insegnano a prendere decisioni rapide e lucide in situazioni di stress. Questa capacità di rimanere calmi e analitici sotto pressione è un’abilità trasferibile a innumerevoli situazioni della vita professionale e personale.
L’Intelletto Analitico e lo Stratega
Profilo: Questo è l’individuo che ama la logica, la geometria, la strategia. È affascinato non solo dal “cosa”, ma dal “perché”. Potrebbe essere un ingegnere, un programmatore, un giocatore di scacchi o semplicemente una persona con una mente curiosa e analitica.
Perché il Doce Pares è Indicato: Il Doce Pares è spesso definito “l’arte marziale del pensatore” e si sposa perfettamente con questa mentalità.
Un Sistema Basato sulla Geometria: L’intero sistema si fonda su principi geometrici chiari e logici: i 12 angoli di attacco, il gioco di gambe triangolare, il concetto di angling per creare linee di attacco e difesa vantaggiose. Per una mente analitica, scoprire questa architettura nascosta dietro il movimento è estremamente affascinante.
Enfasi sulla Strategia: Il successo nel Doce Pares dipende più dalla strategia che dalla forza. Concetti come il controllo della distanza, la rottura del ritmo, le finte e la gestione dello spazio rendono ogni interazione di combattimento una complessa partita a scacchi fisica.
Il Piacere della “Decodifica”: Lo studio degli Anyo e delle loro applicazioni (Hubad) è un processo di decodifica, di scoperta dei significati nascosti dietro le sequenze di movimenti. Questo aspetto investigativo e intellettuale dell’arte è profondamente gratificante per chi ama risolvere enigmi.
Infine, il Doce Pares è particolarmente indicato per chi non vuole o non può fare affidamento esclusivamente sulla propria forza fisica. Enfatizzando la tecnica, la velocità, la fluidità e l’uso intelligente della biomeccanica, è un “equalizzatore” eccezionale, che permette a persone di corporatura più piccola o a donne di gestire efficacemente avversari fisicamente più imponenti.
A Chi Potrebbe Non Essere Adatto: Considerazioni e Alternative
Con la stessa onestà con cui abbiamo delineato i profili ideali, è fondamentale riconoscere che il Doce Pares non è per tutti. Alcuni obiettivi e alcune mentalità possono essere in contrasto con la natura dell’arte, e in questi casi, un’altra disciplina marziale potrebbe rappresentare una scelta più saggia e soddisfacente.
L’Atleta Puramente Sportivo da Combattimento a Mani Nude
Profilo: L’obiettivo primario di questa persona è competere in discipline sportive da combattimento con un regolamento ben definito e un focus esclusivo sulle mani nude, come la Boxe, la Kickboxing, la Muay Thai o le MMA (Mixed Martial Arts).
Perché Potrebbe Non Essere la Scelta Primaria: Sebbene il Doce Pares abbia una sua branca sportiva (stickfighting) e un sistema a mani nude (Pangamot), non è il percorso più diretto per eccellere in quegli specifici sport.
Specificità dell’Allenamento: Un aspirante pugile diventerà un pugile migliore allenandosi in una palestra di pugilato, dove il 100% del tempo è dedicato a quella specifica abilità. Gran parte dell’allenamento nel Doce Pares è dedicata alle armi, tempo che, dal punto di vista di un atleta puramente sportivo, potrebbe essere considerato “sottratto” alla pratica a mani nude.
Incompatibilità Tecniche: Il Panantukan, con il suo uso di tecniche come colpi agli occhi, alla gola o alle articolazioni, è concettualmente opposto ai regolamenti sportivi, che vietano tali bersagli. Un praticante dovrebbe “disimparare” molti dei suoi istinti per poter competere in sicurezza.
Nota: Questo non significa che il Doce Pares sia inutile. Anzi, praticato come arte complementare, può offrire enormi vantaggi a un combattente sportivo, migliorando il gioco di gambe, il senso della distanza, la coordinazione e la comprensione degli angoli. Ma come percorso principale per una carriera in quegli sport, potrebbe non essere il più efficiente.
Chi Cerca un Percorso Prettamente Spirituale o Meditativo
Profilo: Questo individuo è attratto dalle arti marziali principalmente per i loro benefici interiori. Cerca una pratica che sia una forma di meditazione in movimento, un percorso per coltivare la calma, l’armonia interiore e l’energia vitale (Ki/Chi), con un’enfasi minima o nulla sull’aspetto combattivo.
Perché Potrebbe Non Essere la Scelta Adatta: Sebbene la pratica del Doce Pares porti indubbiamente a una maggiore disciplina mentale e a una profonda calma sotto pressione, la sua natura è inequivocabilmente marziale e pragmatica.
Focus sulla Combattività: Il fine ultimo del sistema è l’efficacia in combattimento. La filosofia è orientata alla sopravvivenza, non alla trascendenza spirituale.
Natura dell’Allenamento: L’allenamento è dinamico, rumoroso (il suono dei bastoni che cozzano è una costante) e basato sull’impatto. Non è un’atmosfera silenziosa e contemplativa. Arti come il Tai Chi Chuan, alcune scuole di Aikido o lo Yoga sarebbero probabilmente più in linea con gli obiettivi di questo profilo.
Chi Desidera Risultati Immediati con Minimo Sforzo Intellettuale
Profilo: Questa persona vuole imparare “qualche mossa” di autodifesa il più in fretta possibile, oppure cerca un’attività fisica che non richieda un eccessivo impegno mentale. È motivata da un bisogno a breve termine o dal desiderio di un semplice svago.
Perché Potrebbe Non Essere la Scelta Adatta: Il Doce Pares è l’opposto di una “soluzione rapida”.
Complessità e Profondità: È un sistema vasto e complesso, la cui padronanza richiede anni, se non decenni, di studio e pratica costanti. Richiede un notevole impegno intellettuale per comprendere i principi geometrici, tattici e biomeccanici.
Curva di Apprendimento: Sebbene si possano apprendere tecniche di base efficaci in tempi relativamente brevi, la vera competenza richiede una dedizione a lungo termine. Per chi cerca risultati immediati, un breve corso intensivo di autodifesa basato su poche tecniche istintive e su reazioni motorie semplici potrebbe essere più indicato.
Chi ha un’Avversione Fondamentale per il Contatto e il Combattimento Armato
Profilo: Si tratta di persone che, per indole o per convinzioni personali, sono a disagio con l’idea del contatto fisico, dell’impatto e, soprattutto, con il maneggiare e confrontarsi con oggetti che simulano armi.
Perché Non è Indicato: Questa è l’incompatibilità più fondamentale.
Natura dell’Arte: Il Doce Pares è, per definizione, un’arte basata sulle armi. Il bastone non è un accessorio, è lo strumento di apprendimento centrale.
Metodologia di Allenamento: La stragrande maggioranza dei drills si svolge a coppie e prevede il contatto tra i bastoni e, nello sparring, un contatto controllato sul corpo (con protezioni). Sebbene la sicurezza sia sempre la priorità, la possibilità di ricevere colpi, seppur leggeri, e di accumulare qualche livido fa parte del processo di apprendimento. Per chi ha una reale avversione a questa dinamica, l’esperienza sarebbe costantemente stressante e controproducente.
Conclusione: La Scelta Consapevole e Onesta
La decisione di intraprendere lo studio del Doce Pares Eskrima dovrebbe essere il risultato di un’onesta auto-valutazione. Non si tratta di chiedersi “Sono abbastanza forte o veloce per quest’arte?”, ma piuttosto “I miei obiettivi, la mia mentalità e il mio temperamento sono in sintonia con ciò che quest’arte richiede e offre?”.
Come abbiamo visto, per il ricercatore marziale, per il pragmatico della difesa personale, per chi cerca uno sviluppo integrato di corpo e mente e per l’amante della strategia, il Doce Pares offre un universo di scoperte, un percorso di una ricchezza quasi inesauribile. Per questi individui, ogni lezione sarà una sfida stimolante, ogni nuova tecnica una rivelazione, e ogni anno di pratica un passo in avanti in un viaggio di maestria che dura tutta la vita.
Per altri, i cui obiettivi sono puramente sportivi in un contesto a mani nude, prettamente spirituali, o orientati a risultati immediati, il vasto e meraviglioso mondo delle arti marziali offre innumerevoli altri sentieri, forse più diretti e più adatti a soddisfare le loro specifiche aspirazioni.
La scelta consapevole, basata su una chiara comprensione di sé stessi e dell’arte, è il primo e più importante passo per garantire che il suono dei bastoni diventi una musica gratificante e non una nota stonata nel proprio percorso di vita.
CONSIDERAZIONI PER LA SICUREZZA
Intraprendere lo studio di un’arte marziale basata sulle armi come il Doce Pares Eskrima è un’esperienza incredibilmente formativa e gratificante. Tuttavia, la natura stessa della disciplina, che prevede l’uso di bastoni, repliche di coltelli e un intenso lavoro a coppie, impone una priorità assoluta e non negoziabile: la sicurezza. In questo contesto, la sicurezza non è un insieme di regole da imparare a memoria, né un fastidioso limite alla pratica “realistica”. Al contrario, è la tecnica più importante da padroneggiare. È la base su cui poggia l’intero edificio dell’apprendimento. Senza un ambiente sicuro e una mentalità orientata alla cautela, l’allenamento cessa di essere costruttivo e diventa distruttivo, portando a infortuni che possono interrompere o porre fine al percorso marziale di un individuo.
Lo scopo dell’allenamento marziale è quello di imparare a gestire e a neutralizzare la violenza, non di crearla all’interno della palestra. Pertanto, la capacità di allenarsi per anni, o per tutta la vita, senza subire o causare infortuni gravi non è un segno di debolezza o di timidezza, ma il marchio di un praticante intelligente, controllato e veramente abile. La vera maestria in un’arte potenzialmente pericolosa si manifesta prima di tutto nella capacità di praticarla e di trasmetterla in modo sicuro.
Questo capitolo si propone di analizzare in profondità i pilastri fondamentali su cui si regge una pratica sicura del Doce Pares. Non sarà un semplice elenco di divieti, ma un’esplorazione ragionata dei principi e delle procedure che ogni praticante, dal principiante assoluto al maestro esperto, deve interiorizzare e applicare costantemente. Esamineremo il ruolo cruciale della mentalità individuale, la responsabilità insostituibile dell’istruttore, la sacralità del rapporto con il partner di allenamento, l’uso corretto dell’equipaggiamento e la gestione consapevole dell’ambiente di pratica. Queste considerazioni non sono opzionali; sono l’essenza stessa di un approccio maturo e responsabile all’arte del guerriero.
