JUDO (pt. 2)

Classificazione delle tecniche 

Nel judo troviamo tre distanze di combattimento…
lunga (colpi, Atemi-waza)
media (proiezioni, lanci Nage-waza)
a contatto (tecniche di controllo, Kateme-waza)

ognuna a sua volta suddivisa in sotto-categorie:

ATEMI-WAZA Tecniche di colpi inferti con gli arti superiori e inferiori
Tsuki-ate: colpi di braccio inferti in linea retta
Uchi-ate: colpi di braccio inferti con movimento circolare
Keri-ate: colpi dell’arto inferiore

NAGE-WAZA Tecniche di proiezione
Tachi-waza: lanci eseguiti dalla posizione eretta, divisi in Koshi-waza, Te-waza, Ashi-waza
Sutemi-waza: lanci eseguiti specificando la posizione, divisi in Ma-sutemi e Yoko-sutemi
Makikomi-waza: lanci eseguiti in arrotolamento

KATAME-WAZA Tecniche di controllo e lotta a terra
Osae-komi-waza: tecnica delle immobilizzazioni
Shime-waza: tecniche di strangolamento
Kwansetsu-waza: tecniche di leva

Si deve dire che il judo è un’attività dura fin dall’inizio. È necessario un serio e lungo allenamento per abituare l’allievo alle asprezze di un’arte marziale. Oggi esistono moltissimi sport e attività per il tempo libero, i mezzi di comunicazione ci bombardano continuamente con proposte sicuramente più allettanti e facili del judo. Eppure sono molti, soprattutto i giovani, che si avvicinano a un pesante addestramento per acquisirne la totale padronanza. Questa disciplina oggi vanta milioni di praticanti tra cui i bambini che rappresentano una fetta consistente (circa il 40%), significativo è il movimento femminile che conta circa il 25% dei praticanti. Attualmente vengono organizzati tornei e campionati secondo il sesso fasce di età e peso. 
Il segreto di tanto successo è una miscela di sensazioni fisiche, ricerca del gesto atletico, affinamento del tecnicismo e piacere per una lotta non violenta finalizzata al raggiungimento del controllo sull’avversario. Negli ultimi anni questa arte marziale ha mutato la sua pratica verso un modello che non impone più l’insegnante verso l’allievo ma verso una continua ricerca di stimoli e metodiche per coinvolgere sempre più gli atleti. In modo particolare questa evoluzione si evidenzia nell’aspetto didattico con i bambini, dove il Maestro inflessibile assume sempre più il ruolo di educatore.

A cura di Carlo Giordano

fonte: www.benessere.it

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