Il Primo Pilastro: La Mentalità del Praticante (Il Giusto “Mindset”)
La sicurezza nell’allenamento inizia nella mente, molto prima che il primo colpo venga sferrato. L’atteggiamento mentale con cui un praticante si avvicina alla lezione è il fattore più determinante per la sicurezza propria e altrui. Un equipaggiamento perfetto e un istruttore attento non possono nulla contro un allievo guidato dall’ego o dalla disattenzione.
Il Controllo dell’Ego: L’Antidoto alla Competizione Dannosa L’ego è il più grande nemico della sicurezza in una palestra di arti marziali. Quando l’ego prende il sopravvento, l’allenamento cessa di essere un processo di apprendimento collaborativo e si trasforma in una competizione, una lotta per dimostrare la propria superiorità. Questo porta inevitabilmente a un aumento dell’intensità, a una perdita di controllo e, di conseguenza, a un rischio di infortuni esponenzialmente più alto. Un praticante sicuro deve coltivare l’umiltà e comprendere che:
La Palestra non è un Ring: Lo scopo dell’allenamento a coppie non è “vincere” contro il proprio partner, ma imparare con il proprio partner. Ogni drill è un’opportunità di crescita reciproca. Il partner non è un avversario, ma un collaboratore essenziale nel nostro percorso di apprendimento.
Accettare i Propri Limiti: Ogni praticante deve essere onesto riguardo al proprio livello di abilità e alla propria condizione fisica. Cercare di imitare la velocità o la complessità tecnica di uno studente più avanzato senza averne le basi è una ricetta per il disastro. La pazienza e la progressione graduale sono virtù marziali.
La Consapevolezza (Awareness) Totale Un praticante deve sviluppare una consapevolezza a 360 gradi. Questa non è una capacità mistica, ma uno stato di attenzione costante.
Consapevolezza di Sé: Essere coscienti del proprio corpo e dei propri movimenti. Sapere in ogni istante dove si trova la punta del proprio bastone e qual è il suo raggio d’azione. Un colpo accidentale alla nuca del proprio partner è spesso il risultato di una mancanza di consapevolezza durante il recupero di un colpo.
Consapevolezza del Partner: Osservare costantemente il proprio partner, il suo posizionamento, le sue reazioni. Se sembra a disagio, in difficoltà o se mostra segni di affaticamento, è responsabilità del praticante più consapevole ridurre l’intensità.
Consapevolezza dell’Ambiente: Essere coscienti dello spazio circostante. Sapere dove si trovano le altre coppie che si allenano per evitare collisioni. Notare eventuali ostacoli sul pavimento o muri troppo vicini.
La Progressione Graduale: “Lento è Fluido, Fluido è Veloce” Questo mantra, comune a molte arti marziali, è un principio di sicurezza fondamentale. La tentazione, specialmente per i principianti, è quella di cercare di eseguire le tecniche alla massima velocità fin da subito. Questo è l’errore più comune e pericoloso.
La Fase Lenta: Ogni nuova tecnica deve essere prima appresa e praticata molto lentamente. La fase lenta permette al sistema nervoso di costruire i corretti percorsi neurali, di memorizzare la meccanica del movimento e di identificare e correggere gli errori.
La Fase Fluida: Solo dopo innumerevoli ripetizioni lente, quando il movimento inizia a diventare naturale e non richiede più un pensiero cosciente, si può iniziare ad aumentare gradualmente la velocità. L’obiettivo è la fluidità, non la rapidità fine a se stessa.
La Fase Veloce: La velocità è il risultato finale di questo processo, non il punto di partenza. È l’espressione di un movimento che è stato così profondamente interiorizzato da poter essere eseguito in modo efficiente e controllato anche ad alta intensità. Saltare le prime due fasi significa costruire sulla sabbia.
Comunicazione Chiara e Onesta L’allenamento a coppie è un dialogo. Questo dialogo deve essere verbale oltre che fisico. Se un partner applica una leva con troppa forza, se un colpo arriva troppo pesante, o se semplicemente non si è capita una tecnica e ci si sente insicuri, è dovere di ogni studente comunicarlo immediatamente e chiaramente. Un semplice “alt”, “piano” o “non ho capito” non è un segno di debolezza, ma di intelligenza e di rispetto per la propria incolumità e quella del partner.
Il Secondo Pilastro: Il Ruolo Indispensabile dell’Istruttore (Il Guro)
Se la mentalità del praticante è il fondamento, l’istruttore è l’architetto e il supervisore dell’edificio della sicurezza. La scelta di un Guro qualificato e responsabile è la decisione più importante che un aspirante eskrimador possa prendere per garantire un percorso di pratica lungo e sicuro.
La Scelta di un Istruttore Qualificato: Garanzia di Competenza Un istruttore qualificato non è semplicemente qualcuno che conosce molte tecniche. È un educatore che pone la sicurezza dei suoi allievi al di sopra di ogni altra cosa. I criteri per riconoscere un buon istruttore includono:
Lignaggio Verificabile: Un Guro serio deve poter dimostrare il suo lignaggio, ovvero da chi ha imparato e da quale organizzazione è stato certificato. Questo garantisce che abbia ricevuto una formazione completa e approvata.
Enfasi sulla Sicurezza: Fin dalla prima lezione, un buon istruttore parlerà di sicurezza, stabilirà regole chiare e ne pretenderà il rispetto assoluto. Se un istruttore incoraggia la competizione sfrenata o minimizza l’importanza delle protezioni, è un campanello d’allarme.
Conoscenza della Pedagogia: Deve sapere come strutturare una lezione in modo progressivo, con un riscaldamento adeguato e un defaticamento corretto. Deve essere in grado di scomporre le tecniche complesse in passaggi semplici e di adattare l’insegnamento ai diversi livelli degli allievi presenti in classe.
Capacità di Controllo: Un Guro deve avere l’autorità e la capacità di gestire la classe, fermando immediatamente qualsiasi comportamento pericoloso o eccessivamente aggressivo.
La Supervisione Attiva: L’Occhio Vigile del Maestro Il lavoro di un istruttore non si esaurisce nella dimostrazione della tecnica. Durante la pratica a coppie, il suo ruolo più importante è quello di supervisore attivo. Un Guro responsabile si muove costantemente per la palestra, osservando ogni coppia.
Correzione della Forma: Molti infortuni derivano da una tecnica eseguita in modo scorretto (es. un blocco con un’articolazione iperestesa). Il Guro interviene per correggere questi errori prima che possano causare problemi.
Monitoraggio dell’Intensità: L’istruttore ha il polso della situazione e si assicura che l’intensità dei drills sia adeguata al livello di esperienza degli allievi. Se vede una coppia che sta andando troppo forte o troppo veloce, interviene per moderarla.
Gestione degli Abbinamenti: Un buon istruttore presta attenzione ad abbinare i partner in modo sensato, evitando di mettere un principiante assoluto a lavorare con uno studente troppo avanzato e irruento, a meno che quest’ultimo non sia noto per la sua capacità di controllo e di insegnamento.
La Creazione di una Cultura della Sicurezza Forse il compito più importante di un Guro è quello di creare una cultura della sicurezza all’interno della scuola. L’atteggiamento dell’istruttore è contagioso. Se il Guro dimostra controllo, rispetto per i partner e un’attenzione costante alla sicurezza, gli allievi adotteranno naturalmente la stessa mentalità. In una scuola sana, la sicurezza non è imposta solo dall’alto, ma diventa una responsabilità condivisa, dove gli studenti più anziani aiutano e guidano i più giovani, e tutti si prendono cura l’uno dell’altro.
Il Terzo Pilastro: La Sacralità del Partner di Allenamento
Nelle arti marziali che prevedono un intenso lavoro a coppie, come il Doce Pares, il partner di allenamento non è un punching ball o un avversario da sconfiggere. È la risorsa più preziosa che abbiamo. Senza un partner di cui ci si fida, l’apprendimento si ferma. Ogni volta che si inizia un drill, si sta stipulando un patto non scritto: “Io mi impegno a proteggere la tua sicurezza, e tu ti impegni a proteggere la mia”. Questo patto si basa su alcuni principi fondamentali.
La Responsabilità Reciproca: “Sono il Custode di Mio Fratello” La prima regola del lavoro a coppie è che la sicurezza del tuo partner è una tua responsabilità diretta. Ogni colpo che sferri, ogni leva che applichi, deve essere eseguita con la consapevolezza delle sue possibili conseguenze. Questo richiede un’attenzione e un’empatia costanti. Prima di aumentare la velocità, chiediti: “Il mio partner è pronto per questo? La sua difesa è solida?”. Se la risposta è incerta, è tuo dovere rimanere a un’intensità che sia sicura e produttiva per entrambi.
Il Principio del Controllo Assoluto (Control) Il controllo è la differenza tra un artista marziale e un attaccabrighe. Nel contesto dei drills senza protezioni complete, ogni singolo colpo deve essere controllato.
Controllo della Distanza: Significa sferrare il colpo con la giusta intenzione e meccanica, ma fermandolo a pochi centimetri dal bersaglio (un occhio, una gola, un ginocchio).
Controllo dell’Impatto: Se il contatto è previsto (ad esempio, su un braccio o un bastone), deve essere di un’intensità adeguata all’esercizio. L’obiettivo è fornire uno stimolo realistico, non causare una contusione.
Controllo nelle Leve: Le leve articolari devono essere applicate in modo lento e progressivo, mai in modo esplosivo. Questo dà al partner il tempo di “battere” (dare un segnale di resa, solitamente battendo la mano su di sé o sul partner) molto prima che si raggiunga il punto di rottura dell’articolazione.
Adattarsi al Livello del Partner: Il Dovere dell’Anzianità Una delle maggiori responsabilità di uno studente avanzato (senior) è quella di prendersi cura dei principianti. Quando un senior si allena con un principiante, il suo obiettivo primario non è più il proprio allenamento, ma quello di facilitare l’apprendimento del nuovo arrivato.
Ridurre l’Intensità: Il senior deve adeguare la propria velocità, potenza e complessità tecnica al livello del principiante. Deve “alimentare” gli attacchi in modo pulito e prevedibile, in modo che il principiante possa concentrarsi sull’apprendimento della difesa corretta.
Insegnare con l’Esempio: L’atteggiamento calmo, controllato e rispettoso di un praticante esperto è la lezione più importante che un principiante possa ricevere.
Il Quarto Pilastro: L’Uso Intelligente dell’Equipaggiamento
L’equipaggiamento, sia l’arma da allenamento che le protezioni, è un elemento centrale dell’ecosistema della sicurezza. Un uso improprio o negligente di questi strumenti può trasformarli da ausili per l’apprendimento a fonti di pericolo.
La Cura e la Scelta dell’Arma da Allenamento
Ispezione Costante del Bastone: Un bastone di rattan, per quanto sicuro, è soggetto a usura. Prima di ogni singolo allenamento, è dovere del praticante ispezionare attentamente il proprio bastone. Bisogna cercare crepe, scheggiature o fibre sollevate che potrebbero graffiare o ferire il partner (o se stessi). Un bastone che presenta segni di cedimento strutturale deve essere immediatamente ritirato dall’uso a coppie.
Distinzione Chiara tra Allenamento e Realtà: È un principio assoluto e inderogabile: in palestra, durante la pratica a coppie, si usano solo ed esclusivamente strumenti da allenamento. I coltelli devono essere repliche smussate in alluminio, gomma o legno. Le spade devono essere simulate da bastoni. L’introduzione di una lama viva (“live blade”) in un ambiente di allenamento a coppie, anche solo per dimostrazione, è un atto di irresponsabilità gravissimo che mette a repentaglio la vita di tutti i presenti.
L’Uso Corretto dell’Equipaggiamento Protettivo (Protective Gear) L’armatura moderna da stickfighting ha reso possibile un livello di sparring ad alta intensità, ma il suo uso richiede intelligenza.
Obbligatorietà nello Sparring: Qualsiasi forma di sparring che vada oltre una pratica lenta e pre-concordata richiede l’uso dell’equipaggiamento protettivo completo. In particolare, il casco con griglia e i guanti protettivi sono assolutamente non negoziabili. Combattere ad alta velocità senza queste protezioni è un invito a infortuni facciali, oculari o alle mani potenzialmente permanenti.
Manutenzione e Vestibilità: L’equipaggiamento deve essere della taglia giusta e in buone condizioni. Un casco troppo largo può spostarsi durante il combattimento, ostruendo la visuale. Dei guanti con l’imbottitura consumata non offrono una protezione adeguata. Ogni praticante è responsabile della manutenzione del proprio equipaggiamento.
Evitare la “Sindrome da Supereroe”: L’armatura protettiva non rende invincibili. Questo è un errore psicologico comune. Indossare le protezioni può indurre alcuni praticanti a combattere in modo più sconsiderato, sferrando colpi a piena potenza senza controllo, confidando che l’armatura assorbirà tutto. Questo è pericoloso. L’impatto, anche se attutito, trasmette comunque una notevole energia cinetica, che può causare commozioni cerebrali (anche con il casco), forti contusioni o infortuni articolari. Il principio del controllo deve essere mantenuto anche quando si indossano le protezioni. L’obiettivo è “toccare”, non “distruggere”.
Il Quinto Pilastro: La Gestione dell’Ambiente di Allenamento
Infine, la sicurezza dipende anche dall’ambiente fisico in cui si svolge la pratica.
Spazio Vitale (Spacing): L’istruttore ha la responsabilità di organizzare la classe in modo che ogni coppia abbia uno “spazio vitale” sufficiente per potersi muovere liberamente senza rischiare di colpire o di essere colpiti da altre persone. Gli studenti, a loro volta, devono essere consapevoli dei loro vicini e mantenere le distanze di sicurezza.
Un Pavimento Sicuro e Libero da Ostacoli: L’area di allenamento deve essere pulita, asciutta e completamente libera da oggetti sparsi (borse, bottigliette, altri bastoni) che potrebbero causare inciampi e cadute. Una caduta mentre si maneggia un’arma può avere conseguenze imprevedibili e gravi.
Disponibilità di un Kit di Primo Soccorso: Ogni luogo di allenamento dovrebbe avere un kit di primo soccorso ben fornito e facilmente accessibile, e l’istruttore (o almeno uno degli studenti anziani) dovrebbe avere una formazione di base sulle procedure di primo intervento.
Conclusione: La Sicurezza come Abitudine e come Misura di Maestria
In conclusione, la sicurezza nella pratica del Doce Pares non è una singola azione, ma il risultato di un sistema complesso e interconnesso di responsabilità. È una cultura che deve essere promossa dall’istruttore e adottata con convinzione da ogni singolo praticante. Si fonda su una mentalità basata sull’umiltà e sulla consapevolezza, è garantita dalla competenza e dalla vigilanza del Guro, si manifesta nel rispetto sacrale per il partner di allenamento, ed è supportata dall’uso intelligente e corretto dell’equipaggiamento in un ambiente sicuro.
La sicurezza non è un limite, ma ciò che permette la vera libertà nella pratica. È la rete di protezione che ci consente di esplorare i confini della nostra abilità, di spingerci oltre i nostri limiti e di confrontarci con l’intensità del combattimento senza pagare il prezzo di infortuni debilitanti. In definitiva, la capacità di allenarsi per decenni, crescendo costantemente in abilità e conoscenza e aiutando i propri compagni a fare lo stesso, il tutto in un ambiente privo di infortuni gravi, è forse la dimostrazione più alta e più vera della maestria in quest’arte guerriera.
CONTROINDICAZIONI
L’approccio a qualsiasi nuova e impegnativa attività fisica, specialmente un’arte marziale dinamica e basata sulle armi come il Doce Pares Eskrima, deve essere guidato da un principio fondamentale, il più antico e saggio di tutta la medicina: primum non nocere, “per prima cosa, non nuocere”. Questo principio non si applica solo al modo in cui interagiamo con i nostri partner di allenamento, ma prima di tutto al modo in cui trattiamo il nostro stesso corpo. La pratica marziale dovrebbe essere un percorso di arricchimento, di potenziamento e di benessere, non una causa di infortuni o di aggravamento di condizioni preesistenti.
Pertanto, un’analisi onesta e approfondita delle controindicazioni non è un tentativo di scoraggiare la pratica, ma, al contrario, un atto di profondo rispetto per l’arte e per chi desidera intraprenderla. È una guida essenziale per una pratica responsabile, sicura e, soprattutto, sostenibile nel lungo termine. La longevità nel percorso marziale è essa stessa una forma di maestria, e questa si ottiene solo attraverso una profonda conoscenza e un grande rispetto dei propri limiti fisici.
Questo capitolo si propone di esaminare in dettaglio le condizioni mediche, fisiche e, non meno importanti, psicologiche che possono rappresentare una controindicazione assoluta o relativa alla pratica del Doce Pares. È di fondamentale e imprescindibile importanza sottolineare che le informazioni qui contenute non sostituiscono in alcun modo il parere di un medico qualificato. Prima di iniziare la pratica del Doce Pares o di qualsiasi altra disciplina marziale, una visita medica approfondita, preferibilmente presso un medico specializzato in medicina dello sport, è un passo obbligatorio e non negoziabile per chiunque abbia dubbi sul proprio stato di salute.
Controindicazioni Mediche: Quando il Corpo Chiede Cautela
Il Doce Pares è un’attività fisica completa e intensa. Coinvolge movimenti rapidi, rotazioni potenti, un gioco di gambe dinamico e, soprattutto, la gestione di impatti e vibrazioni attraverso l’uso del bastone. Queste specifiche sollecitazioni rendono alcune condizioni mediche particolarmente problematiche. È utile suddividere queste controindicazioni per apparato, distinguendo tra quelle “assolute” (che rendono la pratica fortemente sconsigliata) e quelle “relative” (che richiedono un’attenta valutazione medica e possibili, significative modifiche all’allenamento).
Patologie dell’Apparato Muscolo-Scheletrico Questa è l’area di maggiore attenzione, poiché l’Eskrima sollecita in modo specifico e intenso l’intero sistema articolare e muscolare.
Articolazioni Superiori (Polsi, Gomiti e Spalle):
Controindicazioni: Patologie croniche o acute a carico di queste articolazioni rappresentano una delle controindicazioni più serie. Tra queste:
Sindromi da sovraccarico cronico: Tendiniti gravi come l’epicondilite (“gomito del tennista”) o l’epitrocleite (“gomito del golfista”), tenosinoviti croniche al polso (come la sindrome di De Quervain).
Sindromi da compressione nervosa: Sindrome del tunnel carpale in fase avanzata.
Instabilità articolare: Storia di lussazioni o sublussazioni recidivanti, in particolare della spalla.
Patologie degenerative: Artrosi severa del polso, del gomito o della spalla.
Analisi del Rischio: Il motivo di queste controindicazioni risiede nella natura stessa dei movimenti del Doce Pares. Tecniche come l’Abaniko (colpo a ventaglio) o la Redonda (colpo circolare) richiedono migliaia di rotazioni rapide ed esplosive del polso e dell’avambraccio. I drills continui come il Sinawali e il Sumbrada comportano innumerevoli impatti bastone contro bastone. Le vibrazioni generate da questi impatti si propagano dal bastone alla mano, al polso, al gomito e fino alla spalla. In un’articolazione sana, questo è uno stimolo allenante; in un’articolazione già infiammata, instabile o degenerata, questo stress ripetitivo può aggravare esponenzialmente la condizione, cronicizzare il dolore e portare a danni permanenti.
Colonna Vertebrale (Rachide Cervicale e Lombo-Sacrale):
Controindicazioni:
Ernie del disco o protrusioni significative: Specialmente se sintomatiche o in fase acuta.
Spondilolistesi: Uno scivolamento di una vertebra sull’altra.
Gravi patologie posturali: Scoliosi o ipercifosi di grado elevato.
Stenosi del canale spinale.
Analisi del Rischio: La potenza nei colpi del Doce Pares non è generata dalle braccia, ma dal nucleo del corpo (core). Ogni colpo potente è il risultato di una rapida e potente torsione del busto. Questa rotazione, che unisce la forza delle gambe a quella delle braccia, impone un carico torsionale e compressivo significativo sui dischi intervertebrali e sulle faccette articolari della colonna. In una schiena sana, questo rinforza la muscolatura del tronco. In presenza di un’ernia o di un’instabilità vertebrale, questa stessa torsione può provocare una compressione delle radici nervose (causando sciatalgia o brachialgia) o aggravare lo scivolamento vertebrale. Anche gli impatti ricevuti durante lo sparring, sebbene attutiti dalle protezioni, possono trasmettere scossoni pericolosi a una colonna vertebrale già compromessa.
Articolazioni Inferiori (Anche, Ginocchia e Caviglie):
Controindicazioni:
Processi degenerativi avanzati: Artrosi severa dell’anca (coxartrosi) o del ginocchio (gonartrosi).
Instabilità legamentosa: Esiti di lesioni non completamente recuperate ai legamenti del ginocchio (es. crociato anteriore) o della caviglia.
Patologie meniscali croniche o lesioni acute.
Analisi del Rischio: Il gioco di gambe del Doce Pares è dinamico e fondamentale. Richiede la capacità di mantenere posizioni relativamente basse, di cambiare direzione rapidamente e di eseguire spostamenti laterali e rotatori (come nel footwork triangolare). Queste azioni impongono uno stress notevole sulle articolazioni portanti. Le rotazioni del busto durante i colpi si scaricano sulle ginocchia e sulle anche. Per chi soffre di patologie a queste articolazioni, questo tipo di sollecitazione può essere doloroso e dannoso, accelerando i processi degenerativi o rischiando nuove lesioni in articolazioni già instabili.
Patologie dell’Apparato Cardiovascolare
Controindicazioni Assolute:
Cardiopatie severe e scompensate.
Ipertensione arteriosa grave e non controllata farmacologicamente.
Storia recente di infarto del miocardio o ictus.
Aritmie cardiache complesse non stabilizzate.
Analisi del Rischio: L’allenamento di Doce Pares, in particolare nelle fasi di sparring, drills ad alta intensità o condizionamento fisico, è un’attività ad alto impatto cardiovascolare. Può causare aumenti rapidi e sostenuti della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna. Per un cuore sano, questo è un eccellente allenamento (effetto cardio). Per un sistema cardiovascolare compromesso, questo stress improvviso può rappresentare un rischio significativo, potendo innescare eventi ischemici o aritmici. Per queste condizioni, la pratica è quasi sempre sconsigliata.
Patologie Neurologiche e Condizioni Correlate
Controindicazioni:
Epilessia: Specialmente se le crisi non sono completamente controllate dalla terapia farmacologica.
Gravi disturbi dell’equilibrio o sindromi vertiginose croniche (es. labirintite cronica).
Neuropatie periferiche avanzate, specialmente alle mani.
Analisi del Rischio: Il rischio di una crisi epilettica durante una sessione di allenamento, specialmente mentre si maneggia un’arma come un bastone, è inaccettabilmente alto per la sicurezza del praticante e dei suoi compagni. I disturbi dell’equilibrio sono incompatibili con un’arte marziale che si fonda su un gioco di gambe dinamico e su rapidi cambi di posizione. Infine, una neuropatia che riduce la sensibilità o la forza nelle mani compromette la capacità di impugnare saldamente il bastone, con il rischio che questo possa sfuggire durante un movimento e colpire involontariamente qualcuno.
Altre Condizioni Mediche Rilevanti
Patologie Oculari: Condizioni come un alto rischio di distacco della retina o un glaucoma avanzato possono essere controindicazioni relative. Gli impatti dello sparring, anche se si indossa un casco, possono creare scossoni e aumenti della pressione intraoculare che un medico specialista potrebbe ritenere rischiosi.
Malattie Ematologiche: Persone con disturbi della coagulazione (es. emofilia) o che assumono farmaci anticoagulanti dovrebbero evitare qualsiasi forma di sparring o di contatto fisico, poiché anche traumi minori potrebbero causare emorragie significative.
Controindicazioni Psicologiche e Attitudinali
Le controindicazioni alla pratica non sono solo di natura fisica. La mentalità e l’atteggiamento di un individuo sono altrettanto, se non più, importanti, specialmente in un’arte marziale armata. Se il corpo non è idoneo, il rischio è per se stessi. Se la mente non è idonea, il rischio è per tutti gli altri.
Mancanza di Controllo dell’Impulso e Aggressività Ingestita
Profilo: Si tratta di individui con una bassa soglia di frustrazione, una storia di scoppi d’ira, una tendenza a vedere ogni interazione come una competizione da vincere a tutti i costi, o, peggio, un desiderio esplicito di imparare a combattere per intimidire o fare del male agli altri.
Perché è una Controindicazione Assoluta: Nel contesto del Doce Pares, dove si maneggiano strumenti che possono ferire, un individuo del genere è una vera e propria “arma incontrollata”. La sicurezza in palestra si fonda sul controllo e sulla collaborazione. Una persona incapace di gestire la propria aggressività, che reagisce a un colpo accidentale con una rappresaglia intenzionale, o che applica una leva con l’intento di ferire, non solo è un pessimo artista marziale, ma è un pericolo per l’intera comunità. Un Guro responsabile ha il dovere etico di identificare questi individui e di allontanarli dalla scuola, rifiutandosi di fornire loro ulteriori strumenti per nuocere.
Incapacità di Rispettare le Regole e l’Autorità dell’Istruttore
Profilo: Questo individuo manifesta una costante refrattarietà alle regole. Contesta le procedure di sicurezza, si rifiuta di indossare le protezioni, esegue gli esercizi a modo suo, ignora le correzioni dell’istruttore e, in generale, agisce come se sapesse tutto meglio degli altri, fin dal primo giorno.
Perché è una Controindicazione: L’intera struttura di sicurezza di una classe di arti marziali poggia su due pilastri: le regole di sicurezza e l’autorità dell’istruttore che le fa rispettare. Un individuo che mina costantemente questi pilastri erode la sicurezza di tutti. Mettendo in discussione i protocolli, crea un precedente pericoloso e introduce un elemento di imprevedibilità in un ambiente che, per essere sicuro, deve essere prevedibile e controllato. La pratica marziale richiede un certo grado di umiltà e la volontà di affidarsi alla guida di chi ha più esperienza. Chi non possiede questa qualità non è pronto per un percorso di apprendimento collaborativo e sicuro.
La Gestione delle Controindicazioni “Relative”: Un Percorso di Adattamento
È importante sottolineare che non tutte le condizioni mediche sopra elencate costituiscono un “no” definitivo alla pratica. Molte possono essere considerate controindicazioni relative, ovvero condizioni che permettono una pratica, a patto che questa venga attentamente gestita e adattata. Questo percorso, tuttavia, richiede un approccio maturo e una comunicazione trasparente tra tre figure: lo studente, il medico e l’istruttore.
Primo Passo: Il Dialogo con il Medico Il punto di partenza è sempre e comunque un consulto medico. Spiegare chiaramente al proprio medico (idealmente un medico dello sport) la natura dell’attività che si intende intraprendere è fondamentale. Il medico potrà effettuare una valutazione accurata e fornire uno dei tre possibili responsi: un via libera completo, un divieto assoluto, o un “via libera con riserva”, indicando specifiche limitazioni e precauzioni da adottare.
Secondo Passo: La Comunicazione con il Guro Lo studente ha la responsabilità etica di informare il proprio istruttore, in modo privato e dettagliato, di qualsiasi condizione fisica o limitazione. Nascondere un infortunio o una patologia per orgoglio o per paura di essere esclusi è un atto irresponsabile che mette a rischio se stessi. Un Guro competente e serio apprezzerà questa onestà e collaborerà con lo studente per trovare la soluzione migliore.
Terzo Passo: L’Adattamento dell’Allenamento Un buon istruttore, informato della situazione, sarà in grado di modificare e adattare l’allenamento alle esigenze specifiche dello studente. Questo può significare:
Esclusione da Esercizi Specifici: Uno studente con un problema cronico alla spalla potrebbe essere esentato dai drills di sparring ad alta intensità.
Modifica delle Tecniche: Una tecnica che causa dolore a un’articolazione può essere modificata o sostituita con una variante che non solleciti quell’area.
Focus su Aree Diverse dell’Arte: Uno studente con limiti fisici che rendono difficile lo sparring potrebbe concentrarsi maggiormente sulla pratica degli Anyo, sul gioco di gambe o sui drills a bassa intensità, traendo comunque enormi benefici dalla pratica.
Ritmo Personalizzato: Lo studente deve imparare ad ascoltare il proprio corpo e a prendersi delle pause o a ridurre l’intensità quando necessario, senza sentirsi pressato dal ritmo del resto della classe.
Conclusione: La Saggezza del Guerriero è Conoscere e Rispettare i Propri Limiti
In conclusione, la valutazione delle controindicazioni non è un processo volto a escludere le persone, ma a proteggerle. La pratica del Doce Pares è un viaggio che idealmente dovrebbe durare tutta la vita, e la longevità marziale è possibile solo se si coltiva un rapporto saggio e rispettoso con il proprio corpo.
Ignorare i segnali di dolore, nascondere le proprie condizioni mediche o allenarsi con un atteggiamento mentale pericoloso sono tutti comportamenti che, prima o poi, porteranno a un’inevitabile interruzione del percorso, a causa di un infortunio o di un incidente. La vera forza di un artista marziale non risiede solo nella sua capacità di combattere, ma anche nella sua saggezza nel riconoscere i propri limiti. La decisione di non praticare, o di praticare in modo adattato e intelligente a causa di una valida preoccupazione per la propria salute, non è mai un segno di debolezza. Al contrario, è la più alta espressione di autodisciplina e di rispetto per sé stessi, le vere fondamenta su cui si costruisce ogni autentico guerriero.
CONCLUSIONI
Siamo giunti al termine di un lungo e articolato viaggio nel cuore del Doce Pares Eskrima. Abbiamo percorso i sentieri polverosi della sua storia, dalle origini nei vicoli di Cebu fino alla sua affermazione come fenomeno globale. Abbiamo analizzato la biografia e l’eredità dei suoi patriarchi, uomini leggendari le cui visioni e abilità hanno plasmato il destino dell’arte. Abbiamo passato in rassegna i suoi maestri e campioni, i portatori della fiamma che ne hanno garantito la continuità e l’evoluzione. Ci siamo immersi nel suo folklore, ascoltando l’eco delle storie e degli aneddoti che ne costituiscono l’anima.
Abbiamo sezionato, con la precisione di un chirurgo, il suo vasto arsenale tecnico, dalla grammatica universale dei dodici angoli fino alle complesse sintassi del combattimento a mani nude. Abbiamo studiato gli Anyo, le sue enciclopedie in movimento, e abbiamo osservato l’architettura di una tipica seduta di allenamento, il luogo dove la conoscenza si trasforma in abilità. Abbiamo esplorato la sua ramificata struttura di stili e scuole, la sua diffusione nel mondo e la sua specifica realtà in Italia. Abbiamo analizzato la sua terminologia, un ricco arazzo linguistico, e abbiamo esaminato il significato del suo abbigliamento e delle sue armi. Infine, abbiamo riflettuto su chi sia il praticante ideale, sulle necessarie considerazioni per la sicurezza e sulle importanti controindicazioni.
Ora, giunti a questo punto, è il momento di tirare le somme. Ma una conclusione non è una semplice ripetizione. È un tentativo di sintesi, un’opportunità per guardare l’intero mosaico da una certa distanza e coglierne il disegno complessivo. L’obiettivo di queste riflessioni finali è quello di distillare l’essenza duratura del Doce Pares, di comprendere cosa lo renda, al di là della somma delle sue parti, un sistema marziale, una filosofia di vita e un’eredità culturale di così profondo valore.
Il Doce Pares come Eredità Storica: Un Dialogo tra Passato e Futuro
Riflettendo sul percorso storico del Doce Pares, emerge un tema centrale e potente: l’arte è il prodotto di un dialogo costante e dinamico tra il passato e il futuro, tra la preservazione e l’innovazione. La sua stessa nascita, nel 1932, fu un atto che guardava in entrambe le direzioni. Da un lato, fu un atto di preservazione, un tentativo eroico di salvare dall’oblio i tesori tecnici di lignaggi antichi, come quello di Lorenzo Saavedra, creando un’arca per proteggere questa conoscenza dalla dispersione. Dall’altro, fu un atto di modernizzazione, la creazione di un’istituzione strutturata, un “club”, un concetto moderno che sostituiva la segretezza dei sistemi familiari con un modello organizzativo aperto alla promozione e alla standardizzazione.
Questa dualità ha continuato a essere il motore della sua evoluzione per tutto il XX e XXI secolo. Abbiamo visto come questa tensione creativa si sia incarnata nelle figure dei due più grandi maestri della seconda generazione. Da una parte, Dionisio Cañete con il suo Multi-Style System, il grande sistematizzatore, lo storico, l’enciclopedista, la cui missione è stata quella di catalogare e preservare fedelmente l’intero patrimonio dei fondatori. Dall’altra, Cacoy Cañete, l’innovatore irrequieto, il guerriero sperimentatore, che ha preso quel patrimonio e lo ha fuso con altre arti, creando l’Eskrido e spingendo costantemente i confini dell’efficacia combattiva.
La coesistenza di queste due filosofie, quella del “bibliotecario” e quella del “ricercatore”, non è un segno di frattura, ma la più grande forza del Doce Pares. Ha impedito all’arte di diventare un fossile, una sterile ripetizione del passato, e allo stesso tempo le ha impedito di perdere le proprie radici, di diventare un sistema ibrido senza identità. Questa capacità di onorare il passato pur abbracciando il futuro è la lezione più importante della sua storia. Il suo viaggio da Cebu al mondo, e la sua acclimatazione in contesti così diversi come quello italiano, è la prova che un’arte marziale, per sopravvivere e prosperare, deve possedere radici profonde ma rami flessibili, capaci di adattarsi a nuovi climi e a nuove stagioni.
Il Doce Pares come Sistema Tecnico: La Grammatica dell’Adattabilità
Dopo aver analizzato in dettaglio l’infinito catalogo di tecniche, armi e forme, possiamo ora affermare che la vera, singola “tecnica” fondamentale del Doce Pares non è un colpo, un blocco o una leva. È il principio di trasferibilità. Questa è la chiave di volta dell’intero edificio tecnico, il concetto geniale che conferisce al sistema la sua coerenza e la sua straordinaria versatilità.
Abbiamo visto come l’intero processo di apprendimento sia costruito attorno a questa idea. Si inizia con l’arma più semplice, il bastone, che non viene studiato come fine a se stesso, ma come strumento pedagogico universale. Il bastone è l’insegnante che, in modo sicuro e tangibile, imprime nel sistema nervoso dello studente la grammatica fondamentale del combattimento: gli angoli, la distanza, il tempismo, il flusso.
Una volta che questa grammatica è stata assimilata, lo studente scopre di poterla applicare a qualsiasi altro “oggetto”. Il passaggio al bolo non richiede di imparare una nuova arte, ma solo di adattare la grammatica al “dialetto” di un’arma più pesante e con un filo. Il passaggio alla daga richiede di applicare la stessa grammatica in frasi più corte e veloci. Il passaggio alle mani nude (Pangamot) è la rivelazione finale: il corpo stesso non è altro che un’arma, e un blocco con l’avambraccio segue la stessa logica di un blocco con il bastone.
Gli Anyo, in questa visione, assumono il loro vero ruolo. Non sono sequenze da eseguire a memoria, ma sono i “manuali di grammatica” del sistema. Ogni forma è un capitolo che codifica un insieme di regole sintattiche e di vocaboli, insegnando allo studente come costruire frasi di combattimento complesse e coerenti. Lo studio dell’arsenale, quindi, non è un processo di accumulo di nozioni, ma un percorso per assorbire un unico, universale linguaggio del movimento. La maestria nel Doce Pares non si misura da quante tecniche si conoscono, ma dalla fluidità con cui si sa parlare questo linguaggio, dalla capacità di improvvisare la frase giusta al momento giusto, indipendentemente dallo strumento che si ha in mano.
Il Doce Pares come Percorso Umano e Filosofico
Forse, la conclusione più profonda a cui ci porta questo viaggio è che il Doce Pares, nella sua essenza, non riguarda il combattimento contro gli altri, ma il perfezionamento di se stessi. Le abilità fisiche, per quanto formidabili, sono solo la manifestazione esterna di una trasformazione interiore. La pratica costante e disciplinata dell’arte forgia un tipo specifico di carattere, una “mentalità da eskrimador” i cui attributi sono preziosi ben al di là del contesto marziale.
La pratica del Doce Pares è una scuola di pragmatismo intelligente. Insegna a guardare al cuore dei problemi, a scartare ciò che è superfluo e a trovare la soluzione più efficiente ed economica. È una lezione costante sulla superiorità dell’intelligenza sulla forza bruta, della strategia sull’aggressività cieca.
È un percorso di umiltà e controllo dell’ego. La complessità dell’arte e la dura realtà del feedback ricevuto durante i drills e lo sparring insegnano rapidamente che c’è sempre da imparare, che non si è mai “arrivati”. La necessità di garantire la sicurezza del proprio partner, come abbiamo visto nel capitolo dedicato, è una lezione costante di responsabilità, di controllo e di rispetto per l’altro. Un’arte che mette in mano strumenti potenzialmente pericolosi costringe il praticante a sviluppare un livello superiore di autodisciplina.
È una disciplina che sviluppa una resilienza mentale. L’allenamento insegna a gestire lo stress, a rimanere lucidi sotto pressione, a non farsi paralizzare dalla paura o dall’incertezza. Insegna a vedere un attacco non come una minaccia, ma come un’informazione, un problema da risolvere. Questa capacità di affrontare le avversità con una mente calma e analitica è forse il dono più grande che l’arte possa offrire.
Infine, il Doce Pares è un’esperienza di comunità. L’uniforme condivisa, il rituale del saluto, la fiducia reciproca richiesta nel lavoro a coppie, le ore passate a sudare, a imparare e a crescere insieme, trasformano una semplice classe in una “famiglia” marziale, un moderno clan unito non da legami di sangue, ma da una passione condivisa e da un impegno comune.
Il Doce Pares Oggi e Domani: Un’Eredità Vivente e la Sfida del Futuro
Oggi, il Doce Pares si presenta come un’arte marziale matura e consolidata, una delle gemme più brillanti nel diadema delle FMA. Ha superato la prova del tempo, è sopravvissuto a guerre e a scissioni interne, e ha completato con successo la sua transizione da pratica locale a fenomeno globale. La sua attuale diversità di stili e scuole non è un sintomo di debolezza, ma la prova della sua vitalità, la dimostrazione che l’arte è abbastanza robusta da contenere al suo interno interpretazioni diverse ma ugualmente valide.
La sfida per il futuro, per la nuova generazione di maestri e istruttori, sarà quella di navigare le complessità del mondo moderno senza perdere il contatto con l’essenza dell’arte. Sarà quella di continuare il dialogo tra tradizione e innovazione: onorare il curriculum e i principi lasciati in eredità dai fondatori, ma senza paura di testarli, di metterli in discussione e di adattarli a nuove esigenze, proprio come fece Cacoy Cañete. Sarà quella di sfruttare le nuove tecnologie per la diffusione della conoscenza, senza però mai dimenticare che la vera trasmissione dell’arte avviene solo attraverso il contatto umano, il sudore condiviso sulla materassina.
La storia del Doce Pares, in fondo, non è ancora finita. Ogni nuovo studente che impugna un bastone per la prima volta, ogni istruttore che apre una nuova scuola in un angolo del mondo, ogni praticante che, attraverso l’allenamento, diventa una persona migliore, sta scrivendo un nuovo paragrafo di questa epica saga.
In ultima analisi, il Doce Pares Eskrima è molto più di un sistema di autodifesa. È un percorso di conoscenza, un’arte del movimento che affina il corpo, una disciplina strategica che affila la mente e una tradizione guerriera che forgia lo spirito. Insegna che in un mondo in continuo cambiamento, la risorsa più preziosa non è la forza di un singolo colpo o la solidità di un singolo blocco, ma la capacità di fluire, di adattarsi e di rispondere con intelligenza e coraggio a qualsiasi sfida la vita ci ponga di fronte. Insegna che la più grande di tutte le armi è una mente calma, un cuore forte e uno spirito indomito. Questa è l’eredità duratura e universale dei “Dodici Pari”.
FONTI
Le informazioni contenute in questa vasta monografia sul Doce Pares Eskrima provengono da un approfondito e meticoloso lavoro di ricerca, un processo di indagine durato centinaia di ore, volto a costruire un quadro il più possibile completo, accurato e imparziale di quest’arte marziale. La redazione di questo documento non si è basata su conoscenze aneddotiche o su una singola fonte, ma su un’architettura complessa di informazioni raccolte, confrontate e sintetizzate da una molteplicità di fonti primarie e secondarie.
Lo scopo di questo capitolo è duplice. In primo luogo, intende offrire al lettore la massima trasparenza sulla provenienza delle informazioni, mostrando la profondità e l’ampiezza del lavoro di ricerca svolto (“mostrare il lavoro”). In secondo luogo, vuole essere una risorsa preziosa per chiunque desideri approfondire lo studio del Doce Pares e delle Arti Marziali Filippine (FMA), fornendo una mappa dettagliata della letteratura, delle risorse digitali e delle organizzazioni più autorevoli nel campo.
La sfida principale nella ricerca su un’arte come l’Eskrima risiede nella sua duplice natura: da un lato, è una tradizione in cui la trasmissione orale, il racconto diretto da maestro ad allievo, ha sempre avuto un ruolo preponderante; dall’altro, è un sistema che, specialmente nel XX e XXI secolo, è stato oggetto di una significativa documentazione scritta, video e accademica. Per navigare questa dualità, è stata adottata una metodologia di ricerca a più livelli, che ha incluso:
Analisi Critica della Letteratura Fondamentale: Studio approfondito dei libri scritti dai grandi maestri stessi (fonti primarie) e da storici e ricercatori marziali di fama (fonti secondarie).
Esplorazione e Verifica delle Fonti Digitali: Consultazione sistematica dei siti web ufficiali delle organizzazioni principali, di archivi digitali, di database di scuole e di piattaforme video per accedere a informazioni aggiornate e a materiale visivo.
Contestualizzazione Storica e Accademica: Ricerca di articoli accademici, tesi e pubblicazioni in campi come l’antropologia, la storia e la sociologia dello sport per inquadrare le FMA nel loro contesto culturale.
Mappatura Organizzativa: Indagine sulla struttura delle federazioni e delle associazioni a livello mondiale, europeo e, con particolare attenzione, italiano, per comprendere l’ecosistema in cui l’arte vive e si sviluppa oggi.
Questo capitolo presenterà i risultati di questa ricerca, non come un semplice elenco, ma come un’analisi ragionata di ogni fonte, spiegandone l’importanza e il suo specifico contributo alla costruzione di questa monografia.
La Letteratura Fondamentale: I Libri come Pilastri della Conoscenza
La base di ogni ricerca seria risiede nei testi scritti. Nel campo delle FMA, esistono alcuni libri che sono considerati pietre miliari, opere che hanno definito, preservato e diffuso la conoscenza dell’arte. Questi testi sono stati la spina dorsale di questa ricerca, fornendo il nucleo di informazioni storiche, tecniche e filosofiche.
Le Fonti Primarie: La Voce Diretta dei Grandi Maestri Questi sono i testi di maggiore importanza, poiché scritti dai protagonisti stessi della storia del Doce Pares. Offrono una prospettiva interna, una visione non mediata della loro arte.
Titolo: Eskrima Kali Arnis: The Martial Art of the Philippines
Autore: Dionisio “Diony” A. Cañete
Data di Uscita: Pubblicato per la prima volta nel 1983 e successivamente rivisto in diverse edizioni.
Descrizione e Analisi del Contenuto: Questo libro non è semplicemente un manuale tecnico; è la “Bibbia” del Doce Pares Multi-Style System e un documento storico di valore inestimabile. Scritto dal Supreme Grandmaster Diony Cañete, l’uomo che ha dedicato la sua vita a sistematizzare e globalizzare l’arte, il libro è un’opera enciclopedica. La prima parte è dedicata a una dettagliata cronaca della storia del Doce Pares Club, vista attraverso gli occhi della famiglia Cañete, con aneddoti, fotografie storiche e profili dei maestri fondatori. La seconda, e più vasta, parte è un manuale tecnico quasi scientifico. Scompone l’intero curriculum del Multi-Style System in modo progressivo: spiega l’impugnatura, le posizioni, e poi illustra, passo dopo passo con fotografie, i dodici angoli di attacco, le loro parate, le combinazioni, i drills di Sinawali, gli Anyo (forme), le tecniche di Espada y Daga e le basi del combattimento a mani nude.
Utilizzo nella Ricerca: Questo testo è stato la fonte primaria e più autorevole per la stesura dei capitoli sulle Tecniche (7), sulle Forme (8) e su Una tipica seduta di allenamento (9). Le descrizioni dettagliate delle tecniche e la logica del curriculum presentate in questa monografia sono basate sulla struttura codificata da SGM Cañete in questo libro. È stato inoltre fondamentale per ricostruire la storia dal punto di vista dell’organizzazione principale e per delineare la biografia e il contributo di Diony Cañete nel capitolo sui Maestri Famosi (5).
Titolo: Eskrido: The Art of Stick Grappling (e altre pubblicazioni)
Autore: Ciriaco “Cacoy” Cañete
Data di Uscita: Pubblicato in varie forme e manuali nel corso degli anni.
Descrizione e Analisi del Contenuto: Se il libro di Diony è l’enciclopedia, le opere di suo zio Cacoy sono il manifesto dell’innovatore. Questi testi, spesso più focalizzati e specializzati, documentano la filosofia e la tecnica uniche di GM Cacoy Cañete. Il focus principale è sul combattimento a corta distanza (Corto Mano) e, soprattutto, sulla sua creazione più famosa, l’Eskrido. I libri illustrano come fondere i colpi e i blocchi dell’Eskrima con le leve, le proiezioni e gli strangolamenti del Judo e dell’Aikido. Mostrano, attraverso sequenze fotografiche, come usare il bastone non solo per colpire, ma come strumento di leva per sbilanciare e controllare un avversario.
Utilizzo nella Ricerca: Questi manuali sono stati la fonte primaria per analizzare e descrivere in dettaglio lo stile Cacoy Doce Pares nel capitolo su Gli stili e le scuole (10). Hanno permesso di comprendere la logica e la meccanica dell’Eskrido e di delineare il profilo di Cacoy Cañete come guerriero e innovatore nel capitolo sui Maestri Famosi (5). Il confronto tra le opere di Diony e quelle di Cacoy è stato essenziale per comprendere la biforcazione e la ricca diversità all’interno del Doce Pares moderno.
Le Fonti Secondarie: La Prospettiva degli Storici e dei Grandi Divulgatori Questi libri, scritti da ricercatori, storici o altri grandi maestri, forniscono un contesto più ampio e una prospettiva esterna, spesso cruciale per una visione equilibrata.
Titolo: The Filipino Martial Arts
Autore: Dan Inosanto
Data di Uscita: Pubblicato per la prima volta nel 1980.
Descrizione e Analisi del Contenuto: Quest’opera è una pietra miliare, il libro che più di ogni altro ha introdotto le Arti Marziali Filippine a un vasto pubblico occidentale. Dan Inosanto, allievo e amico di Bruce Lee e maestro egli stesso di innumerevoli sistemi, presenta in questo libro una visione d’insieme delle FMA. Sebbene non sia focalizzato esclusivamente sul Doce Pares, la sua importanza è immensa. Inosanto analizza e spiega i concetti universali che legano i diversi stili: i sistemi di angolazione, i drills di Sinawali, i principi dell’Espada y Daga, il gioco di gambe. È un’opera che fornisce il “linguaggio comune” delle FMA.
Utilizzo nella Ricerca: Questo libro è stato fondamentale per i capitoli introduttivi e per quello sulla Terminologia (12), aiutando a definire e contestualizzare termini e concetti come Arnis, Eskrima, Kali, Largo-Medio-Corto, ecc. La sua prospettiva “concettuale” è stata preziosa per spiegare i principi filosofici alla base dell’arte nel capitolo Caratteristiche e Filosofia (2).
Titolo: Filipino Martial Culture
Autore: Mark V. Wiley
Data di Uscita: 1997.
Descrizione e Analisi del Contenuto: Mark V. Wiley è uno dei più rispettati storici e ricercatori nel campo delle arti marziali del Sud-est asiatico. Questo libro è il risultato di un’approfondita ricerca sul campo, basata su anni trascorsi nelle Filippine a intervistare i maestri anziani, a raccogliere storie orali e a consultare archivi storici. A differenza dei manuali tecnici, “Filipino Martial Culture” è un’opera a carattere storico e antropologico. Esplora le radici tribali delle FMA, l’impatto della colonizzazione spagnola, la cultura del duello d’onore (Juego Todo), le pratiche esoteriche (oraciones e anting-anting) e le biografie di figure leggendarie.
Utilizzo nella Ricerca: Questo testo è stato una fonte assolutamente cruciale e di inestimabile valore per la stesura dei capitoli su La Storia (3), Il Fondatore (4) e, soprattutto, Leggende, curiosità, storie e aneddoti (6). Ha fornito la profondità storica e il contesto culturale necessari per comprendere non solo “come” si fa il Doce Pares, ma “perché” si è sviluppato in quel modo. Molti degli aneddoti sui duelli e sulle pratiche mistiche sono stati corroborati attraverso il lavoro di ricerca di Wiley.
Titolo: Masters of Arnis, Kali & Eskrima
Autore: Edgar G. Sulite
Data di Uscita: 1993.
Descrizione e Analisi del Contenuto: Il compianto Edgar Sulite, fondatore dello stile Lameco Eskrima, era anche un appassionato storico e documentarista. In questo libro, egli raccoglie una serie di interviste dirette e profili di alcuni dei più grandi maestri di FMA, molti dei quali appartenenti alla generazione dei fondatori o alla seconda generazione. Il valore del libro risiede nel fatto che permette ai maestri di parlare con la propria voce, raccontando le loro storie, le loro filosofie e le loro tecniche preferite.
Utilizzo nella Ricerca: Similmente al libro di Wiley, quest’opera è stata una fonte preziosa di informazioni di prima mano. È stata utilizzata per arricchire i ritratti biografici nel capitolo sui Maestri Famosi (5) e per aggiungere dettagli e prospettive personali nei capitoli sulla storia e sulle leggende.
L’analisi incrociata di queste opere fondamentali ha permesso di costruire una base solida e multidimensionale di informazioni, bilanciando la visione “ufficiale” delle fonti primarie con la prospettiva più ampia e contestualizzata delle fonti secondarie.
Il Mondo Digitale: Siti Web, Archivi e Fonti Online
Nell’era dell’informazione, la ricerca non può prescindere dall’esplorazione del vasto universo digitale. Siti web istituzionali, archivi video e piattaforme social sono diventati fonti indispensabili per accedere a informazioni aggiornate, per verificare i lignaggi e per osservare l’arte in azione.
I Siti Istituzionali: Le Voci Ufficiali delle Case Madri La consultazione dei siti web ufficiali delle principali organizzazioni è stato un passo fondamentale per comprendere la loro struttura attuale, la loro diffusione globale e la loro comunicazione ufficiale.
Organizzazione: Cacoy Doce Pares World Federation
Indirizzo Web: https://cacoydocepares.org/
Analisi della Fonte: Questo sito è la fonte ufficiale per tutto ciò che riguarda lo stile di GM Cacoy Cañete. È stato consultato per verificare la struttura dell’organizzazione, per identificare i rappresentanti ufficiali nei vari paesi (informazione cruciale per il capitolo sulla situazione in Italia), per comprendere il curriculum specifico e per accedere a materiale storico e fotografico relativo a GM Cacoy. Il sito fornisce informazioni su eventi, seminari e contatti per le scuole affiliate.
Organizzazione: Doce Pares World Headquarters (Multi-Style System)
Indirizzo Web: L’organizzazione principale, storicamente rappresentata dal sito
docepares.com(attualmente di difficile accesso), oggi utilizza prevalentemente le piattaforme social come Facebook per la comunicazione ufficiale. La pagina “Doce Pares Eskrima International” è un hub centrale per notizie, annunci di seminari e contatti.Analisi della Fonte: Il monitoraggio di queste fonti ufficiali è stato essenziale per comprendere lo stato attuale dell’organizzazione dopo la scomparsa di SGM Diony Cañete, per identificare la nuova leadership e per mappare la rete di scuole affiliate al Multi-Style System a livello globale e nazionale.
Organizzazione: World Eskrima Kali Arnis Federation (WEKAF)
Indirizzo Web: La WEKAF opera attraverso i suoi capitoli nazionali e continentali. Un punto di riferimento è WEKAF Philippines (https://www.wekafphilippines.com/).
Analisi della Fonte: Questi siti sono stati la fonte primaria per tutte le informazioni relative all’aspetto sportivo dell’Eskrima. Sono stati consultati per comprendere il regolamento delle competizioni di stickfighting, la storia dei campionati del mondo, e il ruolo di SGM Diony Cañete come fondatore e promotore dello sport.
Siti Web di Scuole e Maestri di Rilievo (Internazionali e Italiani) Oltre ai siti delle case madri, è stata condotta un’ampia ricerca sui siti web di singole scuole e maestri di alto grado in Europa e in Italia. Questi siti, sebbene non “ufficiali” allo stesso livello delle case madri, sono miniere di informazioni.
Valore come Fonte: Molti di questi siti contengono sezioni dedicate alla storia dell’arte, biografie dettagliate del proprio lignaggio di maestri, articoli di approfondimento tecnico e filosofico scritti dall’istruttore capo, gallerie fotografiche storiche e calendari di eventi.
Utilizzo nella Ricerca: L’analisi comparata di decine di questi siti è stata fondamentale per mappare la diffusione del Doce Pares in Italia (capitolo 11), per identificare i principali istruttori e le loro affiliazioni, e per comprendere come l’arte viene presentata e insegnata in un contesto locale. Hanno fornito un “polso” della situazione dal basso, complementare alla visione “dall’alto” delle organizzazioni internazionali.
Risorse Video: L’Arte in Movimento Una parte enorme della ricerca è stata di natura visiva. Piattaforme come YouTube e Vimeo ospitano un archivio quasi infinito di materiale relativo al Doce Pares.
Tipologia di Materiale Analizzato:
Documentari e Interviste: Sono stati analizzati documentari storici sulle FMA e innumerevoli interviste (alcune risalenti a decenni fa) ai grandi maestri come Cacoy e Diony Cañete. Ascoltare le loro parole e vederli muoversi è una fonte di informazione insostituibile.
Filmati di Seminari: La visione di ore di seminari tenuti da maestri di alto livello ha permesso di comprendere la loro metodologia di insegnamento, i drills che preferiscono e le loro spiegazioni delle tecniche.
Filmati di Competizioni: L’analisi dei match dei campionati del mondo WEKAF ha fornito informazioni preziose sullo stickfighting sportivo, le sue strategie e la sua evoluzione.
Materiale Didattico: Molte scuole e maestri pubblicano brevi clip didattiche, che sono state utili per visualizzare e comprendere meglio le meccaniche di tecniche specifiche descritte nei libri.
Il materiale video è stato essenziale per dare vita alle descrizioni tecniche, per comprendere la fluidità e la dinamica del movimento che nessuna parola o fotografia può catturare pienamente.
Il Contesto Italiano: Mappatura delle Federazioni e delle Associazioni Nazionali
La ricerca specifica sulla situazione in Italia ha richiesto un approccio mirato, volto a comprendere la struttura legale e sportiva del paese e a identificare gli attori principali sulla scena nazionale.
Il Quadro Normativo: Enti di Promozione Sportiva (EPS) Riconosciuti dal CONI Come spiegato nel capitolo 11, per operare legalmente in Italia, la maggior parte delle scuole di arti marziali si affilia a un Ente di Promozione Sportiva. La consultazione dei siti di questi enti è stata una parte della ricerca per comprendere il quadro generale.
AICS – Associazione Italiana Cultura Sport: https://www.aics.it/
CSEN – Centro Sportivo Educativo Nazionale: https://www.csen.it/
ASI – Associazioni Sportive e Sociali Italiane: https://www.asinazionale.it/
UISP – Unione Italiana Sport Per tutti: https://www.uisp.it/
(e altri): La ricerca ha incluso l’analisi dei settori “Arti Marziali” o “Discipline Orientali” di questi enti per verificare come le FMA vengono classificate e gestite a livello burocratico.
Organizzazioni Specifiche di FMA e Doce Pares in Italia La mappatura delle scuole e delle organizzazioni sul territorio italiano è stata una delle parti più complesse della ricerca, data la frammentazione della scena. La ricerca ha incrociato le informazioni provenienti dai siti internazionali, dai siti dei singoli maestri italiani e dalla loro presenza sui social media. Di seguito, un elenco rappresentativo delle tipologie di organizzazioni presenti, con link esemplificativi.
Rappresentanze dei Lignaggi Internazionali:
Doce Pares Eskrima Italia (Multi-Style): Esistono diversi maestri e scuole che rappresentano il sistema di SGM Diony Cañete. Un punto di riferimento storico è stato il lavoro di maestri che hanno introdotto e promosso questo specifico curriculum nel paese. La ricerca di “Doce Pares Multi-Style Italia” porta a diverse realtà locali che fanno capo a questo lignaggio.
Cacoy Doce Pares in Italia: Anche lo stile di GM Cacoy Cañete ha i suoi rappresentanti ufficiali in Italia. Un esempio di sito di riferimento per questo lignaggio è quello legato a uno dei suoi promotori in Italia. La ricerca di “Cacoy Doce Pares Italia” permette di identificare i gruppi attivi.
Grandi Organizzazioni Multi-Stile di FMA:
Molte delle più grandi e strutturate organizzazioni di FMA in Italia seguono l’approccio “multi-stile” o “concept” di Dan Inosanto, e spesso includono il Doce Pares come parte del loro vasto programma. Queste organizzazioni sono tipicamente molto ben strutturate, con scuole in tutta Italia. La ricerca di “Kali Italia” o “Jeet Kune Do Kali Italia” porta a identificare queste importanti realtà.
Associazioni Locali e Scuole Individuali:
La maggior parte della pratica avviene in Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) locali. La ricerca è stata condotta a livello regionale e cittadino (es. “Kali Roma”, “Eskrima Milano”) per identificare le singole scuole che costituiscono il tessuto connettivo della comunità.
Questa mappatura ha confermato l’assenza di un’unica “Federazione Italiana Doce Pares”, ma ha rivelato una rete complessa e interconnessa di scuole e praticanti, uniti dalla passione per l’arte pur appartenendo a diverse famiglie organizzative.
La Ricerca Accademica e Documentaristica
Per garantire la massima profondità e accuratezza, la ricerca si è estesa anche al di fuori delle fonti puramente marziali, attingendo a lavori accademici e documentaristici che hanno analizzato le FMA da una prospettiva esterna e scientifica.
Articoli e Studi Accademici:
Utilizzando database come Google Scholar, JSTOR e Academia.edu, sono stati ricercati articoli con parole chiave come “Filipino Martial Arts”, “Eskrima history”, “Cebuano warrior culture”, “Blade culture Philippines”.
Tipologia di Ricerca: Questa ricerca ha portato a studi di antropologia sulla cultura della violenza e dell’onore nelle Filippine, ricerche storiche sul periodo pre-coloniale e sulla resistenza contro gli spagnoli, e articoli di sociologia dello sport sulla globalizzazione delle arti marziali.
Contributo: Sebbene raramente focalizzati specificamente sul Doce Pares, questi studi hanno fornito un contesto critico e scientificamente fondato, essenziale per inquadrare correttamente la storia e la cultura da cui l’arte è emersa, evitando di cadere in una narrazione puramente mitologica.
Documentari e Materiale Visivo:
Sono stati analizzati diversi documentari sulle arti marziali del mondo, come quelli prodotti da History Channel, National Geographic o Discovery Channel (“Fight Quest”, “Human Weapon”, ecc.), che in diverse puntate hanno dedicato spazio all’Eskrima, spesso visitando proprio i maestri di Cebu.
Contributo: Questi documentari, pur essendo spesso sensazionalistici, offrono un valore inestimabile: mostrano i luoghi, i volti e le voci dei maestri nel loro ambiente naturale. Vedere il mercato di Cebu, la palestra del Doce Pares, e ascoltare un Gran Maestro raccontare una storia, fornisce un livello di comprensione contestuale che nessun libro può replicare.
Conclusione: La Sintesi delle Fonti e l’Onestà Intellettuale
La costruzione di questa monografia è stata un processo simile alla creazione di un grande mosaico. Ogni fonte — un libro, un sito web, un’intervista video, un articolo accademico — ha fornito una tessera, un pezzo di informazione. Il lavoro principale non è stato solo quello di raccogliere le tessere, ma di assemblarle in modo coerente, logico e onesto.
La metodologia fondamentale è stata quella della corroborazione e del confronto critico. Nessuna informazione è stata accettata da una singola fonte senza essere, ove possibile, verificata e confrontata con altre. Le date storiche sono state incrociate tra i libri di Wiley e le cronache di Cañete. Le descrizioni delle tecniche sono state confrontate tra i manuali e i video di seminari. Le storie e le leggende sono state presentate come tali, distinguendo il folklore dal fatto documentato.
Si è cercato di mantenere un’onestà intellettuale, riconoscendo che la storia di una tradizione in gran parte orale presenterà sempre delle aree grigie, delle versioni contrastanti e delle verità multiple. L’obiettivo non è stato quello di presentare una verità dogmatica e definitiva, ma di offrire al lettore il quadro più completo, sfaccettato e accuratamente ricercato possibile, basato sulla consultazione delle fonti più autorevoli e affidabili oggi disponibili. Il risultato è un’opera che spera di onorare la profondità del Doce Pares attraverso la profondità e la serietà della ricerca stessa.
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DICHIARAZIONE DI ESCLUSIONE DI RESPONSABILITÀ, SCOPO E AVVERTENZE PER L’UTENTE
Introduzione e Scopo del Documento
Le informazioni contenute in questa vasta monografia sul Doce Pares Eskrima provengono da un approfondito e meticoloso lavoro di ricerca, come dettagliato nel capitolo “Fonti e Bibliografia”. Il presente documento, nella sua interezza e in ogni sua singola parte, costituisce un’opera a carattere puramente informativo, culturale, storico e teorico. Il suo scopo primario è quello di offrire ai lettori, siano essi artisti marziali, ricercatori, storici o semplici curiosi, una panoramica il più possibile completa e sfaccettata dell’arte marziale filippina conosciuta come Doce Pares. L’intento è quello di promuovere la conoscenza e l’apprezzamento per la ricchezza e la complessità di questa disciplina, la sua storia, la sua filosofia e la sua cultura.
È di fondamentale importanza comprendere ciò che questo documento non è. Questa monografia non è, e non deve in alcun modo essere considerata, un manuale di addestramento, un corso per corrispondenza, una guida pratica all’autodifesa, un sostituto per l’insegnamento diretto da parte di un istruttore qualificato, né tantomeno un incentivo o un’istigazione all’uso della violenza o all’applicazione fisica delle tecniche descritte. Le descrizioni di movimenti, strategie e metodologie di allenamento sono presentate a scopo di analisi accademica e di comprensione contestuale, non come istruzioni da replicare. La lettura e la comprensione di questo testo non conferiscono alcuna abilità pratica né alcuna qualifica nell’insegnamento o nell’applicazione del Doce Pares Eskrima.
Limiti dell’Informazione e Accuratezza dei Contenuti
La compilazione di questa monografia è stata guidata dai principi di massima diligenza, onestà intellettuale e neutralità. Le informazioni presentate sono il risultato di una sintesi e di un’analisi di fonti pubblicamente disponibili, tra cui libri scritti da maestri e storici, siti web di organizzazioni ufficiali, articoli e materiale documentaristico.
Tuttavia, il lettore deve essere consapevole dei limiti intrinseci di una tale ricerca. Nonostante ogni sforzo per garantire l’accuratezza, non può essere fornita alcuna garanzia assoluta sulla completezza, l’esattezza o l’attualità di ogni singolo dato. Il mondo delle arti marziali, e in particolare quello delle discipline con una forte componente di tradizione orale come le FMA, è per sua natura ricco di sfumature, di versioni storiche a volte contrastanti e di dettagli che possono essere oggetto di dibattito.
Inoltre, informazioni pratiche come gli indirizzi web, i contatti delle scuole, le strutture organizzative delle federazioni e i nomi dei rappresentanti sono soggette a cambiamenti nel tempo. I link forniti erano attivi e pertinenti al momento della stesura, ma la loro validità futura non può essere garantita.
Di conseguenza, ricade interamente sulla responsabilità del lettore verificare in modo indipendente qualsiasi informazione contenuta in questo documento qualora intendesse utilizzarla per scopi pratici, come contattare una scuola, acquistare un testo o pianificare un viaggio di studio. Gli autori e gli editori di questo documento non si assumono alcuna responsabilità per eventuali inesattezze, omissioni o informazioni non più attuali.
Avvertenza Fondamentale: La Natura Intrinsecamente Pericolosa delle Arti Marziali
Questo punto richiede la massima attenzione e comprensione da parte del lettore. La pratica del Doce Pares Eskrima, così come quella di qualsiasi altra arte marziale o sport da combattimento, è un’attività che comporta un rischio intrinseco, ineliminabile e significativo di infortunio fisico. La natura stessa dell’allenamento, che include movimenti rapidi, l’uso di strumenti che simulano armi e l’interazione fisica con altri praticanti, espone a possibili incidenti. Tali infortuni possono variare in gravità, da lievi contusioni, abrasioni e distorsioni, fino a conseguenze più serie come fratture, lussazioni, commozioni cerebrali e, in casi estremamente rari e in circostanze di pratica sconsiderata, lesioni gravi o permanenti.
Le descrizioni tecniche, tattiche e metodologiche presenti in questa monografia sono fornite, come già specificato, a solo scopo illustrativo e di analisi teorica. La lettura di come si esegue un disarmo, una leva articolare o una sequenza di sparring non abilita in alcun modo il lettore a tentare di replicare tali azioni. Tentare di praticare le tecniche descritte in questo testo, da soli o con un partner non addestrato, senza la supervisione diretta, costante e competente di un istruttore di Doce Pares qualificato e certificato, è un atto estremamente pericoloso, sconsiderato e fortemente sconsigliato.
In virtù di questa avvertenza, gli autori, gli editori e chiunque sia associato alla creazione e distribuzione di questo documento declinano esplicitamente e completamente ogni e qualsiasi responsabilità, legale o di altra natura, per qualsiasi tipo di danno, lesione o conseguenza negativa, diretta o indiretta, che possa derivare a persone o cose dall’uso improprio, sconsiderato o dall’applicazione pratica delle informazioni qui contenute. La responsabilità per qualsiasi azione fisica intrapresa sulla base della lettura di questo testo ricade esclusivamente e interamente sul lettore stesso.
Avvertenza Medica: La Necessità del Consulto Medico Preventivo
Questo documento non fornisce e non intende in alcun modo fornire consigli o pareri di natura medica. Le informazioni contenute nei capitoli dedicati alle considerazioni per la sicurezza e alle controindicazioni hanno uno scopo puramente informativo e di sensibilizzazione, ma non possono e non devono sostituire una valutazione medica professionale personalizzata.
È responsabilità personale e obbligo morale di chiunque consideri di iniziare la pratica del Doce Pares Eskrima, o di qualsiasi altra attività fisica intensa, di consultare preventivamente il proprio medico di base e, se possibile, un medico specializzato in medicina dello sport. Solo un professionista della salute, attraverso un’anamnesi accurata e una visita completa, può determinare se lo stato di salute generale di un individuo è compatibile con le sollecitazioni fisiche imposte da un’arte marziale.
Individui con patologie preesistenti, siano esse di natura cardiovascolare, muscolo-scheletrica, neurologica o di qualsiasi altro tipo (come quelle esemplificate, ma non limitate a, nel capitolo 17), devono considerare questo consulto medico come un passo non solo consigliato, ma assolutamente obbligatorio. Iniziare un’attività fisica impegnativa ignorando una condizione medica nota o il parere di un medico è un atto che può avere conseguenze gravi per la propria salute. La decisione di intraprendere la pratica, specialmente in presenza di controindicazioni relative, deve sempre essere presa in accordo con il proprio medico curante. Gli autori e gli editori non si assumono alcuna responsabilità per le conseguenze sulla salute derivanti dalla mancata osservanza di questa fondamentale norma di prudenza.
Responsabilità nella Scelta di una Scuola e di un Istruttore
Nei capitoli dedicati alla situazione in Italia, alle fonti e ad altre sezioni, sono stati menzionati nomi di organizzazioni, scuole, associazioni e istruttori, e sono stati forniti link a siti web. È imperativo chiarire che l’inclusione di tali nomi o link in questa monografia ha uno scopo puramente informativo, di mappatura e di contestualizzazione. Essa non costituisce in alcun modo un’approvazione, una sponsorizzazione, una certificazione di qualità o una raccomandazione da parte degli autori o degli editori.
La scelta di una scuola di arti marziali e di un istruttore a cui affidare la propria formazione e la propria sicurezza è una delle decisioni più importanti che un praticante possa prendere. Tale decisione è di esclusiva e totale responsabilità del potenziale allievo. Si raccomanda caldamente di esercitare la massima diligenza (due diligence) in questo processo di selezione. Ciò include, ma non si limita a:
Verificare le credenziali, il lignaggio e le affiliazioni dell’istruttore.
Chiedere informazioni sulla copertura assicurativa della scuola.
Richiedere di assistere a una o più lezioni come spettatore prima di iscriversi.
Valutare personalmente l’atmosfera della scuola, il livello di controllo, il rispetto reciproco tra gli allievi e, soprattutto, l’attenzione maniacale dell’istruttore per la sicurezza.
Gli elenchi forniti sono intesi come un punto di partenza per una ricerca personale, non come una lista di scuole “approvate”.
Proprietà Intellettuale e Uso Consentito dei Contenuti
La presente monografia, in ogni sua parte testuale, è un’opera d’ingegno ed è protetta dalle leggi vigenti sul diritto d’autore. Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, duplicazione, distribuzione, pubblicazione o utilizzo commerciale, totale o parziale, del contenuto di questo documento senza la preventiva autorizzazione scritta da parte dei detentori dei diritti.
La consultazione di questo testo è consentita per scopi esclusivamente personali, educativi e di ricerca. Qualsiasi altro uso è da considerarsi una violazione dei diritti di proprietà intellettuale.
Conclusione della Dichiarazione
La consultazione e l’utilizzo di questa monografia implicano la piena accettazione e comprensione da parte del lettore di tutti i termini, le avvertenze, i limiti e le esclusioni di responsabilità sopra esposti. Il lettore riconosce di essere stato ampiamente informato sulla natura puramente teorica del documento, sui rischi intrinseci della pratica marziale e sulla propria responsabilità personale riguardo a qualsiasi decisione o azione che possa intraprendere in relazione agli argomenti trattati.
La conoscenza è uno strumento potente, ma il suo uso saggio richiede responsabilità. La responsabilità ultima per la propria salute, la propria sicurezza e le proprie azioni risiede, e risiederà sempre, unicamente nell’individuo.
a cura di F. Dore – 2025